di Antonello de Gennaro
Anche Mediaset ha denunciato ieri in Procura, a Milano, Fabrizia Corona per “diffamazione” e “minacce” nei confronti dei vertici dell’azienda attaccando anche conduttori di note trasmissioni tv come Jerry Scotti e Naria De Filippi. L’azienda nella propria querela ha anche chiesto alla Dda (Direzione distrettuale antimafia) di attivarsi per applicare una misura di prevenzione, vietando all’ex agente fotografico pluricondannato e carcerato, l’uso dei social e di altre piattaforme nonchè l’utilizzo del cellulare per divulgare contenuti come quelli che sta diffondendo nelle ultime settimane.

Fonti vicine a Mediaset hanno spiegato che la querela presentata in sede penale è stata avanzata soprattutto a tutela della reputazione stessa del Gruppo, azienda quotata in borsa che deve tutelare anche i suoi azionisti, e gli assets patrimoniali, artistici e contenutistici, che sono diventati oggetto degli attacchi e delle reiterate volgari minacce di Corona. La società, rappresentata dall’avvocato Salvatore Pino, ha chiesto, inoltre, una misura di prevenzione per impedire al creatore del format ‘Falsissimo‘ su You Tube di tornare a parlare del presunto ‘sistema Signorini’ su cui indaga la Procura di Milano ma seguito di una denuncia di un ex tronista a caccia di popolarità.
L’astio di Corona nei confronti degli interessi e dei collaboratori della famiglia Berlusconi, che lavorano nel Gruppo Mediaset, ha antiche ragioni e una evidente sete di vendetta. Fu Mondadori Pubblicità anni fa a far partire le azioni giudiziarie nei confronti di Fabrizio Corona e la sua agenzia Corona’s finita in fallimento e poi in bancarotta, circostanza nella quale Corona arrivò persino ad inguaiare e coinvolgere per riciclaggio la sua povera inconsapevole moglie Nina Moric, (che finì indagata e poi prosciolta) , in quanto l’ex-agente di fotografi trasformatosi in ricattore seriale aveva fatto sparire e portare in svizzera i soldi che la Corona’s doveva pagare alla Mondadori Pubblicità.


Le diffamazioni di Corona alla premier Giorgia Meloni
Corona è bene ricordare non ha ancora finito di scontare le sue pene detentive, venendo rilasciato un pò troppo superficialmente dal Tribunale di sorveglianza milanese per presunti problemi psichiatrici e di tossicodipendenza, libertà che gli ha consentito di riprendere nelle sue spregiudicate attività diffamatorie ed estorsive per le quali peraltro è ancora sotto processo per ulteriori processi a suo carico, compreso la diffamazione nei confronti della premier Giorgia Meloni.
Il 21 maggio 2026, a Montecitorio, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sarà ascoltata come testimone di parte civile nel processo milanese per diffamazione aggravata a carico di Fabrizio Corona e del giornalista Luca Arnau. La vicenda nasce da un articolo uscito nell’ottobre del 2023 sul sito Dillingernews.it riconducibile all’ex agente fotografico, nel quale si faceva riferimento a una presunta relazione tra la premier e il deputato di Fratelli d’Italia Manlio Messina, anche lui costituito parte civile nel processo.
Come deciso dalla giudice dell’ottava sezione penale del tribunale di Milano, il prossimo 16 marzo, in udienza nel capoluogo lombardo, saranno sentiti gli ultimi testimoni del dibattimento e ci sarà anche l’esame in aula dell’imputato Corona. Poi l’audizione a Roma di Meloni come teste. I presidenti della Repubblica e i presidenti del Consiglio, infatti, da norma, quando vengono ascoltati come testimoni, possono essere sentiti in sedi istituzionali, per non interferire sui loro impegni. Per l’audizione del prossimo 21 maggio andranno a Roma tutte le parti, giudice e avvocati compresi e ovviamente potrà partecipare come imputato anche Corona. Essendo udienza di un processo pubblico, potranno assistere anche i cronisti, anche se da quanto si è saputo, il numero delle presenze dovrà essere contingentato.
Secondo le imputazioni formulate dal pm di Milano Giovanni Tarzia, sarebbe stato l’ex agente fotografico a “procacciare la ‘falsa’ notizia” con “verifiche da cui ne emergeva la assoluta infondatezza” e avrebbe, poi, secondo il capo d’imputazione “ordinato insistentemente la sollecita redazione dell’articolo”, anche con “fotografie alterate”. L’ articolo diffamatorio era stato scritto e pubblicato il 20 ottobre 2023 dal giornalista Luca Arnau. “Un pomeriggio Corona chiama a raccolta tutte le persone in redazione – aveva spiegato uno dei testi dell’accusa, ex collaboratore di Dillingernews – vi è una telefonata con una persona dallo spiccato accento romano, con il quale parla di questa fantomatica foto che avrebbe ritratto Meloni con il fantomatico fidanzato. Dall’altra parte questa persona tende a sminuirla – ha aggiunto – dice ‘guarda che non c’è niente di vero’. Ma lui si incaponisce e dice ‘No, questo è il nuovo fidanzato della Meloni'”.

Il ricorso d’ urgenza dei legali di Signorini
Domani pomeriggio davanti al Tribunale civile di Milano si celebrerà l’udienza per il ricorso d’urgenza (ex-art. 700) depositato dagli avvocati Domenico Aiello e Daniela Missaglia che chiedono l’intervento “immediato” dell’autorità giudiziaria “non solo al fine di rimuovere i contenuti già diffusi, ma anche “per impedire ulteriore pubblicazione di contenuti di irreparabile gravità” nei confronti di Alfonso Signorini. Udienza alla quale ha anticipato la propria presenza Fabrizio Corona, che nel suo delirio esistenziale ha dichiarato “Ormai è guerra, ve l’ho detto, trattative non ne facciamo. Racconterò tutta la verità anche su di voi, che coprite lui, per coprire voi. Per fermarmi mi dovete sparare”.
Secondo i difensori di Alfonso Signorini, “la pubblicazione di ulteriori contenuti diffamatori comporterebbe un irreversibile aggravamento del danno subito da Signorini. Quando il danno si sarà compiuto, non ci sarà più nulla da fare, con effetti devastanti sulla vita personale e professionale del ricorrente, che è già stato costretto a sospendere ogni sua attività con effetti devastanti sulla sua integrità psicofisica“.
Le frasi minacciose di Corona riportano alla nostra memoria gli attacchi alla magistratura, nella persona del pm Henry John Woodcock titolare dell’inchiesta “Vallettopoli” a seguito della quale Fabrizio Corona ed il suo mentore-amante Lele Mora finirono in carcere. In quell’occasione al termine della carcerazione cautelare, Corona proferì queste parole all’uscita del carcere, di dura accusa contro la procura di Potenza: “Sono stato vittima della procura di Potenza. Per 80 giorni mi sono sentito ostaggio dello Stato e vittima di quel talebano di Woodcock che voleva solo fama e popolarità. Tra poco sarò libero e allora dirò le mie verità e saranno cazzi amari per tutti quanti.”. Le solite minacce farneticanti di uno squallido personaggio vittima di delirio esistenziale e malato bipolare.

La “manica larga” della Sorveglianza e dell’ UEPE di Milano
La relazione conclusiva dell’UEPE (Ufficio esecuzione penale esterna) di Milano nel 2024 sosteneva che Corona era stato “disponibile al dialogo e al confronto” e ha assicurato di aver fatto molto per cambiare. I funzionari che lo sorvegliavano e valutavano “ritenevano che, nonostante le difficoltà caratteriali e personologiche, abbia cercato di aderire a quanto disposto dalla misura alternativa“.
Corona aveva collezionato sentenze definitive quasi dieci anni di carcere a causa di un cumulo delle condanne che aveva subito negli anni per fatti collegati alla sua attività compulsiva di imprenditore fotografico, nella comunicazione e di personaggio del gossip che lo hanno fatto finire troppo spesso nei guai con la giustizia. Nel maggio del 2022 aveva ottenuto l’affidamento in prova ai servizi sociali che è terminato il 9 settembre dell’anno 2023.








