“Non è solo la pirateria ad uccidere l’informazione di qualità. Ci sono altri aspetti che dovrebbero essere presi in considerazione, a cominciare dalla qualità del lavoro dei giornalisti che oggi, in Italia, devono fare i conti con sfruttamento e basse retribuzioni”. Lo afferma Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi, Federazione Nazionale Stampa Italiana :“Negli ultimi 20 anni gli editori hanno svuotato le redazioni, – prosegue – affossato l’Istituto di previdenza dei giornalisti (Inpgi) a forza di prepensionamenti, ridotto gli organici e ‘appaltato’ a collaboratori e partite Iva il lavoro di raccolta e scrittura delle notizie. I giornalisti dipendenti non vedono aumenti contrattuali da 10 anni, gli autonomi ricevono compensi da fame. Così gli editori hanno risolto il problema del costo del lavoro”.

Per Costante, “su una cosa il presidente Riffeser (FIEG, La Federazione Italiana Editori Giornali n.d.r.) ha ragione: la legge di sistema dell’editoria, la 416 del 1981, non aiuta più questo mondo. Bisognerebbe pensare ad una norma che più che aiutare gli editori a svuotare le redazioni con finanziamenti pubblici, sostenga la buona informazione partendo proprio dal suo principale valore aggiunto, ovvero i giornalisti e il giornalismo di qualità”.

Un analisi che sentiamo di condividere alla luce dello sfruttamento professionale sopratutto molto evidente nel mezzogiorno d’ Italia dove molti editori vivono di contributi pubblici, nascondendosi dietro società benefit (cioè no-profit) , fondazioni e cooperative dietro le quali in realtà si celano gruppi imprenditoriali dalle grandi capacità economiche ma dal portafoglio stretto e “blindato”, che spesso e volentieri utilizzano persino giornalisti in pensione, così togliendo ogni speranza ai giovani giornalisti.






