Il Csm nomina Elisabetta Garzo a Napoli e Giuseppe Borrelli a Salerno

ROMA – Per la prima volta sarà una donna, Elisabetta Garzo il magistrato designato  alla presidenza del  Tribunale di Napoli, dopo la sua nomina avvenuta all’unanimità  nel plenum del Consiglio superiore della magistratura, che nella stessa seduta ha designato Giuseppe Borrelli a capo della Procura di Salerno. “Soddisfazione  per la prima donna alla guida del tribunale di Napoli” è stata espressa da Mario Suriano presidente della Commissione Direttivi del Csm .

Elisabetta Garzo era già stata Presidente di sezione ai Tribunali di Santa Maria Capua Vetere e di Vallo della Lucania, e dal 2014 era al vertice del Tribunale di Napoli Nord (Aversa). “È riuscita, grazie alle sue doti ed alla sua capacità organizzativa a rendere il tribunale di Napoli Nord , che era in grave sofferenza per le carenze logistiche e di personale, in un Ufficio efficiente e strutturato”, ha commentato il relatore Michele Cerabona, membro laico del Csm (indicato da Forza Italia) .

Giuseppe Borrelli  è il nuovo capo della procura di Salerno, dopo aver ricoperto per anni l’incarico di procuratore aggiunto di Napoli, designato dal plenum del Csm che lo ha nominato con 19 voti a favore e cinque astensioni. La Commissione per gli incarichi direttivi aveva già proposto  nel luglio 2019 la sua nomina, successivamente congelata la decisione a seguito della pubblicazione di alcune conversazioni intercettate tra il pm romano Luca Palamara e il magistrato Cesare Sirignano della Direzione Nazionale Antimafia , nella quale i due colleghi parlavano di Borrelli e della sua candidatura all’incarico di procuratore di Perugia.

Intercettazioni dalle quali secondo la la delibera approvata oggi dal Csm non è emerso “nessun rilievo ostativo” per la nomina di Borrelli al vertice della Procura di Salerno . Dall’audizione di Borrelli da parte del Csm “non sono emersi elementi sulla base dei quali poter fondatamente ipotizzare eventuali forme di coinvolgimento, diretto o indiretto, del dott. Borrelli nelle note vicende riconducibili ad alcuni ex componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, né, più in generale, è emerso che il dott. Borrelli si sia attivato per caldeggiare, in qualsiasi forma, la sua candidatura nelle procedure di conferimento degli incarichi direttivi per i quali aveva fatto domanda“.

Con tutto il rispetto ed il garantismo dovuto nei confronti del magistrato Borrelli, sarebbe stato folle, attivarsi per caldeggiare la propria candidatura a procuratore capo, dopo essere stato coinvolto nelle intercettazioni telefoniche sulle nomine del Csm, che ancora una volta dimostra che a Palazzo dei Marescialli non sembra essere cambiato nulla in materia di nomine. Come dimostrano i cinque astenuti.




Per la procura di Bari in corsa anche Capristo ? “Voglio restare a Taranto, non vado alla ricerca di poltrone” smentisce il procuratore capo

ROMA – Fra i probabili concorrenti per la successione a Giuseppe Volpe, il capo della Procura di Bari che andrà in pensione ad agosto del prossimo anno negli ambienti giudiziari baresi circola anche il nome di Carlo Maria Capristo, l’attuale procuratore di Taranto, a conferma di quanto avevamo pubblicato nei giorni scorsi. Ipotesi sostenuta dalla circostanza che Capristo  avrebbe legittimamente le carte in regola non solo professionalmente, ma anche “tecnicamente” per partecipare all’assegnazione della procura, in quanto a marzo 2020 finiscono i suoi primi quattro anni al vertice della procura tarantina e quindi il magistrato barese  avrebbe il diritto di poter chiedere il trasferimento in una procura più grande e sicuramente più prestigiosa.
Da noi contattato il Procuratore di Taranto ha smentito queste voci. “Non sono alla ricerca di poltrone” ha dichiarato Capristo al CORRIERE DEL GIORNOe voglio mantenere fermi i miei impegni per Taranto che enunciai al mio insediamento, salute permettendo. Non lascio mai gli impegni che assumo a metà
Nonostante qualche articolo “pilotato” dai soliti amici degli amici... alla data odierna non risulta avviato alcun procedimento nei suoi confronti dalla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, nei confronti di Capristo, così come non è arrivata alcuna richiesta di rinvio a giudizio per il presunto depistaggio di alcune indagini sulle tangenti Eni, per la quale era stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Siracusa, a seguito di alcune lettere anonime. quale atto dovuto.
Capristo è stato ascoltato dal procuratore capo di Siracusa Maurizio De Lucia e dal pm Antonio Carchietti, ai quali ha chiarito persino documentalmente l’assoluta legalità dei suoi atti e comportamenti, che confermavano le indagini fatte a suo tempo dai magistrati di Trani, e la sua lettera di trasmissione alla Procura di Messina dopo la relazione redatta dai magistrati inquirenti.
E’ semplicemente ridicolo quanto scritto dal quotidiano La Repubblica, dalla redazione di Bari,  che partendo dal presupposto che Capristo era il procuratore di Trani, ritiene  “inevitabile” la possibilità che sia stato al corrente degli illeciti accaduti in quegli uffici giudiziari. In realtà al contrario di quanto scrive il giornale romano, che dimostra di essere poco e male informato,  la posizione di Capristo è stata valutata dai magistrati della procura di Lecce salentini, che non hanno trovato alcun suo atto illecito, anomalia, coinvolgimento e non gli hanno contestano alcun addebito.
Oltre al nome di Capristo  si fanno i nomi anche dei due procuratori aggiunti del capoluogo pugliese Roberto Rossi e Francesco Giannella che era l’ aggiunto alla Procura di Trani retta a suo tempo da Capristo, e quindi utilizzando il teorema farneticante di Repubblicanon poteva non sapere” ! Ma alla guida della procura di Bari potrebbero concorrere anche magistrati attualmente in servizio presso altre Procure, come Francesca Romana Pirrelli, procuratore aggiunto a Foggia, ed Elisabetta Pugliese, sostituto procuratore alla Direzione nazionale antimafia (Dna), la quale si era già candidata per la procura di Matera, dove si vide preferire  dal plenum del Consiglio Superiore della Magistratura l’ex-procuratore aggiunto di Taranto, Pietro Argentino nonostante i suoi comportamenti poco trasparenti, nomina frutto di un accordo “politico” fra le correnti “deviate” del Csm ed in particolare quella di area che voleva portare sulla poltrona di Argentino (riuscendoci) come procuratore aggiunto a Taranto, l’ex segretario nazionale dell’ ANM, Maurizio Carbone che nonostante la sua intensa attività politico-sindacale, da oltre 20 anni faceva il sostituto procuratore della repubblica di Taranto. 
Secondo l’ edizione barese del quotidiano La Repubblica, la Pirrelli e la Pugliesesarebbero legittimate a partecipare al bando ma non è detto che vogliano farlo, così come Gaetano Paci, procuratore aggiunto a Reggio Calabria; Francesco Prete, attualmente capo della Procura di Velletri; Luca Masini, reggente a Salerno; Giovanni Russo, procuratore aggiunto della Dna. E proprio alla Dna sembra destinato il pm Giuseppe Gatti, mentre il collega Renato Nitti potrebbe diventare procuratore aggiunto al posto di Giorgio Lino Bruno , che a novembre prossimo lascerà il posto di coordinatore del pool reati contro la pubblica amministrazione: quello che a breve dovrebbe chiudere le indagini sul governatore pugliese Michele Emiliano.
Legittimo chiedersi a questo punto, chi fornisce queste informazioni al quotidiano romano, che più volte è stato “beccato” per aver agito illegalmente nelle procure, ed utilizzato informazioni tele-pilotate dai soliti “amici degli amici” nelle procure ? E sopratutto come si fanno a pubblicare certe notizie ancora prima che vengano messe a concorso dal Csm !
Prima o poi qualcuno lo scoprirà. Palamara, Ferri , Palamara & company docet….



Operazione della Direzione Nazionale Antimafia contro il narcotraffico: 27 arresti

ROMA – E’  in corso da questa mattina una vasta operazione antidroga denominata “Fiori di primavera” condotta dalla Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Lecce guidato dal Colonnello Luigi Carbone con arresti in Italia e in Albania contro quattro distinti gruppi criminali italo albanesi responsabili a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla produzione ed al traffico internazionale di sostanze stupefacenti  .

Sono oltre 100 i finanzieri impegnati del Comando provinciale di Lecce con l’ausilio dello S.C.I.C.O il Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata di Roma della Guardia di Finanza, coordinati dalla Direzione Nazionale Antimafia e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, che stanno notificando una ordinanza di custodia cautelare richiesta dai magistrati di Lecce ed emessa dal gip dr. Michele Toriello del Tribunale di Lecce, a carico di 27 persone (di cui 21 albanesi e 6 italiani) anche in Albania grazie alla collaborazione della Polizia locale.

Le indagini durate quasi due anni, hanno reso possibile identificare ed arrestare gli appartenenti a quattro distinti gruppi criminali italo albanesi, con basi operative nella provincia di Lecce e ramificazioni in altre regioni italiane (Calabria, Toscana, Emilia Romagna, Sicilia, Liguria, Lombardia), tutti ritenuti responsabili di traffico internazionale di stupefacenti, detenzione ed introduzione nel territorio nazionale di armi e munizioni da guerra.

 

I militari del G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Lecce anche con la collaborazione dei mezzi aerei e delle motovedette del R.O.A.N. Reparto Operativo Aeronavale di Bari, grazie anche alle alte dotazioni tecnologiche a loro disposizione, sono riusciti ad “intercettare”  le spedizioni in mare, mappandoli e consentendo di intervenire sui “punti di sbarco” lungo il litorale pugliese, compiendo ben 26 distinti interventi operativi nel corso delle indagini ed arrestando in flagranza 31 persone responsabili, insieme ad altre 90 denunciate a piede libero, dell’importazione ripetuta in Italia di 8 tonnellate e mezzo di marijuana e quasi 10 chilogrammi di eroina e cocaina oltre che di armi e munizioni.

I dettagli dell’operazione sono stati resi noti questa mattina nel corso di un incontro con la stampa svoltosi a Lecce questa mattina presso gli uffici della Procura Generale , alla presenza del Procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho, del procuratore capo della Repubblica di Lecce, del Comandante regionale Puglia Generale Vito Augelli e del Generale Alessandro Barbera  Comandante del Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata della Guardia di Finanza. Per il dr. Cafiero de Raho il risultato dell’ operazione odierna “si tratta di un’operazione di grande importanza perché abbiamo operato in stretta collaborazione con la polizia albanese. L’organizzazione si fondeva con elementi della criminalità italiana e riusciva ad immettere marijuana eroina e cocaina sul mercato europeo: questo ci dà la misura di quanto pericolosa sia la criminalità albanese”.

Importante ed efficiente è stata anche la collaborazione internazionale che ha visto cooperare al meglio il Ministero della Giustizia e dell’Interno, la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (D.C.S.A.), l’Interpol ed il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP – Ufficio dell’esperto per la sicurezza in Albania) grazie ai quali i Finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria di Lecce e dello S.C.I.C.O  il  Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata di Roma della Guardia di Finanza, sono riusciti – in sinergia con la Polizia nazionale albanese – a rintracciare all’alba di oggi i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere , che nel frattempo si erano rifugiati in Albania.

 

 

I capi dell’organizzazione e gli scafisti erano albanesi mentre gli italiani  si occupavano della fase logistica dello smistamento , a partire dallo stoccaggio alla successiva commercializzazione delle partite di droga sul territorio italiano.   Gli scafisti venivano reclutati  in Albania ed avevano il compito di trasportare, tonnellate di marijuana, oltre che cocaina ed eroina stipati su  potenti gommoni supermotorizzati, dalle coste albanesi a quelle salentine. La fase logistica in Italia, ossia il temporaneo stoccaggio e la commercializzazione, veniva affidata a complici italiani.

Alcuni traffici di droga avvenivano anche sulle coste della litoreanea jonica, con dei carichi provenienti dall’ Albania che venivano scaricati a Torre Colimena (Manduria) in provincia di Taranto. Nel capoluogo jonico infatti è stati arrestato un “corriere” Michele Marini durante il viaggio di ritorno dalla Calabria. Altri tre trafficanti, Francesco Delle Grottaglie e Gaetano Intranova nativo di Manduria e residente a Maruggio (TA) e l’ albanese Gerard Lamaj sono indagati nell’inchiesta per aver acquistato e trasportato 70 pacchi di marijuana dall’ Albania sino alla costa tarantina, in località Campomarino di Maruggio (Manduria, Taranto) . Un albanese Kujtim Elmazi veniva fermato  sulla SS Brindisi-Taranto all’altezza dello svincolo per Taranto Tamburi alla guida di una Panda con cui trasportava  31 kg.di marijuana e tratto in arresto.

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Dall’inchiesta è emerso che i  gruppi criminali di spessore anche mafioso, presenti in Sicilia ed in altre città italiane, si sono ripetutamente rivolti agli albanesi arrestati oggi dalla Guardia di Finanza, per approvvigionare i rispettivi mercati di ingenti quantitativi di stupefacente pagato in anticipo e in contanti come dimostrano i numerosi sequestri di banconote, producendo un vorticoso flusso di denaro verso il Salento e l’Albania sulle cui tracce si sono posti gli inquirenti del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza.

“La giornata di oggi corona un lavoro portato avanti negli ultimi anni – ha aggiunto il comandante regionale della Guardia di Finanza Generale Vito Augelliarresti, denunce, sequestri e investigazioni sono un patrimonio importante che assesta un colpo duro alla criminalità nella nostra regione”.

Gli arrestati pugliesi sono: Donato Carlucci 35enne di Brindisi, Gianfranco Contestabile, 51enne di Brindisi;  Giancarlo De Simone 52enne di Oria;  Salvatore Santoro, 51enne di Brindisi; Francesco Tarantini, 62enne di Brindisi ; Giuseppe Vantaggiato, 41enne di Brindisi.

I nomi degli arrestati

Il gruppo degli albanesi:

Altin Avdurami, 46 anni, residente a Castro (Lecce);
Arben Pazi, 42 anni;
Arbnor Hoxhaj, 34 anni;
Artur Malo, 35 anni;
Bernanrd Tahiarj, 35 anni,
Bilbil Kabello, 34 anni;
Denis Pashaj, 33 anni;
Dino Abazi, 37 anni;
Dorian Alikaj, 35 anni;
Dorjan Pashaj, 34 anni;
Eduart Sallaku, 50 anni;
Elvin Xamo, 40 anni;
Erjon Xhelili, 36 anni;
Fatmir Xhelili, 38 ani;
Klaudio Fani, 34 anni;
Kristian Nuredinaj, 36 anni;
Kujtim Elmazi, 58 anni;
Luka Beqiraj, 32 anni;
Nertil Gerra, 31 anni;
Raul Zenunaj, 40 anni;
Ajet Cepaj, 50 anni.

Il gruppo degli italiani:

Giancarlo De Simone, 52 anni, di Oria (Brindisi)
Ai domiciliari:
Donato Carlucci, 35 anni, di Brindisi;
Gianfranco Contestabile, 51 anni, di Brindisi;
Salvatore Santoro, 51 anni, di Brindisi;
Giuseppe Vantaggiato, 41 anni, di Brindisi;
Francesco Tarantini, 62 anni, di Brindisi.

 

(notizia in aggiornamento)




L’ editoriale del Direttore

Eccovi  l’ editoriale  del nostro Direttore Antonello de Gennaro, trasmesso all’interno del nostro programma “Sette e mezzo“, in diretta da Roma  mercoledì 14 novembre 2018  sulle piattaforme del socialmedia Facebook ed Instagram.




Il nuovo direttore della DIA, la Direzione Nazionale Antimafia in visita a Reggio Calabria

ROMA – Il nuovo Direttore della Direzione Investigativa Antimafia, Generale di Brigata Giuseppe Governale, continua il suo tour di visita ai centri operativi della DIA in tutt’ Italia, e dopo Palermo, ha visitato ieri il Centro Operativo DIA di Reggio Calabria. Accolto dal Capo Centro, Col. Gaetano Scillia, il neo Direttore, in un incontro con i funzionari ed il personale dell’articolazione reggina della DIA, si è soffermato sulle attività concluse e su quelle in corso nell’ambito delle investigazioni preventive e di quelle giudiziarie, che riguardano la provincia di Reggio Calabria e sulle strategie operative da adottare per prevenire e contrastare, con la massima incisività, i fenomeni di criminalità organizzata presenti sul territorio.

Nella circostanza, sono stati valutati i risultati conseguiti dal Centro Operativo nel primo semestre dell’anno in corso, tra i quali il sequestro e la confisca di beni per oltre 177 milioni di euro, evidenziando, nel contempo, la necessità di proseguire, con crescente impegno e stimolo, sulla strada dell’aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati dalla ‘ndrangheta, fondamentale strumento di lotta nei confronti della criminalità organizzata. Tale dato conferma il trend delle attività della DIA reggina, che, nell’ultimo triennio, ha sottratto beni per oltre un miliardo e 250 milioni di euro alla criminalità organizzata calabrese .

Durante l’incontro è stata, altresì, posta l’attenzione sulla necessità di perseverare nell’azione di contrasto alle infiltrazioni malavitose nel settore degli appalti pubblici: nel primo semestre del 2017 sono state esaminate circa 700 richieste di informazione antimafia, provenienti dalla Prefettura, sono state processate 6680 richieste di informazione antimafia riguardanti imprese impegnate nella ricostruzione delle aree interessate dai recenti eventi sismici e sono state monitorate analiticamente oltre 60 imprese.

Il Direttore della DIA Gen. Governale ha incontrato anche il Prefetto di Reggio Calabria, dott. Michele di Bari ed i vertici delle forze di polizia, nonché il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello dott. Bernardo Petralia ed il Procuratore dott. Federico Cafiero De Raho, con i quali ha affrontato i delicati temi connessi al contrasto della criminalità organizzata nella provincia di Reggio Calabria.




Bari. Riaperto il dibattimento del processo d’appello all’ ex procuratore Laudati

ROMA – La Corte d’appello di Lecce  presieduta dal giudice Nicola Lariccia ha disposto la riapertura del dibattimento in cui è imputato l’ex procuratore capo di Bari, Antonio Laudati, che era stato assolto il 9 marzo 2016  “perché il fatto non costituisce reato” dall’accusa di abuso d’ufficio, e “perché il fatto non sussiste”  dall’accusa di favoreggiamento personale .

nella foto il magistrato Antonio Laudati

Laudati attualmente in servizio presso la D.N.A. la Direzione nazionale antimafia a Roma,  è accusato di aver rallentato l’inchiesta barese sulle escort portate tra il 2008 e il 2009 nelle residenze dell’allora premier Silvio Berlusconi dal faccendiere Gianpaolo (detto Gianpi) Tarantini . La sentenza di assoluzione in primo grado è stata appellata sia dalla Procura di Lecce che dallo stesso Laudati, presente ieri in aula, il quale si è rivolto  ai giudici di secondo grado di accertare la totale correttezza del suo operato.

Ieri mattina la Corte d’appello di Lecce, dopo essersi riunita in camera di Consiglio per decidere sull’applicazione del nuovo articolo 603 comma 3 bis previsto Codice di procedura penale entrato in vigore con la “riforma Orlando“, con la propria ordinanza ha disposto  l’applicazione della rinnovazione in appello dell’istruzione dibattimentale. I giudici hanno ritenuto infatti, che l’applicazione del nuovo articolo costituisca un obbligo di legge  e non una discrezionalità per il giudice.

La prossima udienza del processo è stato quindi fissata per il prossimo 27 novembre.




E’ Giovanni Melillo il nuovo Procuratore capo di Napoli

ROMA –  La candidatura di Giovanni Melillo l’ex capo di gabinetto del ministro di giustizia Orlando, poi sostituto procuratore generale di Roma, ha letteralmente spaccato in due le correnti interne al plenum del Consiglio Superiore della Magistratura , che ha impiegato ieri oltre 9 ore per decidere il nuovo capo della procura di Napoli, la procura più grande d’ Italia. Dopo una lunga discussione Melillo ha prevalso  con 14 preferenze a 9, con due astenuti,su Federico Cafiero de Raho, ex procuratore capo di Reggio Calabria.

L’ex capo di gabinetto del ministro Orlando, andrà a dirigere la Procura più grande d’Italia, che conta 9 procuratori aggiunti e 97 sostituti procuratori. Melillo , foggiano, 57 anni, è al suo primo incarico di capo di una Procura, pur avendo ricoperto a lungo il ruolo di procuratore aggiunto, sempre a Napoli. È stato prima pretore poi pm e sostituto alla Direzione Nazionale Antimafia. Il ministro Orlando nel 2014 l’ha chiamato al ministero, dove per tre anni è stato capo di gabinetto. Il magistrato successivamente è tornato in ruolo, ed a marzo ed è stato nominato sostituto procuratore generale di Roma. Melillo era stato in corsa anche per la procura di Milano, ma ritirò la sua candidatura poco prima del voto del Csm che elesse Francesco Greco.

Il presidente della Suprema Corte di Cassazione, Giovanni Canzio, ha premesso di avere il “fermo convincimento che la situazione di incompatibilità di Cafiero sia chiara, univoca, incontrovertibile, preclusiva” ed è intervenuto fermamente e con pacata convinzione sul nodo dell’incarico fuori ruolo ed ha chiesto al plenum di evitare “fatwe e pregiudizi sui magistrati eccellenti, su uomini dello Stato che contribuiscono al buon funzionamento delle istituzioni senza entrare in Palazzi o caste di alcun tipo“.

Canzio ha fortemente criticato con il suo consueto stile equilibrato la pretesa, sostenuta da altri consiglieri, di un utile  “bagno di giurisdizione”, cioè un periodo di decantazione in ruolo dopo la parentesi fuori ruolo, in settori strettamente legati alla giustizia. “Le accuse di carriere parallele come tutte le fatwe e i pregiudizi ideologici sono affetti sempre da una  qualche ottusità. Come in passato è avvenuto per Giovanni Falcone e Loris D’Ambrosio, mi è sembrato di avvertire la stessa retorica. Falcone e D’Ambrosio hanno dimostrato che pur lavorando nei palazzi erano magistrati con la schiena dritta”

Secondo il presidente della Corte di Cassazione questi magistrati non meritano di essere delegittimati, ma va invece rispettata la loro dignità e la storia personale e professionale. Quindi ha invitato il plenum del Csm ad evitare questa deriva culturale e “chiediamoci, invece, di che cosa ha bisogno la più grande Procura d’Italia investita da inchieste e problemi di straordinaria portata. Magistrati come Melillo vanno incoraggiati e non chiamati a dirigere un tale ufficio accompagnati da una strisciante e ingiusta delegittimazione. Essi hanno di fronte sfide davvero difficili per le quali hanno sempre dimostrato una forte vocazione“.

Al termine dell’intervento di Canzio è intervenuto il consigliere togato Lorenzo Pontecorvo, segretario di Magistratura Indipendente: “Se ho capito bene, ho sentito un paragone tra Falcone e Melillo. Ma in questo caso, è Cafiero de Raho che va paragonato a Falcone, perché è lui che sta rischiando la vita, vive blindato e ha subito oggi un attacco personale“. Ma Canzio lo ha “bacchettato” : “Hai capito male, evitiamo queste estrapolazioni tipo intercettazioni“.

In favore della candidatura di Melillo hanno parlato per primi i due relatori, la brillante consigliera laica Paola Balducci e Valerio Fracassi consigliere togato della corrente di Area . “Non si vuole offrire un modello generale di dirigente – ha sottolineato la Balducci – ma si vuole dare a un ufficio così complesso il miglior dirigente possibile“, che sull’attività di capo di gabinetto ha evidenziato che questa “esperienza è ampiamente valorizzabile dal Csm nell’esercizio delle proprie prerogative“.

Un altro esponente di Area, il magistrato napoletano Antonello Ardituro, in un appassionato intervento ha ricordato che : “La Procura di Napoli è una delle cose più importanti della mia vita. Ma qui è una specie di fantasma, non ne ha parlato nessuno. Abbiamo parlato dei profili dei candidati, della coerenza di gruppi o del singolo, di chi dobbiamo premiare. Ma pochissimo di come si debba provare a individuare il miglior dirigente possibile per la Procura di Napoli in questo momento storico. Per me è una scelta difficilissima. Ho un rapporto di affetto, stima e consuetudine lavorativa con entrambi, più con Federico, perché quando si parla del contrasto ai casalesi di parla anche della mia vita. Non avrei mai voluto trovarmi nella situazione di dover votare contro di lui, e forse il consiglio non doveva arrivare fino a questo punto, a mettere in contrapposizione questi due candidati.”

“Ma oggi non deve interessare quali sono le loro aspirazioni di carriera dei singoli, – ha continuato Ardituro – ma quale scelta sia migliore per la Procura di Napoli. Un ufficio enorme, che ha pendenze di 120 mila processi, una macchina enorme che va ripensata, migliorata, per il territorio più difficile d’Italia. Con una situazione di criminalità diffusa che non ha eguali, è un ufficio in affanno nonostante l’encomiabile lavoro dei magistrati. Questo ufficio ha bisogno di recuperare una autorevolezza di leadership per rimettersi in equilibrio con le altre autorità giudiziarie. Verso Cafiero dobbiamo riconoscenza, e questo plenum non deve costituire una virgola di delegittimazione per una persona che rischia la vita tutti i giorni, ma va restituita dignità al percorso giurisdizionale di Giovanni Melillo che è stato troppo banalizzato. È entrato nella prima Dda di Napoli, ha condotto le indagini sulle rivelazioni del pentito Pasquale Galasso, alla Direzione nazionale  Antimafia non ha fatto solo coordinamento ma è stato applicato alle indagini sulle stragi a Firenze. Un percorso giudiziario che merita altrettanto rispetto e gli ha fatto maturare competenze di assoluto rilievo ed eccellenza. È vero, sono due profili diversi, Cafiero è uno straordinario magistrato antimafia, Melillo eccellente organizzatore, poliedrico, con esperienze dentro e fuori la giurisdizione. Questa nomina è uno sfida, rimette quell’ufficio al livello delle eccellenze italiane. Reggio Calabria è un ufficio di straordinario rilievo,  ma la Procura di Napoli dal punto di vista organizzativo è un altro mondo“, ha concluso Ardituro.

Il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, prima del voto, ha detto : “Si è trattato di una discussione lunga e complessa che ha occupato l’intera giornata e che ha consentito di produrre un confronto approfondito ma corretto anche se a tratti aspro. Ringrazio per questo i relatori e ciascuno dei consiglieri. Il dibattito ha peraltro riguardato anche temi delicati e sensibili afferenti a profili di asserita incompatibilità per l’uno, e di opportunità per l’altro, in ragione del pregresso incarico di Capo di Gabinetto del Ministro della Giustizia. Nell’esercizio della mia funzione avverto il dovere di sottolineare due aspetti di questo percorso decisionale così difficile e serrato: innanzitutto il confronto è avvnuto in assoluta libertà e senza alcun condizionamento interno ed esterno; e ugualmente avverrà per il voto che tra qualche istante sarà espresso. La Procura più difficile del Paese avrà oggi finalmente un nuovo Capo, certamente autorevole, indipendente e legittimato da un voto consapevole del Plenum del Consiglio, chiunque sarà il candidato che prevarrà. Si tratta infatti di due tra i migliori magistrati requirenti di cui l’Ordine giudiziario dispone

“Proprio il confronto serrato che si è svolto – ha continuato Legniniconsente di affermare che i cinque mesi di vacanza, certo troppo lunghi, sono stati utilizzati dagli organi consiliari per far sì che la scelta infine compiuta con un voto pubblico e responsabile fosse la più possibile consapevole e meditata. In questi cinque mesi, peraltro, il procuratore vicario, Nunzio Fragliasso, in condizioni molto difficili, ha ottimamente assicurato la conduzione di quell’importante e complesso ufficio, quello più grande d’Italia per numero di magistrati e più complesso e delicato per i procedimenti che lì vengono trattati. A Fragliasso va il mio più sentito ringraziamento e quello dell’intero Plenum. Consentitemi, inoltre, un’osservazione in replica a talune osservazioni che hanno riecheggiato nell’odierno dibattito”

Il Csm assume le sue decisioni sempre in piena ed assoluta autonomia, – ha concluso Legnini ed è certamente quello che  è accaduto in occasione di scelte passate e che accadrà in questa circostanza.Ho costantemente agito, in questi tre anni, insieme a ciascuno di Voi, sotto la guida attenta e saggia del Capo dello Stato, per assicurare tale doverosa autonomia del Consiglio per corrispondere in concreto alla sua essenziale funzione costituzionale. E ritengo che tale autonomia sia stata pienamente garantita, sempre.Sono stato e sono il più convinto assertore di una più netta distinzione tra l’esercizio di funzioni e attività politiche o frutto di incarichi conferiti da organi politici e funzioni giurisdizionali. L’intero Consiglio ha votato unanimemente documenti che connotano con nettezza una posizione ordinamentale che mi auguro possa al più presto essere recepita dal Legislatore. Ugualmente condivido le parole spese dal Presidente Canzio, dai Consiglieri Ardituro e Aschettino ma anche da altri consiglieri come Luca Palamara e dai relatori Cananzi, Balducci e Fracassi, di rispetto per le funzioni svolte fuori ruolo. Voglio sul punto ricordare che sulla valutazione delle esperienze fuori ruoli si sviluppo, in occasione della riforma della riforma del T.U. sulla Dirigenza un serrato confronto e furono compiute delle scelte chiare che distinguevano tra fuori ruolo e fuori ruolo. Scelte che consentono di discernere tra quelle che arricchiscono la cultura e le attitudini organizzative e giurisdizionali e quelle che non hanno queste caratteristiche”

“Non possiamo ogni volta riproporre temi già affrontati. Ricordo sul punto – ha detto Legnini concludendo – che pochi mesi fa abbiamo votato all’unanimità il dottor Gratteri quale Procuratore della Repubblica di Catanzaro e abbiamo fatto benissimo a votarlo. Eppure nessuno può dubitare dell’indipendenza del dottor Gratteri, pur essendo stato egli titolare di un  incarico fiduciario conferitogli dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.Per questa ragione ed in virtù delle decisioni in concreto assunte da questo Consiglio, quale che sarà l’esito della votazione alla quale come consuetudine non prenderò parte, avverto il dovere di respingere con fermezza qualunque accusa o allusione riguardante anche solo un’ipotesi di appannamento dell’autonomia consiliare o peggio di condizionamenti politici di ogni sorta“.




Lizzano, un «avvertimento» al sindaco Macripò . Indagini in corso

Ignoti hanno distrutto il vetro anteriore della Bmw  di Dario Macripò, Sindaco  del Comune di Lizzano, a capo di una coalizione di centrodestra. La macchina era parcheggiata pochi metri dalla sede del Comune. Gli investigatori non escludono che possa trattarsi anche di un gesto di protesta contro l’aumento delle tasse locali a seguito della manifestazione di protesta svolta nei giorni scorsi da parte di cittadini e commercianti . Nell’agosto dello scorso anno si erano verificati diversi atti intimidatori nei confronti di rappresentanti politici di Lizzano, come lo stesso sindaco Macripò che subì il danneggiamento di un vigneto, con il danneggiamento ed il taglio dei tiranti laterali di alcuni tendoni che provocò il cedimento di 150 piante di uva.

Un quinto dei gesti intimidatori nel 2013 sono stati nei confronti di Amministratori pubblici minacciati come si evince nell’ ultimo rapporto di Avviso Pubblico, la rete di enti locali contro le mafie, che assegna il triste primato alla Regione Puglia. Il rapporto, intitolato “Amministratori nel mirino”, attribuisce alla Puglia un quinto (il 21%) dei gesti intimidatori avvenuti nel 2013 in tutto il Paese. Ordigni esplosivi sull’uscio di casa, spari contro portoni e saracinesche, incendi di auto e abitazioni, lettere minatorie e proiettili, sono soltanto alcuni dei “regalini” riservati ai politici pugliesi nel corso degli ultimi mesi. Con un primato nel primato, quello della provincia di Taranto, per la quale la stessa Direzione nazionale antimafia ha parlato di “escalation” di attentati intimidatori.

Sono diversi gli episodi che hanno fatto guadagnato alla Puglia questo “trofeo” poco edificante, la maggior parte dei quali sono avvenuti nella provincia di Taranto, in estate, e soprattutto nei comuni di Lizzano, Leporano e San Giorgio Ionico. Solo nel comune di Lizzano, a partire dal 2 agosto, in 10 giorni, si sono registrati più di 6 gesti intimidatori: è stata data alle fiamme l’auto del coordinatore provinciale del movimento “moderati in rivoluzione” Pippo Donzello, sono stati esplosi 4 colpi di fucile contro l’abitazione del consigliere comunale Cinque stelle, Valerio Morelli, altri spari colpiscono l’abitazione del consigliere comunale Pd Antonio Lecce, dell’ex vice sindaco Antonio Motolese (lista civica centro destra) e di un vigile urbano. A chiudere la catena di intimidazioni infine, il 13 agosto, il danneggiamento al vigneto del sindaco del comune, Dario Macripò.

La Direzione nazionale antimafia considera molto preoccupanti anche gli attentati contro gli amministratori del Tarantino, “molti dei quali ascrivibili alla criminalità organizzata” e finalizzati “al controllo delle amministrazioni locali”. Episodi anch’essi ritenuti di difficile lettura “a causa del silenzio spesso serbato dalle vittime”.