di Antonello de Gennaro
Le migliori Olimpiadi invernali della nostra storia azzurra chiudono oggi con un duplice grande successo per l’Italia: organizzazione adir poco perfetta che ha rilanciato l’immagine di un Paese all’altezza di ospitare grandi eventi internazionali, e non è poco, un medagliere da record. Nel medagliere olimpico siamo quarti, conquistando le stesse medaglie d’oro dei Paesi Bassi e soltanto una medaglia argento in meno. Con 30 podi complessivi, siamo dietro e di poco solo agli Stati Uniti ( 33) e alla superpotenza Norvegia (41). Nell’edizione più prolifica del passato per l’Italia, a Lillehammer, avevamo vinto 10 medaglie e 3 ori in meno, e basterebbero questi numeri a commentare l’exploit di Milano-Cortina, e l’ottimo lavoro delle federazioni e del Coni ereditato dalla presidenza Malagò.
Le Olimpiadi di Milano-Cortina fortemente volute dal presidente della Fondazione Giovanni Malagò sono state anche l’occasione per valutare l’efficienza di un sistema-Paese e un movimento sportivo, misurando la preparazione e il talento degli atleti azzurri. Doveroso chiedersi quanto rendono gli investimenti nello sport, a valutare il grado di efficienza e competenza della governance. Il nostro modello non ha nulla da invidiare agli altri. Riflessioni queste non di poco conto, perchè sono il risultato di una un’espressione di forza e di influenza del nostro Paese, che contribuisce a offrire un’immagine ed un esempio positivo, producendo (e non è poca cosa !) un ritorno economico. Questo il risultato che premia l’Italia dopo aver “pesato” il medagliere, confrontandoci con i Paesi dell’Unione europea (Francia e Germania ) che da sempre sono storicamente i nostri termini di riferimento. Ma anche rispetto alle superpotenze mondiali (Usa e Cina) l’Italia ha dimostrato una sorprendente competitività e preparazione sportiva, in quanto la popolazione e il Pil non sono paragonabili.
Milano Cortina 2026 ci ha raccontato una verità scomoda ma utile: oggi il valore non sta nell’evento, ma nella capacità di renderlo coerente con un sistema più grande. La variabile decisiva è stata quelle delle varie storie. Quelle di chi lavora dietro le quinte. Se questa Olimpiade ha funzionato, non è dipeso da un colpo di genio, ma tutto ciò è avvenuto grazie all’ impegno, disciplina, coordinamento, visione di lungo periodo. Le stesse qualità che distinguono le imprese che durano da quelle che chiudono.

Medaglie azzurre e Pil
Secondo un’analisi di S&P Global, l’onere complessivo per lo Stato è stato inferiore a quello dell’ Expo 2015 di Milano: circa lo 0,3% del PIL, per un totale stimato tra 5,7 e 5,9 miliardi di euro, senza impatto sul debito pubblico. È un dato importante. Il vero ritorno economico non è la spesa diretta. È l’effetto leva: turismo di qualità, attrattività per investimenti, reputazione di sistema. Milano Cortina si è giocato tutto. L’ Italia ha dimostrato di saper fare grandi eventi senza improvvisare, senza perderne il controllo, così mandando un potente segnale ai mercati internazionali. Non stiamo parlando solo di eventi. Stiamo parlando di un capitale umano ad altissima specializzazione che non va dispersa, ma valorizzata. Queste competenze non spariscono. Si sedimentano. Creano nuove imprese, nuovi servizi, nuove ambizioni. È così che nascono i distretti competitivi. Non per decreto, ma con la crescita di un esperienza reale.
L’Italia invece ha conquistato podi e medaglie in ben dieci differenti discipline, manifestando una diffusione delle discipline sportive che contraddistinguono proprie delle grandi potenze sportive. Il medagliere azzurro è stata trascinato dalle donne (18 medaglie contro le 9 degli uomini) al netto delle 3 in eventi misti, a conferma di un sistema sportivo maturo. Nel rapporto tra medaglie e abitanti, l’ Italia ha staccato nettamente Francia e Germania, un sistema sportivo in forte crescita rispetto alle precedenti olimpiadi di Torino 2006 e Pechino 2022 .

I francesi hanno migliorato il loro medagliere rispetto a Torino e Pechino , ma sono rimasti comunque lontani dall’Italia. che ha staccato la diretta concorrenza non soltanto sul piano dell’efficienza demografica ma anche nei parametri legati al PIl e al Pil pro capite. Analizzando i numero, ogni trilione (mille miliardi) di Pil (prodotto interno lordo) abbiamo preso 13,76 medaglie, più del doppio della performance tedesca (6,06) ed il triplo della Francia (5,15). I risultati italiani e tedeschi erano molto più vicini quattro anni fa: 7,8 medaglie ogni trilione di PIl contro 6,29. Mentre vent’anni fa, a Torino, il rendimento dell’Italia era stato inferiore a quello della Germania (5.05 contro 6,76). Un dato questo in linea con il rallentamento della Gemania anche in altri ambiti.
È pur vero che ci siamo classificati alle spalle della Norvegia e dei Paesi Bassi, che hanno “peso” economico e dimensioni inferiori alle nostre. Stiamo parlando però di eccezioni, perché i loro modelli sono basati su una specializzazione estrema: tecnica, geografica e culturale. La leadership della Norvegia proviene da investimenti importanti e decennali nelle discipline del biathlon e dello sci di fondo, nei quali ha un dominio pressochè incontrastato. Analogo ragionamento vale per i Paesi Bassi, che concentrano le proprie risorse nel ghiaccio: pattinaggio di velocità e short track.

E le superpotenze Usa e Cina ?
La diluizione demografica ed economica delle due superpotenze mondiali rende il confronto con l’Italia meno attendibile. In ogni caso, per gli Stati Uniti il rapporto medaglie per ogni trilione di PIl in lieve rialzo rispetto al 2022 e al 2006 (identico in entrambe le edizioni). Per la Cina le olimpiadi di Milano-Cortina sono state allo stesso livello delle Olimpiadi di Pechino, ed in salita rispetto a quelle di Torino. Ben più interessante il rapporto delle medaglie per ogni mille dollari di Pil pro-capite. Per i cinesi è di 1,23 medaglie, per gli americani di 0,42, dati che riflettono ovviamente i livelli di reddito delle rispettive popolazioni ma anche l’efficienza dei due sistemi. Quello cinese, basato su investimenti e pianificazione statale, dà risultati marginali migliori del modello americano, dove il costo della vita e della preparazione è superiore ed il contributo apportato dalle sponsorizzazioni pesa maggiormente. E’ interessante evidenziare come l’Italia, se prendiamo in considerazione i risultati del 2026, non sia lontanissima dalla Cina: 0,81 medaglie ogni mille euro di Pil pro-capite, meglio della Germania (0,51) e soprattutto della Francia (0,35).
Il successo dell’ Italia
Ospitare ed organizzare le Olimpiadi comporta un vantaggio in termini di programmazione e tifo , ma tutto ciò non è sufficiente a spiegare il successo del “caso Italia”. che dipende piuttosto dalla funzionalità di un modello misto, che ha unito risorse economiche e regia pubblica attraverso Coni, Sport e Salute e Federazioni sportive, con la importante dei gruppi sportivi militari che garantiscono agli atleti una tranquillità economica, cioè stipendi costanti e contributi previdenziali, e quindi limita il “peso” delle sponsorizzazioni sulle varie carriere sportive. Un modello questo he si è dimostrato super-performante sotto vari profili: dalla valorizzazione del talento rispetto al tenore di vita medio, alla produzione di medaglie rispetto alla dimensione demografica ed economica globale del nostro Paese. E così con ul lavoro serio e dalla programmazione efficace il Made in Italy è salito molto spesso e volentieri sul podio. Adesso che cala il sipario sulle Olimpiadi di Milano-Cortina , la sfida dello sport azzurro, è quello di crescere sempre di più.






