LE ACCUSE DEI PM AL FIGLIO DI BEPPE GRILLO: “TENUTA PER I CAPELLI E COSTRETTA AD AVERE RAPPORTI SESSUALI” . IL PROCESSO SI AVVICINA

LE ACCUSE DEI PM AL FIGLIO DI BEPPE GRILLO: “TENUTA PER I CAPELLI E COSTRETTA AD AVERE RAPPORTI SESSUALI” . IL PROCESSO SI AVVICINA

Sono ore decisive per la Procura di Tempio Pausania, nel cuore della Gallura, dove il Procuratore capo Gregorio Capasso, sta lavorando sugli atti dell’inchiesta che vede indagati i quattro giovani, per violenza sessuale sulla giovane nella villa di Grillo in Costa Smeralda.

di REDAZIONE CRONACHE

Un procedimento blindato, blindatissimo. Sulla base di quanto ricostruito dagli investigatori, grazie alla preziosa testimonianza della vittima e di alcuni testimoni, Ciro il figlio di Beppe Grillo e i suoi tre amici quella notte di metà luglio 2019, avevano trascorso la serata alla discoteca “Billionaire” di Porto Cervo. All’alba, avevano lasciato il locale insieme a due giovani studentesse milanesi. Le ragazze successivamente avevano seguito i quattro giovani nella villa del comico-garante del M5S, in Costa Smeralda.

Secondo quanto riporta l’Adnkronos, ci sarebbero pagine di orrori raccontati dalla giovane studentessa italo-svedese S.J, di soli 19 anni, la quale avrebbe subito, nella notte tra il 15 e il 16 luglio del 2019, una violenza di gruppo nella villa in Costa Smeralda di proprietà di Grillo. Come si legge nelle carte della Procura “il residence è stato individuato grazie a un selfie scattato” dalla giovane ragazza ed “è riconducibile a Beppe Grillo.

Su quello che è accaduto nella villa di Grillo ci sono diverse versioni. La prima è quella di una ragazza 19enne, assistita dall’ avvocato Laura Panciroli, la quale ha raccontato che, dopo che la sua amica si era addormentata, era stata stata stuprata, venendo costretta ad avere un rapporto sessuale con uno dei ragazzi. E subito dopo di essere stata stuprata anche dagli altri tre. La ragazza, che si è appena diplomata in uno dei più prestigiosi collegi di Milano, ha raccontato di quella notte alcuni giorni dopo ai suoi genitori che l’hanno subito portata dai Carabinieri della Compagnia Duomo di Milano e poi al centro del Servizio violenze sessuali della clinica Mangiagalli. 

Chiaramente è completamente diversa la versione fornita dai 4 giovani rampolli della presunta “Genova bene” , ammettendo solo che il rapporto di gruppo con la giovane c’era stato, ma che lei era “consenziente“. Ma da quanto si apprende i pm non credono ai ragazzi. Dalla segreteria del procuratore capo Capasso fanno sapere che “non si rilascia alcuna dichiarazione“.

Ma si è venuti a conoscenza che ci sarebbero anche alcune fotografie a carico dei giovani, che i consulenti della Procura hanno trovato sui cellulari ed anche qualche intercettazione successiva. Prove che secondo l’accusa, documenterebbero e proverebbero gli abusi effettuati anche nei confronti della seconda ragazza che dormiva, difesa dall’avvocato Giulia Bongiorno, è stata più volte sentita dagli inquirenti e ha raccontato, fin nei minimi particolari, quanto sarebbe accaduto in quella notte.

Così scrivono i magistrati: In particolare Grillo, alla presenza di Capitta che scattava foto e di Lauria, appoggiava i genitali sul capo di R.M., la quale in stato di incoscienza perché addormentata, era costretta a subire l’atto sessuale”. Le foto sono state trovate sui cellulari dei giovani. La Procura ha chiuso le indagini ed ha messo gli atti a disposizione della difesa, che ha chiesto un termine per fare le controdeduzioni ed eseguire le indagini difensive perché il materiale è “enorme“, come riferisce chi ha potuto visionarlo.

I magistrati in quasi due anni di indagini hanno anche messo sotto controllo i telefoni non solo dei ragazzi ma anche di Parvin Tadjik, la madre di Ciro Grillo , di origine iraniana e moglie del comico genovese, che sentita dai pm, ha sempre raccontato che quella sera dormiva nell’appartamento accanto a quello in cui si sarebbe consumata la violenza, dicendo di non essersi accorta di niente.

Parvin Tadjik, la moglie iraniana di Beppe Grillo

Si va quindi verso la richiesta di rinvio a giudizio: il processo per il figlio di Beppe Grillo e per gli altri tre giovani genovesi Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria indagati dalla Procura di Tempio Pausania per violenza sessuale di gruppo. I magistrati sardi descrivendo i fatti accaduti mettono nero su bianco  l’atto di accusa della Procura a carico dei quattro, tra cui Ciro Grillo, il figlio ventenne del garante del M5S Beppe Grillo: “Costretta ad avere rapporti sessuali in camera da letto e nel box del bagno”, “afferrata per la testa a bere mezza bottiglia di vodka” e “costretta ad avere rapporti di gruppo” dai quattro giovani della Genova bene che hanno “approfittato delle sue condizioni di inferiorità psicologica e fisica” di quel momento.

Il figlio di Beppe Grillo studia Giurisprudenza all’università di Genova spera di uscire presto da questa vicenda per dedicarsi alla sua grande passione, le gare di kickboxing. Dopo essere finito sui giornali per la violenza sessuale, ha preferito abbandonare la palestra del quartiere residenziale di Nervi dove è conosciuto, anche se in realtà più di qualcuno sostiene che in realtà siano stati i dirigenti ad allontanarlo. Inizialmente per qualche settimana si è allenato a casa, successivamente si è trasferito alla palestra “Marnika“, nel popolare quartiere di San Fruttuoso, fino a quando per il lockdown è stata chiusa. Universitario nel capoluogo ligure è anche Edoardo Capitta, figlio di un dirigente dell’ Ansaldo. Francesco Corsiglia, figlio di un noto cardiologo, vive in Svizzera dove frequenta una scuola di accoglienza alberghiera. Vittorio Lauria sarebbe il meno “rampante” del gruppo, ed da quanto risulta si arrangia con piccoli lavori saltuari.

Sono ore decisive per la Procura di Tempio Pausania, nel cuore della Gallura, dove il Procuratore capo Gregorio Capasso, sta lavorando sugli atti dell’inchiesta che vede indagati i quattro giovani, per violenza sessuale sulla giovane nella villa di Grillo in Costa Smeralda. I giovani sono difesi da avvocati di Genova, che però sono blindatissimi su questa vicenda. Paolo Costa, uno dei quattro difensori, si limita a dire che i giovani sono stati interrogati il 15 aprile scorso e tutti hanno respinto gli addebiti, continuando a sostenere che si sia trattato di rapporti sessuali di gruppo, ma consenzienti.

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