Conte: “Non va bene piano di Arcelor Mittal per l’ex-Ilva, lo respingiamo”

ROMA. “Il progetto che ci è stato anticipato in un incontro non va assolutamente bene, è molto simile a quello originario, lo respingiamo. Lavoreremo durante questo negoziato agli obiettivi prefissati con il signor Mittal e che il signor Mittal si è impegnato con me personalmente a raggiungere. E ci riusciremo”. Così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha risposto alle domande dei cronisti parlando di Arcelor Mittal a margine di un evento all Università RomaTre .

La ex Ilva si prepara intanto a una battaglia per la difesa dei posti di lavoro a rischio, nella causa a Milano. La posizione è che una trattativa sulle basi presentate nel piano di ArcelorMittal, che prevede 4700 esuberi, non può iniziare, perché il gruppo un anno fa si è impegnato a garantire 10mila posti di lavoro.

 “L’Ilva è un gruppo importante e significativo per il nostro piano industriale. Ieri ci è stato presentato il nuovo piano industriale dall’azienda, per noi è irricevibile”, dice Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl, sull’incontro avvenuto ieri al Mise tra sindacati e Governo sull’Ex Ilva. “Non è possibile che dopo tutto quello che è successo – osserva Furlane dopo tutto il dibattito di fatto sul tavolo ci sono 6.300 esuberi, lavoratori e famiglie che rimangono senza reddito. Il 10 ci sarà sciopero generale”.

“Il Governo? Sulle crisi industriali – aggiunge la numero uno della Cislè difficile dire il Governo di oggi, ma è da tanto tempo che siamo all’anno zero, si aggiungono e riaprono crisi. E poi c’è la questione dello sblocco dei cantieri, che significa mettere in circolo soldi bloccati da anni, che corrispondono a posti di lavoro. Non è possibile tenere ferme le risorse in un Paese che ne ha davvero bisogno. È inaccettabile tenere bloccati quei miliardi“.

Il governo è al lavoro sulle proposte da presentare per l’ex Ilva. Martedì 10 tornerà a incontrarsi il gruppo ‘tecnico’ che ieri si è riunito prima del tavolo con il ministro dello Sviluppo economico, azienda, commissari e sindacati. Come ieri, dovrebbero essere presenti il consulente del governo Francesco Caio, ex ad di Poste Italiane, l’ad di ArcelorMittal Italia Lucia Morselli e i rappresentanti dei ministeri dell’Economia e dello Sviluppo economico.




ArcelorMittal bocciato il nuovo piano. Indetto sciopero dei sindacati il 10 dicembre

ROMAIl nuovo piano industriale illustrato ai sindacati oggi al Mise da Lucia Morselli, ad del gruppo franco-indiano in Italia prevede 4.700 esuberi, di cui 2891 già nel 2020, che farebbe passare l’organico dell’ex ILVA  dagli attuali 10.789 occupati , ai 6.098 del 2023, ed un aumento dei volumi di produzione dagli attuali 4,5 milioni di tonnellate di acciaio ai 6 milioni dal 2021.

Dopo la presentazione della Morselli il tavolo è stato sospeso. I sindacati respingono il nuovo piano. Per loro resta valido l’accordo del 6 settembre 2018 definendo “irricevibili” i tagli annunciati da Arcelor Mittal proclamando lo sciopero per il prossimo 10 dicembre all’ex Ilva.

Lo ha reso noto la segretaria della Cisl, Annamaria Furlan, parlando a nome di tutti i sindacati presenti al Mise nel corso del tavolo su Arcelor Mittal bocciando l’aggiornamento del piano industriale presentato dall’azienda. Sciopero dei lavoratori ex ILVA e manifestazione nazionale a Roma il 10 dicembre, hanno deciso i sindacati al termine del tavolo su ArcelorMittal al Mise, respingendo il nuovo piano industriale presentato dall’azienda che prevede 4.700 esuberi al 2023.

“Non ci sono condizioni per aprire confronto per un accordo. Si deve ripartire dall’accordo di un anno fa, con i livelli occupazionali e investimenti indicati dal piano del 2018″,   ha aggiunto il segretario generale Cisl, Anna Maria Furlan, a nome di tutti le organizzazioni.

L’azienda ha avuto quest’anno uscite di cassa di un miliardo di euro“, avrebbe affermato l’ad di Arcelor Mittal Italia, Lucia Morselli, all’incontro al Mise, come viene riferito da fonti presenti.

Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, secondo quanto riferiscono fonti presenti all’incontro al Mise su Arcelor Mittal, avrebbe affermato che “la è strada è stretta e in salita. L’obiettivo sta nel garantire la continuità produttiva. E’ necessario un confronto costruttivo onesto che sia sviluppato nel tempo, parallelamente alle previsioni sul piano industriale ed a tutto quello che stiamo cercando di fare” aggiungendo “Tra venerdì e lunedì il governo presenterà un suo piano industriale che farà diventare ILVA un esempio di impianto industriale siderurgico, con uso di tecnologie sostenibili, con forni elettrici e altri impianti ecosostenibili per arrivare a una produzione di 8 milioni per tutelare livelli occupazionali“, secondo quanto riferiscono fonti sindacali.

Patuanelli  si è detto “molto deluso” dall’incontro con Arcelor Mittal.  “L’azienda invece di fare un passo avanti ha fatto qualche passo indietro, ricominciando a parlare di 4.700 esuberi alla fine del nuovo piano industriale, che prevede comunque un forno elettrico e una produzione finale di 6 milioni di tonnellate. Questa non è l’idea che ha il Governo sullo stabilimento. Riteniamo che la produzione a fine piano debba essere più alta, arrivando almeno ad 8 milioni di tonnellate”  – così Patuanelli, su Arcelor Mittal – “Noi vogliamo far diventare lo stabilimento ILVA all’avanguardia nella produzione siderurgia europea . Su questo lo Stato, il governo, è disponibile a investire, ad essere presente, a partecipare e accompagnare l’azienda a questo percorso di transizione. Su queste basi siamo disponibili e ci sembrava che ci fosse una disponibilità dell’azienda che oggi non ho trovato nel piano illustrato“.

Un esordio poco felice per Francesco Caio attuale presidente di Saipem, nuovo “protagonista nella trattativa nominato dal Governo come proprio consulente – ha preso già parte a una riunione tecnica tra i vertici dell’azienda guidata dall’ad Lucia Morselli e lo staff del Ministro Sviluppo economico. Il manager ha guidato le Poste Italiane (dove non ha lasciato molti rimpianti) alla quotazione, vanta esperienza nella scrittura dei piani industriali e – come riferiscono persone “vicine al dossier2 – conosce la Morselli. Quindi secondo l’entourage del ministro Patuanelli, sarebbe un pontiere ideale per unire le competenze all’apertura costruttiva verso la controparte.

E’ un manager italiano di comprovato valore. Ritengo che possa essere una figura che sia messa a disposizione dello Stato e abbia la capacità per trattare a pari livello con i manager di ArcelorMittal nel pieno interesse dello Stato” ha detto di lui il ministro Patuanelli.

Salvini: mentre ILVA affonda , Conte bugiardo in gita – “ILVA, Alitalia, giustizia, autonomia, tasse su plastica e zucchero, Mes: ogni dossier si conclude con un fallimento firmato da un governo incapace. Mentre Conte bugiardo va in gita a Londra, in Italia altri 4700 operai dell’ ILVA rischiano il licenziamento. Per il bene dei cittadini italiani mi auguro che questo governo tolga il disturbo il prima possibile” afferma Matteo Salvini leader della Lega .




Dopo l’intervento delle procure sull’ex Ilva, ArcelorMittal sospende il piano di chiusura

ROMAPressata dall’attività immediata messa in atto dalle Procure di Milano e Taranto, che hanno messo in moto i Carabinieri e la Guardia di Finanza, la società ArcelorMittal Italia ha reso noto di aver sospeso il piano di fermata degli impianti dello stabilimento siderurgico di Taranto. L’annuncio è stato reso noto questa sera dall’azienda, nel corso dell” incontro svoltosi in fabbrica con i sindacati metalmeccanici .

Con una una nota ArcelorMittal afferma : “A seguito della recente richiesta dei commissari dell’Ilva al Tribunale di Milano volta all’ottenimento di provvedimenti provvisori relativi all’acciaieria di Taranto, AM InvestCo Italy prende atto e saluta con favore l’odierna decisione del Tribunale di non accogliere la richiesta di emettere un’ordinanza provvisoria senza prima aver sentito tutte le parti. L’udienza in Tribunale è fissata per il 27 novembre”.

“AM InvestCo  seguirà l’invito del Tribunale a interrompere l’implementazione dell’ordinata e graduale sospensione delle operazioni in attesa della decisione del Tribunale. Tale processo – conclude la nota di Arcelor Mittal Italiaè in linea con le migliori pratiche internazionali e non recherebbe alcun danno agli impianti e non comprometterebbe la loro futura operatività“.

“Non spegnere gli altiforni della ex Ilva fino alla definizione della causa civile”. È stato questo l’invito fatto questa mattina ad ArcelorMittal dal Tribunale di Milano, tramite una nota ufficiale del presidente del Tribunale, Roberto Bichi. Fonti del Palazzo di Giustizia milanese spiegano che poiché la prima udienza è il 27 novembre, non essendoci un provvedimento diretto alle parti , quello di Bichi è stato solo un “invito” importante alle parti,  visto che arriva da chi dovrà esprimersi sul ricorso d’urgenza promosso dalla ex Ilva nei confronti della multinazionale. Arcelor Mittal aveva presentato nei giorni scorsi  ai sindacati, ai ministeri competenti ed alle istituzioni locali un programma di chiusure scadenzate del siderurgico di Taranto che prevedeva che l’altoforno AFO2 sia fermato il 13 dicembre, l’altoforno AFO4 a fine dicembre e l’altoforno AFO1 a metà gennaio.

“Mittal ha i prossimi minuti, le prossime ore e i prossimi giorni ma noi non possiamo aspettare troppo, l’azienda deve chiarire quali sono le sue reali intenzioni“ha detto il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, ospite di Sky Start. “il ricatto che non accettiamo non è generico perché riguarda l’occupazione. Noi per settimane – ha aggiunto – abbiamo discusso dello scudo, ma io ero seduto al tavolo quando il presidente Conte ha detto “se il problema e’ lo scudo lo rimettiamo in cinque minuti” e loro hanno risposto “malgrado lo scudo abbiamo 5mila esuberi’.

“Questi signori hanno sulla coscienza presente e futuro dell’Ilva che è Taranto, Genova, Novi Ligure che rappresenta migliaia di imprese e artigiani. Incoscienti, pazzi incoscienti coloro che al governo rischiano di far scappare le imprese che hanno investito in Italia. Prima di stracciare i contratti uno dovrebbe avere l’idea di che cosa fare per l’Italia”  afferma il leader della Lega Matteo Salvini su Facebook. “Forse pensavano di mettere a Taranto un parco giochi? ” prosegue  Salvini che aggiunge “Il governo sta facendo scappare le imprese italiane e straniere. E’ un governo tasse, sbarchi e manette ma l’Italia a furia di queste cose rischia di andare a fondo e noi cercheremo di impedirlo con ogni mezzo democraticamente permesso. Alla guida c’è gente che non sa guidare una bici e vuole salvare il Paese. Questi vogliono solo salvare la poltrona di un governo che ha perso credibilità”.

Questa mattina i pm Mauro Clerici e Stefano Civardi, titolari del fascicolo di indagine della Procura di Milano, coordinato dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, hanno ascoltato alcune persone informate sui fatti. Dopo le audizioni dei primi testimoni, i magistrati potrebbero definire le ipotesi di reato da contestate nel fascicolo di indagine inizialmente avviato a “modello 45”, vale a dire al momento senza ipotesi di reato né indagati.Il ministro per lo Sviluppo economico Stefano Patuanelli ha commentato la decisione: “Voglio ringraziare la magistratura per il lavoro che sta svolgendo e per aver acceso un faro sulla gestione dell’ex Ilva.

Anche il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha parlato della vicenda dello scudo penale ed assicura: “Se si definisce un accordo con Mittal nel quadro di questo accordo ci sarà anche la componente dello scudo penale. Io penso che debba essere fatto ma in un quadro complesso”. Gualtieri ha anche smentito l’ipotesi di un prestito ponte ventilata dai giornali a seguito delle dichiarazioni del ministro Boccia.  “Ilva non chiuderà. Occorre una soluzione industriale perché l’Italia ha bisogno di un’acciaieria. Auspico una ripresa del negoziato. Questo  – ha detto – è un momento delicato. Da Arcelor Mittal è arrivato un primo segnale positivo anche se legato alla vicenda processuale”.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto al Quirinale nel tardo pomeriggio di oggi i Segretari generali della CGIL, Maurizio Landini, della CISL, Annamaria Furlan, e della UIL, Carmelo Barbagallo. Per il presidente della Repubblica Mattarella l’”ILVA è un grande problema nazionale che va risolto con tutto l’impegno e la determinazione, non solo per le implicazioni importantissime sul piano occupazionale ma anche  per quanto riguarda il sistema industriale italiano” come ha detto ai sindacati ricevuti questa sera al Quirinale .

Il Capo dello Stato non è entrato in nessun modo sul come risolvere la crisi, dato che spetta al Governo ed al premier Conte. La richiesta di incontro è venuta dalle sigle sindacali che hanno chiesto di incontrare il presidente e Mattarella, nel corso dell’incontro, avrebbe soprattutto ascoltato, secondo quanto trapela dal Quirinale.

“Mentre eravamo all’incontro al Quirinale ci è giunta la notizia, data dall’azienda ai delegati, che è stata sospesa la procedura di spegnimento. Questo sicuramente è un primo risultato importante, ma ora non c’è tempo da perdere” dice il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, al termine dell’incontro al Quirinale con il capo dello Stato, Sergio Mattarella, per parlare della crisi dell’ex Ilva. “Ora serve che Ilva si segga al tavolo con il governo per discutere al tavolo come si applica l’accordo che è stato firmato” precisa il segretario Cgil.

“Riteniamo che questa comunicazione sia un primo passo importante per poter avviare un confronto serio e impegnativo per scongiurare un disastro ambientale, occupazionale e industriale”. ha commentato Rocco Palombella, Segretario Generale Uilm . “Come abbiamo richiesto oggi insieme alle altre organizzazioni sindacali  ora si deve aprire un tavolo tra sindacati, azienda e governo per risolvere questa situazione che riguarda 20mila lavoratori, partendo dall’accordo del 6 settembre 2018”.
“Continueremo a svolgere le nostre azioni, coinvolgendo tutte le istituzioni italiane, affinché questo spiraglio possa portare a una rapida risoluzione che garantisca risanamento ambientale, tutela dei livelli occupazionale e continuità industriale” ha concluso Palombella.

In serata è stato reso noto che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte incontrerà  venerdì 22 alle 18.30 a Palazzo Chigi insieme al ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli,  i vertici di Arcelor Mittal .




ArcelorMittal, scontro sullo scudo penale. Anche la Procura di Taranto apre un fascicolo ?

ROMA – Nell’incontro di ieri pomeriggio al ministero dello Sviluppo alla presenza del ministro Stefano Patuanelli, l’Ad di ArcelorMittal Italia Lucia Morselli è stata come nel suo consueto  stile, lapidaria, gelando i sindacalisti nel primo confronto formale, sottolineando la “coerenza” del percorso prima annunciato e così portato avanti per rescindere il contratto e “restituire” l’ex Ilva dal prossimo 4 dicembre ai commissari dell’ Amministrazione Straordinaria nominati l’anno scorso da Di Maio. E lo ha fatto puntando tutto su un argomento netto: dopo lo stop allo scudo penale,  portare avanti il il piano di risanamento ambientale per l’acciaieria di Taranto “ora è un crimine”.

Rocco Palombella

“Oggi abbiamo saputo dall’azienda – dichiara Rocco Palombella leader Uilm  il sindacato con più iscritti all’interno dell’ ILVA –  che il principale motivo che li ha portati a recedere dal contratto è stata la soppressione dell’immunità legale. Ora il Governo deve convocare di nuovo i Mittal, in presenza anche delle organizzazioni sindacali confederali Cgil Cisl Uil, per fare chiarezza definitivamente sulle loro intenzioni e se ci sono ancora margini di trattativa. Per noi – continua Palombella  – esiste solo l’accordo del 6 settembre 2018, vogliamo e ne esigiamo il rispetto perché è stato il migliore possibile vista la situazione da cui si partiva e perché garantisce il risanamento ambientale, salvaguardia occupazionale e la continuità industriale”.

I sindacati arrivano a non escludereun’insubordinazione dei lavoratori per non spegnere gli altiforni, come ha dichiarato Palombella dopo l’incontro al Mise,  aggiungendo “I lavoratori dell’ex Ilva non spegneranno gli impianti perché non saranno loro che sanciranno la morte dello stabilimento e del loro futuro occupazionale. Da ora in tutti gli stabilimenti del gruppo inizieranno agitazioni e mobilitazioni da parte di tutti i lavoratori per chiedere rispetto accordo di un anno fa e contro un atto inaccettabile di una multinazionale che pensa di fare e disfare a suo piacimento”.

E ancora scontro fra ArcelorMittal ed il Governo. Il premier Giuseppe Conte non indietreggia ed attacca: pagheranno i danni. La Procura di Milano, in contemporanea, ha acceso i propri riflettori un faro aprendo un fascicolo esplorativo affidato ai pm Civardi e Clerici coordinati dal dr. Romanelli,  scendendo in campo a difesa degli interessi pubblici anche nel giudizio civile (che dovrà decidere sul ricorso di ArcelorMittal per il recesso e sul controricorso presentato oggi dagli amministratori straordinari dell’ex Ilva). Adesso le Fiamme Gialle potranno presentarsi negli uffici italiani di ArcelorMittal e controllare una ad una tutte le carte, dal contratto di affitto a ordinativi, fatture, e via dicendo.

“Ben venga anche l’iniziativa della Procura”, ha commentato Conte, che alza i toni con l’azienda: “Il Governo non lascerà che si possa deliberatamente perseguire lo spegnimento degli altiforni”; “Arcelor Mittal si sta assumendo una grandissima responsabilità“, lasciare l’ex Ilva “prefigura una chiara violazione degli impegni contrattuali e un grave danno all’economia nazionale. Di questo ne risponderà in sede giudiziaria“, anche in termini di “risarcimento danni“, dice il premier.

Ma ArcelorMittal la pensa diversamente sostenendo che levando l’immunitànon sono stati rispettati i termini del contratto” – dice Morselli – come è anche per le prescrizioni della magistratura sull’altoforno Afo2: “Non era stato fatto niente” di quanto detto al momento dell’accordo. La sintesi è che se al momento del contratto erano state create le condizioni per una missione impossibile, da “bacchetta magica”, oggi per l’azienda quelle condizioni non ci sono più. Lasciando il tavolo Stefano Patuanelli sottolinea come Lucia Morselli abbia puntato tutto sul nodo dell’immunità penale, politicamente il meno gestibile tra le diverse anime del Governo, lasciando invece in secondo piano il tema del rallentamento del mercato (e quindi di frenare la produzione e gestire esuberi) su cui “fin da settembre c’era una disponibilità del Governo” ad accompagnare un percorso. I toni del dibattito politico restano accesi. “Non c’entra nulla lo scudo, c’entra il fatto che qui qualcuno vuole fare il furbo“, dice il leader del M5s, Luigi Di Maio, che però non chiarisce ancora una volta i suoi pregressi rapporti con la Morselli, allorquando era Ministro dello Sviluppo Economico.

Per Matteo Renzi l’ex Ilva va tenuta apertaa ogni costo” garantendo il sostegno politico di Italia Viva alle iniziative del Governo per non far spegnere gli altiforni: “Sarebbe un disastro per Taranto, una follia“. Dal Pd diventato taciturno sulla vicenda parla solo il ministro Francesco Boccia dicendo che “la proprietà non deve assolutamente permettersi di spegnere la fabbrica. Non ne ha il diritto”. Ci vorrebbero 6 mesi per ripartire. E Anna Maria Bernini da Forza Italia replica al premier: “E’ un cortocircuito politico-giudiziario. Questo governo si sta dimostrando drammaticamente incapace”. E’ intervenuto anche  il ministro al Sud, Peppe Provenzano (Pd ): Non permetteremo lo stop degli impianti“, ha detto . “Lo Stato non permetterà che l’azienda fermi tutto col rischio di compromettere gli impianti. Mittal torni al tavolo, per salvare produzione, lavoro e ambiente“.

I sindacati mantengono la linea. Sostengono che ArcelorMittal non può esercitare un diritto di recesso, che il contratto va rispettato, ma che anche il Governo deve rispettare i patti alla base di quell’accordo: “Per nulla soddisfatti” di un confronto “non andato bene”  i leader della Cgil Maurizio Landini, della Cisl Annamaria Furlan, e della Uil Carmelo Barbagallo, hanno lasciato il ministero chiedendo “l’avvio di un tavolo con la proprietà per trovare soluzioni” ma anche al Governo di uscire dall’impasse: deve “ripristinare lo scudo penale per togliere l’alibi ad ArcelorMittal”. E avvertono: “La mobilitazione prosegue, i lavoratori non si renderanno complici dello spegnimento dell’acciaieria“. 

Secondo voci provenienti da Taranto, anche la procura jonica potrebbe aprire un fascicolo d’indagine. Nell’ incontro svoltosi  in Prefettura, a Taranto, l’ 8 novembre scorso fra il procuratore capo Carlo Maria Capristo , affiancato dall’ aggiunto Carbone ed il premier Giuseppe Conte  era emerso subito che la questione dello “scudo penale”  in realtà è molto diversa da come viene raccontata. Sopratutto perché esiste già, e non solo sulla base dell’ articolo 51 del codice penale (“L’ esercizio di un diritto o l’ adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorità, esclude la punibilità“), ma sopratutto perché ne vige uno apposito per Taranto, previsto dal decreto Salva-Ilva del 2015.

La formulazione di quello scudo, come è stato spiegato dal procuratore Capristo al presidente del Consiglio, è chiara esplicita. “Le condotte poste in essere in attuazione del Piano di cui al periodo precedente – recita  il decreto – non possono dare luogo a responsabilità penale o amministrativa del Commissario Straordinario, dell’ affittuario o acquirente e dei soggetti da questi funzionalmente delegati, in quanto costituiscono adempimento delle migliori regole preventive in materia ambientale, di tutela della salute e dell’ incolumità pubblica e di sicurezza sul lavoro“.




ArcelorMittal Italia: “Crisi grave, cassa integrazione per 1400 persone”

ROMA – La crisi dell’acciaio colpisce duramente ArcelorMittal Italia, la società che ha rilevato le attività del siderurgico ex Ilva Taranto, ha annunciato che farà ricorso agli ammortizzatori sociali della cassa integrazione per 1395 persone (il 17% della forza lavoro) su un organico di 8.200 addetti, per i reparti colata continua 5, treno nastri e laminatoio a freddo. La filiale italiana del gruppo franco-indiano Arcelor Mittal sostiene che la propria decisione  è conseguenziale  alla grave crisi di mercato, scrivendo in una nota che  “si trova oggi nella necessità di ricorrere temporaneamente alla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (Cigo). Il provvedimento interesserà lo stabilimento di Taranto per un numero massimo al giorno di circa 1.400 dipendenti per 13 settimane. L’azienda ha già contattato le Organizzazioni sindacali e le rappresentanze sindacali unitarie di Taranto per informarle di questa operazione“. Si è così tornati ai circa 4 mila esuberi previsti nella situazione pre-accordo con ArcelorMittal, cioè ai tempi in cui l’acciaieria era guidata dai commissari straordinari nominati dal Governo.

il comunicato stampa “improvviso” di Arcelor Mittal Italia

Ulteriori dettagli saranno resi noti in un incontro fissato per domani, in quanto nonostante lo scenario sia “molto critico, ArcelorMittal Italia conferma il proprio impegno su tutti gli interventi previsti per rispettare il piano industriale e ambientale, al termine dei quali, con un investimento da più di 2,4 miliardi di euro, Taranto diventerà il polo siderurgico integrato più avanzato e sostenibile d’Europa“.

Proprio una settimana fa  Matthieu Jehl, amministratore delegato di ArcelorMittal Italia,  incontrando a Taranto i giornalisti abituati a fare poche domande, annunciò che dopo aver ridotto la produzione di 3 milioni di tonnellate negli impianti di Spagna e Polonia, prevedeva altri tagli inFrancia e Germania. guardandosi bene dall’annunciare quelli comunicati oggi.

In quell’occasione venne spiegato che per lo stabilimento di Taranto ex-Ilva, che dallo scorso novembre 2018 è nella gestione operativa di ArcelorMittal Italia , non ci sarebbero stati tagli produttivi, in quanto lo stabilimento marcia già ad un passo ridotto, ma venne reso noto anche che il passaggio alla produzione di 6 milioni di tonnellate annue sarebbe stato rinviato al prossimo anno 2020, mentre quest’anno si sarebbe assestato sui 5 milioni. Una frenata causata, secondo quanto ha sostenuto l’ad Jehl, dal rallentamento dell’industria dell’auto, i costi aumentati dell’energia e delle materie prime e le barriere dei dazi all’ingresso negli Usa.  Tutte problematiche che però non vengono alla luce nei giorni scorsi, e che quindi lasciano aprire seri subbi sulla inattendibilità ed insufficiente chiarezza e correttezza comunicativa del gruppo ArcelorMittal .

L’accordo raggiunto nel settembre 2018 al Mise con i sindacati prevedeva che gli assunti nello stabilimento di Taranto “ereditati” dall’ Ilva in amministrazione straordinaria, fossero  8.200 su un totale gruppo di 10.700. L’azienda ha rispettato i numeri ma, secondo le contestazioni dei sindacati, in realtà qualcosa non quadrerebbe nella selezione del personale, in quanto secondo i rappresentanti sindacali sarebbero stati discriminati ( e non assunti) dei  lavoratori che per anzianità aziendale, professionalità acquisita, mansioni ricoperti ed anche carichi di famiglia, erano in possesso invece per i sindacati, di tutti i titoli per venire assunti. Ma invece sono rimasti a carico dell’  Ilva in amministrazione straordinaria e quindi collocati in cassa integrazione a zero ore., e quindi a carico del contribuente !

La contestazione ad ArcelorMittal Italia è stata intrapresa di recente da tutte le sigle metalmeccaniche. Sempre nel novembre 2018 in un incontro al Mise, ArcelorMittal diede delle spiegazioni sostenendo che, rispetto alle 10.700 posizioni identificate, il processo di selezione del personale per l’87%  aveva indotto alla conferma dell’intera forza lavoro dell’unità produttiva operano, nel millantato rispetto dell’accordo sindacale, in assenza di una modifica della posizione di lavoro.

Successivamente vi sono state anche delle integrazioni nell’organico del siderurgico di Taranto, ma il sindacato di base Usb non ha però ritenuto valide e credibili le tesi di ArcelorMittal ed ha presentato ricorso al giudice del lavoro, che ha condannato mesi fa l’azienda per comportamento antisindacale,  obbligando l’azienda a pubblicare le graduatorie. Ma anche dopo questa pubblicazione, l’Usb ha reiterato le sue contestazioni all’azienda. Ora l’incontro di oggi sarà necessario ad una verifica della situazione attuale, ed in concomitanza con l’incontro, Usb effettuerà un presidio di protesta all’esterno della Direzione dello stabilimento di Taranto.

Le reazioni delle organizzazioni sindacali confederate

Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil in una nota ha espresso preoccupazione per ricorso a Cig, preannunciando che chiederà una verifica sull’ attuazione dell’ accordo stipulato al Mise. “Apprendiamo la decisione di Arcelor-Mittal di utilizzare per 13 settimane la cassa integrazione ordinaria che coinvolgerà 1.400 lavoratori dello stabilimento di Taranto, in ragione di difficoltà di mercato che avevano già portato il gruppo a ridurre il volume di produzione programmata da 6 a 5 milioni di tonnellate” aggiungendo “La notizia anticipa l’incontro già fissato per domani a Taranto, in cui verrà formalizzata la procedura di cassa e rappresenta un elemento di ulteriore preoccupazione in una fase di assestamento critico degli obiettivi del piano industriale. Nell’incontro in programma per lunedì 10 giugno chiederemo una verifica sull’attuazione dell’accordo sottoscritto in merito alle strategie industriali e produttive e agli investimenti relativi al processo di risanamento ambientale”.

“E’ del tutto evidente che la prospettiva della cassa integrazione ordinaria  per quanto legata per definizione ad un evoluzione di ciclo congiunturale, non ci rassicura e diventa un ulteriore elemento di incertezza. Sono mesi che la Fiom chiede un incontro al Mise per una verifica degli impegni sottoscritti, che diventa ancora più urgente alla luce delle decisioni comunicate oggi

La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, a margine dell’incontro con Confindustria ha così commentato l’annuncio di cassa integrazione per 1.400 lavoratori dell’ex Ilva di Taranto:”Arcelor-Mittal deve rispettare l’accordo firmato. C’è troppa disinvoltura nel Paese nel fare accordi e non rispettarli. Serve da una parte un’azione più forte di politica industriale, visto che manca una visione,  e dall’altra più responsabilità da parte delle imprese” aggiungendo  “Da parte del governo manca vigilanza e manca strategia e questo è un elemento negativo che ha un risvolto sull’occupazione e sullo sviluppo assolutamente drammatico“.

Per il segretario generale Uil Carmelo Barbagallo occorre un decreto legge che preveda dei risarcimenti danni nei confronti di chi non rispetta accordi “Arcelor agisce sulla scia del comportamento delle multinazionali che fanno shopping e poi non rispettano gli accordi. Bisogna imbrigliare questo atteggiamento, perché è negativo per il Paese, e lo deve fare il governo” ed aggiunge  “Il Governo deve fare leggi e norme. Facciano un decreto legge per far pagare i danni a chi ha usufruito delle agevolazioni  e poi fa quello che gli pare. Su Mittal abbiamo fatto da poco un accordo e non si capisce cosa è sopravvenuto, dobbiamo verificare Rocco Palombella segretario generale della Uilm, il sindacato con più iscritti nello stabilimento ex -ILVA di Taranto rincara la dose: “la comunicazione a pochi giorni dall’incontro fissato per lunedì prossimo è grave, inopportuna e sbagliata“.

L’annuncio di 13 settimane di cassa integrazione per 1400 lavoratori ex Ilva a Taranto è stata una vera doccia fredda anche per i lavoratori dello stabilimento  di Genova “visto che solo pochi giorni fa il gruppo aveva spiegato che la riduzione della produzione in Europa non avrebbe interessato l’Italia” commenta Bruno Manganaro segretario genovese della Fiom . “E’ un brutto segnale e un messaggio pericoloso soprattutto per quanti vogliono che l’Ilva chiuda” . Anche se il provvedimento al momento riguarda solo Taranto, la preoccupazione si estende anche allo stabilimento di Genova Cornigliano: “Siamo preoccupati visto che da Taranto parte la produzione dell’acciaio che lavoriamo a Genova e visto che comunque a Genova finora non sono ancora stati garantiti nemmeno i mille lavoratori previsti dall’accordo” dice Manganaro. Oltre al merito, cioè la scelta dello strumento della cassa integrazione ordinaria a pochi mesi dall’affitto degli impianti ex-Ilva , per il segretario della Fiom genovese vi è anche un problema di metodo: “Per lunedì 10 giugno è stato fissato un incontro a Roma per fare il punto sui primi cinque mesi dal passaggio dell’Ilva ad Arcelor: avrebbero potuto tranquillamente spiegare il problema in quella sede e vedere se insieme riuscivamo ad individuare un’alternativa. Un brutto segnale quindi anche da questo punto di vista“.

L’agenzia internazionale di rating Moody’s ha analizzato di recente le difficoltà produttive in Europa del colosso dell’acciaio, che hanno indotto il gruppo ad annunciare una riduzione della produzione in alcuni dei suoi principali stabilimenti siderurgici,  Secondo l’agenzia di rating, tagliare la produzione è “negativo dal punto di vista del credito in quanto mette in evidenza il rapido deterioramento del contesto operativo nell’industria siderurgica europea, che sta affrontando un rallentamento della domanda dai principali mercati dell’acciaio (soprattutto automotive) dalla fine del 2018“. Moody’s ha rimarcato come la debolezza della domanda possa avere “un impatto negativo sulle consegne europee di Arcelor e sugli utili del 2019” pur mantenendo il giudizio sul merito di credito al livello Baa3, così come l’outlook stabile.

Non si può immaginare che un colosso del genere come Arcelor Mittal non sia capace di prevedere una fase negativa del mercato.  Il top management deve capire che non può lavarsi la coscienza con qualche “mancetta pubblicitaria” al Comune di Taranto o alla stampa locale, sempre pronta con il cappello in mano per qualche centinaia di euro. Qualcuno spieghi loro che dei bambini di Taranto quest’anno non sono andati nelle loro scuole, perché ritenute pericolose, in quanto troppo adiacenti alla fabbrica dove lavoravano i loro genitori.

Adesso quelle scuole molto probabilmente verranno chiuse per sempre. E i genitori di quei bambini, probabilmente resteranno a casa senza lavoro. E tutto ciò permetteteci di dirlo risulta ancor peggio di prima. Cosa verrà a dire il Governo del cambiamento il prossimo 24 maggio a Taranto ?




La Confindustria dice no alla chiusura dell’ Ilva auspicata dal M5S

ROMA – Il Movimento 5 Stelle dopo aver preso in giro tutta la provincia di Taranto e l’ Italia escludendo per voce di Luigi Di Maio, l’ipotesi di chiusura dell’Ilva di Taranto, è tornata a ribadire con le dichiarazioni di Lorenzo Fioramonti al termine dell’incontro avvenuto ieri fra parlamentari, consiglieri regionali e comunali della provincia di Taranto del Movimento con le organizzazioni sindacali,  che il futuro dello stabilimento siderurgico tarantino è la chiusura con la riconversione dello stabilimento .
In questo momento ci orientiamo in una direzione chiara, quella della chiusura programmata e riconversione economica dell’Ilva” ha detto Fioramonti, che era stato indicato dal M5S in campagna elettorale come possibile ministro dell’Economia, il quale provato a indicare anche i tempi dell’operazione che va effettuata ” in un periodo di tempo relativamente breve, ma non brevissimo. Quindi non pensiamo ai 20 anni o ai 30 anni, non pensiamo nemmeno a un anno o sei mesi ” .

Luigi Di Maio e Lorenzo Fioramonti

Un’ipotesi irreale quella della chiusura, che ha creato a dir poco scompiglio nel campo dei sindacati oltre a preoccupare Confindustria Taranto . La riunione è stata preclusa ai giornalisti ed ai cittadini (a proposito, dov’è finita la trasparenza, lo streaming decantato per 10 anni da Grillo ed i suoi adepti ?). Mentre il rappresentante tarantino la Fiom-Cgil ionica evidenziando che “i 5 Stelle non hanno spiegato cosa intendono per riconversione“, ha apprezzato l’apertura del confronto (su cosa di specifico non è dato saperlo o capirlo n.d.r) , il delegato Fiom dell’Ilva di Cornigliano di Genova dove lavorano  110 persone (contro i 13.700 di Taranto)  è di tutt’altro avviso: “Sant’Ilario è una bella zona — dichiara il sindacalista Armando Palombo con espresso riferimento al quartiere in cui vive Beppe Grillo — siamo pronti ad andarci in massa qualora il contratto di programma tra Lega e 5 Stelle dovesse confermare la volontà di chiudere l’Ilva“.
Sulla stessa posizione del collega di Cornigliano (Genova)  si è attestato Valerio D’Alò, segretario della Fim- Cisl tarantina che attraverso un comunicato ha dichiarato: “Dai rappresentanti del Movimento 5 Stelle avremmo gradito un preciso punto di vista sulla questione, anche in virtù delle contraddizioni emerse in questi giorni fra 5 Stelle e Lega“. Contraddizioni ancora presenti, mai chiarite, ed infatti il deputato pugliese Rossano Sasso eletto dalla Lega, definisce l’ipotesi chiusura dell’ ILVA “una pazzia” .
Le dichiarazioni di Fioramonti hanno scatenato anche la reazione di Carlo Calenda ministro dello Sviluppo economico del Governo Gentiloni : “Ma come si fanno a dire simili superficialità — scrive su Twitter sull’ipotesi di chiusura programmata — o la chiudi o la risani. Con quali soldi la tieni aperta a tempo? Dilettantismo di chi non ha mai gestito nulla in vita sua. Sulla pelle di 20mila lavoratori “. Rivolgendosi a Fioramonti ha detto: ” Lorenzo per ora non esiste un vostro modo di “fare” o un piano ma solo chiacchiere da bar e frasi ambigue. Il Governo ha portato un investitore da 4,2 mld, recuperato 1,1 mld per bonifiche, speso 500 mil su ambiente, iniziato la copertura dei parchi. Momento dei talk show è finito” . Carlo Calenda si è detto disponibile a riaprire con urgenza un tavolo. In un comunicato congiunto con la vice ministro Bellanova ha detto di sperare che “le sigle sindacali che auspicavano la chiusura dell’accordo con il nuovo Governo capiscano che questa strada è chiusa. Siamo disponibili a convocare immediatamente il tavolo con azienda e sindacati per chiudere l’accordo ed evitare la più grossa deindustrializzazione del Sud degli ultimi decenni”.
La segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan a margine di un convegno della Fit Cisl sul trasporto aereo, si è soffermata a parlare con i giornalisti sull’ Ilva dicendo: “siamo davvero molto preoccupati per il destino di 20 mila lavoratori tra azienda e indotto, per la centralità dell’azienda nell’economia di Taranto, della Puglia e dell’Italia” ricordando  “La nostra capacità di produrre acciaio di grande qualità ci rende protagonisti del mercato internazionale e l’Italia non può farne a meno: avremmo ripercussioni davvero drammatiche” A chi le chiedeva dell’incontro di oggi tra azienda e sindacati, la Furlan ha  aggiunto : “Spero che si arrivi ad un accordo che rimetta al centro la sicurezza sul lavoro e la garanzia occupazionale
Per il segretario generale della UIL Carmelo Barbagallo, a margine del congresso nazionale della Uilcom, la Uil discuterà “fino a zona Cesarini, anzi, fino allo spogliatoio per non perdere un solo posto di lavoro all’Ilva di Taranto. All’Ilva lavorano 20mila persone e non ci possono mettere di fronte all’alternativa tra morire di fame e morire di cancro” aggiungendo “Ognuno ha la sua ricetta  e noi vogliamo capire quale consenta di salvare l’occupazione, la produzione e la sicurezza dell’ambiente. Non vogliamo perdere la produzione per rilanciare l’economia anche attraverso l’acciaio“.
Il segretario generale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli, assicura che “non staremo fermi” ed aggiunge “La chiusura è dannosa per ambiente, è appena all’inizio la copertura dei parchi e rischia di essere una Bagnoli2, l’occupazione e l’economia manifatturiera italiana. Sia chiaro, non cederemo mai alle intimidazioni dello squadrismo che in queste ore a Taranto impedisce la piena agibilità democratica. E sia altrettanto chiaro, non staremo con le mani in mano, se si vuole lasciare i lavoratori a casa e la città vittima di una scelta ambientale dannosa, non staremo fermi e daremo vita alla mobilitazione totale”.
Non a caso oggi a Roma Arcelor Mittal e sindacati metalmeccanici sono tornati a parlare del futuro del siderurgico nella sede dei sindacati metalmeccanici confederali a Roma con i segretari generali di Fim, Uilm, Fiom e Usb. L’incontro ha lo scopo di individuare, se ci sono, le condizioni per far ripartire e possibilmente concludere nel più breve tempo possibile la trattativa ministeriale sul futuro dell’Ilva. E potrebbe  arrivare ad un accordo prima che sia troppo tardi. Per tutti.