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8 Febbraio 2023 15:48
8 Febbraio 2023 15:48

Messina Denaro. Trovato dalla Polizia un terzo covo disabitato a Campobello di Mazara

Gli investigatori dello S.C.O. il Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, anche loro impegnati da mesi come tutte le forze dell' ordine nelle ricerche del latitante hanno fatto l'irruzione nel terzo covo in via San Giovanni 260, ma l'appartamento risulta vuoto, disabitato.

Nell’abitazione di Messina Denaro in via Cb31, dove i Carabinieri del ROS e del GIS hanno fatto irruzione martedì mattina, la perquisizione nel covo non si è mai fermata, consentendo di rinvenire un vero tesoro investigativo composto da appunti e documenti, un sorta di libro mastro, un taccuino con tanti appunti e cifre, risalenti anche ad anni passati, fino al 2016. E poi molti numeri di telefono utili, il boss ricercato dal giugno 1993 annotati su foglietti e post-it. Tanto materiale ed informazioni utili per l’inchiesta coordinata dal procuratore capo di Palermo Maurizio de Lucia e dall’aggiunto Paolo Guido.

il Generale Pasquale Angelosanto

“Tutto quanto è stato trovato all’ormai ex latitante” ha spiegato il comandante del Ros, il generale Pasquale Angelosanto, compresi i due telefonini, “è già stato affidato al nucleo specializzato del Ris di Messina per le analisi e gli accertamenti necessari“. Questa mattina sono arrivate alcune squadre dello squadrone eliportato cacciatori di Sicilia, reparto dell’Arma specializzato in perquisizioni e ricerca di bunker, che procederanno a perquisire, non appena i RIS avranno terminato i rilievi tecnici, l’immobile in via Cb31, a Campobello di Mazara dove è stato trovato l’appartamento in cui si nascondeva il super latitante Matteo Messina Denaro.

Il boss mafioso Matteo Messina Denaro evidentemente si sentiva sicuro a Campobello di Mazara. Gli investigatori dello S.C.O. il Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, anche loro impegnati da mesi come tutte le forze dell’ ordine nelle ricerche del latitante: l’irruzione nell’appartamento è al primo piano di via San Giovanni 260 è avvenuta oggi pomeriggio, ma l’appartamento è risulta vuoto, disabitato, e verranno comunque effettuati controlli con georadar per verificare se nell’immobile ci siano stanze segrete, cunicoli, zone nascoste. Dalle prime informazioni l’alloggio è vuoto e risulta in vendita. Gli investigatori dello S.C.O. stanno comunque repertando ogni elemento utile.

Un “blitz” quello della Polizia che si è rivelato praticamente quasi inutile sotto il profilo investigativo, di cui si sono occupate praticamente solo le telecamere dei tg di Stato. “Non siamo in grado di dire se qualcuno sia andato prima. Mi auguro che se ci sia stato qualcuno abbia lasciato qualche traccia. È un’ ipotesi, ma allo stato non siamo in grado di confermarla”. Lo ha detto il generale del Ros, Pasquale Angelosanto, a Porta a Porta, rispondendo in merito all’eventualità che qualcuno possa essere entrato nei covi di Messina Denaro subito dopo il suo arresto e prima degli investigatori, portando via documenti importanti.

A Campobello di Mazara sono scattati i sigilli per la casa della madre di Andrea Bonafede, l’uomo che aveva “ceduto” l’utilizzo della sua identità a Messina Denaro, proprietario dell’abitazione di vicolo San Vito, dove il padrino ha passato gli ultimi sei mesi della sua latitanza. Dopo la scoperta ieri del secondo covo, il rifugio-bunker in via Maggiore Toselli ubicato nel centro del paese, in cui sono stati trovati, in una stanza blindata, nascosta dietro il fondo scorrevole di un’armadio, gioielli e scatole, sono state estese le ricerche e adesso è scattato il sequestro dell’immobile di via Marsala, da tempo non utilizzato dalla donna, alla ricerca di tracce e documenti del capomafia di Castelvetrano.

Andrea Bonafede, il geometra che ha ceduto la propria identità a Matteo Messina Denaro

Quella sedia vuota

Un passaggio processuale significativo nel giorno del compleanno di Paolo Borsellino che oggi avrebbe compiuto 83 anni. In primo grado il boss è stato condannato all’ergastolo. Il videocollegamento era stato allestito, la telecamera fissa sulla stanza della struttura di massima sicurezza del carcere di L’ Aquila, con un banco dietro il quale era seduto l’agente e, accanto, una sedia vuota: Matteo Messina Denaro non c’era.

Adesso si attende la prossima udienza fissata per il 9 marzo. Il boss ha formalizzato la nomina dell’avvocata, Lorenza Guttadauro, sua nipote: la penalista, infatti, è figlia della sorella Rosalia Messina Denaro e di Filippo Guttadauro. Il nonno paterno, cioè il padre di Filippo, è Giuseppe Guttadauro lo storico “boss” di Brancaccio. La decisione è stata comunicata nel corso dell’udienza e le la legale siciliana è stata sostituita dall’avvocato d’ufficio Salvatore Baglio che ha seguito il primo grado e che ha chiesto la concessione di un termine a difesa facendo presente che la notifica dell’ordinanza cautelare all’imputato e la contestuale nomina dell’avvocato di fiducia è avvenuta oggi. Una nomina quella della nipote non avvenuta per caso. Infatti i colloqui con i legali non sono registrati e quindi si possono fare arrivare istruzioni fuori dal carcere, pur essendo di massima sicurezza.

l’arresto di Giovanni Luppino accompagnatore di Matteo Messina Denaro

Nelle stesse ore a Palermo il Gip Fabio Pilato ha convalidato l’arresto di Giovanni Luppino, il commerciante di olive, incensurato, arrestato insieme al boss Giovanni Luppino che aveva accompagnato in auto nella clinica di Palermo dove erano in programma terapie chemioterapiche. Per la procura presente all’interrogatorio di garanzia il pm della Dda di Palermo Piero Padova. “Nessun elemento può allo stato consentire di ritenere che una figura che è letteralmente riuscita a trascorrere indisturbata circa 30 anni di latitanza, si sia attorniata di figure inconsapevoli dei compiti svolti e dei connessi rischi, ed anzi, l’incredibile durata di questa latitanza milita in senso decisamente opposto, conducendo a ritenere che proprio l’estrema fiducia e il legame saldato con le figure dei suoi stessi fiancheggiatori abbia in qualche modo contribuito alla procrastinazione del tempo della sua cattura che, altrimenti, sarebbe potuta effettivamente intervenire anche in tempi più risalenti”. E’ una delle considerazioni della richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dalla Procura di Palermo a carico di Giovanni Luppino, autista del boss Messina Denaro arrestato lunedì col capomafia. I pm hanno ottenuto dal gip la convalida dell’arresto in flagranza. Si attende la decisione sulla richiesta della custodia cautelare.

Luppino non si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha negato di conoscere la reale identità di chi accompagnava: “A me è stato presentato come Francesco, cognato di Andrea Bonafede. È stato quest’ultimo a portarmelo e – riferisce il suo avvocato Giuseppe Ferro che ha riportato alcuni passaggi delle risposte di Luppinoper spirito di solidarietà mi sono prestato ad accompagnarlo a Palermo per la seduta di chemio“. Al gip che gli ha chiesto se lo avrebbe accompagnato ugualmente sapendo la reale identità il legale riferisce che Luppino ha risposto: “Solo un pazzo poteva accompagnarlo sapendo che era Matteo Messina Denaro. Per me era Francesco è solo lunedì al momento del blitz dei Carabinieri mi è stato detto chi fosse”. Ma il difensore non ha spiegato come mai Luppino abbia provato a fuggire durante il blitz dei Carabinieri.

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