IL GOVERNO SCIOGLIE IL COMUNE DI FOGGIA PER INFILTRAZIONI MAFIOSE

IL GOVERNO SCIOGLIE IL COMUNE DI FOGGIA PER INFILTRAZIONI MAFIOSE

La decisione è stata presa ieri sera, sulla base delle valutazioni della commissione di accesso inviata dal Viminale a Foggia il 9 marzo: le indagini svolte hanno evidenziato la presenza “di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti tra gli amministratori locali e la criminalità organizzata”.

di REDAZIONE POLITICA

Il Consiglio dei Ministri ha affidato a una commissione straordinaria la gestione del Comune di Foggia, per infiltrazioni mafiose. La commissione, su proposta del ministro Lamorgese al Cdm, sarà composta dal prefetto a riposo Marilisa Magno, dal viceprefetto Rachele Grandolfo e dal dirigente Sebastiano Giangrande. La nomina della commissione straordinaria, nella relazione, è ritenuta necessaria “anche per scongiurare il pericolo che la capacità pervasiva delle oranizzazioni criminali possa di nuovo esprimersi in occasione delle prossime consultazioni amministrative”.

La decisione è stata presa ieri sera, sulla base delle valutazioni della commissione di accesso inviata dal Viminale a Foggia il 9 marzo: le indagini svolte hanno evidenziato la presenza “di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti tra gli amministratori locali e la criminalità organizzata“. Le conclusioni della Commissione di accesso sono racchiuse in un fascicolo di 235 pagine.

Dalla nota sintetica del capo di Gabinetto del ministero dell’Interno, Bruno Frattasi, allegata alla proposta di affidamento della gestione del Comune di Foggia ad una commissione straordinaria inoltrata a Roberto Garofoli, sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei Ministri il 29 luglio per chiedere che il provvedimento venisse sottoposto alla deliberazione del primo Consiglio dei ministri utile, si evince che il Viminale ha effettivamente impresso una forte accelerazione sulla decisione.

l’ ex sindaco di Foggia Franco Landella

Il Comune di Foggia era già stato sciolto in via ordinaria dal Prefetto, dopo le dimissioni dell’ex sindaco Franco Landella il 4 maggio, non revocate entro i 20 giorni dalla loro presentazione, anche perché il 21 maggio l’ex primo cittadino, esponente pugliese della Lega, era stato arrestato e posto ai domiciliari con l’accusa di tentata concussione e corruzione, rimesso in libertà dopo dieci giorni. Il Prefetto di Foggia aveva disposto con decreto dell’8 marzo 2021 l’accesso presso il Comune per gli accertamenti di rito, “all’esito di indagini svolte dalle forze di polizia avviate a seguito di interdittive prefettizie emesse nei confronti di alcune imprese aventi rapporti contrattuali con il comune di Foggia e di esposti che segnalavano contiguità tra amministratori comunale ed esponenti delle locali consorterie”. Attualmente Landella è in stato di libertà, ma è attinto da interdizione dai pubblici uffici per un anno.

Lo scorso 16 luglio si era riunito il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica allargato, per l’occasione, con la partecipazione del dr. Roberto Rossi, Procuratore capo della direzione Distrettuale Antimafia di Bari e del dr. Ludovico Vaccaro procuratore capo della Repubblica di Foggia. Dopo quella seduta, il prefetto aveva trasmesso la relazione al Viminale allegata alla proposta di scioglimento per mafia in cui si dava atto della “sussistenza di concreti univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti e indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi”.

In tre pagine, si evidenziano gli elementi più significativi della relazione del Prefetto di Foggia stilata sulla base delle risultanze dell´accesso ispettivo. Il “quadro inquietante” emerso dalle indagini sulle presunte mazzette al Comune di Foggia, si basava sulle “frequentazioni o parentele con ambienti criminali” di amministratori e dipendenti, sulle “anomalie e irregolarità” nell’affidamento dei servizi pubblici e sugli alloggi popolari occupati da soggetti appartenenti alla criminalità organizzata la relazione del ministro dell’Interno al presidente della Repubblica, datata 29 luglio, che accompagnava la proposta di affidamento della gestione dell’ente ad una commissione straordinaria, in quanto dagli accertamenti erano risultati condizionamenti delle locali organizzazioni criminali.

Le altre due pagine della relazione del Viminale si concentrano sugli affidamenti opachi. “La relazione prefettizia rileva come gli esiti dell’indagine ispettiva abbiano chiaramente evidenziato la pervasività della criminalità organizzata in aree amministrative dell’ente con particolare riguardo al settore competente dell’affidamento dei servizi pubblici – si legge – ingerenza favorita da una colpevole inosservanza delle disposizioni normative da parte degli apparati amministrativi nelle procedure seguite per gli affidamenti e soprattutto nelle verifiche antimafia”.

In primis viene fatto riferimento all’ installazione e manutenzione degli impianti semaforici e della segnaletica stradale, servizio affidato sin dal 2009 per anni ad una stessa società, priva di certificazione antimafia. “Viene segnalato come la giunta comunale abbia non solo prescritto la procedura di scelta del contraente ma addirittura anche il criterio di aggiudicazione dell’appalto, realizzando in tal modo una inammissibile commistione tra poteri di indirizzo politico amministrativo e poteri gestori”.

Nella sua relazione, il prefetto di Foggia premettendo che “a decorrere dal 2014 sono stati denunciati atti intimidatori ai danni di alcuni consiglieri comunali di Foggia, a testimonianza di una preoccupante ‘pressione criminale’ sull’ente”, ha riferito in merito agli sviluppi delle indagini giudiziarie che “dal febbraio 2021 hanno interessato per gravi fatti di corruzione alcuni ex amministratori tra i quali l’ex sindaco e l’ex presidente del Consiglio comunale nonché dipendenti comunali”.

La conclusione a cui si collega anche il ministro Lamorgese è che “la relazione prefettizia evidenzia che dal numero degli amministratori coinvolti nelle indagini conseguenti a fatti corruttivi traspare un quadro inquietante della realtà amministrativa dell’ente che attesta uno sviamento del munus pubblico in favore degli interessi della criminalità organizzata”. Non poteva passare inosservato al ministro un passaggio della relazione in cui vengano “segnalati rapporti di frequentazione e parentela di alcuni amministratori con soggetti controindicati, tra i quali un ex consigliere comunale avente legami affettivi con un esponente della locale organizzazione criminale, pregiudicato, il quale è stato costantemente tenuto informato di questioni politiche o amministrative che interessano l’ente locale potendole in tal modo influenzare negativamente nel corso del loro iter decisionale, come avvenuto nel periodo in cui era all’esame dell’amministrazione il progetto del sistema di videosorveglianza cittadino”

La ricostruzione della commissione d’indagine, evidenzia che “un esponente delle locali cosche mafiose, già destinatario della misura della sorveglianza speciale, anche a seguito delle minacce pronunciate, come attestato da fonti tecniche di prova, ha ricevuto direttamente dalle mani” di un ex consigliere comunale, già presente nella precedente consiliatura, “un contributo economico di natura sociale erogato dal Comune di Foggia, atto che – indipendentemente da ogni valutazione in merito alla sua legittimità – è di natura prettamente gestionale di esclusiva competenza dell’apparato dirigenziale e non di quello politico”. Così come il caso di un altro consigliere comunale che “risulta anagraficamente residente in una casa presso la quale ha trascorso il periodo degli arresti domiciliari ma di fatto abitata da un intraneo ad un locale consorteria criminale”.

Essendo stati riscontrati i presupposti per procedere allo scioglimento attesa la presenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti tra gli amministratori comunali e la criminalità organizzata, si evidenzia l’opportunità che il provvedimento di rigore contro l’ente locale in parola venga adottato quanto prima della prossima convocazione dei comizi elettorali, al fine di non ingenerare false aspettative da parte dei candidati ed elettori circa la possibilità di rinnovare gli organi del Comune di Foggia in occasione della imminente tornata elettorale di settembre-ottobre”


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