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1 Aprile 2026 00:20

Mandato di arresto internazionale e misura cautelare per 36enne russo fermato a Bologna con documenti falsi

La Corte d'Appello di Bologna non ha concesso l'estradizione alla luce dell'attuale situazione internazionale

Nella prime ore di questa mattina la Polizia di Stato, nello specifico il personale della Sezione Antiterrorismo della Digos di Bologna, con il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Bologna su richiesta della Procura della Repubblica di Bologna, nei confronti di un 36enne russo per possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi. La misura cautelare si inserisce nell’ambito di una complessa e articolata attività investigativa avviata nel giugno scorso, quando, nel centro di Bologna, personale della Digos ha controllato l’uomo, in compagnia di un connazionale 38enne, entrambi trovati in possesso di documenti di identità falsi, validi per l’espatrio. In quel frangente, il più grande dei due è stato arrestato mentre l’altro indagato a piede libero.

Dagli accertamenti successivamente è emerso, a carico di entrambi, l’esistenza di un mandato di arresto internazionale emesso dalle Autorità della Federazione Russa, inserito nel sistema Interpol mediante “Red Notice”, con l’accusa di affiliazione all’organizzazione terroristica ‘Imarat Kavkaz’, nonché di partecipazione attiva a conflitti armati in territorio siriano nel periodo di massima operatività dell’organizzazione terroristica di matrice jihadista ‘Islamic State’.

La Corte d’Appello di Bologna, pur convalidando l’arresto, non ha concesso l’estradizione dei due verso la Federazione Russa, alla luce dell’attuale situazione internazionale che coinvolge quel Paese. Pertanto, entrambi sono stati indagati dalla Procura della Repubblica di Bologna per falso documentale. L’analisi dei devices sequestrati ha permesso di ricostruire un quadro probatorio tale da portare all’emissione della misura cautelare nei confronti del più giovane dei due, mentre l’altro è ancora in carcere a seguito della condanna proprio per l’articolo 497 bis comma 2 codice penale

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