Ilva, la Cgil chiede reintegro per il licenziamento del fratello di Archinà

Ilva, la Cgil chiede reintegro per il licenziamento del fratello di Archinà

 Il segretario della  FIOM CGIL di Taranto Donato Stefanelli nel corso di una conferenza stampa in cui è stata raccontata la vicenda processuale di Roberto Archinà , fratello del più noto Girolamo Archinà, ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’ ILVA, arrestato nell’ambito dell’inchiesta sull’azienda siderurgica della famiglia Riva, denominata “Ambiente svendutò“.  Roberto Archinà dipendente dell’azienda Enetec (appalto ILVA)  nonchè rappresentante sindacale della Fiom Cgil, ha annunciato che “presenteremo una denuncia in sede penale e coinvolgeremo tutte le istituzioni, non solo il prefetto e i parlamentari, ma anche il premier Renzi che parla tanto dell’art. 18. Il lavoratore che era stato licenziato va reintegrato subito” . Roberto Archinà  non è ancora rientrato al lavoro nonostante un provvedimento favorevole del Tribunale di Taranto, risalente al 29 luglio scorso, che ha annullato il licenziamento considerato illegittimo “poichè palesemente discriminatorio“, . 

All’incontro con la stampa  hanno partecipato, oltre allo stesso Archinà ed a Stefanelli, anche il segretario della Cgil di Taranto Giuseppe Massafra ed uno degli avvocati della Cgil, Massimiliano Del Vecchio, il quale ha seguito personalmente la causa di lavoro. Il licenziamento era stato giustificato dall’azienda “per soppressione della posizione lavorativa di elettricista da lui ricoperta nell’ambito di una riorganizzazione aziendale a causa di una grave crisi di liquidità“. Ma dalle informazioni raccolte nel corso della causa civile è emerso – secondo quanto ha riferito l’organizzazione sindacale – che “già da quattro anni prima, l’Archinà svolgeva, oltre alle mansioni di elettricista, anche le mansioni di assistente di cantiere, aiuto magazziniere e aiuto carpentiere non connesse con quelle soppresse”.

Archinà, che è stato rieletto nelle rappresentanze sindacali, non è stato reintegrato, ma di fatto continua a percepire lo stipendio, ed  ha dichiarato provocatoriamente ai giornalisti  “Licenziato per il cognome che porto? Non so“.

E’ stata inoltre messa in luce la natura antisindacale del licenziamento considerando che Archinà , come ammesso ammissione della stessa azienda Enetec, nonostante la decadenza del’incarico triennale di rappresentante sindacal , ha continuato a svolgere attività sindacale nell’ azienda stessa. La situazione si aggrava , secondo i sindacati, se si considera che il licenziamento di  Roberto Archinà è avvenuto  proprio nella imminenza delle elezioni indette per il rinnovo delle rappresentanze sindacali nelle quali il era candidato indebolendo quindi, in misura significativa la sua immagine nella competizione elettorale.

A tutt’oggi a Roberto Archinà, nonostante il 29 Luglio scorso il Giudice del Lavoro, accogliendo il ricorso della FIOM CGIL , abbia annullato il licenziamento ritenendolo illegittimo , ancora oggi gli viene negato l’accesso in azienda.

Permetteteci alcune considerazioni. Ci chiediamo: ma tutta questa solidarietà e risononanza mediatica della  FIOM CGIL avviene perchè si tratta del fratello di Girolamo Archinà che come i lettori ricorderanno, è sempre stato molto “generoso” nei confronti dei partiti, politici locali e sindacati vari ? O forse perchè Roberto Archinà fa il sindacalista ? Ci piacerebbe tutto questo attivismo sindacale, ed annesse conferenze stampa, anche negli altri casi di licenziamento dell’indotto ILVA. Di cui non abbiamo traccia alcuna.

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