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18 Luglio 2024 22:26
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Corruzione, ecco perchè hanno arrestato il generale dei carabinieri Oreste Liporace e l’imprenditore Ennio De Vellis

ALL'INTERNO IL TESTO DELL' ORDINANZA CAUTELARE. Domiciliari per l’ex comandante della Scuola allievi sottufficiali dell’Arma e il dirigente d'azienda laziale che fa i traslochi delle forze dell’ordine. Sotto inchiesta anche gli appalti degli 007 del Dis e del Ministero Infrastrutture e Trasporti

Il generale dei carabinieri Oreste Liporace è stato arrestato per corruzione in una gara da 700.000 euro per le pulizie della Scuola sottufficiali dell’Arma a Velletri (per il periodo 12/2019-12/2021), una gara truccata insieme a un imprenditore laziale  Ennio De Vellis arrestato anch’egli, considerato un monopolista dei traslochi del personale delle forze dell’ordine e dei Servizi segreti. E altri 15 milioni di euro di appalti di ristorazione della Presidenza del Consiglio sotto inchiesta per l’ipotesi di reato di traffico di influenze illecite perché assegnati nel febbraio 2020 a un’azienda (la stessa vincitrice della gara per la Scuola) che, per essere ammessa alla ristretta cerchia degli invitati alle commesse del Dis-Dipartimento informazioni e sicurezza, nel 2018-2020 ha versato 165.000 euro all’imprenditore dei traslochi mediante fatturazioni false, quale intermediario nel mondo degli appalti dell’ Intelligence italiana. 

Domenico Santoro giudice delle indagini preliminari del tribunale di Milano, ha disposto gli arresti domiciliari eseguiti giovedì mattina dal pm Paolo Storari con i militari del Ros dei Carabinieri per il generale Oreste Liporace che è stato sospeso con effetto immediato dall’Arma dei Carabinieri, mentre il Nucleo Pef della Guardia di Finanza ha proceduto nei confronti dell’imprenditore Ennio De Vellis. Fra gli indagati, compaiono i fratelli Massimiliano e William Fabbro, imprenditori a capo di un gruppo da 130 milioni di fatturato aggiudicatisi l’appalto della Scuola carabinieri nel 2019 prolungato con nove proroghe per il Covid.

OCC-Liporace

Un’indagine quella della Procura di Milano che vede indagati eccellenti, tutti appartenenti alle alte sfere della politica: da Lorenzo Quinzi, capo del dipartimento per gli affari generali e la digitalizzazione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti all’ex deputato del Pd e sottosegretario di Stato per l’Interno nel governo Gentiloni, Gianpiero Bocci al quale viene contestato dal pm Paolo Storari, titolare delle indagini del nucleo di polizia economico-finanziaria della GdF e del Ros dei Carabinieri, di aver affidato un appalto per servizi di facchinaggio al Viminale a Ennio De Vellis nel 2018, a fronte di una presunta inesistente consulenza da circa 15 mila euro emessa da Bocci per mascherare il compenso illecito che secondo gli inquirenti avrebbe percepito. 

Un vero e proprio terremoto ‘politico-economico’ che ha visto la Guardia di Finanza ed i Ros dei Carabinieri effettuare una serie di perquisizioni in Lombardia, Lazio e Abruzzo. Ma anche negli uffici del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, negli uffici dell’Avvocatura Generale dello Stato, nel Centro Studi Alta Difesa, nel Provveditorato Generale alle Opere Pubbliche per Lazio, Abruzzo e Sardegna

Chi sono gli arrestati

Oreste Liporace, in passato a Capo dell’ Ufficio relazioni con il pubblico del Comando Generale dell’Arma, in forza sinora allo Stato Maggiore e «direttore coadiutore» presso il CASD-Centro Alti Studi per la Difesa (“l’organismo di studio di più alto livello nel campo della formazione dirigenziale e degli studi di sicurezza”) come riporta il sito del Ministero della Difesa, è stato Comandante provinciale dei carabinieri a Padova dal 2017 al 2019 , sa seguito della nomina a Generale di brigata, ha comandato il II° Reggimento Scuola allievi marescialli e brigadieri “Salvo D’Acquisto” di Velletri fino all’ottobre 2021.

L’imprenditore Ennio De Vellis è, insieme al figlio Christian, a capo di un gruppo di imprese del settore traslochi e trasporti con base a Frosinone che da lavoro a circa 200 persone e una dimensione attorno ai 15 milioni di euro. De Vellis è conosciutissimo non solo per le attività imprenditoriali ma per essere stato anche presidente dell’Accademia delle Belle Arti di Frosinone. “Un particolare ringraziamento lo devo al Presiedente della Provincia, con i suoi amministratori e collaboratori, al Sindaco e a tutta l’amministrazione della città di Frosinone, che ospita la sede principale dell’Accademia di Belle Arti. Tutti sempre a disposizione per risolvere i problemi gestionali che, immancabilmente, ci accompagnano nella quotidianità e nelle necessità che comporta una tale presenza. Spero, che, da parte nostra, si sia adeguatamente e positivamente contribuito a dare una evidenza positiva al territorio provinciale e alla città di Frosinone” scriveva il 22 gennaio 2022 al termine del suo mandato.

Ennio De Vellis incredibilmente quello stesso anno, cioè nel 2022 era stato insignito del “premio legalità” del Quirinale ricevuto dalle mani del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Probabilmente sul Colle le istruttorie vengono fatte con insufficiente leggerezza, in quanto questo non è il primo caso di persone premiate con le varie riconoscenze che viene arrestato.

Negli anni scorsi De Vellis ha acquistato l’antichissimo Castello Rossi Brigante situato nel comune di Vallerotonda in provincia di Cassino e di proprietà dell’ex presidente della Corte dei Conti ed ex capo di Gabinetto di vari Ministri, Alfonso Maria Rossi Brigante.

Le chat recuperate dei fratelli Fabbro

A mettere letteralmente nei guai il Generale Liporace e l’imprenditore De Vellis sono state le chat  non del tutto cancellate scovate dagli investigatori informatici sui telefoni sequestrati nel maggio 2022 ai due coindagati imprenditori aggiudicatisi nel 2019 l’appalto della Scuola carabinieri (prorogato 9 volte per il Covid), i fratelli Massimiliano e William Fabbro, a capo di un gruppo da 130 milioni di fatturato: i quali, come già accaduto appunto dopo l’arresto il 3 maggio 2022 per appalti di mense in Comuni dell’hinterland milanese nell’inchiesta patteggiata con i pm Giovanna Cavalleri e Giovanni Polizzi a 1 anno e 10 mesi grazie al loro contributo al buon esito di quell’indagine, e dopo il loro secondo emergere l’1 agosto 2022 nell’inchiesta del pm Storari su Massimo Hallecker l’ex capo ufficio acquisti di Fiera Milano , anch’ egli patteggiante a 2 anni e 6 mesi, e per la terza volta in questa indagine assistiti dal loro avvocato Francesco Sbisà hanno alleggerito contraccolpi penali ammettendo e spiegando con dovizia di particolari nei loro nuovi interrogatori queste altre corruzioni, che evidentemente dimenticate in precedenza. 

Soldi per arrivare a un cardinale in Vaticano

In una passaggio delle imputazioni affiora anche un terzo filone di accertamenti in corso: si tratta di un’altra ipotesi di traffico di influenze illecite, ipotizzata attorno a 210.000 euro versati nel 2022 sempre dai Fabbro all’imprenditore Angelo Guarracino per sfruttarne i rapporti con Gennaro Esposto segretario  del cardinale Francesco Coccopalmerio, già vescovo ausiliario di Milano e presidente emerito del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, e con il francescano padre Alfonso De Ruvo per ottenere un ingresso nel mondo anche degli appalti del Vaticano, senza però riuscirvi.

Falsi contratti di locazione e borse Louis Vuitton

Le chat rinvenute, interrogatori degli indagati, audizioni di testimoni ed esame di false fatturazioni hanno così consentito agli investigatori di collegare l’appalto della Scuola Carabinieri con quattro differenti tangenti pagate dai fratelli Fabbro al Generale Liporace: 22.000 euro sotto forma di finti canoni pagati dall’azienda dei Fabbro per l’affitto di una foresteria in periferia a Roma di proprietà di una società della sorella del generale, di fatto mai utilizzata, borse di Louis Vuitton regalate al Generale in tre occasioni per complessivi 11.300 eurobiglietti per partite di calcio allo Stadio Olimpico a Roma e al Teatro alla Scala di Milano, messa a disposizione di un servizio di autonoleggio con conducente per un soggiorno milanese di tre giorni del Generale con i suoi familiari in un lussuoso hotel a 5 stelle.

“Sono dei delinquenti, li voglio morti. Ho tremila nomi da fare . Buttano via la chiave, se vado io”. Al telefono con la madre c’è un’impiegata del gruppo Fabbro alla quale William e Massimiliano Fabbro avrebbero dato il compito di comprare alcune borse Louis Vuitton destinate al Generale Oreste Liporace ‘ricompensato’, secondo l’impianto accusatorio della Procura, per avere agevolato l’azienda nella conquista di un appalto per le pulizie della Scuola del’Arma. La conversazione è del 9 febbraio 2023, agli atti dell’inchiesta milanese, restituisce l’ira della donna, che annuncia di voler dimettersi per il cattivo trattamento che subirebbe dai fratelli. La teste racconta di avere acquistato le borse griffate coi soldi in contanti ricevuti dai due. “Guarda che ti sentono quelli della Finanza” cerca di frenarla sua madre ma l’impiegata ribatte: “Non me ne frega niente, dovrebbero avere paura di me, forse è meglio che mi danno i soldi invece che io vada in Procura, mi devono dare i contributi per 13esima, 14esima e tfr e i soldi perché mi hanno trattenuto le ferie. Io a Massimiliano gli ho detto che non voglio fare casino però visto che questo è il trattamento e, se Massimiliano dice ‘io non posso farci niente’, ma manco io casualmente, però andrò in Procura“.

Sentita durante le indagini, la donna illustra il suo ruolo nell’acquisto delle borse Vuitton:William Fabbro chiese a me e mia sorella nel dicembre del 2019 di andare a comprare uno zainetto, una borsa piccola, una borsa più grande e un borsone. In quella stessa occasione, ci diede circa 3mila euro. L’autista di Fabbro ci ha accompagnato ad acquistare le borse. Ho immediatamente capito che il destinatario sarebbe stato il generale Liporace e immaginato che gli articoli fossero per la moglie e le figlie. Nel dicembre del 2019 si stava svolgendo la trattativa con la Scuola Allievi Marescialli di cui il Generale era Comandante per l’affidamento diretto del servizio pulizie da 25mila euro al mese”.

De Vellis, invece, deve rispondere delle accuse di turbativa d’asta nell’appalto della Scuola Carabinieri per avere aiutato il Generale Liporace e i Fabbro a trovare altre aziende (fintamente interessate ad offrire i propri servizi) che potessero comporre la griglia necessaria di 5 società invitate dalla stazione appaltante ma che o non presentassero offerte o formulassero offerte di poco peggiori di quella dei Fabbro.

la sede centrale del del Dis-Dipartimento informazioni e sicurezza a Roma

Traffico di influenze illecite di De Vellis sulle commesse del Dis

Il pm Storari aveva chiesto la custodia cautelare in carcere, e il gip Domenico Santoro ha convenuto con la richiesta della procura di Milano che fossero necessari gli arresti, in particolar modo per approfondire l’ipotesi di traffico di influenze in relazione agli appalti del DisDipartimento informazioni e sicurezza, davvero ottenuti dai Fabbro dopo al pagamento a De Vellis di 165.000 euro per una mediazione finalizzata a entrare nella ristretta cerchia delle aziende invitate: ma ha però valutato sufficienti i domiciliari in considerazione dell’età degli arrestati  (62 e 64 anni) e del tempo trascorso dall’appalto truccato alla Scuola Carabinieri di Velletri.

| © CDG1947MEDIAGROUP – RIPRODUZIONE RISERVATA |

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