Confermate le anticipazioni del CORRIERE DEL GIORNO: per l’ Avvocatura Generale dello Stato, la gara per l’ ILVA è regolare

di Antonello de Gennaro

L’ Avvocatura dello Stato  ritiene che non ci siano vizi tali da richiedere l’annullamento in autotutela della gara per la vendita dell’Ilva alla cordata guidata da Arcelor Mittal, anche se la decisione finale viene rimandata al Governo. Lo hanno detto all’ agenzia di stampa Reuters due fonti vicine alla situazione, confermando indiscrezioni di stampa (anticipate in esclusiva 5 giorni fa dal CORRIERE DEL GIORNO n.d.r. ) sul parere dell’Avvocatura sulla legittimità della procedura di cessione del Gruppo ILVA in amministrazione straordinaria.

l’ anticipazione in esclusiva del 17 agosto pubblicata dal nostro giornale

L’Avvocatura non ha ritenuto che ci fossero gli estremi per l’annullamento in autotutela e ha rimesso la decisione al governo”, hanno detto le due fonti. Il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, dopo aver deciso il rinvio al 15 settembre della decisione sul dossier, ha chiesto all’ufficio legale del Governo di valutare se la procedura di vendita delle acciaierie, portata avanti dal predecessore Carlo Calenda, contenesse vizi tali da richiedere un annullamento per tutelare gli interessi dello stato.

Oggi alcuni giornali hanno scritto che il parere dell’Avvocatura consegnato ieri al Ministero sostiene che nella procedura di vendita c’è stata qualche imperfezione ma si tratterebbe di vizi che non pregiudicano la validità della gara. Esattamente quello che abbiamo spiegato noi in tempi non sospetti. E che è stato confermato.

La decisione per un eventuale annullamento della vendita viene comunque lasciata al Governo al termine del procedimento di verifica in autotutela che scade il 24 agosto. Ma solo un pazzo a questo punto rischierebbe una cuasa pressochè certa con Arcelor Mittal , che potrebbe costare miliardi di euro allo Stato e sopratutto non garantire occupazione, e stipendi a circa 20 mila operai e 300 imprese dell’appalto.

 

 

In tarda serata alle 20:30 è arrivato un comunicato stampa del Ministro Di Maio: questo il testo integrale: “Nella serata di ieri sono arrivate le 35 pagine del parere dell’Avvocatura dello Stato, che avevo richiesto lo scorso 7 agosto. Il parere affronta sia le criticità rilevate dall’Autorità Nazionale Anticorruzione che alcuni ulteriori profili segnalati all’attenzione dell’Avvocatura” aggiungendo che “persistono forti criticità  e nuovi elementi fondamentali che porterebbero al sospetto di illegittimità dell’atto. Il profilo più rilevante è legato a ‘eccesso di potere’ e cioè al cattivo esercizio dello stesso, non essendo stato tutelato il bene comune e il pubblico interesse a causa della negata possibilità di effettuare rilanci per migliorare l’offerta.

Secondo il comunicato stampa del Ministero  l’Avvocatura evidenzia una possibile lesione del principio di concorrenza: lo spostamento del termine al 2023 per l’ultimazione degli interventi ambientali avrebbe dovuto suggerire una proroga del termine per la presentazione di ulteriori offerte“, sostenendo che “in relazione alle tutele ambientali l’estrema importanza di ambiente e salute richiede altri necessari approfondimenti in materia”.

Ma il ministro Di maio stranamente si guarda bene dal rendere pubblico il parere. dell’ Avvocatura Generale dello Stato.  L’ufficio stampa da noi contattato sostiene che sarebbe stata l’ Avvocatura Generale dello Stato ad impedire la pubblicizzazione e pubblicazione online del proprio parere .Una giustificazione che ci lascia poco convinti sulla veridicità, trattandosi atti amministrativi di una gara pubblica.

Infatti anche il segretario generale della FIM-CISL Marco Bentivogli , ha contestato via Twitter queste affermazioni del ministro Di Maio, ricordandogli che il precedente Governo aveva reso pubblico il primo parere dell’ Avvocatura in sede di gara.

Anche il Ministro Calenda con una dichiarazione-video via Facebook in serata ha contestato le posizioni e dichiarazioni del Ministero dello Sviluppo Economico. smentendelo punto per punto, analiticamente, documenti alla mano.

 

Di Maio ha fretta perché sa molto bene  che il procedimento  dovrebbe essere ultimato entro 30 giorni, quindi entro il 24 agosto, ed il parere ricevuto dall’Avvocatura  è parte essenziale,  per definire fino in fondo la situazione, e sopratutto non lascia alcun spazio di “manovra”  . A partire dal problema occupazionale  che come ben noto , è il più complicato. I sindacati fanno sapere che  non hanno ricevuto alcuna convocazione ufficiale al Ministero per la riapertura il tavolo delle trattative con ArcelorMittal.  Nello stesso tempo bisognerà che qualcuno al Mise, qualora voglia giocare con il fuoco, innanzitutto trovi i soldi (stando attenti a non infrangere le normative UE)  per mandare avanti gli impianti dell’ ILVA che, secondo le dichiarazioni dei commissari, per poter funzionare almeno fino a dicembre 2018, hanno bisogno di 132 milioni di euro. Ed in cassa non ci sono.

L’ex viceministro e ora senatrice Pd Teresa Bellanova con una nota ricorda inoltre  che fra 35 giorni scade la proroga dell’amministrazione straordinaria e le casse di Ilva saranno vuote e sollecita Conte e Di Maio a “dire qualcosa di sensato”. Nel frattempo ricorda il valore dell’accordo che il Governo Gentiloni era riuscito a chiudere con ArcelorMittal e che invece i sindacati rifiutarono. “Quella ipotesi di accordo – dice la  Bellanovaprevedeva da subito 10mila lavoratori assunti da Arcelor Mittal, cui venivano garantiti i diritti economici e normativi acquisiti inclusa l’anzianità di servizio e l’articolo 18”.

Domani  alle 11:30 si terrà una conferenza stampa  al Ministero dello Sviluppo Economico. Noi chiaramente ci saremo.




Quella “strana” nomina del Comune di Taranto all’ AMIU

di Antonello de Gennaro

 Qualcuno al Comune di Taranto, crede che tutti i giornalisti siano condizionabili con qualche centinaia di euro, come questo giornale ha documentato, e quindi nel fare i propri trionfali comunicati stampa redatti e diffusi dalla “staffista” del cuore del Sindaco, credono che nessuno si accorga dei conflitti d’interesse. Come quello sulla nomina del nuovo presidente dell’ AMIU Taranto. Ad occuparsi della nomina in questione  l’assessore Massimiliano Motolese, espressamente delegato dal sindaco in carica (non si sa sino a quando….)  Rinaldo Melucci rappresentando il maggiore azionista dell’ AMIU Taranto, cioè il Comune di Taranto.

Il Comune di Taranto ha reso noto che il nuovo presidente dell ‘AMIU , Luca Tagliente  siede nel direttivo nazionale di Utilitalia ( è la Federazione che riunisce le Aziende operanti nei servizi pubblici dell’Acqua, dell’Ambiente, dell’Energia Elettrica e del Gas) , consulente tecnico di numerose aziende che operano in campo industriale e (presunto) consulente di diverse Procure della Repubblica con incarichi di livello nazionale…(quali ?).  Ha lavorato per grosse multinazionali operanti nel settore industriale ed in particolare nel settore dell’incenerimento dei rifiuti. Componente del Technical Working Group (TWG) al CEWEP Confederation of European Waste-to-Energy Plants per la revisione del BREF WI – Bruxelles.

Questo comunicato stampa, ancora una volta non è arrivato alla nostra redazione da parte del Comune di Taranto, motivo per cui i nostri legali stanno preparando alcune iniziative legali per la tutela dei nostri diritti ad essere informati correttamente per poter conseguentemente come nostro diritto informare l’opinione pubblica. Ed infatti  ancora una volta dal Comune di Taranto non raccontano ai cittadini tutta la verità e cioè che Luca Tagliente è anche un dirigente della società Appia Energy spa di Massafra controllata al 51% dal Gruppo Marcegaglia (a sua volta azionista al 15 per cento  della AmcoInvest Italy che ha rilevato l’ ILVA) ed al 49 per cento dalla società CISA spa che fa capo all’imprenditore  Tonino Albanese, società che sulla base di un vecchio piano dello smaltimento dei rifiuti elaborato dalla Regione Puglia nel lontano 1994,  smaltisce i rifiuti raccolti dall’ AMIU società del Comune di Taranto.

Sarebbe interessante conoscere anche quali sarebbero le presunte “numerose aziende che operano in campo industriale” di cui Tagliente è consulente. Così come sarebbe interessante conoscere dal Comune di Taranto o dal “signor” Tagliente (se preferisce…)  come mai  NON vengono rese note ed elencate quali siano le “diverse Procure della Repubblica con incarichi di livello nazionale” e quali sono le  “grosse multinazionali operanti nel settore industriale ed in particolare nel settore dell’incenerimento dei rifiuti“.

Luca Tagliente, Plant Manager Appia Energy spa – Massafra

Come nel nostro consueto stile giornalistico investigativo abbiamo fatto un pò di ricerche ed abbiamo scoperto che il nuovo presidente dell’ AMIU Taranto nella sua pagina sul social network professionale Linkedin, si auto-qualifica esclusivamente come “Plant Manager Appia Energy S.r.l. – Marcegaglia Group” incarico che ricopre dal 2009, dopo esserne stato responsabile della Manutenzione ed Ambiente dal 2007 al 2009.

Quello che sa di incredibile è che  Tagliente non ha neanche avuto il buon gusto di dimettersi dal suo incarico dall’ APPIA ENERGY. Così come è ancora più vergognoso che dal Comune di Taranto nessuno glielo abbia mai chiesto !

(dalla pagina LINKEDIN di Luca Tagliente)

i consiglieri comunali Battista e Nevoli (M5S)

Non a caso i consiglieri comunali del M5S Taranto, Nevoli e Battista hanno subito diramato un comunicato: “I cognomi dei neoconsiglieri AMAT e AMIU sono, tuttavia, innanzi tutto noti alla cittadinanza per essere agevolmente riconducibili ad attuali consiglieri comunali. Per questa ragione ci viene da pensare che l’obiettivo perseguito dal sindaco sia piuttosto quello di placare gli animi all’interno del Consiglio che, in seguito alle notizie di rimpasti e di probabili candidature, mostra di essere piuttosto irrequieto ed instabile” proseguendoUn discorso a parte merita il neopresidente AMIU, (che é stato fino a qualche mese fa, se non lo é tuttora) direttore di impianto di una nota società ( Appia Energy – n.d.a.) partecipata dal colosso massafrese ( Cisa s.p.a. – n.d.a.) della gestione dei rifiuti e delle discariche. Questo duraturo rapporto professionale pone l’ingegnere in una situazione di palese conflitto di interessi, posto che il Comune di Taranto ha l’obbligo normativo di perseguire l’obiettivo dell’innalzamento delle percentuali di raccolta differenziataE che non ci sfugga ancora qualcosa? ” conclude la nota stampa.

Secondo nostre fonti autorevoli sarebbe in corso di preparazione un esposto all’ ANAC , l’ Autorità Nazionale Anticorruzione presieduta dal magistrato Cantone, che dovrà quindi accertare se esiste o meno un conflitto d’interesse. Iniziativa questa che un Comune serio (non è evidentemente il caso di Taranto…!) avrebbe dovuto intraprendere autonomamente prima di effettuare la nomina. in questione .

Chiaramente siamo a disposizione di chiunque voglia documentarci il contrario, o attestare il contrario di quanto abbiamo scritto. Ma gentilmente…lo faccia documenti alla mano !




La Raggi aveva detto il falso sulla nomina di Marra. La Procura di Roma chiede il rinvio a giudizio per la “sindaca” di Roma

ROMA – La Procura di Roma ha chiesto  il rinvio a giudizio per falso per la sindaca di Roma Virginia Raggi nell’ambito dell’inchiesta per la nomina di Renato Marra attuale comandante del XV Gruppo della Polizia Municipale di Roma Capitale.  L’ufficiale dei vigili romani è fratello di Raffaele, ex capo del personale capitolino anch’egli a processo per corruzione. La prima cittadina era indagata per falso per avere agevolato la candidatura del fratello del suo braccio destro, nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto “pacchetto nomine

Le prove acquisite e documentate dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal pm Francesco Dall’Olio’ raccontano una  verità, la cui prova è in un messaggio del 14 novembre scorso dove Raffaele Marra, a proposito dell’aumento dello stipendio del fratello Renato ,  scriveva alla sindaca Raggi : “Se lo avessi fatto vicecomandante, la fascia (economica-retributiva, ndr) era la stessa“.

La Raggi subito dopo replicava via SMS: “Infatti abbiamo detto vice no. Abbiamo detto che restava dov’era con Adriano“. E Raffaele Marra controbatteva: “E infatti con Adriano il posto era quello di cui abbiamo sempre parlato”. L’ Adriano di cui si parlava era l’ assessore comunale al Turismo Adriano Meloni, con il quale appunto Renato Marra sarebbe dovuto andare a lavorare a seguito alla nuova nomina successivamente revocata. E’ questa la prova che la nomina era stata concordata con l’allora vicecapo di Gabinetto , e la conferma quindi  che la Sindaca Raggi ha mentito all’Anticorruzione del Comune.

 

Cade pero’ l’aggravante dell’articolo 61 secondo comma, e l’ altra accusa di abuso è stata archiviata perché, in quanto i magistrati, manca l’elemento soggettivo del reato. In pratica la  nomina di Romeo a capo della sua segreteria non si poteva fare, è stata fatta senza dolo, ma resta comunque illegittima  Rimane invece in piedi quella per “falso” anche se senza l’aggravante  di aver commesso il falso per occultare il reato. Il procuratore  aggiunto Paolo Ielo e il pubblico ministero Francesco Dall’Olio le hanno contestato la sua falsa dichiarazione inviata a Mariarosa Turchi, la responsabile Anticorruzione del Comune in cui sosteneva  che la scelta di nominare Marra era stata solo sua”.

Le indagini condotte dalla Squadra Mobile della Questura di Roma hanno dimostrato invece che così non fu. La storia è nota: nonostante le inchieste giornalistiche e i dubbi di parte del Movimento5Stelle  (Roberta Lombardi definì Raffaele Marra “un virus che ha infettato il M5s”), Raggi gli aveva affidato la massima libertà nella scelta di strategie e nomine politiche: fu lui a seguire le procedure per la promozione del fratello.

il procuratore aggiunto della Procura di Roma Paolo Ielo

I magistrati della procura di Roma  hanno chiesto l’archiviazione anche per il suo ex capo segreteria, Salvatore Romeo ,(a cui era stato concesso un aumento di stipendio da 39 mila a 110 mila euro poi ridotti a 93 mila a seguito dei rilievi Anac l’ Autorità Nazionale Anticorruzione , persi a seguito delle sue dimissioni sollecitate dal “direttorio” all’epoca in piedi nel M5S,  dopo la nota vicenda della stipula di una serie di polizze, nelle quali Romeo aveva indicato la sindaca quale beneficiaria in caso di morte del titolare, che non e’ quindi stata ritenuta quale elemento di reato, in quanto per gli investigatori la scelta di Romeo come capo della segreteria politica della sindaca si potrebbe spiegare anche con l’esistenza di un rapporto di amicizia e di vicinanza politica che li legava i due in quanto militanti “grillini”  della prima ora.

Il procuratore aggiunto Paolo Ielo ed il pm Francesco Dall’Olio hanno richiesto il processo anche per Raffaele Marra, accusato di “abuso” per la nomina del fratello Renato il quale da ufficiale dei vigili urbani inizialmente era stato promosso a capo del Dipartimento Turismo del Comune di ROMA CAPITALE con un incremento di stipendio pari a 20 mila euro.

Immediata la soddisfazione-bufala della Raggi scrivendo un post su Facebook, lo strumento con cui la giunta grillina romana rilascia commenti politici e comunica le sue decisioni, persino anche quelle  ufficiali “Per mesi i media mi hanno fatto passare per una criminale, ora devono chiedere scusa a me e ai cittadini romani. E sono convinta che presto sarà fatta chiarezza anche sull’accusa di falso ideologico. Apprendo con soddisfazione che, dopo mesi di fango mediatico su di me e sul MoVimento 5 stelle, la Procura di Roma ha deciso di far cadere le accuse di abuso ufficio”. Anche Beppe Grillo fantomatico “garante” del M5s si è detto “molto soddisfatto che i due reati più gravi”  nei confronti  del sindaco di Roma “siano in via di archiviazione”.

Ma il Sindaco Raggi ancora una volta mente sapendo di mentire  omettendo di scrivere ai suoi fans sui socialnetwork anche l’altra metà della notizia: la richiesta della Procura di Roma di andare avanti e chiedere il suo rinvio a giudizio per l’accusa di “falso”.




L’ Autorità Nazionale AntiCorruzione solleva dubbi ma archivia l’esposto del Codacons su Alitalia

ROMA – Con delibera del 13 luglio 2017, l’ANAC si è pronunciata  su una segnalazione  del Codacons in merito ad  un presunto conflitto di interessi in capo ad Enrico Laghi, nominato con decreto del Ministro dello Sviluppo Economico del 2 maggio 2017 nell’ambito della terna commissariale preposta alla amministrazione straordinaria di  Alitalia.

L’ANAC ha rilevato la propria incompetenza e archiviato la segnalazione. ANAC ha tuttavia sollevato dubbi sulla corretta applicazione della normativa che regola il regime di incompatibilità dei commissari e ha rimesso alla valutazione del Ministro dello sviluppo economico la verifica della legittimità dell’atto di nomina.

Il Ministero dello sviluppo economico, fino ad oggi non coinvolto nel procedimento instaurato presso l’ANAC, comunicherà  all’Autorità  la documentazione comprovante i presupposti per l’atto di nomina  e le valutazioni  effettuate ai fini della verifica in ordine all’assenza di profili di incompatibilità e provvederà ad investire della questione anche l’Avvocatura dello Stato, attesa la pendenza di un ricorso avanti al TAR, avverso l’atto di nomina.




Adesso grazie al FOIA anche in Italia sarà più facile fare inchieste senza ostacoli

Per il mondo dell’informazione in Italia è un momento “storico”:50 anni dopo gli Stati Uniti d’ America e  250 anni dopo la Svezia anche da noi entra in vigore il Freedom of Information Act cioè il FOIA . E’ è un mezzo efficace potentissimo, per poter accedere ed ottenere informazioni pubbliche. Quali? In teoria tutte. Il principio a fondamento del FOIA è che tutte le informazioni e gli atti della pubblica amministrazione debbano essere pubblici e consultabili da chiunque a meno che non vi siano gravi motivi per opporre un segreto.

 

il ministro Madia e Cantone

Secondo  il presidente dell’ANAC   cioè l’ Autorita anticorruzione Raffaele Cantone che il 28 dicembre pubblicherà le linee guida si tratta di “una vera riforma epocale” .  Inutile cercare di negare l’evidenza o arrampicarsi sugli specchi, è senza dubbio una riforma culturale e burocratica che non sarà possibile ignorare,  in quanto adesso gli uffici pubblici hanno l’obbligo di rispondere e collaborare alle richieste di tutti , e quindi non più soltanto dei soggetti interessati da un provvedimento. I burocrati, gli esperti del diniego non sono attrezzati per farlo. E sopratutto questa volta rischiano grosso: l’incriminazione.

In Italia, dopo anni di campagne della società civile e di richieste degli esperti, nell’ambito della legge (n. 124/2015) di riforma Madia della pubblica amministrazione  il Parlamento ha delegato il Governo ad adottare un decreto che superasse la vecchia disciplina italiana sull’accesso agli atti amministrativi  risalente alla legge n. 241 del 1990 che nonostante i buoni propositi di fatto  limitava e non poco la possibilità di consultare e avere copia dei documenti solo a coloro che potessero vantare in ordine a quei documenti un interesse personale, concreto, diretto e giuridicamente rilevante in relazione a quei documenti.

Una norma sulla trasparenza assai poco evoluta che non solo ci valeva gli ultimi posti nei rating internazionali in materia, ma che – di fatto – impediva espressamente ogni forma di controllo civico generalizzato sull’operato delle pubbliche amministrazioni . Con tutte le conseguenti ritardi nella lotta alla corruzione e nel recupero di efficienza e legalità degli uffici pubblici.

Il Governo ha adottato il decreto legislativo n. 97 del 25 maggio 2016 che in attuazione di questa delega,  ha  modificato il decreto 33/2013 in materia di trasparenza ed ha introdotto un nuovo strumento attraverso il diritto di accesso generalizzato, esercitabile da chiunque questa volta senza alcun bisogno di detenere un interesse qualificato su tutti i dati e i documenti presenti negli archivi delle pubbliche amministrazioni, fatto salvo un certo numero di eccezioni. Per consentire alle amministrazioni di adeguare i propri archivi e le proprie procedure, il legislatore ha previsto un termine di sei mesi per rendere davvero esercitabile questo diritto. Ed il termine è scaduto il 23 di dicembre alla vigilia delle feste natalizie.

Vediamo perché e cosa cambia. Negli Stati Uniti in questi anni  sono state realizzate alcune delle più importanti inchieste giornalistiche proprio grazie al FOIA . Una di queste è diventata un film, “Spotlight“, che ha vinto l’Oscar nel 2015 svelando gli abusi sessuali di molti preti di Boston,. Così come il recente caso delle email del segretario di stato americano uscente Hillary Clinton, che è stata fortemente penalizzata nella sua la corsa allo studio ovale della Casa Bianca. Tutto è venuto alla luce, infatti, proprio  grazie al FOIA redatto da un giornalista che ha ottenuto il diritto di consultare tutte le email che la Clinton aveva mandato e ricevuto quando era segretario di Stato usando persino un server privato. Ed è stato proprio grazie al FOIA americano che si è potuto aggiungere qualche tassello importante per capire cosa accadde nel caso di Ustica  nei cieli italiani il 27 giugno 1980  .

 

Adesso anche l’ Italia ha il suo FOIA.  E dobbiamo riconoscere che è stato fortemente voluto e sostenuto dall’ex presidente del consiglio Matteo Renzi; e dal ministro Marianna Madia, che ha fatto uno splendido lavoro dialogando senza mai arrendersi con la società civile , e lo ha strutturato in maniera tale da ridurre al minimo sia le eccezioni ma anche i i limiti. Quello italiano è sicuramente un buon FOIA, come ci è stato riconosciuto a Parigi due settimane fa alla riunione mondiale dell’Open Government Partnership . Adesso che anche in Italia abbiamo un buon FOIA dobbiamo usarlo ed il CORRIERE DEL GIORNO sarà in prima fila ad utilizzarlo senza fare sconti a nessuno . La democrazia funziona meglio con un Governo aperto e trasparente che così facendo si guadagna ogni giorno la fiducia dei cittadini. E noi giornalisti, dei nostri lettori.

Ma cittadini, imprese e giornalisti sono pronti per sfruttare le potenzialità di questo nuovo strumento di trasparenza? Se l’è chiesto l’ Agenzia Italia che ha realizzato questa guida sintetica, che vi consigliamo di leggere per orientarvi meglio.

Cos’è il Foia e quando si potrà applicare?

Il Freedom of Information Act rappresenta un nuovo diritto di accesso che si aggiunge a quelli preesistenti  (non solo quello di accesso procedimentale previsto dalla Legge n. 241 del 1990 o  quello in materia ambientale previsto del decreto legislativo n. 195 del 2005, ma anche quello c.d. “civico” previsto dalla versione originaria del decreto n. 33 del 2013 in relazione ai dati, documenti e informazioni che le amministrazioni non avessero pubblicato nella sezione “Amministrazione trasparente” del proprio sito web, pur avendone l’obbligo).

La nuova tipologia di accesso – che, per distinguerla dalle precedenti, viene chiamata “accesso generalizzato” – è contenuta all’interno del nuovo art. 5, comma 2 del decreto trasparenza (33/2013), così come modificato dalla riforma della pubblica amministrazione.

La norma prevede che “chiunque ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione ai sensi del presente decreto, nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi pubblici e privati giuridicamente rilevanti”.

Per la prima volta, nel nostro ordinamento giuridico viene introdotto un diritto di accesso che  non è condizionato dalla titolarità di situazioni giuridicamente rilevanti ed ha ad oggetto tutti i dati e i documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli per i quali è già stabilito un obbligo di pubblicazione sui siti web delle amministrazioni (es. redditi degli amministratori, contratti pubblici, organigramma e dati sul personale, ecc., liste d’attesa).

Il nuovo diritto di accesso generalizzato può essere esercitato da “chiunque, vale a dire: persone fisiche (indipendentemente dalla loro cittadinanza), persone giuridiche, associazioni anche non riconosciute.

Altrettanto ampia è la sfera dei soggetti ai quali è possibile richiedere i dati e i documenti: pubbliche amministrazioni in senso stretto (Ministeri, Comuni, Provincie, Regioni, Scuole, Università, Camere di commercio e, naturalmente, le aziende ed enti del servizio sanitario nazionale), autorità portuali ed autorità amministrative indipendenti, enti pubblici economici, ordini professionali, società in controllo pubblico ed altri enti di diritto privato assimilati.

Sotto il profilo dell’ambito oggettivo, l’accesso generalizzato è esercitabile relativamente “ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione”, ossia per i quali non sussista uno specifico obbligo di pubblicazione.

Di fatto, quindi, il nuovo diritto potrà essere esercitato nei confronti dell’intero contenuto degli archivi di ciascuna pubblica amministrazione (fatte salve, naturalmente, le eccezioni previste).

Come può essere esercitato il diritto di accesso generalizzato?

L’istanza di accesso generalizzato va indirizzata direttamente all’ufficio che detiene i documenti, oppure all’Ufficio relazioni con il pubblico, oppure ancora ad altro ufficio indicato dall’amministrazione nella sezione “Amministrazione trasparente” del sito web istituzionale. Sempre sul sito web, molte amministrazioni hanno già reso disponibile il modello di richiesta che potrà essere portata agli uffici, inoltrata via posta tradizionale oppure telematicamente (es. via mail o PEC).

All’interno della richiesta andranno identificati i dati, le informazioni o i documenti che si desidera richiedere.

Ciò vuol dire che eventuali richieste di accesso generalizzato saranno ritenute inammissibili laddove l’oggetto della richiesta sia troppo vago da non permettere di identificare la documentazione richiesta. Resta comunque ferma la possibilità per l’ente destinatario dell’istanza, in virtù di un principio di collaborazione,  di chiedere di precisare la richiesta di accesso civico identificando i dati, le informazioni o i documenti che si desidera richiedere.

Il rilascio di dati o documenti in formato elettronico o cartaceo è gratuito, salvo il rimborso del costo effettivamente sostenuto (e documentato) dall’amministrazione per la riproduzione su supporti materiali.

Naturalmente, nel caso in cui l’istanza di accesso civico possa incidere su interessi di soggetti controinteressati legati alla protezione dei dati personali (è probabile che accada, ad esempio, in ambito sanitario), o alla libertà e segretezza della corrispondenza (basti pensare alle comunicazioni dei dipendenti pubblici) oppure agli interessi economici e commerciali (ad esempio, in relazione alle procedure di affidamento e ai rapporti con i fornitori) è necessario che l’ente destinatario dell’istanza di accesso civico ne dia comunicazione agli stessi. In tal modo, il soggetto controinteressato potrà presentare una eventuale e motivata opposizione all’istanza di accesso civico entro dieci giorni dalla ricezione della comunicazione della richiesta di accesso civico. Decorso tale termine, l’amministrazione provvederà sulla richiesta di accesso civico, accertata la ricezione della comunicazione da parte del controinteressato.

Il procedimento di accesso civico dovrà concludersi con provvedimento espresso e motivato nel termine di trenta giorni dalla presentazione dell’istanza con la comunicazione del relativo esito al richiedente e agli eventuali controinteressati. Tali termini sono sospesi nel caso di comunicazione dell’istanza al controinteressato durante il tempo stabilito dalla norma per consentire allo stesso di presentare eventuale opposizione (10 giorni dalla ricezione della comunicazione).

In caso di accoglimento, l’amministrazione provvederà direttamente a trasmettere tempestivamente al richiedente i dati o i documenti richiesti, senza bisogno – quindi – di convocare il richiedente presso l’ufficio per fargli consultare “le carte”.

Laddove vi sarà, invece, l’accoglimento della richiesta di accesso civico nonostante l’opposizione del controinteressato, l’amministrazione sarà tenuta a darne comunicazione a quest’ultimo. I dati o i documenti richiesti potranno essere trasmessi al richiedente non prima di quindici giorni dalla ricezione della stessa comunicazione da parte del controinteressato, ciò anche al fine di consentire a quest’ultimo di presentare opposizione.

La disciplina in materia prevede che in caso di diniego totale o parziale dell’accesso o di mancata risposta entro il termine di trenta giorni, il richiedente – prima di rivolgersi al Tribunale Amministrativo Regionale competente per territorio – possa:

a) presentare richiesta di riesame al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (figura presente in tutte le pubbliche amministrazioni), che decide con provvedimento motivato, entro il termine di venti giorni.

b) in alternativa, laddove si tratti delle regioni o degli enti locali, il richiedente può presentare ricorso al difensore civico competente per ambito territoriale (qualora tale organo non sia stato istituito, la competenza è attribuita al difensore civico competente per l’ambito territoriale immediatamente superiore).

Quali sono le eccezioni?

Come già accennato, la regola della generale accessibilità è bilanciata dalla previsione di eccezioni poste a tutela di interessi pubblici e privati che possono subire un pregiudizio dalla diffusione generalizzata di talune informazioni.

In particolare, l’accesso generalizzato è escluso nei casi in cui una norma di legge sottrae alcune informazione e documenti alla conoscibilità del pubblico (come nel caso di segreto di Stato).

Al di fuori dei casi sopra indicati, possono ricorrere, invece, limiti (eccezioni relative o qualificate) posti a tutela di interessi pubblici e privati che vengono tassativamente elencati:

  • la sicurezza pubblica e l’ordine pubblico;
  • la sicurezza nazionale;
  • la difesa e le questioni militari;
  • le relazioni internazionali;
  • la politica e la stabilità finanziaria ed economica dello Stato;
  • la conduzione di indagini sui reati e il loro perseguimento;
  • il regolare svolgimento di attività ispettive;
  • la protezione dei dati personali, in conformità con la disciplina legislativa in materia;
  • la libertà e la segretezza della corrispondenza;
  • gli interessi economici e commerciali di una persona fisica o giuridica, ivi compresi la proprietà intellettuale, il diritto d’autore e i segreti commerciali.

Il contenuto delle eccezioni viene meglio dettagliato in un provvedimento dell’Autorità Nazionale Anticorruzione adottato d’intesa con il Garante Privacy, in ordine ai dati personali; la versione definitiva di questo documento non è stata ancora pubblicata da Anac ma – per farsi un’idea  di quali sono i documenti e dati sottratti all’accesso – è possibile leggere la bozza di linee guida  che è stata sottoposta a consultazione nelle scorse settimane.

Naturalmente, trattandosi di un diritto così innovativo per l’amministrazione italiana, è possibile che sia necessario un periodo di “rodaggio” (e qualche sentenza dei giudici) per comprendere bene quali siano i confini di questo nuovo diritto. Per questo motivo, sono già in cantiere iniziative di monitoraggio per verificare il reale impatto della nuova normativa e capire se ha bisogno di modifiche e interventi correttivi.

Grazie al FOIA andremo a potenziare una nostra rubrica,  ben nota ai nostri lettori “Le inchieste del Corriere” per realizzare ancora meglio le nostre inchieste giornalistiche usando lo strumento che da oggi finalmente abbiamo anche noi in Italia. Avere la possibilità di chiedere degli atti e documenti e poter fare delle indagini  partendo dai documenti e non dai mormorii o spifferi di corridoio, o segnalazioni anonime.

Le nostre inchieste non saranno solo investigative ma anche collaborative e cioè vogliamo mettere a disposizione di chi voglia fare una inchiesta giornalistica la nostra collaborazione e partecipazione. Sempre dalla parte dei lettori e dei cittadini onesti, che potranno d’ora in poi suggerirci gli argomenti, segnalarci delle vicende di interesse pubblico avendo la certezza che grazie al FOIA adesso possiamo realizzarle senza barriere ed ostacoli (e quanti ne abbiamo trovati…)

Non siamo i primi in Italia a voler fare inchieste di questo tipo. ma sicuramente lo siamo stati in Puglia portando un giornalismo d’inchiesta pressochè sconosciuto.  Il punto di svolta è che da oggi tutto sarà più facile. Da oggi cari lettori abbiamo tutto il il diritto di sapere e non vogliamo e dobbiamo più fermarci dinnanzi alle barricate della burocrazia. E se qualcuno ci proverà, questa volta troverà pane per i suoi denti.




Caso Marra, Anac: “Conflitto di interessi per la nomina del fratello”

L’ Anac per il caso che riguarda Raffaele Marra e la nomina del fratello alla Direzione Turismo del Comune di Roma, la delibera Anac ritiene “configurabile il conflitto di interessi” . “Tale situazione, secondo l’Autorità – riferisce una nota – sussiste sia nel caso in cui il dirigente abbia svolto un mero ruolo formale nella procedura, che nell’eventualità di una sua partecipazione diretta all’attività istruttoria”.   La delibera adottata dall’Autorità è stata trasmessa alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma che a questo punto potrebbe procedere per abuso d’ufficio nei confronti del fedelissimo della sindaca Virginia Raggi .

La situazione di palese conflitto di interessi” di Raffaele Marra rispetto alla nomina del fratello “era conosciuta dalla SindacaVirginia Raggi, ma “una tale dichiarazione non è sufficiente per rimuovere il conflitto“.  Inoltre non è da escludere che l’indagine possa interessare anche la stessa prima cittadina del M5S. per un possibile danno subito dall’erario comunale, motivo per cui  a scanso di equivoci il parere è stato trasmesso anche ai magistrati della Corte dei Conti del Lazio.

La delibera “A seguito di un esposto della Direr, l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha svolto attività di vigilanza su un possibile conflitto di interessi di Raffaele Marra, direttore del dipartimento Organizzazione e Risorse umane di Roma Capitale, nella nomina a capo della direzione Turismo del fratello Renato Marra – si legge in una nota dell’Anac –  A tal fine è stata richiesta al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (Rpct) di Roma Capitale una relazione che ripercorresse l’iter seguito nell’interpello. A seguito dell’esame della suddetta relazione, nella seduta odierna il Consiglio dell’Anac ha ritenuto configurabile il conflitto di interessi. Tale situazione, secondo l’Autorità, sussiste sia nel caso in cui il dirigente abbia svolto un mero ruolo formale nella procedura, che nell’eventualità di una sua partecipazione diretta all’attività istruttoria, come sembrerebbe emergere dall’ordinanza sindacale n. 95/2016″ .

A seguito dell’esame della suddetta relazione, nella seduta di ieri il Consiglio dell’Anac ha ritenuto configurabile il conflitto di interessi. Tale situazione, secondo l’Autorità, sussiste sia nel caso in cui il dirigente abbia svolto un mero ruolo formale nella procedura, che nell’eventualità di una sua partecipazione diretta all’attività istruttoria, come sembrerebbe emergere dall’ordinanza sindacale n. 95/2016.Così l’ Anac in una nota:  “La delibera adottata dall’Autorità è stata trasmessa alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, alla struttura comunale competente per l’accertamento della eventuale responsabilità disciplinare e alla Procura regionale della Corte dei conti e all’Ispettorato della funzione pubblica per le questioni relative all’inquadramento del dottor Marra nei ruoli della dirigenza di Roma Capitale. Ulteriori elementi riguardanti la procedura di interpello sono stati chiesti al Rpct di Roma Capitale“. Pertanto  tal fine è stata richiesta al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (Rpct) di Roma Capitale una relazione che ripercorresse l’iter seguito nell’interpello.

 Nel fascicolo Anac è finita anche la difesa di Marra da parte della sindaca Raggi che aveva dichiarato di aver compiuto da sola, in totale autonomia, l’istruttoria sul conferimento degli incarichi ai dirigenti. Un intervento che, stando a quanto si evince dalla nota diramata dall’Autorità Anticorruzione, non avrebbe prodotto gli effetti desiderati: il conflitto di interessi, come si legge nella nota, “sussiste sia nel caso in cui il dirigente abbia svolto un mero ruolo formale nella procedura, che nell’eventualità di una sua partecipazione diretta all’attività istruttoria, come sembrerebbe emergere dall’ordinanza sindacale 95 del 2016”. Un documento in cui si fa esplicito riferimento alla “istruttoria svolta dalle strutture competenti ai sensi della disciplina vigente“. In pratica, in poche parole, al dipartimento Organizzazione e Risorse umane di Raffaele Marra.

Sulla vicenda dell’incarico affidato a Renato Marra, fratello di Raffaele Marra, capo del personale del Comune di Roma, il sindaco Virginia Raggi  ha dichiarato di aver compiuto da sola, in totale autonomia, l’istruttoria sul conferimento degli incarichi dirigenziali. Ma nell’ordinanza con cui è stato conferito l’incarico si fa esplicito riferimento alla “istruttoria svolta dalle strutture competenti ai sensi della disciplina vigente”. È la “contraddizione” relativa al comportamento e alle dichiarazioni del sindaco, rilevata nella delibera Anac.




Saviano: Virginia Raggi e il dovere del passo indietro

di Roberto Saviano*

SI E’ DIVERSI non quando si dichiara di essere diversi, ma quando si agisce diversamente. Scegliendo Marra, Virginia Raggi non ha agito diversamente dai suoi predecessori. L’arresto del fedelissimo della sindaca, l’uomo che ha difeso innumerevoli volte da luglio a oggi resistendo anche alle sollecitazioni di Beppe Grillo, che avrebbe voluto la sua rimozione, dimostra una volta di più che il re è nudo. L’arcadia idealizzata dal Movimento non esiste, non è mai esistita. I pochi mesi di amministrazione Raggi a Roma sono bastati a farci comprendere quanto il M5S sia fragile. Una denuncia che si sta sollevando anche al suo interno, come dimostra il clima che sta infuocando il confronto tra le diverse correnti romane e parlamentari.

Il Movimento, purtroppo per i suoi elettori e per i tantissimi italiani che gli hanno dato fiducia nella prova referendaria, in mancanza di regole organizzative e di selezione precise e riconoscibili, in altre parole di regole democratiche, sta evidenziando un altro dei suoi limiti, forse il più inquietante: è un movimento scalabile. Può essere preso d’assalto da chiunque e, siccome chi critica ha in sorte l’epurazione, non riesce a maturare una crescita interna che lo renda più solido e meno contraddittorio nelle scelte e nei comportamenti.

Questo è quanto accaduto a Roma, dove la destra vicina agli ambienti di Forza Italia e dell’ex sindaco Gianni Alemanno lo ha di fatto occupato. Beppe Grillo lo sa bene, ne è perfettamente consapevole, ma finora non ha potuto riconoscerlo pubblicamente – forse nemmeno con i suoi più stretti collaboratori – perché significherebbe alzare bandiera bianca, ammettere che la sua creatura non ha sufficienti anticorpi per scongiurare che gruppi organizzati possano infiltrarsi nelle sue strutture fluide e prendere il potere, utilizzando la buona fede degli elettori. Il punto di partenza di questo ragionamento, anche se mi aspetto che i militanti mi diano del servo del Pd, è proprio questo: la buona fede di chi ha scelto e votato i Cinquestelle. E questa è la ragione per la quale, se il M5S non vuole disperdere il capitale umano e politico accumulato in questi anni, deve darsi nuove regole precise. Deve accettare di praticare la democrazia al proprio interno se vuole chiedere e pretendere la stessa democrazia all’esterno, alle istituzioni e alle altre forze politiche del Paese.

Una conseguenza mi pare inevitabile. Virginia Raggi deve dimettersi (o autosospendersi fino a un chiarimento giudiziario) perché ha legato il proprio destino a quello di Raffaele Marra. Perché lo ha difeso strenuamente quando in molti, anche tra quelli del suo Movimento, le hanno fatto notare l’imbarazzante continuità di Marra con le esperienze amministrative precedenti. Raggi ha un obbligo etico che le deriva dalla fascia tricolore che le è stata consegnata dopo la vittoria alle elezioni. Deve dimostrare di comprendere fino all’ultima piega che cosa significhi essere la Sindaca della più importante città del Paese e il suo riflesso nel mondo. Deve farsi carico delle sue responsabilità politiche e civili. Deve dar conto delle sue scelte ai cittadini, non soltanto quelli che hanno votato per lei.

Deve dar conto a quei cittadini che oggi scoprono chi è Marra: una pedina inamovibile della sua squadra e della sua amministrazione. Perché Marra non è – come si è voluto far credere – una figura marginale. Marra è l’amministrazione Raggi. Marra è Virginia Raggi. Da lui sono passate tutte le decisioni più importanti della sindaca. Una sindaca che, nella migliore delle ipotesi, non ha saputo leggere e interpretare la complessità del reale. Lei e i 5stelle alla prova dei fatti sino ad oggi hanno fallito. Ecco perché è il caso che Raggi passi la mano. Mettere la testa sotto la sabbia, questo Grillo dovrebbe saperlo, porterebbe a un disastro peggiore. Quando chiesi (e ne sono ancora convinto) le dimissioni per conflitto di interessi della ministra Maria Elena Boschi fui accusato di essere grillino. Venni letteralmente massacrato dal Pd e dall’intero suo popolo riunito alla Leopolda in quei giorni. Eppure quelle mancate dimissioni hanno segnato l’inizio della ingloriosa fine del renzismo. Chi oggi lo nega lo fa per convenienza.

La situazione del nostro Paese è disastrosa, si è lavorato soprattutto alle apparenze e molto poco alla sostanza. La storia di Beppe Sala a Milano mostra come il governo abbia rischiato molto a delegare tutta la sua diversità all’Anac (l’Autorità nazionale anticorruzione) che non essendo una procura, non potendo né indagare né investigare, concede il suo bollino blu (come fatto su Expo) a vicende e situazioni che non può conoscere bene fino in fondo, dando più una valutazione mediatica che reale. Ora l’inchiesta Expo rischia di gettare una luce ambigua sull’ Anac rendendola l’ennesima operazione di facciata del governo Renzi. L’augurio è che sia in grado di sottrarsi al ruolo di chi si limita a battezzare il bene e il male dell’amministrazione pubblica e cerchi di tornare alle sue funzioni di prevenzione e analisi.

Dopo l’arresto di Marra, mi accusano nuovamente di essere al soldo del Partito democratico. Domando anche a chi mi attacca: quanto vi sta a cuore il vostro presente e il vostro futuro? Che cosa risponderete ai vostri figli quando vi chiederanno dove eravate quando c’era bisogno di fermarsi a ragionare? Per capire, solo per capire. Niente di più. Chi critica non può essere considerato un nemico da epurare. Possiamo continuare a ragionare in questo modo? Il Pd dice “se non appoggi Renzi aiuti Salvini e Grillo” e il M5Sse critichi la gestione Raggi vuoi riconsegnare Roma nelle mani di chi ha permesso Mafia Capitale“. Attestarsi su queste posizioni distrugge ogni possibilità di dibattito, riduce le idee a uno scontro tra squadre.

Eppure Marra è la dimostrazione che la politica, anche quella del Movimento, che si pone come radicalmente nuova deve sempre misurarsi (e allearsi) con i meccanismi di scambio, influenza, opportunismo. Amministrare è difficilissimo, per cambiare davvero bisogna essere prudenti e saper ascoltare. Perché dinanzi alle prove politiche (non ancora giudiziarie) di continuità tra Marra e Alemanno (Marra sottoscrisse – come racconta il giornalista dell’Espresso Emiliano Fittipaldi – contratti milionari a favore di Fabrizio Amore, un costruttore imputato di associazione per delinquere) la Raggi ha continuato a difenderlo? Forse la ragione è semplice: le figure come Marra garantiscono voti, controllo burocratico, influenza, rapporto con immobiliari e imprenditori. Si può discutere di tutto questo senza essere accusati di essere cospiratori contro il nuovo? Chi insulta non pensa.

Essere liberi, diversi, dissidenti non è un’aspirazione facile. Ma non dovremmo mai smettere di provarci.

*commento tratto dal quotidiano La Repubblica @




La Procura di Roma si appresta ad iscrivere la Raggi nel registro degli indagati

Atteso e temuto per i possibili sviluppi che potrebbe innescare,  la documentazione dell’Autorità nazionale anticorruzione sul caso delle consulenze alla Asl di Civitavecchia della neo sindaca della capitale Virginia Raggi, come anticipato dal quotidiano La Stampa, alla fine è arrivata a destinazione.

Giuseppe Pignatone

nella foto il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone

Negli uffici della Procura di Roma, guidata da Giuseppe Pignatone, che aprirà un fascicolo nel quale il nome della prima cittadina figurerà come indagata. L’ipotesi di reato formulata sarebbe, secondo quanto filtra da Piazzale Clodio, quella contemplata dall’articolo 483 del codice penale: “Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico”. Pena massima prevista 2 anni di reclusione.

I magistrati puntano a chiudere l’inchiesta, qualunque dovesse essere l’esito (archiviazione o richiesta di rinvio a giudizio), in tempi rapidi. Per evitare che lo scontato clamore delle indagini nei confronti della prima carica istituzionale della Capitale possa condizionare, oltre ragionevoli termini di durata, l’azione della nuova Giunta capitolina alle prese con la delicatissima situazione della città. A cominciare dall’emergenza rifiuti”




Anticorruzione, Cantone a Bari: “Il nuovo codice ha bisogno di tempo per entrare a regime”

Il presidente dell’ANAC l’ Autorità Nazionale Anticorruzione,  Raffaele Cantone, dopo aver partecipato al convegno dell’Agenzia regionale per la casa e l’abitare intervenendo a Bari nella tavola rotonda del convegno “Impresa e anticorruzione: punti di equilibrio e limiti” ha ascoltato la richieste dell’Ance l’ Associazione nazionale costruttori edili aderente a Confindustria, ma ha difeso  (“Appalti più regolari” ) il nuovo Codice degli Appalti dalle critiche dei costruttori. Il presidente dell’ ANCE Bari e Bat, Beppe Fragasso,  ha ribadito che  “la regolarità nei cantieri, la lotta al lavoro nero e la trasparenza negli appalti pubblici sono i temi su cui l’ANCE si batte ogni giorno, soprattutto in questo periodo di passaggio tra il vecchio e il nuovo Codice degli appalti che purtroppo sta provocando disorientamento nelle stazioni appaltanti e nelle imprese” .

nella foto Beppe Fragasso

nella foto Beppe Fragasso (Ance Bari e Bat)

Per questo – ha aggiunto Fragassoauspichiamo che si completi al più presto il quadro normativo con l’emanazione di decreti attuativi e linee guida, e si conceda una proroga alle stazioni appaltanti che consenta, fino al prossimo 31 dicembre, di esaurire e appaltare i progetti definitivi così come previsto dalla vecchia normativa. Sul fronte della regolarità del lavoro chiediamo un maggiore discrimine nei confronti delle aziende irregolari che hanno un costo del lavoro pari a un terzo di quelle che operano nel rispetto delle norme. Vorremmo la stessa attenzione che oggi si presta nel combattere il lavoro nero in agricoltura con l’obiettivo di individuare ed estromettere dal mercato le imprese che lavorano nell’illegalità“.

Immediata la replica del presidente dell’Anticorruzione  Cantone : “Il Codice della appalti è così nuovo e introduce così tante novità che ha bisogno di tempo per essere digerito” ha precisato  “C’è tutta questa polemica sul numero degli appalti che sono in decrescita, io dico  che è un dato oggettivo derivante dal fatto che le pubbliche amministrazioni devono anche avere un attimo il tempo per adeguarsi rispetto a cambiamenti che sono molto rilevanti. Il Codice degli appalti  – ha aggiunto Cantone – scommette su una nuova idea di amministrazione, che deve essere in grado  di decidere, assumere responsabilità e soprattutto in grado di dimostrare di saperle fare le cose“. Fra le novità apportate dal Codice, il presidente dell’ Anac ha poi rimarcato “quella epocale legata alla qualificazione delle stazioni appaltanti“.

Cantone ha precisato che “quanto alla discrezionalità legata alla procedura negoziata ricordo che risponde ad un’esigenza di maggiore flessibilità di gare che dal punto di vista numerico devono essere svolte con una certa velocità. Proprio ieri abbiamo approvato le linee guida dove chiariamo con precisione i due elementi che consentono di fare la gara: il sondaggio di mercato e l’esistenza dell’albo dei fornitori. Io credo che questo sistema se messo a regime può mettere assieme efficienza e trasparenza. In più la discrezionalità non significa arbitrio, ma capacità di assumersi responsabilità e di motivare le scelte”  concludendo “A noi tutti il compito di capire in che modo il nuovo codice degli appalti possa essere uno strumento positivo sia sul piano delle attività da svolgere sia su quello dell’anticorruzione”.

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano: ha ricordato che “I politici a volte si dimenticano che il loro compito non è solo quello di governare o legiferare, ma anche di controllare ciò che accade nella pubblica amministrazione. Essi hanno la potestà della vigilanza e devono esercitarla secondo la legge. Quando un politico acquisisce una notizia di reato – ha aggiunto  Emiliano che non significa la prova schiacciante ma anche solo la possibilità di un reato, deve denunciarlo alla magistratura, così come nel caso di danni erariali e alla pubblica amministrazione  Collaborare con gli inquirenti è fondamentale per accertare l’accaduto. Senza potestà di vigilanza e senza prevenire i fatti criminosi attraverso buone scelte politiche, la lotta alla corruzione non è possibile“.




Il presidente dell’ Autorità Anticorruzione Cantone risponde a Davigo: “Oggi meglio che nel 1992”

Raffaele Cantone  un’intervista rilasciata al Corriere della Sera” contesta le tesi espresse dal nuovo presidente dell’ Anm, l’ associazione dei magistrati  Pier Camillo Davigo, sostenendo che non corrisponde al vero che oggi è peggio che nel 1992, così come non non è vero che l’Anac (l’ Autorità nazionale anticorruzione) sia la ruota di scorta di Renzi, e ribatte che  non è vero che che in Italia abbiano vinto i corrotti e replica “Non sono la ruota di scorta di Renzi. Constato solo che il governo contro la corruzione si sta muovendo. Oggi e’ meglio che nel 1992

Io sto ai fatti, non alle allusioni”  ribatte Cantone. “Tutte le volte che c’era da criticare il Governo non mi sono mai tirato indietro. Il primo a denunciare il rischio dell’innalzamento dei contanti a 3 mila euro sono stato io. Ma per la prima volta c’è in Italia un’Autorità indipendente contro la corruzione cui sono stati dati poteri, secondo una visione nuova che non è affatto alternativa alla magistratura, al contrario di quel che qualcuno tende a pensare. L’Ocse, che bacchetta sempre l’Italia, ha elogiato il nostro lavoro sull’Expo. Il nuovo codice degli appalti ci attribuisce poteri autentici».

 

Davigo-Cantone. Botta e Risposta. Il “capo” dell’ Anac: “le manette non bastano”

In cosa abbiamo fatto la ruota di scorta?” dice Cantone “Constato solo che il governo contro la corruzione si sta muovendo. Oggi è meglio che nel 1992“. E se il “pool Mani Pulite”  della procura della repubblica di Milano “ha fallito” è “perchè le manette da sole non bastano“. Ma al tempo stesso Cantone ricorda “che in Italia abbiano vinto i corrotti, non è assolutamente vero. Dire che tutto è corruzione significa che niente è corruzione, e il sistema non può essere emendato“. Le molteplici inchieste in corso dimostrano “che il sistema reagisce“.

nella foto, Nicola Gratteri

Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro

Davigo aveva affermato che i politici oggi “rivendicano con sfrontatezza quel che prima facevano di nascosto. Dicono cose tipo ‘con i nostri soldi facciamo quello che ci pare‘, ma non sono soldi loro, sono dei contribuenti“. Immediate erano arrivate le polemiche da parte di esponenti della politica ma anche da parte di qualche magistrato. Nicola Gratteri, nuovo Procuratore capo di Catanzaro, dice che “Davigo ha sbagliato a generalizzare. Se si dice che ‘sono tutti ladri’, facciamo il gioco dei ladri‘. Per Giovanni Legnini, vicepresidente del Csm, Davigo rischia di alimentare “un conflitto di cui la magistratura e il Paese non hanno alcun bisogno, tanto più nella difficile fase che viviamo nella quale si sta tentando di ottenere, con il dialogo e il confronto a volte anche critico, riforme, personale e mezzi“. L’ ex procuratore capo di Milano e già numero uno del sindacato delle toghe, Edmondo Bruti Liberati, al quotidiano La Repubblica ha detto che ““non esiste una magistratura buona contro un’Italia di cattivi

Dalla procura di Taranto invece stranamente nessuna dichiarazione, nonostante vi lavori l’ex-segretario nazionale dell’ ANM, Maurizio Carbone sconfitto insieme all’ex-presidente e collega Rodolfo Sabelli alle ultime elezioni per il rinnovo dei vertici dell’ associazione dei magistrati.

Secondo il magistrato Cantone serve la prevenzione che “ha tempi lunghi ma nel nord Europa ha funzionato” e ribadisce che “la soluzione non è solo la repressione, la ricetta non è solo la stessa del 1993, che all’evidenza ha fallito”. E porta l’ esempio degli infiltrati: “Ho parlato di agenti infiltrati un mese fa, a un convegno di magistrati. Capisco che Davigo possa non seguire quello che dico, ma in questo caso non è molto informato. Lo stimo, sono stato tra i primi a fargli gli auguri. Condividiamo l’amore smisurato per la magistratura; ma l’amore porta lui a vedere solo gli aspetti positivi; e porta me a vedere gli aspetti critici“.

Cantone replica anche alle frecciate di Davigo

Schermata 2016-04-24 alle 11.35.58Cantone contesta però la visione di fondo che fuoriesce delle parole di Davigo e ricorda che anche nella magistratura “ci sono le mele marce” e ci sono “gli aspetti critici“.  “L’idea che ci sia un mondo tutto pulito, la magistratura, e un mondo tutto sporco, la politica e la burocrazia, è comoda da vendere come fiaba ma è falsa” continua Cantone nell’intervista al Corriere  “Molto spesso  la magistratura non riesce a dare risposte ai cittadini, perché è sovraccaricata di compiti non suoi. Si pensa che debba occuparsi soprattutto dei grandi temi, e un po’ meno del senso di giustizia individuale. Sul piano dei tempi e della prescrizione la risposta è insufficiente. Non a caso Ilvo Diamanti sostiene che la magistratura negli ultimi anni ha perso oltre il 20% della sua credibilità, passando dal 70% a sotto il 50. Si può sempre dire che la colpa è degli altri? Io mi ribello a questa logica del fortino assediato. La magistratura ha meriti eccezionali; ma sarebbe scorretto non evidenziare che certi meccanismi organizzativi non funzionano”.

Ad esempio la giustizia “molto spesso – spiega  Cantonenon riesce a dare risposte ai cittadini, perchè è sovraccaricata di compiti non suoi. Si pensa che debba occuparsi soprattutto dei grandi temi, e un po meno del senso di giustizia individuale” e conclude ricordando che “la magistratura ha meriti eccezionali, ma sarebbe scorretto non evidenziare che certi meccanismi organizzativi non funzionano“.

Non vanno bene le generalizzazioni sui politici “che rubano”:

La politica deve fare molto di più. – dice il Presidente dell’ AnticorruzioneMa è ingiusto non riconoscere quanto è stato fatto negli ultimi anni. Dire che non cambia mai nulla è funzionale all’idea di non far cambiare mai nulla. Noi come magistratura abbiamo chiesto nuove norme sul falso in bilancio, sul voto di scambio politico mafioso, sull’autoriciclaggio: e queste riforme sono state fatte. Alcune potevano essere scritte meglio, ma qualche perplessità è stata superata dalle interpretazioni della giurisprudenza. Non riconoscere che qualcosa si può fare è come dire che non c’è più niente da fare, che l’unica strada sono le manette. Ma non è così.

Cantone ed il ruolo della magistratura: “Non deve salvare il mondo” 

Per Cantone la magistratura ha le sue colpe da farsi perdonare: “Ci sono testimoni che sono andati dieci volte ai processi e dieci volte sono stati rimandati indietro. Ci sono uffici giudiziari che danno risposte, e altri che non lo fanno. Ripeto: io amo la magistratura. Ma ho un’idea diversa del suo ruolo”. “In certe battaglie – prosegue Cantone – la magistratura è uno dei soggetti. Davigo pensa che sia l’unico a poter risolvere i problemi. Non condivido una visione autoreferenziale e salvifica. La magistratura non deve salvare il mondo; deve accertare i reati penali e decidere i processi civili. In nessun Paese del pianeta ha il monopolio nelle questioni di legalità; altrimenti finisce per esercitare una funzione di supplenza nei confronti della politica“.

Schermata 2016-04-24 alle 11.33.50Cantone non condivide l’ idea che ci sia un mondo tutto pulito, la magistratura, e un mondo tutto sporco, la politica e la burocrazia, è comoda da vendere come fiaba; ma è falsa. La magistratura è fatta al 99 per cento di persone perbene, ma le mele marce ci sono; come ci sono persone perbene in politica. Il retropensiero che ci si debba sporcare con i rapporti istituzionali, malgrado quello che è successo a Falcone, continua a essere usato: con allusioni e attacchi ingiustificati, basati sul nulla. In che cosa noi dell’Autorità abbiamo fatto da ruota di scorta? Se Renzi la evoca di continuo è perché finalmente l’Autorità sta provando a lottare contro la corruzione, non perché ci sia un rapporto incestuoso. Se qualcuno ha le prove di rapporti incestuosi, le tiri fuori; non usi illazioni. Altrimenti finisce come quando Falcone veniva chiamato eroe dagli stessi che lo appellavano come traditore. Ero uditore giudiziario quando partecipai ad assemblee di magistrati che, quando fu fatta la Direzione nazionale antimafia, usavano per Falcone parole tra cui la più buona era traditore. Quegli stessi, 15 giorni dopo, usavano la parola eroe“.

Come non dare ragione e stringere la mano davanti ad un magistrato come Cantone ?  Ce ne fossero molti come lui….




Ferrovie Sud Est: tutte le carte della “gestione Fiorillo” al vaglio della Procura e di Cantone (Autorità Anticorruzione)

La relazione dei commissari sulla gestione di Ferrovie Sud Est, su delega ricevuta dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti,  Graziano Delrio, alla luce della due diligence effettuata dalla Deloitte, è stata trasmessa  questa mattina alla Procura generale della Repubblica di Roma, alla Procura regionale della Corte dei Conti per il Lazio e all’Autorità Nazionale Anticorruzione.

CdG procuratore Volpe

nella foto il procuratore capo di Bari, Giuseppe Volpe

Il sub-commissario delle Ferrovie Sud Est Domenico Mariani, accompagnato dall’avvocato Michele Laforgia,  ha consegnato ieri nelle mani del Procuratore capo della repubblica di Bari, Giuseppe Volpe, affiancato dal procuratore aggiunto Lino Giorgio Bruno, coordinatore del pool pubblica amministrazione degli uffici inquirenti baresi, la relazione sulle presunte consulenze d’oro e sprechi nella gestione dell’azienda di trasporti pugliese . Mariani ha annunciato che sono in corso “approfondimenti sugli investimenti e seguirà una relazione aggiuntiva. Il procuratore ha assicurato che darà corso alle indicazioni individuate nella relazione”  ha poi aggiunto che è venuto alla luce – “un sistema che partiva a raggiera e confluiva sull’amministratore unico, quindi era lui che si interfacciava con le singole aree e i singoli uffici.Il nostro compito – ed ha concluso – era quello di chiudere questa prima fase della relazione perché questo era il mandato ricevuto dal ministro. Ora dobbiamo preoccuparci solo del futuro di Fse“”

La relazione della Deloitte, che ha individuato numerose irregolarità nella gestione del denaro pubblico da parte dell’ ex-amministratore unico, l’avvocato tarantino Luigi Fiorillo , costituisce per la magistratura barese un punto basilare di partenza dell’indagine penale che dovrà individuare  ed  accertare eventuali reati a carico degli ex amministratori. Accertamenti che la Guardia di Finanza di Bari sta svolgendo da mesi a seguito della delega ricevuta dai magistrati della Corte dei Conti.

CdG Corte-dei-Conti PugliaInfatti la sezione pugliese della Corte dei Conti aveva già aperto un nuova inchiesta, affidandola al vice-procuratore Pierpaolo Grasso che nei giorni scorsi ha incontrato ed ascoltato per oltre un’ora il commissario Andrea Viero. Dopo aver attivato il recupero di oltre 5 milioni per i vagoni d’oro, il procuratore Grasso dovrà ad occuparsi anche della gestione “allegra” dell’ex amministratore Luigi Fiorillo, e con qualche problematica in quanto la Corte di la Cassazione dovrà stabilire se la competenza giuridica sulla vicenda  spetta alla magistratura civile o quelli contabili . Infatti l’unica via per cercare di recuperare le somme distratte dalle casse delle Ferrovie SudEst è quella di attivare delle azioni di responsabilità, che però dovrebbero limitarsi – al contrario dei poteri della Corte dei Conti – anche a degli eventuali dipendenti e collaboratori responsabili delle distrazioni economiche.

nella foto Luigi Fiorillo

nella foto Luigi Fiorillo, ex amministratore unico delle FSE

Il “crack economico” scoperto dal commissario Andrea Viero,  affiancato da due sub commissari nominati anche questi dal ministro Graziano Delrio, ammonta a 280 milioni di euro, frutto -come si legge nella relazione – di sprechi e clientelismi, come le consulenze, costate in circa 10 anni la somma complessiva 132 milioni di euro a fronte dei 150 milioni all’anno incassati dall’azienda. Dalle indagini interne effettuate per conto dei commissari dalla Deloitte, sugli ultimi vent’anni di “malagestione” Fiorillo,   sono emersi non poche intrallazzi di natura politica, arrivando addirittura a collegamenti con ambienti romani collegato al Vaticano.

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Analizzando la natura ed i destinari delle consulenze d’ “oro” affidate dall’ex-amministratore unico la Deloitte si è giunti alla “Fondazione Italiani” , dell’avvocato Angelo Schiano che ha incassato 27 milioni di euro, fondazione, che come si legge anche sul suo sito Internet, si pregia di collaborare con il Pontificio Consilio per i Laici e persino con l’ex premier russo Michail Gorbaciov, nonchè di aver costituito l’ Ocmie organismo di conciliazione e mediazione Italo-Estero e non è un caso quindi  se Fiorillo sottoscrive proprio  davanti a questo organo nel 2012 e  successivamente nel 2015   degli accordi che riconoscono a Schiano la non indifferente somma di 15 milioni di euro, delle quali 10 milioni pagate a rate annuale di 500mila euro.

Fausto Vitucci

Fausto Vitucci

Nella sua relazione, la Deloitte spiega che “la Fondazione è stata costituita il 22 giugno 2004, tra gli altri, dall’avv. Angelo Schiano, che – in quanto rappresentante di un socio fondatore – siede nel cda dell’ Ocmie. La Fondazione Italiani, inoltre, ha nominato come (proprio) revisore dei conti il dott. Fausto Vittucci”, cioè lo stesso commercialista che certifica i bilanci delle Ferrovie Sud-Est e contemporaneamente nella mediazione ha “certificato” i crediti vantati da  Schiano. Ma gli intrecci non sono finiti, in quanto le Ferrovie Sud-Est nella procedura di mediazione si fa assistere guarda caso….dall’avvocato Domenico Giampietruzzi, un “professionista che risulta – come  spiega la Deloitteavere avuto rapporti di collaborazione con l’avv. Angelo Schiano e Pino Laurenzi “. Quest’ultimo, il collega di studio di Schiano.

nella foto l'ing. Sandro Simoncini

nella foto l’ing. Sandro Simoncini

Sarebbe sempre riconducibile all’ avv. Schiano anche folle gestione contrattuale, dell’inutile sede a Roma delle Ferrovie Sud-Est, che senza alcun motivo e valida ragione funzionale, avevano  un ufficio nella Capitale sino al 2014,  che costava 280mila euro l’anno. Il contratto di locazione venne sottoscritto nel gennaio 2013 e disdetto l’anno successivo a seguito delle contestazioni e pressioni del collegio sindacale delle FSE, che ritenevano ingiustificata la locazione di 6 stanze all’interno dell’immobile romano ubicato  via Severano. Ad affittare la sede romana era la Sogea, una società romana riconducibile all’ingegnere Sandro Simoncini il quale  “ha avuto rapporti professionali diretti con Fse – come ha accertato la Deloittealmeno dal 2004 al 2015″  arrivando a maturare al 31 dicembre scorso dei crediti vantati per 730mila euro. Andando a curiosare che è l’ ing. Simoncini si scopre qualcosa di inquietante. L’ingegnere romano risulta coinvolto, come l’ avvocato Schiano,  nell’indagine penale sul cosiddetto “Madoff dei Parioli“, il broker finanziario che ha truffato mezza Roma,  Gianfranco Lande, il quale  aveva proprio Schiano e Fiorillo tra i suoi clienti.

CdG schiano

in foto l’avv. Angelo Schiano

In un processo a stralcio della vicenda processuale sul “Madoff dei Parioli“, nel maggio 2015 Schiano  è stato condannato con rito abbreviato a due anni per “bancarotta fraudolenta” sentenza che è stata appellata dai suoi difensori, mentre invece l’ing. Simoncini, che ha scelto di farsi giudicare con il giudizio ordinario, ed è attualmente sotto processo dovendo rispondere anch’egli di bancarotta . Secondo  il  pubblico ministero romano capitolino Luca Tescaroli, come si evince dalle carte processuali Simoncini era il “fiduciario” di Schiano in un’operazione immobiliare milionaria. E quindi questo groviglio di interessi ed affari incrociati spiegano molte cose sulla consulenze “allegre” delle Sud Est.

Ricapitolando, Schiano, avvocato “vicino” ad ambienti al Vaticano riceve dalle Ferrovie Sud-Est incarichi di consulenza per 27 milioni di euro. Fiorillo, quale amministratore unico delle  Ferrovie Sud-Est incarica la certificazione del loro bilancio al commercialista di fiducia della Fondazione creata da Schiano, e sempre lo stesso commercialista viene chiamato incaricato anche di  certificare i crediti dell’avvocato romano vantati nei confronti dell’azienda ferroviaria pugliese. Ciliegina sulla torta le Sud-Est aprono la propria inutile sede romana in un immobile riconducibile a un ingegnere ( Simoncini n.d.r.) considerato “fiduciario” dell’avvocato Schiano, e Simoncini riceve anch’egli dalle Sud-Est consulenze ed incarichi per centinaia di migliaia di euro.

Una vicenda torbida dove siamo pressochè certi la Magistratura e la Guardia di Finanza faranno luce al più presto.




Svanito il “porto delle nebbie” della Procura di Roma, a Taranto la “Procura della diossina”. Su cui bisogna fare chiarezza

di Antonello de Gennaro

Il Tribunale di Roma si portava addosso il titolo di  “porto delle nebbie”. conquistato tra gli anni ’70 e ‘90. Sospetti, indagini contese con altri tribunali, dalle schedature Fiat allo scandalo dei petroli, passando per i fondi neri Iri e la Loggia massonica segreta P2. Un elenco che tocca anche Tangentopoli, con le inchieste romane che, per usare un eufemismo, non produssero gli effetti di quelle milanesi. I magistrati romani oggi giustamente ripetono orgogliosi : “Non siamo più il porto delle nebbie”. Ed a dare ragione loro sono gli ottimi risultati raggiunti sotto la guida dall’integerrimo  procuratore capo Giuseppe Pignatone .

nella foto il pm Di Giorgio

nella foto il pm Matteo Di Giorgio

Altrettanto non si può dire  della Procura di Taranto,  che ha visto un suo magistrato Matteo Di Giorgio arrestato a seguito di un’inchiesta coordinata dal pm di Potenza, Laura Triassi, e condannato in 1° grado dal Tribunale di Potenza a 15 anni per concussione e corruzione in atti giudiziari. Ma non è tutto. Come pena accessoria è stata disposta  anche l’interdizione perpetua del magistrato dai pubblici uffici, motivo per cui è stato attualmente sospeso dalle funzioni dal Consiglio Superiore della Magistratura .

A denunciare Di Giorgio fu l’ex sindaco di Castellaneta, ed un ex parlamentare degli allora Democratici di sinistra, il senatore Rocco Loreto, il quale presentò un dossier a Potenza contro il magistrato Di Giorgio , e un imprenditore, che si sono costituiti parte civile,  assistiti dall’avvocato Fausto Soggia. Ma sembra che la vicenda possa non concludersi nemmeno qui visto il supposto coinvolgimento di altri magistrati e uomini delle forze dell’ordine.

La circostanza più grave è che accanto alla condanna di 15 anni per l’ex pubblico ministero Di Giorgio, il Tribunale di Potenza ha inoltre disposto la trasmissione degli atti alla procura per valutare la posizione di diversi testimoni in ordine al reato di falsa testimonianza. Tra questi vi sono anche altre figure togate, come l’ex procuratore di Taranto Aldo Petrucci e l’attuale procuratore aggiunto di Taranto, Pietro Argentino tuttora in servizio presso la procura tarantina. E di questo processo, nei prossimi giorni leggerete su questo quotidiano online  tutti gli atti integrali del processo.

Il Tribunale di Potenza ha anche trasmesso complessivamente  alla procura gli atti relativi alle testimonianze di 21 persone, quasi tutti carabinieri e poliziotti. Tra questi anche l’ex vicequestore della Polizia di Stato, Michelangelo Giusti.

Chiaramente questa testata giornalistica che state leggendo, è “garantista” e riconosce per qualsiasi imputato il diritto alla presunzione d’innocenza sino a sentenza definitiva. E quindi così come pubblicheremo a puntate gli atti (voluminosi) del processo al Pm Di Giorgio, abbiamo ricevuto dal magistrato condannato anche il suo atto d’appello, che però non pubblicheremo per una questione di rispetto nei confronti della Corte di Appello, che dovrà giudicare in 2° grado. Il Corriere del Giorno infattipubblica solo atti ufficiali dell’ autorità giudiziaria e sentenze dei Tribunali.

Ma le ombre che sono calate sulla Procura di Taranto l’anno scorso con la condanna del pm Di Giorgio, non sono finite lì. Infatti mentre il nostro amato e rispettato concittadino Armando Spataro ,  è un’ “esempio di legalità” , nel periodo in cui era procuratore aggiunto presso la Procura di Milano, non appena un figlio è diventato avvocato penalista a Milano, ha chiesto ed ottenuto l’assegnazione ad altro ruolo ben distante dal capoluogogo lombardo, proprio per evitare conflitti d’interesse familiari.  Successivamente Spataro è diventato  procuratore capo della repubblica di Torino, incarico che regge tuttora.

A Taranto invece sembra di navigare nel “porto della diossina”, non solo per la vicenda processuale “ILVAAmbiente svenduto” ma anche per altre circostanze a dir poco imbarazzanti. Da accertamenti fatti abbiamo scoperto attraverso le visure camerali, stati di famiglia e non solo, che dei parenti diretti e congiunti di alcuni magistrati in servizio alla Procura tarantina, ricoprono attualmente cariche dirigenziali ed amministrative percependo lauti compensi nei consigli di amministrazioni  e collegi sindacali di società municipali, società consortili pubbliche, il tutto in un conflittto d’interessi che definire imbarazzante è ben poco. Per non parlare poi delle norme previste per legge in materia di  “Amministrazione Trasparente” ignorate e calpestate,  senza che il procuratore capo dr. Franco Sebastio ed i suoi colleghi della procura se ne accorgano ed intervengano per rispettare le norme di Legge . Ma corrono voci che a fronte di tali inerzie,  sarebbe partito un esposto al dr. Raffaele Cantone autorevole magistrato che siede a capo dell’Autorità nazionale anticorruzione.

Non va dimenticato inoltre quanto accaduto qualche anno fa, e cioè l’arresto del Giudice civile Piero Vella e l’avvocato Fabrizio Scarcella entrambi beccati in flagranza di reato per corruzione in atti giudiziari, procedimento affidato alla Procura di Potenza competente a indagare sui magistrati di Taranto. L’arresto avvenne nel 2012 , grazie ad una denuncia di un cliente del legale.  Dopodichè,  su questo genere di reati, i Carabinieri di Taranto sono stati messi in sonno….

CdG Sebastio ed ufficiali

Ma ta,le disinteresse della Procura e delle forze dell’ordine sarà forse dipendente per la voce circolante praticamente in tutti gli ambienti cittadini che l’arcivescovo ciellino di Taranto, mons. Filippo Santoro avrebbe offerto proprio al dr. Franco Sebastio (che a fine anno va in pensione per raggiunti limiti d’età)  la candidatura a sindaco di Taranto in occasione delle prossime elezioni amministrative, anche se lo confessiamo,  facciamo fatica a capire in quale lista o partito possa candidarsi, e sopratutto ci meraviglia che un vescovo che in realtà dovrebbe occuparsi di fede e di anime, si occupa di liste elettorali e lobby trasversali. Ma qualcuno ci ricorda l’origine “ciellina” di mons. Santoro, il che rende possibile e credibile tutto ed il contrario di tutto. Forse non sono bastate le poco esaltanti esperienze in politica degli ex-magistrati Di Pietro, D’ Ambrosio e De Magistris !

Questo quotidiano online  per dovere di informazione verso i nostri lettori, come risulta dal nostro 1° giorno di attività,  è registrato (leggi QUI) come testata giornalistica presso il Tribunale di Roma, città in cui viene realizzato e diretto, pur avendo notoriamente una redazione a Taranto. Inoltre il sottoscritto che lo dirige con appena 30 anni di giornalismo professionista alle spalle, vive e lavora a Roma,  ed è bene quindi ricordare a “qualcuno”…. che secondo quanto previsto dalla Legge per il nostro operato giornalistico noi rispondiamo alla magistratura romana ed al Tribunale della Capitale.

Il Corriere del Giorno che state leggendo  ha reso pubblico con un nostro articolo (vedi QUI) nelle settimane scorse qualcosa di illegittimo e cioè la nomina illegale avvenuta lo scorso 14 gennaio, di Fabrizio Scattaglia a nuovo direttore generale della”Cittadella della Carità”, che violava la Legge 190 del 6 nov. 2012 (sulla prevenzione e repressione della corruzione). Successivamente nonostante i comunicati stampa di “fiducia” e stima a Scattaglia fatti diramare dal vescovo Santoro alla solita “compagnia di giro” giornalistica tarantina, è arrivata la “scomunica” della Corte dei Conti per la gestione Scattaglia dell’ ASL Taranto, e tutto ciò ha quindi indotto a  l’ex-direttore dell’ ASL Taranto a ritirarsi in sordina. Incredibilmente, sinora, nessuno della Procura di Taranto si era guardato dall’indagare sull’incredibile vicenda, ed accertare quanto è sotto gli occhi di tutta la città, anche se ad onor del vero,  le Forze dell’Ordine di Taranto non fanno un granchè in materia di controlli sulla pubblica amministrazione. Mentre esposti e denunce presentati in Procura giacciono a lungo nei cassetti ed archivi, on in quale porto…..Invece secondo noi  ci sarebbe molto bisogno nel capoluogo jonico ed in provincia di controlli, indagini ed accertamenti.

Sarà tutto ciò forse dovuto grazie “vicinanza” di rapporti e strana intensa frequentazione dell’attuale Comandante Provinciale dei Carabinieri , il Col. Daniele Sirimarco (che a settembre lascerà il capoluogo jonico per terminare il suo ciclo di comando) con l’arcivescovo Santoro e gli “illuminati”…imprenditori che si riuniscono un pò troppo spesso e volentieri in arcivescovado e nelle salette riservate di alberghi e banche locali ?

il Col. Sirimarco ed il vescovo Santoro

nella foto il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Taranto Col. Sirimarco ed il vescovo Filippo Santoro

Nei giorni scorsi ci è stato riferita l’ira manifestata pubblicamente in una riunione in Prefettura proprio dal Col. Sirimarco nei confronti della dirigenza del 118 di Taranto, “rea” di aver dato parere negativo (giustamente secondo noi) allo svolgimento della processione dei riti sacra nella città vecchia dove  sono numerosi gli edifici pericolanti. Ma ci sia consentita una riflessione: da quando in quando i Carabinieri si occupano ed hanno competenze anche in materia di Pronto Soccorso ?

Secondo noi è anche un pò strano apprendere da fonti autorevoli ed attendibili che il Comandante Provinciale di Taranto dell’ Arma dei Carabinieri (istituzione questa verso la quale va il nostro assoluto massimo rispetto, stima e fiducia ) frequenti imprenditori indagati ed imputati, persino in cene private e gite estive su imponenti yacht lungo la costa jonica. Chiaramente siamo a disposizione del Col. Sirimarco per ogni eventuale precisazione in merito. Anche se un ufficiale dell’ Arma dovrebbe ben sapere che in un luogo pubblico le foto sono consentite, si può essere facilmente visti e riconosciuti, data l’eccessiva visibilità raggiunta, e ricordare inoltre che l’ Autorità giudiziaria la possibilità di accertare quanto diciamo e scriviamo. Non è difficile rintracciare le celle telefoniche e degli spostamenti negli ultimi 12 mesi fatti dai proprietari di alcuni telefoni mobili. Ne troverebbero molti sempre negli stessi luoghi. Tutti insieme. Troppo spesso.

CdG aula-tribunale

Per fortuna in tali situazioni imbarazzanti non si trovano il Questore di Taranto dr. Enzo Giuseppe Mangini  ed il Col. Salvatore Paiano Comandante Provinciale della Guardia di Finanza di Taranto, ben accorti entrambi a chi frequentano, ricordandosi di essere dei validi  “servitori dello Stato”, e non di qualche congrega o sacrestia !

Così come ci vengono riferite strane “manovre” ed investigazioni nei nostri confronti che vedrebbero molto “attivo”  e partecipe (ma non giornalisticamente)   un giornalista della redazione tarantina de La Gazzetta del Mezzogiorno, particolarmente “avvelenato”, il quale però farebbe bene a darsi una calmata dato che ci risulta che in passato sarebbe stato condannato per dei brogli elettorali commessi nelle funzioni di presidente di seggio elettorale (in rappresentanza dell’ ex-PCI),  giornalista attualmente indicatoci da alcuni importanti penalisti tarantini, come il “ventriloquo” della Procura di Taranto.  Questo “pennivendolo” insieme a qualche appartenente delle forze dell’ordine che crede di poter accedere alle banche dati anche fiscali senza alcuna legittima ragione, dimenticano che in passato più di qualcuno  in divisa è finito in carcere proprio per accesso abusivo ed utilizzo improprio di dati utilizzabili solo previa disposizione dell’ Autorità Giudiziaria. Compresi quelli fiscali.

nella foto il procuratore caro della repubblica di Roma, dr. Pignanone ed il generale Parente comandante dei ROS

nella foto il procuratore capo della repubblica di Roma, dr. Pignanone ed il generale Mario Parente comandante dei ROS-Carabinieri

Come abbiamo detto più volte il “metodo Boffo” , cioè delegittimare chi lavora giornalisticamente seriamente per sminuirne la credibilità, non ci preoccupa minimamente, così come non ci preoccupano le strane manovre e minacce che  arrivano quotidianamente  più o meno “velate” nei nostri confronti. Dormiamo sonni sereni, nella certezza di non aver nulla da temere e nella consapevolezza di dover essere eventualmente valutati da una Procura autorevole e seria come quella di Roma, che ha come capo un “signor” Magistrato che si chiama Giuseppe Pignatone.

Secondo la nostra opinione, riteniamo che sarebbe il caso che il CSM, il Consiglio Superiore della Magistratura e gli ispettori del Ministero di Giustizia si occupassero un pò di più della procura della repubblica tarantina. Siamo sicuri che nel Palazzo di Giustizia a Taranto ne vedrebbero e scoprirebbero delle belle…