Confindustria Taranto e i sindacati Cgil Cisl e Uil chiedono al Prefetto di Taranto un tavolo di confronto con Arcelor Mittal

Antonio Marinaro

ROMA –  Antonio Marinaro Presidente di Confindustria Taranto ed i segretari provinciali di Cgil Cisl e Uil Paolo Peluso, Antonio Castellucci e Giancarlo Turi, nel corso di un incontro tenuto stamattina in Prefettura (presenti anche i referenti sindacali Cgil, Cisl e Uil di altre categorie)  hanno richiesto al Prefetto di Taranto, Demetrio Martino, un “tavolo” per fare il punto sulla situazione di estrema gravità che riguarda sia i pagamenti delle aziende dell’indotto, i cui ritardi creano una situazione sempre più critica.

La condizione di estrema incertezza in generale che grava sui destini della fabbrica – e quindi dei lavoratori – alla luce di una trattativa – quella fra Governo ed Arcelor Mittal Italia – dalla quale il tessuto cittadino è stato di fatto escluso, che continua ad essere di esclusiva pertinenza dei tavoli governativi, senza tener in alcun conto le molteplici istanze che arrivano dal territorio.

Mentre a Roma si cerca di far quadrare il cerchio dell’accordo, ci sono imprese a a Taranto che rischiano la deriva e tenute occupazionali sempre più precarie, sindacati che proclamano stati di agitazione nel centro siderurgico ed aziende che incrociano le braccia a causa di pagamenti non ricevuti per commesse scadute. Una situazione di estrema confusione che, pur viaggiando su binari paralleli alla trattativa nazionale, risulta di fatto avulsa dagli accordi in corso fra Governo e Arcelor Mittal Italia .

Da qui la richiesta al Prefetto di Taranto di attivare un tavolo di crisi, convocando tutte le parti e quindi anche Arcelor Mittal Italia , in cui cercare di fare chiarezza su alcuni aspetti dirimenti della complessa questione, di cui peraltro si dovrebbero proprio in queste ore definire, almeno in parte, le sorti presenti e future.




Arcelor Mittal continua a non pagare i fornitori di Taranto

ROMA – Le imprese dell’indotto Arcelor Mittal, si sono autoconvocate “in considerazione della persistente situazione di impasse riguardante i pagamenti da parte di Arcelor Mittal Italia, si autoconvocheranno domani, giovedì 30 gennaio, alle ore 10, nella Palazzina Direzionale dello Stabilimento ex Ilva di Taranto”

Lo la comunicato Confindustria Taranto con un comunicato, segnalando il protrarsi di nuovi ritardi nel pagamento dei crediti maturati alle imprese fornitrici.  Un gruppo di autotrasportatori dell’indotto che lavora con ArcelorMittal aveva manifestato nei giorni scorsi per le stesse ragioni davanti alla portineria dell’accesso riservato alle  imprese.

La protesta venne interrotta a seguito di un incontro avuto la dirigenza di Arcelor Mittal Italia che aveva lo garantito il pagamento dell’80% delle fatture scadute. In quella circostanza  Il vertice di Confindustria Taranto avevo prese le distanze da quella forma di protesta  avendo ricevuto rassicurazioni dall’azienda, in seguito disattese, con il protrarsi dei ritardi nei pagamenti .

Michele Emiliano, Lucia Morselli e Rinaldo Melucci

Quanto sta accadendo conferma che la costituzione nel novembre scorso di un coordinamento con la partecipazione anche di Regione, Comune e Confindustria per vigilare su modalità e tempi di pagamento delle fatture, è stata l’ennesima pagliacciata a scopo “passerella elettorale” dei soliti ben noti politici-fantocci pugliesi.

 




Arcelor Mittal si è impegnata a saldare i crediti dell' indotto entro domani

ROMA – “Abbiamo raggiunto un accordo per il quale entro domani sarà pagato il 100 per cento dello scaduto al 31 ottobre. Significa che si allineano con i pagamenti”  ha annunciato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano al termine dell’incontro di questa mattina a Taranto, nello stabilimento di Arcelor Mittal. Incontro che sembrerebbe essersi concluso positivamente. Il governatore Emiliano si è confrontato con i dirigenti dell’azienda siderurgica per verificare lo stato dei pagamenti dovuti alle imprese dell’indotto. Presenti anche il nuovo capo del personale Arturo Ferrucci insieme agli altri dirigenti della fabbrica ed i rappresentanti di Confindustria Taranto.

Arcelor Mittal si è impegnata a saldare domani il 100 per cento del dovuto alle imprese dell’indotto. “Domani – ha dichiarato Emiliano al termine, fermandosi con giornalisti, imprenditori e lavoratori all’uscita – è previsto un nuovo incontro qui per verificare, davanti ai nostri occhi, l’emissione dei bonifici. Speriamo che tutto vada bene. Io non sono né ottimista né pessimista: devo però dare atto che dopo la riunione di ieri e con la presa di posizione così severa e forte di tutte le imprese che rimangono unite e compatte, Arcelor Mittal ha risposto positivamente e questa sicuramente è una buona notizia.

Lucia Morselli

Quindi lo stabilimento rimane ancora e continua pur sotto pressione a funzionare. “Noi comunque non molliamo il presidio e domani, se verrà pagato il 100 per cento dello scaduto al 31 ottobre, è chiaro che il blocco verrà rimosso e si ricomincerà a lavorare normalmente” dice CONFINDUSTRIA Taranto. È possibile che domani ci sia un nuovo incontro, questa volta anche con Lucia Morselli l’amministratore delegato di Arcelor Mittal Italia .

Emiliano rispondendo alle domande ha chiarito cheQueste sono tutte obbligazioni già scritte. Oggi l’azienda ha preso un impegno davanti al Presidente della Regione, e nei confronti del Governo, perché abbiamo lavorato come se fossimo un’unica istituzione. Questa è una cosa importantissima. Ieri abbiamo evitato il blocco della della produzione grazie alla responsabilità di tutte le imprese dell’indotto che stanno pazientemente aspettando il pagamento di debiti che erano scaduti da mesi. Se domani si regolarizza tutto, si ricomincia con maggiore serenità la trattativa che si sta svolgendo a Roma, e quindi almeno dal punto di vista dell’indotto la crisi è superata. Resta il fatto che l’azienda poi deve continuare a pagare anche quello che scadrà nei prossimi mesi, ci mancherebbe”.

All’incontro non era presente Patrizia Carrarini che dallo scorso 13 novembre non dirige più la comunicazione e le relazioni istituzionali di ArcelorMittal Italia: al suo posto a capo della comunicazione è stata nominata Emanuela Cherubini, attualmente dell’ufficio stampa ArcelorMittal proveniente dall’ufficio stampa Confindustria a Roma. La rimozione e sostituzione a capo della comunicazione è stata voluta e disposta dall’amministratore delegato Lucia Morselli che ha trasferito la Carrarini ad ArcelorMittalCommercial Italy Srl, società dove é stata assegnata anche Annalisa Pasquini, che sino a poche settimane fa ricopriva l’incarico di capo delle Risorse umane del gruppo.

Una posizione, quella che ricopriva  Patrizia Carrarini, ( a lato nella foto del suo profilo Twitter ) ritenuta “strategica, per un’azienda che in Italia è sempre sotto i riflettori – scriveva il mensile “specializzato” Prima Comunicazione all’atto della sua precedente nomina un anno fa –   dal destino incerto per le vicende politiche, sindacali e ambientali che (soprattutto in riferimento al sito industriale di Taranto) coinvolgono governi, sindacati e tutto il mondo della politica e delle relazioni industriali italiane”.

La Pasquini è stata sostituita nei giorni scorsi nell’incarico da Arturo Ferrucci, già direttore del personale di Ast Terni  dove ha lavorato insieme alla Morselli, ed è considerato un suo “manager di fiducia” sin da quando ricopriva lo stesso incarico nelle acciaierie in Umbria.

 

 

 

 

 

 




La Morselli "commissariata" a Roma dalla famiglia Mittal. Ora rischia anche lei il posto

Aditya Mittal

ROMAAditya Mittal anche ieri è rimasto a Roma  per continuare la trattativa con il Governo in preparazione dell’incontro a Palazzo Chigi di venerdì, ma sopratutto per condividere con gli avvocati italiani del gruppo  la propria difesa per difendersi dell’offensiva congiunta delle procure. C’è, in questa decisione di restare a Roma, però anche una sorta di “commissariamento” dell’ad del gruppo in Italia Lucia Morselli. È trascorso poco più di un mese, dal 15 ottobre quando la multinazionale ha deciso un improvviso cambio alla guida del gruppo in Italia, affidando la guida alla top manager nota per il suo carattere  di “dura”.

Troppo d’acciaio, forse. Di certo da quel dì la situazione è precipitata. La Morselli aveva l’incarico di intrecciare rapporti con i politici e le istituzioni in modo da evitare quello che il colosso temeva più di tutto: l’abolizione definitiva dello scudo penale. Obiettivo fallito: l’immunità, è ancora “sub judice” sulla graticola delle lotte interne e dei rancori presenti fra le correnti del Movimento Cinquestelle. E la Morselli non è riuscita ad ottenere alcunchè dalla politica. In queste ore infatti, continua il lavoro dei “tecnici”dei ministeri coinvolti  sugli altri punti di un possibile accordo: sconto sull’affitto, risoluzione del blocco dell’altoforno AFO2 ed impegni sulla futura decarbonizzazione.
I commissari straordinari dell’ILVA in A.S. accompagnati da dirigenti e tecnici, hanno avuto accesso ieri e compiuto delle  verifiche in particolare nell’area dei parchi minerali, dove vengono stoccati i materiali che servono ad alimentare l’attività della fabbrica. Da quanto è trapelato da fonti “vicine” alla gestione commissariale di ILVA in A.S. , l’ispezione compita avrebbe sostanzialmente confermato quanto ipotizzato nell’esposto presentato alla Procura di Taranto che ha dato luogo all’apertura da parte della procura di un fascicolo di inchiesta sulle ipotesi di reati di ‘Distruzione di mezzi di produzione’ e di ‘Appropriazione indebita‘. Subito dopo la visita i commissari hanno incontrato il procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo.
L’Ilva in amministrazione straordinaria presenterà entro questa settimana una richiesta di proroga all’autorità giudiziaria di Taranto  del precedente termine del 13 dicembre fissato dal Tribunale per la realizzazione degli adeguamenti di sicurezza dell’Altoforno AFO2 sottoposto a sequestro dopo l’incidente del giugno 2015 in cui è morto l’operaio Alessandro Morricella. Fonti vicine alla gestione commissariale confermano che non ci sarebbe alcun “automatismo” tra il termine del 13 dicembre e la chiusura dell’altoforno in quanto prima di avviare eventualmente lo spegnimento bisognerà compiere le verifiche necessarie che richiedono dei tempi tecnici. La gestione commissariale, infatti, avrebbe già realizzato 20 delle 21 prescrizioni indicate dall’Autorità Giudiziaria. L’ ultima, la ventunesima, riguarda la realizzazione delle macchine automatiche, è quella tecnicamente più complessa e richiede ancora tempo. La proroga verrà richiesta per rendere possibile il completamento dell’ultimo adempimento non ancora del tutto realizzato.
Sul fronte dell’ inchiesta avviata dalla Procura di Milano, il pm di Milano Stefano Civardi, che insieme al collega Mauro Clerici coordinati dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli , conducono l’indagine con al centro l’addio di ArcelorMittal all’ex Ilva, ha sentito come testimone Steve Wampach, General Manager del gruppo franco indiano e Direttore Finance di ArcelorMittal Italia.
Da quanto è trapelato, le indagini degli inquirenti milanesi in questi giorni si stanno concentrando sul presunto depauperamento del polo siderurgico per depositare i primi esiti dei loro accertamenti nell’ambito della causa civile nella quale interverranno come “parte” a sostegno dei commissari. Un alleato di non poco conto.
Nel frattempo si è è svolto oggi un nuovo incontro “tecnico” al Ministero dell’ Economia e Finanze. Sul tavolo il ruolo delle società a partecipazione pubblica che il Governo vuole coinvolgere nel salvataggio dello stabilimento siderurgico di Taranto. Iniziando da quelle che hanno rapporti con ILVA in qualità di ” clienti” , come  ad esempio Fincantieri, ed i e fornitori.
La Cassa depositi e prestiti ha già rivolto un invito alle sue società partecipate di cominciare a ragionare delle iniziative da poter mettere in campo per  investire rapidamente sul territorio nell’ambito del “Cantiere Taranto”.
Per favorire una mediazione fra l’atto di recesso e il ricorso d’urgenza per indurre Arcelor Mittal a recedere dai suoi propositi, sono stati attivati studi legali di altissimo livello, tutti nomi di “grido” del diritto societario ed industriale,  che hanno partecipato al  vertice del Mef , in un incontro che ha avuto lo scopo anche di stemperare le tensioni pre-esistenti causate anche dall’ eccessiva “durezza” fuoriluogo della Morselli, ed aperto la strada ad un possibile negoziato. Ad assistere i commissari di ILVA in AS sono stati chiamati Marco Annoni di Roma, esperto di piani finanziari, Giorgio De Nova, ritenuto un “luminare” del diritto civile, ed Enrico Castellani dello studio Freshfield; ad assistere Arcelor Mittal l’ avv.  Scassellati con Ferdinando Emanuele dello studio Cleary Gottlieb, e Franco Gianni, senior partner dello studio Gianni Origoni Grippo Cappelli & partners,  consulenti legali che stanno stendendo da ieri una  dichiarazione di intenti basata sui punti qualificanti del contenzioso per costituire una nuova base negoziale.

Sono quattro i punti-guida cardine del documento lungo diverse pagine e redatto in inglese. Il punto 1 sarebbe quello sulla certezza del diritto mediante il ripristino dello “scudo penale“. Il punto 2 riguarda la funzionalità dell’Altoforno AFO2, che dovrebbe venire svincolato dalla “mannaia” giudiziaria” per poter tornare a produrre a regime; il punto 3 riguarda le misure “a supporto del rilancio del territorio mediante una combinazione pubblico-privato per creare condizioni di lavoro sostenibili”.

Quest’ultimo è uno dei passaggi più delicati in quanto necessita di circa 1 miliardo di investimenti: ed è in questo ambito che il governo avrebbe allertato Banca Intesa Sanpaolo che  è il principale creditore dell’ ILVA in amministrazione straordinaria, debitrice della non indifferente somma di 1,7 miliardi nei confronti del pool creditizio formato da sette banche. I banchieri avrebbero dato disponibilità a esaminare un progetto concreto, contenente sopratutto obiettivi raggiungibili ed in presenza di queste condizioni Intesa Sanpaolo sarebbe disposta persino a rafforzare il proprio impegno.

Infine, il punto 4 riguarda la tecnologia verde legata alla riconversione del piano ambientale che comporta una sensibile riduzione della forza lavoro, che potrebbe venire assorbita dalla Cassa Depositi e Prestiti attraverso delle misure compensative, schierando Cdp Immobiliare società del gruppo attiva nell’housing sociale, i cui immobili di proprietà potrebbero accogliere gli sfollati residenti nel rione Tamburi, adiacente lo stabilimento siderurgico.

Fonti di Palazzo Chigi fanno trapelare che il premier Giuseppe Conte, ieri a Berlino, ha sondato la disponibilità della cancelliera Angela Merkel a supportare l’Italia nel risolvere la “questione Taranto” almeno su due fronti europei: l’impiego di fondi comunitari per l’occupazione e per l’innovazione, ed il via libera a un eventuale ingresso dello Stato nell’azionariato del gruppo siderurgico ex-ILVA.




Ex-Ilva, magistratura in campo. Arcelor Mittal Italia inizia a preoccuparsi

ROMA –  Le aziende dell’indotto-appalto siderurgico di ArcelorMittal Italia (ex Ilva), sono attualmente in presidio davanti alla portineria C dello stabilimento di Taranto con i propri mezzi e dipendenti e mezzi. Confindustria Taranto precisa che “non si tratta un blocco, ma di un presidio per protestare per i mancati pagamenti di ArcelorMittal Italia alle stesse imprese ed a rivendicare la continuità produttiva e occupazionale della fabbrica“.

 

Non vogliamo accelerare lo spegnimento della fabbrica – aggiunge Antonio Marinaro presidente di Confindustria Tarantonon vogliamo assestare l’ultimo colpo ad una fabbrica già in declino. Confindustria Taranto ritiene che, pur dando un segnale di protesta, pur dichiarando tutta la sua insofferenza per il mancato pagamento, non debba tuttavia venire meno, anche in una situazione estrema, la responsabilità”. Secondo le imprese, Arcelor Mittal Italia deve saldare 50 milioni di fatture ai propri fornitori, dei quali circa 10-12 sono relativi a fatture già scadute per prestazioni effettuate mentre il resto è in scadenza.

Il presidente di Confindustria Taranto aggiunge: “I cantieri edili delle imprese nell’ex Ilva saranno fermi da oggi 18 novembre. Poiché questi operano sugli investimenti, se il committente non paga e il cantiere, il progetto, si fermano, non succede nulla di grave. Non si pregiudica nulla. Assicureremo invece le manutenzioni e tutti i lavori correnti quelle attività che servono a tenere in marcia gli impianti perché noi, come imprenditori, non possiamo contribuire allo spegnimento” dice Marinaro.

Lucia Morselli, Ad di Arcelor Mittal Italia

La protesta delle imprese tarantine vuole mettere in evidenza che, nonostante per tre volte, negli ultimi giorni , Lucia Morselli l’ amministratore delegato di Arcelor Mittal Italia,  avesse garantito che le imprese sarebbero state pagate pagate, nulla in realtà è stato fatto, e le linee telefoniche riservate alle informazioni per i fornitori risultano mute squillando a vuoto senza che nessuno risponda. Secondo fonti confidenziali di Arcelor Mittal non si tratterebbe di un blocco dei pagamenti ma solo di ritardi conseguenti alla sostituzione del personale preposto alla parte amministrativa e contabile. resta da capire per quale motivo si sostituisca il personale, allorquando si dichiara  di voler lasciare lo stabilimento.

Le reazioni dello Stato

Questa mattina nello stabilimento di Taranto hanno avuto accesso un nucleo di ispettori dell’Ispettorato nazionale del lavoro, dell’Inail e dell’Inps. La Procura di Taranto dopo aver avviato l’inchiesta contro ignoti, prefigurando l’ipotesi di reato di distruzione di materie prime e prodotti industriali, nonché di mezzi di produzione con danni all’economia nazionale (articolo 499 del Codice penale), ha già disposto le prime ispezioni all’interno del siderurgico.

“È una cosa seria, ci stiamo già attivando” è il commento il procuratore capo di Taranto, Carlo Maria Capristo, poco dopo aver ricevuto, insieme al procuratore aggiunto, Maurizio Carbone, i commissari dell’amministrazione straordinaria Ilva, Ardito, Danovi e Lupo, che gli hanno presentato e depositato  un esposto-denuncia che indicano comportamenti lesivi dell’economia nazionale da parte di ArcelorMittal,

Nell’esposto si sostiene infatti che il gruppo dell’acciaio con quartier generale in Lussemburgo abbia già messo in atto un processo di abbassamento della produzione degli impianti e di riduzione del loro calore. Un processo industriale che comporterebbe un grave danno agli altiforni, rendendo difficile da utilizzare la fabbrica in futuro, in quanto le eventuali conseguenti procedure di adeguamento sarebbero lunghe e, soprattutto, molto costose. Un danno che si rifletterebbe anche sull’economia italiana, visto che lo stabilimento di Taranto è strategico dal punto di vista industriale.

I riflettori investigativi che la Procura di Taranto ha acceso riguarda infatti il magazzino dell’ex Ilva, ipotizzando anche il reato di “appropriazione indebita“. Probabilmente, i primi ad essere convocati saranno i dirigenti del gruppo franco-indiano, a partire dall’ amministratore delegato  Lucia Morselli, convocazione che potrebbe arrivare dopo la disposta acquisizione della documentazione in azienda. Successivamente i magistrati e gli investigatori passeranno a sentire i dirigenti ed i dipendenti del polo siderurgico.

Ilva in amministrazione straordinaria infatti ha ceduto un anno fa, esattamente il 30 ottobre 2018,  ad ArcelorMittal Italia un magazzino di materie prime del valore di 500 milioni di euro ed il magazino di pezzi di ricambio per un valore di  circa 100 milioni. Dopo gli ultimi comportamenti di Arcelor Mittal, si  vuole accertare se non vi sia stato un impoverimento preordinato da parte dell’affittuario, con il chiaro obiettivo di indebolire l’azienda e quindi abbandonarla.

Sempre sulla decisione di ArcelorMittal di restituire allo Stato lo stabilimento di Taranto e lasciare l’ Italia, la Procura di Milano indaga nel fascicolo esplorativo aperto alcuni giorni fa, ancora formalmente a carico di ignoti e senza ipotesi di reato, anche su eventuali illeciti tributari e su presunti reati pre-fallimentari, con un focus sul mancato pagamento dei creditori dell’indotto. Filoni questi che si aggiungono a verifiche su presunte appropriazioni indebite di materiale relativo al magazzino di materie prime, su false comunicazioni societarie e al mercato. Il procuratore capo della procura milanese Francesco Greco , a lungo in passato a capo del pool che si occupa dei reati finanziari e societari della Procura di Milano, ha incontrato anche i commissari dell’Ilva e dopodichè vi sono state negli uffici della Procura delle riunioni tra i magistrati e gli investigatori della Guardia di Finanza.

Questa mattina, a Milano, l’aggiunto Maurizio Romanelli e i pm Stefano Civardi e Mauro Clerici si sono incontrati per mettere a punto l’atto della loro costituzione nella causa civile con cui Arcelor Mittal chiede di rescindere il contratto di affitto dell’ex stabilimento, mentre i commissari, con il loro ricorso cautelare, cercano di fermarli per preservare l’azienda.

Il giudice Claudio Marangoni, presidente della sezione specializzata in materia d’impresa del Tribunale di Milano che ha fissato per il prossimo 27 novembre l’udienza sul ricorso cautelare dei commissari ex Ilva, ha diffidato ArcelorMittal Italia a non porre in essere ulteriori iniziative e condotte in ipotesi pregiudizievoli per la piena operatività e funzionalità degli impianti» dello stabilimento siderurgico”. Lo si legge in una nota firmata e diffusa dal presidente del Tribunale di Milanotenuto conto – continua il comunicato – della non adozione di provvedimenti ‘inaudita altera parte”, cioè  del fatto che le decisioni arriveranno solo dopo la discussione in udienza e non ‘de planò, si invitalo “le parti resistenti”, cioè  ArcelorMittal, “in un quadro di leale collaborazione con l’Autorità Giudiziaria e per il tempo ritenuto necessario allo sviluppo del contraddittorio tra le parti, a non porre in essere ulteriori iniziative e condotte in ipotesi pregiudizievoli per la piena operatività e funzionalità degli impianti, eventualmente differendo lo sviluppo delle operazioni già autonomamente prefigurate per il limitato tempo necessario allo sviluppo del presente procedimento”.

IL RICORSO D’URGENZA DEI COMMISSARI ILVA IN A.S. AL TRIBUNALE DI MILANO

ricorso Commissari_ILVA

I sopralluoghi negli stabilimenti ex-Ilva. Ai sopralluoghi con i commissari parteciperanno anche i Carabinieri del Noe, i quali dovranno verificare l’eventuale presenza di pericolo di danni all’ambiente, legati principalmente alla decisione di Arcelor Mittal di spegnare gradualmente gli altiforni, iniziativa questa che, oltre a deteriorare gli impianti, potrebbe provocare anche nuove emissioni inquinanti. Per quantificare un possibile impatto ambientale non è escluso che nei prossimi giorni le procure possano nominare un consulente tecnico per effettuare ulteriori accertamenti. Mentre i Carabinieri del Nil, la sezione dell’ Arma che si occupa di illegalità in ambito occupazionale-lavorativo, i quali dovranno acquisire e controllare i contratti con i dipendenti: infatti vi è sospetto è che, anche in questo caso, vi potrebbero essere delle irregolarità poste in essere dal gruppo franco-indiano..

Il governo nel frattempo comincia comunque ad attrezzarsi in caso si confermasse il disimpegno di ArcelorMittal Italia “Dovesse accadere, ha chiarito il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia a “Circo Massimo”, su Radio Capitalscatterà “l’amministrazione straordinaria, con un prestito ponte” (cioè come fece quattro anni fa il Governo Renzi) da parte dello Stato, e quindi con l’incarico a dei commissari, in modo da riportare l’azienda sul mercato entro un paio d’anni.

Il ministro Boccia ha aggiunto cheMittal ha posto un ricatto occupazionale inaccettabile, che il governo ha già respinto. E dunque deve assumersi le proprie responsabilità e rispettare le leggi della Repubblica italiana. Alternativa non c’è. Solo una volta stabilita l’amministrazione straordinaria si deciderà se ci sono altre aziende dello Stato che possono entrare nella cordata. Io – ha concluso Bocciapenso che abbia assolutamente fondamento la possibilità che entrino altre aziende, tra cui Cdp, ma è un tema che si porranno i commissari”.

Questa mattina  si è riunito il consiglio di fabbrica di Fim, Fiom e Uilm per affrontare la difficile fase che attraversa il sito produttivo di Taranto con il conseguente rischio di disastro occupazionale e ambientale. Una situazione che rischia di implodere soprattutto in assenza di risposte chiare da parte di due attori principali quali ArcelorMittal e il Governo. Secondo i sindacati “Bisogna, pertanto, dare risposte certe e immediate a lavoratori e cittadini, ognuno in base alle proprie responsabilità, per garantire il futuro ambientale, occupazionale e produttivo di Taranto”.

Il Consiglio di Fabbrica, a seguito di una ampia discussione, ha deciso quanto segue: – Rispetto dell’accordo ministeriale del 6 settembre 2018; – Sospensione immediata delle procedura ex. art.47 da parte della multinazionale per porre definitivamente fine al caos generato che rischia di far implodere lavoratori e cittadinanza; – Garanzie della continuità produttiva con sospensione immediata della procedura del piano di fermata; – Appalto: in attesa dell’incontro con Confindustria si richiede l’immediata sospensione delle procedure di cassa integrazione e di provvedere a regolare pagamento delle retribuzioni dei lavoratori; – Programma di assemblee con i lavoratori Arcelor Mittal  e appalto. In caso di mancate risposte da parte di Arcelor Mittal e Governo, così come nei gironi scorsi, si programmerà una mobilitazione di gruppo a Roma per impedire il disastro sociale e ambientale irreversibile di un territorio già fortemente provato.

Questa sera i sindacati saranno ricevuti al Quirinale. I tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil  stasera alle 19.30 saliranno al Quirinale dove saranno ricevuti dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per affrontare la questione dell’ex Ilvae in generale delle crisi industriali. 

 




"Fuga Arcelor Mittal". Indotto di Taranto in ginocchio: seimila posti di lavoro a rischio occupazione

ROMA – Il centinaio di imprenditori dell’indotto-appalto siderurgico ArcelorMittal  partiti con due pullman da Taranto  per incontrare giovedì pomeriggio il ministro Stefano Patuanelli, esponendo i loro cartelli di protesta davanti al Mise, hanno voluto evidenziare con i numeri il dramma che stanno vivendo 6.000 dipendenti, 150 imprese del territorio che tra fornitori e subfornitori,  i quali vantano  crediti per 200 milioni di euro.  Crediti che però vanno differenziati fra l’ ILVA (dalla gestione commissariale all’amministrazione straordinaria ), equivalenti  a 150 milioni di euro ed i 50 milioni di competenza alla gestione ArcelorMittal a cui sono stati fatturate prestazioni, forniture e servizi.

 

Una protesta che ha visto la presenza di numerosi sindaci dei comuni interessati della provincia di Taranto, fra i quali spiccavano le imbarazzanti assenza al tavolo ministeriale del Sindaco di Taranto Rinaldo Melucci e del presidente della Provincia, Giovanni Gugliotti. Cosa avranno avuto di più importante da fare, di non occuparsi della questione ILVA ?

Confindustria Taranto analizzando i crediti vantati per 50 milioni,  dalle imprese associate con i settori edilizia, metalmeccanica e servizi  maggiormente colpiti. rende noto che il credito maggiore è di un’azienda per 6 milioni, seguono due imprese che avanzano, rispettivamente, 4,5 e 4,3 milioni di euro, mentre un terzo delle imprese è nella fascia di crediti vantati tra gli 800mila euro ed i 2 milioni di euro.  Conseguenza di questa situazione le richiesta di avviamento delle procedura della cassa integrazione avanzate già da  5 aziende per un totale di quasi 300 dipendenti, e nella sospensione o ritardo degli stipendi di ottobre !

 

Confindustria Taranto raccogliendo le segnalazioni degli associati, ha scritto ai sindacati informandoli che esiste “il rischio che la crisi di liquidità conseguente ai mancati pagamenti di ArcelorMittal possa determinare l’impossibilità e/o il ritardo nel pagamento delle retribuzioni già a decorrere da novembre“. Al momento tra cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, risultano attuale allo stato le richieste della società Enetec ( Giove) per 50 dipendenti , che è stata la prima società a presentarla, la FC per una trentina di dipendenti, la Iris (Franzoso) di Torricella per 150 dipendenti , la Somin per 25,  Allestimenti elettrici Martucci per 38. Un elenco di società in crisi di liquidità che  potrebbe anche crescere. E pensare che appena due mesi fa ArcelorMittal aveva reso noto di aver rinnovato contratti per 200 milioni verso società fornitrici dell’ indotto-appalto . La assoluta necessità  delle imprese questo momento è però quella di incassare i crediti maturati per non affondare ed essere costretti a portare i libri sociali in Tribunale e chiudere.

Il ministro Patuanelli, l’ AD ArcelorMittal Morselli ed il premier Conte: controparti o alleati ?

Insieme alle aziende che lavorano nell’ex Ilva, vi sono anche i subfornitori primari. Società che forniscono ad Arcelor Mittal tutto quanto serve per l’attività industriale nello stabilimento. Il quadro è desolante se non preoccupante: “L’amministratore delegato di ArcelorMittal, Lucia Morselli, ha detto mercoledì al presidente Emiliano e giovedì ai sindacati che le fatture sarebbero state pagate. A oggi, non abbiamo visto nulla, nemmeno un cenno, una comunicazione, a parte il fatto che Morselli ha dato quest’annuncio alla Regione Puglia e alle sigle metalmeccaniche ma non a noi, direttamente interessati. Abbiamo mandato una seconda richiesta di incontro all’ad Morselli ed aspettiamo che ci risponda“.

 

 

Le riunioni negli uffici della sede di Confindustria in via Dario Lupo a Taranto, sul problema “crediti da riscuotere”,  sono quotidiane e spesso ininterrotte. La protesta di giorno in giorno potrebbe assumere anche risvolti problematici per la sicurezza e l’ordine pubblico. Ieri si svolta una riunione tra le imprese e gli autotrasportatori che oggi si riuniranno. Allo studio  la decisione di rifare un blocco con i Tir ed i mezzi pesanti davanti alle portinerie del siderurgico come avvenne nel 2015.

Vladimiro Pulpo, a capo degli autotrasportatori racconta: “Lo ricordo ancora, durò 42 giorni , e parla uno che di blocchi all’Ilva ne ha fatti sinora 8” . Gli automezzi mezzi nel 2015 bloccarono di fatto  l’accesso alla portineria C dello stabilimento di Taranto. “In  fabbrica  ci sono anche altri due varchi per il transito dei mezzi – continua Pulpoed all’occorrenza altre portinerie possono essere usate smontando i guardrail. Nel 2015 organizzammo i presidi h24 perché non puoi lasciare solo i camion e andartene. Non facemmo entrare ed uscire nulla“. E tutto ciò potrebbe avvenire nuovamente nei prossimi giorni .

Sullo stabilimento siderurgico di Taranto è intervenuto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia che ha rivolto un appello al Governo .”Bisogna rimettere immediatamente lo scudo penale, perché senza quello non c’è commissario né privato che venga a firmare alcunché“.  Secondo Boccia, senza scudo nessuno investirebbe nel Paese con il rischio “di essere arrestato“. “Il governo rimetta lo scudo, convochi l’azienda e apra un confronto serrato a tutto campo nella salvaguardia dell’azienda e dell’occupazione”, dice il presidente della Confederazione generale dell’industria italiana. E mette in guardia: “Sull’Ilva occorre una grande operazione di realismo e di buonsenso. I tempi sono stretti”.




Pinocchio-Emiliano smentito da Arcelor Mittal: confermata chiusura definitiva a gennaio

ROMA – E’ sempre più vicino il fermo definitivo dello stabilimento siderurgico ex-Ilva di Taranto, condotto in locazione da ArcelorMittal . Il nuovo presidente-amministratore delegato Lucia Morselli ha incontrato i sindacati e reso noto un piano di chiusure degli impianti. Il primo impianto a fermarsi il prossimo 13 dicembre, sarò l’altoforno AFO2 come previsto e richiesto dai provvedimenti della magistratura tarantina. Successivamente toccherà all’altoforno AFO4 il 30 dicembre e  quindi l’altoforno AFO1 il 15 gennaio 2020.

Come ben noto a chi lavora nel siderurgico o se ne occupa a ragione veduta, l’altoforno AFO5 (il più grosso d’ Europa) è inattivo dal 2015 perché va ristrutturato completamente, mentre l’ l’altoforno  AFO3 non è più in funzione da molti anni ed attualmente in base alle prescrizioni Aia si trova in fase di demolizione.

ArcelorMittal  nella mattinata di oggi, giovedì 14 novembre , dopo aver smentito ufficialmente le affermazioni di Emiliano, ha comunicato ai sindacati che dopo la chiusura del Treno nastri 1 , dal prossimo 26 novembre verrà fermato anche il Treno nastri 2. L’ad Lucia Morselli ha smentito con fermezza di aver mai dichiarato in occasione dell’incontro avuto a Bari con il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano presso la Presidenza della Regione Puglia, che la società rimarrebbe attiva a Taranto sino a maggio 2020 per la gestione degli impianti, non-notizia questa che quindi diventa l’ennesima “fake news” circolante di questa ingarbugliata vicenda.

Le dichiarazioni di Emiliano erano state diffuse incolpevolmente da Antonio Marinaro presidente di Confindustria Taranto , che ha riportato di aver ricevuto la telefonata di Emiliano dopo l’incontro intercorso da quest’ultimo con la Morselli. Il Governatore barese Emiliano, secondo quanto riferito e confermatoci personalmente da Marinaro, gli ha riferito due cose: la prima è che ArcelorMittal pagherà le fatture scadute dell’indotto e che il ritardo è stato soltanto causato da delle necessarie verifiche  amministrativo-contabili conseguenti al cambio dei dirigenti e delle persone “tecniche” preposte al controllo ; la secondo, che “ArcelorMittal resta sino a maggio e gestisce il gruppo” e non va via ai primi di dicembre cioè alla scadenza dei 30 giorni dall’avvio della procedura di recesso già avviata.

Secondo fonti vicine ai commissari ed avvocati di Ilva in amministrazione straordinaria (tutti nominati dal Ministro Di Maio), il ricorso cautelare urgente, previsto dall’articolo 700 del Codice di procedura civile, conterrebbe anche risvolti penali che chiamano in causa ArcelorMittal, ma che chiaramente non potranno essere affrontati dinnanzi alla Giustizia civile. Per dare corso a delle eventuali azioni di responsabilità penale, dovranno essere presentate delle eventuali rischiose denunce penali.




Antonio Marinaro nuovo presidente di Confindustria Taranto

TARANTO – L’assemblea dei soci di Confindustria Taranto, riunita  nella sala Monfredi della Camera di Commercio ha ufficializzato il passaggio delle consegne tra il presidente uscente, Vincenzo Cesareo, ed il nuovo presidente Antonio Marinaro, che era già vice presidente vicario dell’associazione degli industriali jonici.

Marinaro nel suo primo intervento da presidente dinnanzi all’assemblea degli associati, candidato designato senza concorrenza dal comitato dei saggi, che opererà in piena continuità ha esposto la sua visione come una rivolta alla salvaguardia del lavoro svolto, con una riflessione sul ruolo che gli imprenditori hanno sinora avuto, e continueranno ad avere nei confronti della grande industria che rimane un importante punto riferimento per il sistema confindustriale locale, confermando la precedente posizione assunta in questi anni eleggendo un nuovo presidente.

Il suo predecessore Vincenzo Cesareo prendendo la parola pochi minuti prima aveva esternato  un pensiero analogo, focalizzando  le condizioni con le quali questo passaggio di consegne è avvenuto in continuità : “Caro Antonio tutto avrei voluto,  tranne che consegnarti Confindustria in questa congiuntura“.

La situazione del colosso siderurgico è pesante, così come sono pesanti per l’impresa jonica le confuse politiche meridionaliste del governo,  una  condizione che è anche un viatico per poter fare solo meglio e di più . “Condivisione” è il leit-moyiv di Antonio Marinaro, che nel suo intervento ha parlato di ascolto della base associativa e di una rinnovata collaborazione con “le associazioni di categoria, ma anche altre realtà che insistono sul territorio, con il Comune di Taranto e l’ Amministrazione Provinciale”,  di riscoperta delle imprese della provincia e di obiettivi comuni che vanno dalla ricerca di una differente narrazione del territorio, alla diversificazione produttiva con una particolare attenzione ai giovani talenti, all’ enogastronomia, la turismo, la cultura ed il comparto moda, l’aggregazione delle imprese.

Il nuovo presidente di Confindustria Taranto  ha voluto concentrarsi sul concetto di” lobby”, ricordandone il significato anglosassone che vuole gli imprenditori custodi degli interessi del territorio: “Dobbiamo collaborare con le istituzioni e nello stesso tempo – ha detto Marinaro –  pretendere che loro ci affianchino nei percorsi più complessi:  cioè riaffermare la logica secondo la quale chi arriva da fuori e investe sul nostro territorio deve poter garantire precise ricadute economiche sull’area ionica“.

Un concetto con un chiaro riferimento  ai progetti del Cis per Taranto, alle opere di risanamento che devono inglobare le imprese del territorio impegnate e coinvolte direttamente, allo sviluppo interrotto che deve ripartire con gli investimenti. Una sfida questa, per la quale secondo Marinaro, il tessuto imprenditoriale locale è pronto, stimolato dall’arrivo  di Arcelor Mittal Italia, che secondo il presidente di Confindustria Taranto ha portato cin se nel capoluogo jonico  “il concetto internazionale dei mercati e del contesto in cui opera” .

Marinaro, ricordando il sacrificio del povero gruista Cosimo Massaro, che ha perso la vita la scorsa settimana a Taranto travolto da un tornado di vento, ha precisato  che “essere al fianco dei grandi gruppi, averli come riferimento, non significa appiattirsi sulle loro posizioni. Confindustria sosterrà Arcelor Mittal, ma sarà costruttivamente critica affinché si consolidi come autentica alternativa“.

La votazione degli associati è stata una pura formalità confermando la nu0va “squadra” che affiancherà nei prossimi quattro anni Marinaro, composta da cinque vicepresidenti: Antonio Lenoci (vicario) Paolo Campagna (delega infrastrutture e territorio), Piero Chirulli (delega finanza e innovazione), Salvatore Toma (delega internazionalizzazione ed education), Michele Viglianisi (delega organizzazione) . Con il nuovo statuto di Confindustria, non sarà più possibile assegnare deleghe specifiche a imprenditori interessati ad impegnarsi in un particolare settore, ma Marinaro ha deciso di invitare “temporaneamente” alcuni associati a partecipare ai lavori del consiglio generale e del consiglio di presidenza. Un’attenzione rivolta all’ascolto della base che il nuovo presidente ha rivolto anche nei confronti delle donne presenti in associazione, pensando di trasformare  in un Comitato delle imprenditrici l’attuale coordinamento femminile .




Le aziende dell’indotto siderurgico di Taranto piangono. Dov'è finito il ministro Di Maio ?

TARANTO – Le assemblee generali di Federmeccanica e di Confindustria Taranto si sono svolte per la prima volta,  in maniera condivisa a Taranto, e non sono mancate le polemiche. “Rammarica che impegni istituzionali abbiano impedito sia al ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio sia al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, di essere qui con noi – ha dichiarato il presidente di Federmeccanica Alberto Dal PozCon la loro presenza le intere filiere istituzionali e industriali del Paese si sarebbero trovate per la prima volta insieme per ragionare sul futuro di questa comunità ” .

Alberto Dal Poz presidente di Federmeccanica

Mentre si svolgeva un evento di rilievo ed  importanza nazionale proprio all’interno di una rinnovata caserma dei vigili del fuoco dello stabilimento ArcelorMittal, la Camera dei Deputati ha approvato la fiducia che il Governo aveva messo sul decreto legge crescita.  Il provvedimento sull’ immunità penale voluto dal M5S per la multinazionale dell’acciaio, e tutte le sue possibili conseguenze sono finiti al centro di ogni intervento della manifestazione.

A partire dall’amministratore delegato di Am Italia, Matthieu Jehl affiancato e sostenuto col numero uno di Confindustria , Vincenzo Boccia impegnati nei loro interventi a tutela il rispetto e la difesa dei patti prestabiliti che hanno caratterizzato l’intero ciclo di interventi. Presso lo stabilimento tarantino, all’interno di una rinnovata caserma dei vigili del fuoco, l’industria metalmeccanica italiana si è incontrata con gli imprenditori tarantini per ragionare sull’acciaio.

Il presidente di Confindustria Taranto Vincenzo Cesareo con il suo saluto di commiato, essendo scaduta la sua carica,  intervenendo nell’assemblea congiunta dell’ associazione degli industriali di Taranto, e di Federmeccanica all’interno dello stabilimento siderurgico di Taranto ha ricordato che “le imprese dell’indotto di Taranto hanno pagato più di altre lo scotto della crisi del centro siderurgico nel difficile periodo dell’Ilva in amministrazione straordinaria, a causa dei loro crediti pregressi e non incassati, con dei tempi che si prevedono ancora molto lunghi e la loro effettiva corresponsione, con effetti negativi sul bilancio aziendale, sul rating e sull’accesso al credito

“Abbiamo chiesto sia al ministro Di Maio che allo staff tecnico del Mise sia in sede di audizione alla X Commissione del Senato – ha continuato Cesareoche i crediti vantati da queste imprese possano essere ceduti a Cassa depositi e prestiti in modo da poter garantire alla nostra economia una iniezione di liquidità ” .

“Una parte di queste risorse sarebbero impegnate per l’implementazione di progetti di diversificazione, di innovazione tecnologica, economia circolare e, di conseguenza, per aumentare la competitività del nostro sistema produttivo” ha continuato il presidente uscente di Confindustria Taranto.

All’assemblea è intervenuto anche il padrone di casa, Matthieu Jehl l’amministratore delegato di ArcelorMittal Italia: “Tutti noi qui stiamo lavorando per fare di Taranto il migliore e più sostenibile stabilimento d’Europa per standard di eccellenza ambientale, sicurezza, tecnologie, qualità del prodotto, rispetto degli individui e della comunità. Ma questo programma di investimenti e di impegno richiede tempo. Tempo che ci è stato concesso in base al quadro giuridico su cui si basa il nostro contratto” .
Vedere tanti imprenditori riuniti a parlare di acciaio, di impresa e di persone nello stabilimento siderurgico più grande d’Europa è motivo di orgoglio – ha continuato JehlÈ un giorno importante anche per noi: è la prima volta che ospitiamo un evento così. Aprirci all’esterno è fondamentale: tutti devono poter vedere cosa stiamo facendo qui a Taranto, come anche a Genova, Novi Ligure e in tutti gli altri siti italiani, e con quanta serietà stiamo rispettando tutti gli impegni presi che sono particolarmente ambizioni”



Fedemeccanica e Confindustria Taranto : "Acciaio Impresa"

ROMA – Quest’anno, per la prima volta, le assemblee generali di Federmeccanica e di Confindustria Taranto si svolgono in maniera condivisa, il prossimo 21 giugno dalle ore 15.30 a Taranto. L’industria metalmeccanica italiana si incontra con gli imprenditori tarantini all’interno di ArcelorMittal per ragionare sull’Acciaio, materia prima dell’Industria e sulle Imprese manifatturiere, materia prima del Paese.

Federmeccanica ha scelto Taranto e il suo grande impianto siderurgico nella consapevolezza che chi rappresenta l’industria metalmeccanica italiana non può chiamarsi fuori da una delle più complesse questioni industriali e sociali che riguardano il Paese e in modo profondo i tarantini. Una scelta coerente con il decalogo intitolato “Impegno.” presentato da Federmeccanica un anno fa. Un testo nel quale ogni singola riga e ogni capitolo esprimono la volontà di ricercare sempre una sintesi positiva tra le ragioni dell’Impresa e quelle della Persona e della sua Comunità.

Federmeccanica condivide con gli imprenditori tarantini una tensione ideale che spinge all’azione e all’assunzione di responsabilità nei confronti del grande progetto di rinnovamento industriale avviato da ArcelorMittal la cui importanza assume un valore paradigmatico per l’intero Paese.

PROGRAMMA ASSEMBLEA GENERALE – 21 GIUGNO 2019

ORE 15.30 APERTURA LAVORI • SALUTI

Matthieu Jehl, Amministratore Delegato ArcelorMittal Italia

Matthieu Jehl, Vice Presidente e Amministratore Delegato ArcelorMittal Italia;

Rinaldo Melucci, Sindaco Comune di Taranto;

Giovanni Gugliotti, Presidente Provincia Taranto;

Cosimo Borraccino, Assessore Sviluppo Economico Regione Puglia;

RELAZIONI

Alberto Dal Poz, Presidente Federmeccanica;

Vincenzo Cesareo, Presidente Confindustria Taranto;

Vincenzo Cesareo, Presidente Confindustria Taranto

INTERVENTO

S.E.R. Mons. Filippo Santoro, Arcivescovo di Taranto e Presidente Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace Conferenza Episcopale Italiana;

CdG Vincenzo Boccia

Vincenzo Boccia, Presidente Confindustria.

CONCLUSIONI

Vincenzo Boccia, Presidente Confindustria.




Giro di valzer ai vertici di Confidustria Bari-Bat e Taranto

ROMA  Sergio Fontana, imprenditore della farmaceutica, titolare della Farmalabor di Canosa di Puglia,  è il nuovo numero uno di Confindustria Bari-Bat raccogliendo l’eredità del presidente uscente Domenico De Bartolomeo che resterà per almeno un altro anno alla guida di Confindustria Puglia . Fontana è il primo presidente di Confindustria Bari proveniente dalla provincia di Barletta-Andria-Trani. “Uno dei primi punti al centro del mio programma è valorizzare i Comuni dell’area metropolitana e di Barletta-Andria-Trani – ha dichiarato Fontana — . In questi Comuni possiamo vantare poli industriali di tutto rispetto, dove vi sono tessuti produttivi in grande fermento e dove sono insediate imprese d’eccellenza. È mia intenzione valorizzare queste realtà e rafforzare il raccordo fra Bari e le aree limitrofe».

Fontana è stato eletto dall’assemblea generale delle imprese associate a Confindustria e per i prossimi quattro anni (2019-2023) sarà affiancato da una “squadra” composta da rappresentanti delle varie componenti associative. I quattro vicepresidenti nominati sono: Marina Lalli, nel ruolo di vicario con delega all’attrazione degli investimenti, competitività territoriale e ospitality, rappresentanza esterna, Francesco Divella, (internazionalizzazione), Beppe Fragasso (infrastrutture, territorio e beni culturali), Francesco Frezza (lavoro e relazioni industriali, welfare e rappresentanza interna). Altri vicepresidenti di diritto sono Mario Aprile, presidente del Gruppo Giovani imprenditori; Teresa Caradonna, presidente del Comitato Piccola Industria, e Michele Piazzolla, presidente della delegazione territoriale della Bat. “Nei prossimi anni porteremo avanti il lavoro sulla legalità – ha aggiunto FontanaSiamo convinti, inoltre, che non si debba avere paura della tecnologia. In molti pensano che l’avvento dell’industria 4.0 possa influire sul numero dei posti di lavoro. Non è così perché si creeranno nuove esigenze“.

Con il nome di Fontana si chiudono quindi le nomine degli industriali di via Amendola. Resta in piedi solo la corsa per la presidenza di Ance Bari-Bat la cui assemblea è stata convocata per il prossimo 2 lugli.  Il presidente uscente Fragasso, è stato nominato nella “squadra” di Fontana e quindi si aspetta il suo successore. In competizione vi sono Vito Barozzi, proprietario della Cobar di Altamura, e Salvatore Matarrese, già parlamentare ex Scelta Civica e presidente dell’Osservatorio Banche imprese di economia e finanza. A meno di sorprese dell’ultimo minuto saranno loro due a contendersi dell’ Associazione Costruttori Edili del barese.

Antonio Marinaro, presidente designato di CONFINDUSTRIA Taranto

Ieri in un consiglio generale di Confindustria Taranto estremamente partecipato è stata ascoltato la relazione dei saggi che hanno individuato e designato il prossimo presidente per il quadriennio 2019-2023 in Antonio Marinaro, attuale vice presidente vicario della presidenza di Vincenzo Cesareo. Il tema dominante della relazione della commissione di designazione è stato la volontà di continuità nella azione di Confindustria , peraltro da egli richiamata nella sua dichiarazione di candidatura .

Antonio Marinaro fondatore ed amministratore unico della Quadrato Divisione Industria, è nato a Taranto il 21 Maggio del 1966, ad oggi conta oltre 30 anni di attività imprenditoriale, nel corso della sua carriera ha saputo dedicare la propria professionalità sia alla gestione delle attività aziendali che a quella dell’associazionismo di categoria, vanta nella fattispecie una lunga collaborazione in enti, società e associazioni di categoria: presidente ANCE dal (2010 al 2016) Vice Presidente Vicario di Confindustria Taranto (dal 2009 ad oggi); Consigliere di Subfor (dal 2006 al 2008); Consigliere della Camera di Commercio di Taranto (dal 1996 al 2007) ed attualmente componente di giunta; Amministratore di Interfidi (dal 1997 ad oggi); Presidente di COFIDI Artigiansud (per cinque anni); Presidente del Consorzio Cimart (per sette anni); Vice presidente del Coas (per quattro anni); Amministratore di I.A.C.P. di Taranto (dal 1995 al 2001).

Vincenzo Cesareo

Ad Antonio Marinaro con grande affetto , vanno le mie congratulazioni per il prestigioso incarico che si accinge ad assumere” dice al CORRIERE DEL GIORNO  il presidente uscente Cesareo  “al mio consiglio generale ed ai miei associati i più sentiti ringraziamenti per le parole spese al mio indirizzo e all’indirizzo della struttura tecnica. Manca ancora qualche passaggio al commiato , per cui non è ancora tempo di bilanci , però consentitemi di dire che , al netto degli innumerevoli errori che sicuramente ho commesso in questi lunghi sette anni. Ho sempre cercato di dare il massimo per l’organizzazione che ho rappresentato – conclude il presidente Vincenzo Cesareo – e lo farò fino all’ultimo giorno , al contempo lavorare per e con la squadra che mi ha accompagnato è stato davvero un grande privilegio , grazie a tutti ” 




L'audizione del Presidente di Confindustria Taranto al Senato della Repubblica

ROMA – L’audizione integrale di Vincenzo Cesareo Presidente di Confindustria Taranto, a Roma dinnanzi alla Xa Commissione Attività produttive del Senato della Repubblica, con gli interventi dei senatori membri della Commissione e le risposte. Il senatore “grillino” Mario Turco continua a parlare di “riconversione economica….” dimostrando ancora una volta di non conoscere minimamente l’economia jonica.

Cesareo ha ribadito e chiesto che nelle attività del CIS per Taranto, occorra premiare e prediligere le aziende tarantine, non come assistenzialismo, ma premiare i “players” ed attori dell’economia jonica che con le proprie sofferenze hanno consentito all’ ILVA in Amministrazione Straordinaria ad andare avanti e non chiudere lo stabilimento siderurgico di Taranto.




Condannato il consigliere comunale Fornaro ed alcuni pseudo-ambientalisti....per la protesta anti Ilva del 2014

TARANTO – E’ stato notificato all’ attuale consigliere comunale Vincenzo Fornaro ( ex allevatore)  candidatosi senza successo a sindaco per i Verdi alle ultime elezioni amministrative di Taranto,  un decreto penale di condanna a 30 giorni di carcere, convertiti in 3.800 euro di multa, insieme  ad  Ada Le Noci coportavoce dell’Associazione Verdi Taranto ad altri due cittadini Giovanni Carbotti dell’associazione  “Taranto Respira” e Giovanna Russo, per una protesta risalente all’1 agosto del 2014 quando un gruppo di persone, tra cui i destinatari del provvedimento, ostacolò  la manifestazione che Confindustria Taranto aveva organizzato per richiamare l’attenzione sulla crisi del sistema economico e produttivo della città, a cui parteciparono imprenditori e lavoratori dell’indotto di Ilva, Eni e Cementir.

Gli esponenti di Confindustria indossavano una maglietta con la scritta “No alla città dei no”. Alcune persone dei movimenti e associazioni  di protesta (più che ambientalisti veri e propri…) si sdraiarono sul tratto stradale del  ponte di pietra della città vecchia ed il corteo dei manifestanti autorizzato, venne bloccato per qualche minuto con uno scambio di accuse slogan tra i lavoratori dell’indotto ed appalto ILVA ed i soliti contestatori che urlavano “Taranto libera, noi vogliamo vivere”, in occasione del quale fu necessario l’intervento delle forze dell’ordine presenti per evitare il peggio.

Con  un post su Facebook il consigliere comunale Vincenzo Fornaro commenta: “Alcuni  aspettano i dati prima di fare dei passi coraggiosi, altri si battono da anni e mai smetteranno di farlo per il bene di questa città. Ci è stata notificata una condanna per aver disturbato la manifestazione degli industriali nel 2014. Siamo stati condannati nel 2015 senza neanche essere avvisati e ora riceviamo la notifica della condanna: 30 giorni di carcere trasformati in 3.800 euro di multa. Portatemi le arance perché soldi non ne do“. Qualcuno gli spieghi come funziona la Legge…..




La Guardia di Finanza sequestra beni per oltre 2milioni e mezzo all'imprenditore Antonio Lenoci indagato dalla Procura di Taranto

ROMA – Militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Taranto hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo “per equivalente” ( ex art. 321 c.p.p.) di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per un ammontare complessivo di 2 milioni e 611 mila euro, nei confronti della una società STOMA Engineering con sede a Massafra (TA), esercente l’attività di fabbricazione di macchine per la metallurgia e del suo rappresentante legale Antonio Lenoci, imprenditore massafrese, che è anche  il presidente della sezione metalmeccanica di Confindustria Taranto.

ORDINANZA Lenoci-compresso A

Il provvedimento, emesso dal G.I.P. dr. Giuseppe Tommasino del Tribunale di Taranto su proposta della locale Procura della Repubblica, consegue ad un’attività condotta dal Reparto di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza  guidato dal Ten. Col Antonucci , finalizzata a verificare il corretto impiego di finanziamenti pubblici connessi al Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) – 2007/2013 – Programma “Competitività dei settori produttivi, occupazione e ricerca”.

ORDINANZA Lenoci-compresso B

E’ stato appurato dalla Guardia di Finanza che il  massafrese  Lenoci aveva  presentato alla Regione Puglia un progetto di realizzazione di una nuova unità industriale per la fabbricazione di innovativi aerogeneratori per la produzione di energia elettrica (di potenza variabile da 5 a 200 Kwh), per investimenti complessivi pari a 16 milioni di euro.

ORDINANZA Lenoci-compresso copia

L’ente Regione, una volta riscontrato il possesso dei prescritti requisiti, ha deliberato la concessione di un finanziamento pubblico, per l’importo di 2 milioni e 611 mila euro, con obbligo da parte della suindicata società massafrese di realizzare un incremento occupazionale non inferiore alle 24 unità lavorative, mantenendolo per almeno i 3 anni solari successivi ed applicando ai neo lavoratori assunti tutte le vigenti prerogative sul lavoro e sui contratti collettivi di categoria.

L’attività investigativa eseguita dalle Fiamme Gialle ha invece consentito di accertare che Antonio Lenoci responsabile della società STOMA Engineering  ha simulato assunzioni annuali di lavoratori, i quali in realtà venivano tratti solo in forma figurata da altre imprese satelliti della stessa società. Emblematico il caso di un lavoratore che risulta aver presentato dimissioni volontarie da una di dette imprese satelliti, per poi essere assunto il giorno successivo dalla società massafrese beneficiaria delle contribuzioni pubbliche: il tutto effettuato nello spazio temporale di appena sette minuti.

ORDINANZA Lenoci-compresso D

L’imprenditore Antonio Lenoci quale rappresentante legale della STOMA Engineering  è stato pertanto denunciato all’Autorità Giudiziaria per i reati di “Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 C.P.) e “Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche” (art. 640 bis C.P.). L’importo dei beni sottoposti a sequestro è pari all’ammontare complessivo dei fondi pubblici illecitamente percepiti.

AGGIORNAMENTO. In serata l’azienda dell’ imprenditore Lenoci ha emesso un comunicato stampa che non ci è pervenuto. Anche perchè da noi ha ben poco da rettificare. Noi lasciamo parlare gli atti  integrali delle Forze dell’ ordine e della magistratura. Tramite i suoi avvocati abbiamo dato la nostra disponibilità all’imprenditore ad intervistarlo e fornire eventuali giustificazioni e ragioni. Come ben noto siamo “garantisti”.

Come sempre i nomi li fa sempre e solo il Corriere del Giorno ! Guardate gli altri: e si definiscono giornalisti….




"MONNEZZOPOLI". Fra gli indagati dalla Procura di Taranto anche Antonio Albanese

ROMA – Il nome è “pesante” non solo fisicamente e finanziariamente, ed infatti i quotidiani locali ed i siti web si guardano bene dal farne il nome, venendo “riforcillati” dalla pubblicità delle sue aziende, come la CISA spa di Massafra e l’ Hotel Casa Isabella di Mottola in provincia di Taranto.

Quel nome il CORRIERE DEL GIORNO non ha problemi a farlo non avendo mai ricevuto pubblicità e soldi da quell’ imprenditore che ha un nome e cognome: Antonio (per gli amici Tonino) Albanese, meglio noto a Massafra con il soprannome “Surgicchio“.

Albanese è stato indagato dalla Procura di Taranto per aver concorso a rivelare un segreto istruttorio, e cioè la circostanza che la “cricca” che ruotava intorno a Martino Tamburrano, da sempre molto legato a “Surgicchio“, erano intercettati dalla Guardia di Finanza, contribuendo in tal modo al depistaggio delle indagini in corso della Procura di Taranto, affidate al pm dr. Enrico Bruschi coordinate dal procuratore aggiunto dr. Maurizio Carbone.

Questi sono i passaggi estratti dall’ordinanza firmata dal Gip dr.ssa Vilma Gilli, da leggere con attenzione, in cui si parla di Albanese, ma anche del giornalista Mimmo Mazza, capo servizio della Gazzetta del Mezzogiorno a Taranto, da sempre molto “vicino” (anche pubblicitariamente)  a Tonino Albanese

 

 

A questo punto Albanese avrà la correttezza istituzionale di dimettersi da consigliere della Camera di Commercio di Taranto e dalla vicepresidenza di CONFINDUSTRIA Taranto ? Conoscendolo abbiamo più di qualche dubbio…




Arcelor Mittal incontra le aziende di Confindustria Taranto

il top management italiano di Arcelor Mittal

TARANTO – Una delegazione di ArcelorMittal Italia rappresentata dal  direttore degli Acquisti Emmanuel Rodriguez, dal Direttore Risorse Umane Annalisa Pasquini , dal Direttore Finishing Taranto Philippe Aubron e dal Direttore della Sicurezza Giorgio Battisti (un ex generale dell’ Esercito Italiano) è stata ricevuta presso la sede della Camera di Commercio di Taranto, dal Presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo, il suo staff e numerose aziende e realtà del territorio.

L’incontro è stato l’occasione  per ArcelorMittal di illustrare le regole di ingaggio con i fornitori locali . La trasparenza, secondo le parole del Direttore Acquisti Emmanuel Rodriguez,rappresenta il migliore strumento per instaurare fiducia e comprensione”. Un rapporto di  fiducia ha aggiunto Rodriguez che “permetterà ai fornitori locali di diventare partners di un gruppo globale leader nel settore”.

L’ indotto pugliese che collabora con il Gruppo Arcelor Mittal è quantificabile in circa 200 milioni di euro l’anno, ed è quindi importante e necessario per la filiale italiana della multinazionale franco-indiana, sviluppare un rapporto di partnership virtuoso e duraturo con le realtà pugliesi e tarantine.

 


I managers di Arcelor Mittal Italia hanno spiegato che per essere loro fornitori occorre far parte del cambiamento e lavorare come l’ azienda due fattori fondamentali come la salute e la sicurezza, per i quali non è possibile alcun compromesso e vengono richiesti i più alti standard possibili.

Per quanto riguarda l’ambiente, altro tema importante per Arcelor Mittal è indispensabile che sia garantito l’uso efficiente ed il recupero delle materie utilizzate. Un impegno questo , di rispetto dell’ ambiente, supportato e testimoniato da 2.5 miliardi di euro previsti dai programmi di investimento di Arcelor Mittal a Taranto.

Vincenzo Cesareo

Al termine dell’incontro è stata espressa ampia soddisfazione, da Vincenzo Cesareo Presidente di Confindustria Taranto : “Abbiamo accolto con estremo favore, in questa occasione, l’approccio chiaro e diretto dei rappresentanti di ArcelorMittal Italia. Siamo certi che lo scambio, inteso come necessità di confronto fra l’azienda e Confindustria, possa proseguire anche nei mesi a venire, al fine di ottimizzare ogni forma di collaborazione e poterne così monitorare i ritorni e i benefici – a tutti i livelli, economico, sociale ed ambientale – sul territorio”

Contestualmente accogliamo con altrettanta fiducia – ha aggiunto Cesareola dichiarata disponibilità di ArcelorMittal Italia a dare continuità al rapporto con le aziende dell’indotto locale, nel rispetto degli standard richiesti e nel solco già tracciato in anni di consolidato rapporto fra il centro siderurgico e le nostre imprese”.

 

 

 

 




Siglato accordo Confindustria Taranto-Consorzio Integra

TARANTO – E’ stato firmato ieri  dal Presidente di Confindustria Taranto Vincenzo Cesareo  l’accordo di collaborazione con il Consorzio Integra, uno dei maggiori player del mondo cooperativo italiano operante nel settore delle costruzioni, dei servizi e dell’ingegneria, che  con i suoi oltre 140 soci distribuiti su tutto il territorio nazionale, un giro d’affari di 6 miliardi di euro e circa 60.000 addetti diretti, si configura sicuramente come una delle realtà più consolidate del panorama cooperativo italiano operante nel settore delle costruzioni, dei servizi e dell’ingegneria.

Erano presenti per l’occasione  assieme al Presidente di Confindustria Taranto Vincenzo Cesareo ,  il Presidente del Consiglio di Gestione e Direttore Generale del  Consorzio Integra,  Vincenzo Onorato ed il Direttore Commerciale Macro Area Sud Vittorio Di Vuolo. L’intesa darà luogo a nuove sinergie che si potranno positivamente ripercuotere sui livelli di competitività del nostro sistema imprenditoriale con ricadute positive di sviluppo del territorio.

Integra company profile 2018 info

L’ accordo auspica la creazione di nuove sinergie e nuove opportunità per le nostre aziende, ed allo stesso tempo consentirà allo stesso consorzio di imprese – come illustrato dal Direttore Generale Onorato, – di essere recepito maggiormente sul territorio di riferimento e di poter sviluppare maggiore competitività attraverso la collaborazione con le aziende locali, che meglio conoscono le peculiarità dell’area in cui già operano.

I referenti del consorzio hanno incontrato in Confindustria Taranto una delegazione di aziende e successivamente gli organi di informazione. L’avvio del rapporto di collaborazione nasce da un’iniziativa fra il presidente del Gruppo Giovani, Giuseppe Calianni, ed il giovane manager Mirko Mancini di Integra  ,  e darà luogo a delle nuove iniziative che si potranno positivamente ripercuotere sui livelli di competitività del sistema imprenditoriale con ricadute positive sullo sviluppo del territorio jonico.

 




I "furbetti" tarantini del denaro pubblico

di Antonello de Gennaro

Come se non bastassero le polemiche sull’eccessivo utilizzo dell’ affidamento diretto utilizzato dal Comune di Taranto , le “silenti” proroghe ed ennesimo regalo che la Giunta Melucci ha concesso per il cimitero ai soliti noti “prenditori” di denaro pubblico, gli “affarucci” torbidi  del vecchio istituto autonomo case popolari (ora Arca Jonica) , si è aggiunto oggi anche il “piantillo” di Paolo Campagna  presidente della sezione di Taranto dell’ ANCE  l Associazione nazionale costruttori edili (aderente a Confindustria Taranto) il quale evidentemente pensa solo e soltanto agli affari delle imprese edili  ignorando e calpestando il rispetto del voto politico e sopratutto non tiene conto della marea di problemi veri e più importanti della vita quotidiana della città di Taranto, ma anche dell’intera provincia jonica, che sono ben superiori a quelle delle imprese edili.

 

Con una nota Campagna interviene sulle dimissioni presentate dal primo cittadino Rinaldo Melucci all’indomani del voto delle Provinciali che lo ha visto sconfitto in maniera imbarazzante,  affermando che  “non tocca a noi svolgere un’analisi politica su quello che è accaduto lo scorso 31 ottobre, ma tocca a noi certamente lanciare un grido di allarme rispetto alle questioni che riguardano l’eventuale vacatio politica al Comune di Tarantoe quindi di fatto Campagna smentisce i presupposti del suo intervento. Secondo il presidente dell’ ANCE  TarantoIl commissariamento rischia di essere un ulteriore intoppo rispetto alle questioni in piedi pensiamo in particolar modo alle attività che come ANCE stavamo svolgendo di concerto con l’Assessorato all’Urbanistica e a quello ai Lavori Pubblici , riguardo le questioni attinenti il recupero e la riqualificazione della città vecchia, del borgo e di alcuni quartieri periferici”.

“Avevamo posto in essere con l’Assessore Motolese uno studio sul patrimonio immobiliare esistente,– aggiunge  ancora il presidente di ANCE –  ed anche un taglio sicuramente più affine alle esigenze delle imprese locali rispetto alle gare d’appalto ma allo stallo che potrebbe verificarsi anche rispetto alle procedure per l’area ZES, o i tanto attesi PUMS e PUG, pensiamo si possa uscire con una nuova visione collegiale del bene per la città. Rispettiamo l’autonomia del sindaco che nei prossimi giorni valuterà l’eventuale conferma o meno delle sue dimissioni,  ma crediamo altresì che il futuro della città si possa incentrare solo su una nuova fase politica e programmatica dell’ente che richiami tutti, maggioranza e opposizione, alle proprie responsabilità. Auspichiamo pertanto – conclude  Campagnaun accordo di alto profilo che non coinvolga solo l’attuale maggioranza di Governo, ma vari una nuova stagione di corresponsabilità e collegialità di tutti i componenti il consiglio comunale” .

Pur rispettando le opinioni altrui, anche se contrarie alle nostre,  non possiamo non esimerci di confutare il ragionamento-appello del Presidente di ANCE Taranto, al quale stanno evidentemente più a cuore gli interessi economici dei suoi colleghi e società associate, che quelli della città di Taranto. Di una città che è da tempo stanca dei comitati dei “furbetti dell’appalto“. Di una città che ha mille problemi da risolvere prima di pensare allo “studio sul patrimonio pubblico immobiliare esistente”, che forse sarebbe più di competenza dell’ Ordine degli Ingegneri ed Architetti che di quello dei costruttori.

Di quale “intoppo” parla quindi l’ ANCE Taranto ? Togliendo le festività natalizie e quelle pasquali che interrompono l’attività politica in tutta Italia, votare a maggio significa di fatto andare a votare fra meno di 4 mesi.

E’ semplicemente inaudito e vergognoso cercare di ottenere dei privilegi da chi deve gestire il denaro pubblico nel rispetto delle Leggi vigenti, chiedendo “un taglio sicuramente più affine alle esigenze delle imprese locali rispetto alle gare d’appalto”. Il presidente Campagna inizi a pensare a porre fine alle speculazioni edilizie fatte dai suoi associati con il fondo schiena dei cittadini arraffando denaro pubblico. Fare impresa non significa speculare ! Si preoccupi piuttosto delle indagini ed accertamenti in essere della Guardia di Finanza a carico del suo “associato” Impresa Geom. Domenico Cassalia, sulle sue operazioni “furbette” e spesso truffaldine effettuate sulla piscina comunale di Taranto ( società “Mediterraneo” srl) , sul cimitero dei Tamburi (in ATI dalla società “IMPRESA CASSALIA” ) e sulle palazzine costruite dall’ Impresa Geom. Cassalia in  via Magnaghi su suolo pubblico destinato ad edilizia popolare convenzionata, e vendute come case di lusso a 4 mila euro al metro quadro !  Un prezzo che si paga a Roma nelle zone più lussuose ed elitarie della Capitale e non certo a poche centinaia di metri dal ponte di Punta Penna Pizzone !

la palazzina di edilizia popolare…costruita dall’ Impresa Cassalia sui suoli ex-IACP (ora Arca Jonica)

E magari il presidente dell’ ANCE Campagna visto che si trova, si facesse spiegare come mai il suo associato Cassalia utilizza decine e decine di conti correnti bancari….anche perchè presto dovrà spiegarlo alle Fiamme Gialle ed alla Procura di Taranto che stanno indagando da tempo sul suo conto.

Taranto ha bisogno di un’economia sana, onesta, trasparente, così come gli imprenditori tarantini devono avere il coraggio, come fanno i loro colleghi baresi, brindisini, di affrontare la concorrenza anche al di là della provincia jonica, di competere su altri mercati, se vogliono realmente chiamarsi imprenditori. Altrimenti sono e resteranno sempre dei “prenditori” di denaro pubblico.

Con questa gente, con questa specie di “imprenditori” che sembrano più dei faccendieri e corruttori a caccia di commesse, di appalti privilegiati, di incamerare denaro pubblico , ma sopratutto con questo modo di pensare ed operare il territorio Taranto non crescerà e migliorerà mai.




Melucci e l' ILVA: la Confindustria precisa. Il CORRIERE conferma e replica

ROMA – La nostra direzione ha ricevuto oggi una garbata lettera di precisazione ad un nostro articolo nel quale raccontavamo dei retroscena di una riunione organizzata da Confindustria Taranto,  circostanza che viene peraltro confermata,  a cui era presente anche il presidente (in uscita a fine mese ) della Provincia di Taranto Martino Tamburrano, per discutere sui temi dello sviluppo del territorio,  svoltasi nella sede della delegazione confindustriale di Massafra, nel corso della quale il Sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, rivolgendosi agli imprenditori presenti, ha fatto delle precise affermazioni, esortandoli a “non contattare i referenti della nuova gestione Ilva assicurando loro di poterli rappresentare personalmente con  “un certo peso specifico” in quanto “massima autorità sanitaria” del territorio jonico.

Rinaldo Melucci

Secondo la lettera di precisazione che pubblichiamo di seguito integralmente, i vertici di Confindustria Taranto,  sostengono di  “non ricordare” essere state proferite dal sindaco Melucci nell’occasione da noi  citata, sostenendo che ” una eventuale interlocuzione delle aziende nei confronti del management Ilva non andrebbe a investire il solo ambito ambientale e sanitario (a cui effettivamente il primo cittadino risponde in quanto massima autorità) ma soprattutto quello economico, produttivo e occupazionale“.

Il presidente Cesareo aggiunge nella sua lettera che la presunta reazione “dei vertici di Confindustria Taranto”, ovvero “di chi scrive, non sarebbero stati così veementi come riportato nel suo articolo” di fatto ammettendo e confermando che Confindustria Taranto, nche ella riunione suddetta, ha realmente accolto favorevolmente (dichiarandolo ai presenti) la disponibilità del Sindaco ad affiancare le imprese nel rapporto con il nuovo management della grande industria, pur ribadendo – ma in forma tutt’altro che polemica – il “compito” delle imprese di rappresentare i propri interessi attraverso l’associazione che li rappresenta, cioè Confindustria.

La nostra replica

(A.d.G) Il nostro giornale riconferma “parola per parola”, quanto scritto, affermazioni per le quali abbiamo un filmato e relativo audio che lo confermano, che al momento non possiamo pubblicare esclusivamente per non coinvolgere l’imprenditore che ce l’ ha mandato, che conferma e prova inconfutabilmente quanto segnalatoci da un altro associato di Confindustria Taranto , presente alla riunione a Massafra che ci ha telefonato e fatto ascoltare in diretta il “delirio” esistenziale-politico  di Rinaldo Melucci.

Quello che a qualcuno di Confindustria Taranto sfugge (nuovamente !) è che un Sindaco viene eletto dai cittadini “esclusivamente” per amministrare la città, cioè la vita “pubblica”  e non certamente per valer un presunto “peso” con la nuova proprietà dell’ ILVA o di rappresentare l’ impresa che è “privata“.  Ci permettiamo di ricordare anche al presidente Cesareo che la città di Taranto è scivolata al penultimo posto in Italia (perdendo 4 posti in graduatoria) della classifica per la vivibilità nella speciale analisi elaborata dal quotidiano SOLE 24 ORE ( di proprietà di CONFINDUSTRIA n.d.a.) .

ecco come la staffista Doriana Imbimbo promuoveva il ricorso al TAR di Melucci ed Emiliano. Ah…. la memoria !!!

Forse farebbe meglio il sindaco Melucci a pensare a ben altro, e non agli affari e gestione dell’ ILVA che negli ultimi mesi sembrano essergli particolarmente a cuore… dopo averla osteggiata anche attraverso la presentazione di un ricorso al TAR contro un decreto del presidente del Consiglio Gentiloni.

Agli amici di Confindustria ci permettiamo di consigliare una maggiore attenzione e sopratutto di esercitare meglio la propria memoria.




Martina segretario del PD a Taranto: "Il governo smetta di perdere tempo"

ROMA – Maurizio Martina segretario nazionale del Partito Democratico ,  accompagnato dal presidente provinciale di taranto on. Ludovico Vico e dal segretario regionale on. Lacarra ha partecipato al volantinaggio promosso dal Pd jonico ai cancelli dell’Ilva al turno delle 6 di questa mattina,  ascoltando e conforntandosi con gli operai del turno sul futuro dell’azienda e sulla situazione di indecisionecausato dal comportamento poco chiaro ed equivoco del governo in carica.

“Noi ci associamo all’iniziativa dei sindacati e dell’impresa perché ora non è più tempo di rinvii. La città, i lavoratori  e le loro famiglie hanno diritto di ricevere risposte serie e non sologan da propaganda elettorale. In questi anni abbiamo garantito la continuità produttiva salvaguardando i posti di lavoro, seppur in una situazione molto delicata. Il governo Lega-M5S smetta di perdere tempo. La tutela ambientale, della salute e del lavoro esigono responsabilità e scelte precise”

Sul volantino distribuito questa mattina del Pd di Taranto, davanti ai cancelli dello stabilimento Ilva, si leggono alcune  frasi fra le quali :  “Di Maio e i Cinquestelle prima avevano la ricetta, e ora?“, “Il tempo delle scelte“, “Zero esuberi“. “Ogni giorno che passa – si legge ancora sul volantino  del Pdin Ilva si perde un milione di euro, e 20mila operai rischiano il posto di lavoro. Il 15 settembre terminano le risorse. Il tempo è scaduto».

“Alla fine di questa mattinata di incontri con sindaci e organizzazioni locali a Taranto”,  Martina chiede al Ministro Luigi Di Maioun incontro urgente per confrontarci e capire le sue reali intenzioni sul futuro di Ilva. In tutti gli incontri di oggi è emerso un dato impressionante ovvero l’assoluta assenza di un percorso di ascolto da parte del governo con i soggetti del territorio coinvolto. Servono risposte immediate ora: sul futuro della fabbrica e della città, sugli investimenti programmati in questi anni per Taranto da Ilva al Contratto istituzionale di sviluppo, alla zona economica speciale per il porto. Prima il governo chiarisce cosa intende fare meglio è per tutti

Domani è previsto un soprallugo della Fiom Cgil nell’area di cantiere dove é in corso la copertura dei primi due grandi parchi minerali per  “verificare lo stato di avanzamento dei lavori e la corretta attuazione di quanto previsto” con “specifico riferimento” anche alle imprese presenti nel cantiere.

Vincenzo Cesareo

Il presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo ha lanciato un allarme. Ilva sta per rimanere senza soldi – ha affermato Cesareo – ed il fatto che  stiano finendo le risorse a disposizione  e che in cassa sono ormai rimasti gli ultimi 24 milioni, ci allarma moltissimo”.  “Domattina sentirò il sindaco di Taranto ha aggiunto – per vedere in che modo lanciare un’iniziativa unitaria del territorio di Taranto che sia di forte monito al Governo sulla situazione di crisi dell’Ilva”.

“Se la cassa si prosciuga definitivamente, se l’attesa svolta dell’Ilva tarda a manifestarsi perché prevalgono ancora incertezze, rinvii e indecisioni, come purtroppo sta avvenendo in queste settimane, è chiaro che si determina a Taranto una situazione di grande instabilità, di ordine pubblico direi. Perché’ l’Ilva con la cassa a secco  – ha concluso  Cesareo –  vuol dire una cosa molto semplice: che non é più un grado di pagare i suoi dipendenti e le aziende dell’indotto. Con l’Ilva prossimamente all’asciutto, é evidente che si innesca una catena pericolosa che convolge sul territorio, tra diretti e indiretti, circa 15mila addetti“.