Davigo ottiene una promozione ma non c’è conflitto d’interessi?

Davigo ottiene una promozione ma non c’è conflitto d’interessi?

Si presenta senza alcun dubbio, un chiarissimo conflitto di interessi. Tra Davigo “sindacalista” e Davigo “promosso”. Sempre per quella vecchia storia: il conflitto di interessi o c’è per tutti o per nessuno. Forse però chiediamo troppo.

Schermata 2016-06-02 alle 16.33.19di Piero Sansonetti

Piercamillo Davigo, che è il presidente dell’Anm, ha ottenuto una promozione molto importante. Non è più consigliere di Cassazione ma è Presidente di Sezione della Cassazione. Un successo professionale indubbio (che comporterà anche un aumento dello stipendio). E’ giusto festeggiare quando qualcuno ottiene un riconoscimento di carriera. Però è giusto anche porsi alcune domande.

Per esempio. L’Anm non è precisamente un sindacato (come la Cgil, la Cisl, la Uil, o il sindacato unico dei giornalisti, o i Cobas, eccetera eccetera), però è considerato nella sostanza alla stregua di un sindacato. E’ una associazione che difende gli interessi della categoria. Ora, c’è un’usanza in tutti i sindacati italiani: quella di considerare illegittime (anche se non illegali) le promozioni maturate durante l’esercizio del proprio mandato. In soldoni: i sindacalisti non possono essere promossi né retrocessi. Il perché di questa disposizione è abbastanza ovvio: si vuole impedire che un sindacalista finisca per trattare con la controparte esercitando la propria influenza e il proprio potere di rappresentanza per ottenere vantaggi personali.

Ecco qui la domanda: qualcuno, molto maliziosamente, è autorizzato a pensare che la promozione di Davigo sia dovuta a un tacito scambio? Diciamo che il Csm potrebbe, anche se magari inconsapevolmente, avere tenuto conto, nelle sue valutazioni, della convenienza di una azione volta ad “addolcire” la furia contestatrice (contestatrice soprattutto del mondo politico) che il dottor Davigo ha mostrato in queste prime settimane da presidente dell’ Anm. E’ chiaro che non si configura nessun reato, neanche quello – tanto vago e tanto invocato, recentemente – del traffico di influenze (tradotto: “uso il mio potere per ottenere qualcosa) ”; si presenta però, senza alcun dubbio, un chiarissimo conflitto di interessi. Tra Davigosindacalista” e Davigopromosso”.

Il dottor Davigo – che sui temi della giustizia esprime delle idee in contrasto insanabile con le nostre, e con quelle di chiunque abbia una idea seppur vagamente garantista della società – è persona limpida e anche – credo – molto simpatica. Un reazionario vecchio stampo, serio e sicuramente onesto (in una intervista di un paio di anni fa raccontava un episodio divertentissimo. Allora lui era un giovane dirigente dell’Unione industriali di Torino. Cioè la controparte dei sindacati. Eravamo negli anni 70. E sotto la sua finestra apparve una scritta: “Davigo, fascista, sei il primo della lista“. Davigo la fece cancellare una, due, tre volte, ma la scritta riappariva sempre. Una mattina si affacciò e vide che la scritta era tornata ma era cambiata: “La lista l’abbiamo persa, ma tu sei sempre il primo“. Davigo racconta che da quel momento si mise tranquillo: uno così spiritoso – pensò – non mi sparerà mai... “).

E per questa ragione -la sua simpatia – non ci verrebbe mai in mente di contestarne la nomina (anche se solo l’idea che un giorno potrebbe capitarci di finire giudicati da lui ci fa tremare le vene e i polsi…). Solo vorremmo chiedere ai Savonarola vari, che lo esaltano e per lui esultano, e che in nessun modo si sognerebbero di criticare questa nomina, se per favore potessero abbassare un po’ il grado della loro indignazione ogni volta che un politico è lontanamente sospettato di usare il proprio potere (o la propria influenza) per ottenere qualche vantaggio. Sempre per quella vecchia storia: il conflitto di interessi o c’è per tutti o per nessuno. Forse però chiediamo troppo.

*direttore de  Il Dubbio, quotidiano della FAI Fondazione dell’Avvocatura Italiana

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