Il Pil torna a crescere al Sud dopo 7 anni, +1%

Il Pil torna a crescere al Sud  dopo 7 anni, +1%

Supera resto del Paese, ma dal 2007 è stato perso il 12,3%. L’unica regione del Sud vicina ai valori del 2008, sottolineano, è la Basilicata. A fare da volano per l’aumento dei posti di lavoro al Sud sono in particolare l’agricoltura(+5,5%) e il terziario (+1,8%), grazie soprattutto al turismo.

CdG svimezdi Marco Ginanneschi

Si ferma il calo del Pil del Mezzogiorno, durato sette anni consecutivi. In base a valutazioni Svimez, presentate nel ” Rapporto sull’Economia del Mezzogiorno” . Nel 2015 sono infatti cresciuti nel Mezzogiorno Pil (+1%) ed occupati (+1,6% pari a 94 mila unità) e nel 2016 è salita finalmente anche l’occupazione giovanile che registra un +3,9% rispetto a una media nazionale del +2,8%.

Ma nonostante ciò, al Sud ci sono “ancora emergenze” e 10 cittadini su 100 versano in povertà assoluta. Sul meridione, inoltre, incombe anche “il rischio desertificazione” per l’esodo continuo di popolazione, specie di giovani in età produttiva e di talenti. Negli ultimi venti anni, infatti, il Sud ha perso 1,113 milioni di unità, la maggior parte dei quali concentrati nelle fasce d’età produttiva tra 25-29 anni e 30-34.

E’ un quadro in chiaro scuro quello che emerge dal Rapporto 2016 di Svimez sull’economia nel Mezzogiorno, presentato oggi a Roma. “Dopo sette anni di crisi ininterrotta, l’economia delle regioni meridionali ha iniziato la ripresa“, sebbene in ritardo non solo rispetto al resto dell’Europa ma anche al resto del Paese: dal 2007, rilevano gli analisti di Svimez, il Pil in quest’area è calato del -12,3%, quasi il doppio della flessione registrata nel Centro-Nord (-7,1%).

La povertà e le disuguaglianze sociali sono ancora un’ombra sulla crescita del Sud. Nel 2015, infatti, 10 meridionali su 100 risultano in condizioni di povertà assoluta, contro poco più di 6 nel Centro-Nord. Il rischio di cadere in povertà è triplo al Sud rispetto al resto del Paese, nelle due regioni più grandi, Sicilia e Campania, sfiora il 40%, avvertono gli analisti.

Secondo il Rapporto 2016 sull’economia del Mezzogiorno presentato oggi a Roma  serve una politica industriale, specie al Sud, ok a misura di contrasto alla povertà ma risorse insufficienti, bene ripristino decontribuzione totale su nuovi assunti nel 2017 solo nel Mezzogiorno, luci e ombre patti per il Sud. Serve una nuova politica industriale per il rilancio del Mezzogiorno, per le attuali misure resta un troppo basso accesso da parte delle imprese meridionali agli strumenti di incentivazione nazionali. Bene ha fatto il Governo, secondo lo Svimez  a ripristinare solo nel Mezzogiorno per il 2017 l’esonero totale dal pagamento dei contributi INPS a carico del datore di lavoro per i nuovi assunti, giovani e svantaggiati, a tempo indeterminato. Sì all’introduzione di una prima misura nazionale di contrasto alla povertà nelle famiglie a rischio, ma le risorse sono assolutamente insufficienti. Per Masterplan e Patti per il Sud servono diverse e ulteriori forme di finanziamento, coordinamento e unitarietà della programmazione e una chiara strategia sovraregionale.

La crescita nel Sud ha beneficiato nel 2015 di alcune condizioni peculiari: un’annata agraria particolarmente favorevole; la crescita del valore aggiunto nei servizi, soprattutto nel turismo, legata alle crisi geopolitiche nell’area del Mediterraneo che hanno dirottato parte del flusso turistico verso il Mezzogiorno; la chiusura della programmazione dei Fondi strutturali europei 2007-2013, che ha portato a un’accelerazione della spesa pubblica legata al loro utilizzo per evitarne la restituzione.

Il presidente di Svimez Adriano Giannola

Il presidente di Svimez Adriano Giannola

Il Sud “sta tornando vitale” ma la sua economia va “nutrita con la continuità” degli investimenti e dei programmi, avverte Adriano Gannola presidente di Svimez, . I dati dell’economia del Mezzogiorno “sono positivi oltre le aspettative per il 2015, ma problematici per il 2016 perché – sottolinea – legati alla continuità degli investimenti “.Il segnale di ripresa del Sud c’è, soprattutto c’è un segnale di vitalità“, ma tutto ciò va “nutrito ed il cibo per alimentarlo – aggiunge – è fatto di investimenti e continuità di programmi“. E non ci sono scorciatoie precisa  Giannola. La Svimez rilancia però in buona parte anche le proposte di Confindustria: bisogna investire sulla logistica, fin troppo carente da Napoli in giù, e ritagliare un Piano Industria 4.0 su misura.

I risultati, nel complesso positivi, del mercato del lavoro meridionale, che si riflettono in un aumento dell’occupazione e un calo della disoccupazione, non debbono però far perdere di vista le criticità, in quanto i livelli occupazionali al Sud sono ancora troppo distanti da quelli precedenti alla crisi” segnalano gli analisti dell’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Sud nel report. L’unica regione del Sud vicina ai valori del 2008, sottolineano, è la Basilicata. A fare da volano per l’aumento dei posti di lavoro al Sud sono in particolare l’agricoltura(+5,5%) e il terziario (+1,8%), grazie soprattutto al turismo.

Nell’industria in senso stretto vi è nel 2015 ancora un calo degli occupati al Sud -1,6%, che, però, nei primi mesi del 2016 inverte il segno: +3,9%, mentre prosegue la caduta degli occupati nelle costruzioni all’inizio dell’anno in corso, -4%. Se salgono gli occupati, perdono però peso le occupazioni più qualificate, cresce piuttosto il lavoro part-time in professioni meno qualificate. Nel 2015 l’incremento del tempo pieno è più forte al Sud (+1,3%, a fronte del +0,4% del resto del Paese) favorito dalla riforma del job acts e dalla decontribuzione piena sulle nuove assunzioni. Non a caso aumenta, invece, al Centro-Nord e cala al Sud all’inizio del 2016, quando la decontribuzione scende dal 100% al 40%.

Anche gli investimenti nel 2015 sono tornati a crescere, e con un tasso dello 0,8%. Una tendenza che però non incoraggiata rischia di fermarsi, e soprattutto non ancora sufficiente a recuperare tutto quello che si è perduto negli anni della recessione, il 41,1% contro il 26,7% della media italiana.

Più occupati, ma anche più giovani in fuga. Cresce l’occupazione  ma è molto legata alla decontribuzione, e ne segue l’andamento: dopo il boom del 2015, nel 2016 si registra un deciso rallentamento. Aumenta finalmente nel 2016 anche l’occupazione giovanile, più 3,9%, rispetto a una media nazionale del 2,8%, ma perdono peso le occupazioni più qualificate. Mentre estremamente qualificati sono la maggior parte dei 653.000 in fuga dal Mezzogiorno (saldo negativo tra il 2002 e il 2014): 478.000 sono giovani, tra loro 133.000 sono laureati, la maggior parte sono donne. E nel 2015 il numero dei nati al Sud raggiunge il livello più basso dall’Unità d’Italia.

 

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