Processo “ALIAS”. Chiesti 140 anni di carcere per il clan D’Oronzo- De Vitis

ROMA – Nell’udienza di giovedì scorso del maxi processo antimafia di secondo grado “Alias”, di fronte al collegio presieduto dalla Dr.ssa Patrizia Todisco del tribunale di Taranto con i giudici a latere Madaro e De Cristofaro , il P.M.  Alessio Coccioli della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, ha ripercorso con  un intervento durato 5 ore, le azioni criminose del clan mafioso tarantino capeggiato da Orlando D’Oronzo e Nicola De Vitis, che a partire dagli anni ’90 aveva messo a ferro e fuoco Taranto in una guerra tra bande senza esclusioni di colpi.

Un’associazione mafiosa che, come si legge nelle carte della magistratura, “aveva acquisito nuova linfa, essendo in grado di ingenerare nella generalità della popolazione quella condizione di assoggettamento e la conseguente omertà, propria di ogni associazione criminale di stampo mafioso”.

L’indagine “Alias 2” era stata preceduta dall’inchiesta “Alias” del 6 ottobre 2014 che aveva condotto gli inquirenti all’arresto di 52 persone dello stesso clan accusate, a vario titolo, dei reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, omicidio, estorsione, rapina e detenzione di armi.  A coordinare l’attività giudiziaria, era stato il PM Alessio Coccioli.

Fabrizio Pomes

Pressante l’interesse del D’Oronzo per l’aggiudicazione di appalti e servizi presso le Pubbliche Amministrazioni di Taranto e provincia. A tal fine si era fatto promotore di un consorzio di imprese per mettere le mani sui lavori di rifacimento del porto mercantile di Taranto. Le indagini della Squadra Mobile di Taranto hanno consentito di accertare che Orlando D’Oronzo e Vincenzo Fabrizio Pomes con la complicità di funzionari del Comune di Taranto utilizzavano la cooperativa Falanto Servizi al fine di gestire il centro sportivo Magna Grecia nonché altre strutture comunali senza sborsare un solo centesimo di euro all’amministrazione comunale tarantina . L’obiettivo del clan era, inoltre, quello di aggiudicarsi gli appalti “per i quali il Comune aveva indetto delle gare pubbliche”.

Dalle indagini del GICO della Guardia di Finanza di Lecce è emersa la sproporzione tra i redditi dichiarati dai componenti dell’organizzazione criminale, i componenti della famiglia Pomes ed il patrimonio posseduto. Sono stati sequestrati conti bancari, terreni, quote societarie, interi compendi aziendali, auto, moto e diverse unità immobiliari per un valore di oltre 4 milioni di euro. “Dovete capire che adesso comandiamo noi”, dicevano gli esponenti del clan ai proprietari delle più fiorenti attività commerciali. E, in effetti, prima del provvidenziale e incisivo intervento della Magistratura e delle Forze di Polizia erano riusciti a mettere le mani sulla città.

Nel corso della sua requisitoria il pm Coccioli ha ricordato il forte legame ed alleanza intercorrente fra   D’Oronzo e De Vitis con Antonio Modeo, nella lotta contro i suoi fratelli, culminata con l’uccisione di Cosima Ceci, la madre dei fratelli Modeo, morte per la quale  Nicola De Vitis è stato condannato a 25 anni di reclusione. Il pm Coccioli  durante il suo intervento di ieri in Tribunale a Taranto, ha parlato dei contatti dei due con la malavita tarantina, della ramificazione del clan all’interno del tessuto criminale non solo tarantino, ma anche dei legami con altre organizzazioni criminali operanti in Sardegna, Calabria, Sassari, Brindisi, Matera, ma anche dei sodali utilizzati come “ponte”  nel territorio veronese durante il loro obbligo di soggiorno, con il basso profilo adottato alla  ripresa delle loro attività illegali, arrivando alla scarcerazione avvenuta nel 2012.

Il P.M. Coccioli   ha quindi chiesto  32 condanne per un totale di 140 anni di reclusione, per i componenti del clan D’Oronzo- De Vitis .




Operazione Alias. 52 arresti per mafia a Taranto

Dall’alba di questa mattina la Squadra Mobile di Taranto della Questura di Taranto diretta dott. Giuseppe Pititto,  sta conducendo una vasta operazione antimafia a Taranto denominata “Alias” , coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce che ha disposto l’arresto di 52 persone coinvolte a vario di titolo dei reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, omicidio, estorsione, rapina e detenzione di armi. L’operazione, coinvolge dei presunti appartenenti a organizzazioni collegate ai clan D’Oronzo – De Vitis che vengono accusate di associazione mafiosa, traffico di droga, omicidio, estorsione, rapina e detenzione di armi.

Schermata 2014-10-06 alle 11.58.55Tutto ha avuto inizio verso la fine dell’anno 2012 a seguito della scarcerazione, dopo oltre venti anni, dei due noti esponenti della malavita tarantina Orlando D’Oronzo e Nicola De Vitis, entrambi già condannati nel noto processo “Ellesponto” per il reato di cui all’art. 416 bis c.p. Per gli inquirenti e le forze dell’ ordine  appariva forte difatti il rischio che gli stessi volessero ricostituire lo storico “clan” D’ORONZO-DE VITIS-RICCIARDI che, negli anni ’90, imperversò a Taranto, in piena alleanza con il boss Antonio Modeo detto  “il Messicano”, in contrapposizione con i tre fratelli Gianfranco, Riccardo e Claudio Modeo, dal cui scontro scaturì una guerra di malavita con oltre un centinaio di morti.

Orlando D’Oronzo e Nicola De Vitis, detti  “fratello grande” e “fratello piccolo“, tenuti in semi-libertà e soggiorno obbligato rispettivamente a Sassari e Verona, puntavano da tempo a tornare i padroni della città, come negli anni in cui si schierarono accanto ad Antonio Modeo nella sanguinosa guerra di mala contro i suoi fratelli. “Erano pronti a scatenare una nuova guerra – ha commentato il procuratore antimafia Cataldo Mottae desiderosi di vendicarsi di chi negli anni della reclusione gli ha voltato le spalle e non li ha aiutati sostenendo spese legali ed aiutando i familiari, così come vuole il codice mafioso“. Il clan aveva ripreso vecchi e nuovi collegamenti, aveva teste di ponte a Verona, mani nel racket delle estorsioni, nello spaccio di droga ed ampia disponibilità di armi. Le estorsioni venivano gestite nel “vecchio stile”, ma questa volta orientandosi a negozi ed imprenditori benestanti. Nel mirino negozi di lusso che non hanno mai denunciato, ma anche imprese di costruzioni ed amministratori pubblici come l’ex presidente dell ‘Amiu Gino Pucci, minacciato per ottenere l’assegnazione di un bar in un’area mercatale.

L’indagine ha preso il via da una lettera dell’avvocato Carlo Taormina alla Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato in cui il legale denunciava di aver ricevuto minacce telefoniche da Nicola De Vitis, un suo assistito nel processo per l’omicidio di Cosima Ceci, madre dei fratelli Modeo. “Il prestigio lo dobbiamo tenere noi qua” diceva al telefono D’Oronzo commentando la sua trattativa, poi fallita, per l’acquisto del noto ristorante Il Gambero. Il clan ricostituitosi “voleva rinnovare anche look ed atteggiamenti” ha spiegato il procuratore Motta, “la loro strategia è di allontanare l’indignazione sociale dalle attività, quasi che pagare il pizzo diventi un rischio di impresa da accettare in silenzio“. 
 

CdG confstampaLe indagini svolte hanno consentito di accertare l’effettiva ricostituzione del sodalizio criminoso D’Oronzo-De Vitis  che, hanno potuto contare rispettivamente,  su una nutrita schiera di alleati e complici sostanzialmente riconducibili a persone dei rispettivi nuclei familiari; nonché  per quanto riguarda il De Vitis,  un separato (solo logisticamente)  gruppo di pregiudicati  prevalentemente di origini pugliesi e siciliane,  residenti anche a Verona. E’ stato  accertato attraverso alcuni sequestri effettuati  la disponibilità del gruppo criminale di armi sia su Taranto  che su Verona.

Forte è stato l’interesse dimostrato dalla compagine delinquenziale nell’attività di traffico e spaccio degli stupefacenti, allacciando in particolare una serie di contatti ed affari con elementi malavitosi di origine calabrese, sarda e veronese. Accertate e  documentate dalle indagini della Polizia di Stato le attività messe in piede da parte del gruppo criminale di numerose estorsioni, effettuate in danno di imprese che operavano nel campo della edilizia stradale; che nei confronti di titolari di esercizi commerciali, cui i componenti del gruppo criminale si avvicinavano facendo valere la propria pericolosità mafiosa.

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L’accoppiata D’Oronzo-De Vitis ha costituito un essenziale punto di riferimento per i vertici delle compagini delinquenziali presenti su Taranto, sia quando intendevano avviare  alcune attività illecite richiedendo il “placet”  sia quando sorgevano particolari problematiche che potevano essere risolte solo grazie ad un intervento carismatico come quello dei due che avevano raggiunto una fratellanza criminale . L’alleanza malavitosa oltre a ricostituirsi, aveva scelto di operare con un profilo basso, senza episodi tali da allarmare le forze dell’ordine, come è stato spiegato dai dirigenti della Polizia di Stato “allontanare  l’indignazione sociale verso il fenomeno mafioso”.

L’ ordinanza di arresto è stata notificata questa mattina anche al pregiudicato Salvatore Scarcia, di Policoro (Matera), ritenuto responsabile nell’ambito dell’ inchiesta della detenzione di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, con il chiaro fine di venderla sul mercato della tossicodipendenza. Le ordinanze di arresto e carcerazione sono stati emessi dal gip Alcide Maritati del Tribunale di Lecce   su richiesta del pm Alessio Coccioli. 

Schermata 2014-10-06 alle 12.04.41Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile, hanno accertato che il gruppo criminale operava su Taranto con articolazioni a Reggio Calabria, Brindisi, Matera, Verona e Sassari. Attualmente solo due persone risultano irreperibili. Al momento è stato possibile soltanto sapere che fra gli arrestati dalla Squadra mobile di Taranto compare il nome di  Nicola De Vitis, noto pregiudicato tarantino già condannato con sentenza definitiva a 25 anni di carcere per l’omicidio di Cosima Ceci, la madre dei fratelli Claudio e Riccardo Modeo, il noto clan malavitoso che  a cavallo degli anni’80 e gli inizi del ’90 spadroneggiava nel malaffare a Taranto e provincia.  

La madre dei Modeo venne uccisa con cinque colpi di pistola, perchè avrebbe cercato di impedire ai due fratelli Giovanni e Salvatore Pascalicchio di vendere le cozze in una zona situata nei pressi della sua abitazione. Il De Vitis che attualmente si trovava  in regime di semilibertà dopo aver scontato 18 anni di carcere, in questa inchiesta viene accusato di essere stato  il mandante dell’omicidio di Tonino Santagato, avvenuto  in via Mazzini il 29 maggio del 2013 , per il quale erano già stati condannati con il rito abbreviato i fratelli  Pascalicchio a 30 anni di carcere .

POLITICA, AFFARI E MAFIA

Fabrizio Pomes

nella foto Fabrizio Pomes

Tra le persone arrestate nell’inchiesta che ha sgominato il ricostituito clan mafioso  D’Oronzo-De Vitis figura l’imprenditore-politicante Fabrizio Pomes, ex- gestore del Centro sportivo Magna Grecia ed ex segretario provinciale del Nuovo Psi, il quale dovrà rispondere di concorso esterno in associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni. Secondo le indagini ed accertamenti degli investigatori, il Pomes sarebbe stato un fiancheggiatore dell’organizzazione capeggiata dal boss Orlando D’Oronzo, creando per la gestione della struttura comunale cooperative di cui guarda caso facevano parte anche due pregiudicati condannati per associazione mafiosa. La gara d’appalto venne bloccata e trasformata in proroga del servizio. Ma adesso qualcuno dovrà spiegare queste connivenze. La formula giuridica scelta della Cooperativa non era casuale. Infatti i soci delle Cooperative possono essere verificabili solo presentando il libro soci. Non a caso Il procuratore di Lecce, dr. Cataldo Motta, nel commentare ed illustrare i dettagli dell’inchiesta, ha censurato anche il comportamento del Comune di Taranto che ha consentito la gestione alla cooperativa riferita a Pomes, non procedendo ai dovuti accertamenti e nonostante “episodi di morosità”.

Schermata 2014-10-06 alle 17.37.54Sarà divertente adesso vedere dove andranno a nascondersi quei giornali, giornaletti.  giornalisti e pennivendolo, che protestavano per il cambio di gestione al Centro sportivo Magna Grecia  deciso dal Comune di Taranto, che decise di mettere all’asta la concessione per la gestione della struttura pubblica sportiva Il Pomes era considerato negli ambienti politici locali molto vicino ai consiglieri comunali Filippo Illiano e Cosimo Gigante (quest’ultimo eletto nelle liste del PSIi quali sono entrambi estranei all’inchiesta giudiziaria in corso.

AGGIORNAMENTO Questa sera alle 20:45 siamo stati contattati  telefonicamente dall’ Assessore allo sport del Comune di Taranto, Francesco Cosa che è un dipendente della Polizia di Stato , ex-sindacalista ( S.I.L.P. per la CGIL) eletto nella lista civica SDS  emanazione del sindaco Ippazio Stefàno. Dobbiamo dargli atto che è assessore alo Sport soltanto da due mesi  e quindi ogni precedente responsabilità è da addebitare ai suoi predecessori sia di questa giunta che di quella che l’ha preceduta. L’ assessore Cosa ci ha manifestato la sua disponibilità e trasparenza legale che gli fa onore personalmente ed anche per la divisa di poliziotto che ancora indossa (è in servizio al Commissariato di P.S. di Martina Franca n.d.r.)  e quindi presto riceveremo le documentazioni amministrative inerenti alla vicenda del circolo sportivo Magna Grecia che essendo una struttura pubblica comunale, è assolutamente diritto conoscere, sia per i cittadini e contribuenti della città di Taranto che dei giornalisti (quelli che vanno a fondo nelle notizie) .

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Assolutamente inutile e tempo perso,  invece, riuscire a parlare con il Sindaco Ippazio Stefàno che è fuori Taranto e tantomeno con il “fantomatico” ufficio stampa dell’ amministrazione comunale che viene svolta, da un addetto che non è neanche iscritto all’ Ordine dei Giornalisti, in violazione quindi delle norme previste dalla  Legge 150/2000 (con il regolamento-dpr 422/2001) . L’articolo 9 della legge 7 giugno 2000 n. 150 (Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni)  inquadra sul piano normativa l’Ufficio stampa e prevede che “le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, possono dotarsi, anche in forma associata, di un ufficio stampa, la cui attività è in via prioritaria indirizzata ai mezzi di informazione di massa. Gli uffici stampa sono costituiti da personale iscritto all’albo nazionale dei giornalisti. Tale dotazione di personale è costituita da dipendenti delle amministrazioni pubbliche, anche in posizione di comando o fuori ruolo, o da personale estraneo alla pubblica amministrazione in possesso dei titoli individuati dal regolamento di cui all’articolo 5, utilizzato con le modalità di cui all’articolo 7, comma 6, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni (1), nei limiti delle risorse disponibili nei bilanci di ciascuna amministrazione per le medesime finalità“. Ma tutto ciò a Taranto non viene rispettato….. quindi come meravigliarsi del silenzio ed indifferenza del  Comune di Taranto alle accuse dell’ Antimafia

I COMMERCIANTI TAGLIEGGIATI

 

CdG LordIl clan D’Oronzo-De Vitis era anche molto attivo nel campo delle estorsioni e aveva preso di mira grosse attività commerciali come il negozio ‘Lord’  in via Di Palma, ed il centro ‘Ferramenta Perrone” sulla strada per S. Giorgio Jonico. Gli inquirenti hanno accennato anche all’installazione di pannelli fotovoltaici da parte di una impresa del Nord che aveva chiesto consiglio ed informazioni  ( “Chi comanda a Taranto ?”  ) ad un legale per identificare le persone a cui poter affidare il servizio di sorveglianza (assegnato poi a persone “vicine” al clan mafioso), venendo intercettati  e peraltro ricevendo inizialmente un’ informazione sicuramente poco affidabile. Il Procuratore della Dda di Lecce dr. Cataldo Motta nella sua conferenza stampa odierna, ha fatto notare che i commercianti taglieggiati non avevano riferito nulla alle forze dell’ordine, e la cosa più grave, aggiungiamo noi, è che il titolare dei negozi Lord, è anche il rappresentante di settore  all’ interno di Confcommercio Taranto.

 

I COMPLIMENTI DEL CAPO DELLA POLIZIA

 

Alessandro Pansa capo della Polizia

nella foto il prefetto Alessandro Pansa capo della Polizia di Stato

Per l’esecuzione delle ordinanze sono stati impiegati oltre 250 uomini tra personale della Polizia di Stato della Questura di Taranto e delle Questure di Verona, Bergamo, Sassari, Matera, Bari, Lecce, Brindisi, Foggia, Napoli e Reggio Calabria. Sono intervenuti anche 24 equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine Puglia, due unità cinofile antidroga della Questura di Bari ed un elicottero del Reparto Volo di Bari.

CdG procu Motta DDA LecceIl Capo della Polizia, Prefetto Alessandro Pansa, ha telefonato questa mattina al Questore di Taranto Enzo Giuseppe Mangini per esprimere la propria soddisfazione e complimentarsi sopratutto con il personale della Polizia di Stato impegnato nell’attività investigativa che ha condotto la brillante esecuzione, ed ha telefonato e ringraziato  personalmente anche il Procuratore della Dda di Lecce dr. Cataldo Motta.

Questi tutti i nomi delle persone arrestate oggi:

 

 

CdG arrestati PS Alias

APPESO Cosimo nato a Taranto di anni 41;

BIANCHI Egidio nato a Taranto di anni 44;

BONSIGNORE Calogero nato a Taranto di anni 52;

BRUNETTI Raffaele detto “Gigetto” nato  a Taranto di anni 62;

BUZZACCHINO Christian nato a Taranto di anni 27;

BUZZACCHINO Cosimo detto “Pippo Baudo” nato a Taranto di anni 55;

CAGALI Sergio residente a Verona di anni 60;

CETERA Pietro nato a Taranto di anni 46;

D’ANDRIA Giuseppe nato a Taranto di anni 51;

D’ANGELA Francesco nato a Taranto di anni 28;

D’ORONZO Orlando nato a Taranto   di anni 56;

DE VITIS Michele nato a Taranto di anni 55;

DE VITIS Nicola nato a Taranto di anni 46;

CdG arrestati PS Alias

DI CARLO Andrea nato a Massafra (TA), residente a Taranto di anni 34

DI CARLO Gianpiero nato a Taranto di anni 35;

DIODATO Gaetano nato a Salerno, residente a Taranto di anni 45;

FORTI Davide nato a Mesagne (BR), residente provincia di Verona di anni 35;

FORTI Graziano nato a Brindisi, residente a Verona di anni 42;

GABSI Mahmoud nato in Tunisia, residente a Verona di anni 29;

GIANNOTTA Pasquale detto “Pasqualino” nato a Taranto di anni 41;

LATTARULO Francesco nato a Taranto di anni 34;

LAZZARI Carmelo nato a Brindisi di anni 42;

LEONE Francesco nato a Taranto di anni 28;

LEONE Pietro nato a Taranto di anni 57;

LUGIANO Tommaso nato a Taranto di anni 60;

MARCUCCI Fabio nato a Taranto di anni 36;

MOLLICA Leo nato in provincia di Reggio Calabria di anni 52,

MURIANNI Fabio nato a Taranto di anni 34;

NATALE Michele nato a Taranto di anni 36;

CdG arrestatiB PS Alias

ODUVER POLO Bladimir Josè nato in Colombia, residente a Verona di anni 38;

PELUSO Giovanni a Taranto di anni 53;

PIZZOLEO Angelo nato a Taranto di anni 39;

POMES Vincenzo Fabrizio nato a Taranto di anni 48;

RAIMONDI Fabio nato a Brescia residente a Villafranca di Verona (VR) di anni 35; RICCIARDI Gaetano nato a Taranto di anni 41; RIGODANZO Moreno nato a Verona, ivi residente di anni 36anni; RUGGIERI Roberto nato a Taranto di anni 51; SALAMINA Massimiliano nato a Torino, residente a Taranto di anni 44; SAPONARO Giorgio nato a S.Pietro Vernotico (BR), residente a Buttapietra (VR) di anni 32; SCARCI Francesco nato a Taranto di anni 52; SCARCIA Salvatore nato a Taranto di anni 47; SORU Manuel nato a Porto Torres (SS), ivi residente di anni 33; SORU Sandro nato a Porto Torres (SS), ivi residente di anni 32 ; VALLIN Riccardo nato a Verona, e ivi residente di anni 44 ZACOMETTI Giuseppe nato a Taranto di anni 44; ZICCARDI Gaetano nato a Napoli residente in provincia di Verona di anni 29

Tre soggetti sono sfuggiti alla cattura e sono attivamente ricercate uno dei quali si trova attualmente in Inghilterra, l’altro risiede a Verona, mentre per altre tre persone sono stati disposti gli arresti domiciliari:

BASILE Vincenzo nato a Taranto di anni 43; DI CARLO Angelo nato a Taranto di anni 45; D’ORONZO Cosimo nato a Taranto di anni 36.