Anche a Taranto raccolte le firme dai Radicali per la separazione delle carriere dei magistrati

ROMA – “C’è un giudice a Berlino. No, c’è un giudice di sorveglianza a Taranto”. Il giudice era Massimo Brandimarte e veniva  così descritto da Marco Pannella e dall’onorevole Rita Bernardini a testimonianza della stima dei vertici Radicali per la sua attenzione alle problematiche dei detenuti. Quella stima immutata ha portato  ieri  a Taranto l’onorevole Bernardini e un altro esponente della presidenza del Partito Radicale, l’onorevole Sergio D’Elia, per sostenere la candidatura a sindaco di Brandimarte.

Un sostegno reciproco, infatti il gazebo di Brandimarte e della sua coalizione,  è stato il punto di riferimento della raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare per la separazione delle carriere nella magistratura ai tavoli di raccolta delle firme allestito in Piazza Della Vittoria. La presenza dello stesso Brandimarte  e dell’onorevole Bernardini, al suo 13° giorno di sciopero della fame per sollecitare l’approvazione del nuovo ordinamento penitenziario, ha richiamato molti cittadini che hanno sottoscritto la petizione. Petizione che va segnalato, non ha visto alcuna iniziativa da parte della Camera Penale di Taranto. Paura forse di inimicarsi qualche giudice o magistrato ? A Taranto può succedere anche di questo.

Brandimarte, che è stato uno dei primi firmatari a Taranto, ha sottolineato il valore dell’iniziativa: “Altamente democratica e benefica per lo stato di diritto è la raccolta delle firme per la separazione delle carriere nella magistratura. Una operazione giuridica e costituzionale di altissimo rilievo quanto mai necessaria per il Paese al fine di apportare un aggiustamento al nostro ordinamento costituzionale. Nel carcere di Taranto, nella cella di sicurezza dell’ospedale, un detenuto ha tentato il suicidio per la quarta volta. I magistrati dell’ufficio del pm avevano sempre espresso parere contrario alla scarcerazione perché ritenevano che fingesse. Adesso è in coma profondo”

“A Lecce, un altro episodio analogo, sabato scorso, ha avuto un epilogo tragico – aggiunge Brandimarte –  Preoccupiamoci, dunque, dei soggetti più deboli, tuteliamo i diritti civili. Questi episodi non devono più accadere. Tutti i magistrati, in particolare dell’ufficio del pubblico ministero, devono assumersi la responsabilità morale del lavoro che fanno. Lo fanno con altissima preparazione e competenza e altissima moralità ma occorre qualcosa in più. La separazione delle carriere servirà a migliorare il sistema, a responsabilizzare maggiormente chi deve giudicare sulla pelle delle persone. Il Partito Radicale è stato sempre in prima linea su questo fronte e noi dobbiamo ringraziarlo”.

L’onorevole Bernardini ha ricordato come l’impegno di Brandimarte verso le problematiche del sistema penitenziario sia stato riconosciuto dagli stessi carcerati: “Massimo si occupava dei detenuti con rispetto, senso di responsabilità e di giustizia. E’ stato un Presidente del Tribunale di Sorveglianza che i detenuti hanno stimato e amato. Erano loro a parlarmi di lui come di una persona giusta, non di una persona che li aiutava ma che prendeva delle decisioni giuste. Il nostro sostegno alla sua candidatura è dovuto al suo impegno prima che alla sua iscrizione al Partito Radicale. Mi auguro – ha dichiarato l’onorevole Bernardini – che i tarantini scelgano la persona e il suo vissuto. Merita fiducia per il suo impegno per i più deboli. Se farà il sindaco di Taranto lo farà da servitore dei cittadini come in passato dello Stato”.

Iscritto al Partito Radicale da quando ha lasciato la toga nel giugno 2015, Brandimarte ha spiegato di esserlo sempre stato idealmente: “Lo sono sempre stato nell’animo perché ho avuto costantemente come obiettivo la tutela dei diritti civili e dei più deboli, in modo particolare dei detenuti. Mi sono occupato della giustizia civile, del lavoro, alla fine della giustizia penale e della giustizia riparativa. Ho avuto l’onore di essere amico personale di Pannella una delle persone più religiose che ho conosciuto e da lui ho imparato una lezione nel tempo. Lui ripeteva una frase di San Paolo: “dobbiamo essere spes e non spem“. Dobbiamo essere speranza noi stessi e non guardare all’orizzonte una speranza che chissà se verrà”.




Paradosso Taranto: tra gli aspiranti sindaco l’Ilva rimane un tabù

di Paolo Baroni*

L’Ilva è grande una volta e mezzo la città di Taranto. È naturale che la sovrasti in tutto, che la fagociti. Il paradosso è che mentre la città rischia di affondare trascinata dalla crisi del suo siderurgico il tema in città è quasi tabù. Solo l’annuncio di una nuova ondata di esuberi fuori misura legati all’imminente passaggio di proprietà, 5-6 mila licenziati di qui al prossimo anno, ha smosso le acque. Si è fatto sentire il sindaco uscente, Ippazio “Ezio” Stéfano, che ha rivendicato il coinvolgimento della città nella trattativa per la cessione – un vero paradosso se si considera che tutti lo indicano come il campione dell’immobilità – e ha preso posizione qualcuno dei candidati che puntano a subentrargli alla guida di Palazzo di Città.

 Da anni e oggi ancora di più, con l’economia in caduta libera, centinaia di negozi e case sfitte o in vendita a prezzi da saldo e appena 3 persone su 10 che lavorano (mentre le altre vivono di sussidi pubblici ed espedienti), l’Ilva a Taranto è «La Questione». Eppure sino a ieri nei comizi elettorali come nelle interviste tv, pochi ne parlavano esplicitamente. «Molti si nascondono», spiega il candidato del centrosinistra Rinaldo Melucci. Troppo facile cavalcare una questione ambientale ma anche troppo rischioso immaginare di attaccare in qualche modo gli operai che comunque rappresentano pur sempre un bel pacchetto di voti. Anche il M5S un poco svicola. Il problema ambientale, complice l’alleanza col movimento “Liberi e pensanti” di derivazione Fiom, è solo il decimo punto del programma del loro candidato, Francesco Nevoli, avvocato di professione e figlio dell’assessore al Bilancio che nel 2006 portò il Comune al dissesto. Che oltre ad evocare l’esigenza di un accordo di programma per far pesare la città nelle scelte future, e a proporre un irrealizzabile grande piano di «riconversione economica» del territorio, non va.

Il Pd? Ha sposato la linea Emiliano della de-carbonizzazione, altro progetto lunare stante l’attuale indisponibilità di gas, ma lo affiancano a proposte più concrete nel campo del turismo e dell’agroindustria. Il centrodestra? Non pervenuto. La sua candidata Stefania Baldassari, direttrice in aspettativa del carcere cittadino, il più delle volte si sottrae al confronto come è capitato l’altro giorno con Confindustria. Spiega il presidente degli imprenditori tarantini Vincenzo Cesareo: «Purtroppo c’è molto pressappochismo: c’è tanta gente che parla per sentito dire e c’è poca conoscenza dei problemi. Anche se siamo in campagna elettorale questa vicenda non si può liquidare con una battuta dicendo solo “chiudiamo le fonti inquinanti”, oppure “mettiamo gli operai a fare le bonifiche”». «Se siamo arrivati a questo punto – denuncia a sua volta il segretario della Fim Cisl Valerio D’Alòè soprattutto a causa dell’assenza della politica locale».

A pochi giorni dal voto il quadro politico (e sociale) di Taranto si presenta frantumato come non mai: 10 aspiranti sindaci, 37 liste, oltre 1400 candidati. A contendersi il voto di protesta saranno i 5 Stelle e la Lega d’azione dell’ex sindaco Cito, che da pluri-condannato ricandida il figlio Mario. Il centrosinistra sulla carta potrebbe contare un ampio consenso ma si presenta diviso in ben quattro schieramenti. Il candidato di Pd, Psi e Alternativa popolare è Rinaldo Melucci, giovane presidente di un consorzio portuale.

Emiliano, suo grande sponsor lo ha indicato come futuro «sindaco sarto», chiamato insomma a «unire e a invertire il processo di confusione e di scomposizione che si è sviluppato in questi anni». Di certo Melucci non avrà vita facile perché se la dovrà vedere innanzitutto col presidente uscente del consiglio comunale, Pietro Bitetti (ex Pd ora Progetto Taranto), appoggiato dietro le quinte dal vecchio dominus cittadino Claudio Signorile e dal suo quotidiano Taranto BuonaSera. Quindi col prediletto del sindaco uscente, il giudice di sorveglianza Massimo Brandimarte (Sviluppo Democrazia Solidarietà), volto noto di “Forum“, con l’ex procuratore Franco Sebastio (lista civica MutaVento) e con l’allevatore Vincenzo Fornaro candidato di Verdi, Civati e De Magistris.

Possibile esito del voto dell’11 giugno? I sondaggi disegnano una gara a quattro, con Nevoli e Cito destinati a rubarsi i voti a vicenda, ma col candidato del M5S accreditato di un 18-20% davanti a Baldassari, e a Melucci e Bitetti. Quest’ultima competizione rischia di favorire per il ballottaggio la candidata del centro-destra che, assieme a Sebastio e Brandimarte, compone una singolare «filiera della giustizia». Melucci è convinto che i 5stelle siano sopravvalutati e che alla fine la partita tra centrosinistra e centrodestra.

In realtà tutti dovranno fare i conti con un terzo incomodo, l’astensionismo, che a Taranto viaggia ben oltre il 40 per cento.

*giornalista ed inviato del quotidiano LA STAMPA

 




A proposito dei sondaggi elettorali fuorilegge “alla tarantina”….

ROMA – Sulla stampa locale tarantina, compaiono nelle ultime ore dei sondaggi “fuori legge” commissionati dall’associazione culturale “Orizzonti” affiliata a Federmanager, che non possono essere ritenuti attendibili e peraltro violano la Legge. A realizzarlo un presunto esperto di sondaggi (che non citiamo solo per non fare immeritata pubblicità gratuita), che abbiamo verificato nel settore essere un perfetto “sconosciuto”, uno dei tanti che vivono di autoreferenzialità. Basta infatti visitare il sito dell’ associazione nazionale che riunisce i sondaggisti ( vedi QUI) per verificare che non è presente.

Infatti secondo le normativa emanata dall’ AGCOM l’ Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. L’articolo 1, comma 6, lett. b), n. 12, della legge n. 249/97 attribuisce all’Autorità competenze in materia di pubblicazione e diffusione dei sondaggi sui mezzi di comunicazione di massa. Infatti,  fronte del crescente impiego dei sondaggi d’opinione come strumento di conoscenza e di informazione nella vita politica, sociale ed economica del Paese, nonché delle variazioni delle metodologie utilizzate nel corso degli anni, nel 2010 l’Autorità ha ritenuto opportuna una revisione della disciplina regolamentare adottata nel 2002.

Ma chiaramente tutto questo a Taranto i soliti pennivendoli lo ignorano o fanno finta di non saperlo e sono tutti più o meno coinvolti dietro le quinte a fare da addetti stampa per qualche centinaia di euro ai vari candidati alle elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale che si terranno il prossimo 11 giugno, e quindi pubblicano questi presunti sondaggi, che tali non sono, e non devono essere ritenuti, al fine di non confondere le idee nei cittadini.

Il nuovo Regolamento, approvato con delibera n. 256/10/CSP, a seguito di una consultazione pubblica con gli operatori del settore, è finalizzato a garantire all’utente/cittadino la correttezza dell’informazione. I soggetti realizzatori dei sondaggi ed i titolari dei mezzi di comunicazione di massa sono tenuti, pertanto, a conformare la loro attività a requisiti di rigore metodologico, correttezza professionale e trasparenza.

Aspetti salienti della regolamentazione sono:

  • Una disciplina univoca della diffusione dei sondaggi d’opinione e di quelli politici ed elettorali, sia in periodi elettorali che non elettorali; 
  • una chiara distinzione tra sondaggi (basati su metodi di rilevazione scientifica applicati ad un  campione) ed altre indagini prive di valore scientifico quali le manifestazioni di opinione (fondate sulla partecipazione spontanea degli utenti) e che pertanto non potranno essere pubblicate o diffuse con la denominazione di “sondaggio”;
  • l’obbligo per il mezzo di comunicazione di massa di accompagnare la pubblicazione o diffusione di un sondaggio con la nota informativa indicante alcune informazioni essenziali, quali il soggetto realizzatore e quello committente, la consistenza numerica e l’estensione territoriale del campione utilizzato, il numero di coloro che non hanno risposto. Dall’ambito di applicazione di quest’obbligo sono esclusi i sondaggi pubblicati esclusivamente sui siti internet dei soggetti realizzatori, e quelli diffusi in occasione di convegni o conferenze stampa. Poiché tali modalità non costituiscono “prima pubblicazione“, i mezzi di comunicazione, che eventualmente pubblicassero o diffondessero i risultati di tali sondaggi, sono tenuti alla pubblicazione della nota informativa. I mezzi che, invece, riportano la mera notizia di un sondaggio già diffuso devono fornire solo gli elementi essenziali idonei a consentire l’individuazione del sondaggio medesimo, quali l’indicazione del soggetto realizzatore, l’oggetto del sondaggio e il sito internet dove è possibile consultarlo.
  • Per quanto riguarda i sondaggi politici ed elettorali, è vietata la pubblicazione o diffusione dei risultati degli stessi nei quindici giorni precedenti le consultazioni e fino alla chiusura delle operazioni di voto. E’ fatto salvo il caso in cui un esponente politico riporti dichiarazioni concernenti i risultati di un sondaggio, purché questi ultimi siano stati già resi noti nel periodo antecedente a quello del divieto;
  • l’obbligo, per il soggetto realizzatore, di rendere disponibile sul sito internet dell’Autorità (per i sondaggi di opinione) e sul sito internet della Presidenza del Consiglio del Ministri – Dipartimento per l’editoria e l’informazione (per i sondaggi politici ed elettorali), il “documento” completo relativo ai sondaggi pubblicati o diffusi al pubblico. Esso deve recare informazioni fondamentali sulla metodologia di realizzazione del sondaggio, quali il metodo di campionamento, la rappresentatività del campione ed il margine di errore, il metodo di raccolta delle risposte, il testo integrale delle domande e delle risposte. Al fine di semplificare e chiarire il processo di pubblicazione o diffusione, totale o parziale, dei risultati del sondaggio, è stato posto in capo al mezzo di comunicazione di massa che lo diffonde, l’obbligo di comunicarne la pubblicazione al soggetto realizzatore.

Ebbene tutto questo a Taranto non avviene, nell’indifferenza di un ex procuratore della repubblica, e di un direttore del carcere quindi di un dirigente del Ministero di Giustizia, e sopratutto dell’ Autorità Giudiziaria. Ma a Taranto qualcuno in Prefettura e Procura, si ricorda che il loro dovere per cui vengono pagati dallo Stato è quello di far applicare e rispettare le norme di Legge ?

Non a caso infatti, il candidato sindaco Massimo Brandimarte, magistrato ed ex presidente del Tribunale di Sorveglianza di Taranto,  ha segnalato con un comunicato stampa che “la pubblicazione è avvenuta a ridosso del termine, entro il quale scattava il divieto di effettuarla, previsto dall’art. 8 della legge n. 28/2000, e che ciò rende praticamente impossibile a chiunque di svolgere e pubblicare sondaggi alternativi.  Quanto al grado di attendibilità del sondaggio, si osserva che esso è proporzionale alla consistenza della sua campionatura, costituita da appena  655 intervistanti rispondenti, su una popolazione avente diritto al voto di oltre 170.000 unità

“Si prende atto, ancora” – aggiunge Brandimarteche il realizzatore del sondaggio non è un istituto demoscopico, ma una persona fisica, che non è dato sapere se per lo svolgimento di siffatti  sondaggi sia richiesta oppure no una specifica abilitazione e, in caso affermativo, quali sia quella in possesso del realizzatore. Per l’inosservanza della diffusione del sondaggio non corredato dalla nota informativa, completa di tutte le indicazioni previste, o non accompagnato dal documento di cui al citato art. 5,  è prevista dall’art. 12 del regolamento una sanzione – conclude Brandimarte –   francamente, il sondaggio pubblicato non sembra contenere tutti i dati elencati”. Quindi è inattendibile e fuori legge.




Elezioni Taranto 2017: depositate le liste.

ROMA – È scaduto questa mattina a mezzogiorno il termine ultimo previsto dalla Legge per il deposito delle liste elettorali, per le prossime elezioni amministrative dell’ 11 giugno per il rinnovo del consiglio comunale. Sono scesi a 10 i “candidati” alla poltrona di sindaco : Stefania Baldassari, Piero Bitetti, Massimo Brandimarte, Mario Cito, Vincenzo Fornaro, Pino Lessa, Rinaldo Melucci, Francesco Nevoli, Luigi Romandini, Franco Sebastio.

Migliaia i candidati che concorrono come consigliere comunale, fra i quali numerosi quelli che in realtà cercano solo uno stipendio “sicuro” da consigliere comunale per prossimi 5 anni.

Stefania Baldassari,  8 liste a sostegno: “Lista Baldassari”, Taranto nel cuore”, “Forza Taranto”, “Ambiente e lavoro”, “Progetto in Comune”, “Direzione Taranto”, “Taranto Rinasce”, “Iniziativa Democratica”.
Piero Bitetti 7 liste a sostegno: “Taranto futuro prossimo”, “Taranto Bene Comune”, “Io sto con Taranto”, “Movimento civile Cultura e Università”, “Partito dei Pensionati”, “Laboratorio democratico” e “Rivoluzione cristiana”.
Massimo Brandimarte:  2  liste a sostegno: “Sds” (la stessa lista che faceva capo al Sindaco uscente Ippazio Stefàno in occasione delle precedenti elezioni amministrative e “Lista Brandimarte”.
Mario Cito 1  lista a sostegno: “AT6”.
Vincenzo Fornaro 3  lista a sostegno: “Partecipazione è cambiamento”, “Taranto Respira” e “DemA”.
Pino Lessa 1  lista a sostegno: “Lessa sindaco”

Rinaldo Melucci 7 liste a sostegno: “Pd”, “PSI”, “Che sia primavera”, “Insieme per cambiare”, “Centristi area popolare”, “PER”, “La Scelta”.
Francesco Nevoli, 1  lista a sostegno: “Movimento 5 Stelle”.
Luigi Romandini 3  liste a sostegno: “Lista Romandini”, “Taranto d’Amare” e “Taranto sorridi”.
Franco Sebastio 5  liste a sostegno: “Mutavento”, “Movimento Territorio è Vita”, “Riprendiamoci il futuro”, “Taranto in Comune” e “SiAmo Taranto”.
Potrebbero essere esclusi,

Si attende l’ufficialità dell’esclusione delle liste dei 2 candidati sindaco, Alfano Alfonso e Giuseppe Quaranta.

Aspiranti sindaco a parte, nelle 40 le liste presentate sono 1300 i candidati per i 32 posti di consigliere comunale, sembra un concorso pubblico : la caccia allo stipendio “sicuro” per i prossimi 5 anni a Taranto è aperta.




Ecco come la Gazzetta del Mezzogiorno copia e “tarocca” il giorno dopo i nostri articoli

schermata-2016-12-03-alle-14-15-45Lo scorso 1 dicembre il nostro quotidiano ha pubblicato in anteprima la notizia della nuova carriera del giudice Massimo Brandimarte  per un ventennio magistrato di sorveglianza e Presidente del Tribunale di sorveglianza di Taranto, e di cui si era vociferato negli ambienti del centrodestra tarantino di una sua possibile candidatura a Sindaco,  il quale ha  preferito entrare a Forum  alla squadra di Barbara Palombelli.

Ebbene esattamente 24 ore dopo la redazione tarantina del quotidiano barese, ha letteralmente “copiato” il nostro articolo utilizzando persino la nostra fotografia fornitaci dall’ufficio stampa Mediaset. Chiaramente per il direttore Giuseppe De Tomaso tutto ciò deve essere normale….. così come è tutto “normale”….  per il capo della redazione tarantina Domenico Palmiotti, e per il giornalista (???) Giacomo Rizzo estensore-copiatore della notizia. Nel silenzio dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia (ma serve a qualcosa ?) e dei sindacalisti (ma servono a qualcosa ?) dell’ Assostampa  di Puglia che abbondano nella redazione tarantina. Alla Gazzetta per evitare di dover ammettere di essere dei buoni “fotocopiatori” dei nostri articoli , dicono di averlo letto sul sito Sorrisi.com (Mondadori) . Dimenticando che Sorrisi.com non parla minimamente della candidatura a sindaco di Brandimarte,  e comunque come sempre arrivano in ritardo….

Leggete cosa scriveva Giacomo Rizzo, 24 ore dopo il nostro articolo: “C’è chi lo vorrebbe candidato sindaco (tra questi, l’attuale primo cittadino Stefàno) e l’ipotesi resta ancora in piedi. Massimo Brandimarte, che è stato per un ventennio magistrato di sorveglianza e presidente del Tribunale di sorveglianza di Taranto, da ieri è uno dei giudici di Forum, la trasmissione Mediaset condotta da Barbara Palombelli. La notizia, apparsa per prima sul sito di Tv sorrisi e canzoni, ha subito ottenuto decine di condivisioni sul web. Brandimarte ha 63 anni e l’anno scorso è andato in pensione. In un’intervista rilasciata nei giorni scorsi alla «Gazzetta», ha detto: «Occorre scendere tra i bisogni della gente, senza rinchiudersi nei luoghi del privilegio. Capire le loro ansie, intuire le loro necessità. Non so se, alla fine, sarò tra i candidati alla carica di sindaco alle prossime elezioni amministrative 2017 ma, di certo, questo è il mio modo d’essere». [giacomo rizzo]

 

Oggi ci travestiamo da “Settimana Enigmistica”e vi proponiamo il gioco: trova la differenza…???!!!

 

 

Abbiamo verificato e non abbiamo trovato alcuna notizia ANSA o di altra agenzia che giustificasse la vergognosa “foto-copiatura-taroccata”  del nostro articolo. Guardate bene le date, gli orari e giudicate voi. Ecco spiegato quindi come mai la Gazzetta del Mezzogiorno da anni vende sempre di meno copie a Taranto  (circa 1.200 al giorno fra città e provincia) e come mai i giornalisti da oltre un anno lavorano grazie agli ammortizzatori sociali (leggasi aiuto di Stato) dei contratti di solidarietà.

E poi questi signori si permettono di venire a “sindacare” il nostro giornalismo che evidentemente deve dare molto “fastidio” alla Gazzetta del Mezzogiorno di Taranto  dove vivono di fotocopie, di comunicati stampa e di collaboratori retribuiti a circa 5 euro netti ad articolo ! Ma un pizzico di vergogna, no ? Ha ragione chi a Taranto dice: “E’ la stampa…monnezza

 




L’ex Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Taranto preferisce “Forum” alla magistratura

CdG comune di tarantoMassimo Brandimarte  per un ventennio magistrato di sorveglianza e Presidente del Tribunale di sorveglianza di Taranto, e di cui si era vociferato negli ambienti del centrodestra tarantino di una sua possibile candidatura a Sindaco,  ha preferito entrare a Forum  alla squadra di Barbara Palombelli insieme all’ex tronista Francesco Monte, costui noto esclusivamente per essere il fidanzato dell’argentina Cecilia Rodriguez (a sua volta nota esclusivamente per essere la sorella di Belen), ha debuttato nella puntata di oggi giovedì 1° dicembre,come nuovo giudice del noto programma televisivo.

Il nuovo componente della squadra della trasmissione condotta da Barbara Palombelli, ha 63 anni e l’anno scorso, anche se con qualche anno di anticipo, ha deciso di andare in pensione, sorprendendo l’ambiente giudiziario tarantino. Brandimarte si aggiungerà alla “pattuglia” di giudici di Forum che comprende anche Maretta Scocca, Francesco Foti, Nino Mazzarita, Maria Giovanna Ruo e Giovanna Carla de Virgiliis. Un nuovo lavoro, o la ricerca di notorietà televisiva da utilizzare in campagna elettorale. I tarantini  lo scopriranno fra  6 mesi




Taranto: si congeda Brandimarte, il magistrato di sorveglianza più amato dai detenuti

Va in pensione il presidente del Tribunale di Sorveglianza di Taranto che  per 20 anni è stato il presidente del Tribunale di Sorveglianza di Taranto. Massimo Brandimarte, 62 anni, ha lasciato  dopo vent’anni, prima del tempo,  il carcere di Taranto. La notizia è arrivata come un lampo al Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, segnando sul suo viso la smorfia, inconfondibile, di dispiacere; mentre i detenuti di tutta Italia si saranno, mestamente, scambiati la rassegnazione, di cella in cella.

CdG carcere BNBrandimarte è stato uno di quei magistrati che devono garantire i diritti riconosciuti ai detenuti. Sorvegliare, insomma, che le condizioni in carcere non siano degradate al punto di diventare un pena nella pena, se non addirittura peggio di una pena capitale. Visitare le strutture carcerarie, raccogliere testimonianze, verificare il livello del degrado e la salute dei cittadini all’interno delle patrie galere.

Un ruolo importante, sociale, delicatissimo, che vale la vita di migliaia di persone attualmente in carcere, che spesso sono le più deboli della società. Ed è proprio per la passione e la combattività di Brandimarte che, nel corso degli anni, intorno alla figura del magistrato si è creata un’aura quasi “mitica”. Il giudice, si dice, che spingeva detenuti non solo pugliesi a cercare di farsi assegnare o trasferire al distretto di Taranto. Di lui si racconta che abbia sempre preferito portarsi i fascicoli a casa, invece di lasciarsi le pratiche alle spalle. Uno che, nei limiti del possibile, i problemi amministrativi li risolveva piuttosto che delegarli ai farraginosi meccanismi del Dap.

Schermata 2015-07-01 alle 15.13.37Ebbene, Massimo Brandimarte, qualche giorno fa ha annunciato la volontà di andare in pensione, con qualche anno di anticipo e ieri 30 giugno è stato il suo ultimo giorno di servizio. Per l’occasione è stato organizzato un evento ufficiale. A presenziare alla cerimonia di saluto vi  saranno solo istituzioni locali e colleghi della magistratura. Previsti  due soli altri invitati: Rita Bernardini e Marco Pannella.

Brandimarte, già negli ultimi suoi giorni di servizio, si è levato qualche sassolino dalle scarpe. Più che sassolino, forse, è il caso di dire che il magistrato ha tirato delle vere e proprie sassate in piccionaia, verso il ministero di Giustizia. Intervistato dalla trasmissione “Radio Carcere“, curata da Riccardo Arena su Radio Radicale, il giudice ha fatto una diagnosi sullo stato di salute delle carceri. Un tema del quale la magistratura parla poco. Così, per avere un’idea, senza voler fare di tutta l’erba un fascio, lasciamo che siano i dati a parlare: 30 morti dietro le sbarre solo dall’inizio del 2015. L’ultimo dei quali si chiama Giacomo Mazza.

Detenuto nel carcere di Bergamo, Giacomo ha lamentato per settimane dolori lancinanti allo stomaco. Fino al giorno in cui dal letto della sua cella non ce la faceva proprio a muoversi. Solo a quel punto è stato portato in ospedale. Ma ormai per lui era tutto inutile. Il referto è spietato: tumore al pancreas in stato avanzato, metastasi diffuse ovunque che divorano già la sua vita. “Spero che a nessun altro debba toccare la stessa fine. Qualsiasi cosa uno abbia fatto in vita, non è giusto che muoia per la pena“. Questa sono le parole di Mazza, pronunciate poco prima di morire.

La testimonianza riproposta dalla trasmissione radiofonica, è lo spunto dal quale è partita la testimonianza di Brandimarte. “Un caso esemplare“, ha dichiarato il magistrato senza mezzi termini, “il diritto alla salute dei carcerati in Italia è negletto“. Considerando che i detenuti non possono prendere i medicinali altrove.

Ad esempio è scandaloso che in Puglia i detenuti malati non godano di alcuna corsia preferenziale per ottenere i medicinali dalle Asl“. Un aspetto tra i molti, di una problematica complessa e diffusa in tutta Italia. Una situazione non più a macchia di leopardo, bensì a “cielo stellato”, come dice Arena, storico conduttore di Radio Carcere.

Secondo i dati della Società italiana di medicina e sanità penitenziaria la situazione è allarmante: su oltre 53mila detenuti, 2 terzi sono malati. Dati confermati da alcuni recenti studi della Regione Toscana che, esaminando la situazione della carceri in altre 6 regioni, ha confermato come i malati nelle carceri rappresentino tra il 60 e il 78% della popolazione totale. Il problema principale individuato dagli studi sarebbe la mancanza di un unicum organizzativo.

Non a caso proprio i radicali, in più di un’occasione, avevano detto a Brandimarte che il suo sarebbe stato il profilo ideale per il ruolo di Garante nazionale dei detenuti. Brandimarte ha idealmente condiviso molte delle battaglie condotte dai Radicali per la dignità delle carceri.

Un magistrato e ingranaggio della macchina, ha sempre cercato di guardare al sistema penitenziario dal punto di vista di chi vi è costretto. Non è un caso se nell’ultimo suo giorno di servizio, alla cerimonia di congedo, Pannella e Bernardini saranno gli unici testimoni dì una vicinanza e di una notorietà che hanno di molto oltrepassato i confini della Puglia. Di certo, i radicali sono tra coloro che ben comprendono meglio quale perdita costituisca per il nostro sistema penitenziario l’uscita dal servizio di Massimo Brandimarte. 

L’opera di Massimo Brandimarte ha consentito alla Magistratura di Sorveglianza nel carcere di Taranto di godere della sua autorevolezza tra i detenuti, a differenza di moltri altre case circondariali italiane. – ha dichiarato l’onorevole Bernardini Ora che il Presidente ha deciso di iscriversi nel nostro partito, lavoreremo affinchè questo carcere risolva il problema del sovraffollamento e della manutenzione della struttura”.