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27 Ottobre 2026 23:33

Eni annuncia la chiusura del COVA

Eni conferma di aver adempiuto a tutte le prescrizioni imposte dagli enti competenti che sono sempre stati tenuti informati sulle attività di intervento e di monitoraggio ambientale in corso

MILANO – Eni annuncia di aver deciso la chiusura temporanea del Centro Olio Val d’Agri e di conseguenza ha dato avvio alle procedure per il fermo dell’impianto. Tale decisione è stata presa per rispetto delle posizioni espresse dal territorio, dal Presidente della Regione e dalla Giunta Regionale.

Con riferimento al comunicato stampa emesso sabato sera dalla Regione Basilicata, Eni conferma di aver adempiuto a tutte le prescrizioni imposte dagli enti competenti che sono sempre stati tenuti informati sulle attività di intervento e di monitoraggio ambientale in corso. Durante la chiusura Eni proseguirà con le verifiche necessarie a rassicurare gli stakeholder sulla correttezza ed efficacia del proprio operato, l’integrità dell’impianto e la presenza di tutte le condizioni di sicurezza per lo svolgimento delle attività di esercizio.

Nelle scorse settimane la Regione Basilicata aveva reso noto che sette campioni prelevati dall’ fuori dal Centro Oli avevano dimostrato la presenza, “molto cospicua”, di manganese e ferro e anche di idrocarburi policiclici aromatici. E quindi la Regione aveva chiesto all’Eni di intervenire sia per quell’inquinamento sia per bloccare tre dei quattro serbatoi all’interno del Centro Oli che non hanno doppio fondo.  In un comunicato dell’ufficio stampa, la Giunta lucana aveva fatto sapere che la “vigilanza costante effettuata da Arpab anche nelle ultime ore ha evidenziato la migrazione della contaminazione causata dallo sversamento dei serbatoi del Cova di Viggiano“.

La Giunta regionale della Basilicata “A fronte di inadempienze e ritardi da parte di ENI rispetto alle prescrizioni regionali“, aveva reso noto di  “aver deliberato la sospensione di tutte le attività del Centro Olio Val d’Agri (Cova) dell’ENI” di Viggiano (Potenza) dove ogni giorno vengono lavorate decine di migliaia di barili di petrolio. La decisione “è stata successivamente comunicata dal presidente della Regione Puglia, Marcello Pittella (Pd) ai Ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico, Gianluca Galletti e Carlo Calenda“.

Le dichiarazioni dell’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, “su possibili nuovi investimenti in Basilicata esterni alle estrazioni petrolifere” (in particolare per un progetto per la biopetrolchimica) possono “rappresentare un importante segnale di svolta nelle relazioni tra Eni, sindacati, comunità locali e lavoratori”. Lo sostiene, in una nota, Emanuele De Nicola della Fiom-Cgil lucana. “Senza abbassare la guardia sugli accertamenti e le verifiche ambientali degli ultimi mesi”, la Fiom Basilicata “auspica che si apra subito un confronto per conoscere i dettagli di questi investimenti, ribadendo che solo attraverso l’autorevolezza e l’autonomia delle Istituzioni, la trasparenza delle scelte e delle informazioni di Eni, si può invertire il clima di sfiducia e preoccupazione che giustamente – ha concluso De Nicola – sta interessando i cittadini e i lavoratori“.

 

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