Da Equitalia alla voluntary, tutte le novità e le norme del decreto fiscale

CdG Ruffini_equitaliadi Marco Ginanneschi

Attraverso un sms o una e-mail Equitalia da oggi preannuncia una cartella esattoriale, ricorda a chi sta pagando a rate che ne manca solo una per decadere, oppure segnala che il pagamento delle rate non risulta regolare. Il servizio, voluto dall’ad di Equitalia, Ernesto Maria Ruffini, ( a destra nella foto) si chiama “Se mi scordo“,  è un SMS e simboleggia la volontà di costruire un nuovo rapporto tra cittadini e Fisco. Nei prossimi mesi il progetto verrà esteso alla rottamazione delle cartelle, prevista dal decreto collegato alla legge di Bilancio. “Vogliamo essere al fianco del cittadino e non contro – sottolinea Ruffini -. Sms o e-mail possono essere utili per offrire servizi più semplici e moderni“.

SI attiva allo sportello Se Mi Scordo” può essere attivato sia rivolgendosi ad uno dei 202 sportelli della società di riscossione, che sul portale www.gruppoequitalia.it. Nel primo caso è necessario compilare un semplice modulo in cui, oltre ai tradizionali dati personali e al codice fiscale, si deve scegliere se indicare il proprio numero di cellulare oppure la email su cui ricevere comunicazioni da parte di Equitalia. Per attivarlo dal sito del Gruppo è necessario avere le credenziali e quindi accedere nell’area riservata e seguire le indicazioni per registrarsi. Le comunicazioni, ad oggi, previste da “Se Mi Scordo” sono di tre tipologie: quando a Equitalia viene affidato un debito da riscuotere da uno dei 6.700 enti e in particolare Agenzia delle Entrate, Inps, Inail, e quindi Comuni (3.500), Province (86), Regioni (18), Ordini professionali territoriali (363), Aziende di trasporti (30) ed altri enti creditori; quando il contribuente che ha un piano di rateizzazione con Equitalia non ha pagato almeno la metà del numero massimo delle rate previste per decadere; quando manca soltanto una rata prima di decadere dal piano concordato. In uno dei 202 uffici di Equitalia è possibile trovare il modulo per richiedere il servizio. Gli sportelli Equitalia sono aperti dalle ore 8.15 alle ore 13.15, mentre quelli cosiddetti ad alta affluenza a Napoli, Torino, Milano e Roma fino alle 15,15.


Cd G equitalia portaleSul portale di Equitalia 
Dopo essere entrati sul portale www.gruppoequitalia.it, è necessario accedere con le credenziali di accesso (SPID, Agenzia delle entrate, Inps e Carta Nazionale dei Servizi) all’area riservata. Cliccare quindi su “Se Mi Scordo“, inserire il proprio numero di cellulare o l’indirizzo di posta elettronica. Confermare e salvare i dati dopo aver letto l’informativa sulla privacy. A quel punto il contribuente riceverà il codice di verifica con sms o mail a seconda della opzione che ha indicato. Cliccando nuovamente su”Se Mi Scordo”  potrà rendere attivo il servizio.

Ovviamente e-mail e sms sono puramente informative e non sostituiscono in alcun modo la notifica ufficiale di un atto. “Ribaltare prospettiva, sapendo che il ruolo della riscossione è antipatico, mettere al centro la persona, che non è solo un codice fiscale – aggiunge RuffiniPenso ai nostri sportelli dedicati alle imprese e alle partite iva. Così come alla app Equiclick o al portale di Equitalia che da luglio scorso ha raddoppiato gli accessi, che oggi sono 600 mila al mese”. L’ad di Equitalia guarda avanti: “Si può fare meglio e di più per offrire servizi più semplici e moderni, ma abbiamo sperimentato che migliorando il servizio e con un nuovo approccio ispirato alla fiducia, per quello che è nelle competenze e nei poteri di Equitalia, il cittadino ricambia e cerca di mettersi in regola”.

CdG agenzia entrateEquitalia verrà sciolta a partire dal prossimo 1 luglio 2017 , mentre resterà attiva Equitalia Giustizia, che si occupa esclusivamente del Fondo unico giustizia. Le precedenti ed attuali  competenze e personale di Equitalia passeranno all’ Agenzia delle Entrate-Riscossione, ente pubblico economico vigilato dal Ministero dell’ Economia e Finanze. L’attuale amministratore delegato di Equitalia diventa commissario straordinario per gestire la fase di transizione e approvare lo statuto. A seguito  delle modifiche varate,  non si chiederà più al personale dipendente di sottoporsi ad una procedura di selezione, ma verrà comunque effettuata una ricognizione delle competenze propedeutica ad “una collocazione organizzativa coerente e funzionale alle esigenze“.

Un nuovo articolo 1-bis proroga al 30 settembre 2017 le attuali deleghe dirigenziali ai funzionari delle Agenzie fiscali. Verrà prorogata al 30 giugno 2017 la possibilità di avvalersi di Equitalia come agente della riscossione per gli Enti locali.  Dal successivo 1° luglio, gli Enti potranno affidare anche l’attività di accertamento e liquidazione alla “nuova” Agenzia delle Entrate-Riscossione.Infine verranno potenziati  i dati a disposizione delle Entrate e la possibilità di accesso alle banche, poste  ed intermediari finanziari per consentire la riscossione e i pignoramenti.

Il decreto fiscale collegato alla manovra finanziaria dal Governo, dopo le modifiche approvate in commissione, è approdato lunedì scorso all’aula della Camera dei Deputati,  da cui si attende anche la richiesta di fiducia da parte del Governo. L’abolizione di Equitalia offre quindi  maggiori garanzie al personale dipendente, che non dovrà passare una selezione ma soltanto una verifica delle competenze prima di andare sotto le dipendenze dell’ Agenzia delle Entrate; verrà concesso maggiore disponibilità anche ai contribuenti, che avranno maggior tempo per aderire alla rottamazione delle cartelle. Verranno soppressi anche gli studi di settore e le semplificazioni fiscali, ed introdotta la possibilità per chi sfora i limiti del “regime dei minimi” di pagare una imposta sostitutiva al 27 per cento piuttosto di uscire dal regime. Crescono le agevolazioni fiscali per l’agricoltura e l’industria del cinema. Soldi per la contrattazione di secondo livello, le ferrovie e i Comuni che accolgono migranti, mentre .

QUESTI i contenuti principali in sintesi:

AGRICOLTURA, CALCIO E CINEMA. Il credito d’imposta per il settore del cinema è incrementato a 200 milioni di euro (60 milioni in più sono arrivati dalla commissione). Il fondo di garanzia delle Pmi viene incrementato di 895 milioni. Ci sono misure per l’accesso al credito delle imprese agricole. Si stabilisce che la Lega calcio destini il 10% degli incassi da diritti televisivi allo sviluppo dei settori giovanili e per il sostegno degli investimenti per gli impianti.

COMUNI ACCOGLIENTI. Salgono di 600 milioni le spese per l’accoglienza di stranieri, si aggiunge un comma che inserisce i comuni che accolgono i richiedenti asilo tra quelli beneficiari in via prioritaria degli spazi finanziari ceduti dalla Regione agli enti del proprio territorio: possono così peggiorare il saldo finanziario per spese in conto capitale.

CONCILIAZIONE VITA-LAVORO Si reindirizzano 19 milioni non usati nel 2016 al biennio 2017-2018, alimentando così il Fondo per il finanziamento di sgravi contributivi per incentivare la contrattazione di secondo livello, destinato in via sperimentale “alla promozione della conciliazione tra lavoro e vita privata”.

LIBIA. Autorizzate le spese per 17,4 milioni di euro, fino alla fine dell’anno, per l’ “operazione Ippocrate” in Libia.

REGIME DEI MINIMI. Il contribuente che superi le soglie dei minimi, per massimi 15mila euro di maggiori ricavi o compensi, in alternativa all’uscita dal regime dei minimi stessi può chiedere di pagare un’imposta sostitutiva del 27 per cento.

ROTTAMAZIONE CARTELLE. Viene ampliata la possibilità di definizione agevolata dei carichi affidati agli agenti della riscossione, relativi al periodo 2000-2016. Rientrano nella rottamazione le multe per quanto riguarda gli interessi e le more per ritardato pagamento. Il contribuente che aderisce paga solo le somme iscritte a ruolo a titolo di capitale, gli interessi legali e la remunerazione del servizio. Si risparmiano sanzioni, interessi di mora e somme aggiuntive su crediti previdenziali. E’ possibile dilazionare i pagamenti in rate con un costo del 4,5% annuo dal 1° agosto 2017. Le rate possono essere al massimo 3 nel 2017 e 2 nel 2018: il 70% del dovuto dovrà esser versato nel 2017 e il restante 30% nel 2018. Il termine per aderire è spostato dal 22 gennaio al 31 marzo 2017.

SPESOMETRO. Dal 1° gennaio 2017 salta la comunicazione dell’elenco di clienti e fornitori, ma entrano due nuovi appuntamenti trimestrali: comunicazione delle fatture emesse e ricevute; dati sulle liquidazioni periodiche dell’Iva. Arriva un credito d’imposta da 100 euro (per volumi d’affari sotto 50mila euro) per l’adeguamento tecnologico per effettuare le comunicazioni, aumentato di 50 euro per la trasmissione telematica. Credito esteso anche a chi sceglie l’opzione della fatturazione elettronica tra privati. Ridotte le multe per le violazoni sulle comunicazioni: 2 euro per fattura, con un massimo di 1.000 euro a trimestre, dimezzata se l’errore è corretto entro 15 giorni dalla scadenza. Per l’Iva, multe da 500 a 2.000 euro su omessa o infedele comunicazione. Sono poi eliminati alcuni adempimenti (leasing e operazioni con Paesi black list).  L’articolo 4-ter modifica alcuni punti in tema di accise.

STUDI DI SETTORE. Sono aboliti, al oro posto arrivano gli “indici sintetici di affidabilità fiscale”, che premiano i contribuenti più affidabili con esclusione o riduzione dei termini per gli accertamenti. E’ poi prevista una serie di semplificazioni fiscali. Ad esempio, tra le spese deducibili dal reddito di lavoro autonomo si inseriscono quelle per le prestazioni di viaggio o trasporto; si sposta dal 28 febbraio al 31 marzo il termine per la consegna della Certificazione unica da parte dei sostituti d’imposta; si introduce la tregua fiscale dal 1° al 31 agosto per la trasmissione di documenti e informazioni richiesti ai contribuenti dalle Entrate o da altri enti impositori. Stop anche al tax day: si posticipa dal 16 al 30 giugno il termine per versare il saldo dell’Irpef e dell’Irap, così come dal 16 alla fine del mese il giorno di riferimento per versare Ires e Irap.

VOLUNTARY DISCLOSURE. Riaprono i termini per far emergere i capitali detenuti all’estero e formati violando le regole sulle dichiarazioni dei redditi: si possono sanare le violazioni fino al 30 settembre 2016, con una finestra che va dal 24 ottobre scorso al 31 luglio 2017. Cambia la procedura rispetto all’edizione del 2014: il contribuente deve versare (o in unica soluzione, o con tre rate) quanto dovuto per imposte, ritenute, contributi, interessi e sanzioni senza prima presentare documentazioni o richieste. Se si fanno emergere contanti o valori al portatore, oggetto di grande scetticismo, ci sono procedure specifiche e si presume che siano il frutto di redditi accumulati violando gli obblighi di dichiarazione del 2015 e dei quattro periodi d’imposta precedenti.




ILVA, il miliardo 200 milioni di euro sequestrati ai Riva in Svizzera, bloccati per ricorso degli eredi

Le due figlie di Emilio Riva hanno rinunciato in Italia all’eredità del padre Emilio Riva, l’ex “patron” dell’ ILVA deceduto più di un anno fa, . Ma da degne furbette di tale padre, rivendicano l’eredità in Svizzera . Pertanto nonostante il semaforo verde da parte dell’autorità svizzera, l’importo di oltre 1miliardo ed alcune centinaia di milioni di euro che erano stati sequestrati su richiesta della magistratura italiana presso diversi conti correnti presso la banca svizzera UBS ad alcuni familiari dei Riva non sono ancora arrivati in Italia.  Il trasferimento dei fondi, è stato bloccato dal ricorso presentato da due figlie di Emilio Riva al Tribunale federale di Bellinzona — per bloccare (o meglio ostacolare)  il provvedimento col quale la Procura di Zurigo, condividendo la richiesta della magistratura italiana, aveva disposto la revoca del blocco del denaro depositato presso l’UBS .

Lo scorso 11 maggio  il Gip D’Ambrosio del Tribunale di Milano aveva disposto il rientro in Italia dei fondi, accogliendo la richiesta dei commissari dell’ ILVA di Taranto, e con i soldi sequestrati era prevista l’ emissione per il controvalore  in bond  da utilizzare per il risanamento ambientale e sanitario dello stabilimento siderurgico tarantino . Mancava quindi soltanto il  via libera  da parte delle autorità elvetiche al trasferimento dei fondi sequestrati, dai conti UBS in Svizzera al conto dell’ UBS in Italia, sotto il controllo del Fondo Unico Giustizia di Equitalia,   e ora che questo è arrivato (come era prevedibile) l’opposizione delle figlie di Emilio Riva al trasferimento.  I soldi erano stati sbloccati il 19 giugno dalla magistratura elvetica e precedentemente erano stati sequestrati alla famiglia Riva nel 2013 per reati finanziari e valutari, in conseguenza di una mendace dichiarazione di rientro “scudato” in Italia delle somme, che non è mai avvenuto.

CdG gruppo RIVA

Alcuni “numeri” del gruppo RIVA prima del “crack”

La rinuncia all’eredità degli eredi di  Emilio Riva  in Italia è stata chiaramente decisa dai figli di Riva con il chiaro intento di sottrarsi alle legittime pretese dei creditori. Le non semplici procedure per far rientrare le somme sequestrate dalla Svizzera in Italia, da utilizzare secondo quanto contenuto nel decreto “Salva Ilva”, successivamente convertito in legge il 3 marzo scorso, subisce ancora una volta un imprevisto stop.  Il problema è che adesso senza quei soldi  il risanamento della più grande acciaieria d’Europa non può partire in quanto la conseguenza del ricorso dalle figlie di Emilio Riva, è quello di sospendere lo sblocco dei fondi destinati all’ ILVA . Adesso è atteso nei prossimi giorni la decisione sul merito del ricorso, del  Tribunale di Bellinzona, e quindi nel frattempo tutto si è “paralizzato”.

La somma, soltanto allorquando verrà resa disponibile, verrà trasferita in Italia e quindi messa a disposizione del commissario straordinario dell’ILVA, Pietro Gnudi, in maniera tale che si possa convertire l’intero importo in obbligazioni destinate a essere immesse sul mercato e quindi utilizzate a vantaggio dello stabilimento di Taranto, secondo quanto previsto dal decreto Salva Ilva.

CdG-famiglia-RIVA

L’ importo di 1,2 miliardi era stata sequestrata nell’ambito dell’inchiesta avviata dalla Procura della Repubblica di Milano nei confronti di Adriano Riva  (il fratello di Emilio Rivan.d.r.) e di due commercialisti imputati di “truffa ai danni dello Stato” per un  trasferimento fittizio di beni. Secondo l’ipotesi della procura milanese, istruita e formulata formulata dai pm Mauro Clerici e Stefano Civardi, questi soldi sarebbero stai  sottratti volutamente dalle casse dell’ILVA per essere poi trasferiti nell’isola di Jersey, paradiso fiscale nel canale della Manica. Secondo il Gip di Milano, quei fondi costituivano il frutto di alcuni reati commessi dagli indagati in danno della società Fire Finanziaria, poi divenuta Riva Fire, quindi trasferiti illegalmente all’estero attraverso il loro occultamento in otto trust domiciliati in un paradiso fiscale e poi fatti riemergere attraverso lo scudo fiscale del 2009,  ma in maniera non conforme a alle Leggi.




I soldi per gli stipendi ILVA non sono finiti, come racconta qualche giornalista…

Un disinformato giornalista del quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno ha letteralmente seminato il panico fra i lavoratori dell’ ILVA, a seguito di un suo “articoletto” in cui sostiene che l’azienda commissariato dal Governo, non abbia i soldi per pagare gli stipendi di dicembre, circostanza contraria al vero, in quanto la gestione commissariale può contare sulla seconda tranche del prestito ponte messo a disposizione dalle banche, ed ottenuto certamente non sulla parola, come si usa fare nelle piccole banche paesane con cui qualcuno… è solito interloquire.

Schermata 2014-11-12 alle 02.44.34Queste notizie distorte provengono dai sindacalisti tarantini e da alcune associazioni pseudo-ambientali specializzate esclusivamente nel cercare del facile protagonismo mediatico, peraltro senza avere alcun titolo di rappresentanza istituzionale, nonostante si siano più volte candidati alle elezioni senza alcun risultato.

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Il quotidiano barese (ma in realtà ora di proprietà di un gruppo editoriale siciliano n.d.r.) sostiene che “La Commissione europea ritiene che il trasferimento dei soldi da Milano a Taranto costituisca un indebito aiuto di Stato e che aiuto di Stato sia addirittura anche il prestito ponte concesso da un pool di banche a Gnudi l’estate scorso. Il commissario trattò un prestito di 250 milioni di euro, incassando soltanto la prima tranche da 125 milioni, servita per pagare stipendi e fornitori. L’erogazione della seconda rata del prestito non è più così scontata e così probabilmente sarà lo stesso Gnudi nell’incontro con i sindacati metalmeccanici convocato per mercoledì prossimo a illustrare la situazione che allo stato, senza l’arrivo di soldi freschi, non assicura il pagamento a dicembre dello stipendio di novembre, della tredicesima mensilità e della quota parte del premio di produzione“.  

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A dire il vero non è la Commissione Europea a sostenerlo, ma bensì la solita associazione pseudo-ambientalista tarantina guidata da dilettanti allo sbaraglio e “professorini” di scuole medie, specializzata in comunicati stampa e dissertazioni di ogni e qualsiasi genere !  In realtà la Commissione Europea a seguito dei soliti esposti dei soliti ben noti “agitatori” di professione, ha chiesto come giusto che sia alla gestione commissariale dell’ ILVA semplicemente dei chiarimenti cioè di ricevere una risposta entro il 20 novembre, atto che è ben altra cosa da un’ingiunzione al Governo italiano di fornire le informazioni richieste . Solo in mancanza dei “chiarimenti” richiesti in via formale, si potrebbe aprire una procedura d’investigazione formale, che allo stato attuale non esiste !

Degli stretti collaboratori del commissario Gnudi, infatti smentiscono quanto sostenuto dalla Gazzetta del Mezzogiorno,  in quanto la decisione del Tribunale di Milano non è quella di un organismo governativo e quindi statale, ed infatti il Gip Fabrizio D’Arcangelo ha garantito che i soldi vengano utilizzati con tutte le cautele del caso a seguito di una causa ancora in corso con il Gruppo Riva.

I soldi (un miliardo e 200 milioni di euro) sequestrati ai Riva,  serviranno per un aumento di capitale vincolato all’adeguamento dello stabilimento pugliese alle prescrizioni del piano ambientale di luglio, che ha ampliato il range di interventi già previsti dall’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), ovvero le norme da seguire per evitare che l’acciaieria continui a inquinare. E non solo ! Questi interventi sono imprescindibili per riportare in piena operatività il grande stabilimento pugliese e poter consentirne la vendita ad uno dei gruppi che si sono candidati per l’acquisto.

Tribunale di Milano

nella foto il Tribunale di Milano

Le azioni derivanti dall’aumento di capitale saranno intestate al Fondo unico giustizia e, per esso, a Equitalia Giustizia. La cura prescritta dal piano ambientale supera gli 1,8 miliardi di euro: 250 milioni sono già stati investiti, i 1,2 miliardi trasferiti oggi ne copriranno gran parte . La possibilità di usare nell’ambientalizzazione i soldi sequestrati ai Riva era già prevista dalla legge Ilva-Terra dei Fuochi dello scorso febbraio ed è stata poi confermata nell’ultima Legge dell’estate scorsa.

Come abbiamo già scritto, e lo spieghiamo nuovamente, con 1,2 miliardi a disposizione, il commissario Gnudi è ora nelle condizioni di affrontare più agevolmente l’enorme partita del risanamento del siderurgico dell’ ILVA di Taranto considerato che l’azienda non aveva in cassa i soldi per i costi dell’ Aia pari a 1,8 miliardi di euro. Quindi non si tratta di aiuti di Stato, ma semplicemente di utilizzare i soldi sequestrati per effettuare i risanamenti che i Riva hanno sempre omesso di attuare.! 


Qualcuno della redazione di Taranto della Gazzetta del Mezzogiorno ignora, o meglio non capisce tali accortezze previste del Tribunale di Milano, e quindi poverino….dimentica di dire che il gip del Tribunale di Milano ha rigettato “per manifesta infodatezza” le eccezioni di incostituzionalità mosse nell’udienza del 17 ottobre dai difensori di Adriano Riva – fratello dell’industriale Emilio Riva scomparso qualche mese fa – e ha proceduto a disporre ed ordinare il trasferimento delle somme. 

Sarebbe interessante anche che qualcuno spiegasse all’estensore dell’articolo-terroristico  (dal punto di vista psicologico per i dipendenti) sull ‘ ILVA ed ai suoi ormai sparuti lettori le ragioni e le fonti che lo inducono ad azzardare affermazioni campate in aria e prive di alcun fondamento, sulla circostanza che “l’erogazione della seconda rata del prestito non è più così scontata“. Ha per caso il giornalista in questione contattato le banche ? Perchè se così non fosse,  tali affermazioni potrebbero configurare una violazione del “segreto bancario” previsto dalle nostre Leggi.

Ciliegina sulla torta….il solito ventaglio di opzioni annunciate sull’esito delle trattative in corso fra il commissario Pietro Gnudi ed i gruppi che hanno manifestato interesse per rilevare lo stabilimento siderurgico tarantino. Ma che grande novità…

Schermata 2014-11-12 alle 02.57.39Evidentemente poverini, alla redazione tarantina della  Gazzetta del Mezzogiorno non sanno più come riempire le pagine del loro giornale, sempre più in crisi, e dove attualmente i giornalisti che vi lavorano in redazione, scrivono ancora soltanto grazie all’ applicazione del contratto di solidarietà, che permette di evitare i licenziamenti individuali e collettivi, distribuendo il risparmio di ore lavorate sulla totalità della forza-lavoro, con il cosiddetto “lavorare meno per lavorare tutti”. Uno strumento contrattuale per evitare la chiusura o la delocalizzazione. Come è possibile quindi a leggere lezioni di imprenditorialità, politica e gestione manageriale, da chi a sua volta non è capace di attrarre lettori,  di far vendere copia del proprio giornale. Tutto ciò non è solo imbarazzante, ma è dir poco ridicolo !




Ilva, le bonifiche ambientali gli stipendi sono salvi. Arrivano dal Tribunale di Milano i soldi sequestrati ai Riva

Con una decisione che non appariva non del tutto scontata, e che molti “guru” del giornalismo giudiziario tarantino davano per pressochè impossibile, il gip del tribunale di Milano Fabrizio D’Arcangelo ha concesso il trasferimento  dei soldi sequestrati alla famiglia Riva, in favore della gestione commissariale guidata da Pietro Gnudi della non irrilevante somma di 1,2 miliardi di euro,  fondamentali e necessari per riprendere le bonifiche del più grande stabilimento siderurgico d’Europa (secondo l’ex subcommissario Edo Ronchi)  vale complessivamente circa 1,8 miliardi di euro. e far fronte al pagamento degli stipendi senza dover ricorrere ad ulteriori prestiti bancari, con il denaro riconducibile ai Riva occultato e depositato in larga parte sui conti delle banche svizzere Ubs e Banca Aletti (gruppo Banco Popolare) e che risultavano  formalmente intestati a otto trust domiciliati sull’isola di Jersey, noto paradiso fiscale della manica inglese. “Accertata la manifesta infondatezza” delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dalla difese, “occorre rilevare – si legge nel provvedimento del GIP  – come sussistano nel caso di specie tutti i presupposti per procedere al trasferimento previsto dalla norma”

Nel provvedimento, si indica che in caso di una sentenza positiva  per gli indagati nel processo , verranno riconsegnate loro azioni di nuova emissione dell’ ILVA spa, ottenute con la conversione dei beni sequestrati. Infine ha sottolineato che “la lamentata compressione del diritto di proprietà sui beni originariamente attinti dal sequestro preventivo non è costituzionalmente illegittima quando si rilevi preordinata a consentire il soddisfacimento contestuale di una pluralità di interessi costituzionalmente rilevanti e di rilievo superiore a quello del diritto inciso“.

Schermata 2014-10-11 alle 15.42.34Non appena i soldi saranno nella  piena disponibilità del commissario straordinario Piero Gnudi, che ne aveva chiesto il trasferimento,  verranno utilizzati innanzitutto per un aumento di capitale vincolato al necessario adeguamento dello stabilimento pugliese alle prescrizioni del piano ambientale di luglio, che ha esteso il raggio di intervento secondo quanto  già indicato e previsto dall’ Aia ( l’Autorizzazione integrata ambientale ), cioè delle norme e precauzioni da rispettare per evitare che l’ILVA continui a inquinare la città. Il gip milanese D’Arcangelo ha ritenuto di rigettare “per manifesta infodatezza” tutte le eccezioni di incostituzionalità  dei difensori di Adriano Riva , fratello dell’industriale Emilio Riva scomparso qualche mese prima  – addotte  e sostenute nell’udienza del 17 ottobre,  e ha quindi disposto affinchè si proceda al trasferimento dei soldi che arriveranno direttamente all’ ILVA in applicazione  di un decreto legislativo ad hoc che era stato emanato inizialmente nel giugno del 2013, e poi riveduto ed integrato nel febbraio di quest’anno per iniziativa del governo Renzi.

CdG Ilva gasometroUna cosa è certa. E’ urgente partire con la bonifica dello stabilimento di Taranto, affinchè la società possa recuperare tutta la sua potenzialità produttiva. Le quote azionarie conseguenti dall’aumento di capitale sociale dell’ ILVA, saranno intestate al Fondo unico giustizia rappresentato da Equitalia Giustizia. Gli interventi previsti dal piano ambientale superano di gran lunga l’importo di 1,8 miliardi di euro.  250 milioni sono già stati investiti, e quindi i 1,2 miliardi che arriveranno grazie al trasferimento disposto dal Tribunale di Milano copriranno gran parte degli investimenti necessari, mentre la parte mancante sarà carico dei nuovi eventuali compratori, che attendevano l’arrivo dei soldi nelle casse dell’ ILVA prima di formalizzare le offerte al commissario. I nomi che circolano come ben noto sono i franco-indiani ArcelorMittal in cordata con il gruppo Marcegaglia, l’indiana Jindal e il gruppo Arvedi di Cremonaquest’ultimo entrato nelle trattative  in parnership di investitori esteri – o forse della Cassa Depositi e Prestiti. Ma a questo punto, con i soldi in cassa, potrebbero spuntare fuori anche altri gruppo interessati all’ ILVA di Taranto.

CdG tribunale milano corridoiLa decisione del gip del Tribunale di Milano mette fine ad un percorso complicato che ha inizio nel maggio del 2013, quando lo stesso Gip aveva disposto il sequestro a seguito della richiesta presentata dai pubblici ministeri della Procura di Milano Stefano Civardi e Mauro Clerici, durante il corso di un’indagine fiscale effettuati nel confronti dei fratelli Riva., i quali in realtà si erano già messi nei guai da loro. I due fratelli avevano deciso di “scudare” i denari custoditi nei trust nel 2009 , aderendo al rientro fiscale ideato per far rientrare in Italia i soldi degli italiani trasferiti all’estero dall’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti . Un’escamotage più che conveniente anche per la coppia di industriali, che non avevano però eseguito la manovra di sdoganamento in maniera pressaochè ineccepibile: secondo le indagini della procura milanese, Emilio Riva aveva chiesto il rimpatrio dei soldi nella sua disponibilità, ed era quindi soggetto ben diverso  da chi invece aveva costituito i “trust” ( cioè suo fratello Adriano Riva-  n.d.r) e quindi il primo non poteva attivare lo scudo.

Nel motivare la sua decisione il gip D’Arcangelo ha voluto sottolineare che, come in questo caso, “nel conflitto tra i diritti proprietari dei soggetti attinti da trasferimento coattivo e gli interessi costituzionalmente rilevanti al diritto all’ambiente salubre, al lavoro e alla salute, i primi debbano assumere una valenza necessariamente”secondaria” osservando e ricordando che non è la prima volta che “l’interesse strategico di determinate attività economiche induce il legislatore ad interventi straordinari e urgenti ed, in tali contesti normativi (…) (in tema di amministrazione delle grandi imprese in stato di insolvenza) gli interessi patrimoniali (come quello dei creditori delle imprese di grandi dimensioni) devono recedere di fronte a quello alla conservazione delle risorse produttive e dei livelli occupazionali”.

Nell’inchiesta,  erano finiti anche Franco Pozzi ed Emilio Gnech, professionisti dello studio Biscozzi Nobili che da molti anni è vicino agli industriali, con la pesante accusa di riciclaggio a proprio carico. Nei confronti i due fratelli Riva, invece le accuse erano quelle di truffa ai danni dello Stato e intestazione fittizia di beni. I soldi, attraverso triangolazioni di facciata, erano infatti finiti all’estero attraverso alcune operazioni effettuate fra l’ ILVA spa , la sua capogruppo Riva Fire e le loro società basate in Olanda e Lussemburgo, strumenti o meglio sponde che aveva consentito loro di accumulare ed occultare profitti economici al Fisco italiano in barba alla legge, svuotandole successivamente fino allo stato attuale.

Cdg Fabio Riva_ArchinàL’inchiesta milanese,  col tempo com’è noto, si è espansa e ne ha prodotte altre, come quella per  “truffa ai danni dello stato”  e per  “frode fiscale” in relazione ai fondi ottenuti grazie alla legge Ossola, con un processo che  in primo grado si è concluso con una condanna a Fabio Riva ( figlio di Emilio)  a 6 anni e mezzo di carcere, il quale  si trova dopo la sua latitanza a Londra, ancora in stato di fermo, ed il prossimo imminente 3 novembre si terrà l’udienza decisiva per la sua richiesta estradizione in Italia.

Il Commissario Straordinario dell’ ILVA , Piero Gnudi, ha appreso con soddisfazione della decisione del GIP del Tribunale di Milano, Fabrizio D’Arcangelo, che ha accolto la sua richiesta di trasferire a ILVA i beni sottoposti a sequestro nel procedimento penale a carico della famiglia Riva, in linea con quanto previsto dalle Leggi “Terra dei Fuochi” e “Competitività”. “Questa decisione è un passo importante per l’attuazione del piano ambientale previsto dall’AIA che dalle nuove risorse potrà avere un rinnovato impulso e faciliterà la gestione dell’impresa e la soluzione del “problema ILVA” per il coinvolgimento di nuovi azionisti”.