La lobby segreta gay del Vaticano si estendeva anche a Taranto

La lobby segreta gay del Vaticano si estendeva anche a Taranto

Era il 19 gennaio 2014 quando l’ex-capo delle guardie svizzere in Vaticano parlando con un giornale raccontò di “una lobby gay talmente potente da essere pericolosa per la sicurezza del Pontefice“. A dirlo era Elmar Maeder, 51 anni, svizzero del Canton San Gallo, che dal 2002 al 2008 ha guidato e comandato le guardie del Papa. Maeder, in un’intervista pubblicata dal settimanale elvetico, Schweiz am Sonntag, non andava per il sottile nel denunciare il potere degli ambienti omosessuali, in Vaticano. “Dell’esistenza di quella lobby gay– afferma – posso parlare per esperienza personale“. Tanto che l’ex-comandante delle Guardie Svizzere dichiarava di aver messo in guardia i suoi uomini, dalle attenzioni di taluni esponenti della curia particolarmente “lascivi“. “Il problema – dice ancora Maederè che questa rete è composta di persone talmente fedeli, l’una all’altra, da costituire una sorta di società segreta“.

Una società segreta più forte, ancora, della stessa istituzione vaticana, lasciava capire fra le sue frasi  ElmarMaeder. “Per questo motivo – aggiungeva – se avessi scoperto che uno dei miei uomini era gay, mai e poi mai gli avrei consentito di fare carriera“. “Anche se, per me, l’omosessualità non costituisce un problema, il rischio di slealtà, sarebbe stato troppo elevato“, sostiene l’ex-ufficiale degli alabardieri. Dichiarazioni molto pesanti le sue che, peraltro, erano state anticipate, due settimane fa, sullo stesso settimanale, da una delle guardie svizzere che avevano servito ai suoi ordini. L’uomo, che nel frattempo ha smesso la divisa, aveva raccontato di aver subito vere e proprie molestie, sia da parte di un esponente della Segreteria di Stato vaticana che da parte di un Cardinale. Quest’ultimo lo avrebbe chiamato di notte, sul cellulare, mentre il militare stava rientrando da una libera uscita, invitandolo nella sua stanza.

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padre  Antonio Calvieri

Sull’omosessualità latente che circola indisturbata negli ambienti ecclesiastici, e nei confronti della quale Papa Francesco ha assunto una posizione molto dura e rigorosa, abbiamo trovato tracce anche fra i documenti che ci ha mandato Andrea Baldon il trentaduenne che vive a Rovigo, che ha svelato e confessato i suoi rapporti omosessuali con padre Antonio Calvieri  il parroco calabrese  che è stato rimosso da qualche ora.

I fatti, i nomi dei due sono stati rivelati in esclusiva dal Corriere del Giorno, mentre tutta la stampa ed i siti d’informazione pugliese hanno preferito limitarsi a fotocopiare nel loro stile…giornalistico il comunicato stampa della Curia Arcivescovile di Taranto e qualche scarna notizia dell’ ANSA che ha ripreso la notizia pubblicata dall’ edizione barese del Corriere del Mezzogiorno  dopo ben 12 ore del nostro reportage giornalistico, ignorando qualcosa che non ha precedenti nella storia del giornalismo tarantino e pugliese. E facendo finta che la nostra testata giornalistica non esista. Giochi di cortile giornalistico-sindacale, retaggio di una frustrazione ed invidia professionale che ci lascia assolutamente indifferenti. Nelle ultime ore abbiamo provato a contattare anche la Diocesi di Taranto telefonicamente ma non ci risponde mai nessuno. Chissà forse per parlare con il Vescovo od il suo portavoce, a Taranto bisogna chiamare il 112…..!

Il parroco Don Antonio Calvieri da cui la diocesi tarantina ha preso in maniera poco nobile le distanze, sostenendo che “Il sacerdote interessato, che non appartiene al clero di Taranto, bensì ad un ordine religioso, è stato rimosso da monsignor Filippo Santoro dalla cura parrocchiale, non appena lo stesso arcivescovo insieme ad alcuni curiali, ha appurato l’attendibilità dei fatti: già dalla settimana scorsa il religioso non è più a Taranto. Comunque sia, nella documentazione acquisita dal tribunale ecclesiastico al momento non c’è traccia alcuna del coinvolgimento in diocesi di altri sacerdoti“. La realtà e ben diversa, in quanto dalle affermazioni via chat del parroco, ci sarebbe nella Diocesi qualche altro sacerdote omosessuale .

Il parroco calabrese, oltre al denunciante Andrea Baldon aveva anche altri rapporti omosessuali via chat ed in webcam su Facebook e Skype, proprio con una guardia svizzera come si evince dalle conversazioni di cui siamo entrati in possesso, e che abbiamo “depurato” da immagini a dir poco pornografiche” e linguaggi certamente non molto adatti. Ecco le prove:

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Ed ecco l’ammissione di Padre Antonio Calvieri di aver fatto sesso con un altro prete a Taranto, affermazioni che smentiscono le dichiarazioni della Diocesi Tarantina, che probabilmente nell’analisi del materiale che hanno ricevuto,  non hanno guardato sino in fondo come abbiamo fatto noi:

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E Don Antonio Calvieri voleva conoscere qualche altro prete come lui a Roma, e lo chiedeva alla Guardia Svizzera.

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 continua |2.

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