Noi (riclicati) con Salvini

di Alessandro De Angelis*

Menia, Alemanno e Salvini

L’ultimo arrivato è Roberto Menia, finiano non pentito, piazzato dall’ex presidente della Camera nel cda della Fondazione An, terreno delle infinite faide nella galassia post missina. Ha aderito al fantastico mondo di Matteo Salvini, nell’ambito dell’accordo con il movimento nazionale per la sovranità di Francesco Storace e Gianni Alemanno. Movimento di cui Menia è il vicepresidente. E che aprirà, in tutta Italia, i comitati per “Salvini premier“.

 È il progetto, a volerla vedere da un punto di vista “alto”, di una “cosa nero-verde”, che nasce dal circolo culturale “il talebano” di Vincenzo Sofo, da tempo teorico di un fronte identitario lepenista in Italia: leghisti, missini, “sovranisti”, vecchie glorie che cercano un posto al sole, col chiaro obiettivo di togliere voti a Giorgia Meloni, imbarcando pezzi di destra-destra, senza andare tanto per il sottile. In realtà c’è molto pragmatismo e poca teoria, in quest’accordo che prevede un paio di parlamentari in quota post missina, anche se – così pare – i posti non spetteranno all’ex governatore del Lazio e all’ex sindaco di Roma, ancora sotto inchiesta per l’accusa di corruzione e finanziamento illecito.

Giuseppe Scopelliti,

Il movimento di Alemanno, per “Salvini premier” è radicato in tutta Italia. In Calabria c’è Giuseppe Scopelliti, ex sindaco di Reggio Calabria, ex governatore del Pdl poi approdato nel partito di Alfano. Nel suo curriculum una serie di processi penali e una condanna a 6 anni di reclusione per abuso e falso e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per presunte irregolarità nei bilanci del Comune tra il 2008 e il 2010. Presenze che imbarazzano parecchi leghisti, cresciuti a pane e “Roma ladrona“. Non è un caso che alla manifestazione di giovedì a Napoli ha evitato di metterci la faccia Giancarlo Giorgetti, il più alto in grado dopo Salvini, e sia andato Raffaele Volpi. Volpi è un moderato di Brescia che ha girato il Sud, palmo a palmo, in queste settimane con l’incarico di costruire la rete di Noi con Salvini, aprendo circoli ovunque e senza mettere troppi filtri al personale politico in arrivo. Risultato ottenuto, a vedere la mappa sul territorio.

Sbarco al Sud, Lega nazionale, nuova e rinnovata. Sotto l’orgia di retorica, si nasconde una carica di riciclati, trasformisti, “inciucisti”, come si suol dire buoni per tutte le stagioni. In Sicilia il primo ad aderire a “Noi con Salvini” è stato il parlamentare Angelo Attaguile. Figlio dello storico senatore democristiano Gioacchino Attaguile, andreottiano di lunga data e due volte sottosegretario alle Finanze nei governi Rumor e Colombo, è entrato alla Camera in “quota” Raffale Lombardo. L’altro parlamentare è Carmelo Lo Monte, altro democristiano passato in Mpa, che vanta nel suo curriculum l’assessorato alla Cooperazione, Commercio, Artigianato e Pesca col primo governo di Totò Cuffaro.

Con loro Salvini ha iniziato la sua campagna elettorale in Sicilia, che ha portato all’elezione di un solo parlamentare regionale, Toni Rizzotto, uscito dalla maggioranza una volta eletto perché non è arrivato un posto in giunta. Toni Rizzotto, bandiera della purezza sicula salviniana, è il classico riciclato. Dipendente del Comune di Palermo, dopo una lunga gavetta nella Dc, transita nell’ Udc di Totò Cuffaro, che poi molla quando il governatore viene travolto dalle inchieste. Il nuovo “taxi” è l’Mpa di Raffaele Lombardo, con cui approda all’Ars come deputato regionale. Nel 2012 finisce anche in una polemica: Lombardo lo piazza alla presidenza di “Lavoro Sicilia“, ma poi è costretto a rimuoverlo per incompatibilità. E nomina, al suo posto, la compagna di Rizzotto.

Il radicamento a Sud di “Noi con Salvini” si è sviluppato soprattutto nell’ultimo anno, in cui con i sondaggi in crescita a il profumo di vittoria è arrivato ceto politico di consumata abilità trasformistica. Come in Puglia, dove è stato “scippato” a Forza Italia il giovane capogruppo in regione Andrea Caroppo, un passato nell’Udc e anche in “Puglia prima di tutto“, la famosa lista nella quale si candidò Patrizia D’Addario, la escort del primo “sexgate” di Berlusconi, che squarciò il velo del silenzio sul filone pugliese del “bunga bunga”. A Bari il punto di riferimento per i nuovi arrivi – consiglieri, assessori, militanti, sottobosco – è  Giuseppe Carrieri (eletto in liste civiche di sinistra).

L’assenza di filtri ha portato anche a qualche guaio. Il più eclatante riguarda tal Primiano Calvo, di San Severo, ex vicesindaco, assessore e consigliere comunale con il Nuovo Centro Destra e poi attualmente coordinatore provinciale del movimento politico ‘Noi con Salvini’; si presentò, a favor di telecamera, abbracciato con Salvini e come paladino della lotta contro l’apertura di una discarica autorizzata dagli enti locali, ma è stato arrestato per traffico illecito di rifiuti. Un po’ di ordine è stato portato dal responsabile regionale di “Noi con Salvini” Rossano Sasso, insegnante e dirigente a Bari del sindacato di destra Ugl. Alle comunali del maggio 2014 si candidò a sostegno del candidato sindaco (sconfitto) di centrodestra Mimmo De Paola raccogliendo appena 112 preferenze. Il nuovo coordinatore ha dovuto gestire problemi delicati di affluenza, dal momento che in Puglia sono proliferati oltre 50 comitati pro-salvini. Un conflitto epico c’è stato a Foggia, sulla figura del referente locale: il ruolo di Mimmo Foglietta, ex segretario provinciale dell’Udeur di Clemente Mastella è stato insidiato da Saverio Sorini da San Giovanni Rotondo, appena uscito da Forza Nuova. Alla fine quest’ultimo si è ritirato. A Molfetta il movimento è targato An, con l’ex consigliere comunale Rino Lanza e l’ultimo presidente cittadino di An, Francesco Armenio.

Sempre in Puglia sono transitati armi e bagagli con Salvini due parlamentari “fittiani”: Nuccio Altieri, già vicepresidente della provincia di Bari ai tempi di Fitto (che gli fece anche da testimone di nozze), e Roberto Marti, ex assessore al comune di Lecce e storico organizzatore dei mitici pullman di Fitto alle manifestazioni del Pdl.

In Calabria invece il coordinatore è Domenico Furgiuele, giovane imprenditore già segretario de La Destra di Storace. Uno della destra vera, figlio di un storico missino di Lamezia Terme. Furgiuele ha costruito una rete organizzata, molto di destra, che copre tutta la regione in una terra fino a poco tempo fa ostile al Carroccio ai tempi del disprezzo verso i “terroni”. Altra regione con una robusta a radicata presenza di destra è l’Abruzzo. Da poco hanno aderito Gianfranco Giuliante, ex assessore regionale e storico esponente di An in Abruzzo e Luigi D’Eramo, altro ex An di quelli tosti, assessore all’Urbanistica della giunta dell’Aquila. Tra i nomi pesanti anche Niccolò, detto NichiArdigò, che è stato consigliere regionale del Pdl e Lino Galante, vicecoordinatore provinciale di Pescara del Pdl. All’Aquila sono stati folgorati sulla via del salvinismo anche Emanuele Imprudente, ex consigliere comunale dell’Udc e ora assessore all’Ambiente e Luigi di Luzio, consigliere comunale ex Udc.

Dall’Abruzzo al Molise. Lì il punto di riferimento è Luigi Mazzuto, ex potente coordinatore regionale del Pdl, e già presidente della Provincia di Isernia, che ha già presentato il candidato alle prossime Regionali. Si stratta di Aida Romagnuolo, definita dai giornali locali la “pasionaria del Molise“: più volte ha cercato la notorietà politica, riuscendo però solo a diventare consigliere comunale del suo paese. Ora ci riprova, forte anche dell’appoggio del suo compagno Lorenzo Lommano. Lommano era uno dei “colonnelli” di Antonio Di Pietro: fondatore dell’Italia dei Valori, coordinatore del Molise, un fedelissimo insomma, che ci rimise di tasca sua per aprire una sede di partito a Campobasso. Ora, tutti nell’orbita di Salvini.

Il Sud neoleghista assomiglia tanto a quello degli altri partiti: il Sud del “tengo famiglia”, delle clientela che transitano da una parte all’altra, dei pacchetti di tessere e voti. È il Sud immutabile dei feudatari dei voti, da Cosentino a Vincenzo De Luca e delle pubbliche amministrazioni distratte sulla spesa pubblica. Inevitabile incappare in qualche “incidente”. L’avventura di Noi con Salvini in Campania è iniziata con l’arresto del sindaco di Torre del Greco, Ciro Borriello, che si dichiarò “vicino” ai leghisti. E proseguita con quello del responsabile dell’area della Valle Caudina, Guido Coletta per frode fiscale. In Irpinia il coordinatore è Marco Pugliese, ex parlamentare di Forza Italia, già responsabile dei circoli di Marcello Dell’Utri. È fratello di Massimo, noto alle cronache per il crack dell’azienda Ixfin. Per il resto, hanno aderito tutte facce già conosciute nel centrodestra di questi anni. Coordinatrice regionale è la parlamentare Pina Castiello, ex Pdl.

A Napoli l’uomo forte è Gianluca Cantalamessa, missino, figlio di uno storico parlamentare del Movimento sociale, poi An a Pdl. Alla sua manifestazione di qualche mese fa a Napoli c’erano parecchi amministratori ex An e anche di Fratelli d’Italia. Quando Bossi lesse le cronache di quel che accadeva sotto il Vesuvio, dichiarò: “Salvini va a caccia dei voti dei fascisti”. Il nuovo salviniano che avanza ha anche il volto dell’ex sindaco Pdl di Caivano, Pippo Capaccioli. E ancora: l’ex consigliere comunale e provinciale di Napoli in quota Nuovo Psi, Angelo Delle Cave, grande fautore della battaglia anti-euro e l’ex candidato sindaco di Sarno, Franco Annunziata.

Tornando nel Lazio di Storace e Alemanno, pioniera della costruzione del movimento salviniano nella capitale è stata Barbara Saltamartini, ex An, poi Ncd, che ruppe con Alfano ai tempi di Mattarella, quando la Lega non aveva le percentuali odierne. Poi sono arrivati gli altri. Tra questi Enrico Cavallari, ex assessore al personale della giunta Alemanno. Come per l’ex sindaco la sua presenza ha creato un certo turbamento perché Cavallari è indagato dalla Procura (insieme ad altri nove ex componenti di quella giunta) per una delibera che autorizzava la costruzione di uno shopping center in pieno centro storico. Provvedimento che è stato annullato dal commissario del Comune Francesco Paolo Tronca.

Tra i pochi che non vengono da An c’è Barbara Mannucci, che di Cavallari è moglie. Al primo giorno di legislatura, nel 2008, era immortalata sorridente accanto a Silvio Berlusconi. Allora aveva 26 anni, e godeva anche del sostegno di Marcello Dell’Urti. Era fedele, diceva in un’intervista a Repubblica: “Berlusconi è la luce. Resterò con lui fino alla fine. Sarò la sua Claretta Petacci”. Adesso dice al Corriere: “Salvini è la nostra ultima spiaggia. Che uomo coraggioso. Che energia. O ci salva lui, oppure non abbiamo speranza“. È cambiato il faro. O il duce.

*vicedirettore del quotidiano online Huffington Post, edizione italiana




La Procura di Milano indaga Visibilia, l’editrice di Daniela Santanchè. Nei giorni scorsi la denuncia dell’ex amica e socia Paola Ferrari

nella foto Marco De Benedetti e Paola Ferrari

nella foto Marco De Benedetti e Paola Ferrari

Un’indagine conoscitiva, e quindi senza ipotesi di reato nè indagati, è stata aperta dal pm di Milano Donata Costa su Visibilia editore, la società di Daniela Santanché che pubblica le riviste Ciak, Pc professionale e Ville & Giardini, rilevate a suo tempo dal gruppo Mondadori  . L ’inchiesta è nata, come atto dovuto, dopo la denuncia presentata nei giorni scorsi da Paola Ferrari giornalista e conduttrice televisiva di ’90° minuto’, moglie di Marco De Benedetti, che è anche socia di Visibilia, in cui si chiedono accertamenti in relazione al reato di infedeltà patrimoniale (articolo 2634 del codice civile) in quanto la società versa in una situazione critica.

Sin dalla sua fondazione nel 2007 non è che i conti di Visibilia fossero consolidati. E neanche lo sbarco in Borsa del 2014 – dopo la fusione con la società di comunicazione Pms di Alfredo Bernardini De Pace – aveva portato i risultati sperati. Il primo bilancio semestrale del 2015, come raccontato da Il Fatto Quotidiano, parlava chiaro: perdite per 570 mila euro. Mentre nel 2014 il rosso era stato di oltre 2 milioni.

Paola Ferrari lo scorso  12 febbraio  aveva abbandonato la presidenza di Visibilia Editore, società di cui era azionista al 5,6%,che peraltro è anche quotata in Borsa. E proprio a causa di un forte insanabile contrasto e dissidio societario, si sarebbe conclusa la storica amicizia tra l’imprenditrice-politica e la giornalista televisiva.   Un’ amicizia spesso ostentata e che sembrava indissolubile. La Ferrari,  si è sempre definita “donna di destra“, alle Politiche del 2008 non riuscì a ottenere un posto in parlamento, sorpassata nella lista de La Destra in Lazio proprio dall’amica Daniela, che non venne comunque eletta in Parlamento

nella foto Daniela Santanchè

nella foto Daniela Santanchè

L’esperienza ne La Destra di Storace durò comunque pochissimo. La “Pitonessa” infatti tornò sui suoi passi con il Movimento per l’Italia federato con il Pdl. Fino, nel 2013, ad approdare in Forza Italia. L’amicizia con Ferrari resistette persino ai cambi di bandiera, considerato che la giornalista, dopo la stretta sul finanziamento pubblico ai partiti, donò 20 mila euro ai “berlusconiani” proprio per la campagna elettorale di Daniela. Anche sul versante “debiti,” la società editrice non può considerarsi in salute. Sempre al 30 giugno, Visibilia Editore risultava esposta per 3,16 milioni con le banche. A cui vanno aggiunti, aggiungeva sempre il quotidiano diretto da Marco Travaglio, i 2,18 milioni di debito verso i fornitori e i 412 mila euro verso gli istituti di previdenza, in primis l’Inpgi.

E pensare che la Santanché e la Ferrari tempo fa volevano persino comprarsi l’Unità lo storico quotidiano del Pci, fondato da Gramsci. arrivando al punto di formulare un’offerta formale ai liquidatori dell’Unità.  Almeno la “storia” si è salvata…




La “poliziotta-imprenditore” tutto fare: dal sindacato UGL Polizia alla Confindustria Taranto …

C’era una volta…. una tale Beatrice Lucarella da Martina Franca,  che nella vita reale è una “poliziotta” della Polizia di Stato, cioè un dipendente dello Stato, la quale dopo aver prestato servizio presso la Questura di Taranto, è stata trasferita a Roma al Compartimento della Polizia Ferroviaria del Lazio, dove risulterebbe prestare attualmente servizio.  Come abbia fatto la Lucarella ad entrare in Polizia sarebbe interessante scoprirlo dati anche alcuni precedenti giudiziari di suoi familiari.

Ma la “poliziotta” non contenta dello stipendio che porta a casa, pagata dallo Stato con i soldi dei contribuenti,  gioca a fare l’ “imprenditrice“, attività non certamente in linea con i regolamenti della Polizia di Stato il cui dipartimento al Ministero dell’ Interno farebbe bene a consultare un pò di più le informazioni che circolano in rete.  Come ad esempio il sito “Storie di Persone” che su questa pagina (vedi QUI ), racconta una visita effettuata in un frantoio dei fratelli Lucarella, che consentono alla poliziotta di fregiarsi del titolo di Vice Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Taranto.

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La partecipazione della Lucarella alla manifestazione politica martinese de “La Destra“, non è un caso infatti, come risulta persino dal sito atuttadestra.net , la poliziotta-confindustriale…Beatrice Lucarella è sempre presente a questi convegni politici in rappresentanza della Confindustria. Logico a questo punto chiedersi ? Ma i veri confindustriali tarantini, il presidente Vincenzo Cesareo, lo sanno di come e da chi viene speso il nome della Confindustria Taranto ? Abbiamo seri dubbi in proposito…

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notizia “estratta2 dal sito atuttadestra.net

Se la Polizia di Stato si attivasse un pò di più per fare rispettare le norme di comportamento ai propri uomini e donne in servizio, avrebbero scoperto che il 1° febbraio 2015 la Lucarella ha partecipato al seminario “Le Green Technologies” al Liceo Scientifico “Battaglini” di Taranto (vedi QUI) in qualità di “vice Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Taranto“. Resta da capire come possa fare una poliziotta della “ferroviaria” in servizio a Roma, rappresentare nello stesso tempo anche il Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Taranto.

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Quello che solo noi possiamo rivelarvi, ma che era a conoscenza della Questura di Taranto  (ne parlammo telefonicamente con l’ex-capo di gabinetto, un anno fa n.d.r. ) è che la Lucarella è una sorta di “Dr. Jeckyll e Mister Hyde”, in quanto tempo fa ci ha minacciato via Facebook, manifestando una totale “ignoranza” in materia di leggi sulla stampa e persino sulla liquidazione ministeriale delle Cooperative fallite ! Avete mai visto una poliziotta che pretende via Facebook  da un giornalista dei “chiarimenti” minacciando che “in assenza, invierò una segnalazione a chi di competenza” ?

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Guarda caso…. successivamente abbiamo scoperto che anche il giornalista-sindacalista Gianni Svaldi , vive a Martina Franca come la Lucarella di cui è ottimo “amico”, e sempre guarda caso … pur essendo in cassa integrazione (pagata dai contribuenti) per la chiusura del vecchio “Corriere del Giorno di Puglia e Lucania” (che nulla ha che fare con lo storico quotidiano CORRIERE DEL GIORNO fondato nel 1947 e con noi ! n.d.r. ) edito dalla fallita Cooperativa 19 luglio in liquidazione coatta amministrativa, procedura del diritto fallimentare  , lo Svaldi attualmente ci risulta lavorare e viaggiare a spese del sindacato di destra UGL Polizia. Ah….ma guarda un pò i “casi” della vita !!!

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Se qualcuno avesse dei dubbi sulla “vicinanza” (e probabilmente appartenenza) della “poliziotta” Beatrice Lucarella al sindacato UGL Polizia, ecco cosa abbiamo trovato sulla sua pagina Facebook. Chiaramente…è un caso.. :

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la Lucarella e Squinzi presidente Confindustria

Se poi qualcuno avesse dei dubbi sull’ “appartenenza”  della “poliziotta” Beatrice Lucarella alla Confindustria Taranto, ecco cosa abbiamo trovato sulla sua pagina Facebook. Chiaramente…tutto ciò non è un “caso”… :

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La “poliziotta”  Beatrice Lucarella nelle vesti di “giovane imprenditore di Confindustria

La famiglia Lucarella oltre al frantoio ha una azienda agricola che produce anche altri prodotti alimentari  in vendita in un “negozietto” ubicato in piazza Umberto a Martina Franca,  oltre ad una linea di prodotti cosmetici naturali a base di olio extra vergine di oliva, che le consente di essersi iscritta alla Confindustria di Taranto.

P.S. Tutto questo sull’edizione tarantina de “La Gazzetta del Mezzogiorno” non lo leggerete mai , e sapete il perchè ? Semplice. il giornalista sindacalista Mimmo Mazza della “Gazzetta”  è “collega”-sindacale dello Svaldi. I casi della vita…!!! Molto più semplice per tutti costoro essere uniti nelle diffamazioni nei confronti del nostro Direttore. Diffamazioni per le quali non poche persone saranno chiamate presto a rispondere  dinnanzi al Tribunale di Roma




Forza Italia al bivio: Schittulli sceglie Fitto. Scontro nel centrodestra

La brusca virata  di Francesco Schittulli nella guerra santa tra Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto, schierandosi con  quest’ultimo e con la sua nutrita componente dii dissidenti “ricostruttori” in Forza Italia  in vista delle regionali riporta serenità nel centrodestra in vista delle prossime elezioni regionali, mentre destabilizza gli equilibri interni nel partito di Berlusconi e sopratutto l’operato del commissario pugliese Vitali.

L’ex presidente della Provincia di Bari,  ha deciso con chi schierarsi, e non sarà solo un “flirt” temporaneo. La conferma di questa scelta di campo è ultimatum di Schittulli a Berlusconi che ha parlato di “due condizioni da soddisfare entro venerdì” , cioè domani.

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Raffaele Fitto a questo punto eviterebbe la sua discesa in campo, effettuata per una “legittima difesa” dei propri uomini attualmente eletti e presenti in consiglio regionale, mentre Schittulli da candidato governatore guiderebbe il gruppo fittiano ed i suoi alleati nel centrodestra alle regionali pugliesi, chiudendo così la porta in faccia a Forza Italia, o perlomeno a Berlusconi, e sopratutto al suo commissario in Puglia Luigi Vitali che non ha fatto altro che minacciare  epurazioni a carico dei fittiani, i quali però non si sono fatti mettere in un angolo..

Come finirebbe ?  Gli “obbedienti” berlusconiani sarebbero in questa maniera indotti a riconoscere la presenza e forza elettorale di Fitto in Puglia,  raggiungendo degli accordi politici interni con l’eurodeputato salentino, o viceversa inventarsi un nuovo (inutile) candidato alternativo, mentre Schittulli avrebbe l’appoggio incondizionato dei “fittiani”, oltre a quello del resto della coalizione, e cioè Ncd, Fratelli d’ Italia, La Destra ecc.

Adesso Fitto e i suoi ricostruttori, che erano sinora costretti all’operazione scissionista saranno comunque i registi del centrodestra alle regionali. E quindi Michele Emiliano dovrà guardarsi bene le spalle, se vorrà vincere la prossima competizione elettorale. Bari non è la Puglia. Raffaele Fitto la politica la conosce bene.