Scandalo Palamara, al Csm si dimette un altro consigliere

Scandalo Palamara, al Csm si dimette un altro consigliere

Il membro togato del Consiglio superiore della magistratura, Marco Mancinetti (Unicost), si è dimesso dopo a seguito del ricevimento della notifica di avvio dell’azione disciplinare da parte della Procura generale della Cassazione, in conseguenza di quanto emerso dall’analisi delle chat con Luca Palamara.

di REDAZIONE POLITICA

Oltre all’attuale componente del Csm Marco Mancinetti, che si è dimesso stamane dopo aver ricevuto l’avviso di azione disciplinare dalla Procura generale per le chat con Luca Palamara (imputato di corruzione a Perugia) ex componente del Consiglio superiore della magistratura ed ex Presidente dell’ Anm, al momento vi sono altri cinque magistrati coinvolti posti sotto procedimento disciplinare. 

Con Mancinetti arrivano a sei su sedici i consiglieri togati dal maggio scorso, costretti a lasciare il Csm l’organo di autogoverno della magistratura, , per le vicende collegate all’inchiesta della Procura di Perugia su Palamara. Marco Mancinetti era stato eletto al Csm nell’autunno del 2018. nella stessa corrente di Palamara (Unicost-Unità per la costituzione) la con il quale ha intrattenuto frequenti e costanti rapporti di colleganza e di stretta amicizia.

Marco Mancinetti. dimissionario dal Csm

Mancinetti è il sesto consigliere del Csm costretto alle dimissioni. per l’incontro notturno in una suite delll’ Hotel Champagne di Roma (che adesso ha chiuso i battenti), situato proprio accanto a Palazzo Marescialli organizzato da Luca Palamara, con il senatore Luca Lotti (Pd) ed il deputato Cosimo Maria Ferri (ed forzista passato al Pd ed ora deputato di Italia Viva) per cercare di manovrare ed influenzare sulla nomina del procuratore di Roma in favore dell’attuale Pg di Firenze Viola.

Prima di Mancinetti erano stati costretti a dimettersi i togati Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli e Antonio Lepri (tutti di Magistratura indipendente), Gianluigi Morlini e Luigi Spina di Unicost. che all’unisono si erano dimessi anche dall’Anm per evitare l’espulsione. Tutti sono sottoposti ad azione disciplinare ed il loro procedimento pendente davanti alla sezione disciplinare dello stesso Csm, iniziato a luglio, continuerà la prossima settimana, insieme a quello di Palamara che riprende martedì 15 settembre. 

I rapporti fra Palamara e Mancinetti si erano raffreddati quando erano cominciare ad uscire sugli organi d’informazione le prime indiscrezioni giornalistiche sugli accertamenti giudiziari ed intercettazioni su Palamara, ed agli atti dell’indagine umbra sono presenti tutte le conversazioni tra i due relative al periodo 2017-2018, cioè quando Palamara era consigliere al Csm ed il suo collega Marco Mancinetti era il responsabile romano di Unicost, e l’ex presidente dell’Anm lo chiamava affettuosamente “ciccino“.

Fra le accuse disciplinari contestare dalla Procura generale ci sono alcuni interventi e interessamenti di Marco Mancinetti con Luca Palamara per sostenere alcune promozioni e nomine di altri magistrati. Sin dalla scorsa primavera, con il deposito delle carte della procura umbra al Gip di Perugia, erano trapelati i suoi scambi di messaggi dai quali si evinceva che Palamara si sarebbe interessato all’ ammissione del figlio di Mancinetti, in occasione del test alla facoltà di medicina dell’università cattolica del Buon Consiglio di Tirana in Albania, convenzionata con quella di Tor Vergata a Roma. 

Tra le chat intercettate tra Marco Mancinetti e Luca Palamara compare quella del febbraio 2018 in cui il primo si esprime sul collega Luciano Panzani: “Cmq leggendo nota di panzani ce da ridere. Lo dovete asfaltare è un matto”. Nel dicembre 2017 invece commentava l’operato di Maria Vittoria Caprara, all’epoca magistrato segretario del Csm: “Maria Vittoria Caprara da piu parti viene considerata di Cartoni . Lei è libera di fare quello che vuole ma sta lì a 2200 euro al mese in + da 5 anni con i voti di unicost roma. Questo è intollerabile. Lei se ne deve andare da lì”.

Mancinetti ha così giustificato le sue dimissioni:Pur non essendovi alcun automatismo di legge ho rassegnato le mie dimissioni nelle mani del vicepresidente del Csm per senso istituzionale e per evidenti ragioni di opportunità, nel pieno rispetto delle attività della Procura generale e nella convinzione di poter offrire ogni chiarimento nella sede competente“.

Le dimissioni di Mancinetti sono destinate a questo punto sono destinate ad influire sul “peso” ed influenza delle correnti in lizza per le prossime elezioni del Csm che si svolgeranno per la prima volta in via telematica tra il 18 e 20 ottobre.

Dopo le elezioni dello scorso anno per sostituire i 5 consiglieri, sia giudici che pm, dimessisi a questo punto potrebbe essere necessaria anche a una nuova elezione per l’attuale consiglio del Csm (la cui scadenza naturale è nel 2022 ) in quanto al momento non vi sono più consiglieri non eletti nel 2018 quando è stato rinnovato l’intero consiglio.

Riccardo Fuzio e Luca Palamara

Aveva dovuto abbandonare i proprio prestigioso incarico anche cioè l’allora procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio, che per la sua carica era membro di diritto del Csm, il quale ha così anticipato la sua uscita dalla magistratura dopo essere finito indagato per rivelazione di segreto d’ufficio. Il nuovo Procuratore Generale Giovanni Salvi, subentrato a Fuzio ha dovuto costituire una apposita task force di sostituti incaricata di scandagliare tutte le chat, le conversazioni, gli sms conservati nel cellulare di Palamara, al fine di valutare l’apertura di procedimenti disciplinari

Dal Csm fanno notare che vi sono altri due consiglieri non eletti, a seguito del del voto suppletivo dell’anno scorso dell’8 e 9 dicembre, quando venne eletta Elisabetta Chinaglia ( Area) e cioè l’ ex presidente dell’ Anm Pasquale Grasso ( Magistratura indipendente) che si era dimesso dalla corrente del sindacato a seguito delle polemiche causate dallo scandalo Palamara, e Silvia Corinaldesi di Unicost.

L’ultima parola a questo punto è del presidente della Repubblica Sergio Mattarella (che è anche presidente del Csm) il quale dovrà decidere se indire una nuova elezione oppure sostituire Mancinetti con il non eletto Grasso.

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