Tutti i retroscena dell’ appalto “allegro” della Consip sulle mascherine assegnato al faccendiere pregiudicato Micelli

di Antonello de Gennaro

Nell’inchiesta giornalistica sugli appalti gestiti in maniera anomala dalla Consip sulla fornitura di mascherine, realizzata condotta dai colleghi Nello Trocchia e Sara Giudice del programma “Piazza Pulita su La7,  è comparso il faccendiere tarantino Salvatore Micelli, 34enne pregiudicato pluriprotestato, che si è infilato ancora una volta nella maglie larghe della burocrazia statale per aggiudicarsi con la Cooperativa Indaco, che peraltro alcuni mesi fa è stata sfrattata per morosità dagli uffici di via Cesare Battisti, una gara appalto per la fornitura di 7 milioni e 100mila mascherine chirurgiche al prezzo di 0,64 centesimi l’una per un valore complessivo di 4 milioni 554mila euro. Ma Micelli dove avrebbe reperito i soldi per pagare a sua volta questa merce da fornire allo Stato ? Sinora  nessuno se l’è ancora chiesto !!!

Infatti è stato proprio lo stesso Micelli attraverso il suo legale tarantino Marcello Ferramosca (a lato nella foto) in un recente procedimento giudiziario a dichiarareo circa un mese fa al Tribunale di “essere disoccupato“, di “essere ospitato in casa dalla sua attuale compagna” e dopo lo sfratto subito  nella casa in cui conviveva con la sua ex-compagna, di ” sopravvivere  grazie  all’aiuto economico della madre” ! E questo sarebbe un “imprenditore”…. ?

Il nostro giornale si è dovuto occupare ripetutamente in passato di Salvatore Micelli a causa dei suoi coinvolgimenti in inchieste della magistratura ed indagini delle Forze dell’ Ordine, fra i quali ben 3 rinvii a giudizio riuniti in un processo unico attualmente in corso, per le sue gravi diffamazioni e la reiterata attività di stalking nei mie confronti, un attività delinquenziale che continua tuttora e che è stata nuovamente denunciata alla magistratura competente. Il pregiudicato Micelli che risulta condannato definitivamente ad 1 anno e 6 mesi di carcere, venne arrestato dai finanzieri il 20 dicembre 2018 per l’inchiesta “Quote Rosa 2”  avviata a seguito delle indagini svolte del tenente colonnello Antonio Marco Antonucci della Guardia di Finanza di Taranto,  venendo associato alle carceri per 3 mesi ed 1 settimana (misura cautelare) espiati nelle case circondariali di Taranto e Trani, e venendo successivamente scarcerato soltanto a seguito del suo rinvio a giudizio.

La Consip, l’agenzia statale che si occupa degli appalti in Italia, ha inviato una nota in serata, in cui fornisce precisazioni su quanto affermato dalla trasmissione Piazzapulita: “Consip ha svolto procedure di urgenza di selezione dei fornitori garantendo, da un lato, la massima trasparenza e dall’altro, la celerità dell’azione, con aggiudicazione fatta in 3-4 giorni dalla pubblicazione” autogiustificandosi di aver “svolto procedure di urgenza di selezione dei fornitori garantendo, da un lato, la massima trasparenza (documentazione tutta disponibile sul sito www.consip.it); dall’altro, la celerità dell’azione, con aggiudicazione fatta in 3-4 giorni dalla pubblicazione”

la sede della Consip a Roma

Poi, l’agenzia statale ha aggiunto:Una parte rilevante del lavoro di Consip è la prevenzione di frodi o altre irregolarità. Al riguardo i controlli circa la regolarità dei fornitori hanno consentito di escludere quelli non in possesso dei requisiti di qualità e professionalità richiesti, segnalando prontamente i fatti alle Autorità competenti. L’azione pur nell’emergenza è sempre attuata nel rispetto del Codice degli Appalti, anche per ciò che concerne l’esclusione dei fornitori per determinati reati o altre evidenze”.

Infine, la Consip ha chiarito che “il pagamento per la fornitura, in ogni caso, non verrà effettuato se non successivamente all’esito dei controlli e delle nuove verifiche effettuate, in quanto  non è consentito a Consip nessun pagamento verso i fornitori se non all’esito positivo dei succitati controlli”.

Il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli ha annunciato di aver presentato un’interrogazione parlamentare su questa vicenda e dichiara: “In piena emergenza coronavirus la centrale acquisti dello Stato ha affidato l’acquisto di milioni di mascherine ad una cooperativa sociale che si occupa di accoglienza immigrati, la Indaco Service di Salvatore Micelli, imprenditore arrestato poco più di un anno fa per associazione a delinquere e truffa aggravata ai danni dello Stato”. Donzelli ricorda che, nel 2015, Micelli era salito sul palco della Leopolda a Firenze . E non a caso il deputato toscano di Fratelli d’ Italia nel suo filmato riprende ed utilizza i nostri articoli su Micelli, che dimostra ancora una volta che il nostro giornale viene letto anche in Parlamento. Altri si fermano a Massafra….

La storia giudiziaria di Salvatore Micelli

Micelli venne arrestato il 20 dicembre 2018 insieme a un’altra persona Loredana Ladiana, 52 anni, (moglie del noto pregiudicato Roberto Ruggieri n.d.r.) con la quale, secondo l’impianto accusatorio della Procura di Taranto, avrebbe costituito 17 imprese , esclusivamente a titolo fittizio solo per poter accedere ai fondi europei per l’occupazione femminile, cofinanziati dallo Stato e dalla Regione Puglia, con lo scopo in questo caso di finanziare alcune famiglie malavitose del territorio tarantino. Nell’operazione i denunciati sono 20, tra cui due ispettori della Regione Puglia incaricati di svolgere le previste verifiche presso le ditte che avevano avanzato le richieste di contributi pubblici. Verifiche che vennero effettuate in maniera mendace e fraudolenta-

La Cassazione a seguito di un ricorso presentato dai difensori del Micelli ha successivamente annullato con rinvio ad un altro Tribunale del Riesame la questione inerente esclusivamente il reato di “associazione a delinquere“. I provvedimenti notificati durante il blitz delle Fiamme Gialle rappresentano l’epilogo di indagini nell’ambito delle quali erano state individuate 17 imprese, tutte riconducibili agli indagati, costituite con il fine di poter accedere ai fondi europei cofinanziati dallo Stato e dalla Regione Puglia e destinati ad incentivare l’occupazione femminile, per poterseli metterseli in tasca propria. L’importo complessivo della truffa nei confronti della Regione Puglia e dalla Commissione europea, ammontava  a 3 milioni e 260mila euro.

Le segnalazioni alla Procura tarantina sulla truffa contestata al Micelli, erano parite  nel gennaio del 2014 da una solerte e scrupolosa funzionaria della Regione Puglia. La Procura di Taranto a seguito delle indagini della Guardia di Finanza di Taranto, ha contestato al Micelli (ritenuto il “dominus” cioè il principale responsabile)  insieme ad altre quattro persone,  anche l’ associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e falsità materiale commessa dal privato in atto pubblico. Micelli sin dall’interrogatorio di garanzia avvenuto nel carcere di Taranto  dopo l’arresto di dicembre scorso aveva respinto le accuse a suo carico. “Le pratiche che ho presentato erano tutte regolari”, aveva sostenuto dinnanzi al giudice per le indagini preliminari, non venendo minimamente creduto, e quindi ritenuto inaffidabile.

Il nome del 36enne Micelli era venuto fuori anche in altre inchieste giudiziarie. Il faccendiere tarantino è citato anche nella inchiesta giudiziaria denominata “Alias” con cui il pm Alessio Coccioli della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce coordinando le indagini  della Squadra mobile azzerò di fatto il clan mafioso tarantino dei boss Orlando D’Oronzo e Nicola De Vitis . Da quello che emerse nelle indagini degli inquirenti Micelli era uno dei “consulenti” vicini al D’Oronzo . Agli atti dell’ inchiesta sfociata poi in un processo compare una telefonata del Micelli che secondo gli inquirenti spiegava molto bene le sue mire affaristiche: “Io adesso, non è che sto giocando con le persone sono stato ad una riunione in Confindustria per un consorzio di cui facciamo parte, per entrare al porto a lavorare“.  Collegata al boss  D’Oronzo era  la Cooperativa Falanto la quale avvalendosi di Micelli aveva provato  in passato  ad infiltrarsi nel  ricco business dell’accoglienza e gestione dei migranti. Un’operazione non andata a buon fine soltanto grazie all’intervento provvidenziale della Questura di Taranto della Polizia di Stato, e della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce.

Ma Salvatore Micelli non ha desistito, costituendo la Cooperativa Indaco insieme a sua sorella Barbara coinvolta da sempre nelle varie truffe dal fratello, ed a un socio Antonello Milella, anch’egli con precedenti penali. Con un’ operazione truffaldina (per la quale pende un giudizio in corso) Micelli era riuscito fraudolentemente a far scomparire dei suoi protesti bancari, diventando  presidente della Cooperativa Indaco con la quale aveva partecipato ad una delle gare d’appalto indetta dalla Prefettura jonica per l’accoglienza dei profughi. Dalle documentazioni che il CORRIERE DEL GIORNO ha avuto la possibilità di visionare vi era una relazione della Digos della Questura di Taranto, dalla quale emergeva la predisposizione a delinquere ed alla truffa del Micelli, che venne tenuta in dovuta considerazione dal Prefetto all’epoca in carica (e cioè Umberto Guidato, dal 2019 diventato Prefetto di  Brindisi ). Ma Micelli non desistette facendo ricorso al TAR Puglia vincendolo ed aggiudicandosi una gara per la quale avrebbe incassato oltre 3 milioni di euro l’anno.

il video con cui Micelli prendeva a bastonate i migranti a Taranto 

La gestione allegra e fuorilegge delle strutture della Cooperativa Indaco venne rivelata da un’inchiesta giornalistica del CORRIERE DEL GIORNO, indusse il comando centrale del NAS dei Carabinieri da Roma (guidato all’epoca dei fatti dal Generale Claudio Vincelli) a disporre un blitz presso uno dei centri di accoglienza , a seguito della quale il  27 giugno 2017  il successivo Prefetto di Taranto dr. Donato Carfagna, subentrato a Guidato, ne dispose con una propria ordinanza la chiusura. Una chiusura che ha conseguito alla cooperativa gestita dai fratelli Micelli, una valanga di cause e vertenze di lavoro dei dipendenti i quali avanzavano stipendi da mesi, qualcuno addirittura di anni.

Micelli ha provato più volte ad infiltrarsi anche nella politica, partecipando alla manifestazione della Leopolda di Firenze organizzata da Matteo Renzi, ma a Taranto non ha mai trovato spazio. Successivamente affiancato da un ex-consigliere comunale Alfredo Spalluto, il faccendiere Salvatore Micelli ha presentato una lista civica alle ultime elezioni Amministrative del Comune di Taranto, guidata da sua sorella Barbara Micelli, lista che per fortuna non è riuscita ad eleggere alcun consigliere comunale nel capoluogo jonico. La sorella del Micelli peraltro è affetta da disabilità per disturbi psichiatrici, come ha reso noto lo stesso “faccendiere” in una sua testimonianza resa dinnanzi al Tribunale di Taranto.

 

Alfredo Spalluto e Salvatore Micelli

Recentemente Micelli ed il suo degno “compare” Alfredo Spalluto, si sono iscritti al PSI di Taranto, partito del quale guarda caso era segretario provinciale un altro pregiudicato e cioè quel Fabrizio Pomes condannato per il “processo Alias” alla mafia tarantina, con sentenza definitiva della Corte di Cassazione lo scorso settembre ad 11 anni ed 8 mesi di carcere, e nel quale militava l’ex consigliere comunale Cosimo Gigante rinviato a giudizio per aver truffato l’amministrazione comunale per 94.000 euro !

Siamo sicuri che a questo punto il PSI a Taranto non cambi sigla in PPI, e cioè Partito Pregiudicati Italiani ?

 

 




Le intercettazioni telefoniche che hanno mandato in carcere Fabrizio Pomes ed il boss mafioso Orlando D’ Oronzo | 6a parte

(….omissis……pag. 232)  Tornando all’ analisi  della conversazione di cui alla progressiva n. 2732 (Rit. 1721 – ALL. 601 ) i due interlocutori accennavano al permesso di cui il D’ORONZO avrebbe beneficiato in corrispondenza delle festività pasquali per partecipare al battesimo del nipotino, che si sarebbe tenuto a Muro Leccese (LE) il successivo 31.3.2013 ed in relazione al quale, allorchè il D’ORONZO accennava alla possibilità che il POMES potesse andare a trovarlo, DI CARLO Angelo commentava “...è chiaro, vi state di più e ragionate di cose più…più concrete“.

Più avanti nella conversazione, mettendosi a parlare dell’allestimento in corso per le attrazioni all’interno del centro sportivo, il DI CARLO  riferiva

“...eh ! Mò…mò…sto uscendo dall’ufficio, che sto vedendo pure per quel fatto là delle giostrine cose…che mò siamo venuti stiamo montando no ? ...però al cristiano gli serve pure una mano…eh ! Mò sono venuto e gli sto dando una mano…mò sto uscendo…eh ! lo so zio…però non è che è poco quello che sta montando ora…mò sta montando tutto il parco Gonfiabile voglio dire…eh ! per fare il tappeto su tutto il campo…eh ! insomma eh !…poi tutto in regola…tutto bello preciso….garbato….”

per poi commentare che probabilmente avrebbero aperto proprio in corrispondenza delle festività pasquali, al che il D’ORONZO raccomandava

“...oh ! Mò che apre lo sai che cosa devi fare….prendete le…non sai quelle cose quelle bandierine che si mettono…riempite pieno, pieno di bandierine e palloncini …hai capito ? …per i bambini…mettete…attaccate un sacco di palloncini vicino le reti...”

A un certo punto, chiaramente riferendosi alla persona con cui stava allestendo le attrazioni, il DI CARLO  chiedeva “…si…na ! Mò sta arrivando (incomprensibile)… lo vuoi salutare  eh ?...” alchè il D’ORONZO precisava che preferiva non parlare con nessuno, sottolineando “…ancora i telefoni stanno sotto…” per poi aggiungere   “….salutamelo hai capito…ma che sta pure Mimmo il ragazzola…Mimmo“.

Alla replica del DI CARLO “...no, non ci sta Mimmo …sta solo Enzo” (che successivamente venivano identificati per DE PASQUALE Cosimo detto “Mimmo” e BELLUCCI Vincenzo Gaspare detto “Enzo“), il  D’ORONZO chiedeva “…hai capito chi è Mimmo no ?…..” per poi, alla conferma dell’interlocutore, aggiungere “….salutamelo a Mimmo…che l’altro giorno l’ho trovato sul monitor la….eh ! gli ho chiesto l’amicizia…hai capito…..

Di particolare rilievo appariva, poi, la conversazione registrata alle ore 12:15 del 2.4.2013 (progressivo nr. 1597 Rit. 22/13ALL. 718 ) allorchè CIOTOLA Rosa (come detto moglie di DI CARLO Angelo ) contattava D’ORONZO Orlando facendo presente “niente ti volevo chiedere un favore, no ? ….siccome che….ah…ah….il ventisei Marzo no ? ….Angelo ( DI CARLO Angelo) io non credevo, sempre a mia insaputa fa le cose….mi ha fatto formare…uhm…un…un foglio tutti di cose del Comune...”  per poi a richiesta dell’interlocutore, precisare “

il ventisei Marzo…uhm…lui e Fabrizio (POMES) , sono andati quelli del Comune al Magna Grecia…al Magna Grecia….eh e mi ha fatto firmare un sacco di carte …uhm…perchè se no chiudeva il Magna Grecia…no…però ha detto che per …per …il il giorno tre Aprile, lui mi metteva…mmm….mi dava le fidejussioni, perchè io gli ho detto a Fabrizio, io qua non ho nessuno, sono sola, e non vorrei perdere la casa per le puttanate che fate voi”

Nel seguito della conversazione, il D’ORONZO cercava a più riprese di tranquillizzare l’interlocutrice peraltro dicendole che avrebbe dovuto fidarsi del marito; quindi collegando la documentazione firmata alla Cooperativa “FALANTO“, chiedeva alla donna se l’avessero indicata come Presidente della Cooperativa per poi fare presente

va bene…non ti preoccupare tu, come no…va beh….eh….vedi io, lo posso dire questo fatto, devo domandare….poi domando, mè me la vedo io come devo fare, perchè mi ricordo…che lè il Presidente era mio figlio, no ?… però siccome che quando prendevano qualche lavoro, in base che era mio figlio…aveva un sacco di controlli…..”  continuando a rassicurare la donna.

La circostanza riferita nella chiamata è che CIOTOLA Rosa  localizzava temporaneamente alla data del 26 marzo 2013 , stando agli accertamenti eseguiti dalla P.G. deve individuarsi nella firma del contratti di affidamento temporaneo dell’impianto sportivo, stipulato appunto in quella data e per la durata di cinque mesi (con fine fissata in data 26.8.2013)  tra il Comune di Taranto (nell’occasione rappresentato dall’ Ing. Gianrodolfo DI BARI) e l’ A.S.D. CENTRO SPORTIVO POLIVALENTE “Magna Grecia” nella persona del Presidente pro-tempore CIOTOLA Rosa di cui si è già detto (All. 820)

Alle ore 21.10 del 7.4.2013 (progressivo n. 1875/Rit.22/13ALL. 723) contattato da POMES Fabrizio, il D’ORONZO (che in virtù del permesso concessogli a far data del 30.03.13 dopo soggiorno a Muro Leccese, aveva soggiornato anche a Taranto, dove era giunto nel pomeriggio del 4 per ripartire nelle prime ore del 7 aprile 2013) ad un certo punto, entusiasta si complimentava “…ieri….ho visto le cose gonfiabili, bello è venuto sai…bello veramente…” al che il POMES replicava: “ora speriamo…oggi lo hanno smontato di nuovo, perchè con la paura del vento hai capito ?“, mentre il D’ORONZO continuava a complimentarsi. “...per la  miseria comunque…veramente è bello sai ? proprio bello forte…ti devo fare i complimenti…hai visto ? Sembrava una  cartolina sembrava….“.

Alle 18.03 del 13.4.2013 (progressiva nr. 3079 – Rit. 1721/12ALL. 606) , D’ORONZO Orlando contattava DI CARLO Angelo cui subito chiedeva di provvedere alla tosatura dell’erba con riguardo alla masseria di via Torro nr. 18 per poi, spostando l’argomento sul centro sportivo “Magna Grecia“, informarsi “beh ? come va la giostra là” al che il DI CARLO precisava che avrebbero dovuto concordare i prezzi da applicare al momento che, con l’installazione di quelle attrazioni, certamente ci sarebbe stato un calo nelle prenotazioni della sala in relazione a feste di compleanno.

Il D’ORONZO commentava, quindi, che certamente il POMES avrebbe saputo come regolarsi per poi chiedere “ma…state parlando…questo fatto qua…quello dice che…quello dice che ha fatto le richieste per avere soldi là…dalla Regione ( richiesta di finanziamento regionale)  no ?…quando ha fatto l’assunzione (inc), giusto ?” al che il DI CARLO replicava “ e penso di si” e subito il D’ORONZO  chiedeva  “… ma state parlando di queste cose o non state parlando ?

Quindi, alle sue domande, DI CARLO precisava che non stavano affrontando questi argomenti e che non aveva notizie certe circa la richiesta di finanziamenti pur avendo intuito qualcosa in merito, al che il D’ORONZO faceva presente  “…eh !…perchè io questo qua..l’ho saputo che …che hanno hanno chiamato a Mimmo hai capito ?”  evidentemente alludendo ad una qualche comunicazione  giunta a suo figlio  D’ORONZO Cosimo, che si rammenta essere l’amministratore unico della “FALANTO SERVIZI”  – e quindi insistere “Eh—e parla di questo fatto qua…perchè se tu poi dici, poi piglia e dici tu io non lo sapevo, dici tu tu dici a me io non ne so niente…invece tu lo devi sapere…le cose bisogna saperle tutte“.

Si dilungavano, quindi, a parlare della circostanza che, pur in assenza di permessi e pertanto rischiando la revoca del regime di semilibertà, il DI CARLO si era regolarmente recato fuori dal Comune, contestualmente commentando che certamente a breve avrebbero anche ricevuto il pagamento per i lavori eseguiti dalla “FALANTO SERVIZI” presso il Comune di Grottaglie di cui si è già detto (ALL. 826)




Le intercettazioni telefoniche che hanno mandato in carcere Fabrizio Pomes ed il boss mafioso Orlando D’ Oronzo | 4a parte

(….omissis……pag. 227)  Sebbene nei giorni successivi non si siano registrate altre conversazioni telefoniche in merito, deve ritenersi che gli stessi si mantenevano in contatto tramite Skype (sistema di comunicazione non facilmente intercettabile e quindi prescelto e preferito dal D’ORONZO quando ne era possibile l’utilizzo) , tanto che in una conversazione intercorsa alle ore 16.34 del 17.8.2012 (progressivo nr. 908 Rit. 763/12 – All. 317) DI CARLO Angelo informava il D’ORONZO che quella mattina era andato a presentare la busta per la gara della cooperativa, spiegando che subito dopo di lui erano arrivati anche gli incaricati delle cooperative ARCA ed ANCORA e che per il successivo lunedì era prevista l’apertura delle varie buste.

Nell’ occasione il DI CARLO accennava che la gara era attinente “la tutela e la gestione per i beni del patrimonio là….del Comune” per poi, a richiesta del D’ORONZO  (“bene…bene..del Comune…e quanto è, due mesi la richiesta di questo lavoro no ?“) spiegare “no….no….questo lavoro dura quattro anni, soltanto che….e poi bisogna fare….bisogna assorbire il vecchio personale”  e più avanti precisare che in precedenza il lavoro era affidato alla cooperativa ARCA.

Alle ore 12.50 del 20.8.2012  (progressiva nr. 961 Rit. 763/12 – All. 318 ) DI CARLO Angelo contattava  D’ORONZO Orlando , e nel riferire di volergli comunicare una buona notizia, confermava che si erano aggiudicati la gara e gli passava POMES Vincenzo Fabrizio che subito commentava “oh ! La prima pietra l’abbiamo messa eh !” per poi alla domanda del D’ORONZO che chiedeva quale fosse stata reazione degli altri partecipanti, aggiungere “madonna ! No, nah ora la fai raccontare….che Angelo è stato là, che io ho fatto la delega a lui, così evito di…di farmi vedere io, hai capito ?“. Frase questa che dimostra in modo lampante come il POMES fosse consapevole dell’imbarazzante connubio da lui contratto con il D’ORONZO ed il suo clan.

Dal prosieguo della conversazione emergeva, quindi, che all’esito dell’apertura delle buste, l’offerta della cooperativa FALANTO era risultata quella con il massimo ribasso. In particolare il  DI CARLO riferendosi all’obbligo di assorbire i precedenti dipendenti – commentava “hanno detto che questi qua sono trentacinque teste calde, quando verranno gli operai…” al che il D’ORONZO chiedendo spiegazioni suggeriva ” e tu digli che…a chi è intestata la cooperativa e poi vediamo son teste calde, hai capito ?….digli: “ma tu hai capito chi è questa cooperativa ?””

Come al solito le frasi del D’ORONZO pesano come pietre. Nessun dubbio ancora una volta sul metodo mafioso dallo stesso abitudinariamente praticato per risolvere ogni e qualsivoglia problema. Sarebbe bastato pronunciare il suo nome per risolvere (ovviamente a suo vantaggio) ogni eventuale problema creato dal vecchio personale da assorbire perchè il nome del D’ORONZO  a Taranto è talmente noto per i suoi trascorsi e per le sue capacità criminali da essere bastevole pronunciarlo per creare quel clima intimidatorio grazie al quale la stessa associazione da lui diretta trae linfa vitale.

Di rilievo ed a conferma da quanto detto dal D’ORONZO nel corso della conversazione con il POMES dell’ 11.8.2012 , apparivano le conversazioni registrate nelle ore successive in cui D’ORONZO si premurava di informare di informare della situazione DE VITIS Nicola (ore 16.00 del 20.8.2012 progressiva nr. 965. Rit. 763 – ALL. 319 ) e DIODATO Gaetano ( ore 02.09 del 21.8.2012 progressiva nr. 984 Rit. 763/12 – ALL. 321) : conversazioni da cui emergeva chiaramente il diretto interesse dei predetti nella gestione della cooperativa.

Dalle annotazioni di P.G. in atti emergeva, poi, che nei giorni successivi, in più occasioni e su incarico del D’ORONZO, DE VITIS Nicola (che dal 13 al 27 luglio 2012 beneficiava di un permesso) si recava presso il Centro Sportivo Magna Grecia proprio per incontrare POMES Vincenzo Fabrizio per questioni attinenti la gestione della cooperativa, mentre dopo la partenza del DE VITIS di tali incontri veniva incaricato il braccio destro di quest’ultimo, LATTARULO Francesco.

Il POMES, peraltro, come emerso dalla sopra richiamata dalla sopra richiamata conversazione, di cui alle progressive nr. 4122 e 4123 delle ore 22.32 – ALL. 9 e delle ore 22.43 – ALL. 10 dell’ 11.8.2012 dec. 1202/11, nella giornata del 21.8.2012 si recava presso l’abitazione di DIODATO Gaetano, come come da questi riferito a D’ORONZO Orlando nella conversazione registrata alle ore 00.25 del 22.8.2012 (progressiva nr. 1012 Rit. 763/12 – ALL. 322 ).

Il ruolo svolto dal POMES nella controversia con il Comune in ordine alla prosecuzione sine titulo della gestione emergeva anche dalla conversione registrata alle ore 14.54 del 23.8.2012 (progressiva nr. 8424 Rit. 827/12 – ALL. 367) allorchè il DE VITIS, nel raccontare di essere andato al Centro Sportivo Magna Grecia (che esplicitamente non nominava) e di aver incontrato sia DI CARLO Angelo che BRUNETTI Raffaele, raccontava al D’ORONZO “..…niente stamattina, hai capito stanno facendo quelli ? …io ho sospetti su quelli io….al cornuto di….. i Fantozzi  (soprannome coniato per riferirsi ad ERBANTE Antonio, fratello di Nicola) ……….quello lo sai perchè ? Che volevano fare a mettere i sigilli come l’altra volta….mi mandarono la lettera….ti ricordi ? E  Fabri (POMES Fabrizio) fece…fece fare una cosa di niente no…che erano andati i vigili…i Vigili Urbani…

Alla domanda del D’ORONZOdov’è che sono andati i Vigili Urbani ?” sempre senza citare espressamente il centro sportivo, il DE VITIS precisava “là, stamattina sono andati…” per poi aggiungere “eh…però poi fa fatto il (inc)….Fabri poi deve far sapere…come l’altra volta che fecero la lettera, no ?

Nell’occasione peraltro il DE VITIS  accennava  anche ad un chiarimento avuto con DI CARLO Angelo che aveva avanzato delle lamentele proprio in relazione alla circostanza che, a seguito dell’assegnazione della gara avrebbero dovuto assorbire i dipendenti della cooperativa precedentemente incaricata.

Alla gara in parola, si accennava anche nella conversazione registrata alle ore 17.20 del 30.08.2012 (progressiva nr. 1313 – Rif. 763/12  – ALL. 329 ) allorchè il   D’ORONZO  riferiva a DIODATO Gaetano di un incontro avuto proprio quel giorno con POMES Fabrizio che si era appositamente recato a Muro Leccese (LE) ove il D’ORONZO era stato autorizzato a recarsi in occasione della nascita del nipotino.

Nell’occasione peraltro il D’ORONZO  riferiva di aver fatto presente al POMES che avrebbe dovuto considerare anche l’ interlocutore (ossia il DIODATO ) tra gli “interessati” alla cooperativa; infatti precisava “ho detto a…ho detto all’amico mio…ho detto che tu…stai pure in mezzo a questa situazione….hai capito ?….pure che non stavi prima stai dopo…stai in mezzo…e lui mi ha detto, ha detto no la verità ho parlato ha detto “il ragazzo si distingue da tanti altri” ...” riferendo quindi al DIODATO dell’apprezzamento espresso dal POMES sulle sue capacità.

In proposito alla gara menzionata nelle sopra richiamate conversazioni, gli accertamenti operati dalla P.G. (Polizia Giudiziaria – n.d.r CdG )  hanno permesso di  verificare che con Determina nr. 215 dell’ 8.87.2012 della Direzione Patrimonio del Comune di Taranto era stata indetta una gara per l’affidamento di “servizi pulizia aree demaniali e manutenzione patrimonio comunale” con invito rivolto alle cooperative di tipo “B” operanti nella provincia di Taranto, tra cui appunto la “FALANTO SERVIZI” ( ALL. 825) come rilevabile dalla Determina nr . 290 del 06.11.2012 della Direzione Patrimonio del Comune di Taranto , nonostante all’atto di apertura delle buste (in data 20.8.20121) la “FALANTO SERVIZI” si fosse provvisoriamente aggiudicata la gara, all’esito della verifica delle offerte e visto il rigetto delle giustificazioni offerte dalla predetta cooperativa, si era poi proceduto ad una provvisoria assegnazione e, quindi, ad una assegnazione definitiva della gara alla cooperativa “ARCA a.r.l. ” ( ALL. 824)