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16 Giugno 2024 07:06
16 Giugno 2024 07:06

Operazione su organizzazione criminale turca attiva in Italia ed Europa: 19 arresti

Tra i 20 arrestati del 22 maggio uno solo è italiano, ma è una persona molto fidata per Boyun, a giudicare dai compiti di fiducia che espletava a livello logistico. Tutti gli altri sono turchi, e tra essi c’è un interprete.

L’ufficio della Sezione Distrettuale Antiterrorismo della Procura della Repubblica di Milano ha delegato la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza di Milano – Sezione Investigativa Finanziamento al Terrorismo – all’esecuzione di un’ordinanza di misura cautelare emessa dal GIP Roberto Crepaldi del Tribunale di Milano, su richiesta della pm Bruna Albertini e del procuratore Marcello Viola capo della procura ambrosiana, nei confronti di 19 persone turche dimoranti in Italia, ma anche in Svizzera e  Germania e  Turchia, indagati, a vario titolo, per associazione per delinquere aggravata anche dalla transnazionalità, banda armata diretta a costituire un’associazione con finalità terroristiche ed a  commettere attentati terroristici, quindi detenzione e porto illegale di armi “micidiali” e di esplosivi, traffico internazionale di stupefacenti, omicidio e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

L’arresto di Boyun a Viterbo

L’operazione ha coinvolto centinaia di poliziotti tra la Svizzera e l’Italia tra cui personale della Squadra Mobile di Como, del Servizio Centrale Operativo di Roma, della Sezione Investigativa S.C.O. di Milano e di Brescia, delle Squadre Mobili di Catania, Crotone, Verona, Viterbo, delle Unità Operative di Primo Intervento (U.O.P.I.), Reparto Prevenzione Crimine “Lazio” e “Lombardia”, della Guardia di Finanza di Milano e Roma, delle unità cinofile di Roma, il l° reparto Volo di Roma e della Polizia Scientifica delle città interessate. Alle operazioni ha partecipato anche la polizia turca del KOM.

Tra i 20 arrestati del 22 maggio uno solo è italiano, ma è una persona molto fidata per Boyun, a giudicare dai compiti di fiducia che espletava a livello logistico. Tutti gli altri sono turchi, e tra essi c’è un interprete. E qui si affaccia un’altra delicata questione: e cioè il fatto che, nelle intercettazioni, Boyul mostri di considerare pacifico che molti degli interpreti di turco utilizzati dalle autorità giudiziarie italiane siano in contatti con “antenne” dei servizi segreti di Erdogan.

Alla guida del “commando” turco Baris Boyun, 40 anni, maxi ricercato in Turchia, l’uomo che si era già reso protagonista di un conflitto giudiziario tra Ankara e Roma, per via di una richiesta di estradizione da parte dell’autorità turca che era stata respinta prima dalla Corte d’ Appello di Bologna e successivamente, a giugno 2023 dalla Corte di Cassazione.  L’estradizione richiesta e negata nel 2023 era stata chiesta dell’autorità turca “per dare esecuzione a un provvedimento di cattura internazionale emesso il 6 aprile 2022 dal Tribunale di Istanbul” nei confronti dell’uomo, che risultava all’epoca dei fatti “indagato nell’ambito di un procedimento penale pendente nello Stato richiedente nel quale è stato chiamato a rispondere dei reati di omicidio, lesioni personali, minacce, partecipazione ad un’associazione per delinquere e violazione della disciplina sulle armi”, come si legge nel provvedimento degli ermellini della Suprema Corte che avevano negato l’estradizione.

I giudici della Cassazione, scrivevano che Baris Boyun, aveva tra l’altro fondatamente rappresentato il rischio di essere sottoposto, se consegnato alla Turchia, a trattamenti disumani o degradanti, in quanto egli è di etnia curda (come parrebbe confermato dalla regione di provenienza di entrambi i genitori) nonché affiliato a un partito filo curdo”. Per la Turchia l’arresto di Boyun era estremamente delicato, al punto tale che lo stesso presidente turco Erdogan avrebbe chiesto, in un bilaterale a gennaio con la premier Giorgia Meloni, il trasferimento del quarantenne nel suo Paese d’origine. Solo che Italia è il potere giudiziario a stabilire chi deve essere estradato. E purtroppo a volte per questo motivo ed un eccessivo garantismo, si lasciano circolare ed operare in Italia criminali di livello internazionale !

La storia giudiziaria del boss della mafia turca Baris Boyun

Baris Boyun, 40 anni ha una storia criminale interessante: nell’agosto 2022 era stato fermato a Rimini e poi scarcerato il 21 marzo 2023 dalla Corte di Appello di Bologna, che ne aveva negato l’estradizione chiesta dalla Turchia quale supposto criminale di rilievo in una organizzazione responsabile per Ankara di 19 omicidi e tentati omicidi in patria nel 2019-2020. Quando a Milano lo scorgono armeggiare con una pistola, lo arrestano.

Il turco finisce prima a San Vittore, quindi agli arresti domiciliari. E siccome anche già solo dalla rete di conoscenze contattate dalla sua compagna orgogliosa di essere riuscita a mettere al riparo della polizia il vero telefono cellulare di Boyun si intuisce che abbia uno spessore di rilievo, gli arresti domiciliari vengono sfruttati per farli diventare un grande orecchio: ogni stanza di casa di Boyul viene microfonata, una cimice lo ascolta pure sotto la doccia, e una microspia gli viene piazzata persino nel braccialetto elettronico. Una idea mossa ingegnosa e vincente questa, perché il turco, loquace al telefono su piattaforme social criptate effettivamente non intercettabili, si sente talmente al sicuro da parlare in totale libertà e chiarezza proprio mentre – secondo gli inquirenti – commissiona reati dalla mattina alla sera:, ma non solo. Dispone spostamenti di armi, coordina traffici clandestini di immigrati dall’Est europeo, mobilita suoi uomini (di nazionalità serba) al porto di Istanbul per offrire ad alcuni narcotrafficanti il tentativo di recupero di un container di droga in cambio di una futura percentuale.

Un giorno Boyul subisce però un attentato: due killer gli sparano sulla porta di casa a Crotone, e subito dopo dalle intercettazioni si comprende che il turco ritenga di aver capito chi sia stato il mandante del suo tentato omicidio. Nella sua visione, si tratta di Alaattin Sarallah un altro criminale turco che però Boyul disprezza perché non sarebbe venuto e cresciuto “dalla strada”, ma sarebbe stato cresciuto dallo Stato, e che dietro la £copertura” di imprenditore in realtà avrebbe avuto dalla propria parte poliziotti, giudici e politici di Ankara, al punto che Boyul sembra equipararlo a una sorta di occulto “braccio criminale” contiguo all’apparato statale, se non addirittura persino utilizzato dall’apparato statale turco.

Per vendicarsi di questo tentato omicidio subito Boyul ingaggia e organizza un gruppo di fuoco che dovrebbe colpire l’avversario in una sua fabbrica di infissi in Turchia , ma la polizia locale, avvisata in tempo utile, riesce a sventare l’agguato ed arrestare una decina degli assaltatori armati di bombe a mano e persino di un bazooka. Le indagini italiane hanno una accelerazione quando, dopo sentori di sua responsabilità di Boyun in tre gambizzazioni in Turchia, alcuni frammenti di conversazioni carpiti dalle intercettazioni indirizzano sul turco l’accusa che avesse organizzato a distanza, su commissione altrui, un delitto anche in Europa: a Berlino, dove lo scorso 10 marzo viene assassinato un connazionale.

L’indagine italiana

L’indagine ha avuto inizio nell’ottobre del 2023 dopo che gli agenti della Questura di Como hanno arrestato tre membri di questa organizzazione criminale così qualificata mentre cercavano di raggiungere la Svizzera ed erano in possesso di due pistole, di cui una clandestina, numerose munizioni e materiale di propaganda. Le successive indagini consentivano di accertare che i tre uomini in quel frangente facevano anche “da scorta” al loro Capo ed alla compagna di questo che viaggiavano in macchina separata.

Il gruppo di lavoro costituito inizialmente da investigatori della Squadra Mobile di Como e poi della SISCO di Milano e dallo S.C.O. il Servizio Centrale Operativo di Roma, coordinato dalla Procura, ha “documentato” con attività tecnica e costanti servizi di osservazione come il capo dell’organizzazione criminale, dal luogo degli arresti domiciliari dove si trovava per essere stato arrestato per detenzione e porto di arma comune da sparo, continuava a dirigere e coordinare dall’Italia il vasto sodalizio criminale qui operante ma diffuso anche in Europa; a coordinare il trasporto dei migranti, a definire le tariffe, a stabilire la tratta per il loro arrivo;  ordinava la commissione di reati anche terroristici in Europa in particolare, così mostrando di disporre di armi connotate da un’elevata potenza di fuoco e di molto denaro proveniente per lo più dal traffico di sostanza stupefacente ma anche dal contrabbando delle sigarette e di farmaci e di gestirne  anche l’impiego. Quest’ultimo attentato alla fabbrica in Turchia falliva grazie allo scambio informativo tra la Polizia di Stato tramite l’INTERPOL e la polizia turca del KOM.

Le attività investigative venivano altresì delegate, stante i consistenti flussi di denaro solo in parte segnalati dalle SOS, e destinati all’organizzazione, alla Sezione Investigativa Finanziamento Terrorismo della Guardia di Finanza di Milano, che ne ha ricostruito la provenienza dall’estero per lo più dalla Turchia attraverso vari canali (circuito Western Union, circuito Awala cd. tecnica del TOKEN ma anche apertura di conti correnti ordinari) per poter poi disporne per lo più “in contante” anche per pagare gli avvocati del Boyun e comunque per sostenere le attività dell’organizzazione.

I complimenti del Governo Turco

Il ministro dell’Interno turco, Ali Yerlikaya, si è congratulato con le autorità della Sicurezza italiana dopo l’arresto di Boyun nella frazione viterbese di Bagnaia. “Mi congratulo con le autorità italiane“, ha scritto Yerlikaya su X, affermando che “durante l’operazione sono stati catturati complessivamente 19 sospetti, di cui 17 turchi e 2 italiani, membri di un gruppo del crimine organizzato, tra cui il capobanda Baris Boyun”. Yerlikaya ha aggiunto che finora erano già state fermate in Turchia 317 persone sospettate di fare parte dell’organizzazione di Boyun, e per 175 di loro è stato confermato l’arresto mentre altri 100 si trovano in libertà vigilata. Boyunè ricercato dalle autorità giudiziarie del nostro paese per 23 reati distinti, tra cui aver fondato un’organizzazione con l’obiettivo di commettere crimini e un omicidio intenzionale, e ha un totale di 56 precedenti penali distinti, di cui 3 omicidi“, ha affermato Yerlikayael.

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