I politici e le manovre di Palamara. Tra i nemici Ermini il numero due del Csm

ROMA – Anche il vicepresidente del Csm David Ermini era finito nel loro mirino della “cupola con la toga” che non volevano ostacoli nella scelta dei nuovi procuratori. Incredibilmente era stato proprio l’accordo  tra le correnti di Magistratura Indipendente di Cosimo Ferri ed Unicost, di Luca Palamara, a determinare l’elezione del parlamentare ex-responsabile per la giustizia del Pd al vertice dell’organo di autogoverno delle toghe, come vicepresidente al fianco del Capo dello Stato  Sergio Mattarella.

Luca Lotti

I “registi” dell’accordo toghe-politici si aspettavano che Ermini si rivelasse disponibile alle loro richieste, e quando si sono accorti  che il vicepresidente del Csm non si faceva “pilotare”in quel momento sono cominciate le critiche nei suoi confronti. E come l’inchiesta sta rilevando grazie alle intercettazioni in possesso del Gico della Guardia di Finanza, il dissenso non arrivava soltanto da Ferri e Palamara, ma persino anche dei consiglieri che si incontravano di notte nell’ hotel dove alloggia il magistrato-parlamentare Cosimo Ferri per accordarsi sulle nomine. In primis il suo concittadino e compagno di partito Luca Lotti, fiorentino come Ermini, che era tra i più determinati a  sostenere che il prossimo magistrato  alla guida della Procura di Roma  dovesse garantire “la discontinuità” dalla precedente gestione di Giuseppe Pignatone .

Lotti vuole alla guida della procura di Roma Marcello Viola, attuale procuratore generale di Firenze, che conosce e del quale cui evidentemente si fida e non fa mistero della sua ostilità per l’altro candidato, anch’egli a Firenze, il Procuratore della Repubblica Giuseppe Creazzo, ritenuto inaffidabile, se non addirittura “ostile”, per aver travolto con le sue indagini la famiglia Renzi. Nella seconda settimana di maggio, l’ 8 maggio all’indomani dell’uscita di Pignatone , Lotti vuole dunque che si proceda con Viola. E soprattutto pretende che la nomina venga fatta in fretta, infischiandosene degli inviti del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, a procedere alle audizioni dei tre candidati alla sua successione (Lo Voi, Creazzo e Viola) affinchè la discussione in seno al Consiglio sia meditata e trasparente.

 

Queste conversazioni captate grazie al “trojan” inserito nel cellulare di Palamara ha portato alla luce tutti i retroscena sulle nomine che le toghe incredibilmente condividevano con i politici del Pd. Una trattativa che ha visto coinvolto anche il presidente della Lazio Claudio Lotito, recentemente candidatosi  e “trombato”, cioè non eletto nelle liste di Forza Italia in Campania, in virtù dei suoi rapporti personali con Ferri e con lo stesso Palamara, nonostante questi sia tifoso sfegatato della Roma !

Ieri Luca Lotti ha diramato una nota a dir poco minacciosa annunciando che “alla fine di questa storia chiederò a tutti, nessuno escluso, di rispondere delle accuse infondate e infamanti contro di me” aggiungendo: “Pare che incontrarmi o cenare con me sia diventato il peggiore dei reati: se così fosse in molti dovrebbero dimettersi, magistrati e non“. Ma nella sua nota, il braccio destro di Matteo Renzi non fa alcun cenno alla coincidenza che lui si occupasse della designazione del capo della Procura da cui è stato imputato a seguito della richiesta di rinvio a giudizio per la vicenda Consip. Tutto ciò nonostante le intercettazioni effettuate per conto dei magistrati di Perugia provano che Lotti discuteva con Palamara non a cena ma durante i colloqui notturni, dettando le condizioni e criticando anche il ruolo di Ermini dopo aver evidenziato che il vicepresidente del Csm , avvocato ed ex responsabile giustizia del Pd durante la segreteria di Matteo Renzi ,  avrebbe dovuto rispondere proprio a lui delle scelte compiute.

David Ermini

Ma le critiche ad Ermini arrivano anche da alcuni magistrati-consiglieri del Csm che insieme Palamara si sarebbero lamentati del comportamento di Ermini che non partecipava alle votazioni in Consiglio e in questo modo non agevolava le loro strategie, o meglio le loro “lotti…zzazioni”

In alcune occasioni al tavolo delle trattative partecipava anche Claudio Lotito, che vanta una frequentazione di anni con Ferri e Palamara . Le conversazioni intercettate hanno portato alla luce  un interesse personale del proprietario della Lazio Calcio che nonostante i suoi guai giudiziari avuti in passato, si preoccupava soprattutto per delle inchieste che coinvolgono alcune persone a lui vicine, come ad esempio il consigliere di Stato Sergio Santoro indagato per “corruzione”  nell’inchiesta sulle tangenti per aggiustare le sentenze amministrative dal Consiglio di Stato, che ha travolto Fabrizio Centofanti e gli avvocati Pietro Amara e Giuseppe Colafiore . Da segnalare che la stessa Procura di Roma, ha chiesto nei giorni scorsi, l’archiviazione della posizione di Santoro.

Santoro è uno degli amici più cari di Lotito , con il quale condivide non solo la passione per il calcio, le vacanze a Cortina d’ Ampezzo, siede negli organi della giustizia federale calcistica, dove lo ha imposto proprio Lotito. Guarda caso a fine maggio, accade che Santoro in qualità di presidente del collegio della Corte di appello della FIGC, debba decidere del ricorso del Palermo Calcio che, il 13 maggio, si è visto retrocedere dalla serie B in C a seguito di una pronuncia del tribunale federale per illecito amministrativo. Una pronuncia che di fatto salva dalla retrocessione in C della squadra di calcio della Salernitana, che il caso vuole, ha come proprietario proprio Claudio Lotito. Santoro lo scorso 29 maggio, si asterrà non in quanto amico di Lotito,  ma perché ancora indagato a Roma,  e la Corte Federale ribalterà la sentenza. Più di qualche coincidenza evidenzia che l’attrazione di Lotito per le toghe non è soltanto una cortesia di biglietti omaggio.

Il Presidente della Lazio quando si discuteva negli incontri notturni sui nuovi vertici della Procura della Capitale,  voleva dire la sua indicando i nomi di chi riteneva debbano essere il capo e gli “aggiunti”. E guarda caso l’ex presidente dell’Anm Luca Palamara ora indagato per corruzione a Perugia era uno dei magistrati candidatisi alla nomina a procuratore aggiunto di Roma .

Il presidente della Lazio Claudio Lotito, intervistato dai colleghi del quotidiano La Repubblica , la “butta in caciara”, come si dice a Roma. E come Luca Lotti, passa alle minacce: “Querelo tutti” sottraendosi a qualsiasi domanda. Già dal mese di aprile, Lotito andava dicendo in giro di avere un misterioso “candidato” per la Procura di Roma, ma nessuno sa di chi si tratti. Più di qualcuno ipotizza sia il magistrato che proprio in quello stesso mese, comincia  a Roma,  la sua campagna elettorale. Si tratta del  procuratore di Velletri Francesco Prete, che si è candidato alla successione di Pignatone al Csm , il quale spiega in qualche cena come sia venuto il momento di “archiviare” la stagione di Pignatone con la discontinuità dal suo operato.

La linea dell’Anm “Via i coinvolti, non sono degni”. Ma loro resistono

Parte in salita e con il freno a mano il riscatto del Consiglio Superiore della Magistratura nel tentativo di “riaffermare la propria autorevolezza” . Mentre il vicepresidente David Ermini è impegnato a redistribuire gli incarichi nelle commissioni dopo l’uscita di scena dell’indagato Luigi Spina e l’autosospensione di altri quattro componenti coinvolti negli incontri con i due parlamentari  del Pd, ferri e Lotti, non si può non segnalare la resistenza degli asutosospesi a rassegnare le dimissioni dal Csm, atto che consentirebbe all’organo di autogoverno di alleggerirsi da un peso che di giorno in giorno diventa sempre più difficile da sopportare.

Dimissioni che vengono richieste ufficialmente anche dall’Associazione Nazionale Magistrati che rappresenta le toghe italiane che sono coloro che eleggano i componenti togati del Csm , e riunisce tutte le correnti. Corrado Cartoni, Antonio Lepre e Paolo Criscuoli, di Magistratura indipendente, e Gianluigi Morlini, di Unicost- Unità per la Costituzione, però non hanno  al momento  alcuna intenzione di lasciare l’organo di autogoverno. E tantomeno vi sono norme e regolamenti per estrometterli d’ufficio. I magistrati che si sono auto-sospesi dal Csm momentaneamente si sono fatti da parte, a seguito dell’ invito dell’invito ricevuto dal vertice del Csm, ma non hanno mai speso  di rivendicare la propria correttezza di comportamenti,  e così facendo attivato un vero e proprio braccio di ferro dalle conseguenze imprevedibili.

Luca Palamara

La decisione di ieri dell’Anm è stato votata all’unanimità: le riunioni in cui si discutevano le prossime nomine dei procuratori di Roma e Perugia,  a cui partecipavano il parlamentare del Pd Cosimo Ferri , magistrato in aspettativa,  e dell’ex ministro renziano Luca Lottirappresentano con evidenza un’inammissibile interferenza nel corretto funzionamento dell’autogoverno». I componenti del Csm che vi hanno partecipato «non appaiono degni dell’incarico istituzionale“. Parole pesanti e durissime, che hanno attivato  la denuncia di tutti al Collegio dei probiviri , compresi Luca Palamara, che  è stato presidente dell’Anm, oltre che ex componente del Csm ed oggi fa il pm a Roma, e Cosimo Ferri,  per eventuali violazioni del codice etico.

Luca Lotti al telefono…..

Al giudizio dell’Anm si ribellano i tre consiglieri di Magistratura indipendente, la corrente moderata di cui Ferri rimane il “leader”. “La richiesta di dimissioni è priva di fondamento” dicono spiegando che loro erano a cena con Ferri e altri colleghi di Unicost, e che solo “all’improvviso si è palesato Lotti“. A loro dire senza alcun preavviso. Ma sui contenuti delle conversazioni intercettate tacciono , solo Cartoni replica: “Il modo di procedere dell’Anm è sommario e basato solo sulla stampa, che confonde fatti diversi“. Come sempre quando qualcosa non funziona in Italia per i magistrati ed i politici la colpa è sempre della stampa…

Anche Gianluigi Morlini, del gruppo centrista Unicost, sostiene che l’arrivo di Lotti non era previsto, ed afferma ” io mi sono allontanato con una scusa, ben prima che l’incontro terminasse, certo di non aver fatto nulla contro i miei doveri di consigliere” ed aggiunge che da presidente della Commissione Incarichi Direttivi  del Csm aveva respinto l’accelerazione del voto sul procuratore di Roma e s’era schierato per le audizioni dei candidati chieste espressamente dal vicepresidente anche per conto del Quirinale. Audizioni poi mai effettuate in quanto bocciate col voto determinante di altri.

Pasquale Grasso

Il presidente dell’Anm Pasquale Grasso fa parte di Magistratura indipendente, che era stato molto prudente nei giorni scorsi  e per questo motivo s’è attirato le critiche degli altri gruppi, ieri si è “allineato” votando il documento unitario, pur ribandendo che sarà necessario accertare la veridicità di quanto emerso finora, “se non vogliamo trasformarci in una bestia cieca in cerca di violenza purificatrice e autoassolutoria“. I magistrati del suo gruppo, consiglieri del Csm coinvolti, raccontano di essere stati strumentalizzati da Ferri che aveva convocato Lotti a loro insaputa, non hanno gradito il cambio di rotta di Grasso. Si annunciano a questo punto, delle rese dei conti all’interno delle varie correnti. Le eventuali dimissioni infatti comporterebbero nuovi equilibri nel Csm: ai tre giudici (due di Magistratura indipendente e uno di Unicost) ne subentrerebbero due di Autonomia e Indipendenza (la corrente che fa capo a Piercamillo Davigo) e uno di Area (la corrente più di sinistra ), mentre per i due pubblici ministeri bisognerà rivotare. Di fatto la corrente di Magistratura indipendente, uscita vincitrice dalle elezioni di un anno fa, verrebbe fortemente ridimensionata. Con molti mal di pancia…




Ecco come Palamara “gestiva” nel Csm le nomine dei magistrati

ROMA – Una  “cupola” con la toga per concordare la strategia per pilotare la nomina del nuovo procuratore della repubblica di Roma si riuniva di notte in una saletta riservata di un hotel romano per non essere visti da occhi indiscreti. Nella saletta erano presenti il magistrato Luca Palamara, due parlamentari del Pd Cosimo Ferri e Luca Lotti e cinque consiglieri del Consiglio Superiore della Magistratura. Una sorta di “comitato” delle nomine che operava in modo occulto dietro le quinte.

Due magistrati sono Gianluigi Morlini di Unicost e Paolo Criscuoli di Magistratura Indipendente, i quali hanno deciso per questo di auto- sospendersi dalle proprie funzioni “ufficiali” all’interno del Csm. La loro auto-accusa ha reso ancor più eclatante e sconvolgente la crisi esplosa a Palazzo dei Marescialli, sede del Consiglio Superiore della Magistratura,  organo di autogoverno delle toghe italiane, dal quale si era già dimesso un altro magistrato, il consigliere Luigi Spina, a seguito della sua iscrizione nel registro degli indagati per favoreggiamento e rivelazione di segreto , a cui aveva fatto seguito l’ autosospensione dei magistrati-consiglieri (definiti “membri togati”)  Corrado Cartoni ed Antonio Lepre.

Nella settimana che va dal 9 al 16 del mese scorso, grazie al trojan-captatore installato nel telefono di Palamara dagli investigatori della Guardia di Finanza, sono stati registrati tre appuntamenti notturni. Oggetto delle “nottate” le trattative per determinare dietro le quinte, in una specie di comitato occulto, le nomine ai vertici degli uffici giudiziari . A partire dalla poltrona di procuratore capo della Procura di Roma, ma anche della analoga “poltrona” della Procura di Perugia (che è competente sull’operato dei magistrati della capitale) e di quella di Brescia

A tirare le fila il magistrato Luca Palamara, ex consigliere del Csm ,  ex presidente dell’Anm ( l’ Associazione Nazionale Magistrati) attualmente pubblico ministero presso la Procura di Roma, candidatosi per la nomina semi-direttiva di procuratore aggiunto, il quale si accredita nel ruolo di “regista” delle trattative, che in alcuni di questi incontri coinvolge altre suoi amici. Come ad esempio Claudio Lotito il presidente della Lazio , che gli regala pacchi di biglietti da regalare agli “amici degli amici”.

il presidente della Lazio Calcio, Claudio Lotito ed il pm Luca Palamara

 

Il presidente della Lazio è a sua volta “amico” di molti magistrati e politici, onnipresente a cene ed eventi mondani, partecipava spesso e volentieri alle riunioni a tarda sera. Il 15 maggio, in occasione della finale della Coppa Italia contro l’Atalanta, in tribuna all’Olimpico con un biglietto omaggio siede Luigi Spina legatissimo a Palamara. Infatti è stato lui, in un incontro in piena notte, a rivelargli che la Procura di Perugia lo aveva iscritto nel registro degli indagati per “corruzione”, ed a anticiparli le future iniziative del Csm rispetto all’esposto presentato dal pm Stefano Rocco Fava nei confronti Pignatone e Ielo.

Un interlocutore privilegiato di Palamara è anche il pubblico ministero antimafia Cesare Sirignano, il quale arriva da Napoli, ed era stato incaricato di sondare i candidati per la poltrona di procuratore capo a Perugia. La ricerca di Palamara, che intercetto ammette di non avere riferimenti interni alla procura umbra, in realtà ha un unico scopo e cioè quello di trovare e nominare un capo della Procura “che deve aprire un procedimento penale su Ielo“.

Cesare Sirignano

Una condizione per la quale Palamara è pronto a garantire un congruo “pacchetto di voti”. Ed insieme al suo amico Sirignano analizza le varie possibilità, ma ha anche un secondo interesse. Infatti la compagna di quest’ultimo è  il magistrato Ilaria Sasso del Verme, che nel tempo ha avuto incarichi nella giunta dell’ Associazione Nazionale Magistrati, è stata pm della D.D.A., la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ed ultimamente distaccata al Csm come segretaria della Quinta commissione

Un incarico delicato in quanto è proprio a lei redigere le motivazioni per i candidati agli incarichi direttivi e semi-direttivi degli uffici giudiziari del Paese. Palamara è quindi convinto di poterla “pilotare” attraverso la sua amicizia con il suo fidanzato Sirignano, inserendo note di merito o demerito nei dossier dei singoli magistrati, che vengono poi portati in commissione per la votazione. Il magistrato romano non si sentiva molto sicuro sulla circostanza che il candidato alla guida della Procura di Perugia indicatogli da Sirignano sia affidabile e sopratutto controllabile , e quindi  successivamente si muove anche con altri interlocutori per cercare la persona giusta da “sponsorizzare” per la poltrona di procuratore umbro del capoluogo umbro. Infatti nell’elenco dei papabili inserisce non casualmente  tutti coloro che hanno almeno un motivo di astio o rancore nei confronti di Ielo. A partire dal pm della procura di Roma, Stefano Rocco Fava a cui chiede di far pubblicare l’esposto e l’amico gli assicura di aver già provveduto in tal senso.

I magistrati Palamara e Fava concordano che questa storia debba uscire e di utilizzare due giornali: Il Fatto Quotidiano La Verità passando le notizie a due giornalisti che hanno delle proprie ragioni per pubblicare tutto.  Il giornalista de Il Fatto Quotidiano  è quello che  ha scritto principalmente sull’inchiesta Consip accusando la procura di aver protetto Renzi. Mentre  il giornalista del quotidiano La Verità che nel “caso Siri“, qualche settimana prima, ha provato a “bruciare” l’inchiesta dei magistrati Paolo Ielo e Mario Palazzi inventando di proposito un inesistente giallo sull’intercettazione chiave. Palamara però è preoccupato. Vuole che della storia diventi pubblico solo quello che gli fa comodo possa uscire: ha timore (fondato)  che, se si apre la guerra dei veleni, qualcuno possa arrivare alla sua compagna Adele Attisani. Ma il pm Fava lo rassicura e garantisce per Il Fatto Quotidiano. Il tutto registrato fedelmente dal trojan-captatore della Guardia di Finanza. Puntualmente….lo scorso 29 maggio i due quotidiani escono con la storia dell’esposto. Nessuno di loro ancora lo sapeva, ma l'”operazione” era avvenuta fuori tempo massimo.

La consuetudine ad incontrarsi di notte appare quasi come un “rito”  in questa indagine, probabilmente nell’intendimento di riuscire sfuggire ad eventuali controlli. Palamara e Lotti si vedono molto spesso e sempre al riparo da occhi indiscreti, trovandosi d’accordo sui candidati da portare ai vertici delle Procure. L’ex sottosegretario ala presidenza del consiglio del governo Renzi (e  poi ministro allo sport nel governo Gentiloni) fondamentalmente voleva vendicarsi nei confronti di Pignatone e Ielo i quali  nell’ inchiesta sulla Consip, avevano hanno chiesto il suo rinvio a giudizio. Ma non solo.  Lotti voleva poter contare in futuro su una pubblica accusa “morbida” ed a lui più favorevole. Per questo motivo spiega di voler escludere dalla corsa alla guida della Procura della Capitale, anche il procuratore capo di Firenze Creazzo che ha fatto arrestare i genitori di Matteo Renzi e condotto a Firenze numerose inchieste sui familiari dell’ex premier toscano.

Tutto ciò è contenuto gli atti processuali inviati dalla Procura di Perugia al Csm e al Ministero della Giustizia,  grazie ai quali sono venuti alla luce gli incredibili retroscena delle trattative che si sono protratte per mesi per “piazzare  nei posti chiave magistrati “di fiducia”,  ed a rivelare l’identità ai componenti di questa “cupola” che l’ex consigliere del Csm Palamara ha messo in piedi nel corso degli anni e che secondo le indagini in corso avrebbe utilizzato proprio per raggiungere lo scopo di far nominare un procuratore “amico” nella Capitale, ma soprattutto di “farla pagare” al suo principale nemico:  il procuratore aggiunto Paolo Ielo, che aveva trasmesso ai colleghi di Perugia gli atti che lo potevano accusare di corruzione, unitamente all’ex procuratore capo Giuseppe Pignatone.

Cosimo Ferri, magistrato e deputato del PD

La riunione notturna nell’hotel dove alloggia Cosimo Ferri, dove magistrati e politici si riunivano è senza dubbio decisiva. Palamara è l’organizzatore, e vi partecipano i consiglieri del Csm Cartoni e Lepre. Molto spesso presente anche l’ ex ministro “renziano” Luca Lotti . Il magico “trojan-captatore” installato nel cellulare del magistrato Palamara dagli investigatori del Gico della Fiamme Gialle,  registra con assoluta chiarezza le conversazioni, durate circa due ore, in cui vengono vengono analizzate dai partecipanti alla riunione notturna tutte le ipotesi per riuscire a far preferire il procuratore generale di Firenze Viola sul procuratore capo di Palermo  Lo Voi, ma anche sul terzo candidato, il procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo.

Vengono contatati ed analizzati i voti che verranno espressi in commissione: Viola ne può ricevere quattro (quelli di Magistratura Indipendente, di Piercamillo Davigo, e dei membri “laici” (cioè quelli “nominati” dai partiti)  espressione del Movimento Cinque Stelle e della Lega; Lo Voi e Creazzo uno ciascuno, rispettivamente dai rappresentanti di Area ed Unicost. E guarda caso è esattamente quello che accade il 23 maggio nella seduta della commissione nomine del Csm . Con l’intesa raggiunta proprio in quella riunione della cupola coordinata da Palamara, successivamente al plenum le preferenze di Unicost sarebbe confluite su Viola, ottenendo così la designazione a capo dell’ufficio romano.

Oltre ai partecipanti abituali alle riunioni notturne nell’ hotel di Ferri, vengono ascoltate le voci di altre due persone. I finanzieri dal contenuto delle conversazioni intercettate e da quanto ascoltato capiscono che fanno parte del Csm, ma non avevano alcun elemento per identificarli. E quindi nella relazione che il Gico della Guardia di Finanza trasmette ai magistrati di Perugia viene specificato che “non è stato possibile individuare i due soggetti presenti”.

Ieri mattina il vicepresidente del Csm David Ermini ha ricevuto le carte da Perugia, e prima del plenum straordinario, ha incontrato tutti i consiglieri del Csm, invitando chi ha partecipato a quelle riunioni ad uscire allo scoperto. Ed i consiglieri Morlini di Unicost e Criscuoli di Magistratura indipendente intuiscono che il “banco” è saltato e che quindi non è consigliabile nascondersi. Il primo ad uscire allo scoperto è il presidente della quinta commissione , quella che decide gli incarichi direttivi, il secondo è componente della prima  (disciplinare) e della sesta  commissione. Si auto-sospendono ma per ammorbidire le proprie rispettive posizioni parlano di “una caccia alle streghe“. Criscuoli parla di “campagna di stampa che sovrappone indebitamente i piani di una indagine penale relativa a fatti rispetto ai quali sono del tutto estraneo con l’attuale attività svolta presso il Csm”, mentre Morlini spiega di aver “incontrato Lotti a un dopocena”(ma non dice dove…)  e giura e spergiura sulla “correttezza del mio comportamento“.

Palamara è accusato di corruzione per aver ricevuto 40 mila euro per agevolare la nomina di Giancarlo Longo a procuratore di Gela, ma anche “viaggi, vacanze e un anello dall’imprenditore Fabrizio Centofanti” . Un anello scelto (da lei stessa) e destinato alla compagna di PalamaraAdele Attisani una docente ben nota a Roma Nord che così si raccontava alle mamme dei suoi alunni: “io sono all’antica cerco una grande storia d’amore”. Nel frattempo  Centofanti “amico” di Palamara avrebbe fatto da collegamento tra il magistrato e un gruppo di avvocati e imprenditori interessati a pilotare nomine e indagini, primi fra tutti Piero Amara e Giuseppe Calafiore.

La sede della Cassa Nazionale Notariato ente da sempre molto “generoso” nell’affittare a prezzi di favore le proprie abitazioni a magistrati e politici

Le indagini delegate dai pm di Perugia alla Guardia di Finanza riguardano anche un appartamento nel lussuoso quartiere Parioli di Roma, che Palamara ha ottenuto in locazione circa cinque anni fa dalla Cassa Nazionale del Notariato e dove tuttora abita. Le verifiche effettuate dai finanzieri riguardano non solo i criteri di assegnazione, ma anche la ristrutturazione dell’appartamento, in quanto l’impresa che si è occupata di svolgere i lavori sarebbe collegata al gruppo di società che fa capo proprio a Centofanti. Un’ipotesi questa che i difensori  di Palamara, gli avvocati Mariano e Benedetto Buratti contestano: “Abbiamo le ricevute di tutte le spese sostenute e siamo pronti a dimostrare di non aver avuto alcun regalo o agevolazione. Il commercialista ha provveduto ad effettuare tutti gli sgravi previsti dalla legge e produrremo al più presto tutti i documenti“. Guarda caso il commercialista in questione è quell’ Andrea De Giorgio, intercettato mentre assicurava a Palamara di aver “informazioni compromettenti su Ielo. Solo coincidenze ?

 




Scontri a Roma tra tifosi ultrà della Lazio e forze dell’ordine

ROMA – In occasione del 119° anniversario della fondazione della Società Sportiva Lazio, ieri sera verso le ore 21:30 in piazza della Libertà, a pochi metri dalla centralissima piazza del Popolo, ha avuto luogo il consueto festeggiamento a cui hanno partecipato circa 2500 persone.  Poco dopo la mezzanotte, un gruppo di 300 tifosi della Lazio, dopo essersi travisato, ha iniziato un fitto lancio di bottiglie, bombe carta, pietre ed altri oggetti contro gli agenti del reparto mobile della Polizia di Stato .

In precedenza i festeggiamenti si erano svolti in maniera pacifica con fuochi di artificio alla presenza di un migliaio di tifosi. Tra questi anche il presidente Claudio Lotito, che casualmente era andato via prima che iniziassero gli scontri.  Gli attriti tra due gruppi ultrà la possibile causa scatenante degli scontri.

Al fine di riportare la situazione alla normalità, è stata effettuata una carica di alleggerimento, nel corso della quale sono stati utilizzati lacrimogeni e si è fatto ricorso all´uso dell´idrante. Otto appartenenti alle Forze dell´Ordine  sono rimasti feriti, contusi ma non gravi, con prognosi dai 4 ai 20 giorni; un tifoso è stato arrestato in mattinata dopo essere stato riconosciuto al pronto soccorso dove era andato a farsi refertare, ed altri 3 sono stati denunciati, tutti appartenenti alle frange “ultras” , nei confronti dei quali verranno emessi provvedimenti di DASPO.

A piazzale Clodio la Procura di Roma indaga in relazione agli scontri avvenuti , e si attende una informativa della Digos, mentre in queste ore è  in corso la visione delle immagini girate da operatori della Polizia Scientifica per l´identificazione di ulteriori soggetti che hanno partecipato alle azioni violente. Il procedimento è coordinato dal procuratore aggiunto Francesco Caporale: i reati ipotizzati sono violenza privata, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale

 

Esprimo la totale vicinanza agli agenti delle forze dell’ordine che questa notte sono stati oggetto di atti di folle violenza da parte di alcuni figuri che nulla hanno a che vedere con la vera tifoseria“. Lo scrive in un comunicato il presidente del Consiglio regionale del Lazio, Daniele Leodori, in merito all’aggressione subita questa notte a Roma dalla Polizia . “Mi auguro che gli autori di queste scene vergognose siano al più presto identificati – conclude Leodori – e perseguiti con rigore assoluto“.




De Laurentiis ha comprato il Bari. Ripartirà dalla serie D

ROMAAurelio De Laurentiis è il nuovo proprietario del Bari Calcio che partirà dalla serie DLa vittoria del progetto del presidente del Napoli Calcio è stata annunciata questa sera dal primo cittadino del capoluogo pugliese in un affollata conferenza stampa dal sindaco della città, Antonio Decaro: «Il nuovo Bari affidato ad Aurelio De Laurentiis. Per la scelta non abbiamo avuto formula matematica, ma abbiamo la coscienza a posto. I tifosi ci avevano chiesto competenza, trasparenza e rispetto”.   “De Laurentiis è stato scelto perché ha mostrato passione e competenza – ha commentato il sindaco Decaro -. Gestisce una società i che partecipa alle coppe europee da tanti anni”. 

Dieci le cordate battute da quella di De Laurentiis. Ecco chi erano:  ASD Bari Calcio (Vito Luigi Blasi), Costituenda (Paolo Di Nunno), Costituenda (Enrico Preziosi), AS Bari Calcio Academy (Francesca Ferri), ASD Bari 1908 (Nicola Canonico), Sportman Srl (Alessio Sundas), AS Bari 1908 (Fulvio Monachesi), SS Bari 1908 (Gianvito Giannelli ed imprenditori baresi), SS La Bari 1908 Srl (Claudio Lotito), Costituenda (Consortium Djarum).  In pratica c’era di tutto e di più…..

 

 

Decaro ha altresì ricordato che durante l’ incontro intercorso con il patron del Napoli gli ha spiegato che “se sono venute 5mila persone per parlare con un sindaco che normalmente non è un idolo dei tifosi, provate a pensare cosa succederà quando presenterete la squadra o arriverà il presidente in città” raccontando di avergli consegnato il video dei momenti più significativi  in curva della meravigliosa stagione fallimentare, con  immagini realizzate dall’alto con il drone della città di Bari. “Con De Laurentiis ho litigatoe penso che litigheremo spesso, non ha un bel carattere  – ha detto il sindaco Decaro – Ma se una persona litiga con chi gli deve cedere il titolo sportivo probabilmente è un po’ matto il presidente De Laurentiis. Ma è una persona vera, spontanea, non si è preoccupata del fatto che io gli avrei dovuto consegnare il titolo sportivo»”

Aurelio De Laurentiis

La scelta alla fine è arrivata prima del previsto. Della commissione istruttoria esaminatrice degli undici progetti pervenuti hanno fatto parte: Davide Pellegrino, direttore generale del Comune, Pompeo Colacicco, direttore della ripartizione Urbanistica del Comune, Giuseppe Ninni, direttore della ripartizione Ragioneria del Comune, Domenico Costantino, accademico dell’Università di Bari, e Roberto Maffei, dentista ed ex capo ultras della curva nord del Bari.

Durante la conferenza stampa, un legale di De Laurentis ha annunciato che domattina De Laurentis terrà una conferenza stampa a Bari, e Decaro ha persino annullato la sua partecipazione ad una commissione comunale, per parteciparvi e non perdere il palcoscenico.

Il Coni ha respinto il ricorso presentato dalla F.C. Bari 1908 contro il provvedimento della FIGC che aveva escluso la squadra dal campionato di serie B. Cosmo Giancaspro presidente ed ora liquidatore , della società, aveva chiesto la sospensione cautelare del provvedimento e il conseguente blocco temporaneo dello svincolo dei giocatori tesserati. In una nota il Coni ha reso noto di aver “respinto l’istanza cautelare invocata“. Il provvedimento del Commissario Straordinario FIGC, che Giancaspro aveva impugnato, teneva conto “dell’inosservanza di numerosi adempimenti, riscontrata dalla Co.Vi.Soc.”, relativa debiti e ritardi nei pagamenti dei contributi. La FIGC aveva quindi “deliberato di prendere atto della intervenuta non concessione alla società F.C. Bari 1908 S.p.A. della Licenza Nazionale 2018/2019 e della conseguente non ammissione della stessa al Campionato Serie B 2018/2019″.

Scade intanto domani alle 9.30 il termine ultimo concesso dal Comune di Bari per il rilascio dello stadio San Nicola da parte di Giancaspro . Sempre domani si discuterà dinanzi alla sezione fallimentare del Tribunale di Bari la richiesta avanzata dalla Procura barese – che ha chiesto il fallimento della società – di sostituire Giancaspro con un altro organo amministrativo.

 

 

 




Habituè e new-entry, le facce del nuovo Parlamento

ROMA – Il nuovo Parlamento uscito dalle urne del 4 marzo è un mix di veterani e outsider. Nel Transatlantico di Montecitorio  si incontreranno il leghista nigeriano Toni Iwobi, primo senatore di colore d’Italia, la testimone di giustizia Piera Aiello che finalmente potrà riavere pubblicamente indietro la sua identità, ma anche pezzi grossi del governo uscente, dalla toscana Maria Elena Boschi, eletta a Bolzano, a Marco Minniti, sconfitto a Pesaro dal pentastellato Cecconi ma ripescato grazie al proporzionale. 

Tra i big recuperati, mezzo governo Gentiloni: Dario Franceschini, Roberta Pinotti, Valeria Fedeli, Andrea Orlando. Salvati anche tre dei principali esponenti di Liberi e Uguali: sconfitti all’uninominale conquistano comunque un seggio Pietro Grasso, Laura Boldrini e Pier Luigi Bersani.Entrano, invece, dalla porta principale del collegio i ministri Pier Carlo Padoan, Graziano Delrio, Luca Lotti e Beatrice Lorenzin.

Al Senato passa Emma Bonino, che a Roma fa incetta di voti, e torna Umberto Bossi. Ma gli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama ospiteranno anche perfetti sconosciuti o ‘famosi’ per motivi diversi dalla politica. Due veterinarie si accingono a prendere posto in aula: la napoletana Doriana Sarli, eletta alla Camera con il M5s; al Senato, per la Lega, la toscana Rosellina Sbrana. Tra i 28 eletti del Movimento 5 Stelle nei collegi uninominali siciliani Gaspare Marinello, dirigente dell’ospedale di Sciacca, e Giorgio Trizzino, direttore dell’ospedale Civico di Palermo.

Il M5s, che ha già designato come possibile successore della ministra Fedeli  Salvatore Giuliano   preside dell’Iiss Majorana di Brindisi, una delle scuole più raccontate d’Italia -, porta diversi insegnanti in Parlamento; molti dalla Calabria tra ritorni, come quello del senatore Nicola Morra, docente di storia e filosofia a Cosenza confermato per il secondo mandato, e new entry come Bianca Laura Granato, una delle più attive nelle battaglie contro la Buona Scuola.

Nutrito pure il drappello di giornalisti. Nel M5s ce l’hanno fatta Primo Di Nicola, ex direttore de Il Centro, con il 41% in Abruzzo; Emilio Carelli, ex direttore di SkYTg24Pino Cabras, giornalista-blogger, scrittore e fondatore di Pandora Tv, 46% nel collegio di Carbonia. Nelle liste di Forza Italia eletti Giorgio Mulè, direttore di Panorama (46%), Andrea Cangini, ex direttore di Qn, che era capolista nelle Marche. Per il Pd a Milano entra al Senato Tommaso Cerno, ex direttore de l’Espresso.

Restano fuori, invece, con il M5sGianluigi Paragone, ex direttore de La Padania, e la Iena Dino Giarrusso. Non ce la fanno per il Pd Francesca Barra, candidata in Basilicata, e neppure la bersaniana Chiara Geloni. Tra i vip dello sport l’ha spuntata l’ex Ad del Milan Adriano Galliani, mentre il presidente della Lazio Claudio Lotito resterà fuori dal Senato, a meno che non segua il consiglio del sindaco di Benevento Clemente Mastella e faccia ricorso.




Gli “affarucci” della lobby milanese del calcio

ROMA – A svelare tutti gli altarini dietro gli affari che si concludono le quinte del calcio italiano è stato il quotidiano online Business Insider Italia. L’ordine impartito dalla Lega calcio era chiaro: dobbiamo salvare ad ogni costo il sodale Riccardo Silva nonostante  “ha pisciato fuori dal vaso” come dice Giuseppe Ciocchetti l’ex direttore generale di Infront intercettato dalle Fiamme Gialle di Milano.

nella foto, Riccardo Silva

Ma dalle indagini delegate dalla Procura di Milano alla Guardia di Finanza sulla “cupola” dei diritti televisivi del calcio vengono alla luce altri particolari imbarazanti come quello riguardante la cessione dei diritti tv per i siti di scommesse online: un prodotto che la Serie A non aveva commercializzato, ma che Riccardo Silva con il benestare di Infront l’advisor della Lega Calcio aveva ceduto a terzi, senza alcuna autorizzazione , operazione che dimostra  la massimizzazione del ritorno per le squadre italiane non è mai stato in realtà il vero scopo dei consulenti televisivi delle squadre di calcio della Serie A italiana.

Nell’ambiente Silva è anche noto per delle lussuose feste a suon di modelle (ha un’agenzia) e champagne sul mega-yacht da 70 metri, il cui valore si aggirerebbe tra i 20 e i 30 milioni. La barca è nota perché usata come piattaforma di Pr alla fiera Sportel di Montecarlo. In ogni caso l’imprenditore 45enne, ex manager di Milan Channel (gestita da una società di Marco Bogarelli) e peraltro legato per parte di madre alla famiglia che possedeva la Fabbri Editori, è evidentemente molto capace nella vendita ma i guadagni che arrivano nella cassa della Lega appaiono ridotti e sui bilanci delle società di calcio gli introiti da diritti “audiovisivi” pesano, in media, per il 65%.

Per Infront e Silva, da quanto è emerso dalle indagini  era fondamentale incassare il più possibile, fregandosene di rispettare le regole del gioco.  Antonio D’Addio l’ avvocato di Infront,  sosteneva nelle intercettazioni che  “I soldi alla Lega sono sprecati” e che darli alla Juventus sarebbe stato ancora peggio,  quindi  meglio “spenderli con Infront”  società che teoricamente dovrebbe aiutare le società calcistiche della serie A ad incassare e guadagnare di più,  .

Quando all’inizio del 2015 la Juventus chiese chiarimenti sulla vendita conclusa da Riccardo Silva di un diritto sul quale in realtà non aveva alcun titolo, l’ordine impartito dalla “cupola” attraverso  Bruno Ghirardi, avvocato della Lega di Serie A, non lascia spazio ad alcun equivoco : “Se Riccardo ha fatto così bisogna coprirlo” dice a Ciocchetti  l’ex direttore generale di Infront. Silva, infatti grazie alla liquidità accumulata all’estero, oltre ad avere aperto persino delle agenzie di modelle, manteneva l’equilibrio economico finanziario di diverse squadre che gravitavano intorno ad  Infront  garantendoquando necessario iniezioni di capitale con la sua “cassa”  per coprire le perdite dei bilanci disastrati, come nel caso più eclatante del Genoa di Enrico Preziosi.
Era quindi fondamentale la difesa del sodale  Silva per non far danneggiare la lobby di  potere sugli incassi dei diritti per le scommesse che gravitava intorno all’accoppiata Galliani-Bogarelli. Infatti Ghirardi scrive a Ciocchetti : “temo che la Juve abbia ragione se mi chiami concordiamo come gestirla perché ci vuole molta testa”.  
Silva respinge ogni accusa tramite il suo avvocato Sergio Spagnolo,ritenendole insussistenti e confidando in una rapida richiesta di archiviazione dell’indagine a suo carico. Ipotesi questa che secondo gli investigatori delle Fiamme Gialle sulla base delle evidenze documentali appare pressochè inverosimile.
L’ex ad del Milan Adriano Galliani, avrebbe fatto parte col presidente del Genoa Enrico Preziosi e altre persone secondo la Procura di Milano, di “un’associazione a delinquere in grado di interporsi fin dal 2009 tra il mercato e le squadre di calcio, cui spettano” i profitti della “commercializzazione” dei diritti tv in Italia e all’estero, “per appropriarsi di una fetta consistente di questi”. Il coinvolgimento di Galliani, che al momento non risulta indagato, emerge dalla richiesta d’arresto della procura milanese per 2 ex manager di Infront, che  è stata disattesa dal gip.

nella foto, Adriano Galliani

“Vi è una sfera di interessi finanziari nascosti comune agli interlocutori”, ovvero l’ex manager di Infront Marco Bogarelli, l’ex ad del Milan Adriano Galliani e il presidente del Genoa Enrico Preziosi, intorno alla trattativa per la tentata vendita del 49 per cento del Milan all’imprenditore thailandese Bee Taechaubol (meglio noto come  ‘MrBee’, ndr). E’ quanto si legge nella richiesta d’arresto, respinta dal gip, della Procura di Milano nei confronti dello stesso Bogarelli e di altre due ex manager di Infront.
In una intercettazione del luglio 2015, Preziosi chiede a Bogarelli: “Ma è vero che siamo dentro anche noi con il Milan?. Bogarelli: “Non ho capito, Scusami?”. La replica del presidente del Genoa: “Quello che vuole comprare il Milan, e… c’è anche Infront dentro?. E Bogarelli : “No, no… no,zero, zero (…) Non c’è. In un’altra telefonata, Bogarelli chiama Adriano Galliani e l’ex numero uno rossonero gli dice: “Senti stasera parlavo con Marina (Berlusconi n.d.r.)  va beh, poi ti racconterò… adesso vediamo, vediamo che cosa succede con Mr Bee, poi ragioniamo sulle cose nostre insomma… poi ne parliamo. Va bene”. E Bogarelli conclude la telefonata: “Va bene, a tua disposizione. Ciao”.

Le intercettazioni su Galliani: Agnelli imbecille” non usa molti giri di parole Adriano Galliani  l’ex ad del Milan parlando con Marco Bogarelli  l’ex manager di Infront per descrivere il comportamento del presidente della Juventus Andrea Agnelli, che hanno bollato con epiteti poco cortesi. Infatti da una intercettazione del 13 marzo 2015,  riportata nella richiesta di arresto – poi respinta dal gip – della Procura di Milano nei confronti dello stesso Bogarelli e di altre due persone, il primo riferendosi al numero uno della squadra bianconera dice: “(…) Oltre ad essere un imbecille, per altro è…cioè non è che è un genio…non lo so, poi va in Germania a sputtanare la Lega….io adesso gli scrivo, basta, non si può avere, tutti che sputano sul calcio italiano, come si va a vendere…?”. E Galliani: “Eh, sì (…) io, voglio dire, io ho dichiarato… qualcuno se mi chiede mi richiamo a quello che avevo detto quando hanno fatto quell’attacco famoso… l’ arroganza è cosa della Juventus che ad essa non sa sfuggire… commento che io ho fatto, voglio dire, loro bisogna darli… perché il signor Agnelli prende 100 milioni dalla Lega Calcio”. Poco più avanti Bogarelli afferma: “dai un’accelerata”.

nella foto: la “vittima” della lobby milanese dei diritti tv: Andrea Agnelli AD della Juventus

Dall’ altra parte l’ex amministratore delegato rossonero:solo sarà bene che risponda qualcun altro perché io, voglio dire, io la botta gliela do, io voglio star concentrato, la botta sarà nella ripartizione dei diritti televisivi, lì gli darò la botta… adesso chiamo Enrico che dice sempre che bisogna parlare con Agnelli”. E ancora Galliani: “adesso faccio un po’ di casino”. Bogarelli: “eh, bravo”. Galliani: “fai un po’ di casino anche tu”.

“Agnelli signorino” “Allora – dice  Galliani l’ex ad del Milan intercettato al telefono con Bogarelli nel marzo 2015 – stasera Preziosi (il presidente del Genoa, ndr) va alla cosa della Gazzetta e attaccherà Agnelli”. Bogarelli risponde: “ah bravo…». E ancora Galliani: “Presidente della Lega dovrebbe fare una intervista in cui lo, lo coso… e via, la deve smettere questo signorino eh (…). Continua a sputare sul calcio italiano…. (…) e vive di quello”. Bogarelli: “Esatto“. Più avanti, nella conversazione intercettata dalla Guardia di Finanza, parla  sempre Galliani: “(…) Comunque adesso bisogna dargli addosso a questo signore”. Poi più avanti, Bogarelli, : “Ma a parte che è impazzito, penso che sia proprio fuori di testa”. E infine ancora l’ex numero uno del Milan: “Eh sì, sì, sì, sì, sì”.

 

nella foto Marco Bogarelli

Galliani il “tranquillo” – “Sono caduto dalle nuvole, quando ho visto la notizia ho sentito il mio avvocato, Niccolò Ghedini. Mi ha confermato che non sono indagato e mi ha detto di stare sereno e tranquillo”. Così l’ex ad del Milan, Adriano Galliani, interpellato dall’ANSA, ha commentato la ricostruzione dei magistrati di Milano: “Le intercettazioni? Ero vicepresidente di Lega, era normale che parlassi con l’advisor” (cioè Infront n.d.r.).

Le origini dello scandalo

Il problema era scoppia dopo l’inizio del campionato 2014-2015, allorquando la Juventus aveva iniziato a protestare e contestare l’operato di Infront e Silva, avendo scoperto che una serie di siti per le scommesse online utilizzavano i diritti della Serie A su internet  senza averne il diritto. Le immagini del campionato italiano venivano acquisite e distribuit attraverso la società inglese Perform che aveva acquistato a sua volta da Silva i diritti che lui ha comprato dalla Lega. L’accordo tra Silva e Perform è relativo al triennio 2012-2015 e lo stesso Silva parla al telefono con Ciocchetti l’ex direttore generale di Infront,   ammette che “la Serie A in teoria non ci sarebbe, ma non c’era scritto che è esclusa”.

In poche parole  Riccardo Silva vendeva all’estero anche diritti di cui non era titolare come se lo fosse : “In questi tre anni – dice – quando ci sono stati un paio di episodi del genere praticamente avevo sospeso per un mesetto, poi si erano placate le acque e avevo ripreso. E su questo Perform e i suoi clienti sono tranquilli”. Circostanza questa che lascia dedurre agli investigatori che tutti i partecipanti alla vendita dei diritti calcistici,  fossero assolutamente consapevoli di operare su un sentiero ai limiti della legittimità e quindi dell’illegalità.
Per difendere l’intero sistema di potere creatosi all’interno della Lega pilotato da Galliani e partners, era quindi fondamentale concordare ed organizzare la difesa di Riccardo Silva  che  vorrebbe presentarsi al comitato diritti tv del 24 marzo 2015 dicendo che “probabilmente ci sono stati forse dei test e dentro potrebbe essere finita qualche immagine della Serie A”, aspettandosi che la stessa Lega  successivamente decidesse di autorizzarne la commercializzazione di quegli stessi diritti. Circostanza che poi avviene con il bando di gara 2015-2018 per l’estero.
Lo stesso  Silva dice al telefono : “Tra qualche mesi ce li avrò”. Ma l ’avvocato della Lega è di parere diverso ed insiste sul fatto che Silva abbia venduto qualcosa che non aveva, e quindi per giustificare tutte queste operazioni illegittime dovrà dire chenon ha venduto niente” facendo ricadere le responsabilità su Perform aggiugendo furbescamente che “quando la Lega me l’ha detto, io sono immediatamente intervenuto”. Intercettazioni da cui emerge la circostanza che il legale della Lega che avrebbe dovuto garantire l’interesse delle società di Serie A, in realtà mostra più interesse e preoccupazione nel proteggere l’operato di  Riccardo Silva che gli interessi dei suoi clienti.
Persino Antonio D’Addio avvocato di Infront,  è consapevole che sarà difficile difendere l’indifendibile ed avere “una linea comune intelligente” dice intercettato, in quanto “conoscendo la vera verità faccio anche più fatica”.  Marco Bogarelli  grazie al controllo che esercitava sulla Lega attraverso Adriano Galliani, riesce a salvare il “sodale” Riccardo Silva e  fu proprio Bogarelli ad istruirlo su quale linea dovrà basarsi la sua difesa: “Può darsi che qualche test sia stato fatto, ma è anche quello che mi ha permesso di fare un’offerta da 200 milioni”.
 Un anno dopo l’assegnazione dei diritti tv  del novembre del 2015, quando venne volutamente favorita Mediaset ai danni di Sky  vennero messi a trattativa “privata” i diritti per le trasmissioni per i siti di scommesse online in Italia: e tra gli aggiudicatari vi fu proprio la Perform che adesso li distribuisce anche su tutto il territorio italiano. A danno delle televisioni e dei loro abbonati.

Estromettere “dai processi decisionali” Infront, la società advisor della Lega calcio e che era diventata un “soggetto non più gradito“: sarebbe stato questo il nuovo piano dei vari personaggi al centro delle indagini su una presunta associazione per delinquere per la commercializzazione dei diritti tv del calcio. È quanto emerge da un’informativa, datata 7 febbraio scorso, del Nucleo di polizia tributaria della Gdf contenuta nei 12 faldoni depositati al Tribunale del Riesame di Milano dai pm di Milano Roberto Pellicano, Giovanni Polizzi e Paolo Filippini per chiedere l’arresto, rigettato dal gip, di Marco Bogarelli e Giuseppe Ciocchetti, ex presidente ed ex dg di Infront (si sono dimessi il 28 novembre scorso), e di Riccardo Silva, fondatore della MP & Silva.

Il “mutamento di scenario” sarebbe avvenuto proprio dopo che i due manager erano usciti da Infront e si stavano riorganizzando “con la creazione di una nuova società, con uffici a Londra e a Milano, operante nel settore dell’acquisizione e vendita dei diritti”. In una telefonata intercettata dello scorso 6 dicembre, Galliani, anche ex vicepresidente della Lega calcio, parlando con Claudio Lotito, presidente della Lazio e consigliere della Lega, diceva: “Noi siamo totalmente nelle mani di Infront, noi dobbiamo prendere l’interfaccia della Lega, dobbiamo prenderla“.

Secondo la Gdf, l’ex ad del Milan puntava ad “individuare un top manager, di esperienza internazionale e da remunerare adeguatamente, da inserire nell’organigramma” della Lega calcio, “quale direttore commerciale“. A questa figura avrebbe dovuto essere “affidata la gestione della commercializzazione dei diritti“. In quella che i finanzieri chiamano la “fase 1 delle indagini”, ossia quando Bogarelli e Ciocchetti erano ancora in Infront, non erano mai state intercettate “esternazioni di questo tipo da parte di Galliani”,  formalmente non ancora indagato. Sempre il 6 dicembre, invece, Galliani parlando con Bogarelli, che avrebbe continuato ad essere il “perno fondamentale, ancorché occulto, del ‘sistema calciò”, gli diceva: “Dobbiamo avere una direzione commerciale che non abbiamo. Non possiamo lasciare le cose nelle, nelle mani solo di un advisor“.

nella foto, Adriano  Galliani e Claudio Lotito

Questo “cambiamento di strategia”, si legge nell’informativa dei finanzieri, “caldeggiato da Galliani e avallato da Lotito (ed anche da Bogarelli)” necessitava “ovviamente del supporto dell’assemblea” di Lega. Un aspetto di cui si sarebbe fatto «carico» il presidente della Lazio che ne avrebbe parlato anche con quello del Genoa Enrico Preziosi (indagato nell’inchiesta come Lotito). Negli atti vengono, dunque, riportate una serie di telefonate in cui Lotito, tra dicembre e gennaio scorso, avrebbe cercato di portare avanti “un’opera di raccolta di adesioni al progetto” contattando il presidente del Torino Urbano Cairo, l’Ad del Sassuolo Giovanni Carnevali, Gino Pozzo, figlio del presidente dell’Udinese, l’Ad della Roma Umberto Maria Gandini, Marco Fassone, poi diventato Ad del Milan, il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, al momento tutti estranei all’inchiesta.