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4 Ottobre 2022 21:06
4 Ottobre 2022 21:06

Parlare della malattia con la forza semplice di chi affronta una prova enorme senza rinunciare a tutti i colori

Emma Marrone, Anastacia, Sheryl Crow: Donne che si prendono cura di sè e della vita , ridefinendo il valore del tempo. Perchè il tumore non è un tabù. Noi non siamo il nostro male. Parlare della malattia con la forza semplice di chi affronta una prova enorme senza rinunciare a tutti i colori.

di Chiara Maffioletti

In quelle sette lettere, in quel «succede» usato da Emma Marrone per spiegare che il tumore era tornato per la terza volta nella sua vita, c’è molto dell’universo che difficilmente chi attraversa la malattia riesce a spiegare. Il lessico condiviso, in questi casi, è fatto di parole altissime, vocaboli che rimandano al coraggio, alla lotta, all’essere eroici. Quando in realtà, chi scopre di avere un cancro di fatto si trova catapultato in una dimensione mai così concreta: di colpo sei posto davanti a qualcosa che, come ha ricordato la cantante, «succede e basta». Affrontare la situazione non è tanto una scelta coraggiosa, ma l’unica possibile. Così lo fai.

Emma ha 35 anni e gli ultimi dieci sono stati parecchio intensi: sono quelli in cui ha conosciuto la malattia e al contempo il suo enorme successo. Quello che però è anche riuscita a fare, probabilmente senza nemmeno pensarci su, è stato dimostrare con il suo stesso modo di essere che il tumore è sì qualcosa di enorme, ma non è tutto. Parlando della malattia con la normalità che si riserva ai fatti della vita, incitando alla prevenzione e controllandosi sempre. Ma anche proseguendo liberamente nella sua carriera, portando avanti le sue passioni, diversificando i suoi impegni, senza farsi fagocitare da un qualcosa con cui convivere, ma che non può oscurare tutti i colori di una esistenza piena.

Quello che negli ultimi anni hanno fatto molte donne famose come lei — e che fanno ogni giorno migliaia di persone non note —, è stato dimostrare plasticamente di non essere la malattia che portavano nel corpo. Scegliendo di concentrare la loro energia sulla cura e su quello che si è oltre, ponendo attenzione sul valore del loro tempo, delle loro scelte.

Freud diceva che nel momento in cui ci si chiede il significato e il valore della vita, si è malati. Considerazione comprensibile. Ma se la frase potesse proseguire, dovrebbe farlo con le esperienze di donne come Olivia Newton-John, ad esempio. Da anni sta curando una malattia che per quanto ostile non è riuscita a spegnere il suo leggendario sorriso e nemmeno il suo ottimismo. Pur essendo diventata ambasciatrice della ricerca, l’attrice ha continuato con il suo lavoro cercando anzi di godere del suo tempo, sentendosi addirittura privilegiata rispetto agli altri per rendersi conto da tempo che «ogni giorno è un dono». Newton-John ha ridotto la sua terribile diagnosi (un tumore in uno stadio avanzato) a una condizione che è propria di ognuno di noi: «In quanto essere umano, la nostra condizione è quella di morire, prima o poi. Il cancro ti fa ragionare su questo ma in fondo nessuno può sapere quando accadrà. Per questo io non ho voluto sapere quanto mi resta da vivere».

Anastacia non ha smesso di cantare e ha imparato a sentirsi bella da quando ha le sue cicatrici: le ha svelate per dimostrare come il tumore renda vulnerabili ma anche quanto accettare questa vulnerabilità possa creare condivisione, vicinanza e quindi bellezza. E così è continuata la sua carriera, al pari del suo impegno nel parlare di prevenzione, senza diventare però manifesto di una malattia, ma semplicemente non nascondendola, non parlandone solo dopo, una volta guarita (come hanno fatto alcuni suoi colleghi famosi, da Rod Stewart a Ronnie Wood).

Sheryl Crow ha spiegato che «la malattia mi ha fatto rivalutare e ridefinire la mia vita. Ho riguardato le mie decisioni, le mie scelte, la mia arte e la mia concezione delle cose. Ho imparato che non va dato nulla per scontato». Lo stesso ha fatto Kylie Minogue, non lasciando che la malattia rendesse meno luminosa la sua stella, o Shannen Doherty, la Brenda Walsh di «Beverly Hills 90210», che ha condiviso ogni momento delle sue cure, anche difficili, in quanto parte della sua vita.

Da noi Nadia Toffa, addirittura criticata per il suo aver condiviso la malattia, nel mentre ha portato avanti ostinatamente tutto il resto della sua vita, anche quando era faticosissimo. Monica Guerritore ha condiviso il suo percorso e Carolyn Smith, ballerina e giudice di «Ballando», è andata in onda in prima serata su Rai1 senza capelli perché vergognarsi di un cancro è semplicemente senza senso. Qualcosa di ovvio, forse. Ma che prima di queste donne nessuno aveva fatto.

*editoriale tratto dal CORRIERE DELLA SERA
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