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2 Novembre 2026 18:32

Ex Ilva, oggi sciopero di 24 ore in tutti gli stabilimenti

Corteo a Genova, strade bloccate a Taranto Nel capoluogo ligure, al fianco degli operai della Fiom, la sindaca Silvia Salis: "Fabbrica non chiuda, mercato lo richiede". A Taranto bloccate la Statale 106 e l'Appia

Sciopero nazionale di 24 ore oggi lunedì 12 ottobre per ogni turno in tutti gli stabilimenti dell’ex Ilva. A proclamarlo, in seguito all’esito dell’ultimo tavolo a Palazzo Chigi, i sindacati Fiom-Cgil, Fim–Cisl e Uilm. Hanno cominciato a radunarsi davanti alle portinerie che non era ancora l’alba a Taranto i lavoratori di Acciaierie d’Italia e delle imprese dell’indotto-appalto per lo sciopero di oggi di 24 ore indetto dalle sigle Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb. Oggi sono i lavoratori diretti di Acciaierie d’Italia a scioperare insieme a quelli che lavorano nell’indotto-appalto. Dopo un mese dall’ultimo sciopero di 24 ore oggi, è di nuovo protesta all’ex Ilva. Allora scioperarono gli operai dell’indotto-appalto minacciati da 2.500 licenziamenti collettivi e dal rischio che altri 1.700 venissero colpiti da cassa integrazione e licenziamenti, provvedimenti poi non attuati dalle imprese esterne.

A Taranto strade bloccate

“A partire da oggi abbiamo dichiarato le prime 24 ore di sciopero dopo un’assemblea molto partecipata, così come non si vedeva da anni. Abbiamo bloccato qui la 106 e l’Appia per farci riconvocare dal governo e per autoconvocarci laddove non arrivasse” una convocazione “anche in Regione Puglia. La politica deve finalmente uscire allo scoperto e dire a gran voce qual è la propria decisione per Taranto e soprattutto per tutti i lavoratori”, ha detto Luigi Bennardi, segretario Uilm Taranto. Nel capoluogo pugliese, dopo l’assemblea è partito il corteo. “Siamo partiti e non ci fermeremo fino a quando non avremo risposte. Il Governo metta le risorse perché non vogliamo essere cassintegrati ma vogliamo essere rispettati come lavoratori. Noi abbiamo sempre lottato in tutti i modi e ci abbiamo messo la faccia con scioperi, manifestazioni e azioni legali per produrre acciaio, salvaguardando salute e ambiente. Per questo non si può aspettare la Cassazione o una gara che dura da anni. Serve una società partecipata pubblica per realizzare un piano straordinario per tenere in marcia tutti gli impianti a freddo a Taranto, Genova e Novi Ligure, Racconigi salvaguardando anche gli altri stabilimenti. Sono necessari interventi di manutenzione in tutte le aree per la sicurezza e la salute, per salvaguardare il reddito dei lavoratori e decarbonizzare la produzione, occorre bonificare e investire. Per tutto questo non bisogna mandare a casa le persone ma farle lavorare. Uniamoci per il rispetto e la dignità”, scrive Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil. su Facebook.

“Esprimo la massima solidarietà ai lavoratori dell’ex Ilva che oggi scioperano per difendere il proprio lavoro, la propria dignità e il futuro delle proprie famiglie. Quella dell’ex Ilva non è soltanto una vertenza tarantina, ma una questione nazionale che chiama direttamente in causa la responsabilità del Governo. È necessario assumere decisioni chiare e immediate per tutelare l’occupazione, garantire la continuità produttiva e assicurare un futuro industriale al nostro Paese e al nostro territorio”. La dichiarazione del Presidente della Provincia di Taranto, Gianfranco Palmisano “Taranto non può più essere lasciata nell’incertezza. I lavoratori non possono pagare il prezzo di decisioni mancate e promesse disattese. La città e i suoi lavoratori meritano rispetto, tutela e sostegno concreto, non ulteriori rinvii. Come Provincia, saremo al loro fianco e continueremo a chiedere con forza che si passi dalle parole ai fatti”.

“Ai lavoratori dell’ex Ilva che dalle prime ore di questa mattina sono in mobilitazione va la mia solidarietà e la vicinanza di tutta la Puglia. Per Taranto chiediamo certezze. Esiste una strada ed è quella di una fabbrica decarbonizzata: chiediamo di conoscere tempi e risorse, oltre ai piani sugli incentivi per attrarre nuovi investimenti che ci erano stati preannunciati ad agosto” – ha dichiarato Antonio Decaro. presidente della Regione Puglia, “Nel frattempo l’ex Ilva può e deve continuare a lavorare con le attività produttive del “processo a freddo”, che possono proseguire ed essere ampliate, e con la manutenzione e messa in sicurezza delle aree. Ci aspettiamo di trovare le risposte che Taranto aspetta, nel decreto che il governo sta preparando in queste ore. Con la sola cassa integrazione crolla il sistema economico e sociale della città”.

Corteo a Genova, in testa la sindaca Salis

Lo sciopero potrebbe continuare nelle prossime giornate. Il corteo dei lavoratori ex Ilva di Genova Cornigliano, che da questa mattina si sono riuniti in assemblea davanti ai cancelli dell’acciaieria, è partito poco prim delle 8. La mobilitazione è stata convocata dopo l’annuncio dell’azienda dello stop temporaneo della produzione negli stabilimenti del Nord Italia. In testa, al fianco degli operai della Fiom, la sindaca Silvia Salis che ha incontrato i lavoratori. Presenti anche il presidente della Regione Liguria Marco Bucci e il vicesindaco di Genova Alessandro Terrile.

“La richiesta della città di Genova è che questo stabilimento non si fermi, è uno stabilimento che ha bisogno solo di materia prima per lavorare, quello che ho chiesto nella mia lettera al ministro è quello che la città vuole, cioè che le persone lavorino perché il mercato lo richiede, serve solo la materia prima e serve un piano da parte del governo”, ha detto Salis la quale ribadisce che in caso di stop all’impianto il 15 novembre si aprirebbe “uno scenario per noi insostenibile, uno scenario di disoccupazione, senza nessun tipo di prospettiva ma poi ripeto, è un’assurdità industriale perché quello che viene prodotto nello stabilimento di Genova è richiesto dal mercato, per cui chiuderlo con uno stabilimento che funziona, con gli operai che vogliono lavorare è qualcosa che non ha nessun senso neanche dal punto di vista di industriale”.

Salis conferma il sostegno ai lavoratori: “Certo che li sostengo, li sostengo perché ne va del futuro della città di Genova, questo è uno stabilimento che deve continuare a produrre, queste sono persone che devono continuare a lavorare ma soprattutto non è una questione di lavorare per lavorare, lavorare perché c’è lavoro è questo che loro reclamano e io sono con loro”.

Alessandro Pagano, segretario della Camera del Lavoro di Genova, ha dichiarato “Chiediamo che le dichiarazioni scellerate dei commissari vengano ritirate e sostituite da un piano di strategia anche chiaro che dia continuità allo stabilimento di Genova. Quella lettera ha colpito ingiustamente e incomprensibilmente le attività che hanno continuità e mercato e secondo noi va anche contro l’interesse complessivo della cura del processo che stanno gestendo perché in questo modo utilizzando risorse della Cassa Integrazione si fermano degli stabilimenti che invece solo approvvigionandoli con la materia prima potrebbero andare avanti. In questa lotta siamo affiancati da tutti quelli che hanno capito cosa sta succedendo e auspichiamo che in giornata ci sia il ritiro di quella lettera e l’annuncio invece di un’attività di continuità industriale che è quello che ci si deve aspettare”.

Gli stop degli impianti

Gli impianti dello stabilimento siderurgico di Taranto (agglomerato, altoforno 2 e acciaieria 2) si sono già fermati w da metà novembre si fermeranno anche quelli degli stabilimenti di Genova e di Novi Ligure, mentre l’azienda ha pronta, ma non ancora inviata ai sindacati, una nuova richiesta di cassa straordinaria che innalza i numeri attuali: 4.500 nel gruppo di cui 3.800 a Taranto. Sul perchè gli impianti del siderurgico siano inattivi, Acciaierie d’ Italia lo ha chiarito sabato scorso: esiste un ordine di fermata dell’area a caldo impartito dalla Corte d’Appello di Milano che è esecutivo e scade il 25 ottobre, e a Taranto non ci sono più materie prime per la produzione. Che non sono state più acquistate essendo l’azienda ormai avviata alla fermata. Prospettiva, questa, che potrebbe evitare solo la Corte di Cassazione se nell’udienza del 20 ottobre annullasse, o annullasse con rinvio, il decreto dei giudici milanesi.

I lavoratori, alla fine dell’assemblea, stanno procedendo a bloccare i varchi di altre importanti aziende dell’area industriale di Taranto. “Stiamo attivando uno sciopero a oltranza. L’obiettivo è quello di autoconvocarci sotto la sede della Regione Puglia e sotto la sede del Governo se non arriveranno le convocazioni nella giornata di oggi”, dichiara Luigi Bennardi, segretario Uilm, dopo l’assemblea dei lavoratori diretti e indiretti dell’ex Ilva di Taranto nell’ambito delle 24 ore di sciopero nazionale promosso dalle sigle sindacali Fim, Fiom, Uilm e Usb. L’intenzione condivisa è di recarsi mercoledi’ alla Regione Puglia a Bari e venerdi’ a Palazzo Chigi Roma.

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