La Procura di Taranto smentisce l’ambientalista Angelo Bonelli

il Procuratore Capo di Taranto Carlo Maria Capristo

ROMA – Con un comunicato stampa firmato dal Procuratore Capo di Taranto Carlo Maria Capristo in serata è stato smentito quanto dichiarato dall’ex consigliere comunale di Taranto Angelo Bonelli (ripetutamente “trombato” dagli elettori alle elezioni regionali nel Lazio e politiche a Taranto) sul presunto presunto coinvolgimento dell’ Avv. Amara nel confronto intercorso tra la Procura Taranto e e la struttura commissariale di Ilva in amministrazione straordinaria, richiamato nel comunicato stampa a firma dell’esponente dei Verdi.

Si rendono doverose alcune precisazioni per correttezza di informazione. Come risulta in atti, l’ Avv. Amara non ha mai ricevuto alcun incarico per il procedimento penale “Ambiente Svenduto“, né tanto meno per la specifica vicenda del patteggiamento di Ilva in as, quale Ente incolpato ai sensi del dlgs231/2001. Il suddetto legale, quale mero consulente – di supporto alla struttura commissariale- in materia ambientale, rappresentata dal Prof. Laghi, ha preso parte soltanto a n.3 dei n.26 incontri collegiali sul tema, limitandosi esclusivamente a presenziare al confronto“.

gli ex-commissari ILVA Carruba, Laghi e Gnudi

“La Procura è sempre stata rappresentata da tutti i componenti del pool che seguiva il processo ambiente svenduto composto dal Procuratore Capo, dal Procuratore Aggiunto Argentino (all’epoca dei fatti, poi trasferitosi a Matera – n.d.r. ) sostituti procuratori dott.ri Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile (trasferita a Leccen.d.r. ), Remo Epifani, Raffaele Graziano”  Il comunicato continua: “In occasione dell’ incontro avvenuto 24 ottobre 2016, hanno presenziato anche il Procuratore Capo di Milano dr. Francesco Greco ed i Sostituti Mauro Clerici e Stefano Civardi, in ragione delle connessioni sostanziali e processuali intercorrenti con i procedimenti pendenti presso il Tribunale di Milano a carico della famiglia Riva (Bancarotta Ilva)”  .

“La struttura commissariale di Ilva è sempre stata rappresentata dal difensore e procuratore speciale Avv. Angelo Loreto ( a lato nella foto n.d.r.), materiale estensore e sottoscrittore dell’istanza di patteggiamento verso la quale è stato prestato il consenso della Procura. Avverso ordinanza di rigetto del patteggiamento è stato proposto dalla struttura commissariale Ilva ricorso per Cassazione. La Suprema Corte, pur dichiarando l’inammissibilità del ricorso, ha riconosciuto la fondatezza dei vizi di legittimità dell’ordinanza stessa, che potrebbe quindi essere impugnata al termine del processo di primo grado” conclude il comunicato che ricostruisce la verità di quanto accaduto con dovizia di particolari e testimoniante sicuramente attendibili e smentisce Angelo Bonelli, che ancora una volta ha perso una buona occasione per tacere parlando a sproposito e per sentito dire dai suoi “adepti” locali .

Angelo Bonelli nella sua palese “ignoranza” in materia giudiziaria, aveva richiesto nel pomeriggio con un suo comunicato stampa (che il CSM ha letteralmente ignorato) che “il Consiglio Superiore della Magistratura dovrebbe con celerità intervenire e sospendere dalle funzioni il procuratore capo della repubblica di Taranto dr. Carlo Maria Capristo ed accertare che rapporti c’erano tra il procuratore e l’avvocato Amara nella vicenda Ilva“.

Forse è il caso che qualcuno spieghi a Bonelli che non si rimuove un procuratore capo soltanto perchè iscritto nel registro degli indagati, che peraltro è un atto dovuto e di garanzia nei confronti dell’indagato secondo quanto previsto per Legge e dal Codice Penale . Ben altra cosa è essere rinviato a giudizio o imputato in un processo. Trattasi quindi, come dicevamo, di “ignoranza giudiziaria“. Che spiega anche come mai il signor Angelo Bonelli da 10 anni a questa parte si candidi inutilmente dappertutto con chiunque senza successo. Infatti, la legge non ammette ignoranza…!




“Tutto l’acciaio del mondo non vale una sola vita”: a Taranto in migliaia alla fiaccolata per ricordare i bambini morti di tumore

Giorgio Di Ponzio ed il suo papà

TARANTO – Un mese dopo la prematura scomparsa di Giorgio Di Ponzio, il 15enne morto a causa di un sarcoma contro il quale ha lottato per tre anni, si è svolto un corteo per le vittime dell’inquinamento a Taranto. Sono scesi  in migliaia  tarantini in strada per partecipare alla ‘Fiaccolata per i nostri angeli‘ organizzata  in memoria dei bimbi morti per il cancro e per le malattie connesse all’inquinamento.

L’immagine del sorriso di Giorgio stampato sulle magliette dei partecipanti al corteo che attraversa le vie della città in cui è cresciuto e in cui coltivava le sue passioni, quella per il Taranto Calcio, per il mare, la pesca e le moto  ancora oggi continua a vivere.  La marcia è partita dopo il raduno davanti all’ingresso principale dell’Arsenale, percorrendo tutta la via Di Palma, piazza Immacolata, via D’Aquino, corso ai Due Mari, con la commemorazione conclusiva in piazza Carbonelli. In uno degli striscioni compare la scritta: “Tutto l’acciaio del mondo non vale la vita di un solo bambino“.

I genitori di Giorgio, Angelo e Carla Di Ponzio hanno raccolto decine di offerte destinate all’organizzazione della fiaccolata. “Questa giornata l’abbiamo pensata con gli altri genitori che hanno perso i loro piccoli per il cancro. Qui abbiamo una città malata. Vogliamo sensibilizzare quanta più gente possibile, perché le morti dei nostri figli devono diminuire”. Una fiaccolata che quindi non è solo per il piccolo Giorgio,  ma che è in ricordo di tutti i bambini morti di cancro e le vittime di malattie che si ritengono connesse all’inquinamentoNoi vorremmo che il 25 febbraio diventasse giornata nazionale per le piccole vittime dell’inquinamento”, spiega papà Angelo

Nei giorni scorsi, in nome dell’ “Associazione Giorgio forever, il papà del ragazzo aveva chiesto simbolicamente ad “Arcelor Mittal e alle altre industrie fonte di inquinamento a Taranto di spegnere i propri impianti” per la giornata di lunedì 25, in rispetto alle vittime. Una richiesta tecnicamente impraticabile, ma accolta dal nuovo vertice dell’azienda ha abbassato le bandiere a mezz’asta in segno di rispetto.

 

La multinazionale franco-indiana dell’ acciaio ha voluto manifestare la propria presenza e solidarietà in questa giornata “Per esprimere la nostra vicinanza alla comunità di Taranto – riporta in un post di ArcelorMittal  su Facebook – in ricordo di Giorgio Di Ponzio e dei giovani tarantini scomparsi, oggi abbiamo esposto a mezz’asta le bandiere dello stabilimento di Taranto e invitato i colleghi a unirsi al lutto cittadino proclamato dal Comune“. I dipendenti del siderurgico di Taranto hanno osservato un minuto di silenzio alle ore 18, in concomitanza con la partenza della fiaccolata . Un comportamento sicuramente degno di cronaca e ben differente da quello della famiglia Riva, proprietaria dell’ ex-Ilva.

Analoga alla tragedia che ha colpito la famiglia Di Ponzio c’è anche quella di Domenico Palmisano, il 26enne di Palagiano morto dopo aver dato l’ultimo esame universitario prima della laurea in informatica. Le vicende piene di dolore che hanno colpito non poche famiglia a Taranto sono veramente molte  e la marcia di ieri sera ha rappresentato non soltanto una maniera per ricordarli ma sopratutto per far sentire la propria voce. Ricordando  Vincenzo Mero, scomparso due giorni prima dello scorso Natale a soli 19enne per una leucemia. Per non dimenticare Alessandro, un bambino morto di cancro a soli 7 anni.

I coniugi Di Ponzio hanno scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per chiedere che ai bambini di Taranto venga riconosciuta una medaglia al Merito che “riconosca il loro calvario e il loro sacrificio avverso alle ingiustizie sociali e ambientali subite“. L’appello dei genitori di Giorgio è stato rivolto anche a Papa Francesco per chiedere “se l’enciclica ‘Laudato Siì abbia effetto su questa città martoriata dove ogni legge è stata sorpassata a favore del profitto e ogni matrice ambientale è stata violentata” e descrivere la situazione in cui ha vissuto la città dei due mari.

Al sindaco del Comune di Taranto è stato chiesto di intitolare una piazza o un giardino della città della città alle vittime innocenti dell’inquinamento,  ed apposta una lapide in marmo con i nomi dei bimbi deceduti incisi sopra. Sperando, una volta realizzata ed apposta, di non doverla aggiornare con il passare del tempo. (D.D.M.)




Ecco come Emiliano e Melucci hanno “scelto” assessori e consulenti…

ROMA – Il magistrato (in aspettativa) Michele Emiliano  durante la scorsa primavera-estate, allorquando cercava di affermarsi come “leader” politico candidandosi alle primarie nel Partito Democratico , mentiva dinnanzi alla Commissione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura (dove lo abbiamo sentito con le nostre orecchie e registrato) sostenendo che “nessun mio assessore è mai stato coinvolto in vicende giudiziarie“, spacciandosi come “uomo delle istituzioni” venendo però puntualmente smentito dagli elementi contrapposti  dall’ accusa, rappresentata dal sostituto Procuratore Generale della Corte di Cassazione.

Emiliano e Mazzarano

Infatti il suo “caro” neo-assessore Mazzarano, all’epoca dei fatti capogruppo del Pd al Consiglio Regionale Puglia era stato rinviato a giudizio (processo da cui si è salvato grazie all’intervenuta prescrizione n.d.r.) per “finanziamento illecito ai partiti” avendo richiesto ed ottenuto un contributo (accertato e mai dichiarato) dal faccendiere barese Gianpaolo Tarantini, con cui aveva finanziato la Festa dell’ Unità a Massafra  , feudo… elettorale del Mazzarano, in cui l’anno successivo alla sua immeritata elezione alla Regione, la lista del Partito Democratico alle elezioni comunali aveva ottenuto appena il 7 per cento, cioè il minimo storico ottenuto dal Pd nelle comunali in tutt’ Italia !

Ancora una volta è il CORRIERE DEL GIORNO a scoprire e rivelare ai propri lettori la verità che pur essendo sotto gli occhi di tutti, in molti giornali e giornalisti (con la complicità silente dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia e l’ Assostampa di Puglia) hanno sinora cercato di nascondere pur di raggiungere qualche salto di carriera, uno stipendio a mese, o in un caso il palcoscenico nazionale. Ecco quindi cari lettori chi sono gli “adepti” della corrente di Michele Emiliano.

La nomina di Massimiliano Motolese, ad mesi assessore ai  fondi strategici, società partecipate ed innovazione del Comune di Taranto, non è stata meritata da un proprio consenso ottenuto in termini di voti, ma bensì “ereditato” dalla madre Carmela Galluzzo Motolese, consigliera del Partito Democratico  nell’attuale consiliatura  comunale, nomina che era stata preceduta da un incarico-assunzione del giovane “figlio di mamma” ricevuta,  proprio dal gruppo del Partito Democratico al Consiglio Regionale della Puglia (sotto la guida di Michele Mazzarano n.d.r), a cui aveva fatto seguito l’incarico di “Consulente tecnico” dell’  Autorità di gestione della Regione Puglia.

Ma evidentemente Motolese non ha buona memoria…. o probabilmente ha preferito perderla manifestando tutta la sua (in)coerenza, prima di essere accontentato dagli amici della cara “mammina”. Il giovanotto infatti soltanto qualche anno prima non aveva molta stima e simpatia per il Partito Democratico,  come testimonia un suo tweet ancor’oggi presente sul suo account, definendola “la loggia massonica #Pd” salvo poi evidentemente cambiare idea.

Michele Emiliano e Michele Mascellaro

L’altra “assunzione pubblica”  a spese del contribuente voluta ed ottenuta dalla banda (pardon…corrente !) Emiliano, in spregio alle vigenti normative deontologiche giornalistiche, è stata quella di Michele Mascellaro, giornalista barese-portaborse-ventriloquo  “tuttofare” di Michele Mazzarano, di cui questo giornale vi ha già offerto a suo tempo le gesta poco edificanti, allorquando dirigendo il quotidiano tarantino Taranto Buona Se era al “servizio permanente effettivo” di Girolamo Archina il grande corruttore di giornalisti e politici per contro della famiglia RIVA, all’epoca dei fatti proprietaria dell’ ILVA, successivamente imputato e “protagonista” del noto processo in corso “Ambiente Svenduto”. Di Mascellaro (guarda QUI) potete leggervi come intendeva il giornalismo libero (???) ed (in)dipendente !

Ebbene Mascellaro mentre continuava ad essere giornalista (“responsabile della redazione di Bari”) del quotidiano Taranto Buona Sera edito dalle società cooperativa Dossier (prima) e cooperativa Sparta (poi) con sede legale a Grottaglie (Taranto) che gli hanno pagato lo stipendio, due anni fa  si  è fatto assumere contemporaneamente dal Gruppo PD alla Regione Puglia, come si legge in un articolo dell’edizione barese del Corriere del Mezzogiorno-Corriere della Sera  in cui il Pd con suo comunicato rendeva noto che “Accogliendo l’invito dell’Associazione della Stampa di Puglia, i nominativi per l’ufficio stampa sono stati selezionati tra i giornalisti iscritti all’Ordine. Tra i vari curricula esaminati la scelta è ricaduta su Carmen Carbonara, Giovanni Dello Iacovo, Michele Mascellaro“.

Come può un giornalista essere alle dipendenze di un quotidiano (che fino a poco prima dirigeva !)  e contemporaneamente dipendente di un Partito? Se qualcuno ce lo vuole spiegare, noi siamo a sua completa disposizione. Documenti alla mano però !

 

Evidentemente all’ Ordine dei Giornalisti di Bari, all’ Assostampa di Puglia, ed al Presidente della Regione Puglia deve essere sfuggito….. quanto contemplato nell’ articolo 2 (fondamenti ideologici) del  Testo Unico dei Doveri del Giornalista (leggi QUI) : “Il giornalista accetta indicazioni e direttive soltanto dalle gerarchie redazionali, purché le disposizioni non siano contrarie alla legge professionale, al Contratto nazionale di lavoro e alla deontologia professionale….né accetta privilegi, favori, incarichi, premi sotto qualsiasi forma (pagamenti, rimborsi spese, elargizioni, regali, vacanze e viaggi gratuiti) che possano condizionare la sua autonomia e la sua credibilità”. Infatti non a caso dinnanzi al Consiglio di Disciplina dell’ ordine dei Giornalisti pugliesi pende da anni, ancora oggi aperto, un procedimento a carico di Mascellaro il quale non ha mai inteso presentarsi e farsi giudicare, al contrario di altri due sfortunati colleghi tarantini.

Chissà cosa ne penserà il Presidente del Tribunale di Bari, che ha da poco nominato il nuovo Consiglio di Disciplina dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia, affidandone la presidenza a Nicola Colaianni, un ex magistrato.

O forse la circostanza che nel settembre 2013 il nome di Colaianni era  stato indicato dal Partito Democratico come membro “laico” del CSM, (senza però raggiungere i voti necessari) aiuterà Mascellaro ad evitare il procedimento disciplinare ?

 

AGGIORNAMENTO. L’ assessore “di mammà”, Massimiliano Motolese dopo il nostro articolo ha eliminato dal proprio account Twitter  (che noi abbiamo salvato) il commento “la loggia massonica #Pd”  con cui definiva il Partito Democratico , parlando di chi sinora gli ha dato da mangiare e lavorare. Evidentemente la coerenza ed il coraggio gli mancano. Un classico “leone da tastiera”….!

 

 

 




E’ costata 16 miliardi all’ Italia la crisi dell’Ilva

ROMA – La crisi dell’Ilva è costata all’economia nazionale italiana per essere precisi , 15 miliardi e 800 milioni. Tanto . Questo l’impatto sul nostro PIL (prodotto interno lordo) causato dalla minore produzione dell’impianto di Taranto secondo i calcoli dello Svimez, che, su richiesta del Sole 24 Ore, ha inserito nel suo modello econometrico i dati sull’andamento manifatturiero reale forniti dall’impresa. Il deterioramento dell’ “output” è risultato significativo. In cinque anni , fra il 2013 e il 2017 sono andati in fumo quasi 16 miliardi di euro di Pil  ,cioè  l’equivalente di una manovra finanziaria sui conti pubblici in tempo di recessione.

Il primo elemento che colpisce, come evidenzia lo SVIMEZ  è la costanza dell’effetto negativo. Tutto ha origine con l’arresto di Emilio Riva e dal sequestro degli impianti disposti dalla Procura di Taranto , avvenuti il 26 luglio 2012,  a seguito della quale sono accadute molte cose. Il 26 novembre 2012 vengono sequestrate 900mila tonnellate di semilavorati e di prodotti finiti per il valore di un miliardo di euro. Il 24 maggio 2013, vengono “bloccati” ai Riva beni per 8 miliardi di euro, la cifra da loro risparmiata – secondo l’opinione ed i calcoli dei custodi giudiziari – per il mancato ammodernamento degli impianti. Il 4 giugno 2013, il Governo Letta procede al commissariamento dell’ ILVA . Il 5 gennaio 2016, viene reso reso pubblico il bando per la vendita. Il 30 novembre 2016, il Governo Renzi raggiunge un accordo extra-giudiziale con la famiglia Riva per il rientro degli 1,3 miliardi di euro custoditi fra la Svizzera e il paradiso fiscale delle isole Jersey e scoperti dalla Guardia di Finanza a seguito di una dichiarazione non veritiera di “scudo” fiscale introdotto dal ministro Giulio Tremonti durante il Governo Berlusconi.

AmInvestco Italia, la società a maggioranza Arcelor Mittal (85%) ed a minoranza Gruppo Marcegaglia (15%), si aggiudica l’ ILVA il 6 giugno 2017 . Arrivando ai nostri giorni, si consumano gli scontri fra il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e il sindaco del Comune di Taranto, Rinaldo Melucci, propugnatori di un minaccioso (ed inutile, secondo noi) ricorso al Tar di Lecce contro il decreto sul piano ambientale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ed il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda.  Un percorso accidentato in questi cinque anni avente  sullo sfondo, il vano tentativo di trovare una conciliazione fra salute d occupazione, una piaga che non è stata ancora guarita a Taranto e che soltanto un cieco o un folle non vedrebbe.

Come il CORRIERE DEL GIORNO ha più volte scritto e denunciato (unico organo di informazione a farlo !)  abbiamo assistito ad un vero e proprio conflitto fra i poteri dello Stato: una magistratura desiderosa più di visibilità e palcoscenico nazionale che di giustizia e la politica, con la prima prevalente grazie al potere giudiziario esercitato, rispetto alla seconda.  Nella stima inedita della Svimez emerge la linearità della perdita di ricchezza nazionale: 3,22 miliardi di euro di Pil in meno nel 2013, 3,23 miliardi in meno nel 2014, 3,42 miliardi in meno nel 2015, 2,5 miliardi in meno nel 2016 e 3,47 miliardi in meno nel 2017. Un bel risultato non c’è che dire…per il quale nessun magistrato, consulente della procura, commissario straordinario pagherà mai un solo centesimo di euro !

La freddezza dei numeri appare evidente , non può chiaramente tener presente gli sforzi o i ritardi nella annosa risoluzione del problema ambientale che rimane il “cuore” della questione Ilva, e fa risaltare quanto l’impatto economico sia profondo  per la fisiologia del Paese.

Basti sapere che, a causa gli effetti diretti e indiretti della minore produzione della acciaieria di Taranto,  l’export nazionale è stato “decapitato” fra il 2013 e il 2017,  sulla base calcoli effettuati da Stefano Prezioso economista della Svimez,  – di 7,4 miliardi di euro. Un dato che dimostra quanto l’incapacità  dei precedenti proprietari (Gruppo Riva) e della politica, della magistratura e dei sindacati di raggiungere una mediazione, un accordo e sopratutto un reale e stabile punto di equilibrio in questa vicenda abbia danneggiato non poco la natura manifatturiera e orientata all’export di un Paese delle fabbriche, che ha avuto fin dagli anni Cinquanta una delle sue componenti principali e più importanti nella siderurgia.

Contestualmente  i calcoli e le analisi della Svimez fanno chiarezza su uno dei principali quesiti di una vicenda che, qualsiasi sia il giudizio o l’opinione  su di essa, è senza dubbio di “interesse nazionale“: il maggiore import estero conseguenziale alla crisi dell’Ilva. Per dirla in soldi ed essere chiari, i vantaggi acquisiti dai gruppi stranieri concorrenti all’ ILVA di poter conquistare delle quote di mercato e nel appropriarsi delle parti più ricche della filiera del valore nelle forniture di acciaio alla manifattura italiana. Secondo la Svimez, questo altro capitolo di ricchezza svanita e persa strada facendo costituisce in cinque anni ad un valore economico pari  a 2,9 miliardi di euro. In questa vicenda, applicando un criterio di valutazione economica, vi è anche un altro aspetto che, è stato trascurato: il tema degli investimenti fissi lordi nazionali andati perduti  in maniera diretta e indiretta trasformando l’ ILVA in un “gigante”  limitato dalla magistratura, che ha visto scendere la produzione dalle nove milioni di tonnellate toccate sotto la gestione del Gruppo Riva agli attuali cinque milioni di tonnellate (quasi il 50% in meno) e con una minore capacità produttiva di generare ricavi e valore.

Va anche detto che l’impianto di Taranto non ha mai realizzato una eccelsa produzione specializzata ed innovativa. Al contrario, si è sempre collocata su un segmento medio basso, con la “spremitura” dell’impianto e con l’“efficienza organizzativa” dei Riva a garantire una buona produttività (e buoni bilanci). Ma è altresì vero che la scelta  obbligata, da parte dei commissari ,  di non fare implodere i conti mantenendo a livelli accettabili i ricavi, ha portato ad una diminuzione del ciclo interno ed a politiche di acquisti più espansive. A causa della gracilità generale dell’impianto e per l’irradiamento di questa sua debolezza, ecco che gli investimenti fissi lordi persi a causa della riduzione della produzione sono stati pari  fra il 2013 e il 2017  a 3,7 miliardi di euro.

Enzo Cesareo

Per non parlare di un indotto “paralizzato” ed indebitato a causa dei pagamenti non pagati da parte dell’ ILVA in amministrazione straordinaria, che diceva ai suoi fornitori “continua a lavorare a fornirci, altrimenti non lavori più per noi” senza pagare i debiti maturati che hanno raggiunto i 180 milioni di euro alla data odierna, con le oltre 300 aziende dell’indotto ed in appalto, che rischiano di fallire e non hanno più credito dalle banche, come ha ricordato ed evidenziato nei giorni scorsi in una conferenza stampaVincenzo Cesareo il presidente di Confindustria Taranto .

In realtà,  questo problema, è strategicamente maggiore rispetto alla semplice quantificazione del “danno” per usare un linguaggio tecnico-giuridico, in una storia piena di troppi magistrati ed altrettanti avvocati . In un Paese come l’Italia, che come evidenzia lo Svimez ha un problema strutturale con la dimensione di impresa per via della ritirata dei grandi gruppi privati e post-pubblici, il danno economico di fatto non è rappresentato soltanto dai 3,7 miliardi di euro di investimenti in meno. Il danno infatti è prevalentemente costituito anche da quello che non si vede: la diminuzione di quello che gli economisti chiamano “spillover, cioè la diffusione informale di innovazione verso i clienti e i fornitori, che sono per lo più piccoli e medi imprenditori.

Concludendo vi  un tema “sociale” che appare complementare alla “questione ambientale”: i consumi persi dalle famiglie in quanto i redditi di chi è in Cassa Integrazione sono chiaramente  inferiori alla normalità. Consumi andati persi perché quando lavori in una azienda dell’indotto locale tarantino o in una società della filiera della fornitura nazionale il tuo posto di lavoro è sempre costantemente “a rischio”. In questo caso, il calcolo finale elaborato dagli economisti della Svimez consiste in 2,5 miliardi di euro. Cioè mezzo miliardo di euro all’anno in meno, dal 2013 ad oggi. Questi sono i “reai” numeri di Taranto e per l’Italia. Ed i numeri parlano. Molto meglio delle carte giudiziarie e tantomeno dei ricorsi dei “masanielli” di turno.




La legalità di Emiliano ? Nomina assessore Mazzarano, salvatosi da un processo per finanziamento illecito al Pd grazie alla prescrizione

ROMA – Il “magistrato” Michele Emiliano ancora una volta manifesta la sua predilizione per l’illegalità, e lo dimostra con la nomina ad assessore del massafrese Michele Mazzarano, un suo “fedelissimo”, salvatosi da una condanna pressochè certa grazie all’intervenuta prescrizione del reato, alla quale il politicante di Massafra non ha saputo fare a meno. I fatti risalgono al 2008 quando Mazzarano, originario di Massafra (Taranto), era vicesegretario regionale del partito. La vicenda riguarda i diecimila euro che Gianpaolo Tarantini (il noto “Gianpi” che procurava le escort a Berlusconi) aveva consegnato nell’aprile 2008 a Michele Mazzarano, per pagare il concerto di Eugenio Bennato in occasione dell’evento di chiusura della campagna elettorale del Pd a Massafra per le elezioni politiche.

Il gup del Tribunale di Bari Sergio Di Paola a settembre del 2014  decise per il rinvio a giudizio di Mazzarano ed il il processo a suo carico  nei confronti  di Michele Mazzarano  consigliere regionale pugliese del Pd,   e dell’imprenditore (fallito) Gianpaolo Tarantini, entrambi accusati di illecito finanziamento ai partiti, iniziò tre mesi dopo,  cioè 9 dicembre 2014. Mazzarano venne inoltre  rinviato a giudizio  anche per un episodio di millantato credito , mentre sempre per un altro millantato credito, il Giudice si dichiarò incompetente e dispose l’invio degli atti riguardati il politicante massafrese alla Procura della Repubblica di Taranto.

La “verginella” Mazzarano, come  il Corriere del Giorno aveva già raccontato (leggi QUI), a suo tempo si stracciava le vesti atteggiandosi a “perseguitato” dichiarando:  “Nel processo tali accuse si scioglieranno come neve al sole. Rimane l’agonia mia e delle persone a me più care per questi lunghi cinque anni di vera e propria via crucis. Quando la giustizia agisce così, rovina la vita delle persone oneste“, aggiungendo  “Dopo due anni di indagini e altrettanti di udienza preliminare – spiega Mazzaranofinalmente un giudice di merito potrà raccogliere la prove che confermeranno la mia correttezza e la mia totale innocenza. Rimane l’agonia mia e delle persone a me più care per questi lunghi cinque anni di vera e propria via crucis. Quando la giustizia agisce così, rovina la vita delle persone oneste“. Peccato che il “giudice di merito” abbia potuto soltanto applicare l’intervenuta prescrizione, e Mazzarano si sia salvato, da una condanna pressochè certa !

Emiliano ha così premiato la “fedeltà” di Mazzarano, eletto alle ultime regionali, grazie ai voti ricevuti a Taranto in “dote” dal gruppo dell’ on. Michele Pelillo (recentemente passato anch’egli con Emiliano) alle ultime elezioni regionali, senza dei quali non sarebbe mai stato eletto. La limitata forza (o meglio) debolezza elettorale di Mazzarano si è manifestata successivamente alle amministrative comunali del 2016 quando nel suo comune, a Massafra, la lista del Pd ha conseguito un’ottimo risultato….: il 7% dei voti. Il peggior risultato del partito democratico in tutt’ Italia.

Bisogna riconoscere all'”accoppiata” Emiliano-Mazzarano il primato dell’incoerenza. Infatti fino all’ anno scorso Mazzarano si auto-proclamava “seguace” a livello nazionale di Roberto Speranza (all’epoca dei fatti ancora nel Pd n.d.r.) , alleato di Pelillo (all’epoca dei fatti “renziano” ) a Taranto, e con Emiliano a Bari. Ed infatti in occasione dell’ultima campagna referendaria, Mazzarano aveva provato a sostenere l’iniziativa referendiaria per il “Si” di Matteo Renzi,  organizzando una manifestazione pubblica a Massafra invitando ad un dibattito il Ministro Claudio De Vincenti (un “renziano” di ferro) che invece Emiliano ha osteggiato aderendo al “No” !

Ciliegina sulla torta l’adesione di Mazzarano “last minute” alla corrente di Emiliano, a cui nel frattempo il “politicante” di Massafra. nella sua precedente veste di capogruppo in consiglio regionale, aveva assunto al gruppo del Pd alla Regione Puglia,Gianni Paulicelli l’autista-ombra-amico di Michele Emiliano  ed un amico di suo fratello, un giornalista barese, Michele Mascellaro noto alle vicende per il suo coinvolgimento nelle vicende dell’inchiesta giudiziaria “Ambiente svenduto” , dove si era venduto giornalisticamente alle “operazioni” di Girolamo Archinà il noto “corruttore” alle dipendenze dell’ ILVA sotto la gestione della famiglia Riva.

Mascellaro all’epoca dei fatti era direttore del quotidiano pugliese Taranto Buona Sera venne “inquisito” dal Consiglio di Disciplina dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia, dove non si è mai presentato dinnanzi al “fantomatico” inutile consiglio disciplinare , ed infatti, incredibilmente non ha ricevuto alcuna sanzione disciplinare nonostante i gravi episodi di corruzione giornalistica che lo riguardavano. Successivamente Mascellaro pur lavorando al gruppo consiliare del Pd alla Regione Puglia, è rimasto alle dipendenze della cooperativa Sparta che edita il quotidiano tarantino (ora diretto da Enzo Ferrari) violando anche in questo caso il Codice deontologico dell’ Ordine dei Giornalisti.

Una vicenda questa di cui si occuperanno a breve la Procura di Bari e la Direzione Generale Affari Civili del Ministero di Giustizia. Avrà Emiliano il coraggio di parlare di “legalità” dei suoi assessori, dinnanzi al Csm ? Siamo proprio curiosi…..




ILVA. Firmata la transazione: rientrano 1,3 miliardi di euro

MILANO – Adriano Riva ha firmato oggi la transazione per il rientro dalla Svizzera in Italia di 1,3 miliardi di euro in gran parte destinati alla bonifica dell’ILVA di Taranto e di cui 230 milioni verranno impiegati per la gestione ordinaria della società. La firma ai documenti che sbloccano la somma è stata apposta stamane in un noto studio legale di Milano,  dopo la pronuncia favorevole della Corte del Jersey (isola del Canale), poichè i fondi  risultavano formalmente nella disponibilità di Ubs Trustee di Saint Helier, capitale dell’isola di Jersey, che amministra i quattro trust proprietari dei beni, riconducibili alla famiglia Riva. Per lo sblocco dei fondi su un conto della Banca Ubs a Zurigo, per il rientro effettivo della somma in Italia bisognerà attendere i tempi tecnici e alcuni passaggi burocratici.

La firma apposta da Adriano Riva imputato per bancarotta, truffa ai danni dello Stato e trasferimento fraudolento di valori, rende esecutivo l’accordo raggiunto lo scorso dicembre tra la famiglia Riva, le società del gruppo, e i commissari straordinari di ILVA. Un accordo mette a disposizione dell’ acciaieria di Taranto “somme e titoli per circa 1,1 miliardi di euro“, che erano bloccati in Svizzera dopo un sequestro disposto dalla Procura di Milano nell’ambito dell’indagine sulla gestione del colosso siderurgico e il “crac” del gruppo Riva a Taranto.

L’accordo prevede degli impegni assunti dalla famiglia Riva e dalle società da lei controllate, che ILVA “rinunci a qualunque pretesa nei confronti degli esponenti della famiglia Riva e delle società loro riconducibili, ponendo fine al vasto contenzioso in essere nell’ambito di una transazione di carattere generale che comprende reciproche rinunce“.

Il gup del Tribunale di Milano Chiara Valori ha accolto la richiesta di patteggiamento a due anni e sei mesi di carcere avanzata da Adriano Riva accusato per bancarotta, truffa e trasferimento fittizio di valori per il processo con al centro il crac dell’ILVA di Taranto. Riva ha rinunciato anche alla prescrizione del reato di trasferimento fittizio di beni. Ora sono attese le proposte di patteggiamento di Fabio e Nicola Riva, i figli del patron scomparso Emilio, per i quali l’udienza preliminare è stata aggiornata al 6 prossimo luglio.

Secondo fonti vicine alla procedura, nei prossimi giorni,  a seguito dell’accordo raggiunto e formalizzato, finalmente senza ulteriori ostacoli da parte di qualche magistrato desideroso di visibilità, si procederà all’aggiudicazione definitiva degli asset del gruppo in amministrazione straordinaria.




Michele Emiliano continua a “sfruttare” l’ ILVA e Taranto per la sua ridicola guerra a Matteo Renzi

di Antonello de Gennaro

Se qualcuno avesse ancora oggi dei dubbi sulla scorrettezza istituzionale e politica di Michele Emiliano, nelle ultime 24 ore può tranquillamente dimenticarli: Emiliano è persona e politico non attendibile e sopratutto “scorretto“. La prima prova è che il governatore della Regione Puglia usa il suo ruolo istituzionale e quindi “pubblico” per viaggiare insieme ai suoi collaboratori per la propria ambizione politica nel PD a spese del contribuente pugliese. La conferma arriva oggi dal quotidiano LA STAMPA  di Torino che  scrive quanto segue:  ” Pd, ecco il patto a tre: dopo l’assemblea la scissione sarà realtàLa scissione di via Barberini è stata decisa al numero civico 36, nella sede romana della Regione Puglia. Al primo piano, dove c’è l’ufficio di Michele Emiliano“. Legittimo chiedersi se i contribuenti pugliesi debbano pagare le riunioni degli esponenti politici del Pd per creare e costituire un movimento ! E’ una vergogna.

Ci chiediamo cosa aspettino la Procura presso la Corte dei Conti, ed i pubblici ministeri della Procura di Bari ad intervenire per mettere fine allo sfruttamento ed utilizzo di Michele Emiliano, di soldi e risorse pubbliche utilizzate per le sue attività personali politiche di partito, e quindi non istituzionali

Il (purtroppo)  presidente della Regione Puglia,  Emiliano dimostra ancora una volta la sua scorrettezza politica, prendendo per i fondelli i lettori, i telespettatori, gli elettori, i contribuenti quando partecipando all’assemblea regionale della Cgil sul tema “Sviluppo, lavoro, ambiente”, che si svolge a Taranto alla presenza di Susanna Camusso leader nazionale della Cgil , ha sfruttato ancora una volta la vicenda dell’ ILVA per attaccare Renzi, dichiarando “Si è confermato, come avevamo predetto, che spesso e volentieri anche su questa città il Governo è riuscito sì e no a raccontare cose che poi non si sono mai concretizzate, compresa la storia del miliardo e 300 milioni” parlando sia della decisione del gip di Milano di respingere la richiesta di patteggiamento dei Riva che del blocco del rientro dalla Svizzera del denaro sequestrato agli ex proprietari dell’Ilva.

E’ stato un suo collega, caro Emiliano, una giudice per le indagini preliminari del tribunale di Milano, notoriamente a caccia di visibilità esattamente come lei fa il presidente della Regione Puglia, a vanificare l’eccezionale l’operato della Guardia di Finanza di Milano (che aveva rintracciato i soldi portati all’estero dai Riva, ed a impedire che si definisse processualmente l’accordo che avrebbe consentito con l’assenso delle Procure della repubblica di Milano e Taranto, di far rientrare in Italia circa un miliardo e mezzo di euro da destinare allo stabilimento dell’, ILVA di Taranto. Dare le colpe al Governo Renzi, quando invece è una frangia dello Stato che rema contro l’impegno dello Stato a salvare oltre 15mila dipendenti dell’ ILVA. è semplicemente vergognoso. Ma come i fatti confermano, la parola “VERGOGNA” non compare nel suo dizionario personale della lingua italiana. Figuriamoci nel suo impegno politico.

Emiliano come ben noto a tutti coloro che lo conoscono bene, è un mistificatore della realtà. Sia chiaro che scrivendo questo articolo non si vuole passare per difensore d’ufficio del Governo Renzi e tantomeno sostenitore ed iscritto al M5S pugliese, che in seno al Consiglio regionale della Puglia da tempo dimostra e documenta la mancanza di coerenza, serietà e correttezza del Governatore. Legittimo anche in questo caso farsi delle domande e chiedersi: ma chi paga i collaboratori di Emiliano che lo seguono dappertutto per partecipare alle interviste sulle sue posizioni di modesto oppositore nel Pd di Renzi ? Chi paga le persone che interagiscono sui socialnetwork sulle pagine “sponsorizzate” di Michele Emiliano (cioè a pagamento)  ? Siamo fieri di potervi svelare con l’occasione che il Governatore nei giorni scorsi ci ha “bloccato” su Facebook impedendoci di replicare alla marea di fandonie e falsità che racconta ed alle diffamazioni che scrive contro di noi.

Emiliano in via Barberini e ha rilasciato un’intervista al settimanale francese L’Express sulla sua auto-candidatura nella quale ha detto che un movimento di sinistra può arrivare al 14-15%, che il Pd di Renzi a suo dire non andrà oltre il 17-18%. Ha parlato degli esclusi, di chi non conta nulla. Sfruttando persino Papa Francesco e l’enciclica “Laudato si per spiegare la sua visione ambientalista del creato. !

Sarebbe il caso che la Guardia di Finanza si attivi e faccia chiarezza sulla gestione dei fondi pubblici regionali che il Governatore Emiliano sembrerebbe utilizzare per usi personali politici, e non sicuramente istituzionali. Sono soldi dei contribuenti, e che non escono dal portafoglio personale di Emiliano. La legge è e deve essere uguale per tutti. Anche per i magistrati (sotto mentite spoglie) come Michele Emiliano sotto processo disciplinare dinnanzi al Consiglio Superiore della Magistratura.




ILVA. Lo Stato contro lo Stato: il Gup del Tribunale di Milano dice “no” al patteggiamento della Procura con i Riva

di Antonello de Gennaro

Non sbaglia chi definisce una telenovela il salvataggio dell’Ilva di Taranto da parte dello Stato. Il Gup del Tribunale di Milano, Maria Vicedomini, questa mattina ha respinto le istanze di patteggiamento che si aggiravano sui 3 anni di carcere concordate con la Procura di Milano, presentate dai legali di  Adriano Riva  Fabio Riva e Nicola Riva . Ironia della sorte, proprio questa  mattina, gli avvocati degli imputati, avevano chiesto un rinvio in quanto non era ancora stato definito l’accordo per fare rientrare il miliardo e 100 milioni di euro bloccati in Svizzera e pronti a essere reinvestiti per la bonifica dello stabilimento di Taranto. In poche parole l’accordo, al quale hanno lavorato per mesi avvocati penalisti e civilisti e il procuratore della Repubblica Francesco Greco con i pm titolari dell‘indagine Stefano Civardi e Mauro Clerici, risulta bocciato su tutta la linea

Ma secondo il  gup milanese Maria Vicidomini , passata alla ribalta per aver prosciolto Silvio Berlusconi per il caso Mediatrade e per aver stabilito in un provvedimento di archiviazione con il quale ha archiviato una querela per diffamazione, affermando che “non è diffamazione dichiarare che la Lega è un partito razzista“,  l’accordo fatto dalla Procura di Milano con i legali dei Riva non s’ha da fare !  Lo ha stabilito il gip Vicedomini nel  suo decreto : “Le richieste» di patteggiamento avanzate da Adriano, Fabio e Nicola Riva,non possono essere accolte per assoluta incongruità delle pene concordate … a fronte dell’estrema gravità dei fatti contestati, costituiti … da plurimi reati di bancarotta fraudolenta caratterizzati da numerose distrazioni asseritamente realizzate attraverso le complesse operazioni di importi rilevantissimi ai danni della società Riva Fire spa ed Ilva spa“.
Il giudice non solo non ha  ritenuto congrue le pene ma boccia pure l’intesa raggiunta dalla Procura milanese (e parallelamente anche il processo Ambiente Svenduto a Taranto)  spiegando che in realtà si tratta di  “una bozza di transazione” con la quale la famiglia  Riva ha dato l’assenso lo scorso 2 dicembre  a far rientrare in Italia il miliardo e 330 milioni di euro, in gran parte sequestrato in una delle indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Milano  e “bloccato” su un conto presso la Banca UBS in Svizzera, per metterlo a disposizione della bonifica ambientale dello stabilimento tarantino. Una somma, questa, che i Riva  avevano messo sul tavolo delle trattative parallele con le Procure di Milano e Taranto  nella convinzione di poter beneficiare di un atteggiamento più morbido nella definizione delle pene e della concessione delle attenuanti generiche, invece “non applicabili” secondo  il gip Vicidomini,

L’accordo si legge nella decisione del Gup , essendo onnicomprensivo e “raggruppando in maniera generica una molteplicità di reciproche rinunce ad azioni esercitabili in sede civile, amministrativa e penale, rischia di tradursi in una sostanziale e totalizzante abdicazione (…) alla tutela di molteplici e variegati interessi non solo da parte degli imputati ma anche del commissario straordinario di Ilva spa e del curatore speciale di Riva Fire nei confronti di coloro che hanno il diritto ad essere risarciti. Interessi questi “che richiederebbero altre forme di salvaguardia” ed aggiunge il giudice Vicedomini “esula dai profili strettamente risarcitori dei danni correlabili ai reati” e mancherebbero secondo il Tribunale di Milano pure le condizioni per la confisca del denaro.  In realtà per lo sblocco dei soldi manca soltanto la pronuncia della Corte di Jersey. Ma l’udienza è stata rinviata al 9-10 marzo per una indisponibilità di un giudice, e non come qualche “scribacchino”  tarantino voleva far credere sostenendo che non ci fossero più i fondi disponibili .  Infatti  il Tribunale federale di Losanna nel frattempo ha spostato al 31 marzo la decisione sullo sblocco dei fondi sequestrati e custoditi in Svizzera.

 

Non è chiaramente da escludersi  che a questo punto i legali dei Riva e le Procure  ritentino con un nuovo accordo in vista dei patteggiamenti e del rientro dei capitali da usare per il risanamento ambientale, e dall’altro dal gruppo Riva assicurano che “rimane immutata la volontà di fattiva collaborazione con l’autorità giudiziaria di Milano e di Taranto e con il Governo per la soluzione delle questioni riguardanti le problematiche dell’Ilva” anche se come riferisce una fonte legale vicina alla società milanese, “rischia di  paralizzare l’intesa

Nel frattempo circolano fonti anonime dichiarate  “vicine ai commissari” che avrebbero precisato fatto sapere che “il patteggiamento richiesto dalla famiglia Riva al Tribunale di Milano non riguarda la società Ilva, che non è parte del relativo procedimento. Non si ritiene che la decisione del gip possa influire con il processo di vendita” precisando  che “la transazione, di importo rilevantissimo, ha ad oggetto le azioni civili intraprese dai Commissari Straordinari di Ilva nei confronti della famiglia Riva ed è fondamentale per la sopravvivenza della società perché consente di disporre in tempi brevi delle risorse necessarie al completamento del risanamento ambientale dello stabilimento di Taranto e, quindi, per la continuità produttiva dell’impianto” aggiungendo che “in assenza della transazione Ilva dovrebbe affrontare un lungo e impegnativo contenzioso con la famiglia Riva, non potendo disporre, in tempi compatibili con l’esigenza di assicurare la prosecuzione della produzione e la tutela dell’occupazione, delle risorse necessarie a garantire che le attività si svolgano in condizioni di assoluta sicurezza e rispetto dell’ambiente”. Permetteteci un appunto, ma resta incredibile che dei commissari con poteri governativi lascino circolare “voci” non confermate e quindi non ufficiali.

Piccolo dettaglio, da non trascurare, che tra i motivi del rigetto viene anche evidenziato la circostanza che il miliardo e 300 mila euro erano stati sequestrati ai Riva  in riferimento al reato di riciclaggio allora contestato e non ai reati per i quali i Riva rispondono nel procedimento trattato oggi.  Cioè esattamente  le stesse motivazioni utilizzate dinnanzi al Tribunale di Bellinzona dall’avvocato svizzero dalle figlie dello scomparso Emilio Riva, che mentre in Italia hanno rinunciato all’eredità del padre, per sfuggire alle ingenti richieste di risarcimento economico, mentre oltre frontiera cercavano di sfuggire ancora una volta alle leggi italiane.
Con tutti questi colpi di scena,   sembra di stare sul set di una fiction televisiva,  ma in realtà purtroppo  tutto ciò accade grazie al protagonismo di alcuni magistrati e giudici. Comportamenti che in un Paese serio non accadrebbero mai. E’ anche così che si affossa un’industria ed uccide l’economia di una città.

Adesso, il no del gip di Milano dovrà portare a una nuova decisione sulle pene da patteggiare e sull’entità dei patrimoni da far rientrare in Italia.




ILVA: rinviata in Svizzera l’ udienza del tribunale di Losanna per il rientro dei 1,3 miliardi di euro dei Riva

Il Tribunale federale di Losanna, in Svizzera, ha rinviato al 31 marzo la decisione sul rientro in Italia delle somme confiscate alla famiglia Riva per 1,3 miliardi da destinare alla decontaminazione e all’adeguamento ambientale dello stabilimento siderurgico dell’ ILVA di Taranto. Il rinvio è stato deciso perché dall’Isola di Jersey, dove il danaro è depositato in un trust, non è arrivata alcuna risposta alle istanze di sblocco dei fondi avanzate dai giudici svizzeri. Il rinvio potrebbe avere conseguenze sulla prossima udienza del processo “Ambiente svenduto” in corso a Taranto per il presunto disastro ambientale causato dall’ILVA.

La prossima udienza del processo è fissata per il primo marzo ed è finalizzata alla decisione sul patteggiamento della società “Partecipazioni Industriali” (e non “Partecipazioni Statali”  come ha scritto in precedenza il solito  disinformato cronista della Gazzetta del Mezzogiorno da Taranto). L’accordo con i legali della famiglia Riva prevede la confisca di 1,3 miliardi di euro, ma senza il rientro delle somme i giudici non potranno procedere. E’ probabile, quindi, che anche questa udienza venga rinviata, oppure che venga deciso lo stralcio della posizione della società, insieme  ad Ilva e `Riva Forni Elettrici´ imputate ai sensi della legge sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, le quali hanno già depositato istanze di patteggiamento.

 




Bando vendita Ilva: rinviata al 26 febbraio la scadenza per la presentazione delle offerte

Slittati al 26 febbraio i termini di scadenza previsti inizialmente per l’8 febbraio per la presentazione delle offerte definitive per l’acquisizione degli asset dell’Ilva in amministrazione straordinaria. da parte delle due cordate in gara, che da una parte la cordata Am Investco Italy tra ArcelorMittal ed il gruppo Marcegaglia, dall’altra AcciaItalia, la compagine partecipata da Jindal south west, dal gruppo Arvedi, dalla Cassa depositi e prestiti e dalla finanziaria Delfin  (la società di investimenti e partecipazioni di Leonardo Del Vecchio),  – hanno evidenziato ai commissari la necessità di una proroga dei termini, e la procedura ha concordato altro tempo per completare l’istruttoria.

Dal momento della presentazione delle offerte definitive,  i tre Commissari straordinari dell’ Ilva avranno 30 giorni di tempo per effettuare la richiesta  “valutazione comparativa delle due proposte”. Dopodichè secondo quanto previsto dalla procedura di aggiudicazione i Commissari, sottoporranno e motiveranno la propria scelta ad un esperto nominato dal ministero. E’ questo il passaggio conclusivo,  al termine del quale verrà reso noto  il nome della cordata aggiudicataria. A seguire vi sarà  un mese di consultazione pubblica seguita dalla valutazione dell’Antitrust. Escludendo quindi ad oggi  la possibilità di rilanci successivi (eventualità che è comunque contemplata dai commissari), entro la fine della primavera dovrebbe essere reso noto il nome della cordata che rileverà gli asset del gruppo siderurgico in amministrazione straordinaria.

Resta invece confermata  l’udienza fissata per l’1 marzo, nel corso della quale sarà definito il patteggiamento di Ilva, Riva Fire e Riva Forni elettrici, coinvolte nel “processo Ambiente svenduto” in corso a Taranto. Il rinvio si è reso necessario per consentire alla Riva Fire in liquidazione, da poco ammessa all’amministrazione straordinaria e affidata a un curatore speciale nominato dal Tribunale di Milano, di definire la propria posizione. Il patteggiamento chiaramente agevolerà la trattativa con gli investitori sotto molti punti di vista,  costituendo la pre-condizione per agevolare la transazione raggiunta con la famiglia Riva, che si è impegnata a fare affluire nelle casse dell’ILVA in amministrazione straordinaria i 1,1 miliardi di euro custoditi presso la banca UBS in Svizzera, scoperti dalla Guardia di Finanza ed oggetto di sequestro della Procura di Milano, somma alla quale si aggiungono gli altri 230 milioni di euro patteggiati con la Procura di Taranto.




ILVA. Per la Commissione Industria del Senato “la situazione è migliorata”

 “L’impressione che abbiamo avuto con questa seconda visita dello stabilimento siderurgico dell’ ILVA di Taranto  –  ha dichiarato il senatore Massimo Mucchetti, presidente della Commissione Industria del Senato – è quella di  aver constatato al termine della missione di due giorni a Taranto un complessivo miglioramento, anche se non non ancora della fine del percorso, ma è stato fatto un pezzo di strada rispetto alla situazione che avevamo trovato quando eravamo stati in visita due anni e mezzo fa sia allo stabilimento che in prefettura, incontrando i rappresentanti della politica, delle istituzioni e della società civile di Taranto“.

Durante la visita allo stabilimento dell’ ILVA di Taranto , gli ingegneri, i tecnici ed i responsabili delle diverse aree dello stabilimento hanno illustrato il processo produttivo e di trasformazione dell’acciaio, gli interventi di ambientalizzazione e bonifica  finora realizzati  e quelli attualmente  in corso di realizzazione. Il  percorso della visita è stato organizzato rispettando tutte le richieste che erano pervenute dai partecipanti, con delle soste di approfondimento presso l’ Acciaieria 2, l’ Altoforno 1,l’ Agglomerazione,  la Colata Continua, le Cokerie,  i Parchi Minerali ed il  Treno Nastri, attraversato anche altre aree dello stabilimento, tra le quali Acciaieria 1, Altoforno 4 e Reparto Rottami Ferrosi.

Abbiamo ascoltato – ha spiegato Mucchetti il procuratore capo dr. Capristo con i pm che si sono occupati in questi anni dell’ Ilva , il sindaco di Taranto , l’Arpa, i custodi giudiziari, il presidente della Provincia di Taranto, le organizzazioni sindacali, le associazioni ambientaliste, il direttore generale dell’Asl Taranto e Confindustria e abbiamo fatto un sopralluogo nello stabilimento al quale ha partecipato anche il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, con il quale abbiamo fatto un audizione in loco, dentro la fabbrica. Abbiamo registrato dei miglioramenti perché, a partire dallo stabilimento, c’è tutta una serie di opere di ambientalizzazione che è stata fatta. Naturalmente, avremmo anche noi preferito, come tutti, a partire dagli stessi commissari e le organizzazioni sindacali, che fosse stato possibile fare di più e tuttavia abbiamo constatato come parecchio sia stato fatto”.

Il senatore Mucchetti ha spiegato inoltre che “Il ritardo rispetto ai cronoprogrammi della prima ora  è dovuto da una parte alla scarsità dei mezzi finanziari che in questi anni ha accompagnato il salvataggio di questa grande unità produttiva, e dall’altra parte l’oggettiva difficoltà di aggredire le fonti di inquinamento con lo stabilimento in marcia”. Naturalmente – ha aggiunto Mucchhetti  –  avremmo anche noi preferito, come tutti, a partire dagli stessi commissari e le organizzazioni sindacali, che fosse stato possibile fare di più e tuttavia abbiamo constatato come parecchio sia stato fatto“.

Mucchetti nell’incontro con la stampa in  Prefettura (trasmesso integralmente in diretta Facebook dal Corriere del Giornovedi QUI)  ha inoltre fatto presente “Grazie al lavoro convergente della procura di Taranto, della procura di Milano e dei governi e delle commissioni parlamentari, in particolare della Commissione industria che ho l’onore di presiedere, è stato possibile recuperare ai fini delle bonifiche e degli interventi di ambientalizzazione la somma di 1,3 miliardi che derivano dall’accordo e dai patteggiamenti fatti con la famiglia Riva“ aggiungendo che . “come ha spiegato il procuratore capo di Taranto Capristo i patteggiamenti diventeranno operativi e arriveranno ad essere presentati ai giudici per la deliberazione conclusiva nel momento in cui la Corte di Jersey, come ormai si prevede, libererà questi fondi dai vincoli che fino adesso li rendevano inattingibili“.

Tutto questo  ha aggiunto il Sen. Mucchetti ci induce a guardare il futuro con un pò più di ottimismo rispetto al passato è la procedura di gara che ormai andrà ad aprirsi a partire da febbraio per concludersi, riteniamo, entro marzo fra due cordate. Sono in competizione la cordata Arcelor Mittal-Marcegaglia, che in realtà più di una cordata è Arcelor Mittal più un pochetto di investitore italiano (gruppo Marcegaglia n.d.r.) , e la cordata più composita del gruppo Acciai Italia promossa dalla Cassa depositi e prestiti con l’apporto finanziario di Leonardo Del Vecchio tramite la sua società  di investimenti finanziari e con l’intervento di due importanti operatori industriali, il Gruppo Jindal ed il gruppo Arvedi di Cremona“.

Al momento possiamo dire che nelle audizioni in Senato il gruppo Arcelor Mittal aveva assunto una triplice posizione: la richiesta di una riforma dell’Aia, perché così com’era non andava bene secondo loro; l’idea di produrre non più di 6 milioni di tonnellate d’acciaio perché, a loro dire, questo era in grado di assorbire il mercato, ma noi aggiungiamo che si riducono anche le emissioni inquinanti; e che non sarebbe di loro competenza il colossale taglio occupazionale che sarebbe necessario per tenere in equilibrio lo stabilimento con questi livelli produttivi“, ha proseguito ancora Mucchetti nel suo intervento . “Il gruppo Acciai Italia pur partendo anch’esso dai livelli produttivi attuali, che sono determinati dal fatto che l’altoforno principale è fermo e poi bisognerà vedere come sviluppare la produzione, ha sempre indicato come obiettivo quello di arrivare almeno a 8 milioni di tonnellate di produzione e quindi una gestione dei livelli occupazionali certamente meno pesante di quella dell’altra proposta. Un giudizio definitivo lo si potrà dare solo quando tutte le carte saranno sul tavolo“.

Punto qualificante ha spiegato Mucchetti  “è l’impegno a ottemperare alle prescrizioni dell’Aia  ricorrendo a soluzioni tecnologiche che non sono ancora state messe nero su bianco, ma che possono far ottenere i livelli richiesti dall’Aia non solo seguendo le prescrizioni ma adottando tecnologie ibride di produzione piuttosto che soluzioni alternative che, per esempio, prevedono certi interventi sulle cokerie“.


Alla fine dell’intervento del sen. Mucchetti
è piombato alle spalle dei giornalisti il governatore pugliese Michele Emiliano, come sempre alla ricerca di protagonismo mediatico, che ha voluto ringraziare l’intervento della Commissione, chiedendo loro (senza peraltro alcuna competenza) di fare pressione sul Governo per rivedere le posizioni del Governo, nel vano tentativo di imporre le sue idee. Da ricordare e segnalare che Emiliano ha deciso di occuparsi….di ILVA soltanto negli ultimi tempi, e cioè da allorquando ha dichiarato la sua guerra personale politica a Matteo Renzi in Puglia, mentre negli anni precedenti allorquando era segretario regionale pugliese del Partito Democratico, gli archivi delle agenzie di stampa non riportano alcun suo interesse o intervento sulla vicenda del siderurgico pugliese.

Non a caso uno dei senatori della Commissione Industria  presenti in Prefettura al termine della pagliacciata mediatica di Emiliano, soffermandosi a parlare a latere con noi, ha detto in presenza di funzionari della Prefettura “Emiliano cerca solo visibilità mediatica. Non capisco dove trovi il coraggio di fare certi show e certe figure in un contesto istituzionale. Io al suo posto sarei arrossito dalla vergogna“. Ma Emiliano pur di avere le telecamere su di sè, prima di salire in Prefettura aveva consegnato nelle mani di un’inviata del programma Le Iene, la somma di 100 euro (due banconote da 50 euro ben visibili nei nostri filmati) per una maglietta di beneficenza di un’organizzazione tarantina, che ci risulta peraltro priva di alcuna autorizzazione fiscale. Salvo  non rispondere alle nostre domande, che evidentemente devono dargli molto fastidio. Vorrà dire che gliele faremo al Csm a Roma al termine dell’udienza relativa al procedimento intrapreso nei suoi confronti dalla Procura Generale della Cassazione ed arrivata dinnanzi al Consiglio Superiore della Magistratura, dove le sue “boutade” dovrà risparmiarsele….

 




Come al solito…. il Fatto Quotidiano sull’ ILVA non la racconta giusta !

schermata-2016-12-02-alle-14-39-31Ancora una volta sul quotidiano diretto da Marco Travaglio arrivano notizie inesatte da Taranto, firmate da Francesco Casula,  collaboratore del Fatto Quotidiano “, ambientalista” notoriamente anti-ILVA, che due giorni fa scriveva “i soldi rientreranno in Italia – probabilmente tra gennaio e febbraio – per attuare la parte portante dell’ambientalizzazione dell’Ilva. Ma li riceverà direttamente il governo, che ha inserito un emendamento nella legge di Bilancio specificando che i soldi confiscati serviranno per le bonifiche, o quel miliardo finirà all’azienda, che a breve potrebbe passare di mano, e quindi tutto sarà demandato agli acquirenti?” mettendo in dubbio l’utilizzo dei soldi che arriveranno dalla Svizzera all’ ILVA in amministrazione straordinaria per le opere di ambientalizzazione dello stabilimento tarantino ed ipotizzando un arrivo dei fondi “probabilmente tra gennaio e febbraio“.

 

Per fortuna esistono dei giornalisti seri, documentati e qualificati come Angelo Mincuzzi, che lo stesso giorno (30 novembre) spiegava tutta la vicenda sul quotidiano economico milanese.Il “tesoro dei Riva” non è ancora in viaggio verso Taranto ma ormai è solo questione di giorni. L’accordo per il rientro dei fondi, stimati tra 1,3 e 1,4 miliardi di euro, viene confermato da ambienti vicini al gruppo Riva anche se fonti giudiziarie milanesi affermano che per la firma formale dell’intesa mancano ancora alcuni tasselli e parlano di una cifra di poco inferiore a 1,2 miliardi di euro, per la precisione 1,173 miliardi“.

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“Il rimpatrio dei soldi  fanno notare fonti giudiziariecome scrive Mincuzzi  sul Sole24Orerichiede l’intervento di molti attori. Occorrerà il via libera formale delle autorità giudiziarie svizzere, un pronunciamento dell’Alta Corte di Jersey, visto che i fondi sono formalmente nella disponibilità della Ubs Trustee di Saint Helier, che amministra i quattro trust proprietari dei beni. C’è poi un ruolo laterale della procura di Milano, che ha chiesto il fallimento della ex capogruppo Riva Fire e di altre società della galassia siderurgica, e del Tribunale fallimentare di Milano, che dovrà pronunciarsi su questa richiesta. A Taranto, poi, c’è un processo in corso per disastro ambientale presso la Corte d’Assise. È chiaro che lo sblocco del “tesoretto” influenzerà i fronti giudiziari, che potrebbero concludersi con un patteggiamento“.

Il disinformato Fatto quotidiano scrive:Lo scenario: c’entrano anche i processi – Ma per comprendere a fondo l’accordo tra Riva, le società di Ilva e il governo bisogna allargare lo sguardo, arrivando alla vendita della fabbrica e soprattutto alla linea difensiva della famiglia Riva coinvolta in un procedimento a Milano per reati fiscali e nel processo Ambiente Svenduto, che di recente ha visto i pm tarantini appesantire la posizione del gruppo sotto la gestione degli ex re dell’acciaio. Il miliardo abbondante che dovrebbe permettere di chiudere la partita dell’ambientalizzazione è il tesoro nascosto in Svizzera dalla famiglia, brandito finora come uno scudo. Per quei soldi la procura di Milano aveva chiesto il sequestro, ma il Tribunale di Bellinzona ha detto ‘no’ e il patrimonio sarebbe stato difficilmente aggredibile se non con un accordo tra le parti. A quello ha voluto puntare il governo, che ci aveva già provato con due decreti legge. Ora si è seduto al tavolo con i Riva per fare cassa e provare ad accelerare la partita ambientale: risanare la fabbrica attuando l’Autorizzazione integrata ambientale che manca ancora della parte portante (e più costosa). Come e in quanto tempo, è tutto da capire. Per il momento, al di là dell’annuncio a pochi giorni dal voto, l’accordo permette di dare garanzie ai futuri acquirenti, che si ritroverebbero i fondi per ammodernare l’impianto. Si capirà nei prossimi mesi se il siderurgico più grande d’Europa finirà nelle mani del gruppo Marcegaglia-ArcelorMittal oppure alla cordata Acciaitalia, di cui fanno parte da oggi anche gli indiani di Jindal, uno dei principali gruppi nel mondo dell’acciaio”.

In realtà non è andata come scrive il solito disinformato Casula. La Procura di Milano, con in prima fila l’attuale procuratore capo Francesco Greco, all’epoca dei fatti a capo del pool milanese che si occupa dei reati economico-finanziati  ha ottenuto il sequestro dei fondi della famiglia Riva depositati presso la banca svizzera UBS, ed anche il trasferimento dei fondi all’ ILVA in amministrazione straordinaria. Ad opporsi ed ottenere il blocco del trasferimento dei fondi è stato il legale della figlie di Emilio Riva (deceduto nel 2014) che si sono opposte dinnanzi al Tribunale di Bellinzona, ottenendo il blocco dei fondi (senza utilizzo in quanto sotto sequestro) in quanto le cause fiscali-tributarie ed i processi penali in Italia erano ancora in corso.

CdG tribunale-milanoPartiamo dalla scoperta dei fondi in Svizzera.  “È il 23 maggio 2013 quando trapela la notizia che Emilio e Adriano Riva sono indagati dalla Procura di Milano  – racconta il SOLE24OREcon l’ipotesi di reato di truffa ai danni dello stato e di trasferimento fraudolento di valori. Ad accusare i patron del gruppo siderurgico sono i sostituti procuratori Stefano Civardi e Mauro Clerici, che chiedono al gip Fabrizio D’Arcangelo il sequestro di 1,173 miliardi scoperti all’estero. 

Nell’ordinanza di sequestro il gip D’Arcangelo usa parole durissime: i fondiscrive Mincuzzi  – “costituiscono il provento dei delitti di appropriazione indebita continuata e aggravata” da parte degli indagati «ai danni della Fire Finanziara Spa (oggi Riva Fire, ndr), di truffa aggravata, di infedeltà patrimoniale e di false comunicazioni sociali, oltre che di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici e di trasferimento fraudolento di valori.

Oltre ad Emilio e Adriano Riva sono indagati anche due consulenti degli imprenditori: Franco Pozzi ed Emilio Gnech, entrambi partner dello studio Biscozzi Nobili di Milano, ed entrambi accusati di riciclaggio. Quindi il ruolo nel sequestro dei fondi svizzeri rintracciati dalla Guarda di Finanza di Milano ed il merito di averli bloccati, è esclusivamente della Procura di Milano .

CdG UBS SvizzeraLo conferma il collega Mincuzzi sul SOLE24ORE  che spiega che  “Il rimpatrio dei soldi – fanno notare fonti giudiziarie – richiede l’intervento di molti attori. Occorrerà il via libera formale delle autorità giudiziarie svizzere, un pronunciamento dell’Alta Corte di Jersey, visto che i fondi sono formalmente nella disponibilità della Ubs Trustee di Saint Helier, che amministra i quattro trust proprietari dei beni. C’è poi un ruolo laterale della Procura di Milano, che ha chiesto il fallimento della ex capogruppo Riva Fire e di altre società della galassia siderurgica, e del Tribunale fallimentare di Milano, che dovrà pronunciarsi su questa richiesta. A Taranto, poi, c’è un processo in corso per disastro ambientale presso la Corte d’Assise. È chiaro che lo sblocco del “tesoretto” influenzerà i fronti giudiziari, che potrebbero concludersi con un patteggiamento“.

Ma le inesattezze del Fatto Quotidiano scritte da Casula, non hanno limiti, scrivendo :  “La vendita e la strategia dei Riva – Intanto il braccio di ferro tra lo Stato e i Riva potrebbe concludersi con un sostanziale pareggio. Perché se da un lato il miliardo potrebbe permettere in futuro di ridurre l’inquinamento derivante dai processi produttivi della fabbrica, presentando alle cordate interessate alla vendita un’azienda con in pancia i soldi per risanare, dall’altro potrebbero guadagnarci anche gli ex proprietari. Dal punto di vista giudiziario. Certamente a Milano. E poi a Taranto, dove Nicola e Fabio Riva devono rispondere di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale. Su di loro grava anche la costituzione di circa mille parti civili tra privati, associazioni ed enti pubblici. Secondo la Reuters, in cambio del miliardo, Ilva, che in questo momento è dello Stato, “rinuncerà ad almeno due cause contro i Riva a Milano, del valore di oltre 2.5 miliardi”. Secondo la ricostruzione fatta dall’Agi – poi – nelle scorse settimane i vertici delle procure tarantina e milanese si sono incontrati nel capoluogo pugliese: “Pare che a fronte della richiesta dei legali di Riva di accedere al patteggiamento nel processo di Taranto – scrive l’agenzia – i magistrati abbiano parlato anche del rientro in Italia del miliardo e 200 milioni”. Uno scenario confermato anche da fonti vicine al gruppo Riva, secondo cui l’accordo “ha come oggetto le vicende giudiziarie di Taranto”. E’ bene sottolineare che recentemente i pm hanno alleggerito la posizione dell’ ILVA commissariata, riformulando allo stesso tempo alcuni capi d’imputazione per la gestione Riva. Se tutto dovesse filare liscio, il miliardo sarebbe una sorta di compensazione che permetterebbe di evitare il peggior scenario possibile: condanna pesante e risarcimenti miliardari allo Stato”.

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Tutto copiato dalle agenzie, senza alcuna verifica e fonte diretta. “Qui  nessuno del Fatto Quotidiano ci ha mai contattato“- confermano dall’ufficio stampa centrale di Milano dell’ ILVA .Alla nostra domanda specifica: “Anche Casula ? “  eloquente la risposta : “Casula chi ….?

 

nella foto il Tribunale di Bellinzona

Anche in questo caso non è come scrive il collaboratore del Fatto Quotidiano da Taranto. E lo spiega con dovizia di particolari ed esattezza sempre il collega Mincuzzi sul SOLE24ORE  il quale scrive precisando che “Il Tribunale penale federale di Bellinzona decide che quel “tesoretto” dovrà restare in Svizzera. I giudici elvetici, infatti, accolgono il ricorso presentato dalle figlie di Emilio e Adriano Riva con una sentenza di 8o pagine nella quale evidenziano «vizi particolarmente gravi» nella procedura seguita dalla procura del Cantone di Zurigo che, per conto dei magistrati italiani, chiedeva lo sblocco dei fondi. I giudici, dunque, ribaltano la decisione che aveva autorizzato Ubs a trasferire i soldi in Italia nella disponibilità del Fondo unico della giustizia.

Il Tribunale di Bellinzona spiega la sua decisione affermando che la vera motivazione dei magistrati italiani non è di natura penale ma finalizzata a raggiungere altri scopi, cioé la bonifica ambientale dell’Ilva di Taranto, mentre gli accordi di collaborazione giudiziaria con l’Italia non prevedono questa possibilità. Non solo. I giudici aggiungono che i fondi sequestrati sono solo «presumibilmente» e non «manifestamente» di origine criminale”.

Gli indagati, insomma, potrebbero essere assolti alla fine del procedimento giudiziarioma non esiste una dichiarazione di garanzia delle autorità italiane secondo la quale le persone perseguite, se dichiarate innocenti, non subirebbero nessun danno». I conti bancari sequestrati – scrivono i giudici – «rimangono bloccati sino a quando non vi è una decisione di confisca definitiva ed esecutiva in Italia”.

Il colpo è pesante. I soldi non tornano in Italia. Ma nel frattempo inizia una trattativa sotterranea, durata mesi, che porta finalmente all’accordo raggiunto . Ed apre la strada al risanamento ambientale dell’ ILVA.

Non è quindi come sostiene il Fatto (o Falso ?) Quotidiano che da Taranto sostiene e scrive che “anche da fonti vicine al gruppo Riva, secondo cui l’accordo “ha come oggetto le vicende giudiziarie di Taranto”. Da nostre verifiche effettuate nessuna “fonte” della famiglia o del Gruppo Riva ha mai parlato con giornalisti del Fatto Quotidiano. Quello che al Fatto Quotidiano ignorano o fanno finta di non sapere è che nel gennaio del 2016  Carrubba, Gnudi  e Laghi i tre commissari straordinari dell’ILVA, attraverso i legali hanno presentato dinnanzi al Tribunale di Milano un atto di citazione  contro la famiglia Riva, contestando una serie di “manovre”  che la stessa famiglia avrebbe compiuto nel secondo semestre 2012 con “un disegno articolato in più fasi, ideato e attuato con lucida determinazione” allo scopo effettivo di prosciugare la liquidità dell’ILVA, trasferendo ingenti somme intorno al miliardo di euro, sottraendo quindi alla la società la  necessaria liquidità per effettuare gli ingenti investimenti necessari per il risanamento ambientale dello stabilimento siderurgico di Taranto.

CdG riva gruppo

Quello che il Fatto Quotidiano non capisce è che di fatto la famiglia Riva non ha alcun interesse a mantenere la proprietà dell’ ILVA. Quindi rinunciare ai soldi rintracciati in Svizzera dalla Guardia di Finanza e posti sotto sequestro ai fratelli Riva per reati di natura fiscale-finanziaria, non danneggerebbe minimamente il bilancio societario del Gruppo Riva.  E per capirlo sarebbe bastato essere in grado di leggere e capire  la relazione accompagnatoria al bilancio al 31.12.2015  firmato da Claudio Riva per scoprire che il Gruppo Riva continua a produrre e macinare utili nei propri insediamenti produttivi in Italia, Francia, Germania, Spagna e Canada, senza avere più bisogno dell’ ILVA di Taranto, conseguendo un fatturato di 3miliardi e 88 milioni di euro, con una piccola contrazione del 4% a seguito della cessione del ramo d’azienda d stabilimento di Verona, producendo 7milioni e mezzo di tonnellate d’acciaio.

Invece l’accordo raggiunto a seguito di negoziazione legale fra i Riva ed il Ministero dello Sviluppo Economico , consentirebbe alla famiglia Riva di patteggiare con lo Stato ed uscire dal processo di Taranto, motivo per cui tutte le parti civili costituitesi dovranno intraprendere separate azioni civili risarcitorie. Quindi come tutti gli accordi, l’affare lo fanno in due: lo Stato Italiano che recupera soldi evasi al fisco dai fratelli Riva e li destina al risanamento ambientale dello stabilimento ILVA di Taranto. Motivo per cui la negoziazione con il nuovo acquirente pone lo Stato su una posizione di forza contrattuale che oggi non aveva. Ed i Riva di liberarsi di un impianto che negli ultimi 20anni non avevano mai ristrutturato ed adeguato ambientalmente ( mentre tutti le Autorità competenti, compresa la Procura della Repubblica di Taranto dormivano…) . Sino a quando qualche “equilibrio”… si è interrotto. I tarantini ringraziano.

Martedì 6 dicembre in Corte d’assise a Taranto la famiglia Riva (con le sue società)  potranno vedere accettato un patteggiamento con lo Stato Italiano , sostenuto con vigore dal nuovo procuratore capo Carlo Maria Capristo, inviato a Taranto proprio per riportar serenità in una Procura troppo a caccia di protagonismo mediatico, il quale  vuole chiudere al più presto un accordo che garantirà 242 milioni di euro, più altri 2 milioni di sanzione pecuniaria, mentre sarebbe in corso un’altra trattativa con la procura jonica che punta al patteggiamento di Riva Fire e Riva Forni elettrici. Denaro che potrà essere speso per il risanamento ambientale dello stabilimento ILVA di Taranto attualmente in amministrazione straordinaria,

 




La nuova Ilva rinuncia alle cause contro la famiglia Riva che versa 1,3 miliardi 

Confermata dai legali l’intesa raggiunta sui fondi bloccati in Svizzera a seguito dei quali il Gruppo RIVA ritirerà le cause civile intraprese contro lo Stato Italiano per circa 2,5 miliardi . L’accordo con i Riva ricompone il contenzioso in corso con la procura di Milano, attraverso il rientro dei soldi da tempo sequestrati alla famiglia e oggi di fatto bloccati in Svizzera.  Anche la famiglia Riva dichiara il raggiungimento dell’ intesa: “Confermiamo l’esistenza di un accordo e che è stato chiuso per un valore di circa 1,3 miliardi che sana i contrasti con le autorità e permette di costruire il futuro”. L’accordo annunciato dal premier Renzi deve ancora essere perfezionato in quanto mancano i pronunciamenti formali della Procura di Milano e il via libera delle Autorità giudiziarie elvetica) ma l’intesa raggiunta rimuove e sblocca di fatto la somma da tempo sequestrata ai Riva dalla magistratura milanese e congelata in Svizzera.

In queste settimane, come riferito anche dal presidente della Commissione Industria in Senato, Massimo Mucchetti, le parti si erano avvicinate, e stavano lavorando per un accordo transattivo sul contenzioso in corso che comprende le vicende giudiziarie del gruppo Riva che, una volta definiti i dettagli dell’intesa da sottoscrivere, consentirà il trasferimento  all’ ILVA dei fondi fermi sotto sequestro da anni presso la Banca UBS in Svizzera su provvedimento della Procura di Milano nell’ambito di un procedimento in cui è stato contestato ai fratelli Adriano ed Emilio Riva quest’ultimo deceduto per tumore nel 2014 dei reati commessi di natura fiscale e valutaria.

CdG-famiglia-RIVAE’  previsto che la famiglia Riva, oltre a versare 1,3 miliardi, rinunci al contenzioso contro lo Stato italiano, che di fatto ha espropriato ILVA alla famiglia Riva,  ponendola ad amministrazione straordinaria dopo averla  inizialmente commissariata . A sua volta Ilva che da quasi due anni è appunto in amministrazione straordinaria  rinuncerà ad almeno due cause contro i Riva del valore di oltre 2,5 miliardi. Importo questo che rappresenta il valore (risarcitorio)  di causa richiesto dagli avvocati ma sinora mai accertato dal tribunale competente

L’accordo raggiunto agevola la richiesta di patteggiamento delle società Riva Fire e Riva Forni, entrambe imputate   nei procedimenti fallimentari in corso a Milano e nel processo ‘Ambiente svenduto’ sul disastro ambientale causato dall’Ilva a Taranto. In parallelo il procuratore tarantino Carlo Maria Capristo ha raggiunto in grande silenzio un’intesa con Corrado Carrubba, Enrico Laghi, e Piero Gnudi, i tre commissari straordinari dell’Ilva, che prevede il patteggiamento dell’  ILVA in amministrazione straordinaria nel processo ‘Ambiente svenduto’  in corso con una sanzione pecuniaria 3 milioni di euro  ed una confisca di 241 milioni di euro (soldi che incasserà chiaramente lo Stato) ritenuto il profitto dei reati contestati nel processo in questione. Accordo che dovrà ricevere in queste ore il necessario    via libera preventivo dal comitato di sorveglianza secondo quanto indicato nella legge che dispose il commissariamento dell’azienda,  e che verrà  presentato alla corte d’assise nella prossima udienza del processo “Ambiente svenduto”,che si terrà il prossimo  6 dicembre.

La vendita ai privati di ILVA in amministrazione straordinaria dovrebbe avvenire e completarsi entro il prossimo gennaio 2017  .”Sull’Ilva stiamo investimento tanto come Governo – ha ribadito ieri il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calendaabbiamo un processo di gara che è aperto e mette al centro, prima dell’assegnazione, il piano ambientale” .Attualmente sono due le cordate che si contendono l’acquisizione : AcciaItalia (che riunisce Cassa Depositi e Prestiti, il  gruppo Arvedi, la finanziaria di investimenti e partecipazioni Delfin di Leonardo Del Vecchio (Luxottica) e l’indiana Jindal south west che ha recentemente raggiunto un accordo per entrare nella compagine azionaria, la cui negoziazione è stata seguita da Clifford Chance, Bonelli Erede e dallo Studio Mazzoni Regoli Cariello Pagni) , che si avvale di  Mediobanca e l’americana Citi (Citibank)  come advisor finanziari, e quella dell’accoppiata composta dalla società franco-indiana ArcelorMittal ed il gruppo Marcegaglia.

L’intesa Gruppo Riva-Ilva in amministrazione straordinaria incrementa il valore agli occhi dei candidati all’acquisizione  e quindi aumenta l’interesse  sul gruppo siderurgico . Come anche i nuovi dati economici positivi  che si profila nei conti: infatti  a seguito dell’aumento del prezzo dell’acciaio e della ripresa produttiva, l’ILVA si appresta a invertire il trend che la vedeva in passato produrre in perdita. L’  Ilva in amministrazione straordinaria prevede di chiudere i conti del 2016 con un Ebitda in ripresa rispetto a quelli del 2015 che segnava un rosso di 546 milioni, ed un incremento della una produzione di 5,9 milioni di tonnellate d’acciaio quindi superiore ai 4,7 milioni prodotti del 2015.

Calcolando gli 800 milioni  previsti dal decreto legge Ilva del dicembre 2015 (in due tranche, la prima nel 2016 , la seconda nel 2017), ammontano ad oltre  2 miliardi le risorse destinate dal Governo al risanamento ambientale. A questi soldi infatti vanno aggiunti altri 800 milioni del Cis, il contratto istituzionale di sviluppo, a beneficio della città. Un importo sostanzioso che dovrebbe rendere più agevole il compito di commissari, del Governo e dei futuri aggiudicatari .




ILVA: De Vincenti,il risarcimento di 1,3mld dei Riva destinato all’ ambiente di Taranto. E lo “smemorato” Emiliano attacca il suo stesso partito !

CdG Ilva newIl risarcimento di 1,3 miliardi della famiglia Riva potrà essere “utilizzato per ambientalizzare l’Ilva e migliorare la situazione ambientale di Taranto. E quando parliamo di ambiente parliamo di salute. Come Governo abbiamo messo in campo 1,6 miliardi che vanno sia all’ambientalizzazione dell’Ilva che al risanamento ambientale e alla sanità di Taranto“.

Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti al forum ANSA. “Il 12 dicembre – aggiunge – abbiamo l’appuntamento a Taranto del tavolo istituzionale con il coordinamento delle misure e quella sarà la sede in cui vedremo se e dove dovremo mettere in campo altri strumenti di rafforzamento della sanità di Taranto”, oltre alle risorseper 1,6 miliardi totali” finora stanziate dal Governo per il risanamento ambientale e per la sanità. “Non c’è nessun problema da quel punto di vista, quello che dovrà essere messo, andrà messo“. (ANSA)

Sulla vicenda ha parlato anche Emiliano secondo quanto descrive l’Ansa, che ha definito la vicenda “un patteggiamento sulla responsabilità penale dell’impresa Fire, quindi una cosa che dovrebbe riguardare la Procura della Repubblica e i Riva. Siccome escludo che la procura della Repubblica possa aver dato informazioni riservate al presidente del consiglio, mi chiedo da chi abbia saputo di un accordo che peraltro non mi risulta essere stato ancora stipulato” mentre invece stanno arrivando le conferme proprio dai legali dei Riva che di fatto smentiscono le “supposizioni” faziose del governatore pugliese MicheleEmiliano  . “Voglio precisare ovviamente – ha aggiunto – che quelle risorse non sono disponibili né per la sanità, né per altri usi. Sono semplicemente un inevitabile risarcimento da parte della holding dei Riva per il processo in corso. Quindi il Governo non ha nessun ruolo in quella vicenda”.

CdG dalema_emilianoEmiliano ha poi aggiunto che “gli altri 800 milioni, quelli che sono andati alla fabbrica e che anche il suo Governo in parte ha stanziato, non si sa neanche come sono stati utilizzati. Quindi io al posto del Presidente del Consiglio, piuttosto che gonfiarmi il petto nel dire che sono stati mandati alla fabbrica, cercherei di dire a me, che sono il presidente della Regione, e ai tarantini che cosa hanno fatto in fabbrica con quei soldi. Perché sono soldi pubblici che i commissari dovevano impiegare per la riambientalizzazione che, come è noto, non è stata compiuta, al punto che il governo Renzi ha dovuto, col decimo decreto Ilva, dare la proroga per l’adempimento di quegli obblighi”. “Quindi,  – ha concluso Emilianocome si dice il silenzio sarebbe stato d’oro”. Ma forse la conclusione di Emiliano era rivolta a sè stesso.

Lo “smemorato” Emiliano infatti dimentica le due tranche di finanziamento all’ ILVA concesso dalle banche su garanzia dello Stato con cui sono stati sinora garantiti gli stipendi ai circa 18.000 dipendenti (diretti più indotto) dello stabilimento siderurgico dell’ ILVA di Taranto. Così come Emiliano dimentica il processo di risanamento ambientale dello stabilimento in corso, fra cui i due altiforni risanati e cioè  l’ AFO1 e l’ AFO4 ripartito e tornato in funzione  dopo tre anni di lavori di ristrutturazione. Se facciamo un calcolo di quanto versano i dipendenti diretti e indiretti ILVA ( irpef regionale) alla Regione Puglia,  probabilmente si superano i 7 milioni di euro che la Regione Puglia ha stanziato per l’ ILVA.

Ma forse Emiliano mentre è ancora avvelenato dal rifiuto espresso dall’ ILVA di farlo presenziare alla visita-ispezione del Parlamento Europeo, avvenuta mesi fa all’interno dello stabilimento siderurgico, si impegna molto e continua a fare l’anti-renziano di Puglia, che ormai è diventato il suo unico impegno. Ma la cosa più bella è che Emiliano esclude  “che la Procura della Repubblica (di Milano n.d.r.) possa aver dato informazioni riservate al presidente del consiglio” dimenticando di spiegare lui queste informazioni da chi le ha avute. Ma questo è un difetto che capita spesso agli ex-magistrati che entrano in politica. Quando si levano (per fortuna) la toga, credono di poterla ancora utilizzare parlando da magistrato.

Ma forse al Consiglio Superiore della Magistratura non la pensavano così quando misero sotto accusa Emiliano. Che probabilmente ha “dimenticato”…. anche questo. Ma non è una novità ! Un Presidente della Regione dovrebbe agire a 360 gradi e non continuare ogni giorno la sua battaglia personale contro il governo. Sconfina nel ridicolo !




Renzi: “Oltre 1 miliardo per l’Ilva e Taranto da fine negoziazione con famiglia Riva”

CdG matteo renziQuella su Taranto è una polemica che fa male e trovo importante poter dare una buona notizia. Sono lieto di poter annunciare che proprie in queste ore si è conclusa la negoziazione tra la famiglia Riva e l’Ilva, che ora è nelle mani dello Stato, e più di un miliardo di euro arriveranno dalla famiglia Riva come elemento di compensazione. Credo che si tratta di 1,3-1,4 miliardi che andrà a risanare Taranto e l’Ilva. E’ una notizia straordinaria. E’ una notizia importantissima“.  Lo ha annunciato questa sera il premier attraverso l’annuncio della fine della negoziazione tra la famiglia Riva e l’Ilva in amministrazione straordinaria, che porterà a destinare 1,4 miliardi di euro al risanamento del sito produttivo e della città pugliese. nel corso del Facebook live per #matteorisponde.
Con questo annuncio Renzi mette a tacere tutte le polemiche su Taranto attraverso l’annuncio della fine della negoziazione tra la famiglia Riva e l’Ilva, che porterà a destinare 1,4 miliardi di euro al risanamento del sito produttivo e della città pugliese. Su questi due punti il premier Matteo Renzi in un’ora e venti di diretta. Il premier ha aperto il suo appuntamento in rete, affermando: “” alla fine di ‘Matteo risponde’. “C’è chi chiacchiera e chi porta a casa risultati concreti” aggiungendo “Questa è una serata che dedichiamo a chi non odia, ci sono alcune persone che utilizzano in modo virale la propaganda, le bufale e la Rete. Si può non essere d’accordo su tutto, ma dimostriamo che noi non viviamo di propaganda”. Il presidente del Consiglio ha quindi annunciato anche che entro Natale ad Amatrice arriveranno le prime 20 casette per  le persone rimaste colpite dal terremoto.
Adesso il “novello ambientalista” Michele Emiliano ed il suo “alleato” pugliese  anti-Renzi, Francesco Boccia presidente della Commissione Bilancio alla Camera dei Deputati, cioè colui che ha bloccato il decreto con i 50 milioni di euro per la sanità a Taranto sono stati “serviti”e messi a tacere. Quindi il prossimo 3 dicembre siamo veramente curiosi si vedere se Emiliano e Boccia la “strana coppia” del Pd pugliese  all’opposizione dei renziani, si presenteranno sotto Palazzo Chigi come annunciato con un gruppetto di fiancheggiatori del Movimento 5 Stelle e dei Liberi e Pensanti (un movimento tarantino pieno di ex-sindacalisti epurati dalla Fiom-Cgil) sotto le mentite spoglie dei “Genitori di Taranto



Presentati i risultati dell’indagine epidemiologica sull’ ILVA. Con qualche dimenticanza….

schermata-2016-10-03-alle-17-04-10Dallo studio realizzato nell’ambito delle attività del Centro Salute e Ambiente della Regione Puglia, in collaborazione con il Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio, dell’ Asl di Taranto, di Arpa Puglia e di Ares Puglia sono emersi degli aspetti  interessanti meritevoli di attenzione:  la produttività dell’ILVA ha manifestato delle variazioni nel periodo 2008-2014 con un declino a seguito della crisi economica (2009), un successivo aumento negli anni 2010-2012, e un declino nel 2013-2014. C0nseguenziale quindi che l’andamento produttivo, e la conseguente variazione delle emissioni  abbia determinato degli effetti effetto sui livelli di inquinamento nelle aree urbane limitrofe  allo stabilimento siderurgico. L’andamento della mortalità ha viaggiato di riflesso sull’andamento della produttività che causava e causa l’inquinamento nei quartieri Tamburi e Borgo di Taranto. Si sono riscontrate quindi a seguito di incrementi del PM10 di origine industriale delle variazioni nei tassi di mortalità fino al 2012,  per poi osservare una sensibile riduzione sia dell’inquinamento che della mortalità nel 2013-2014.

schermata-2016-10-03-alle-17-05-17Lo studio è stato effettuato sulle 321.356 persone residenti tra il 1 gennaio 1998 ed il 31 dicembre 2010 nei comuni di Taranto, Massafra e Statte. Tutti i soggetti sono stati seguiti fino al 31 dicembre 2014, ovvero fino alla data di morte o di emigrazione. Ad ogni individuo, sulla base dell’indirizzo di residenza, sono stati attribuiti gli indicatori della esposizione alla fonte di inquinamento presente nell’area utilizzando i risultati di modelli di dispersione in atmosfera degli inquinanti scelti come traccianti (Pm10 ed So2, ovvero polveri sottili e anidride solforosa). Entrambi gli inquinanti, tra i cittadini più esposti (concentrazione di 10 microgrammi per metro cubo), sono responsabili di nuovi casi di tumore al polmone: +29% causato dalle polveri e +42% dalla anidride solforosa. Lo studio, inoltre, ha evidenziato che l’esposizione alle polveri industriali è responsabile del 4% in più di mortalità. In particolare, l’aumento di mortalità per tumore polmonare è del 5%, mentre la percentuale sale al 10% per infarto del miocardio. Quanto alla mortalità per effetto della anidride solforosa, questa registra un aumento del 9%: in particolare +17% per tumore polmonare, +29% per infarto del miocardio.

 

lo stabilimento Ilva di Taranto

lo stabilimento Ilva di Taranto

Analizzando lo stato di salute dei bambini di età compresa tra 0-14 anni residenti a Taranto, “si sono osservati eccessi importanti per le patologie respiratorie: in particolare tra i bambini residenti al quartiere Tamburi si osserva un eccesso di ricoveri pari al 24%”; una percentuale che sale “al 26% tra i bambini residenti al quartiere Paolo VI”. Sono alcuni dati contenuti nel rapporto secondo cui “c’è relazione causa-effetto tra emissioni industriali e danno sanitario”, in cui si illustrano i risultati dell’indagine epidemiologica condotta per valutare l’effetto delle sostanze tossiche di origine industriale emesse dal complesso ILVA sulla salute dei residenti.

Alla presentazione a Bari è  intervenuto il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, “novello ambientalista” dell’ultima ora, con evidenti chiare motivazioni elettorali e speculari anti-Renzi,  dichiarando che “oggi abbiamo una riunione straordinaria di giunta nella quale dovremo valutare se impugnare davanti alla Corte Costituzionale l’ultimo decreto Ilva. Questa giornata comincia con l’esame dei dati e prosegue con la valutazione tecnico-giuridica sulla eventuale lesione delle attribuzioni della Regione Puglia a seguito di questo decreto” dimenticando di ricordare un piccolo particolare: questi studi non li ha voluti, ne disposti lui.

Ma Emiliano ancora una volta ha la memoria corta, dimenticando di essere stato il segretario regionale pugliese del Pd , quando alcuni esponenti del suo partito sono stati intercettati, rivelandosi fiancheggiatori della famiglia Riva, che corrompeva la politica locale a 360° gradi, partendo dal Pd passando dal PdL-Forza Italia per poi finire a Sinistra Ecologia e Libertà guidata da Nichi Vendola. Senza dimenticare alcuni giornalisti ed editori…Tutto questo Emiliano lo dimentica o finge di non ricordarlo, probabilmente troppo oberato ad “ispirare” liste elettorali in prossimità delle prossime elezioni amministrative di Taranto che si svolgeranno nel 2017.

CdG federacciai_GozziCioè quando è stato dato avvio al risanamento ambientale, dopo che il  Governo Letta e poi  il Governo Renzi hanno commissariato l’ ILVA rimuovendo il controllo e la gestione della proprietà Gruppo Riva, tanto “cara” alla Federacciai di Gozzi ( a sinistra nella foto) non ha mai attuato alcun risanamento ambientale . I Riva probabilmente erano troppi impegnati all’epoca dei fatti a “spostare” la modica… cifra di 2 MILIARDI di euro di utili dall’ Italia alla Svizzera sotto gli occhi dell’informazione locale pilotata, foraggiata e corrotta, e nel disinteresse a dir poco sospetto  della Procura di Taranto e della Guardia di Finanza di Taranto che in quegli anni sembravano non accorgersi di nulla di quanto avveniva, pur in presenza di una causa civile intrapresa dal gruppo Amenduni, socio al 10% dell’ ILVA di Taranto.

Non sono mancati infatti fra i fornitori dell’ ILVA (gestione Riva) importanti lavori affidati  a società di un esponente politico del centrodestra, imparentato con un magistrato della Procura di Taranto, o ad un imprenditore imparentato a sua volta con un giudice del Tribunale di Taranto molto presente nelle vicende giudiziarie dell’ ILVA. Ma tutto questo, Emiliano ed i suoi “seguaci” tarantini dell’ ultim’ora,  ed alcuni “pennivendoli” locali noti per essere i ventriloqui della procura e delle associazioni ambientalisti (che si reggono su fondi e finanziamenti a dir poco occulti), non lo dicono. Per non parlare poi del giornalista Michele Mascellaro “premiato” con l’ assunzione come addetto stampa nell’attuale gruppo regionale pugliese del Pd . Ma tutto questo Emiliano lo dimentica. Chissà come mai…

 




Pd Taranto. Cambiare per non cambiare nulla

di Antonello de Gennaro

Con un commento abbastanza duro pubblicato su Facebook, l’ex-segretario provinciale del PD, Walter Musillo, ha reso noto di aver presentato le proprie dimissioni dalla carica di segretario provinciale del Pd a Taranto.

schermata-2016-09-13-alle-13-45-19Scrive Musillo: “Stasera durante l’assemblea provinciale del PD jonico ho presentato le mie dimissioni da segretario provinciale, non è stato semplice ve lo assicuro ma oramai erano diventate davvero inevitabili, che dire, esperienza straordinaria la mia nonostante le tante difficoltà, è vero ho conosciuto l’ipocrisia , uomini miseri disposti a tutto, ma fanno pena credetemi, perché si tratta per loro di una vera e propria lotta per la sopravvivenza, per questo perdono e giustifico il loro atteggiamento se pur spregevole, ma c’è altro, molto altro, donne e uomini appassionati, disinteressati, innamorati del gusto del confronto e del servizio, be’, quelli sono il tesoro nascosto della nostra società, sono gli anonimi che non ti chiedono niente, vogliono solo partecipare, e ti vengono incontro dicendo “grazie segretario”, ma grazie di cosa? grazie a voi perché mi avete permesso di rappresentarvi, si grazie davvero a tutti voi di vero cuore.

nella foto Emiliano e Lacarra

nella foto Emiliano e Lacarra

Sulla vicenda “commissariamento” il nostro giornale è stato l’ unico organo d’informazione a raccontare i retroscena aveva ricostruito nei dettagli la vicenda ed infatti nessuno ci ha mai smentito.

In quella vicenda sulla questione elettorale a Taranto  infatti, sia il neo-segretario regionale Lacarra, così come il suo predecessore Michele Emiliano,  hanno dimostrato ampiamente di non conoscere neanche le norme dello Statuto del loro partito ( che chiunque può verificare anche online – vedi QUI)  annunciando provvedimenti inesistenti e peraltro mai attuati,  commissariando e poi annullando il commissariamento del Pd di Taranto in quanto per Statuto,  Lacarra non poteva commissariare proprio nulla ! Stranamente peraltro i “baresi” del Pd non si sono accorti delle “tramvate” ricevute in provincia di Bari.

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La nomina di un “direttorio” termine che va molto di moda nei partiti negli ultimi tempi, lascia alquanto a desiderare, e lo diciamo con il massimo rispetto nonostante  lasci a desiderare talvolta anche la democrazia interna del Pd , un partito che di democratico ha purtroppo ormai solo il nome. Il “direttorio” costituito da Giampiero Mancarelli (area Donato Pentassuglia), Enzo Di Gregorio (area Michele Pelillo), Valerio Papa (area Ludovico Vico), Massimo Serio (area Michele Mazzarano) e Costanzo Carrieri (ex-area Pentassuglia, indicato ieri da Michele Pelillo, nonostante il parere contrario del segretario regionale Lacarra è la prova: cambiare per non cambiare nulla !

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nella foto da sinistra l’ on. Michele Pelillo, ed il consigliere regionale  Michele Mazzarano

Peraltro è doveroso giornalisticamente ricordare che  Giampiero Mancarelli è attualmente sotto processo per “stalking” (politico) dinnanzi al tribunale di Taranto, Ludovico Vico non è stato rieletto dai suoi elettori alle ultime elezioni Politiche e si è “macchiato” dei suoi rapporti a dir poco servili ed equivoci con l’ ILVA sotto la gestione della famiglia Riva e Girolamo Archinà come le intercettazioni ( vedi-leggi QUI ) comprovano, Donato Pentassuglia è imputato per “favoreggiamento”  (in buona compagnia di Nichi Vendola, Ippazio Stefàno, Gianni Florido ed altri  nel processo “Ambiente Svenduto” ) così come Michele Mazzarano è imputato in un processo per “millantato credito” in una storia di tangenti all’ ASL di Taranto. E’ questo il nuovo che avanza ?

Donato Pentassuglia

nella foto Donato Pentassuglia

Per non parlare degli insuccessi politici del Pd a Martina (feudo elettorale di Pentassuglia) dove il Comune, precedentemente a guida Pd,  è stato commissariato, e quello a Massafra dove i candidati voluti ed imposti dal consigliere regionale Michele Mazzarano hanno raccolto il minimo storico (7%) del Pd  alle ultime elezioni amministrative in tutt’ Italia.

Ma cosa aspettarsi da Michele Mazzarano  un consigliere regionale eletto in Regione “miracolosamente” grazie ai voti del gruppo che fa riferimento all’ on. Michele Pelillo, (successivamente pentitosi…) che ha avuto la sfacciataggine di assumere nel gruppo regionale del Pd,  come suo addetto stampa-ventriloquo un “giornalista-pennivendolo” come Michele Mascellaro, (anch’egli agli ordini dell’ ILVA di Girolamo Archinà ) che nello stesso tempo in cui è attualmente ancor’oggi alle dipendenze del quotidiano Taranto Buona Sera, fa il portavoce-ventriloquo di un gruppo politico  alla Regione Puglia, pagato con soldi pubblici ?

CdG archinà_mascellaro

schermata-2016-09-13-alle-13-36-33Come si fa a non ridere quando il gruppo Pd regionale con un comunicato sostiene che “ha proceduto all’istituzione dell’ufficio stampa ed alla nomina di 12 collaboratori. Accogliendo l’invito dell’Associazione della Stampa di Puglia, i nominativi per l’ufficio stampa sono stati selezionati tra i giornalisti iscritti all’ Ordine“. Resta da capire con quale Ordine abbia parlato Mazzarano considerato che le norme deontologiche previste dal Consiglio Nazionale dell’ Ordine dei Giornalisti , vietano a Mascellaro di fare quello che fa: il “doppiogiochista“.

Ma evidentemente a Bari, l’ Ordine dei Giornalisti non è molto “ferrato” sulla deontologia, e ligio al dovere di ufficio di farla rispettare ai suoi iscritti, così come quei quattro gatti ( i felini ci scusino…) dell’ Assostampa di Puglia si lamentano solo quando non hanno altro da fare , o quando non perdono il loro tempo (e presto anche i soldi in Tribunale) a diffamare il nostro giornale ed il sottoscritto.




“Dobbiamo ringraziare l’accanimento del Gip di Taranto che ha fatto perdere all’Italia 10 miliardi di pil in tre anni”

CdG Corrado CliniAdesso che le cose sono chiare, le chiarisce per ItaliaOggi anche l’ex ministro dell’ambiente Corrado Clini,  dice la sua sulla vicenda dell’ ILVA.  con una lettera inviata al direttore del quotidiano economico nazionale ITALIA OGGI

di Corrado Clini

“Gentile direttore, persino Repubblica ha finito coll’osservare che “senza la crisi dell’ Ilva avremmo avuto 10 miliardi in più di Pil nel triennio 2012-2015″. Dunque, con appena 4 anni di ritardo, anche ambienti editoriali che non erano stati teneri con il ministro Clini, cioè con me, si accorgono delle cose, sia pure a babbo morto. D’altra parte 2012-2015 è esattamente il periodo di riferimento per il programma di risanamento ambientale che avevo predisposto e che il gruppo Riva aveva accettato. Il 26 ottobre 2012, avevo rilasciato l’Autorizzazione Integrata Ambientale con la prescrizione di misure tecnologiche e gestionali da completare entro dicembre 2015 e con investimenti stimati tra 2,5 e 3 miliardi. Il 15 novembre 2012 il gruppo Riva si era impegnato a realizzare e finanziare tutti gli interventi prescritti, e a questo fine era stato destinato un primo miliardo di euro derivante dalla vendita dei prodotti finiti stoccati nelle banchine dello stabilimento e già prenotati dai clienti un fatto storico nella complessa vicenda delle relazioni tra industria e ambiente in Italia.

Ma il 26 novembre 2012 il Gip di Taranto ( Patrizia Todisco n.d.r.) aveva sequestrato i prodotti finiti considerati “corpo del reato” con una decisione senza precedenti. Il Governo aveva dovuto provvedere con un decreto, convertito in legge dal Parlamento quasi all’unanimità (legge 231/2012) per superare il blocco dei prodotti finiti e consentire l’avvio del risanamento ambientale. La legge venne contestata dal Gip di Taranto per incostituzionalità. Il 9 aprile 2013 la Corte Costituzionale aveva respinto le obiezioni, ma il Gip continuò a disapplicare la legge fino al maggio 2013 in attesa della lettura del dispositivo della Corte. Queste date sono importanti per capire il gioco delle parti andato in scena tra il novembre 2012 e il maggio 2013, un autentico “comma 22” per organizzare il commissariamento dell’azienda.

CdG Ilva interno

Il blocco dei prodotti finiti stava mettendo Ilva fuori mercato e, nello stesso tempo, impediva l’uso delle risorse necessarie per avviare il risanamento. In questa situazione l’azienda – come previsto dalle norme – aveva chiesto di rimodulare il cronoprogramma degli interventi. Ma le autorità di controllo regionale e nazionale, e i custodi giudiziari, avevano iniziato a sanzionare Ilva per i ritardi nella realizzazione degli stessi interventi che l’azienda chiedeva di rimodulare, attivando l’intervento della Magistratura in contrasto con la direttiva europea e la priorità nazionale del risanamento dell’Ilva sancita dalla legge 231.

CdG clini_santoroFino a quando sono stato ministro mi sono opposto formalmente a questo giochetto e ho richiamato le autorità di controllo al rispetto della legge. Ma non è servito: nel giugno 2013 il nuovo Governo appena insediato (sotto la pressione del nuovo sequestro dei beni della Riva Fire effettuato dal Gip a chiusura del “comma 22”) ha avviato il commissariamento. Le motivazioni giuridiche e tecniche che non giustificavano il commissariamento, che ho esposto alla Commissione Industria del Senato il 16 luglio 2013, non sono state prese in considerazione. Né è stata presa in considerazione la possibilità di contestare il nuovo sequestro, che la Corte di Cassazione annullerà nel dicembre 2013.

I risultati pratici sono quelli descritti da Roberto Mania nel suo articolo su la Repubblica: una riduzione di quasi il 40% della capacità produttiva (a tutto vantaggio dei competitori internazionali), 1 miliardo di euro di perdita all’anno, 4 mila esuberi previsti. A questi dati vanno aggiunti la proroga di 3 anni dei tempi per la realizzazione del risanamento ambientale, e l’incertezza sulle responsabilità giuridiche e finanziarie del risanamento stesso nel caso in cui un gruppo industriale subentri nella gestione dell’azienda. Eppure il risanamento ambientale era la “priorità delle priorità“, ed io ero stato accusato di arrendevolezza perché avevo fissato il termine del 31 dicembre 2015 e avevo preteso “solo» 3 miliardi di investimenti dalla famiglia Riva“.

*lettera tratta dal quotidiano ITALIA OGGI




Ilva, ricusazione presidente Corte Assise di Taranto. Il processo inizierà martedì 17 maggio

L”ex assessore provinciale all’Ambiente Michele Conserva, accusato di concussione tentata e consumata a carico di due dirigenti della Provincia di Taranto impegnati con il rilascio di autorizzazioni a favore del gruppo Riva, uno dei 47 imputati (44 persone fisiche e tre società) del processo per il presunto disastro ambientale provocato dall’Ilva, che inizierà martedì prossimo 17 maggio a Taranto, ha ricusato con una propria istanza il presidente della Corte d’Assise di Taranto Michele Petrangelo.

nella foto l'ex-assessore michele conserva

nella foto l’ex-assessore provinciale all’ambiente di Taranto Michele Conserva

Michele Rossetti e Laura Palomba avvocati difensori di Conserva,  hanno motivato la ricusazione con il ruolo di presidente svolto dal giudice Petrangelo nel collegio del Tribunale del riesame che nel dicembre del 2012 confermò gli arresti domiciliari a carico di Conserva, arrestato dai finanzieri il 26 novembre dello stesso anno in una inchiesta parallela. Tra gli imputati rinviati a giudizio ci sono imprenditori della famiglia Riva, ex dirigenti della fabbrica, politici e amministratori,  anche con il supporto della sentenza recentemente depositata dal Gup Vilma Gilli a carico degli imputati del processo “Ambiente svenduto” già giudicati con il rito abbreviato, in quanto gli atti di indagine dei due procedimenti sono sostanzialmente gli stessi e quindi per tale motivo hanno richiesto la ricusazione del presidente Petrangelo in quanto si è già espresso sulla vicenda processuale.

CdG udienza Ilva

Infatti nella sentenza depositata dal Gup Gilli effettivamente si legge che “il presente processo – ovvero Ambiente svenduto – è il frutto della riunione di cinque distinti fascicoli processuali” ed inoltre  che “l’attività di captazione delle di conversazioni telefoniche e ambientali dell’allora assessore provinciale Michele Conserva, protrattasi per circa dieci mesi, si è poi aperta a ventaglio coinvolgendo i soggetti con cui si relazionava, convogliando così le indagini in direzione originariamente inaspettate“.

Va ricordato che precedentemente anche il giudice Gilli era stato ricusato dai legali di Conserva, poichè che era stato proprio quel magistrato ad apporre la propria firma sull’ordinanza di custodia cautelare che  spedì agli arresti domiciliari il politico nel novembre del 2012. Ordinanza che venne confermata dal tribunale del riesame presieduto da Petrangelo. La ricusazione nei confronti della Gilli  venne però rigettata sia dalla Corte d’appello che dalla Suprema Corte di Cassazione nonostante in quella sede se il procuratore generale ne avesse chiesto l’accoglimento.




Il Csm apre nuovo fascicolo sul magistrato Abate. Il ministro Orlando: “Abate ha omesso la tempestiva iscrizione dei Riva nel registro degli indagati”

Il Guardasigilli Andrea Orlando

nella foto il ministro Andrea Orlando

ROMA – Il pm Agostino Abate, un magistrato campano letteralmente  innamorato di Maradona (memorabile il finale di un suo strenuo interrogatorio con un “tangentaro” della Dc, a parlare del campione argentino), ha coordinato inchieste su mazzette tra i politici e criminalità organizzata. Lo scorso fine anno, con un provvedimento del Csm dalle durissime motivazioni, Abate venne trasferito a Como in conseguenza diretta del caso Macchi per le “negligenze” e le “gravi violazioni“, per “aver omesso atti che gli incombevano” e per “aver arrecato indebito vantaggio all’ignoto autore del reato“, un caso giudiziario rimasto insoluto per 29 anni finché le indagini non sono passate alla procura generale di Milano.

Il magistrato Agostino Abate è nuovamente oggetto di un procedimento disciplinare al Consiglio superiore della magistratura anche per il caso dell’imprenditore Sandro Polita, ritrovatosi sotto inchiesta per “bancarotta” dopo che lui stesso aveva denunciato presunte irregolarità contabili da parte dei soggetti da cui aveva acquistato una clinica.

CdG pm Abate

nella foto il pm Agostino Abate

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha esercitato l’azione disciplinare nei confronti dell’ Abate con una comunicazione ufficiale che risale allo scorso gennaio, ma soltanto adesso lo stesso Polita e i suoi legali, gli avvocati Ivano Chiesa e Valerio Onida, ne hanno avuto conoscenza, dopo aver fatto espressa richiesta di accesso agli atti proprio al Csm. Una novità questa che può rappresentare una svolta nello stesso processo che si sta celebrando a Varese dove il procedimento per bancarotta è arrivato in udienza preliminare di fronte al gip Stefano Sala, nonostante le richieste della difesa di fermarlo proprio perché “la stessa indagine è sottoposta a indagine”.

Abate e la famiglia Riva. Ma il magistrato Abate secondo il Ministro della Giustizia,  ha “omesso la tempestiva iscrizione nel registro degli indagati, con l’indicazione delle persone a cui il reato è attribuito disponendo di fatto l’archiviazione di una notizia di reato,” sottraendola al controllo del giudice. Notizia di reato relativa a “un’informativa dell’Agenzia delle Entrate a carico della famiglia Riva”, vecchi proprietari de “La Quiete”, gli stessi proprietari dell’ ILVA spa ora in amministrazione straordinaria “per reati fiscali, con sottrazione all’erario di un carico fiscale di 918mila euro”.

Inoltre il pm Abate, si legge nei capi d’accusa a suo carico “ometteva senza giustificato motivo di svolgere gli accertamenti disposti dal gip” sulla vicenda dell’Hotel Capolago, un altro filone della denuncia di Polita, su cui Abate aveva  invece richiesto l’archiviazione.