IL CASO ILVA: I SOLITI LAMENTI DEGLI INCOMPETENTI PARLANTI

IL CASO ILVA: I SOLITI LAMENTI DEGLI INCOMPETENTI PARLANTI

Melucci ci querela senza mai accettare di farsi intervistare da noi in diretta video (senza suggeritori e “staffisti” intorno…). Non ha ancora capito cosa significa fare il sindaco e che la libertà di stampa si rispetta. Non si compra come fa lui con i pennivendoli e giornaletti locali

di ANTONELLO de GENNARO

Mai e poi mai mi sarei immaginato di dover prendere le difese, giornalisticamente parlando di Arcelor Mittal Italia, Ilva in A.S. ed Invitalia, società queste con le quali il nostro giornale, a differenza di molta stampa nazionale e la cosiddetta “stampa locale di Taranto”, non ha mai avuto alcun rapporto economico o pubblicitario. Ma qualcuno deve pure poter parlare liberamente con le mani pulite.

Il caso Ilva è da molto tempo una questione spinosa per molti dei Governi che si sono succeduti, che hanno dovuto fare i conti con pseudo associazioni ambientalisti tarantini guidate da capipopolo con ambizioni elettorali o economiche, e con una certa magistratura sinistrorsa e poco equilibrata desiderosa di avere una visibilità sul palcoscenico giornalistico nazionale.

Occorre una doverosa premessa. E’ stato grazie a qualche solerte e silenzioso magistrato poco avvezzo ai titoli e fotografie sui giornali, e ad alcuni solerti investigatori della polizia giudiziaria, se sono venute alla luce tutta una serie di nefandezze e collusioni fra la politica pugliese, la stampa locale ed i vari gestori succedutisi alla guida dello stabilimento siderurgico.

Ma adesso forse è arrivato il momento di dire: “zitti tutti, parla lo Stato !”. Solo un ignorante o un incapace non può rendersi conto che sulle vicende dello stabilimento ILVA di Taranto, ballano le sorti di circa 20.000 (fra dipendenti diretti ed indiretti dell’ appalto) lavoratori e delle loro famiglie nella provincia di Taranto e di Genova, ed il futuro di circa 300 aziende dell’indotto, molte dei quali “monoILVA” cioè che lavorano solo per il siderurgico più grosso d’Europa.

La Gazzetta del Mezzogiorno, quotidiano regionale “fallito” con oltre 50 milioni di euro di debiti e meno di 10mila copie vendute al giorno in un territorio che annovera oltre 6 milioni di cittadini residenti, da sempre allineato ed al servizio degli pseudo-ambientalisti ed a alcuni magistrati assetati di protagonismo, tempo fa titolò “Se chiude l’ ILVA chiude Taranto”. Un titolo che deve aver dimenticato, guardando i suoi articoli… successivi.

Abbiamo visto in passato non pochi giornalisti corrotti e collusi, che erano sul libro paga della famiglia Riva, e che oggi hanno solo cambiato datore di lavoro, passando alle dipendenze economiche-pubblicitarie dell’ Amministrazione comunale più corrotta di Puglia. Solo Dio sa quanto mi costa dare ragione a Marco Travaglio e ricordare cosa disse dal palco del Concertone del 1 maggio a Taranto, quando accusò l’indipendenza dell’informazione in terra jonica “La stampa non è libera perchè condizionata dalla pubblicità“. Aveva ragione lui ! Qualcuno però dovrebbe aggiornare il collega Travaglio e fornirgli qualche visura camerale…di alcune società tarantine e consultare non poche determine dirigenziali – “mancette” con le quali il Sindaco Melucci da oltre tre anni “foraggia” i soliti markettari e giornaletti da quattro soldi manipolando e ricattando (economicamente parlando) la stampa locale.

E’ imbarazzante leggere le dichiarazioni del sindaco Melucci, “ras” incontrastato dei conflitti d’interesse, dei rifiuti di accesso agli atti amministrativi, di incarichi a staffisti del cuore o dalla tessera PD in tasca, affermare che Invitalia dovrebbe vergognarsi (per la precisione “si dice esterrefatto da Invitalia, un pezzo di Stato, con tanti interessi a Taranto, che opera in maniera non trasparente e si associa ad ArcelorMittal“) .di aver affiancato Arcelor Mittal Italia ed Ilva in Amministrazione Straordinaria dinnanzi al Consiglio di Stato che ancora una volta ha sospeso le folli decisioni di un TAR (quello di Lecce) molto chiacchierato, e ripetutamente smentito a Palazzo Spada dal massimo organo giudicante, in materia amministrativa.

Melucci non ha il minimo senso del pudore arrivando ad attaccare persino il presidente del consiglio Draghi, la quale lui non potrebbe fare neanche da autista ! Dice Melucci: “L’unica certezza è che noi fermeremo l’area a caldo dello stabilimento siderurgico, con ogni mezzo possibile, ogni giorno sarà una pena per loro e per chi intenderà danneggiare ancora la vita dei tarantini e interferire con la svolta della città”.  Resta da capire chi sarebbero il “noi” ! Forse qual gruppetto di “nominati” che fanno gli assessori al Comune di Taranto senza competenza ed alcuna capacità, se non per manifesto servilismo ?

da Il Nuovo Quotidiano di Puglia di sabato 13 marzo 2021

E’ semplicemente ridicolo e vergognoso leggere dichiarazioni di un primo cittadino contro le decisioni dello Stato, cioè di un’istituzione ed un potere a lui superiore, ma ormai a Taranto alle sue dichiarazioni tanto per aprire bocca, non ci fa caso più nessuno. Melucci ha iniziato da tempo la sua campagna elettorale clientelare, ma questa volta la sta facendo con i soldi dei contribuenti di Taranto, cioè anche di coloro che non lo hanno votato e mai lo voterebbero. Ed un giorn. potrebbe risponderne dinnanzi alla Corte dei Conti insieme ai suoi dirigenti appecorinati

Mi chiedo se questo Sindaco è la stessa persona che voleva rilevare con lo Ionian Shipping Consortium la società del Gruppo ILVA che si occupava di trasporti marittimi ? Se è il figlio di quel Melucci consulente della società Meridian Shipping (ex Melucci Shipping) che ha lavorato per la società Cimolai mentre realizzava la copertura dei parchi minerari dello stabilimento siderurgico di Taranto ? Mi chiedo se è lo stesso sindaco Melucci che il 26 novembre 2019 insieme a Michele Emiliano partecipava ad una conferenza stampa con Arcelor Mittal ed il suo amministratore delegato Lucia Morselli, dichiarando “Dissolta la nebbia tra fabbrica e comunità” allineandosi a Emiliano: “Primo passo, oggi qui mi sento a casa” ? O forse a quel tavolo invece di Melucci c’era il sergente Garcia ?

A proposito cari lettori, concludendo permettetemi di chiedermi una cosa: come mai Melucci ci querela senza mai accettare di farsi intervistare da noi in diretta video (senza suggeritori e “staffisti” intorno…). Non ha ancora capito cosa significa fare il sindaco e che la libertà di stampa si rispetta. Non si compra come fa lui con i pennivendoli e giornaletti locali.

O forse Melucci ha paura di essere ridicolizzato ? Teme forse di non essere capace di confrontarsi democraticamente. Noi siamo sempre pronti. E concludendo lascio a voi ogni considerazione.

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