Oscuramento in vista per 31 TV locali pugliesi

Oscuramento in vista per 31  TV locali pugliesi

Fra le tv che rischiano di perdere le frequenze, le tarantine Studio 100 e Blustar TV che peraltro è in fase di chiusura definitiva

Schermata 2015-12-04 alle 13.39.01144 televisioni locali stanno per affrontare delle settimane ad alto rischio. Lo Stato ha dato loro un ultimatum che è scaduto il 1 dicembre. Chi non restituirò le frequenze “incriminate” che permettono loro di andare in onda o i loro  ripetitori verranno spenti in modo forzoso . Ci sono alcune emittenti che hanno scelto di resistere: a colpi di carte bollate e ricorsi alla magistratura, nel tentativo di fermare un’operazione che “Imetterà in ginocchio o azzererà un terzo dell’emittenza locale», come dice Marco Rossignoli, il coordinatore dell’associazione Aeranti-Corallo che rappresenta oltre mille imprese radiotelevisive della Penisola. Il  presidente della Corallo, Luigi Bardelli  che a sua volta è anch’egli  imprenditore televisivo con la sua Tv Libera Pistoia attacca a muso duro: “È una vigliaccata. Il premier Matteo Renzi e il sottosegretario alle comunicazioni, Antonello Giacomelli, ci hanno più volte garantito che nessuna emittente locale si sarebbe spenta. Adesso, invece, decine rischiano di non poter più trasmettere”. Danno economico calcolato da  L’Aeranti-Corallo in un giro di affari di  700 milioni di euro, che vede a rischio anche circa 2mila posti di lavoro.

Schermata 2015-12-04 alle 14.17.52Ma cosa è successo ? Con il passaggio al digitale terrestre, nel 2011, lo Stato ha cercato di ordinare l’etere televisivo. Ma, quando si è trattato di ridistribuire gli spazi, ha erroneamente assegnato alle emittenti locali quelle frequenze che, sulla base degli accordi internazionali firmati anche dall’Italia, in realtà erano invece riservate ad altri Stati. Conseguentemente  le stazioni ricevono canali “irregolari” che disturbano e spesso oscurano le trasmissioni tv in Croazia, Slovenia, Francia, Malta, Svizzera e San MarinoEd oggi l’Italia si trova invischiata in un contenzioso internazionale di cui “l’unico responsabile è lo stesso Stato italiano“, afferma l’ Aeranti-Corallo.

La via d’uscita che il Governo ha definito è una sola: liberare l’intero pacchetto di canali che producono interferenze all’estero. Nella blak-list compaiono 76 frequenze distribuite in dodici regioni, in gran parte tutte rivolte verso il mare Adriatico: dodici frequenze in Puglia e Marche, dieci in Molise e Abruzzo, nove in Friuli, otto in Veneto, cinque in Emilia, quattro in Sicilia, due in Liguria e Toscana, una in Lombardia e Piemonte. Ma poichè ogni frequenza può essere suddivisa a livello regionale in più spicchi e occupata da reti differenti, le tv su cui potrebbe calare il sipario sono 144.

La situazione più drammatica è in Puglia dove le stazioni in pericolo sono ben 31. Queste le emittenti pugliesi che rischiano l’oscuramento:  Telenorba 7 e Telenorba 8, Radionorba tv, Telebari, Telerama,Telefoggia, Teleradio Padre Pio, Canale 2 Tv, Teletrullo, Delta Tv, Telemax, Antenna Sud, Blustar Tv, Teleradio Città Bianca, Teleonda, Teleblu, Telepuglia Italia, Teleradioerre, Telesud, Studio 100, Canale 7, Amica, Teledauna, Tele A, Napoli Ch, Tv Capital, Puglia Tv, Telepunto 5, Telebasilicata Matera, Super 7, Teleregione, Teledehon, Teleradio San Severo, Tele Acli San Marco.

Altrettanto complesso il quadro in Abruzzo (22 reti interessate), Molise (16 stazioni), Marche e Veneto (15 emittenti a rischio black-out in entrambe le regioni). Il Governo ha varato la “rottamazione” dei canali e stanziato 50 milioni di euro: le tv che libereranno volontariamente gli spazi, riceveranno un indennizzo. Ma l’iter non ha nulla di volontario, in quanto le reti dovranno comunque disattivare gli impianti, ed i contributi-rimborsi che riceveranno sono irrisorie: il segnale di una tv della Sicilia “vale” 180mila euro, mentre una del Molise appena 90mila.

il sottosegretario Antonello Giacomelli

il sottosegretario Antonello Giacomelli

Il 1 dicembre è stato l’ultimo giorno utile per presentare le domande “spontanee” al Ministero dello Sviluppo economico che, secondo il sottosegretario Antonello Giacomelli, sta puntando a “riportare l’Italia nella legalità internazionale ed a dare più certezze alle tv locali che intendono investire“. Contro la procedura si è schierato il gruppo siciliano dell’ Unione nazionale dei cronisti italiani  ipotizzando “pesanti ripercussioni sul diritto all’informazione” e ha espresso “apprensione e incertezza fra giornalisti e tecnici“. Il risultato, nonostante le solite proteste, sarà comunque lo stesso . Le stazioni del territorio dovranno spegnere i ripetitori nel 2016.

CdG AgcomL’ AGCOM, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha annunciato che metterà a disposizione nuovi canali. Le televisioni senza frequenze possono costituire consorzi per ottenerli; tuttavia non ci sarà posto per tutte. Secondo il Governo e l’AGCOM, tre dei canali nazionali inseriti nel controverso ex beauty contest gratuito ideato dall’esecutivo Berlusconi andranno alle tv del territorio, ma anche a quelle nazionali. “È prioritario che siano assegnati alle locali“, sostiene l’associazione Aeranti-Corallo “Le tre frequenze sono di scarsa qualità o passeranno presto alla telefonia mobile”. Insomma, nulla di rassicurante. Le emittenti “oscurate” potranno affittare spazi dalle reti concorrenti per farsi portare fin dentro le abitazioni. “Ma tutto ciò obbligherà le famiglie a risintonizzare i televisori. E per settimane o mesi le tv scompariranno dagli schermi“, avverte il coordinatore dell’associazione.

Intanto numerose televisioni si sono rivolte ai giudici. Il Tar del Lazio ha già accolto il ricorso di “Radiotelevisioni europee associate” che smonta un passaggio del decreto “rottama frequenze”. E decine di istanze, fra cui quelle della pugliese Tele Dehon e della toscana Tvr-Teleitalia, devono ancora essere discusse di fronte ai magistrati amministrativi. “Le frequenze accusate di alimentare le interferenze sono molte meno di 76 – chiarisce Rossignoli presidente Aeranti-Corallo  – ed in alcuni casi è provato che le tv locali non producono disturbi all’estero. Sarebbero bastati alcuni aggiustamenti tecnici per evitare di arrivare all’attuale scompiglio”.

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