La faida interna alla maggioranza blocca l’attività amministrativa del Comune di Taranto

TARANTO – Ieri mattina era previsto un consiglio comunale di Taranto dedicato al “Question Time” in cui vi erano da discutere importanti questioni per la città  I 12 consiglieri di maggioranza presenti in aula rappresentanti della maggioranza cioè Lo Noce, Albani, Capriulo, Blè, Casula, Azzaro, Galluzzo, Bitetti, Mele, De Martino, Cotugno e Zaccheo (altri cinque assenti), infischiandosene del mandato dei propri elettori e delle problematiche urgenti per i nostri cittadini, ad esempio la tassa per la differenziata, hanno deciso di rinviare la seduta consiliare.

Con una nota stampa Tony Cannone, Vice Presidente del Consiglio Comunale, attacca e critica la decisione della maggioranza che fa capo al sindaco Rinaldo Melucci, se ancora si può chiamarla tale,  “nascondendosi dietro la legittima autodeterminazione del Sindaco, che ha deciso all’ indomani delle votazioni alla Presidenza dell’Ente Provincia, che lo ha visto sconfitto e mancante dei voti di parte della sua maggioranza“, i cui consiglieri hanno preferito allontanarsi dall’aula senza procedere a nessun punto all’ ordine del giorno.

“La città langue e i componenti della maggioranza – dice Cannonedell’amministrazione Melucci e i suoi assessori, per risolvere le beghe tutte in organico al proprio interno, non solo fa saltare il consiglio comunale ma sospende persino tutte le commissioni, paralizzando così ogni attività amministrativa della città. La questione è tutta qui. La maggioranza non trova i 17 voti, ma solo 15, nell’urna delle schede per l’elezione del Presidente della Provincia, e la faida interna che ne è scaturita, blocca tutta l’azione amministrativa” 

“Quest’ultima dimostrazione della incapacità di questa amministrazione, – conclude Tony Cannonenon solo all’attività amministrativa, ma alla capacità politica, dà l’esatta dimensione di quanto poco interessi il benessere dei cittadini e della città tutta. Sindaco, spero non ci ripensi, che confermi le sue dimissioni.  Mandi a casa coloro che non hanno la capacità di “alzare l’asticella” di cui tanto parlava. Non sono capaci. Non sanno stare insieme. E lei Sindaco non ha saputo guidarli




Taranto: ipotesi di Consiglio Comunale dopo il ballottaggio

ROMA – Dovrebbero essere questi, salvo complicazioni, ricorsi, rinunce, i nomi dei primi eletti al consiglio comunale di Taranto. Scattato il seggio per i candidati sindaco, in rigoroso ordine alfabetico,  Stefania Baldassari, Piero Bitetti,  Mario Cito, Vincenzo Fornaro, Rinaldo Melucci, Francesco Nevoli e Franco Sebastio. Il più suffragato eletto nel consiglio comunale di Taranto, come candidato consigliere, è l’ex vicesindaco Lucio Lonoce (PD) che ha ottenuto 1796 preferenze, al secondo posto nelle preferenze Antonella Cito (AT6) con 1.607 preferenze. In attesa dell’ esito del ballottaggio del prossimo 25 giugno , queste le due ipotesi di consiglio comunale.

Sindaco Stefania Baldassari

Alla maggioranza spetterebbero  20 seggi che verrebbero così distribuiti sulla base dei risulti delle preferenze conquistate (indicate nella parentesi) dai singoli consiglieri

Forza Taranto (Forza Italia) , 6 seggi: Giampaolo Vietri (811) , Cosimo Ciraci (687) , Adriano Tribbia (664) , Mimmo Lardiello (485), Nicola Catania (537), Giovanni Ungaro (412);

Lista Baldassari, 4 seggi: Marco Nilo (570), Barbara Panunzio (317), Mirella Casiello (272), Matteo Lonoce (319);

Taranto nel cuore, 4 seggi: Tony Cannone (792), Filippo Illiano (764), Gianfranco Infesta (656), Giovanni Guttagliere (354);

Progetto in Comune, 2 seggi: Alfredo Spalluto (545), Michele Patàno (446):

Direzione Taranto (Direzione Italia), 2 seggi: Aldo Renna (364), Gianluca Pellitta (317) ;

Taranto Rinasce, 1 seggio: Daniela Bottazzo (303) :

Ambiente e Lavoro, 1 seggio : Guglielmo de Feis (250);

All’ opposizione spetterebbero, 12 seggi

Partito Democratico, 3 seggi (più il seggio del candidato sindaco) quindi 4 seggi : Rinaldo Melucci, Lucio Lonoce (1.796), Vincenzo di Gregorio (1.418),  Gianni Azzaro (1.231) ;

At6, 1 seggio (più il seggio del candidato sindaco) quindi 2 seggi : Mario Cito ed Antonella Cito (1.607):

M5S,1 seggio (più il seggio del candidato sindaco) quindi 2 seggi : Francesco Nevoli e Massimo Battista (965);

Mutavento,1 seggio (più il seggio del candidato sindaco) quindi 2 seggi : Franco Sebastio e Carmen Casula.(319);

Taranto bene comune,  1 seggio al candidato sindaco: Piero Bitetti

Tarantorespira,  1 seggio al candidato sindaco: Vincenzo Fornaro

 

Sindaco Rinaldo Melucci


Alla maggioranza spetterebbero  20 seggi
che verrebbero così distribuiti sulla base dei risulti delle preferenze conquistate dai singoli consiglieri:

Partito Democratico, 13 seggi  : Lucio Lonoce (1.796),Vincenzo di Gregorio (1.418), Gianni Azzaro (1.231), Massimiliano Stellato (1.128), Michele de Martino (589), Carmen Galluzzo (568), Mario Pulpo (490), Francesca Viggiano (346), Federica Sìmili (293), Cataldo Fuggetti (281), Gaetano Ble’ (259),  Simona Scarpati (258), Emanuele di Todaro ( 257) ;

PSI, 2 seggi :  Patrizia Mignolo (531),   Mimmo Festinante (351);

Per Taranto Diamoci del noi, 2 seggi:  Dante Capriulo (480), Giovanni Guarino (260);

Taranto Popolare Centristi, 1 seggio : Salvatore Brisci (613);

Che sia primavera, 1 seggio :  Emidio Albani (150);

La Scelta per Taranto, 1 seggio, Floriana de Gennaro (440);

All’ opposizione spetterebbero, 12 seggi

Forza Taranto, 2 seggi : Giampaolo Vietri(811) e Cosimo Ciraci (687) ;

Lista Baldassari, 1 seggio:  Marco Nilo (570);

Taranto nel cuore, 1 seggio:  Tony Cannone (792) ;

Un seggio per il candidato sindaco Stefania Baldassari

M5S, 1 seggio (più il seggio del candidato sindaco) quindi 2 seggi : Francesco Nevoli e Massimo Battista (965)

At6,1 seggio (più il seggio del candidato sindaco) quindi 2 seggi : Mario Cito ed Antonella Cito (1.607) 

Un seggio per il candidato sindaco Franco Sebastio

Un seggio per il candidato sindaco  Piero Bitetti

Un seggio al candidato sindaco: Vincenzo Fornaro

A seguito della insufficiente percentuale dei voti alla coalizione, inferiore alla soglia di sbarramento, resterebbero esclusi dal Consiglio Comunale. i candidati sindaco Massimo Brandimarte, Pino Lessa e Luigi Romandini . 

 




A proposito dei sondaggi elettorali fuorilegge “alla tarantina”….

ROMA – Sulla stampa locale tarantina, compaiono nelle ultime ore dei sondaggi “fuori legge” commissionati dall’associazione culturale “Orizzonti” affiliata a Federmanager, che non possono essere ritenuti attendibili e peraltro violano la Legge. A realizzarlo un presunto esperto di sondaggi (che non citiamo solo per non fare immeritata pubblicità gratuita), che abbiamo verificato nel settore essere un perfetto “sconosciuto”, uno dei tanti che vivono di autoreferenzialità. Basta infatti visitare il sito dell’ associazione nazionale che riunisce i sondaggisti ( vedi QUI) per verificare che non è presente.

Infatti secondo le normativa emanata dall’ AGCOM l’ Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. L’articolo 1, comma 6, lett. b), n. 12, della legge n. 249/97 attribuisce all’Autorità competenze in materia di pubblicazione e diffusione dei sondaggi sui mezzi di comunicazione di massa. Infatti,  fronte del crescente impiego dei sondaggi d’opinione come strumento di conoscenza e di informazione nella vita politica, sociale ed economica del Paese, nonché delle variazioni delle metodologie utilizzate nel corso degli anni, nel 2010 l’Autorità ha ritenuto opportuna una revisione della disciplina regolamentare adottata nel 2002.

Ma chiaramente tutto questo a Taranto i soliti pennivendoli lo ignorano o fanno finta di non saperlo e sono tutti più o meno coinvolti dietro le quinte a fare da addetti stampa per qualche centinaia di euro ai vari candidati alle elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale che si terranno il prossimo 11 giugno, e quindi pubblicano questi presunti sondaggi, che tali non sono, e non devono essere ritenuti, al fine di non confondere le idee nei cittadini.

Il nuovo Regolamento, approvato con delibera n. 256/10/CSP, a seguito di una consultazione pubblica con gli operatori del settore, è finalizzato a garantire all’utente/cittadino la correttezza dell’informazione. I soggetti realizzatori dei sondaggi ed i titolari dei mezzi di comunicazione di massa sono tenuti, pertanto, a conformare la loro attività a requisiti di rigore metodologico, correttezza professionale e trasparenza.

Aspetti salienti della regolamentazione sono:

  • Una disciplina univoca della diffusione dei sondaggi d’opinione e di quelli politici ed elettorali, sia in periodi elettorali che non elettorali; 
  • una chiara distinzione tra sondaggi (basati su metodi di rilevazione scientifica applicati ad un  campione) ed altre indagini prive di valore scientifico quali le manifestazioni di opinione (fondate sulla partecipazione spontanea degli utenti) e che pertanto non potranno essere pubblicate o diffuse con la denominazione di “sondaggio”;
  • l’obbligo per il mezzo di comunicazione di massa di accompagnare la pubblicazione o diffusione di un sondaggio con la nota informativa indicante alcune informazioni essenziali, quali il soggetto realizzatore e quello committente, la consistenza numerica e l’estensione territoriale del campione utilizzato, il numero di coloro che non hanno risposto. Dall’ambito di applicazione di quest’obbligo sono esclusi i sondaggi pubblicati esclusivamente sui siti internet dei soggetti realizzatori, e quelli diffusi in occasione di convegni o conferenze stampa. Poiché tali modalità non costituiscono “prima pubblicazione“, i mezzi di comunicazione, che eventualmente pubblicassero o diffondessero i risultati di tali sondaggi, sono tenuti alla pubblicazione della nota informativa. I mezzi che, invece, riportano la mera notizia di un sondaggio già diffuso devono fornire solo gli elementi essenziali idonei a consentire l’individuazione del sondaggio medesimo, quali l’indicazione del soggetto realizzatore, l’oggetto del sondaggio e il sito internet dove è possibile consultarlo.
  • Per quanto riguarda i sondaggi politici ed elettorali, è vietata la pubblicazione o diffusione dei risultati degli stessi nei quindici giorni precedenti le consultazioni e fino alla chiusura delle operazioni di voto. E’ fatto salvo il caso in cui un esponente politico riporti dichiarazioni concernenti i risultati di un sondaggio, purché questi ultimi siano stati già resi noti nel periodo antecedente a quello del divieto;
  • l’obbligo, per il soggetto realizzatore, di rendere disponibile sul sito internet dell’Autorità (per i sondaggi di opinione) e sul sito internet della Presidenza del Consiglio del Ministri – Dipartimento per l’editoria e l’informazione (per i sondaggi politici ed elettorali), il “documento” completo relativo ai sondaggi pubblicati o diffusi al pubblico. Esso deve recare informazioni fondamentali sulla metodologia di realizzazione del sondaggio, quali il metodo di campionamento, la rappresentatività del campione ed il margine di errore, il metodo di raccolta delle risposte, il testo integrale delle domande e delle risposte. Al fine di semplificare e chiarire il processo di pubblicazione o diffusione, totale o parziale, dei risultati del sondaggio, è stato posto in capo al mezzo di comunicazione di massa che lo diffonde, l’obbligo di comunicarne la pubblicazione al soggetto realizzatore.

Ebbene tutto questo a Taranto non avviene, nell’indifferenza di un ex procuratore della repubblica, e di un direttore del carcere quindi di un dirigente del Ministero di Giustizia, e sopratutto dell’ Autorità Giudiziaria. Ma a Taranto qualcuno in Prefettura e Procura, si ricorda che il loro dovere per cui vengono pagati dallo Stato è quello di far applicare e rispettare le norme di Legge ?

Non a caso infatti, il candidato sindaco Massimo Brandimarte, magistrato ed ex presidente del Tribunale di Sorveglianza di Taranto,  ha segnalato con un comunicato stampa che “la pubblicazione è avvenuta a ridosso del termine, entro il quale scattava il divieto di effettuarla, previsto dall’art. 8 della legge n. 28/2000, e che ciò rende praticamente impossibile a chiunque di svolgere e pubblicare sondaggi alternativi.  Quanto al grado di attendibilità del sondaggio, si osserva che esso è proporzionale alla consistenza della sua campionatura, costituita da appena  655 intervistanti rispondenti, su una popolazione avente diritto al voto di oltre 170.000 unità

“Si prende atto, ancora” – aggiunge Brandimarteche il realizzatore del sondaggio non è un istituto demoscopico, ma una persona fisica, che non è dato sapere se per lo svolgimento di siffatti  sondaggi sia richiesta oppure no una specifica abilitazione e, in caso affermativo, quali sia quella in possesso del realizzatore. Per l’inosservanza della diffusione del sondaggio non corredato dalla nota informativa, completa di tutte le indicazioni previste, o non accompagnato dal documento di cui al citato art. 5,  è prevista dall’art. 12 del regolamento una sanzione – conclude Brandimarte –   francamente, il sondaggio pubblicato non sembra contenere tutti i dati elencati”. Quindi è inattendibile e fuori legge.




Il Comune di Taranto ha detto “no” al progetto Tempa Rossa

L’attesa seduta consiliare tenutasi questa mattina e protrattosi fino al primo pomeriggio, si è finalmente espresso senza ombra dubbi. Il Consiglio Comunale di Taranto è contrario a Tempa Rossa. La delibera sulla variante del Porto che esclude gli interventi funzionali al progetto dell’ ENI , cioè due serbatoi per lo stoccaggio e l’allungamento di 350 metri del pontile della multinazionale petrolifera del governo italiano, è stata approvata con 15 voti favorevoli e 3 contrari ( quelli dei consiglieri Lupo, Cataldino e Illiano, appartenenti al Gruppo di ‘Realtà Italia’ ) . I consiglieri comunali di Forza Italia, Ciraci, Tribbia, Cannone e Vietri, seguiti da  Brunetti e Cotugno del Partito Democratico, e  Renna della ‘Lista Condemi‘, non hanno partecipato al voto, preferendo uscire dall’aula consiliare.

L’ astensione, secondo il consigliere forzista Cannone si è basata sulla pressochè certezza che “nonostante l’approvazione della delibera, i lavori per il progetto Tempa Rossa non si arresteranno. L’ ENI, adesso fare sicuramente ricorso  impugnando una vecchia delibera comunale del 2005 – ha aggiunto l’altro consigliere forzista  Vietri–  con la quale durante la giunta dell’ ex-sindaco Di Bello, venne approvata all’unanimità la variante per il prolungamento del pontile petroli e relative opere di colmata per il deposito fanghi di dragaggio”. 

Gianni Azzaro

nella foto, Gianni Azzaro (Pd)

CdG cons com tmparossaAnaloga preoccupazione previsionale condivisa anche dal consigliere Guttagliere,  che ha sostenuto che se tutto ciò dovesse accadere “il Porto di Taranto potrebbe subire enormi rallentamenti o addirittura una sospensione dei lavori“. Il  confronto in consiglio è stato lungo e “duro”,  per consentire a tutte le forze politiche quasi tutte presenti in aula,  ad eccezione di solo 5 assenti, di discutere e confrontarsi su un tema così importante sullo sviluppo del Porto di Taranto. Il consigliere Gianni Azzaro, capogruppo del Partito Democratico,  ha aperto per primo la discussione  confermando la posizione del Pd in merito alla questione. “Riconfermiamo la nostra contrarietà al progetto Tempa Rossa  e approveremo la delibera così com’è dal momento che non abbiamo ricevuto da Eni nessuna certezza in termini ambientali e dunque non siamo disposti ad permettere un ulteriore insediamento inquinante in città – ha detto- ma qualora dovessero esser messi in discussione i 500 posti di lavoro e si pregiudichino i lavori del porto siamo disposti a rivedere la questione. Siamo convinti che il Porto rappresenti un’alternativa vera ed efficace per il territorio e non saremo mai responsabili di ulteriori ritardi“.

 Vincenzo Baio assessore all’ambiente, chiaramente sfavorevole al progetto  “Tempa Rossa” ha preso la parola dichiarando  che «dobbiamo assolutamente rimandare al mittente questo progetto. Oggi è una giornata storica per la politica tarantina in quanto ha la possibilità di dire la sua per contrastare ed evitare uno stupro ambientale che si protrae da oltre 50 anni. Abbiamo il dovere morale di difendere la città ed i bambini di Taranto”. Stessa posizione espressa anche dal consigliere Laruccia. “Approvando questa delibera vogliamo dare un messaggio chiaro al governo, ovvero che Taranto non può più essere una città sacrificata per l’interesse dell’intero Paese. Dobbiamo assumersi la responsabilità di affermare che l’aumento dell’inquinamento derivante dall’insediamento Tempa Rossa, non è politicamente accettabile”, a cui si è allineato  anche il consigliere dell’ IdV Ernesto D’Eri che ha detto “Quanti ricatti dobbiamo sopportare ancora? Quanto dobbiamo morire ancora? Quanto dobbiamo aspettare per uno sviluppo alternativo della città? Non ci sono osservazioni che reggano. La cittá è stufa di pagare il prezzo del ricatto tra ambiente e salute” .

CdG mappa tempa rossaSecondo il consigliere verde Angelo Bonelli  “questo consiglio non può permettersi alcuna ambiguità ma ribadire il proprio “no” indipendentemente dalle osservazioni che arriveranno. L’approvazione della delibera sulla variante del porto non è sufficiente. Occorre infatti che l’amministrazione comunale dia tempi certi circa il recepimento della direttiva Seveso. Si tratta di una normativa europea che il governo nazionale non potrà ignorare”.  Sulla base della documentazione in possesso dell’amministrazione comunale, fornita dall’ ENI, che con le sue raffinerie adiacenti al porto di Taranto è il partner logistico del progetto Tempa Rossa ,   emergerebbe che non vi sarebbero le necessarie garanzie sui rischi di incidente rilevante ed un aumento del 12% delle emissioni riferite soprattutto ai composti volatili .

Alla fine della discussione , a causa della divergenza di posizioni ed opinioni all’interno sono stati necessari per l’approvazione della delibera, anche  i voti dei consiglieri di opposizione Bonelli, Capriulo, Liviano e Venere per poter approvare la delibera, che ha  rivisto le prescrizioni contenute nel piano regolatore portuale, negando la possibilità che vengano realizzati i serbatoi di stoccaggio del greggio proveniente dalla Basilicata e l’allungamento del pontile del porto di Taranto in concessione all’ ENI, previste dal progetto Tempa Rossa .