“Progetto in Comune” ? La vita dei fratelli Micelli a spese del contribuente, truffe comprese …

ROMA – Nei giorni precedenti al voto dell’ 11 giugno scorso a Taranto abbiamo ricevuto fotografie, video, persino testi di conversazioni via WhatsApp fra il signor Salvatore Micelli ed una donna di Taranto che disperatamente cercava di sistemare i propri figli nella Cooperativa Indaco da qualche mese rappresentata legalmente dal  Micelli. Un cognome che ricorre spesso nelle cronache giornalistiche del capoluogo jonico. Il suo “esordio” sulle cronache risale al maggio di 5 anni fa, quando venne arrestato  e posto agli arresti domiciliari per aver aggredito e minacciato una donna e suo marito con una pistola lanciarazzi. Sul posto intervenne la Polizia di Stato che lo arrestò e portò in Questura (leggi QUI) .

Orlando D’ORONZO

Il Micelli  ricompare negli atti di polizia giudiziaria il  10 ottobre 2014. “Se non mi sbaglio sta venerdì la riunione del Consorzio. Fatti vedere venerdì”. La Squadra Mobile di Taranto intercettò questo colloquio tra il noto boss Orlando D’Oronzo e un suo consulente e quindi avviò subito una specifica attività di pedinamento per il giorno indicato dagli interlocutori.  “In esito alla quale, proprio in data 11 aprile 2014 si notava sopraggiungere Orlando D’Oronzo, in compagnia del figlio Cosimo e del “consulente” Micelli Salvatore   presso la sede di Confindustria dove si intratteneva per circa due ore”. Con chi parlarono D’ Oronzo e Micelli in Confindustria a Taranto per due ore resta un mistero anche per i vertici dell’ associazione industriali che ascoltati dalla Polizia in veste di “persone informate sui fatti” non sono mai stati coinvolti o incriminati.

Questo ed altri particolari inquietanti sono tratti dall’ordinanza firmata dal dr. Alcide Maritati, Gip del Tribunale di Lecce, , nell’ambito delle indagini sulla mala tarantina condotte dalla Procura della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce. Il procedimento in questione è quello denominato “Alias due”, troncone successivo dell’operazione che nei mesi scorsi aveva portato in carcere 52 persone, spargendo forti motivati sospetti di collusioni su pezzi importanti del potere politico e imprenditoriale locale. Come i nostri lettori ben ricorderanno, durante la conferenza stampa seguita a quegli arresti, lo stesso Procuratore capo della Dda, Cataldo Motta, censurò pesantemente l’operato della Giunta comunale di Taranto guidata da Ippazio Stefàno.

nella foto, l’ex questore di Taranto Mongini, l’ex procuratore capo della DDA Cataldo Motta ed il pm Alessio Coccioli

 

Secondo la Procura Antimafia leccesenelle mire imprenditoriali del D’Oronzo per il tramite del citato Consorzio, vi era senz’altro l’ aggiudicazione dei lavori di rifacimento del porto mercantile di Taranto”. La prova, sempre secondo gli inquirenti, sarebbe in una conversazione telefonica tra il “consulente” vicino a D’ Oronzo ed un altro interlocutore: “sono stato ad una riunione in Confindustria per un Consorzio di cui facciamo parte, per entrare al porto a lavorare”, dice. E, ancora secondo i giudici, “ad ulteriore conferma che la gestione del consorzio è direttamente curata da Orlando D’Oronzo vi è poi una conversazione telefonica tra lo stesso e un amico titolare di un’azienda di trasporti e movimento terra”. In questa intercettazione il boss racconta: “madonna mia, abbiamo fatto un’assemblea ultimamente, venerdì scorso, e poi mi devono dare certi moduli a me, mi devo fare un giro per fare nuove adesioni”. E aggiunge, “perché le cose, si stanno muovendo proprio non bene, benissimo”.

Il business degli immigrati. La cooperativa “Falanto Servizi“, riconducibile secondo gli inquirenti al “clan D’Oronzo-De Vitis” si era infiltrata anche nel business dell’emergenza immigrati, e nel maggio 2015  la Direzione distrettuale antimafia di Lecce, ha eseguito nei confronti di questa cooperativa un decreto di sequestro nell’ambito dell’operazione “Alias 2” di oltre 640mila euro sequestrati nei conti correnti bloccati dalla Squadra Mobile di Taranto della Polizia di Stato e dal Gico della Guardia di Finanza di Lecce, che avrebbe principalmente colpito l’ex-consigliere comunale Fabrizio Pomes, ex amministratore proprio della “Falanto Servizi“, e i conti familiari di Michele De Vitis e della moglie l’ex-consigliera comunale Ncd Giuseppina Castellaneta,  in quanto la “Falanto” avrebbe infatti ricevuto in affidamento il servizio di distribuzione pasti di un centro nel quale i migranti vengono ospitati una volta giunti nel porto di Taranto, grazie ad un contratto firmato nel marzo scorso con l’associazione Salam, le sarebbero stati affidati anche i servizi legati alla fornitura di lenzuola, cuscini e altro,  ed il servizio di vigilanza giorno di notte, della struttura situata a pochi passi dal quartiere Paolo VI.

A confermare della presenza della “Falanto Servizi” nella vicenda giudiziaria fu proprio Salvatore Micelli, già consulente della cooperativa per la vicenda sull’ Iperconsorzio Multiservizi con il quale il clan ha tentato di entrare negli appalti relativi all’adeguamento delle infrastrutture del porto di Taranto. Micelli, che non è stato indagato (non avendo alcun ruolo di rappresentanza legale all’epoca dei fatti nella cooperativa) , spiegò che si trattava “di un contratto per fornitura di servizi. Non è un contratto di appalto direttamente con la Prefettura, ma di un subappalto dell’associazione Salam” la quale  aveva vinto una gara indetta dalla Prefettura di Taranto. Quindi un contratto vero e proprio, che era stato stipulato prima del sequestro della Magistratura.

Una versione questa che invece la  responsabile dell’associazione Salam,  Simona Fernandez, aveva smentito categoricamente sostenendo che l’associazione si affida per la distribuzione pasti direttamente a una grossa azienda del territorio. “Non so come facciano a dire una cosa del genere, forse non volevano che sui giornali uscisse qualche cosa, ma noi siamo trasparenti e non nascondiamo niente” aveva commentato all’epoca dei fatti  Micelli, confermando così non solo l’esistenza del contratto, ma rilanciando anche sul buon operato della cooperativa nella struttura situata sulla strada di Paolo VI.

 

nella foto, Antonio Bruno

I rapporti di vicinanza con la malavita del Micelli sono continuati con la costituzione una società, la FOOD ITALY srl che aveva come amministratore unico Antonio Bruno, 34 enne,  cioè uno dei due fratelli Bruno arrestati e responsabili dell’omicidio del 32enne Giuseppe Axo, assassinato nel febbraio 2016 a colpi d’arma da fuoco con una mitraglietta presso il rione Salinella di Taranto. Lo scorso 30 maggio il pm Maurizio Carbone ha chiesto in udienza la condanna a 20 anni di carcere (nonostante il rito abbreviato che riduce di 1/3 la pena) per l’ex socio di Salvatore Micelli . Antonio Bruno risponde dell’ accusa di omicidio volontario e premeditato, ed in carcere ha tentato il suicidio.   Il dottor Gimmi Carbotti , perito incaricato dal gup di svolgere la perizia psichiatrica sul Bruno, depositando la perizia, ha sostenuto e confermato “la assoluta capacità di intendere e di volere” dell’imputato al momento in cui diede vita dell’azione scattata nel quartiere Salinella .
Il Bruno incredibilmente da dentro il carcere di Taranto non solo si è dimesso da amministratore unico della FOOD ITALY srl, ma grazie alla complicità di un commercialista, pur essendo ristretto nella casa circondariale di Taranto (sotto la direzione della dr.ssa Baldassari ) è riuscito ad effettuare fraudolentemente una cessione delle proprie quote societarie nella società che condivideva con il Micelli, in favore di un certo Antonio Trivisani, una delle tante “teste di legno” di cui SalvatoreMicelli, secondo persone in affari con lui, si servirebbe per le sue operazioni. Azioni-quote societarie che il Trivisani, come risulta dalle visure camerali, consultate dal nostro giornale, le ha cedute subito dopo a Patrizio Leone, un ristoratore  di S. Michele Salentino, il quale secondo fonti qualificate a lui vicine, avanzerebbe ancora oggi, diverse migliaia di euro dal Micelli.
MICELLI Barbara Carichi Pendenti
La famiglia Micelli vive (come i documenti comprovano) da sempre ai limiti della legalità, salvandosi sempre grazie alla prescrizione dei reati commessi, che sono quasi sempre di “truffa” come quello commesso nel 2011 ai danni della Regione Puglia, a seguito di un’inchiesta giudiziaria condotta dalla pm Daniela Putignano della Procura di Taranto. Il CORRIERE DEL GIORNO è in grado di fornirvi la documentazione con cui la Regione Puglia si costituì a suo tempo parte civile nei confronti del processo a carico dei fratelli Micelli, Salvatore e Barbara (la capolista della Lista “Progetto in Comune” che appoggia la candidatura a sindaco di Stefania Baldassari ).
CdG Micelli_BUR Regione Puglia
Ma la voglia di fare “affari sporchi” di Salvatore Micelli con i soldi pubblici non si era esaurita con le sue “consulenze”, e questa volta il “consulente” ha deciso di giocare in proprio attraverso la nascita della cooperativa Indaco, costituita in data 14.01.2016 con atto del notaio Angelo Turco. Soci fondatori costituenti, Antonio Milella, Salvatore Micelli e Barbara Micelli.  La cooperativa incredibilmente senza alcuna esperienza nel settore ha subito iniziato a partecipare alle gare d’appalto delle Prefetture di Brindisi e Taranto. E qui nascono serie “riflessioni” su come le Prefetture consentono a società e e strutture prive di alcuna precedente competenza specifica nel settore di partecipare ai bandi di gara per ottenere gli appalti per l’accoglienza ed assistenza agli immigrati. Un business troppo “ghiotto” per la criminalità organizzata, faccendieri e truffatori, in quanto poco “controllato” da chi dovrebbe controllare.
La cooperativa Indaco infatti era una  illustre sconosciuta nel settore dell’accoglienza, ed a quell’indirizzo di via Nitti a Taranto, nello stesso ufficio  risultava operativa un’agenzia di finanziamenti . Adesso al suo posto, nell’ ufficio in questione risulta presente dal 9 Febbraio 2016  la cooperativa fondata da Salvatore Micelli, iscrittasi alla velocità della luce  nell’Albo delle cooperative Sociali della Regione Puglia.
Sembrerebbe che la Indaco abbia riempito quella struttura secondo quanto segnalatoci da dei dipendenti della cooperativa, quando ancora non c’era l’acqua corrente e per giorni i water restavano pieni di escrementi senza poter essere scaricati! Lo scorso inverno (fine novembre 2016) per per settimane e settimane non c’era riscaldamento o acqua calda, nonostante la cooperativa tarantina incassi mensilmente centinaia di migliaia di euro dallo Stato per lasciare gli immigrati al freddo e al gelo solo per fare soldi e per fare politica.

Nella lista “Progetto in Comune” costituita da Salvatore Micelli (e la sorella Barbara, socia della cooperativa), era presente una candidata Valentina Ingenito (candidatasi alle Comunali racimolando appena 7 voti di preferenza)  operatrice della Cooperativa Indaco, “raccomandata” dallo zio che lavora presso la Prefettura di Taranto  , Lucia Viafora, che ci risulta priva di alcuna competenza ed esperienza precedente comprovabile nel campo dell’accoglienza, ma Micelli in realtà l’avrebbe  assunta per motivi politico-elettorali candidandola ( 187  voti), e lei ha chiesto in cambio l’assunzione di altri componenti della sua famiglia come “operatori” nella Indaco.

La Viafora è rimasta direttrice della struttura “Galeso di Taranto, anche quando ha vinto la cattedra statale,  lavorando per la Indaco solo il pomeriggio, mentre la mattina lavorava a scuola, ed i risultati della malagestione come ci raccontano dei dipendenti, sono evidenti. Katia Pirulli, assistente sociale presso la  “Galeso”   per mesi è risultata ricoprire lo stesso ruolo  ad Ostuni (brindisi) in un’altra struttura della Indaco.  La Indaco così facendo avrebbe truffato lo Stato incassando da due Prefetture (Brindisi e Taranto)  fondi per due strutture, che dovevano essere spesi per assumere 2 o 3 assitenti sociali, secondo quanto previsto dal capitolato d’appalto, e invece risultava  solo lei a tempo pieno sia in una che nell’altra struttura, approfittando sulla circostanza che le due Prefetture non avendo motivo di comunicare, non avrebbero scoperto la “furbata” .
Quindi o Katia Pirulli ha il dono dell’ubiquità, e percepisce per il doppio incarico un doppio stipendio, o i furbetti della Cooperativa Indaco hanno incassato soldi pubblici illecitamente . La stessa cosa sarebbe stata fatta con altri dipendenti a loro insaputa,  facendoli risultare per mesi presenti ed operanti contemporaneamente sia ad Ostuni che a Taranto.
Non mancano dei dipendenti della Cooperativa Indaco   candidatisi nell’avventura politica…  nella “Lista Progetto in Comune”  come  Pietro Lomartire (29 voti) , Mario Bembo ( 6  voti) ,  per non parlare dei figli di esponenti politici assunti per non fare nulla col titolo di “assistenti legali” (il figlio di Calzolaro, il figlio di Ungaro, ecc.) e così via !

 

 
 

Ma cosa è successo dietro le quinte del video da noi pubblicato ieri sulla pagina Facebook del nostro giornale ?  Il CORRIERE DEL GIORNO è in grado di raccontarvi anche questo. I migranti, tecnicamente definiti “ospiti” nella struttura di Taranto erano particolarmente arrabbiati nei confronti dei responsabili del centro di accoglienza “Galeso” di Taranto della Cooperativa Indaco . Non avevano acqua per poter bere, a lungo sono rimasti senza luce a causa delle bollette non pagate all’ Enel dalla Cooperativa Indaco, per almeno 2 o 3 mesi non è stata servita la frutta né a pranzo né a cena (contrariamente a quanto previsto dal capitolato d’appalto). Basta farsi quattro calcoli su quanto costano due frutti al giorno per 3 mesi per circa 200 persone per capire quanti  soldi sono finiti illecitamente nelle tasche di “qualcuno”.
Secondo quanto raccontatoci da fonte bene informata, la Cooperativa Indaco  ha perso la nuova gara di appalto indetta dalla Prefettura per l’accoglienza degli immigrati, arrivando 3a in graduatoria come risulta dalle sezioni dell’ Amministrazione Trasparente, ed allora Micelli voleva convincere gli immigrati a manifestare addirittura sotto la Prefettura di Taranto per alzare un ennesimo polverone e mettere in discussione l’aggiudicazione che li escludeva. E per fare questo contava sul supporto di due “fanciulle”  molto “ben volute”… dagli immigrati di un’associazione culturale-teatrale operante nella struttura Galeso, attività per la quale percepiscono circa 4mila euro al mese. E le loro voci si sentono nel video in nostro possesso e sopra pubblicato.
Una di loro ci ha persino contattato nel pomeriggio di ieri prima via Facebook e poi telefonicamente, urlando e minacciandoci di essere disposta a testimoniare in favore di Salvatore Micelli per aver reso pubblico il video in cui si sentiva la sua voce. resta da capire se alla donna in questione stia più a cuore il suo stipendio per l’attività svolta presso la struttura Galeso o le sorti …. di qualche “ospite”. Ma Micelli e le sue “complici” che avrebbero dovuto convincere gli immigrati ad attuare il piano di protesta pensato dal consulente-coordinatore politico….. Ma non sempre tutte le ciambelle riescono nel buco !
I soldi a disposizione sono stati utilizzati da chi amministra la Cooperativa Indaco per finanziare la listaProgetto in Comune”, come risulta dai bonifici bancari riportati sugli estratti del conto corrente gestito dal Micelli presso la Banca Popolare di Puglia e Basilicata a Taranto, , ed anche noi che li abbiamo ricevuti via mail da un anonimo informatore. Chiaramente non avendo il potere investigativo della Guardia di Finanza abbiamo fatto qualche controllo, ed i bonifici sono veri. I documenti sono in possesso delle Fiamme Gialle che avrebbero avviate degli accertamenti.
Gli  immigrati avevano trovato persino dei vermi nel cibo . Questo è stato uno dei motivi della rivolta, che ha indotto i Carabinieri dei NAS di Taranto coordinati dal capitano Marra inviato a Taranto dalla gerarchia centrale, e dal luogotenente Imperiale, ad effettuare delle approfondite ispezioni sia presso la struttura di accoglienza al quartiere Paolo VI,  che presso un bar di via Mazzini, nel centro di Taranto, gestito da un ex-poliziotto Claudio Messinese, il quale senza alcuna licenza e struttura idonea prepara giornalmente una media di 200 pasti al giorno per gli immigrati. Guarda caso anche il Messinese si è candidato nella lista “Progetto in Comune” ottenendo 214 voti di preferenza.

da sinistra, Alfredo Spalluto, la candidata sindaco Stefania Baldassari, Salvatore Micelli e la sorella Barbara capolista della Lista “Progetto in Comune” 

I furbetti della Cooperativa Indaco da appalto avrebbero dovuto acquistare e versare 15 euro di ricarica telefonica per ogni ospite all’arrivo ma secondo alcuni dipendenti,  ma in realtà secondo dei dipendenti della Cooperativa che ci hanno contattato, NON lo avrebbero mai fatto, versando solo 5 euro a persone, e nemmeno a tutti gli immigrati ospitati nelle due strutture di accoglienza  ! Calcolando che nel centro di accoglienza “Galeso” di Taranto, ci sono stati molti ingressi ed uscite, oltre ad un centinaio ospitati nella struttura ad Ostuni  il numero totale di chi è arrivato potrebbe quindi anche essere del doppio.  Provate a calcolare i 10 euro messi a disposizione dallo Stato e che sarebbero stati sottratti dalla Indaco a tutti questi immigrati….
Così come i dipendenti delle due strutture di accoglienza non vengono pagati regolarmente, ed i loro stipendi sono fermi a marzo, mentre sino a qualche settimana fa erano addirittura fermi a gennaio, pur avendo incassato quanto dovuto dalle Prefetture sino alla fine di aprile. Ma forse quei soldi a Micelli servivano ad altro
Quel che è certo, è che ci sono diverse ombre, a Taranto come a Brindisi , sulla gestione dell’accoglienza dei migranti e sarebbe ora che si facesse un pò di chiarezza e un pò più di controlli nella verifica delle esperienze dei partecipanti ai bandi di gara. L’inchiesta (ora processo) meglio noto come Mafia Capitale a Roma non ha insegnato nulla sul business sviluppatosi sull’accoglienza dei migranti…?
Concludendo, come può un candidato sindaco “garantire” su tutta la propria coalizione, come ha fatto con superbia e follemente la Baldassari ?  Adesso c’è da aspettarsi l’ennesimo suo comunicato, che chiaramente non pubblicheremo, visto che l’ex-direttore del carcere di Taranto ha  rifiutato di farsi intervistare in diretta dal nostro Direttore, e quindi evidentemente poco interessata al nostro stile di fare giornalismo. Che non è in vendita.



Dietro le quinte della Confcommercio di Taranto. 2a puntata.

a cura della Redazione Inchieste

La politica tarantina come ben noto non eccelle per competenze amministrative e creatività, e spesso a causa del desiderio per molti di essere rieletti, non sono pochi i “politicanti” che si sottomettono ai ricatti pre-elettorali dei soliti “furbetti” degli affarucci locali.  La Confcommercio  di Taranto è ben nota con il suo manovratore (“direttore”) Angelo Colella che da anni gestisce il “traffico” elettorale e non solo… che si muove all’interno dell’ associazione dei commercianti, il quale ritiene di essere al di sopra di tutti e persino delle istituzioni, come ci ha raccontato un alto dirigente del Tribunale di Taranto.

Una dimostrazione di queste “pressioni”-ricatti politici, che potrebbero essere paragonati come “voto di scambio”, e considerati reati di natura penale, sono quelli in essere nei confronti della sempre più barcollante giunta comunale di Taranto che si tiene in piedi solo grazie alla leadership del sindaco Ippazio Stefàno, che fra i suoi tanti difetti, ha il merito di non lasciarsi ricattare da nessuno, grazie alla sua integrità morale.

Schermata 2015-05-28 alle 01.47.56Lo scorso 8 maggio la giunta comunale tarantina, tutta presente all’appello, ha approvato all’unanimità una delibera , la n. 72/2015 sulla “Disciplina Commercio su Aree Pubbliche. Localizzazione postazioni di vendita ad operatori commerciali per la Stagione Estiva 2015” su proposta dell’ Assessore allo Sviluppo Economico Produttivo Gionatan Scasciamacchia che prevedeva la presenza di postazioni ambulanti nel periodo estivo “viste le richieste di operatori commerciali per poter esercitare la propria attività nel periodo estivo in concomitanza di eventi e momenti di attrattività che si svolgeranno nelle varie zone della città, in particolare le zone di Città Vecchia e del Lungomare“. L’assessore (come riporta la delibera)  “ritenuto che appare doveroso da parte del civico Ente intervenire a sostegno a favore dello sviluppo economico della città, favorendo una offerta commerciale nel pieno rispetto delle normative vigenti” aveva proposto in giunta di individuare 6 postazioni nel tratto del Lungomare Corso Vittorio Emanuele ed una in viale Virgilio, mentre le altre 5 postazioni erano previste e distribuite nella città vecchia.

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nella foto, l’ assessore Gionatan Scasciamacchia

Per dovere di cronaca occorre segnalare e ricordare  che l’ Assessore Scasciamacchia ancora oggi è un dipendente della Polizia di Stato,  con la qualifica di “Impiegato Amministrativo con Mansioni Direttive e di Concetto“, con la licenza di Scuola Media Superiore (o titolo equipollente),  eletto consigliere comunale grazie alle 974 preferenze ricevute in occasione delle ultime elezioni amministrative del 2012,  nella Lista civica Sviluppo Democrazia Solidarietà . Chiaramente prima di scrivere questo articolo il nostro direttore ha contattato telefonicamente anche l’ assessore in questione.

Ma nonostante la sua appartenenza ed origine nella Polizia di Stato, che dovrebbe dargli più forza e coraggio, Scasciamacchia ha le idee un pò confuse sia in materia “istituzionale” che negoziale-politica. Infatti non si è mai visto che un assessore si impaurisca per le “minacce” dei rappresentanti della Confcommercio di manifestare pubblicamente sotto Palazzo di Città contro la sua delibera, proprio sotto le elezioni regionali, ed addirittura si rechi lui con un dirigente del suo assessorato presso la sede della Confcommercio, che sino  a prova contraria non è una sede istituzionale, invece di ricevere in assessorato i rappresentanti dell’associazione dei commercianti, a cui l’assessore sembra stretto in un abbraccio che potrebbe rivelarsi “letale” per il prosieguo della sua attività politica.

Schermata 2015-05-28 alle 01.48.16Corrono voci a dir poco “imbarazzanti”  infatti che l’Assessore Scasciamacchia abbia manifestato ai vertici della Confcommercio di Taranto di essere ben disposto ad aprire i cordoni della “borsa” del suo Assessorato per finanziare delle attività, progetti e manifestazioni dei commercianti tarantini, che proprio negli ultimi giorni sta facendo sentire il suo fiato (non molto pulito…) sul collo dell’amministrazione comunale, con una pressione giornalistica attraverso i soliti giornaletti online che si vendono per un piatto di lenticchie, alias qualche centinaia di euro di pubblicità redazionale occulta, criticando per ogni motivo possibile ed immaginabile  l’operato della Giunta Stefàno, salvo poi chiedere (ed ottenere) contributi per le loro manifestazioni ed attività, che poi vengono vendute alla città come “attività ed iniziative della Confcommercio” !

Le “pressioni” messe in atto, nei confronti dell’ Assessore Scasciamacchia  hanno ottenuto qualcosa e cioè che la delibera n. 72/2015 si è fermata, nel frattempo se ne sta preparando un’altra che non sia d’intralcio ai voleri (illegittimi) ed interessi economici (legittimi) dei commercianti ed esercenti del Borgo cittadino che non vogliono gli ambulanti sul Lungomare. Una prova “muscolare” del direttore della Confcommercio, Angelo Colella, che ha lo scopo di poter dimostrare  al proprio presidente Leonardo Giangrande, (in attesa di riconferma) la sua pressione “negoziale” , senza però sapere  che dietro le quinte il suo “amato” presidente sta cercando da mesi invano di trovare un sostituto per il ruolo di direttore dell’associazione dei commercianti e “bottegari” tarantini.

Schermata 2015-05-28 alle 01.57.32Sempre secondo voci circolanti all’interno dell’ Amministrazione Comunale,  ci sarebbe il malcontento da parte di non pochi commercianti del centro dello slittamento dell’iniziativa “Borgo a colori ideata e realizzata l’anno scorso dalla delegata Floriana de Gennaro della Confcommercio nella sua veste di presidente della “Delegazione Borgo”, che quest’anno è slittata dalla primavera al prossimo mese di settembre,  per questa edizione è stata finanziata dal Comune di Taranto, e dovrebbe svolgersi “rigorosamente” non durante il fine settimana, per non dare fastidio agli affari…del fine settimana del negozio Lord di via Di Palma di proprietà di Giovanni Geri, presidente provinciale riconfermato della Federmoda Taranto, il quale fa sentire la sua voce all’interno della Confcommercio, pur avendo a proprio carico una richiesta di rinvio a giudizio per “favoreggiamento” all’associazione mafiosa D’Oronzo-De Vitis, richiesta nei suoi confronti dalla Procura della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce come potrete leggere di seguito con i vostri occhi .


CdG 415 bis Geri A

CdG 415 bis Geri B

 

Nel frattempo un giornaletto online tarantino, diretto da un pubblicista “ambientalista” , il quale  non è un “giornalista professionista”,  è diventato a seguito di un accordo sottobanco il nuovo “ventriloquo” della Confcommercio di Taranto sostenendo sul web e sui social network ogni “tesi” possibile ed immaginabile ed attività dell’associazione dei commercianti, chiaramente ricevendo un corrispettivo economico occulto, e violando quindi la Carta dei Doveri del Giornalista istituita dall’ Ordine Nazionale dei Giornalisti. . Ma chiaramente su questi articoletti-markette giornalistiche non troverete mai la dicitura “pubblicità redazionale” come impongono le Leggi. Ma di questo se ne stanno già occupando il Nucleo Speciale Tutela e Concorrenza Libero Mercato della Guardia di Finanza che affianca l’ Autorità Antitrust, che è stata attivata a seguito di una denuncia di un associazione di consumatori esperta in materia. Tutto questo , cari lettori,  succede a Taranto….e non finisce qui !

2. | continua

 




Le intercettazioni telefoniche che hanno mandato in carcere Fabrizio Pomes ed il boss mafioso Orlando D’ Oronzo | 6a parte

(….omissis……pag. 232)  Tornando all’ analisi  della conversazione di cui alla progressiva n. 2732 (Rit. 1721 – ALL. 601 ) i due interlocutori accennavano al permesso di cui il D’ORONZO avrebbe beneficiato in corrispondenza delle festività pasquali per partecipare al battesimo del nipotino, che si sarebbe tenuto a Muro Leccese (LE) il successivo 31.3.2013 ed in relazione al quale, allorchè il D’ORONZO accennava alla possibilità che il POMES potesse andare a trovarlo, DI CARLO Angelo commentava “...è chiaro, vi state di più e ragionate di cose più…più concrete“.

Più avanti nella conversazione, mettendosi a parlare dell’allestimento in corso per le attrazioni all’interno del centro sportivo, il DI CARLO  riferiva

“...eh ! Mò…mò…sto uscendo dall’ufficio, che sto vedendo pure per quel fatto là delle giostrine cose…che mò siamo venuti stiamo montando no ? ...però al cristiano gli serve pure una mano…eh ! Mò sono venuto e gli sto dando una mano…mò sto uscendo…eh ! lo so zio…però non è che è poco quello che sta montando ora…mò sta montando tutto il parco Gonfiabile voglio dire…eh ! per fare il tappeto su tutto il campo…eh ! insomma eh !…poi tutto in regola…tutto bello preciso….garbato….”

per poi commentare che probabilmente avrebbero aperto proprio in corrispondenza delle festività pasquali, al che il D’ORONZO raccomandava

“...oh ! Mò che apre lo sai che cosa devi fare….prendete le…non sai quelle cose quelle bandierine che si mettono…riempite pieno, pieno di bandierine e palloncini …hai capito ? …per i bambini…mettete…attaccate un sacco di palloncini vicino le reti...”

A un certo punto, chiaramente riferendosi alla persona con cui stava allestendo le attrazioni, il DI CARLO  chiedeva “…si…na ! Mò sta arrivando (incomprensibile)… lo vuoi salutare  eh ?...” alchè il D’ORONZO precisava che preferiva non parlare con nessuno, sottolineando “…ancora i telefoni stanno sotto…” per poi aggiungere   “….salutamelo hai capito…ma che sta pure Mimmo il ragazzola…Mimmo“.

Alla replica del DI CARLO “...no, non ci sta Mimmo …sta solo Enzo” (che successivamente venivano identificati per DE PASQUALE Cosimo detto “Mimmo” e BELLUCCI Vincenzo Gaspare detto “Enzo“), il  D’ORONZO chiedeva “…hai capito chi è Mimmo no ?…..” per poi, alla conferma dell’interlocutore, aggiungere “….salutamelo a Mimmo…che l’altro giorno l’ho trovato sul monitor la….eh ! gli ho chiesto l’amicizia…hai capito…..

Di particolare rilievo appariva, poi, la conversazione registrata alle ore 12:15 del 2.4.2013 (progressivo nr. 1597 Rit. 22/13ALL. 718 ) allorchè CIOTOLA Rosa (come detto moglie di DI CARLO Angelo ) contattava D’ORONZO Orlando facendo presente “niente ti volevo chiedere un favore, no ? ….siccome che….ah…ah….il ventisei Marzo no ? ….Angelo ( DI CARLO Angelo) io non credevo, sempre a mia insaputa fa le cose….mi ha fatto formare…uhm…un…un foglio tutti di cose del Comune...”  per poi a richiesta dell’interlocutore, precisare “

il ventisei Marzo…uhm…lui e Fabrizio (POMES) , sono andati quelli del Comune al Magna Grecia…al Magna Grecia….eh e mi ha fatto firmare un sacco di carte …uhm…perchè se no chiudeva il Magna Grecia…no…però ha detto che per …per …il il giorno tre Aprile, lui mi metteva…mmm….mi dava le fidejussioni, perchè io gli ho detto a Fabrizio, io qua non ho nessuno, sono sola, e non vorrei perdere la casa per le puttanate che fate voi”

Nel seguito della conversazione, il D’ORONZO cercava a più riprese di tranquillizzare l’interlocutrice peraltro dicendole che avrebbe dovuto fidarsi del marito; quindi collegando la documentazione firmata alla Cooperativa “FALANTO“, chiedeva alla donna se l’avessero indicata come Presidente della Cooperativa per poi fare presente

va bene…non ti preoccupare tu, come no…va beh….eh….vedi io, lo posso dire questo fatto, devo domandare….poi domando, mè me la vedo io come devo fare, perchè mi ricordo…che lè il Presidente era mio figlio, no ?… però siccome che quando prendevano qualche lavoro, in base che era mio figlio…aveva un sacco di controlli…..”  continuando a rassicurare la donna.

La circostanza riferita nella chiamata è che CIOTOLA Rosa  localizzava temporaneamente alla data del 26 marzo 2013 , stando agli accertamenti eseguiti dalla P.G. deve individuarsi nella firma del contratti di affidamento temporaneo dell’impianto sportivo, stipulato appunto in quella data e per la durata di cinque mesi (con fine fissata in data 26.8.2013)  tra il Comune di Taranto (nell’occasione rappresentato dall’ Ing. Gianrodolfo DI BARI) e l’ A.S.D. CENTRO SPORTIVO POLIVALENTE “Magna Grecia” nella persona del Presidente pro-tempore CIOTOLA Rosa di cui si è già detto (All. 820)

Alle ore 21.10 del 7.4.2013 (progressivo n. 1875/Rit.22/13ALL. 723) contattato da POMES Fabrizio, il D’ORONZO (che in virtù del permesso concessogli a far data del 30.03.13 dopo soggiorno a Muro Leccese, aveva soggiornato anche a Taranto, dove era giunto nel pomeriggio del 4 per ripartire nelle prime ore del 7 aprile 2013) ad un certo punto, entusiasta si complimentava “…ieri….ho visto le cose gonfiabili, bello è venuto sai…bello veramente…” al che il POMES replicava: “ora speriamo…oggi lo hanno smontato di nuovo, perchè con la paura del vento hai capito ?“, mentre il D’ORONZO continuava a complimentarsi. “...per la  miseria comunque…veramente è bello sai ? proprio bello forte…ti devo fare i complimenti…hai visto ? Sembrava una  cartolina sembrava….“.

Alle 18.03 del 13.4.2013 (progressiva nr. 3079 – Rit. 1721/12ALL. 606) , D’ORONZO Orlando contattava DI CARLO Angelo cui subito chiedeva di provvedere alla tosatura dell’erba con riguardo alla masseria di via Torro nr. 18 per poi, spostando l’argomento sul centro sportivo “Magna Grecia“, informarsi “beh ? come va la giostra là” al che il DI CARLO precisava che avrebbero dovuto concordare i prezzi da applicare al momento che, con l’installazione di quelle attrazioni, certamente ci sarebbe stato un calo nelle prenotazioni della sala in relazione a feste di compleanno.

Il D’ORONZO commentava, quindi, che certamente il POMES avrebbe saputo come regolarsi per poi chiedere “ma…state parlando…questo fatto qua…quello dice che…quello dice che ha fatto le richieste per avere soldi là…dalla Regione ( richiesta di finanziamento regionale)  no ?…quando ha fatto l’assunzione (inc), giusto ?” al che il DI CARLO replicava “ e penso di si” e subito il D’ORONZO  chiedeva  “… ma state parlando di queste cose o non state parlando ?

Quindi, alle sue domande, DI CARLO precisava che non stavano affrontando questi argomenti e che non aveva notizie certe circa la richiesta di finanziamenti pur avendo intuito qualcosa in merito, al che il D’ORONZO faceva presente  “…eh !…perchè io questo qua..l’ho saputo che …che hanno hanno chiamato a Mimmo hai capito ?”  evidentemente alludendo ad una qualche comunicazione  giunta a suo figlio  D’ORONZO Cosimo, che si rammenta essere l’amministratore unico della “FALANTO SERVIZI”  – e quindi insistere “Eh—e parla di questo fatto qua…perchè se tu poi dici, poi piglia e dici tu io non lo sapevo, dici tu tu dici a me io non ne so niente…invece tu lo devi sapere…le cose bisogna saperle tutte“.

Si dilungavano, quindi, a parlare della circostanza che, pur in assenza di permessi e pertanto rischiando la revoca del regime di semilibertà, il DI CARLO si era regolarmente recato fuori dal Comune, contestualmente commentando che certamente a breve avrebbero anche ricevuto il pagamento per i lavori eseguiti dalla “FALANTO SERVIZI” presso il Comune di Grottaglie di cui si è già detto (ALL. 826)




Le intercettazioni telefoniche che hanno mandato in carcere Fabrizio Pomes ed il boss mafioso Orlando D’ Oronzo | 1a parte

(….omissis……pag. 221) “Sin dal mese di dicembre 2011 cominciavano a registrarsi contatti fra D’ORONZO Orlando e POMES Vincenzo Fabrizio, personaggio noto per aver rivestito anche incarichi in seno a passate amministrazioni comunali, ed ancor pi, quale rappresentante legale della ATI (cioè Associazione Temporanea Imprese – n.d.r. ) CORDA FRATES SOC. COOP SOCIALE (Associazione Delfini Azzurri Onlus, Associazione Calcio Club Dellisanti, Gestione Impianti Sportivi)  già incaricata della gestione del centro sportivo “Magna Grecia” sito in Taranto, via Zara nr, 121-123, di cui si dirà dettagliatamente.

CdG pomes_magna greciaDi estremo rilievo apparivano gli esiti dei primi accertamenti esperiti da cui ri rivelava che in data 18.11.2011, innanzi al Notaio Giandomenico CITO era stato sottoscritto l’atto costitutivo della società cooperativa sociale denominata “FALANTO SERVIZI” la cui sede ai solo fini di iscrizione nel registro delle imprese risultava fissata in Taranto, via Torro n. 18 e con capitale sociale (pari ad € 150,00) equamente suddiviso fra i soci:

  • POMES Vincenzo Fabrizio appena menzionato;
  • D’ORONZO Cosimo,  figlio di D’ORONZO Orlando – con la carica di amministratore unico;
  • DI CARLO Gianpiero,  nipote di D’ORONZO Orlando in quanto figlio della sorella Gabriella ;
  • MORELLI Luigi;
  • CARDELLICCHIO Rosa;
  • CRUPI Armando ;

Le operazioni di intercettazione telefonica, estese per un certo periodo anche all’utenza del POMES consentivano di raccogliere nel tempo, interessanti elementi in ordine all’intento del D’ORONZO (che a tal scopo si affidava completamente all’esperienza ed ancora più ai consolidati contatti del POMES con apparati dell’amministrazione comunale) di inserirsi nel tessuto economico della città di Taranto, appunto utilizzando la costituita cooperativa sociale che veniva strumentalizzata al fine di fornire richieste di lavoro “utili” per la concessione della semilibertà ad alcuni personaggi “vicini” al clan mafioso.

In proposito, infatti, va evidenziato che DI CARLO Angelo, nipote di D’ORONZO Orlando in quanto figlio della sorella Gabriella in data 29.6.2012 veniva ammesso al regime di semilibertà e che, proprio a tal fine, risultava  essere stato assunto dalla cooperativa “FALANTO SERVIZI“.

A partire da novembre del 2012, presso la medesima cooperativa veniva, poi, assunto anche BRUNETTI Raffaele detto “GIGETTO“, anche egli semilibero ed in precedenza dipendente della “GLOBAL SERVICE s.n.c.”

Cristina Pomes

nella foto, Cristina Pomes

Con riferimento all’anno del 2013, oltre ai predetti (a DI CARLO Angelo, peraltro, in data 1.6.2013 veniva revocato il regime di semilibertà) ella consultazione dell’ archivio INPS si rivelava la presenza di altri 19 dipendenti tra cui in particolare:

  • ALBANO Anna Pia e BRUNETTI Luigi, rispettivamente moglie e figlio di BRUNETTI Raffaele (indagato nel precedente procedimento ed associato del D’ORONZO nell’omonimo clan), nonchè MALACARDI Daniela compagna di BRUNETTI Luigi;
  • CIOTOLA Rosa, moglie di DI CARLO Angelo (come detto, nipote del D’ORONZO);
  • DI CARLO Gianpiero, fratello di Angelo ( e pertanto anch’egli nipote di  D’ORONZO Orlando ) ;
  • DE SANTIS Angela, convivente di DIODATO Gaetano (anch’egli associato del D’ORONZO );
  • CICCONE Tiziana e MARIANO Marianna rispettivamente compagna e figlia di MARIANO Vito Antonio, attualmente detenuto (autore dell’omicidio in danno di LEONE Nicola)
  • NATALE Michele, che come ampiamente descritto nei precedenti paragrafi, lungo tutto il dipanarsi dell’indagine, risultava essere “uomo” del D’ORONZO e del DE VITIS, ed a essi associato (in particolare incaricato della riscossione dei pagamenti relativi all’estorsione perpretata in danno della “ALPIN” successivamente al controllo di polizia cui era stato sottoposto LATTARULO Francesco) ;
  • PONDRELLI Claudia, legata sentimentalmente a D’ORONZO Cosimo,  figlio di D’ORONZO Orlando )
  • POMES Cristina, figlia di Vincenzo Fabrizio POMES;
  • PALAGIANO Anna moglie di PIGNATELLI Luigi, socio del POMES nella “PLAY PARK di Pignatelli Luigi & C. s.n.c.” (servizi di consulenza alle imprese in ambito culturale, artistico e ricreativo) con sede legale in Taranto via Oberdan nr. 3 ;

Come è facile notare, la maggior parte dei soci della cooperativa risultavano stabilmente collegati a D‘ORONZO Orlando ed ai suoi “uomini” di fiducia nell’ambito dell’ associazione mafiosa da lui diretta (unitamente al DE VITIS ) tanto che può e deve ritenersi che la stessa società cooperativa sia stata immaginata e, di fatto, sia divenuta una sorta di braccio o ramo dell’azienda mafiosa.

Proprio con riferimento alle pratiche predisposte ai fini della concessione della semilibertà  in favore di  DI CARLO Angelo, riferiva di aver ricevuto una mail dall’ avvocato BLASI in relazione alla prativa che stava predisponendo per il DI CARLO, precisava di aver qualche problema nello specifico spiegando

…..la praticamente va indicato lui dove deve andare a lavorare…alla Falanto….”

Prontamente POMES offriva la soluzione

“....dove sta la sede…alla ristrutturazione della sede via Torro…..che è una masseria che stiamo ristrutturando dove sta la sede sociale…

per poi al commento dell’interlocutore  “…se tu hai…..che ne so io” proseguire

digli o presso la sede sociale di via Torro …eh la sede socialie digli hai capito ? …..o lo vuoi mettere presso Magna Grecia….vedi tu

All’ osservazione del DI CORRADO “…..no voglio dire c’è un’attività che…. nuovamente POMES forniva una pronta soluzione

“…facciamo un contratto di manutenzione al Magna Grecia se vuoi….”

per poi ribadire

” …. digli o presso la sede sociale  di via Torro dove c’è la ristrutturazione o presso il centro sportivo dove c’è la manutenzione del verde alla cooperativa….” 

Fabrizio Pomes

nella foto Fabrizio Pomes

Dal complesso delle operazioni di intercettazione emergevano, infatti, strette correlazioni  tra la costituita cooperativa sociale “FALANTO SERVIZIe la gestione del Centro Sportivo  “Magna Grecia”. In proposito appare opportuno precisare che, come descritto nella deliberazione della Giunta Comunale di Taranto nr. 143 del 4.8.2011, la gestione di detto Centro – a seguito di gara d’appalto e con contratto del 01.12.2003 – era stata affidata all’ ATI COOP EUROPA (mandataria) ASSOCIAZIONE DELFINI AZZURRI ONLUS ed ASSOCIAZIONE CALCIO CLUB DELLISANTI (mandanti) .

A partire dall’anno 2005, l’ ATI affidataria COOP EUROPA si rese gravemente inadempiente  un ordine alla corresponsione dei canoni previsti contrattualmente; società mandataria di cui venne poi dichiarato il fallimento con sentenza del Tribunale di Brindisi nr. 9 del 28.5.2007 , successivamente alla dichiarazione di fallimento avvenuta nel dicembre 2007 venne rideterminata la costituzione dell’ ATI, sostituendo la fallita COOPP. EUROPA la  SOC.COOP. CORDA FRATES, di cui come accennato risultava amministratore unico POMES Vincenzo Fabrizio.

Come precisato nella richiamata deliberazione della Giunta Comunale nr. 143 del 4.8.2001 detta ATI proseguiva a detenere senza alcun titolo legittimante il Centro Sportivo Magna Grecia, portando avanti di fatto, ed ai fini di lucro, la gestione della struttura comunale (al cui interno vengono peraltro sovente organizzati anche eventi di natura politica).

Pertanto preso atto di tale situazione e rilevato che  l’ ASSOCIAZIONE DELFINI AZZURRI ONLUS e l’ ASSOCIAZIONE CALCIO CLUB DELLISANTI   risultavano  debitori  della somma complessiva di  € 546.857,00 mentre la ATI SOC.COOP. CORDA FRATES, (mandataria)  l’ ASSOCIAZIONE DELFINI AZZURRI ONLUS ed  ASSOCIAZIONE CALCIO CLUB DELLISANTI   (mandanti)  risultava  debitrice di ulteriori  € 272.753,14 , nella richiamata delibera veniva stabilito di avviare il procedimento di rilascio e restituzione all’ entre proprietario del Centro Sportivo  “Magna Grecia” con contestuale indicazione di procedere ai necessari adempimenti per l’indizione della gara per l’affidamento in gestione del centro.

Effettivamente in data 28.5.2012 risultava essere stata emanata la determina nr. 155 della Direzione Patrimonio del Comune di Taranto appunto attinente l’indicazione di una procedura aperta per l’affidamento in concessione del servizio di gestione del Centro Sportivo Magna Grecia.

Gara – cui peraltro l ATI SOC.COOP. CORDA FRATES,  ASSOCIAZIONE DELFINI AZZURRI ONLUS e l’ ASSOCIAZIONE CALCIO CLUB DELLISANTI   stanti i detti debiti e relativi contenziosi, non avrebbero avuto i requisiti per partecipareche però di fatto non veniva indetta.

continua/1.