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13 Marzo 2026 12:50

Estradato dalla Colombia il narcotrafficante Emanuele Gregorini

Il presunto boss "aveva lasciato il territorio nazionale alcuni giorni prima della pronuncia della corte di Cassazione nel gennaio 2025". L'arresto di Gregorini nasce dalla collaborazione tra la Polizia colombiana e i Carabinieri di Milano che hanno avviato le attività di localizzazione del latitante.

È stato estradato dalla Colombia Emanuele Gregorini detto “Dollarino“, imputato nel procedimento Hydra sulla presunta alleanza fra esponenti delle tre mafie, Cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta, scaturito dall’inchiesta della Dda e dei Carabinieri del Nucleo investigativo. I carabinieri hanno scovato “Dollarino” nascosto in un appartamento di Cartagena, ed è stato stato arrestatodalle forze di polizia colombiane in un appartamento di Bogotà. Gregorini, ha spiegato il procuratore capo di Milano Marcello Viola, è “ritenuto esponente del sistema mafioso lombardo in qualità di rappresentante del clan camorristico romano“, quello dei Senese. L’arresto di Gregorini nasce dalla collaborazione tra la Polizia colombiana e i Carabinieri di Milano che hanno avviato le attività di localizzazione del latitante.

Il presunto boss “aveva lasciato il territorio nazionale alcuni giorni primadella pronuncia della corte di Cassazione nel gennaio 2025, che aveva respinto i ricorsi presentati dagli indagati rendendo di fatto esecutivo il provvedimento cautelare del Tribunale del Riesame e aveva così” certificato “l’esistenza di un organismo mafioso unitario operante in Lombardia composto da esponenti delle tre mafie”. Gregorinisi era rifugiato dapprima in Brasile, successivamente a Panama, per poi stabilirsi, a partire dal 2 febbraio, in Colombia”, dove è stato arrestato il 17 marzo 2025, catturato con un blitz da cinema, mitra spianati e porte sfondate.

Dopo un anno di ristrettezze nelle carceri colombiane, il ruolo sel 36enne Emanuele Gregorini è lo stesso, quello dell’affiliato indisponibile a qualsiasi forma di collaborazione, quello di un “cabecilla” del Sistema mafioso lombardo, come lo aveva etichettato un anno fa la magistratura di Cartagena de las Indias all’indomani del blitz con cui era stato catturato. L’emissario del clan di camorra Senese al centro dell’inchiesta Hydra dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano e della Dda era diventato un capetto, la principale testa di ponte italiana per la logistica delle navi cariche di polvere in partenza da Barranquilla, da Santa Marta e dalla stessa Cartagena: “Aveva il compito di riorganizzare le rotte della cocaina – spiegò il 17 marzo 2025 il colonnello Elver Vicente Alfonso Sanabria, dirigente della sezione Investigación Criminal e Interpol della Policìa Nacional colombiana – stringendo patti con gruppi armati colombiani come l’Esercito Gaitanista e Los Costeños” .

Ieri Gregorini è arrivato all’aeroporto milanese di Linate con un volo proveniente da Bogotà , scortato da personale del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia. L’arrestato, detenuto nelle carceri colombiane fino alla definizione della procedura di estradizione, è stato tradotto nel carcere di Voghera. La DDA della procura di Milano identificava in Gregorini, come confermato anche dal tribunale del Riesame, “colui che agiva, operava e dava seguito agli accordi criminosi raggiunti dai vari componenti, assumendo, altresì il compito di mediazione” tra i Pace e Gioacchino Amico, tra Paolo Aurelio Errante Parrino e i catanesi Fidanzati e i Crea legati al clan Mazzei.

Il ruolo di “Dollarino” è emerso cristallizzato da una conversazione tra Giancarlo Vestiti e Vincenzo Senese, all’epoca intercettati dai carabinieri: “Dollarino, Dollarino… eh… mamma mia che ragazzo, quel pazzo scatenato – sospirava VestitiDollarino proprio è legatissimo…”. Confermava il figlio di “Michele ’o pazzo”: “È un bravo ragazzo però, dai ci vuole bene. Oh quello proprio… quello per me si farebbe…”, e seguiva una irriferibile pratica di sacrificio personale. Dello stesso Gregorini la frase chiave che, meglio di tutte, riassumeva il senso del Consorzio mafioso lombardo: “Qua è Milano! Non ci sta Sicilia, non ci sta Roma, non ci sta Napoli, le cose giuste qua si fanno !”.

Nel procedimento Hydra il presunto boss Gregorini è accusato di “associazione mafiosa, estorsione aggravata dal metodo mafioso e armi”. Un procedimento che ha già portato a 62 condanne con rito abbreviato il 12 gennaio scorso, mentre 45 imputati sono stati rinviati a giudizio con rito ordinario. Oggi si svolgerà a Milano l’udienza preliminare per decidere sul suo rinvio a giudizio. Il processo abbreviato si è concluso lo scorso 12 gennaio con 62 condanne, comprese le tante per associazione mafiosa a conferma della tesi sostenuta dal pm Alessandra Cerreti e dal procuratore capo Marcello Viola.

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