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27 Maggio 2022 13:47
27 Maggio 2022 13:47

Da Taranto alla corte di Riccardo Muti. Il “sogno” di Vincenzo Milletarì diventato realtà

Vincenzo Milletarì, è stato uno tra i 4 direttori prescelti da Riccardo Muti , l’unico italiano. nato nel 1990 a Taranto dove ha iniziato gli studi musicali al conservatorio “Paisiello” per poi approdare in Germania sotto la guida di Umberto Benedetti Michelangeli ed ora all’Accademia Reale di Musica in Danimarca, dove sta intraprendendo i primi passi della carriera direttoriale.
nella foto il maestro Riccardo Muti
nella foto il maestro Riccardo Muti

In occasione dell’ultimo Gala della Riccardo Muti Italian Opera Academy,   il maestro Muti ha presentato al grande pubblico  i direttori della sua prima “masterclass”: il tarantino Vincenzo Milletarì unico italiano, il bielorusso Vladimir Ovodok, Su-Han Yang e Erina Yashima l’unica ragazza del quartetto, che arriva da Berlino . L’attenzione verso la formazione delle nuove generazioni non è certo una novità per Riccardo Muti, che ha fondato la “Luigi Cherubini”, l’orchestra che rinnova periodicamente il proprio organico coinvolgendo nel passaggio dal mondo accademico all’attività professionale sempre nuovi giovani musicisti italiani.   Perché, come ha spiegato Muti più volte “ad un certo punto della vita e della carriera, ho pensato che non potevo mandare disperso tutto ciò che ho ricevuto dai miei maestri, da Antonino Votto, con cui ho avuto il privilegio di studiare al Conservatorio di Milano, seguendone assiduamente le prove alla Scala, e per suo tramite da Arturo Toscanini di cui Votto è stato stretto collaboratore. Un’eredità musicale, ma anche morale, che ora mi sento in dovere di trasmettere ai giovani”.

La Riccardo Muti Italian Opera Academy nasce come ideale proseguimento del percorso didattico già iniziato da Muti nel 2004 con la costituzione dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, vivaio di giovani strumentisti accuratamente selezionati, tutti sotto i trent’anni e provenienti da tutte le regioni d’Italia. La “masterclass” che si è svolta nel luglio dello scorso anno era riservata ad aspiranti direttori d’orchestra e maestri collaboratori. Le domande di ammissione sono arrivate a centinaia da ogni parte del mondo e, dopo una prima scrematura dei candidati, è stato proprio il “Maestro” in persona a scegliere gli otto allievi – quattro direttori e quattro collaboratori – a cui insegnare preziosi frammenti della propria arte. I fortunati che hanno avuto l’opportunità di perfezionarsi con Riccardo Muti si sono dovuti confrontare proprio con il Falstaff, esempio perfetto di quell’opera italiana che è un banco di prova irrinunciabile per i giovani musicisti. Gli allievi hanno avuto di  modo di mettere a frutto quanto imparato salendo sul podio dell’Orchestra Cherubini nel concerto  interamente incentrato sul Falstaff.

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L’Orchestra Cherubini e gli allievi della masterclass con il maestro Muti durante le prove del “Falstaff“
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nella foto il maestro Muti e Vincenzo Milletarì

Quando è stato il mio turno” racconta  Vincenzo Milletarì, venticinquenne tarantino che ha diretto cantando le strofe del Falstaff.  “il maestro Muti continuava a richiamare l’attenzione sul legame fra musica e parole, si soffermava a limare le singole battute e gli accenti:Dobbiamo caratterizzare ogni nota, questo è il punto» ci diceva ,  esigente nel richiedere che ogni passaggio assuma un ben preciso colore, il Maestro utilizza per insegnare un linguaggio ricco di immagini: “La paura non è il fortissimo ma il pianissimo, come il ringhiare basso di un cane”.

Vincenzo Milletarì, è stato uno tra i 4 direttori prescelti da Riccardo Muti , l’unico italiano. nato nel 1990 a Taranto  dove ha iniziato gli studi musicali al conservatorio “Paisiello” per poi approdare in Germania sotto la guida di Umberto Benedetti Michelangeli ed ora all’Accademia Reale di Musica in Danimarca, dove sta intraprendendo i primi passi della carriera direttoriale. Internazionale anche la provenienza dei maestri collaboratori: oltre a due italiani, entrambi pugliesi, Andrès Gallucci e Giorgio Martano, la cinese Yin Gojie e la georgiana Tamar Giguashuili.

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Vincenzo, dopo aver studiato  il pianoforte, clarinetto, cembalo e composizione al conservatorio di Brescia, si è diplomato nel luglio del 2013 con il massimo dei voti in Direzione d’orchestra. Attualmente, allievo del corso di alto perfezionamento dell´Accademia Reale di Musica in Danimarca sotto la guida di Giordano Bellincampi e Michael Schønwandt, dirige nelle principali stagioni sinfoniche danesi (Filarmonica di Copenhagen, Orchestra Sinfonica di Aarhus e di Odense). Dal 2014 è direttore assistente del Balletto Reale Danese e Svedese.

Il giovane  Milletarì  è felice ed orgoglioso di essere tarantino.Di Taranto custodisco le tradizioni e non rinuncio mai alle festività . Appena mi è possibile, prendo treni ed aerei e per cercare di essere sempre a Taranto nella Settimana Santa tradizione tarantina che ho ereditato dalla mia famiglia e le porto sempre nel mio cuore. E’ uno dei periodi più particolari dell’anno insieme al Santo Natale cui sono profondamente legato

Vincenzo ha un profondo legame con l’ Italia del Sud “quando sono lontano ed in viaggio confesso che mi manca il calore, l’umanità  della nostra gente , la spontaneità nel linguaggio del nostro Sud, la voglia e capacità di creare amicizie vere e profonde con le persone” ed aggiunge “la musica è una componente indissolubile del nostro patrimonio genetico Italia . E’ un fatto appagante –  conclude – e nello stesso tempo nostalgico che avverti dentro di te quando sei fuori dall’Italia“.

Questi sono i “figli” di Taranto di cui la città deve essere fiera, ma sopratutto di esempio ed insegnamento ai più giovani. Quando si ha passione, ci si prepara con dedizione, quando non ci si piange addosso e non si cerca il “posto fisso” dalla politica, quando si hanno i “numeri” si può arrivare dappertutto. E Vincenzo Milletarì rappresenta un orgoglio per Taranto, per il Sud e costituisce un esempio positivo per tutti i giovani meridionali. Altro che i concerti tarantini del 1° maggio….

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