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16 Ottobre 2026 22:17

Licenziato. Paolo Zampolli non è più l’inviato Usa per le partnership globali.

La notizia è arrivata dopo che il sito Politico aveva rivelato che da mesi erano in corso scontri via email tra il vicesegretario di Stato Christopher Landau e Zampolli

Donald Trump caccia anche il suo amico Paolo Zampolli, e inviato speciale per le partnership globali. La notizia è arrivata da Abc News in serata: “A Paolo è stato notificato oggi che il suo status di inviato è finito, e non è più un dipendente del governo”, ha dichiarato un funzionario Usa alla tv americana.  La notizia è arrivata dopo che il sito Politico aveva rivelato che per mesi c’è stato uno scontro via email tra il vicesegretario di Stato Christopher Landau e Zampolli, ex agente di modelline che presentò a Donald Trump sua moglie Melania e che era stato già nominato nel board del Kennedy Center nel suo primo mandato. 

Prima di questa nomina ufficiale Zampolli fece circolare che avrebbe fatto l’inviato speciale per l’Italia, un incarico inedito e poi smentito, ma grazie al quale Zampolli fece diversi incontri col governo italiano. Di recente si era anche fatto notare per la richiesta alla FIFA di far comunque giocare l’Italia agli ultimi Mondiali di calcio, nonostante non si fosse qualificata, e si era autodefinito come amico di Giuseppe Conte presidente del Movimento cinque stelle , il quale però ha preso le distanze.

Zampolli dice al Corriere della Sera che Trump gli ha telefonato nel pomeriggio. “La mia nomina era per un anno. Il presidente Trump l’ha estesa per oltre sei mesi. Anni fa mi ha detto che ero troppo bravo per fare l’agente di modelle e mi ha portato nel settore immobiliare. Ora mi ha detto: “Perché vuoi lavorare nel governo quando puoi chiudere tutti questi accordi?” Il presidente ha sempre ragione. Servire lui e gli Stati Uniti è stato il più grande onore della mia vita. Sono profondamente grato al presidente Trump, al segretario Rubio e all’intera squadra” ed aggiunge al telefono: “Ci sono tante cose che si possono fare, troveremo una cosa che è sempre legata all’amministrazione ma che ti lascia fare i soldi, perché, sai, chiudere accordi da 20 miliardi di dollari e non essere pagati è un po’ deprimente”.

Per il Dipartimento di Stato USA si tratta di una seconda brusca uscita nell’arco di pochi giorni dopo quella di Kimberly Guilfoyle, l’ambasciatrice americana in Grecia ed ex di Don Jr, costretta a dimettersi su pressione della Casa Bianca. La Guilfoyle è stata travolta da accuse di corruzione proprio mentre il segretario di Stato Marco Rubio era ad Atene, offuscando la visita e mandandolo su tutte le furie.

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