Luigi Di Maio si dimette da capo politico del M5S: “Ho portato al termine il mio compito”. La diretta video delle sue dimissioni

ROMA – E’ stato il senatore M5S Emilio Carelli a chiedere un applauso per Luigi Di Maio l’evento al Tempio di Adriano di Roma in cui l’ormi ex- leader M5S ha annunciato le sue dimissioni da capo politico del movimento. Di Maio parte dai facilitatori, dicendo che renderanno possibile dare una risposta a quanti sul territorio vogliono dare una risposta ai cittadini. “Da oggi inizia il percorso per gli Stati generali del Movimento“, premette. “È giunto il momento di rifondarsi. Oggi si chiude un’era. Ed è per l’importanza di questo momento che ho iniziato a scrivere questo documento un mese fa. Una volta nominati i facilitatori il mio compito è terminato. Abbiamo tanti nemici, qualcuno che resiste e che ci fa la guerra. Ma nessuna forza politica è mai stata sconfitta dall’esterno. I peggiori nemici sono quelli che al nostro interno lavorano non per il gruppo ma per la loro visibilità”, ha proseguito Di Maio.

Questa la diretta streaming del suo intervento:

“Per stare al governo serve essere presenti sul territorio in maniera organizzata: ci ho lavorato un anno ed ho portato a termine il mio compito. Ora inizia il percorso verso gli Stati generali“. ha detto Luigi Di Maio parlando al Tempio di Adriano. “Ho lavorato per far crescere il Movimento e proteggerlo dagli approfittatori e dalle trappole lungo il percorso, anche prendendo scelte dure e a volte incomprensibili. La storia ci dice che alcuni la nostra fiducia l’hanno tradita ma per uno che ci ha tradito almeno dieci quella fiducia l’hanno ripagata”, ha aggiunto. “Io mi fido di voi, mi fido di noi e di chi verrà dopo di me. Per arrivare fin qui abbiamo fatto salti mortali. Hanno iniziato Beppe e Gianroberto e a loro va tutto il mio grazie di cuore”.

“Quello che ci anima è il fuoco che abbiamo dentro. Abbiamo tanti nemici, quando si prova a cambiare le cose c’è sempre qualcuno che ti fa la guerra. Ma i peggiori nemici sono quelli che contraddicono i valori per i quali si è lottato insieme” ha detto Luigi Di Maio “Persone che lavorano solo per la propria visibilità”. “Ho dato tutto me stesso, ho fatto crescere il Movimento, spesso per molti di noi non c’è stato il tempo di festeggiare le vittorie. Non è finita, il nostro percorso è ancora lungo” ha continuato Di Maio “”Ho lavorato per far crescere il Movimento e proteggerlo dagli approfittatori e dalle trappole lungo il percorso, anche prendendo scelte dure e a volte incomprensibili. La storia ci dice che alcuni la nostra fiducia l’hanno tradita ma per uno che ci ha tradito almeno dieci quella fiducia l’hanno ripagata. Io mi fido di chi verrà dopo di me“.

“In 10 anni siamo cambiati noi ed è cambiato tutto, ora dobbiamo continuare a migliorare – ha proseguito Di Maio nel suo intervento – “ Oggi dobbiamo vivere, è la nostra responsabilità vivere con tutte le responsabilità, con fiducia nel futuro“. “Quello che ci anima è il fuoco che abbiamo dentro. Abbiamo tanti nemici, quando si prova a cambiare le cose c’è sempre qualcuno che ti fa la guerra. Ma i peggiori nemici sono quelli che contraddicono i valori per i quali si e’ lottato insieme” ha detto Luigi Di Maio. “Persone che lavorano solo per la propria visibilità.Il Movimento per questo non può essere valutato solo dopo 20 mesi di governo, per questo penso che il governo debba andare avanti“.

“Alcuni obiettivi purtroppo non abbiamo potuto raggiungerli ma abbiamo sempre lottato” – ha poi aggiunto Di Maio parlando al M5s dal Tempio di Adriano –  “Sono consapevole che parte del Movimento e’ rimasta delusa e si è allontanata. Non sono ingenuo ma lo preferisco a traditore. Noi dobbiamo pretendere il sacrosanto diritto di essere valutati almeno alla fine dei cinque anni di legislatura. Io penso che il governo deve andare avanti, perche’ alla fine della legislatura i risultati si vedranno ma dobbiamo avere il tempo di mettere a posto il disordine fatto da chi ha governato per trent’anni prima. Ci sono stati casi in cui abbiamo capito che bloccare alcune opere sarebbe stato un danno per l’Italia, perche’ le richieste di risarcimento e i rischi per i lavoratori erano insostenibili. Abbiamo lottato fino all’ultimo per portare a casa sempre il migliore risultato possibile“.

“Governare movimento eterogeneo è complicato, ci sono sempre state divisioni, sempre qualcuno scontento. Il fuoco amico da parte di alcuni del Movimento grida vendetta“. ha continuato Di Maio al Tempio di Adriano  “Dalle leggi che abbiamo approvato non si puo’ tornare indietro. Se proveranno a cancellare la legge anticorruzione, prescrizione o reddito di cittadinanza ci saranno migliaia di persone in piazza per impedirlo. E io saro’ con loro“.

“Auguro al movimento di rispettare le regole che ci siamo imposti, chiedo almeno un po’ di pudore – ha detto Di MaioSe ci daremo nuove regole, va bene, ma poi dobbiamo impegnarci a rispettarle. Io ci sarò agli Stati Generali, porterò idee“. “Tanti stamattina mi hanno detto di non mollare, ma come potre farlo? Il Movimento è la mia famiglia. Dobbiamo però avere in futuro un approccio positivo e non rivendicativo“.

“Te ne vai dal Movimento e poi continui a votare la fiducia dal Misto? Non e’ politica: è psichiatria”. ha detto l’ex capo M5s Luigi Di Maio parlando al  Tempio di Adriano e facendo riferimento a chi e’ uscito dal Movimento 5 Stelle come l’ex ministro Lorenzo Fioramonti. “Chi assume comportamenti inaccettabili deve essere sanzionato. Da noi le regole si rispettano a dispetto del Paradiso“. ha continuato Di Maio, tornando sulle polemiche legate alle rendicontazioni e alle critiche su Rousseau. “Al premier Conte non bisogna insegnare nulla, avevo preoccupazione e ora è ammirazione. Sarà la fine di una fase, lavorerò per voi, ci credo come tanti altri che anche ci credono di meno. Vi ringrazio dal profondo del cuore, ringrazio la mia famiglia che ho visto poco negli ultimi anni. Ringrazio i membri del gruppo della comunicazione, i miei colleghi ministri di entrambe le legislature“. “Si chiude una fase, mi dimetto ma da stasera le mie funzioni di capo politico passano a Crimi, il membro anziano del Movimento, come da regolamento. Parleremo del Cosa negli Stati Generali e poi del Come“.

“All’inizio tanti mi prendevano  in giro perché ero l’unico ad indossare sempre la cravatta, ed ora me la tolgo”. Così Luigi di Maio ha concluso il suo discorso, durato circa 75 minuti, in cui si è dimesso da capo politico del Movimento Cinque Stelle.

 

In aggiornamento




Il Movimento 5 Stelle vieta l’ingresso al giornalista de La Stampa

(dal quotidiano LA STAMPA) – «Abbiamo l’ordine di non farla entrare». Così ieri mattina lo staff di «Sum#02-Capire il futuro», evento organizzato a Ivrea dall’Associazione Gianroberto Casaleggio, presieduta dal figlio Davide, ha accolto il giornalista de «La Stampa» Jacopo Iacoboni. Il rifiuto è stato motivato con «disguidi nella richiesta dell’accredito» e «posti esauriti», tesi ribadita dall’agenzia Visverbi  (che annovera fra i proprietari con il 47,5% delle quote,  Valentina Fontana moglie del giornalista Gianluigi Nuzzi  n.d. CdG) che gestisce l’evento, ma totalmente smentita dal fatto che prima e dopo ad altri giornalisti (tra cui due de «La Stampa») privi di accredito è stato consentito tranquillamente l’accesso senza alcun problema e senza badge («Sono finiti, entrate lo stesso»).

Falso anche ciò che Gianluigi Nuzzi, giornalista e direttore editoriale della convention, ha detto dal palco, parlando di «regole da rispettare» e «badge tarocco». Nuzzi aveva replicato alle critiche («Avete sbagliato») di Enrico Mentana, direttore del Tg7 e relatore dell’evento. La platea ha contestato Mentana e applaudito Nuzzi mentre proclamava: «Noi i tarocchi non li vogliamo».

In realtà Iacoboni si è regolarmente presentato con tanto di tesserino professionale, cercando di sanare l’eventuale disguido burocratico e proponendo di contattare la segreteria de «La Stampa» per risolvere tutto, come testimoniato anche da esponenti del M5S tra cui il giornalista e senatore Emilio Carelli, che invano e gentilmente ha cercato a lungo una soluzione. Per cercare di seguire ugualmente l’evento e documentare tutto su «La Stampa» evitando di creare un caso, Iacoboni ha poi provato a entrare con il badge datogli da un collega. Ma è stato bloccato: non di questione di accredito si trattava, ma di veto personale. A confermarlo testualmente all’Ansa è stata la Comunicazione del M5S: l’accesso a Iacoboni è stato impedito perché il M5S non ha gradito alcuni suoi articoli. «Si tratta di una questione personale e non professionale».

La direzione de «La Stampa» ritiene «inaccettabile che a un giornalista, e alla testata che rappresenta, venga impedito di fare il proprio lavoro perché si dissente da ciò che ha scritto. Chi lavora per guidare il Paese non deve temere opinioni dissenzienti, anche le più urticanti: è qui che si misura la maturità di un movimento politico».

Il Comitato di redazione ha definito «imbarazzante e degno dei buttafuori delle discoteche» il comportamento del M5S. «Questi metodi da pseudo democrazia virtuale e dittatura del Grande Fratello non appartengono ai nostri valori e alla nostra cultura». «Piena solidarietà» è stata espressa dai Comitati di redazione di altri giornali, a partire da quello del Secolo XIX.

Oltre a politici, giornalisti e intellettuali di ogni orientamento, condannano l’episodio la Federazione nazionale della Stampa italiana, Ordine nazionale dei giornalisti, Associazione stampa Subalpina e Ordine dei giornalisti del Piemonte, che in una nota lo definiscono «un chiaro tentativo di negare il diritto di cronaca», invitando i colleghi a «reagire tutti insieme prendendo l’abitudine di abbandonare i luoghi e gli eventi in cui vengano messi in atto comportamenti discriminatori».

Al collega Jacoboni la solidarietà totale ed incondizionata del CORRIERE DEL GIORNO. “Un comportamento del genere non è degno di un movimento che ambisce a guidare il Paese, manifestando la sua nota ed evidente allergia alla democrazia e rispetto delle opinioni altrui” è stato il commento del nostro direttore Antonello de Gennaro.




Il grande abbraccio della gente per Fabrizio Frizzi : “Uno di noi. Portava allegria nelle case”

di Federica Gagliardi 

Il profondo cordoglio della gente comune, dei suoi amici, colleghi per la morte di Fabrizio Frizzi, nella triste giornata di ieri, si è manifestato  oggi nella camera ardente allestito presso la sede Rai di viale Mazzini scelta per ospitare l’ ultimo omaggio al presentatore, scomparso all’età di 60 anni. Dalle 10 di questa mattina, nella sala hanno sfilato amici e colleghi, ma è stato impressionante soprattutto il tributo della gente comune, del popolo, a un personaggio televisivo presente e radicato nei  loro cuori.

Una triste sensazione generale di sconforto per aver perso un “vero” amico, una persona semplice ed umile comune, dai modi educati,  sempre sorridente, che emanava un allegria spontanea e contagiosa. Uno stile di vita, dei comportamenti  semplici in linea  a quella umana simpatia ed allegria che lo aveva fatto conoscere ed apprezzare dal grande pubblico sin dal proprio esordii nei programmi pomeridiani televisivi per ragazzi.

le condoglianze del Premier

Un vero fiume umano di “amici” dalle 10 del mattino, tutti in coda per Fabrizio, circa 900 ogni ora , che viene calcolato in circa diecimila persone passate nella camera ardente, , tanto da prolungare l’orario di chiusura. Nella sala ad accogliere le persone più care di Fabrizio Frizzi , sua moglie Carlotta Mantovan  ed il fratello Fabio. Fabrizio non avrebbe potuto riconoscere i volti di tutte quelle persone, molte non le conosceva , ma era consapevole dell’affetto del pubblico televisivo nei suoi confronti  grazie allo schermo televisivo.

Quanto abbiamo visto in queste ore in viale Mazzini  non era un atto di presenza ma bensì un un vero e proprio reciproco saluto sincero  . Dai commenti della gente semplice che si è messa in coda per salutare Fabrizio le frasi più significative: “Era una persona semplice e lo è sempre stato. Ci mancherà la sua semplicità“, “Sorridiamo anche oggi, perché Fabrizio sorrideva sempre e portava così l’allegria nelle nostre case“. 

Significativa ed emozionate  la testimonianza di una grande foto nelle mani di Vincenzo Pellegrini, 48 anni, uno dei 1666 licenziati di Almaviva.  Si è presentato questa mattina alle 6 davanti alla sede Rai di viale Mazzini tenendo fra le mani una grande foto in cui si vedeva lui da bambino accanto a un giovanissimo Fabrizio Frizzi.Era il 1983 – ricorda Vincenzo ai giornalisti  – e Fabrizio era all’inizio della sua carriera. In questa occasione stava premiando noi ragazzini al termine di una manifestazione sportiva svoltasi al San Giuseppe Calasanzio, la stessa scuola che lui aveva frequentato”.

 Sono cresciuto a pane e Frizzi, tra Il barattolo e Tandem – racconta Vincenzo – e non l’ho mai considerato un personaggio famoso, era uno di noi. Oggi qui ci sono tutte queste persone perché lui era esattamente come loro e il testamento che ci ha lasciato è la sua semplicità, la sua spontaneità. In seguito l’ho incrociato più volte, ho partecipato ad alcune sue trasmissioni anche come pubblico e, avendo seguito tutta la sua carriera, posso dire che era rimasto quella che già era nella foto che conservo gelosamente. Una persona semplice e sorridente. Ho iniziato a seguirlo che ero bambino e ho finito oggi che sono un uomo“.

Luca Cordero di Montezemolo

Numerose le personalità che hanno reso omaggio nella camera ardente di Fabrizio Frizzi ,  da Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Fondazione Telethon della quale il conduttore tv scomparso è stato sempre un protagonista di primo piano, se non l'”anima” della campagna,  il Presidente del Consiglio uscente Paolo Gentiloni, il comandante generale della Guardia di Finanza Gen. Giorgio Toschi,  il presidente del Coni Giovanni Malagò, il direttore di Repubblica, Mario Calabresi,  i fratelli Beppe e Rosario Fiorello, Flavio Insinna,  Luca Giurato, il direttore del Tg5 Clemente Mimun, il direttore del TgLa7 Enrico Mentana, il sindaco di Bergamo (ex direttore di Canale5) Giorgio Gori, la sindaca di Roma Capitale Virginia Raggi, visibilmente commosso anche il direttore generale della Rai, Mario Orfeo, Roberto Giacchetti, Gianni Letta, Enrico Brignano, Amadeus,  Cristina Parodi, Bruno Vespa, Stefano D’Orazio dei Pooh, Emilio Carelli, Andy Luotto, Riccardo Rossi, Giulio Scarpati, Federico Moccia, Neri Marcorè, Gigi Marzullo, Luca Zingaretti, Veronica Pivetti, Massimo Giletti, Marisa Laurito, Roberto Giachetti, Carla Ruocco, Walter Veltroni, Massimo Giannini, Emanuela Aureli, Alba Parietti, Amedeo Minghi. .




Habituè e new-entry, le facce del nuovo Parlamento

ROMA – Il nuovo Parlamento uscito dalle urne del 4 marzo è un mix di veterani e outsider. Nel Transatlantico di Montecitorio  si incontreranno il leghista nigeriano Toni Iwobi, primo senatore di colore d’Italia, la testimone di giustizia Piera Aiello che finalmente potrà riavere pubblicamente indietro la sua identità, ma anche pezzi grossi del governo uscente, dalla toscana Maria Elena Boschi, eletta a Bolzano, a Marco Minniti, sconfitto a Pesaro dal pentastellato Cecconi ma ripescato grazie al proporzionale. 

Tra i big recuperati, mezzo governo Gentiloni: Dario Franceschini, Roberta Pinotti, Valeria Fedeli, Andrea Orlando. Salvati anche tre dei principali esponenti di Liberi e Uguali: sconfitti all’uninominale conquistano comunque un seggio Pietro Grasso, Laura Boldrini e Pier Luigi Bersani.Entrano, invece, dalla porta principale del collegio i ministri Pier Carlo Padoan, Graziano Delrio, Luca Lotti e Beatrice Lorenzin.

Al Senato passa Emma Bonino, che a Roma fa incetta di voti, e torna Umberto Bossi. Ma gli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama ospiteranno anche perfetti sconosciuti o ‘famosi’ per motivi diversi dalla politica. Due veterinarie si accingono a prendere posto in aula: la napoletana Doriana Sarli, eletta alla Camera con il M5s; al Senato, per la Lega, la toscana Rosellina Sbrana. Tra i 28 eletti del Movimento 5 Stelle nei collegi uninominali siciliani Gaspare Marinello, dirigente dell’ospedale di Sciacca, e Giorgio Trizzino, direttore dell’ospedale Civico di Palermo.

Il M5s, che ha già designato come possibile successore della ministra Fedeli  Salvatore Giuliano   preside dell’Iiss Majorana di Brindisi, una delle scuole più raccontate d’Italia -, porta diversi insegnanti in Parlamento; molti dalla Calabria tra ritorni, come quello del senatore Nicola Morra, docente di storia e filosofia a Cosenza confermato per il secondo mandato, e new entry come Bianca Laura Granato, una delle più attive nelle battaglie contro la Buona Scuola.

Nutrito pure il drappello di giornalisti. Nel M5s ce l’hanno fatta Primo Di Nicola, ex direttore de Il Centro, con il 41% in Abruzzo; Emilio Carelli, ex direttore di SkYTg24Pino Cabras, giornalista-blogger, scrittore e fondatore di Pandora Tv, 46% nel collegio di Carbonia. Nelle liste di Forza Italia eletti Giorgio Mulè, direttore di Panorama (46%), Andrea Cangini, ex direttore di Qn, che era capolista nelle Marche. Per il Pd a Milano entra al Senato Tommaso Cerno, ex direttore de l’Espresso.

Restano fuori, invece, con il M5sGianluigi Paragone, ex direttore de La Padania, e la Iena Dino Giarrusso. Non ce la fanno per il Pd Francesca Barra, candidata in Basilicata, e neppure la bersaniana Chiara Geloni. Tra i vip dello sport l’ha spuntata l’ex Ad del Milan Adriano Galliani, mentre il presidente della Lazio Claudio Lotito resterà fuori dal Senato, a meno che non segua il consiglio del sindaco di Benevento Clemente Mastella e faccia ricorso.




Gratta e vinci a 5 stelle, una corsa in massa che fa tenerezza

 di Paolo Madron

Devono aver scambiato la politica per un’agenzia di collocamento, o una lotteria dove se becchi la poltrona, vista la pervicace tendenza a mantenerla, per cinque anni sei lautamente sistemato. Ma siamo all’apogeo della democrazia diretta, almeno così come la intendono i grillini alle cui Parlamentarie si sono presentati talmente in tanti da far andare in tilt il sito del Movimento 5 stelle.

C’ERA UNA VOLTA LA GAVETTA. Chissà perché, tra tanto predicare (a vanvera) di mestieri e competenze, la politica è qualcosa che oggi sono tutti convinti di saper fare. In barba a scuole di partito e principi di selezione che sottintendevano una durissima gavetta. Si partiva dai consigli di zona per arrivare dopo un tot ai banchi dei municipi, per poi entrare in Giunta e, se si faceva bene, sperare che il partito ti premiasse facendoti spiccare il volo per Roma.

Quasi tutti sono convinti di essere portatori dell’idea vincente per salvare il mondo

quasi tutti si sentono orgogliosamente detentori di spiccate doti d’intelletto e carattere

Ma più spassosi dell’esercito di candidati sono i curricula e i programmi con cui si presentano. Quasi tutti sono convinti di essere portatori dell’idea vincente per salvare il mondo, quasi tutti si sentono orgogliosamente detentori di spiccate doti d’intelletto e carattere per cui non votarli sarebbe un’improvvida occasione perduta.

CAPITANO IN CERCA DI RICONOSCIMENTI. Per carità, la stragrande maggioranza saranno sicuramente persone per bene, brave e rispettabili, ma questa corsa in massa per accaparrarsi un posto al sole suscita tenerezza e perplessità. In mezzo ovviamente ci sono anche dei nomi noti. C’è il capitano di Marina Gregorio De Falco, quello del “salga a bordo, cazzo!” intimato al comandante Schettino che aveva pensato bene di lasciare la Concordia e i suoi passeggeri a naufragare, e che ora probabilmente cerca un riconoscimento postumo del suo allora misconosciuto senso del dovere.

Il capitano Gregorio De Falco

E poi, immancabili, ci sono i giornalisti. Scontato qualche nome, come quello di Gianluigi Paragone, ex domatore – non a caso la trasmissione si chiamava La Gabbia – della pubblica indignazione dagli schermi di La7. Sorprendente quello di Emilio Carelli, ex posatissimo direttore di Sky Tg24, la cui presenza tra i grillini fa lo stesso effetto di scoprire che la tua quotidiana tazza di tisana rilassante conteneva tracce di Prozac.

UNA POSSIBILITÀ DATA A TUTTI? Vista da fuori, la lotteria grillina potrebbe anche essere scambiata per una grande prova di democrazia che dà a tutti senza distinzioni di censo e lignaggio la possibilità di poter competere. Dall’altra parte, destra o sinistra che sia, nella selezione dei candidati dettano ancora legge gli umori del capo o i pacchetti di voti che l’aspirante parlamentare è in grado di mobilitare.

Luigi Di Maio

 

L’ULTIMA PAROLA L’AVRÀ DI MAIO. Poi si va un po’ più nel dettaglio, e si scopre – per fortuna, diciamo noi – che non è proprio così, ma che prevale il meccanismo dei talent. La giuria pentastellata farà una prima scrematura per vedere se i propositi del candidato sono fit o unfit con la filosofia del Movimento.

Infine il suo presidente, il candidato premier Luigi Di Maio, avrà l’ultima parola. Sbirciando i nomi, a qualcuno deve sicuramente averla già data. Ma, in questo gigantesco Hellzapoppin di nomi e curricula, l’uno vale uno e la sbandierata democrazia diretta sono apparentemente salvi.

*direttore responsabile del quotidiano online Lettera43




Il tarantino Carlo Chianura alla direzione del Master di giornalismo della Lumsa a Roma

nella foto, Emilio Carelli

nella foto, Emilio Carelli

 di Valentina Taranto

La Libera Università Maria Ss. Assunta (Lumsa), spiega in un comunicato, che vuole rilanciare il proprio impegno nel settore dell’informazione e della comunicazione, proponendo una nuova edizione del master di giornalismo, corso di studi della durata di due anni, che consentirà ai partecipanti di svolgere il praticantato e di accedere all’esame di Stato per l’iscrizione all’Albo dei giornalisti professionisti. La direzione scientifica del master è affidata a Emilio Carelli, già vicedirettore di Tg5, direttore di Tgcom.it e di SkyTg24.  La direzione dei laboratori e delle testate è affidata al tarantino Carlo Chianura, capo del servizio politico del quotidiano  ‘la Repubblica’. Due amici e colleghi che garantiscono la qualità e serietà del corso

nella foto, Carlo Chianura

nella foto, il collega  Carlo Chianura

Il corso biennale –  spiega il comunicato – inizierà il 30 aprile 2016, sarà riservato a un massimo di 30 studenti e consentirà ai partecipanti di sviluppare tutte quelle competenze necessarie a svolgere la professione giornalistica in un contesto di grandi cambiamenti indotti anche dall’avvento della tecnologia digitale.

Le lezioni teoriche saranno integrate da esercitazioni pratiche che forniranno allo specializzando anche gli strumenti fondamentali per generare ogni tipo di contenuto digitale.

Fra gli obiettivi del master – spiega l’Università di Roma Lumsa – quello di far apprendere ai partecipanti la capacità di progettare e realizzare contenuti per la carta stampata e contenuti audiovisivi per tv, giornali, web e dispositivi mobili come pure la conoscenza delle problematiche legali e legislative relative ai vecchi e nuovi media.

I diversi insegnamenti affronteranno anche i temi della libertà di stampa, del diritto d’autore e della proprietà intellettuale dei contenuti in rete. Introdotto un corso di mobile journalism con relative esercitazioni pratiche.

Fra i docenti che terranno corsi e seminari: Luigi Contu, Massimo Corcione, Luciano Fontana, Vincenzo Morgante, Roberto Napoletano, Marco Pratellesi, Paolo Ruffini, Marco Tarquinio e Dario Edoardo Viganò.

Lumsa bandisce, inoltre, 9 borse di studio biennali del valore di 5mila euro l’anno e 12 borse di studio biennali del valore di 5mila euro l’anno riservate ai figli degli iscritti o pensionati Inps/Inpdap (le borse di studio non sono cumulabili tra loro).

Il Master prevede un periodo di esperienza sul campo attraverso stage selezionati da svolgersi presso importanti testate giornalistiche con le quali sono stati stabiliti contatti nelle precedenti edizioni: Ansa, Agi, AdnKronos, Nova, la Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa, Il Sole 24 Ore, Il Giornale, Il Messaggero, Huffington Post, il Fatto, Il Secolo XIX, La Gazzetta dello Sport, il Corriere dello Sport; testate radiofoniche Rds, Radio24, Radio Vaticana e tutte le testate RAI; testate televisive di Rai, Mediaset e Sky.