La procura di Milano indaga per turbativa d’asta sulla vendita dello stadio San Siro e sono nove gli indagati tra Comune e persone legate alle società sportive di Inter e Milan. E’ quanto emerge in un provvedimento del Gip del Tribunale di Milano Roberto Crepaldi che ha accolto la richiesta della Procura di Milano a seguito dell’indagine coordinata dai pm Giovanna Cavalleri, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi e affidata ai militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Milano. che hanno perquisito gli uffici del Comune di Milano e della M-I Stadio società partecipata pariteticamente al 50% da A.C. Milan e F.C. Internazionale Milano incaricata della gestione dell’impianto calcistico di San Siro intitolato a Giuseppe Meazza, oltre che nelle abitazioni e negli uffici dei principali indagati. Il filone giudiziario relativo allo stadio è stato avviato dopo una serie di esposti presentati in Procura, tra cui quello sottoscritto dall’ex vicesindaco Luigi Corbani e dal promoter musicale Claudio Trotta, tra i fondatori del comitato “Sì Meazza”.

Gli attuali indagati sono chiamati a rispondere tutti, in concorso, di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Sono Christian Malangone in qualità di direttore generale del Comune di Milano dal 2018; di Giancarlo Tancredi in qualità di responsabile unico del progetto per la dismissione dello stadio Meazza ex assessore alla Rigenerazione Urbana; di Simona Collarini, quale direttore della Direzione specialistica pianificazione e programmazione servizi, Mark Van Huuksllot ex procuratore della società Inter, l’ex ad nerazzurro Alessandro Antonello, Fabrizio Grena, quale amministratore di Emerald Pine Capital Italia srl e consulente dell’Inter.
Tra gli indagati, figurano anche Ada De Cesaris in qualità di consulente dell’ Inter per lo sviluppo del nuovo stadio, Marta Spaini consulente del Milan per il rinnovamento dello stadio Meazza e Giuseppe Bonomi amministratore della società Sportlifecity srl di proprietà del Milan nonché consulente rossonero per il nuovo stadio San Siro.
Nell’inchiesta compare una chat in cui l’architetto Stefano Boeri, constatando che il suo progetto di uno “stadio-bosco” non era stato apprezzato, il 10 settembre 2019 avvertiva “in amicizia” il sindaco di Milano Giuseppe Sala che sull’operazione San Siro stavano prevalendo gli interessi privati a scapito di quelli pubblici. Ecco cosa aveva scritto l’archistar al primo cittadino di Milano.”Attenzione che si crea un grave precedente di sostituzione di interessi privati e decisioni private ai criteri di informazione e scelta – del Comune – basati sull’interesse collettivo. Beppe per me il caso è chiuso, perdere concorsi è del tutto normale… ma ti segnalo che qui la cosa è diversa”,

“Da Comune info segrete e bando su misura per Inter e Milan”
Rivelazioni di informazioni segrete, scambi di info non trasparenti e un avviso pubblico costruito per favorire Milan e Inter. Sono questi gli elementi che hanno portato il gip Crepaldi ad autorizzare l’attività di perquisizione e sequestro nello studio professionale delle indagate Ada De Cesaris e Marta Spaini, rispettivamente consulenti di Inter e Milan per il nuovo stadio San Siro.
In particolare emerge nel documento di autorizzazione del giudice come gli indagati, attraverso “accordi informali e collusioni tra loro, nel contesto del procedimento amministrativo diretto alla alienazione / valorizzazione” dell’area San Siro – sviluppatosi tra il 2017 e il 2025 -, “turbavano il procedimento amministrativo volto alla determinazione del contenuto dell’avviso pubblico per la raccolta di manifestazioni di interesse”.
Per la Procura di Milano si tratta di “collusioni consistite in costanti interlocuzioni informali e scambi di informazioni non trasparenti e indebiti, documentazione e bozze delle deliberazioni comunali emesse nel corso del procedimento, finalizzate ad orientare l’iter amministrativo” dell’area “concertando tra l’attore pubblico e la parte privata le modalità tecnico-giuridiche e i dettagli operativi della cessione” finendo così per creare un abito ‘su misura’: l’avviso pubblico, “costruito sulle caratteristiche gradite alle società sportive – oltre che per il brevissimo termine concesso – andava deserto“, così comportando la successiva vendita dell’area all’unico offerente.
Tra le più “rilevanti” condotte illegali, secondo la Procura di Milano “venivano concordati i contenuti delle principali delibere e determine dirigenziali con cui è stato dato corso all’iter amministrativo avviato nel 2019″, inoltre “venivano condivisi i dettagli in merito ai potenziali vincoli culturali pendenti sullo stadio Meazza, stabilendo e concordando che la procedura amministrativa di vendita dovesse concludersi entro e non oltre il 10 novembre 2025, al solo scopo di neutralizzare il vincolo legale e di interesse pubblico riconosciuto dal Ministero della Cultura” sullo stadio, e ancora “venivano valutati e condivisi gli aspetti economici riguardanti il valore del compendio immobiliare (per il quale il Comune di Milano ha richiesto relazioni estimative all’Agenzia delle Entrate e a due consulenti esterni) e le deduzioni/scomputi dal prezzo di vendita finale legati alla successiva esecuzione dei lavori”.


“Tancredi e Malangone hanno svelato segreti d’ufficio”
Tancredi e Malangone, nelle rispettive qualità di allora assessore alla Rigenerazione Urbana e di Direttore Generale del Comune di Milano, sono indagati in concorso per rivelazione di segreti d’ufficio, articolo 326 del codice penale. In violazione ai propri doveri “condividendo con Ade De Cesaris (consulente dell’Inter per il nuovo stadio San Siro, ndr) la proposta di delibera di giunta del 5 novembre 2021 relativa alla dichiarazione di pubblico interesse, prima che fosse portata all’attenzione della Giunta comunale per la discussione, le eventuali modifiche, l’approvazione e la successiva pubblicazione – rivelavano notizie di ufficio le quali dovevano rimanere segrete”, secondo quanto sostiene la Procura.
Inoltre Tancredi avrebbe condiviso con Mark Van Huuksloot (procuratore dell’Inter tra novembre 2018 e marzo 2025, anche egli tra i nove indagati, la proposta di delibera del 19 gennaio 2023 a conclusione del dibattito pubblico “prima che fosse portata all’attenzione della Giunta Comunale per la discussione, le eventuali modifiche, l’approvazione e la successiva pubblicazione – rivelava notizie di ufficio le quali dovevano rimanere segrete”.
“Delibere Comune ad hoc per Inter e Milan”
Un avviso pubblico, alla stregua di un bando, “costruito sulle caratteristiche gradite alle società sportive” di Inter e Milan e i contenuti delle principali delibere e determine dirigenziali “concordati” alle richieste delle società “per giungere alla compravendita e consentire lo sfruttamento commerciale ed edilizio del territorio circostante”. Questo il piano del presunto accordo tra pubblico e privato che ha portato la Procura di Milano ad indagare per turbativa d’asta e rivelazione di segreti d’ufficio nell’indagine sulla vendita dello stadio e sul restyling dell’area circostante lo stadio Meazza a San Siro.
L’ipotesi al vaglio degli inquirenti è che la vendita del Meazza a Inter e Milan, da cui il Comune ha incassato 197 milioni di euro, possa aver favorito interessi privati a discapito di quello pubblico. Il sospetto è che sia stata sfruttata la normativa sugli stadi per sostenere il progetto di sviluppo urbanistico dell’area e, di conseguenza, gli interessi di alcune società costruttrici.

“San Siro, troppe zone d’ombra”
Alessandro Verri, capogruppo della Lega in Consiglio comunale a Milano, ha dichiarato: circa gli sviluppi dell’inchiesta della Procura milanese sulla vendita dello stadio Giuseppe Meazza, “Siamo garantisti e confidiamo che gli indagati abbiano modo di chiarire le proprie posizioni nelle sedi opportune. Non possiamo però non denunciare, come diciamo da tempo, le troppe zone d’ombra e una gestione amministrativa frettolosa nella vendita di San Siro” aggiungendo “La velocità con cui la delibera sulla vendita è stata portata in aula, senza concedere ai consiglieri comunali il tempo e lo spazio necessari per discutere gli emendamenti nel merito, è stata un segnale d’allarme che non abbiamo mai smesso di lanciare. La scelta di utilizzare uno strumento come l’ ‘emendamento tagliola’ per stroncare il dibattito democratico in Consiglio dimostra che la priorità della maggioranza non era l’approfondimento dell’interesse collettivo, ma la blindatura di un percorso già tracciato“.
Verri così conclude: “Le indiscrezioni su scambi di messaggi che già anni fa mettevano in guardia sui rischi di favorire interessi privati rispetto a quelli pubblici non fanno che confermare i nostri dubbi di allora. L’Amministrazione ha scelto di tirare dritto, ignorando le perplessità delle opposizioni e di parte della città. Vedremo se, anche di fronte a questi nuovi scenari giudiziari, chi guida la città continuerà a ostentare la solita serenità o se finalmente ammetterà che sulla gestione di San Siro qualcosa non ha funzionato“.

La conferenza stampa in merito alla fine dei lavori di restauro di Palazzo Marino, prevista per oggi martedì 31 marzo alle ore 11 presso la Sala Alessi, con l’annunciata partecipazione del sindaco di Milano Giuseppe Sala con Diego Della Valle del Gruppo Tod’s che ha finanziato i lavori , è stata rinviata a data da destinarsi. Ad annunciarlo è stato il Comune di Milano in una nota, con la comunicazione giunta a seguito della notizia delle perquisizioni nell’ambito dell’indagine sulla vendita dello stadio San Siro.
Il restauro ha riguardato tutte le facciate del palazzo, quelle esterne e quelle interne sul cortile d’onore, con gli elementi originali risalenti al XVI secolo del portico e del loggiato. La società vincitrice aveva indicato l’impresa esecutrice dei lavori e i progettisti, architetti e restauratori, che hanno realizzato l’intervento dal valore di due milioni e mezzo di euro.






