Nella riunione di Consiglio dello scorso 4 marzo, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni dopo aver esaminato i dati del primo ciclo di monitoraggio ha adottato alcuni provvedimenti nell’ambito della campagna per il referendum popolare confermativo del 22 e 23 marzo 2026.
Con due distinte delibere, l’Autorità ha ordinato a Discovery Italia S.r.l. e a La7 S.p.A. (in quest’ultimo caso con il voto contrario della Commissaria Giomi) l’immediato riequilibrio dell’informazione nei rispettivi palinsesti, per violazione dell’art. 5 della legge n. 28/2000 e della delibera n. 37/26/CONS. Dai dati del primo ciclo di monitoraggio (12-28 febbraio 2026) è emersa una sottorappresentazione della posizione del SÌ sui canali Nove e La7. Il riequilibrio dovrà avvenire entro oggi 7 marzo 2026; l’Autorità verificherà l’osservanza degli ordini attraverso il monitoraggio del periodo 1-7 marzo, riservandosi in caso di mancata ottemperanza l’adozione dei conseguenti provvedimenti.

L’Autorità ha archiviato gli esposti del Comitato società civile per il NO al referendum Costituzionale e dei gruppi AVS-PD (in quest’ultimo caso con il voto contrario della Commissaria Giomi). Infine, l’Autorità ha adottato una raccomandazione rivolta a tutte le emittenti radiotelevisive nazionali, pubbliche e private, inclusa la RAI, sulla corretta rappresentazione dei soggetti istituzionali nei programmi di informazione.


Come sottolinea il collega Luciano Capone sul Foglio, quotidiano che certo non brilla per appoggio incondizionato al governo, molti luoghi comuni vengono smentiti numeri alla mano: “Il Tg1, ritenuta l’ammiraglia di TeleMeloni, ha dato il 52,3 per cento di spazio al No e il 47,7 al Sì”. Si tratta, si sottolinea, non del “minutaggio in valore assoluto“ ma del cosiddetto “tempo di parola riparametrato”, tenendo conto di fascia oraria e indici di ascolto. Anche il Tg2 ha dato più spazio al NO (53% contro il 47 al SI), idem il Tg3 (52,9% per il NO e 47,1 per il SI). Tenendo conto anche dei talk e dei programmi di informazione extra-tg, il bilancio si inverte per Rai 1 (52,2% SI e 47,8 NO) e Rai 3 (51,5 SI e 48,5 NO), “ma si tratta di un sostanziale equilibrio considerando che la differenza in valore assoluto è di pochi minuti“.
La7 rete televisiva di Urbano Cairo è risultata quella più squilibrata in assoluto, fra tutti i gruppi e tutti i canali: lo spazio dato ai contrari alla riforma Nordio è infatti più del doppio di quello concesso ai favorevoli. Il tempo di parola riparametrato su tutta la programmazione, dal 12 al 21 febbraio, è stato per il Sì del 29,6 per cento e per il No del 70,4 per cento: 40 punti di differenza. Troppi.






