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10 Marzo 2026 13:57

Sgominata organizzazione collegata al clan dei Casalesi che svuotavano i conti correnti di ignare vittime . 24 indagati , 2 arrestati

La truffa veniva realizzata con diverse modalità, consisteva nell’inviare alla vittima un messaggio SMS o una mail, proveniente apparentemente dall’istituto di credito dove la vittima aveva un conto corrente, venendo comunicata l’avvenuta esecuzione di bonifici o di altre disposizioni di addebito

I militari del Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, con il supporto dei Finanzieri del Comando Provinciale di Caserta e Milano, nell’ambito di attività di indagine dirette dalla Procura della Repubblica – D.D.A di Napoli., hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misura cautelare in carcere, emessa dal G.I.P nei confronti di 2 persone, indagate per i reati di associazione per delinquere e autoriciclaggio con l’aggravante di agevolare il clan dei Casalesi. Si tratta di Pasquale Corvino, 40 anni, e della compagna Angela Turco Cirillo, 43 anni, il primo ritenuto dagli inquirenti promotore e organizzatore dell’associazione a delinquere e l’altra sua diretta collaboratrice, che prelevava i contanti dai conti correnti all’esterno per consegnali a Corvino, e che si adoperava anche per investire il denaro in moneta virtuale.

Le attività di indagine coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli hanno consentito di individuare un articolato sistema illecito, realizzato da un’organizzazione criminale operante tra l’Italia e la Spagna, finalizzato a “svuotare” i conti correnti di ignare vittime attraverso l’accesso abusivo a sistemi informatici e il furto di dati sensibili realizzato via mail (phishing), mediante l’invio di sms (smishing) e tramite comunicazioni telefoniche (vishing).

Nel dettaglio, le indagini, svolte anche attivando i canali di cooperazione internazionale di polizia, hanno riguardato 24 soggetti e si sono concentrate su 38 episodi di truffa perpetrate ai danni di altrettante vittime italiane a cui sarebbero stati sottratti circa 800mila euro, somme confluite – almeno in parte – nelle casse del clan dei Casalesi. Tra gli indagati, complessivamente 24, figura anche Nicola Sergio Kader, esponente di vertice della fazione Bidognetti del clan dei Casalesi, e il collaboratore di giustizia Vincenzo D’Angelo, genero del boss Francesco Bidognetti, detto “cicciotto di mezzanotte”.

Le truffe, è emerso dalle indagini, risalgono al periodo che va tra gennaio 2018 e dicembre 2023, e venivano realizzate con diverse modalità. In particolare, gran parte dei proventi illeciti, pari a circa il 40%, veniva consegnato, per contanti, ad esponenti del clan camorristico al fine di finanziarne l’operatività e provvedere al mantenimento di svariate famiglie di detenuti del clan stesso, rafforzando la presenza camorristica sul territorio.

In particolare, la truffa veniva realizzata con diverse modalità. Un primo schema, il più comune, consisteva nell’inviare alla vittima un messaggio SMS o una mail, proveniente – solo apparentemente – dall’istituto di credito dove il soggetto aveva aperto un rapporto di conto corrente, con i quali veniva comunicata l’avvenuta esecuzione di bonifici o di altre disposizioni di addebito. Successivamente il truffatore, spacciandosi per un dipendente della Banca addetto al sistema antifrode, induceva la vittima a eseguire un bonifico istantaneo verso un altro conto corrente, riconducibile al sodalizio criminale. La truffa è stata svelata in parte grazie alle dichiarazioni di Vincenzo D’Angelo, genero del boss Bidognetti e oggi collaboratore di giustizia veniva realizzata con diverse modalità. 

Un secondo schema consisteva nella fraudolenta attivazione di una copia della SIM telefonica in uso alla vittima e associata al conto corrente. In tal modo, era possibile accedere all’home banking e, una volta ricevuta la password temporanea (codice OTP) via SMS, trasferire con bonifici istantanei le somme esistenti sui conti correnti verso rapporti bancari riconducibili all’organizzazione.

I fondi così ricevuti sarebbero stati velocemente inviati su altri conti correnti, anche esteri, prelevati “per contanti” e consegnati, in gran parte, a esponenti del clan dei casalesi. In alcune circostanze, poi, i proventi illeciti sarebbero stati impiegati anche per l’acquisto di valute virtuali, ritenute un investimento “sicuro” in considerazione dell’oggettiva difficoltà di identificare i titolari dei relativi portafogli virtuali (criptowallets).

Alla luce delle risultanze investigative e in accoglimento della richiesta avanzata dalla procura di Napoli, il G.I.P. del Tribunale di Napoli ha disposto nei confronti dei due indagati principali, imprenditori casertani operanti nel settore del commercio di automobili e domiciliati tra l’Italia e la Spagna, la misura degli arresti in carcere. Per gli altri indagati, il G.I.P. ha  comunque ritenuto sussistente un quadro indiziario idoneo a dimostrare che hanno fatto parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla frode informatica, al riciclaggio e all’autoriciclaggio, con l’aggravante, per sei soggetti, della finalità di agevolare il clan dei Casalesi.

Per acquisire ulteriori elementi di prova, sono state effettuate 21 perquisizioni presso abitazioni e attività commerciali situate nelle Province di Napoli, Caserta, Modena, Benevento, Potenza e Isernia.  

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