Emiliano e Stefàno: attenti a quei due…..

di Antonello de Gennaro

Prima di passare a spiegarvi perchè bisogna “stare attenti” al sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno ed al Governatore della Regione Puglia Michele Emiliano, occorre mettere a fuoco i due “personaggi”.

schermata-2016-10-05-alle-03-04-52Il Governatore   Emiliano, dopo aver fatto il  magistrato, è stato il segretario regionale del Partito Democratico, azionista di maggioranza della Giunta regionale di centrosinistra guidata da Nichi Vendola nella precedente legislatura regionale,  ha fatto politica per diversi anni violando le Leggi vigenti, ed infatti nel 2014 il  procuratore generale della Suprema Corte di Cassazione Gianfranco Ciani avviò un azione disciplinare nei confronti di Emiliano, in quanto da segretario regionale del Pd svolgeva attività politica, nonostante fosse ancora un magistrato. Da questo ruolo, Emiliano ha svolto con carattere di continuità, come noto a tutti,  attività politica. Una condotta che era incompatibile con il suo ruolo di magistrato. Infatti ai magistrati non è consentita l’iscrizione ai partiti politici. E le limitazioni valevano  anche per i magistrati che come Emiliano, sono fuori ruolo.

Dell’azione disciplinare aperta dal pg della Cassazione al momento si sono perse le tracce ma è destinata a riaccendere prima o poi le polemiche sulla compatibilità dello status di magistrato e la partecipazione all’attività politicaSoltanto nel luglio del 2015 appena eletto Presidente della Regione Puglia, il Csm ha deciso di accogliere la richiesta di ulteriore aspettativa di Michele Emiliano in vista della piena assunzione dell’incarico di presidente della Regione Puglia. Da qualche giorno infatti la pratica era arrivata al Consiglio Superiore della Magistratura che, non senza qualche riflessione, gli ha riconosciuto il proseguimento “senza soluzione di continuità” .

Sulla sua vicenda il Fatto Quotidiano raccontava “ il fuoco amico di Massimo D’Alema che lo aveva accusato apertamente di non avere rispettato la legge che impone ai magistrati, anche quelli in aspettativa, di non avere incarichi di partito”. Una polemica che l’allora sindaco di Bari aveva per la verità commentato come il tentativo scomposto della vecchia classe dirigente di ribaltare l’esito delle primarie che l’aveva spazzata via. Oggi incredibilmente D’Alema ed Emiliano vanno d’amore e d’accordo uniti nell’ alleanza contro il premier Matteo Renzi, attuale leader dello stesso partito politico: il Partito Democratico . Le stranezze della politica…

CdG ippazio stefanoIl Sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, è stato il rappresentante tarantino del movimento politico di Nichi Vendola per ben due legislature comunali, presentandosi alle elezioni come candidato sindaco con una una propria lista civica,   nel tempo successivamente dissoltasi. Stefàno è attualmente imputato nel processo “ILVA-Ambiente Svenduto” dovendo rispondere della accuse di  reato per abuso e omissione di atti d’ufficio, a seguito delle indagini svolte dalla Procura di Taranto sulla base di un esposto presentato tempo fa da un consigliere comunale con il quale si portò la magistratura a conoscenza delle misure che il sindaco Stefàno non avrebbe preso a tutela della salute dei cittadini. Il sindaco Stefano era già finito negli atti processuali per una telefonata che venne intercettata dalla Guardia di Finanza di Taranto, intercorsa con Girolamo Archinà, l’ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’ILVA (gestione Gruppo Riva)  finito in carcere il 26 novembre scorso con le accuse di associazione a delinquere insieme con alcuni membri della famiglia Riva, finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e corruzione in atti giudiziari. Nella telefonata del 29 luglio 2010 Archinà chiamava telefonicamente il Sindaco Stefàno per chiedergli di fissare la data sul referendum cittadino sulla chiusura dell’ILVA  “La data la più lontana possibile”  ottenendo inizialmente un “va bene” da Stefàno , motivando la propria richiesta con la causale “per farci lavorare un po’ tranquilli” ricevendo una nuova rassicurazione dal sindaco “tranquilli !!! va benissimo ciao Girolamo”.

Ippazio Stefàno nelle ultime primarie del centrosinistra per la scelta del candidato Presidente per le elezioni regionali pugliesi, ha abbandonato negli ultimi giorni di campagna elettorale il movimento di Vendola, che sosteneva la candidatura del Sen. Dario Stefàno (un omonimo, ex UdC ) per cavalcare la candidatura di Michele Emiliano a governatore per la cui elezione, in realtà non si è speso minimamente. Ma il Sindaco Stefàno non aveva fatto i conti con il doppio-giochismo politico di Emiliano, che appena eletto nominò assessore regionale il consigliere comunale tarantino Gianni Liviano acerrimo “nemico” del sindaco, di cui da sempre ambisce alla sua poltrona. Che le posizioni di Ippazio Stefàno e quelle di  Emiliano siano sempre più inconciliabili. lo dimostra l’attuale vicenda ILVA.

Infatti mentre il Governatore della Regione Puglia, sta “cavalcando” la protesta ambientalista-grillina anti-Ilva per osteggiare e boicottare le posizioni e decisioni del Governo in carica  sull’ ILVA, il Sindaco Stefàno non fa altro che elogiare il supporto economico-finanziario ricevuto dal Governo Renzi che ha stanziato per il rilancio di Taranto oltre 800 milioni di euro, gestendo progettualità, bandi, gare ed appalti, vista la “pochezza” tecnica-professionale dell’apparato dirigenziale del Comune di Taranto più noto per finire sempre sotto i riflettori delle inchieste e processi giudiziari che li vede coinvolti, che per le proprie inesistenti competenze giuridico-amministrative. L’ennesima conferma è quella dell’ annuncio del Governatore Emiliano in occasione dell’ assemblea della Confindustria di Taranto, alla presenza del presidente nazionale Boccia, di uno studio sanitario (e non scientifico !) sviluppato da ARPA, ARES, ASL Taranto ed un consulente della Regione Lazio, basato su vecchie rilevazioni e ricerche non più attendibili alla luce dei recenti lavori di ammodernamento e risanamento dell’impianto siderurgico ILVA di Taranto. Uno studio non scientifico, che la Regione Puglia ha avuto lo “sgarbo” istituzionale di non inviare al primo cittadino di Taranto.

Il Sindaco Stefàno in una conferenza stampa-farsa, tenutasi ieri a cui partecipavano in “stile grillino” alcuni attivisti del “Movimento Cittadini Liberi e Pensanti” che si spacciavano come giornalisti di un fantomatico (inesistente) giornale online, ha dichiarato di aver inviato una lettera al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin , chiedendo la “validazione” della relazione dei dati “inquietanti” resa nota da Emiliano che individua nell’ILVA la causa di un eccesso di malattie e mortalità a Taranto. “Attendo una settimana” – ha aggiunto Stefàno anticipando che –  “se ciò verrà confermato non potrò fare altro che tutelare la salute dei cittadini disponendo la chiusura dello stabilimento Ilva di Taranto, e la invierò al Prefetto, come è prassi e per garbo istituzionale” mostrando trionfalmente a favore di telecamere la bozza già pronta. “La democrazia è partecipazione, ma non funziona soltanto in maniera unilaterale  – ha detto polemicamente il Sindaco di Taranto – la Regione Puglia deve anche considerare il Comune“.

La figuraccia per il Sindaco Stefàno e per il suo alleato Emiliano è in agguato. Infatti  il primo cittadino aveva tentato in passato di adottare un’ ordinanza urgente ordinando all’Ilva dei Riva nel 2010 di ridurre le emissioni di benzopirene entro 30 giorni, ma il Tar di Lecce annullò il provvedimento accogliendo il ricorso dell’ ILVA . Quando glielo abbiamo ricordato, il Sindaco con la sua nota presunzione ha risposto “Sono pronto a farne un’altra, poi faranno ricorso alla magistratura amministrativa: è un loro diritto“.

La realtà è che a Taranto è iniziata la campagna elettorale, ed il Sindaco Stefàno che ha annunciato la sua ricandidatura a semplice consigliere comunale (ha raggiunto il tetto dei due mandati da Sindaco) non vuole finire nuovamente sul banco degli imputati in Tribunale, mentre Emiliano cerca di tessere alleanze a 360° per mettere le mani sulla città dei due mari. Quelle mani sulla città che non ha più a Bari dove impera il Sindaco “renziano” Decaro. Nella speranza di non fare un secondo “flop” molto probabile dopo il fallimentare tentativo di Michele Emiliano di poter conquistare il Comune di Brindisi  con tutte le sue alleanze, liste civiche ed appoggio del Pd  non è riuscito a far vincere le elezioni al suo candidato sindaco.

Qualcuno dovrebbe spiegare ad Emiliano che a volte la politica fa brutti scherzi: al proprio ego e sopratutto alle certezze politico-elettorali. E la città di Taranto è stanca di subire passivamente le scorribande di invasori, conquistatori e dominazioni politiche. Il voto di quelle 18mila famiglie del personale alle dipendenze dell’ ILVA (ed appalto) e delle oltre 300 società che lavorano nell’indotto dello stabilimento siderurgico tarantino potrebbe riservare tante sorprese post-elezioni…




Ed anche il Presidente di CONFINDUSTRIA Taranto scrive al premier Renzi

Egregio Presidente,

torno a scriverle, come ho già fatto altre volte in precedenza, solo perché spinto da eventi contingenti che impongono un’attenzione straordinaria da parte del Governo e, come già accaduto in passato, un Suo diretto e autorevole intervento. A Taranto la complessa vicenda Ilva, con tutti gli aspetti che lei ben conosce, è da considerare tutt’altro che risolta. Sul fronte delle aziende dell’indotto, in assoluto le più penalizzate dalle criticità che hanno fin dall’inizio segnato tutte le tappe della vicenda, la situazione sta letteralmente precipitando. Sono 150 milioni di euro di crediti pregressi a gravare ancora sui bilanci di queste aziende, e parliamo del solo indotto di Taranto e provincia: risorse sottratte a stipendi, a innovazione, a investimenti.

Un patrimonio – per le nostre aziende lo è – che poteva essere investito nel futuro, in nuove prospettive, in una diversificazione da sempre invocata ma inesorabilmente sempre più lontana, e che invece gravano pesantemente sul presente, diventato man mano più faticoso e difficile da affrontare, viste anche le molteplici incombenze di natura fiscale ed amministrativa cui devono far fronte. I bilanci di queste prevalentemente piccole e medie realtà imprenditoriali palesano uno stato di sofferenza senza precedenti. La scadenza – a novembre prossimo – dei termini per l’accertamento dello stato passivo è una tappa su cui non possiamo fare più affidamento: ci sono al momento tutte le condizioni affinché anche questa data, già in regime di proroga, slitti ulteriormente.

CdG Roma CesareoLa situazione di cui le parlo nasce dalla sovrapposizione di una serie di fattori negativi. L’Ilva si presenta ad oggi come un’azienda alle prese con problemi di liquidità ingentissimi, che perde ogni giorno quote di mercato attraverso un’emorragia inarrestabile. Si parla di perdite che si attestano sui 50 milioni di euro mensili, a fronte di un prestito di 400 milioni di euro garantito dalle banche che sarebbe già esaurito o prossimo alla fine. Sul fronte degli investimenti non si registrano novità rilevanti, e lentissimo è anche il processo di risanamento della fabbrica. Le risorse di cui Ilva dispone vengono centellinate a favore del minimo indispensabile per garantire la produzione e la continuità del lavoro diretto.

Le aziende dell’indotto hanno finora consentito la continuità della produzione fuori e dentro la fabbrica, nonché la faticosa marcia verso la newco, la cui costituzione, tuttavia, appare ancora lontana. Lo hanno fatto a loro spese, pagando, alcune, in termini di sopravvivenza. Ora non è più possibile, anche perché tutte le misure che potevano favorire la loro attività sono venute gradualmente meno. L’inefficacia degli interventi previsti dalla Legge 20/2015 ha aggravato, infatti, lo stato di indebitamento delle imprese fornitrici: non ha funzionato il Fondo di Garanzia, né sono stati applicati i previsti benefici derivanti dalla sospensione degli oneri tributari.

Persiste, quale diretto effetto di tali circostanze, la stretta creditizia; una condizione di credit crunch che perdura oramai da almeno due anni e che ha ulteriormente indebolito le imprese che risultano, ad oggi, maggiormente esposte con le banche, senza margini di credito e soprattutto incerte sulla possibilità di recuperare i pagamenti dei lavori pregressi.   Una “massa” di crediti confluita, come le è noto, nello stato passivo dell’Ilva e sulla quale ha diretta competenza il giudice delegato della sezione fallimentare del Tribunale di Milano, mentre monta fra le stesse imprese il timore di accumulare nuovi crediti insoluti derivanti dalle nuove commesse, i cui pagamenti non sono sempre regolari.

A fronte di tutto questo, a lei, Presidente, chiediamo un intervento diretto che preveda l’adozione di provvedimenti atti ad ottenere forme di anticipazione sui crediti pregressi. Solo in questo modo le nostre imprese potranno salvarsi. Solo attraverso la corresponsione di quelle ingenti risorse, peraltro maturate durante la gestione commissariale e mai ottenute malgrado 24 mesi di lavoro incessante, potranno continuare ad operare con un margine di serenità sufficiente a garantire quei servizi finora indispensabili per la continuità produttiva – e quindi occupazionale – dell’Ilva di Taranto.

Il momento è decisivo, delicato, importante: la newco potrebbe realmente segnare un nuovo corso per la fabbrica e per la città, e lo sblocco di altre risorse consentire altri investimenti fondamentali per la graduale risalita di quello che è stato e che auspichiamo continui ad essere il colosso dell’acciaio.Contiamo su di lei, Presidente, perché il nostro indotto, benché solo particella, sia pure importante, di un meccanismo molto più grande e complesso, rischia di scomparire proprio in una fase in cui potrebbe crescere e riorganizzarsi in nuove forme e nuovi assetti.

La città, già gravata da molteplici problematiche che stanno impoverendo gradualmente il suo tessuto sociale ed economico, non può consentire che questo accada. La questione è per noi di importanza assoluta e fondamentale. Per questo confidiamo, ai fini della risoluzione favorevole della stessa, in un suo autorevole e risolutivo intervento.

Vincenzo Cesareo

Presidente CONFINDUSTRIA Taranto




Cesareo riconfermato per il prossimo triennio alla guida di Confindustria Taranto

Confermata oggi dall’ Assemblea dei soci di Confindustria di Taranto tenutasi presso la Cittadella delle Imprese alla Camera di Commercio di Taranto  la rielezione per il triennio 2015/2018 di Vincenzo Cesareo, cioè l’attuale presidente in carica ed uscente.  Una conferma che premia il suo impegno in un momento di gravi difficoltà per l’economia tarantina che patisce le svariate crisi aziendali, una situazione occupazionale a dir poco “esplosiva”, conseguente alla mancanza di lavoro conseguente alla crisi delle aziende, sopratutto quelle impegnate nell’ indotto ILVA. Nel suo intervento, Cesareo ha detto “sappiamo di non poter pretendere – né abbiamo la voglia – di sostituirci alla politica e tantomeno alle istituzioni, perché il nostro ruolo è un altro. Continueremo tuttavia con la nostra azione di stimolo, di proposta, di forte impulso nei confronti dei decisori territoriali per far sì che questo territorio esca dal profondo torpore in cui è sprofondato da oramai troppi anni!”

CdG ilva_stabilimento taranto

Nel suo intervento Cesareo si è soffermato sull’attuale crisi stagnante nell’economia tarantina,  ricordando che “negli ultimi trent’anni non si registra una situazione come quella che al momento investe l’area nella sua totalità: le grandi realtà –Ilva, Porto, Arsenale– sono interessate da crisi oramai conclamate, che raggiungono livelli di eccezionalità nel caso del centro siderurgico. Altri pezzi dell’economia, sia di tradizione che di più recente costituzione, stanno rimettendo in discussione la loro permanenza sul territorio, stravolgendo i livelli di produzione, di occupazione, di ritorno economico- finanziario sull’intera area jonica. E parliamo – ha aggiunto Cesareo  di Teleperformance, di Cementir, di vertenze che investono grandi catene commerciali come Auchan. Parliamo di realtà imprenditoriali, come Vestas, che hanno ridimensionato gli insediamenti sul nostro sito, altre, come Miroglio e Marcegaglia, che lo hanno definitivamente abbandonato, cancellando ogni tipo di prospettiva non solo di rilancio ma di permanenza e continuità”.

CdG confindustria_tarantoIl Presidente di  Confindustria Taranto ha reso noto, nel corso della sua relazione agli associati “di aver sottoscritto con i sindacati un documento” – che verrà presentato nei prossimi giorni – “che ci consentirà di imprimere maggior forza e senso di unitarietà al pressing che d’ora in avanti – giocoforza – andremo ad esercitare nei confronti del governo centrale e delle istituzioni regionali e locali per fronteggiare le troppe criticità presenti sul territorio. Con il documento – una vera e propria road map anticrisi – riprendiamo la concertazione con i sindacati sui temi che ci accomunano e sulla necessità, condivisa, di risolvere i problemi della crisi industriale, così come sta avvenendo anche a livello regionale fra il governatore Emiliano e le parti sociali”.

Cesareo ha aggiunto che “Taranto deve ritrovare la capacità di fare sistema: è necessario però che tutti i protagonisti dell’economia, della politica e della società civile si impegnino, con consapevolezza e realismo, per definire insieme una politica industriale che restituisca competitività al territorio. Sono convinto che ricchezza e profitto, se coniugati con lo sviluppo sociale, con la creazione di posti di lavoro, con un corretto rapporto con le organizzazioni sindacali e con tutte le istituzioni, nel rispetto dei lavoratori e, più in generale, di tutti i portatori di interesse, costituiscano elementi fondamentali per la crescita del bene comune

confindustriaConcludendo Cesareo ha parlato del nuovo ruolo della “squadra” ai vertici dell’associazione degli imprenditori di terra jonica, perchè  la Confindustria Tarantodeve diventare un luogo di elaborazione di idee e di proposte in cui i vicepresidenti, la Giunta, il comitato di Presidenza, siano elementi di mediazione fra le varie esigenze delle aziende associate e di collegamento con i soggetti istituzionali esterni“.

Al riconfermato Presidente di Confindustria Taranto è arrivato il messaggio di congratulazioni dell’ on. Michele Pelillo, vice presidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati: “Rivolgo il mio personale augurio di buon lavoro ad Enzo Cesareo, che è stato confermato alla presidenza di Confindustria Taranto. Sono convinto che continuerà a lavorare bene per le imprese di Taranto e la provincia ionica, oggi più che mai bisognose di una guida e di una voce forte e autorevole, per affrontare la grave crisi economica e sociale che attanaglia in particolare la nostra realtà. A Cesareo va il mio plauso per l’avvenuta rielezione, con l’impegnoche il dialogo interistituzionale proseguirà nell’interesse del territorio e dello sviluppo, convinto, come lui, che sia necessaria la concertazione”.

Questo il nuovo vertice per il prossimo triennio:

Presidente:  Vincenzo Cesareo

Vice Presidente Vicario: Antonio Marinaro (presidente ANCE Taranto)

Vice Presidenti: Antonio Albanese (delega all’ Ambiente), Luca Amoruso ( ENI – delega per l’ energia), Emanuele Di Palma (BCC S.Marzano di S.Giuseppe – marketing) , Domenico Nardelli (Internazionalizzazione)

Componenti di diritto

Luigi de Filippis (Presidente Piccola Industria), Luigi de Francesco (Presidente Gruppo Giovani), Giuseppa Ancona (delegato di zona)

Consiglieri Delegati

Angelo Bozzetto (Rigenerazione Urbana), Michele De Pace (Marketing Associativo), Domenico Cassalia ( Bonifiche) , Michele Dioguardi (Credito e Finanza)  Lorenzo Ferrara (Credito e Università), Antonio Galeone (Progetti speciali)




La “guerra” dei magistrati di Taranto al risanamento in corso dell’ ILVA .

di Antonello de Gennaro

Mentre il Governo Renzi è impegnato a reperire i fondi e le garanzie per portare a compimento il risanamento ambientale dello stabilimento siderurgico dell’ ILVA di Taranto, ed a garantire lavoro e stipendio a circa 18.000 famiglie, in Tribunale a Taranto il pubblico ministero Antonella De Luca ed il Gip Martino Rosati, avevano disposto secondo noi con “leggerezza”  la chiusura dello stabilimento tarantino in conseguenza della morte dell’ operaio  Alessandro Morricella, dimenticandosi… che i tecnici dello  Spesal dell’ Asl  Taranto dopo il sopralluogo immediato all’incidente , non avevano ordinato il fermo immediato dell’impianto, ma soltanto imposto delle prescrizioni di sicurezza “da attuare in 60 giorni” . Prescrizioni che sono state immediatamente recepite ed attuate dall’azienda.

Come non dare ragione allo Confindustria di Taranto quando sostiene che “risanare un’azienda diventa impossibile se l’unica risoluzione da adottare rimane la sua chiusura” ? E come restare silenti, quando il Governo Renzi interviene per evitare la chiusura dello stabilimento e l’esplosione sociale e civile di una città sull’orlo del fallimento economico ? Come è accettabile dover vedere i commissari del Governo ed i legali del più grosso stabilimento siderurgico d’Europa  costretti a fronteggiare alcuni recenti provvedimenti esagerati da parte di qualche magistrato che ci sembra molto solerte, a far uscire i propri atti sui giornali, invece di limitarsi ad applicare e rispettare le Leggi . Ma non è finita. Sapete cosa accade nel Tribunale di Taranto ?

Un giudice per le indagini preliminari si rivolge alla Corte Costituzionale sostenendo che  il decreto “Salva Ilva” con cui è stata disposta la produzione siderurgica attraverso l’utilizzo dell’Afo 2,  sarebbe “incostituzionale” .  Opinione e decisione rispettabile dal punto di vista formale. Ma a dir poco assurda dal punto di vista del dovuto rispetto istituzionale nei confronti dei “poteri” dello Stato. Di chi viene eletto per legiferare. Oggi  infatti, il gip Martino Rosati, ha sollevato nei confronti dell’ultimo decreto “salva Ilva” la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 3 del decreto legge del 4 luglio 2015, numero 92, in relazione agli 2, 3, 4, 32 comma 1, 41, comma 2 e 112 della Costituzione italiana.

Con un ricorso di quattordici pagine, il gip tarantino intende confutare la sostanza dell’ultimo decreto legge del Governo che è stato attuato per evitare all’  ILVA di dover di fatto chiudere la fabbrica, con conseguenti drammi occupazionali ed economici, non solo sull’occupazione locale, ma su tutta la filiera produttiva in Italia. Il giudice, nella sua memoria, sostiene che nulla è stato previsto per la “tutela dei lavoratori e per garantire la sicurezza nell’impianto“, dal momento che l’unico obiettivo, appunto, sembra essere quello di anestetizzare gli effetti dell’intervento della magistratura di Taranto.

Affermazioni pesanti e gravi che cozzano non solo contro il decreto di Palazzo Chigi, ma anche contro la relazione tecnica dello Spesal dell’ ASL Taranto , cioè di tecnici che ci auguriamo abbiano più competenze tecniche operative in materia di sicurezza dei magistrati e giudici, che non a caso fanno un altro lavoro.

Inoltre il pubblico ministero  De Luca ed il Gip Rosati ci sembrano aver  dimenticato in merito al tragico incidente che l’inchiesta sulla morte di Morricella non si è ancora conclusa, così come non sono state ancora accertate delle inconfutabili comprovate omissioni, cioè responsabilità dell’azienda sull’incidente mortale.

Lo stesso gip tarantino sostiene “non manifestamente infondata” la questione di legittimità costituzionale della norma e scrive che “su un assetto normativo siffatto che si vorrebbe ispirare a quello del decreto legge 207 del 2012 ma che non gli somiglia affatto, se non nell’obiettivio di neutralizzare gli effetti di una pronuncia giurisdizionale, s’impone dunque al giudice di invocare lo scrutinio di legittimità”. In conseguenza del ricorso del gip (ma il Presidente del Tribunale, il capo dei Gip l’ hanno condivisa ? n.d.a. )  è conseguenziale la sospensione del giudizio in corso attivato dai legali di ILVA Spa in amministrazione straordinaria.  Quindi gli atti saranno trasmessi alla Corte Costituzionale, e l’ iniziativa verrà comunicata per dovuta conoscenza al presidente della Repubblica Mattarella.

Il decreto “salva Ilva” ci corre obbligo ricordarlo, ha solo evitato che il sequestro senza facoltà d’uso ordinato dalla Procura di Taranto a seguito dell’incidente mortale spegnesse l’impianto e di fatto “paralizzasse” lo stabilimento siderurgico . Peraltro  l’ILVA , sempre secondo il decreto, è tenuta ad informare all’autorità giudiziaria come intende intervenire sull’ Afo2 ( l’ altoforno 2)  per renderlo più sicuro mediante l’adozione di “misure e attività aggiuntive anche di tipo provvisorio“. Peraltro per attuare tutto ciò il decreto contestato dal gip Rosati,  non concedeva molto tempo all’azienda considerato che il piano va presentato all’autorità giudiziaria entro 30 giorni dal sequestro (siamo quindi nel pieno del periodo previsto) e gli interventi devono essere effettuati entro 12 mesi. Non a caso giorni fa l’ ILVA ha annunciato che si sarebbe subito messa al lavoro. Ma i giudici tarantini non si accontentavano di tutto ciò….

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Ma qual’è il “ruolo”, il compito dei magistrati? Proprio secondo Mattarella non sarebbe né di protagonisti, né di burocrati. Quello del magistrato, per il Capo dello Stato, che presiede il Csm, deve essere “un compito né di protagonista assoluto del processo né di burocratico amministratore di giustizia. Si tratta di due atteggiamenti che snaturano la fisionomia della funzione esercitata”. A questo proposito Mattarella ha voluto ricordare “il monito di Calamandrei”: “Il pericolo maggiore che in una democrazia minaccia i giudici è quello dell’assuefazione, dell’indifferenza burocratica, dell’irresponsabilità anonima”.

I tre obblighi da ottemperare: equità, imparzialità, tempestività. Mattarella ha indicato tre necessità per la giustizia italiana: “L’ordinamento della Repubblica esige che il magistrato sappia coniugare equità e imparzialità, fornendo una risposta di giustizia tempestiva per essere efficace, assicurando effettività e qualità della giurisdizione”.

nella foto la sede della Corte Costituzionale

nella foto la sede della Corte Costituzionale

La domanda che è lecita porsi è secondo noi anche la seguente:  e se la Corte Costituzionale dovesse smentire il supposto del Gip e rigettare il ricorso, avrà questo Giudice il dr. Martino Rosati  la coerenza di dimettersi, di lasciare la magistratura ?  E se qualche impresa, o la stessa ILVA in amministrazione straordinaria a causa dei ritardi conseguenti a tali attività di contrasto al decreto legge da parte del Gip, dovessero fallire, e decidessero di intraprendere un’azione civile risarcitoria (ora consentita dalla Legge) nei confronti del Pubblico Ministero e del  Giudice per le indagini preliminari,  cosa farebbero i magistrati “schierati”, cioè politicizzati ? Griderebbero al “colpo di stato” come fanno ogni volta che gli si ricorda che il loro “potere” non può e non deve essere un potere assoluto, e che in realtà il loro compito  è solo quello di applicare la Legge. ?  Purtroppo ne siamo quasi certi…

Abbiamo trovato un’intervista apparsa sul quotidiano IL GIORNALE dello scorso 16 giugno 2014, che vi offriamo in lettura e riproduciamo integralmente di seguito. Vale la pena leggerla sino in fondo, in quanto contiene valutazioni dell’alto magistrato Corrado Carnevale, ex- Presidente di sezione della Corte di Cassazione che sicuramente ha più esperienza e competenza dei suoi colleghi tarantini. Ed anche di chi scrive.

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Questa scomparsa è il suo unico cruccio. Sulle mascalzonate su­bite, fa il filosofo. «Che sentimen­ti ha verso Caselli?», gli ho chie­sto. «Nessuno», ha detto col to­no di chi non dà spazio al super­fluo. Il mobbing giudiziario lo ha inseguito anche nello studio do­ve sediamo. Un giorno scoprì che il telefono era isolato. Avver­tì­ la Sip e vennero due tipi che ar­meggiarono un po’. «Quanto de­vo? » chiese alla fine. «È gratis, giudice»,fu la risposta.«Come fa­cevano a sapere che ero giudi­ce? »,sorride oggi Carnevale.

Co­sì, intuì che era stato un trucco per mettergli delle cimici e spiar­lo in casa, non avendo potuto scoprire nulla con le normali in­tercettazioni. Fatica sprecata: anche le cimici confermarono il galantuomo. Carnevale è passa­to alla storia come l’Ammazza­sentenze per avere annullato, da presidente di Cassazione, sentenze infarcite di svarioni.

 Al­cune riguardavano mafiosi, il che scatenò polemiche. Ma la ca­ratteris­tica di Carnevale è di esse­re inflessibile sul rispetto integra­le della legge. Ho isolato le se­guenti frasi della nostra chiac­chierata che sono il cuore del suo credo: «Un giudice che ha dubbi su una norma, può chiede­re alla Consulta di cancellarla. Ma finché la norma c’è, la deve ri­spettare. Gli piaccia o non gli piaccia. Non può scegliere, le de­ve rispettare tutte. Non può inse­guire le sue chimere (salvare il mondo, ndr ), fossero anche le più nobili. Suo unico compito è applicare tutte le regole che l’or­dinamento si è posto ». Da scolpi­re nella pietra.

Il punto molle del processo penale è la troppa vicinanza del giudice al pm, a scapito della difesa.

«Il nodo è chi ha permesso que­sta vicinanza. Ossia la politica che ha consentito all’Anm di tut­to e di più. Non c’è ormai alcun controllo sull’idoneità dei magi­strati. Basta che appartengano alla giusta corrente e hanno car­ta bianca».
Che rapporto ha avuto con l’Anm?
«Mi dimisi nel 1957, quattro anni dopo l’ingresso in magistra­tura. Capii subito che non si bat­tevano­per la giustizia ma per sol­di e prebende, nonostante il loro trattamento fosse già il più favo­revole ».
Separazione delle carriere?
«Per farlo, bisogna cambiare la Costituzione. Ma nulla vieta di impedire da subito a pm e giudi­ci di passare da una funzione al­l’altra, come oggi sciagurata­mente succede ».
Una scuola post-laurea per pm, giudici, avvocati?
«Perfettamente inutile. Il pro­blema è di cultura generale, non di cultura giuridica».
Più ingressi di prof e avvocati in magistratura?
«Non serve a nulla, come di­mostra il Csm in cui un terzo dei membri è composto di docenti e avvocati, scelti dal Parlamento, che però si adeguano puntual­mente all’andazzo ».
A che serve il Csm?
«Alla carriera dei magistrati appartenenti alle correnti giu­ste ».
Come va riformato?
«Estraendo a sorte i membri. Che oggi sono invece scelti dalle correnti di Anm tra i più supini ai loro diktat».
Com’è che lei, considerato un cannone, invece di essere il fiore all’occhiello dei colle­ghi ha rischiato da loro la gale­ra?
«È accaduto appena ho diret­to uffici. Terminavo in tre mesi, ciò che gli altri facevano in un an­no. Ero la prova che i loro alibi ­scarsità di mezzi, troppe liti, mancanza di carta igienica – era il tentativo di addebitare alla po­litica le proprie lacune».
Per questo volevano rovinar­le la vita?
«Temevano che potessi salire tanto in alto da influire sul loro lassismo. È la logica dell’invi­dia ».
Quello di Caselli, dopo le ca­lunnie di Mutolo, fu atto dovu­to o smania di annichilirla?
«Atti dovuti non esistono.L’at­tendibilità dei mafiosi va control­lata con rigore, nonostante la teo­ria di Falcone che i pentiti dichia­rano sempre la verità. Si voleva colpire me».
In un grado del processo pre­se sei anni per concorso ester­no. Che pensa di questo rea­to?
«Che non è configurabile. Il concorso esterno è un’invenzio­ne che ha sostituito il “ terzo livel­lo” con il quale si pensava di col­pire i politici».
Il fantomatico terzo livello…
«Il terzo livello non funzionò e si cambiò col concorso perché aveva una parvenza più giuridi­ca. In diritto esisteva già la cate­goria del concorso e, a orecchio, lo si estese a “esterno”».
Se in Cassazione si fosse tro­vato davanti Dell’Utri, con­dannato a sette anni per con­corso esterno, che avrebbe detto?
«Che non era ravvisabile quel reato perché la legge non lo pre­vede. Ciò non esclude però che i suoi comportamenti potessero avere un rilievo penale diverso».
Ai mafiosi si applica un dirit­to speciale: 41 bis, ecc. Costi­tuzionale?
«Assolutamente no. I cittadini sono uguali davanti alla legge».
Contro il Cav c’è stato un ec­cesso di zelo?
«Berlusconi, come tutti i ma­gnati, compreso Agnelli, è stato disinvolto, ma da imprenditore fu ignorato da Mani pulite. En­trò nel mirino da politico. Segno della politicizzazione della ma­gistratura ».
Come ricondurre le toghe nel­l’alveo?
«Oltre all’estrazione a sorte del Csm, va introdotta la respon­sabilità civile personale dei ma­gistrati. Esattamente ciò contro cui si batte in queste ore l’Anm».
Giudizio finale sullo stato del­la giustizia?
«Siamo tutti esposti a iniziati­ve giudiziarie capricciose da Pae­se incivile. Un brutto modo di vi­vere il tempo che ci è dato su que­sta terra».




Al via la collaborazione fra il Commissario Straordinario Vera Corbelli, Confindustria e Ance Taranto, per valorizzare il Mar Piccolo di Taranto

 

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nella foto il commissario Vera Corbelli ed il presidente di Confindustria Cesareo

La Confindustria e l’ Ance di Taranto hanno raggiunto e stipulato nei giorni scorsi un  accordo con il Commissario Straordinario Vera Corbelli,  che definisce l’avvio di un percorso di collaborazione finalizzato a supportare la predisposizione, nell’ambito del più generale “Programma di misure, a medio e lungo termine, per la bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione dell’intera area di Taranto”, di un Documento di indirizzi ed azioni per la valorizzazione ambientale ed economica del Mar Piccolo di Taranto. L’accordo, che ben si inserisce nel più ampio Contratto Istituzionale di Sviluppo per l’area di Taranto, nasce sia in direzione del raggiungimento degli obiettivi fissati nel DL 1/2015, sia dalla volontà del Commissario Straordinario di avvalersi della collaborazione e dei contributi offerti dalle forze socio-economiche del territorio per la realizzazione di un programma di misure condivise.

La riqualificazione del Mar Piccolo – si legge in comunicato stampa della Confindustria di Taranto – è peraltro, oramai da anni, uno dei leit motiv delle iniziative intraprese da Confindustria e Ance Taranto. L’accordo sottoscritto con il Commissario Straordinario Corbelli assume pertanto, come è evidente, una forte valenza ai fini dell’attuazione dei processi di ambientalizzazione e riqualificazione dell’area jonica”.

In particolare, sulla base dell’aggiornato quadro conoscitivo dell’area del Mar Piccolo a cura del Commissario Straordinario ed in riferimento alle previsioni della vigente pianificazione, generale e settoriale, agli utilizzi marini e costieri ed allo stato dei litorali, in sinergia e nel rispetto delle rispettive competenze, si procederà all’identificazione degli scenari di utilizzo e valorizzazione delle aree a mare e costiere del Mar Piccolo. alla predisposizione di schede descrittive delle singole azioni proposte, all’analisi ed identificazione di misure e risorse per il finanziamento delle azioni nell’ambito delle programmazione 2014-2020 e ad azioni di comunicazioni, diffusione e condivisione delle attività predisposte nonché di diffusione dei risultati e animazione imprenditoriale per la promozione e l’attuazione delle linee di sviluppo territoriale tracciate con il documento.




Crescono le nuove imprese pugliesi in estate. Taranto il fanalino di coda

Da uno studio diffuso dalla Camera di Commercio di Lecce, presieduta da Alfredo Prete, basato sui dati di Infomacare emergono timidi segnali di ripresa. Aumentano  nel trimestre estivo le imprese pugliesi e la provincia di Lecce batte le altre aree della regione. Secondo i dati dello studio, il bilancio demografico del trimestre estivo, si è chiuso positivamente con 184 imprese in più ed un tasso di crescita che cresce dello + 0,26%, esattamente  in linea con quello nazionale (+0,27%), che vede il Salento crescere leggermente rispetto alla media pugliese (+0,22%). Le iscrizioni nel registro delle imprese tra luglio e settembre sono state 1.059 a fronte di 875 cancellazioni per liquidazione, fallimento o chiusura, numeri che portano il numerodelle imprese a 71.892 con una leggera flessione dello – 0,86% rispetto al 30 settembre 2013.

Il Salento, nell’ambito della regione Puglia ha registrato la miglior performance , raggiungendo la 43esima posizione in ambito nazionale, seguita Foggia con una crescita dello + 0,25% e un saldo attivo di 180 imprese, quindi Bari +0,24% e +362 aziende, Brindisi con 66 imprese in più e un tasso di sviluppo dello 0+,18% ed infine fanalino di coda Taranto con un saldo di 44 imprese e un tasso di crescita dello 0,09%.

Secondo lo studio  “i comparti che registrano contrazioni più consistenti sono l’agricoltura che in anno registra un -6,35% e le attività manifatturiere -3,18%“. Aumentano le performance di crescita delle imprese che forniscono energia elettrica e gas, che sono aumentate in un anno del 26,52% passando da 130 unità alle attuali 146. Una buona performance registra anche il settore della sanità e assistenza sociale con + 10,22% (le imprese sono passate da 509 a 561). Il settore dell’edilizia registra un – 2,33%, il numero delle aziende del commercio è sostanzialmente stabile (+0,46%), le attività di servizi di alloggio e ristorazione sono cresciute su base annua del 4,72%.

Forse è il caso che la Camera di Commercio di Taranto, la Confindustria  di Taranto, la Confcommercio di Taranto invece di litigare attraverso i media, pensino a fare il proprio lavoro ed offrire il proprio contributo alle imprese, incrementando lo sviluppo occupazionale. E possibilmente senza fare affidamento come sempre ai soldi pubblici ed alla politica




Tempra rossi e dintorni, dibattito pubblico organizzato dal Comitato “Cittadini e lavoratori liberi e pensanti”

 “Tempra Rossa e dintorni. Taranto: verso quale futuro?”è il “leit motiv” dell’incontro che il fine di voler informare in maniera chiara e riconfermare la posizione del Comitato “Cittadini e lavoratori liberi e pensanti”  assolutamente contrapposta  a questo nuovo insediamento industriale che secondo il Comitato potrebbe essere potenzialmente inquinante, e nello stesso tempo si vogliono proporre delle soluzioni alternative che possano garantire uno sviluppo occupazione alla provincia jonica.

Riteniamo sia giusto ed utile che i cittadini prendano coscienza di ciò che sta avvenendo a Taranto. Noi vogliamo parlare all’intera comunità ionica – dice Mimmo Battista portavoce del Comitato  – contrariamente ai convegni che si sono tenuti in questi mesi”  con un chiaro e palese riferimento alla conferenza stampa nella sede tarantina della Confindustria riservato alla stampa, e all’ ultimo dibattito organizzato dalla Total al quale si accedeva solo per invito, ma a cui ad onor del vero, venne data voce anche ad Angelo Bonelli e Daniela Spera, che sono notoriamente su posizioni contrapposte a quelle delle compagnie petrolifere.  “Riteniamo che quest’amministrazione comunale debba andare a casa perché non ha prodotto nulla di buono per questa città. – aggiunge Battistail confronto con il Comune, in questo momento, lo riteniamo controproducente, improduttivo. Continua ad opporsi al progetto solo a parole ma ci aspettiamo, a partire dal prossimo consiglio comunale, che il suo “no” venga ribadito con atti concreti, ad esempio approvando la variante del piano regolatore del porto”.

All’incontro pubblico, che verrà moderato dal collega Gianluca Coviello , parteciperanno Vincenzo Leo  presidente dell’ Associazione Stabilimenti Balneari della Provincia di Taranto ,  Angelo Locapo  presidente dell’associazione B&B Terra di Sparta  e due rappresentanti delle categorie maggiormente danneggiate in caso, come molto probabile,  venisse attuato il progetto delle compagnie petrolifere. Hanno assicurato la propria presenza  anche Luca Lazzaro presidente della Confagricoltura Taranto  , Vincenzo Cesareo presidente della Confindustria di Taranto,  Leonardo Giangrande presidente della Confcommercio di Taranto, e Domenico D’Amico presidente provinciale della Confartigianato . Il confronto , contrariamente a quello organizzato dalle compagnie petrolifere la scorsa settimana, sarà aperto al pubblico e verrà trasmesso in diretta dall’emittente JO TV sul canale 189 del digitale terrestre . Una particolare attenzione verrà riservata nel dibattito pubblico  anche  sulle ultime vicende riguardanti  l’ ILVA. (Ma che c’entra con Tempra Rossa ? – n.d.r.)

Il 30 ottobre è previsto che chiunque possa parteciparvi, parlare e confrontarsi con i presenti. Secondo il  Comitato “Cittadini e lavoratori liberi e pensanti”  è questa la maniera corretta di informare e coinvolgere la cittadinanza ed è poco esemplare per un’amministrazione comunale che si rispetti, che ci pensino le associazioni,  a sostituirsi alle istituzioni cittadini. Un controsenso però quello di non invitare a partecipare ad un dibattito “pubblico” alcun rappresentante dell’ Amministrazione Comunale di Taranto. escludendo le istituzioni che sono state democraticamente elette per rappresentare i cittadini di Taranto, solo perchè non aderiscono alle posizioni del Comitato  !

 Il dibattito verrà aperto da Giovanni Raimondi, un perito tecnico formatosi al I.T. Pacinotti di Taranto, indicato quale “esperto di sicurezza sui posti di lavoro” chiamato a  relazionare su “Seveso 1976 – Milazzo 2014: 40 anni di gestione del rischio da incidente rilevante” il quale racconterà quanto avvenuto lo scorso 27 settembre nella raffineria di Milazzo,  illustrando (a suo parere)  le criticità a cui sarebbe sottoposta la città di Taranto in termini di sicurezza. Con tutto il rispetto per gli amici del Comitato “Cittadini e lavoratori liberi e pensanti” che stimiamo e rispettiamo, ma facciamo i giornalisti, e siamo tenuti  a conoscere le competenze di chi parla, e siamo quindi andati a documentarci sulle qualifiche e competenze dell’ “esperto” Raimondi , ma per dovere di cronaca, ci tocca dire che abbiamo trovato   (vedi  QUI)  però ben poco sul suo  curriculum vitae pubblicato dallo stesso su Linkedin (il social network dei professionisti n.d.r.) .  che possa conferire una vera autorevolezza ad un suo parere.  In fatti, il Raimondi non ha mai lavorato nella raffineria di Milazzo di cui parlerà, e quindi onestamente non si capisce come poss spiegare quello che ha appreso da terzi.