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13 Giugno 2024 20:17
13 Giugno 2024 20:17

La figlia di Dugin ideologo di Putin, muore in un’esplosione della sua auto

L'ipotesi più accreditata è un attentato che aveva per bersaglio il padre. Il politologo russo avrebbe infatti dovuto viaggiare nel veicolo con lei. Darya, 30 anni, fu sanzionata a giugno dal Regno Unito per propaganda a favore dell'invasione dell'Ucraina

Darya Dugin, figlia del politologo e filosofo russo Alexsandr Dugin, è morta ieri sera a seguito dell’esplosione dell’automobile di cui era alla guida, nei pressi del villaggio di Bolshiye Vyazemy nella regione di Mosca. Le autorità russe hanno aperto un procedimento penale “per omicidio”, lo riferiscono le agenzie russe citando il Comitato investigativo, che ipotizza la presenza di “un ordigno esplosivo” piazzato sull’automobile, una Toyota Land Cruise di proprietà del padre.

“Un ordigno sarebbe esploso, dopo di che il Suv ha preso fuoco”, si legge nel rapporto degli inquirenti, riportato da Ria Novosti. “La persona al volante è morta sul colpo”, continua la ricostruzione. Per l’accaduto, il capo dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk, Denis Pushilin, ha puntato il dito contro i “terroristi ucraini”.

“Se la pista ucraina verra’ confermata dagli inquirenti,” dietro l’omicidio della giornalista russa Darya Duginallora si trattera’ di terrorismo di Stato da parte di Kiev“. Lo ha scritto sul suo canale Telegram la portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova, invitando comunque ad “attendere i risultati delle indagini”.

Alexsandr Dugin, conosciuto per essere il principale fautore del rilancio delle teorie eurasiatiste, è considerato come uno degli ideologi che sono stati più vicini al presidente russo Vladimir Putin. Darya Dugin secondo media russi citati dal Daily Mail, sarebbe stata “fatta a pezzi” nell’esplosione del veicolo di cui era alla guida, e si avanzano i sospetti di natura dolosa circa un complotto il cui obiettivo sarebbe stato il padre Aleksandr.

Secondo il violinista russo Petr Lundstrem, Darya stava rincasando da un festival e aveva programmato di riportare indietro anche suo padre, il quale tuttavia sarebbe poi salito in un’altra vettura. Un video girato sulla scena dell’incidente – con ogni probabilità un attentato – e diffuso sui social mostra la disperazione di Aleksandr Dugin mentre osserva impotente il rogo dell’auto in cui è rimasta uccisa la figlia Darya. Il filosofo probabilmente la seguiva da vicino in un’altra vettura su cui era salito all’ultimo momento scampando così alla morte.

Secondo il leader della Repubblica popolare filorussa di Donetsk, Denis Pushilin, ci sono “terroristi del regime ucraino” dietro l’incidente. A detta di Pushilin, a quanto riferisce Ria Novosti, l’obiettivo dell’attentato era il padre. “I terroristi del regime ucraino, cercando di eliminare Aleksandr Dugin, hanno fatto saltare in aria sua figlia… In macchina. Beato ricordo di Darya, è una vera ragazza russa“, ha scritto Pushilin nel suo canale Telegram. Darya è stata opinionista politica per il Movimento Eurasiatico Internazionale, guidato da suo padre.

“È ovvio che quello contro Daria Dugina è stato un atto di terrorismo. Come e’ ovvio che da oggi non ci sono piu’ luoghi sicuri in Russia. L’unico modo per proteggere il Paese è distruggere il nostro nemico naturale seduto a Kiev, Dnepropetrovsk, Kharkov, Nikolaev, Odessa e in altre città russe”. Sono le parole di Akim Apachev, amico e tra gli ultimi ad aver parlato con la giornalista Darya Dugin ieri sera, prima che l’auto su cui viaggiava nella regione di Mosca saltasse in aria uccidendola, in quello che si sospetta possa essere stato un attentato.

A riportarlo è l’emittente ortodossa russa Tsargrad, per cui lavorava il padre della vittima, Aleksandr Dugin, per alcuni il vero obiettivo dell’aggressione. Dugin è un filosofo ultranazionalista, promotore dell’eurasismo che secondo alcuni ha ispirato anche le politiche del presidente Vladimir Putin.

“La sera del 20 agosto ho incontrato Daria e suo padre Aleksandr al festival ‘Tradizione'”, racconta Apachev, “abbiamo subito iniziato a discutere dell’idea russa, dell’impero e della guerra culturale. Daria era sempre acuta e profonda nel suo atteggiamento“.  

l’ideologo di Putin, Alexander Dugin

“L’Ucraina non ha niente a che vedere” con l’attentato in cui è rimasta uccisa la figlia dell’ideologo di Putin, Alexander Dugin, che sarebbe stato secondo alcune fonti l’obiettivo dell’attacco. Lo afferma il consigliere della presidenza ucraina, Mykhailo Podolyak, difendendosi dalle accuse che vi sia la mano di Kiev dietro all’esplosione in cui è morta la notte scorsa la 29enne Darya Dugin ed affermando che “non siamo uno stato terrorista”.

Una breve biografia di Darya

Darya Platonova Dugin, la figlia del filosofo eurasiatista russo Aleksandr Dugin rimasta uccisa nell’esplosione della sua auto nei pressi di Mosca, svolgeva un intenso impegno intellettuale nella scia del padre. In una recente intervista, rilasciata a maggio scorso alla testata online geopolitika.ru, era intervenuta sull’aggressione russa all’Ucraina. Sposando, senza sorprese, le posizioni del padre e la linea del Cremlino.

“La situazione in Ucraina è davvero un esempio di scontro di civiltà; puo‘ essere visto come uno scontro tra la civiltà globalista e quella eurasiatica” aveva detto. “Dopo ‘la grande catastrofe geopolitica’ (come il presidente russo ha definito il crollo dell’Urss), i territori dell’ex Paese unito sono diventati ‘confini’ (zone intermedie) – quegli spazi su cui è aumentata l’attenzione dei vicini, con la Nato e soprattutto gli Stati Uniti interessati a destabilizzare la situazione ai confini della Russia“.

Aggiungeva Darya Dugina:Se le elite liberali occidentali insistono così tanto nel sostenere Kiev e demonizzare Mosca, è perché dietro c’è una logica di profitto. Tutto deve essere messo in discussione. Questo è un principio importante che ci permette di mantenere un occhio lucido. Nella società dello spettacolo, della propaganda e della natura totalitaria dei sistemi occidentali, il dubbio è un passo essenziale per uscire dalla caverna...“.

La donna aveva trenta anni, era laureata in filosofia all’Università Statale di Mosca e aveva approfondito gli studi sul neoplatonismo ma rivendicava come riferimenti culturali anche Antonio Gramsci, Martin Heidegger e il sociologo francese Jean Baudrillard. Il 4 giugno scorso fu inclusa nella lista delle persone sanzionate dal governo del Regno Unito (tra loro il magnate Roman Abramovic) per avere espresso appoggio o promosso politiche favorevoli all’aggressione russa dell’Ucraina.

Figurava al numero 244 dell’elenco delle 1.331 persone fisiche sanzionate, quale “autore di alto profilo della disinformazione circa l’Ucraina e riguardo all’invasione russa dell’Ucraina su varie piattaforme online”, nonchè responsabile per il supporto e la promozione di politiche o iniziative di destabilizzazione dell’Ucraina per comprometterne o minacciarne “l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza” 

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