GUARDIA DI FINANZA: TRUFFA NELLA FORNITURA DI D.P.I. ALLA PROTEZIONE CIVILE LAZIO E A PRIVATI.

GUARDIA DI FINANZA: TRUFFA NELLA FORNITURA DI D.P.I. ALLA PROTEZIONE CIVILE LAZIO E A PRIVATI.

Le attività di indagine, condotte avvalendosi anche del supporto del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria e dell’Unità di Informazione Finanziaria (U.I.F.), hanno permesso di bloccare il pagamento a saldo dell’intera fornitura da parte della Protezione Civile, pari a circa 25 milioni di euro.

di REDAZIONE CRONACHE

Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Taranto hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura coercitiva degli arresti domiciliari emessa dal G.I.P. del Tribunale di Taranto, dr. Benedetto Ruberto, su proposta del Sostituto Procuratore della Repubblica, dr. Antonio Natale, nei confronti di sei persone, Raffaele Buovolo 55 anni di Brindisi, Giacomo De Bellis 50 anni di Taranto, Antonio Formaro 64anni di Taranto, Luciano Giorgetti 70 anni di Ancona, Francesco Oliviero 41 anni di Roma, e l’ avvocato Pietro Rosati 63 anni originario della provincia di Avellino (già coinvolto in un’inchiesta a Latina su servizi segreti e criminalità organizzata)  per i reati di “associazione per delinquere finalizzata alle truffe” nei confronti della Protezione Civile del Lazio e di altre imprese per le forniture di dispositivi di protezione individuale (camici, tute e mascherine) prodotti in Turchia e Cina, tutti risultati non conformi ai requisiti di legge , al riciclaggio ed all’autoriciclaggio. De Bellis, Giorgetti e  Rosati erano di fatto tutti “partecipi” della società International Biolife , mentre FormaroOliverio e Buovolo, “in qualità di promotori, costitutori e organizzatori”, come riportato nel provvedimento firmato dal gip Benedetto Ruberto con cui è stato sottoposto a sequestro preventivo il provento illecito, pari a circa 4 milioni di euro.

Nelle fasi più critiche della prima ondata pandemica, una società ionica International Biolife srl  facente capo a uno degli indagati, si era proposta di fornire D.P.I. necessari per far fronte al rischio di contagio all’Ente Protezione Civile Lazio direttamente ed attraverso la Ecotech utilizzando la società Exor Società Anonime di Lugano dell’italiano Paolo Balossi.

La Biolife era ben posizionata fra i fornitori dei tre affidamenti diretti che la Protezione Civile del Lazio, fra il 16 e il 20 marzo 2020, aveva conferito alla Ecotech srl per l’acquisto di circa 37,8 milioni di mascherine Ffp3 e Ffp2, per la quale la Protezione Civile del Lazio aveva anticipato ben 14 milioni di euro. La Ecotech, si era rivolta a sua volta, alla svizzera Exor Società Anonime, che aveva trovato la presunta disponibilità nella Biolife a procurare in pochi giorni i dispositivi richiesti dalla Regione Lazio.

A fronte dei contratti sottoscritti, la International Biolife srl che fino al mese di marzo 2020 era attiva soltanto nel settore del commercio di integratori alimentari , in un primo momento, ha fornito documenti rilasciati da enti non rientranti tra gli organismi deputati a rilasciare la specifica attestazione ed, in seguito, per superare le problematiche emerse in occasione delle procedure di dogana della merce proveniente da Cina e Turchia, ha prodotto falsi certificati di conformità. La società elevetica Exor Sa dell’italiano Paolo Balossi, sospettata inizialmente di aver fornito il certificato Sgs falso, come emerso dall’inchiesta della Procura di Taranto, al momento è da considerarsi “parte lesa“. 

Le mascherine ordinate a marzo erano arrivate all’Ente Protezione Civile Lazio soltanto alla fine di agosto 2020. La società tarantina Biolife srl per non perdere la commessa ed essere costretta a restituire oltre 2 milioni di euro alla Exor Sa, avrebbe fornito un certificato falso rilasciato da una società risultata inesistente. nel frattempo la Regione Lazio attende il rimborso di oltre 11 dei 14 milioni di euro anticipati, il tutto venuto alla luce grazie ad un’interrogazione della consigliera regionale Chiara Colosimo di Fratelli d’Italia la quale oggi ricorda che le sue interrogazioni sulla vicenda presentate in Consiglio Regionale del Lazio sono rimaste senza risposta e dice “basta” e “pretende di avere risposte subito da chi non può più nascondersi dietro una maschera“.

Con una diretta Facebook la Colosimo “carica”: “Secondo una ricostruzione fatta dai giornali di oggi, Enrico Letta nel suo discorso di accettazione avrebbe pronunciato la seguente frase: ”Voglio confrontarmi con volti e non con maschere”. Il riferimento era al Pd. Bene. Dopo le mie innumerevoli interrogazioni e denunce, è di oggi la notizia degli arresti nell’inchiesta relativa alla truffa per la fornitura di mascherine e dpi per il Covid alla Regione Lazio. Spero che il nuovo segretario del Pd non se la prenda se utilizzo la sua frase per rivolgermi al presidente ed ex segretario dimissionario #Zingaretti: “Voglio confrontarmi con volti (magari in Consiglio) e non con mascherine”. Scusate, volevo dire maschere…“. 

Il “contatto” fra la Biolife ed direttore dell’Agenzia di protezione civile del Lazio Carmelo Tulumello, era l’ avvocato  Pietro Rosati, accusato anche di riciclaggio e autoriciclaggio. Secondo il pm Natale, “i movimenti di denaro evidenziati sul conto di Rosati, avevano l’esclusivo scopo di ripulire parte del profitto illecito conseguito dalla Internazionale Biolife per effetto delle condotte illecite perpetrate ai danni della Protezione Civile del Lazio e della Exor Sa, rendendo difficoltosa la tracciabilità del profitto”. Gli investigatori, nel corso delle indagini, hanno rilevato come “altamente sospetto” il comportamento di  Giacomo De Bellis proprietario della Biolife, il quale non non solo non aveva fornito documentazione relativa ai contratti in essere con la Frog, “né aveva inteso sporgere denuncia e/o agire nei confronti” di quest’ultima.

Gran parte dei soldi, secondo la ricostruzione delle Fiamme Gialle, erano finiti infatti alla società la Frog Llc, con sede legale in Albania a Tirana riconducibile all’ italiano Vincenzo Nuzziello 63 anni, ed all’albanese, Mirela Ndoci 43anni, (i quali secondo la stampa albanese sarebbero indagati a Tirana per truffa) ed alla società bulgara, Quantum Solution.

Le tempestive attività di indagine, condotte avvalendosi anche del supporto del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria e dell’Unità di Informazione Finanziaria (U.I.F.), hanno permesso di bloccare il pagamento a saldo dell’intera fornitura da parte della Protezione Civile, pari a circa 25 milioni di euro.

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