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13 Ottobre 2026 11:39

Cinque arresti per una maxi truffa di criptovalute con l’AI tra Friuli, Lombardia e Veneto

Decine di risparmiatori truffati. Il sistema truffaldino si basava sull’interazione tra l’intelligenza artificiale e le criptovalute. Sequestrati beni per circa 900 mila euro

Nella mattinata odierna, finanzieri del Comando Provinciale di Trento – coadiuvati dai colleghi del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.) e del Nucleo Speciale Repressione Frodi Tecnologiche e da numerosi Reparti della Guardia di Finanza sul territorio nazionale, con il supporto dell’organo di cooperazione giudiziario europeo EUROJUST – hanno dato esecuzione a un decreto emesso dal G.I.P. di Trento, su richiesta della locale Procura Distrettuale della Repubblica, con cui è stato disposto l’esecuzione di misure cautelari nei confronti di n. 5 soggetti ed il sequestro preventivo, anche per equivalente, di oltre 877.000 euro nei confronti di n. 2 persone, costituenti il profitto della truffa, nonché effettuato numerose perquisizioni e acquisizioni documentali in Trentino Alto Adige, Lombardia e Veneto.

Le misure cautelari ed i sequestri, eseguiti nelle province di Cremona, Lecco, Mantova, Milano, Monza Brianza, Pavia, Trento, Treviso, Vicenza nonché anche all’estero in Belgio, sono stati emessi al termine di un’articolata e complessa attività d’indagine, avviata ad aprile del 2024 e condotta dal G.I.C.O. del Nucleo PEF-polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Trento.

L’attività d’indagine ha permesso di individuare e smantellare un sofisticato schema truffaldino perpetrato nel settore del finto mining di criptovalute denominato “Hashburst”. Gli indagati, alcuni dei quali sedicenti esperti del settore informatico, proponevano investimenti ingannevoli sfruttando il richiamo tecnologico dell’interazione tra l’intelligenza artificiale e le criptovalute, generando un ingente danno patrimoniale per un ammontare complessivo di circa € 877.000,00 (riferiti unicamente alle querele ricevute, ma che sarebbe stimato in circa € 5.000.000,00 per il solo Trentino Alto Adige – “cluster di Trento”). Un sistema che parrebbe essere stato replicato anche in altre regioni italiane, a scapito di numerosi risparmiatori, imprenditori, pensionati e liberi professionisti.

In particolare, i membri del sodalizio, organizzando numerosi convegni in noti hotel del Trentino, utilizzando i social network ed avvalendosi della rete di conoscenze e clientela di un consulente finanziario locale, si presentavano come responsabili di un innovativo progetto, pubblicizzavano e promuovevano investimenti legati alla vendita di apparati elettronici altamente innovativi, basati sull’I.A. ed a basso impatto ambientale e garantivano gli investimenti attraverso forme d’investimento fittizie (lettere di patronage prive di valore emesse da una società estera).

A fronte di investimenti iniziali, compresi tra i 4.000 e i 30.000 euro per singolo dispositivo, venivano quindi promessi ai clienti guadagni irrealistici stimati tra 0,8 e 1 Bitcoin mensili o annuali, che sarebbero dovuti derivare dall’estrazione di note valute digitali come Bitcoin, Ethereum, Dogecoin e Litecoin. Tuttavia, dalle indagini è emerso che non solo i dispositivi venduti erano semplici personal computer assemblati, dotati di una potenza di calcolo minima e totalmente inidonei a svolgere l’attività promessa, ma anche che le applicazioni ed i siti internet forniti per visualizzare i presunti guadagni realizzati erano di fatto ingannevoli.

Alle richieste di giustificazioni effettuate dai risparmiatori, gli indagati trasferivano piccole somme (rewards) di alcune decine di euro e comunicavano che la mancata corresponsione dei reali guadagni promessi era legata a cambi di compagini societarie e/o problematiche di natura tecnica. Tra le figure di spicco dell’organizzazione è emerso un soggetto di origine lombarda, dimorante in Svizzera, gravato da numerosi precedenti per reati economico-finanziari, risultato, in passato, vicino a contesti di criminalità organizzata riconducibili alla ‘ndrangheta. Lo stesso individuo era già stato destinatario, nel giugno 2023, di una misura cautelare personale per presunte frodi e indebita percezione di fondi legati al PNRR.

Inoltre, l’architettura finanziaria del gruppo poggiava su un solido circuito internazionale volto a ostacolare la tracciabilità dei fondi. Le entrate derivanti dalle vendite venivano infatti fatturate da due società di diritto inglese riconducibili ai sodali, mentre i pagamenti delle vittime confluivano su conti correnti esteri, con una netta prevalenza di istituti bancari con sede in Belgio. L’azione di servizio testimonia, ancora una volta, l’efficacia delle sinergie investigative messe in campo dalla Guardia di Finanza con l’Autorità Giudiziaria, a contrasto delle frodi tecnologiche e a tutela del mercato finanziario digitale e dei risparmiatori.

In osservanza delle disposizioni del Decreto Legislativo 8 novembre 2021, n. 188, si rappresenta che, per il principio della presunzione di innocenza, la colpevolezza delle persone sottoposte ad indagine in relazione alla vicenda sarà definitivamente accertata solo ove intervenga sentenza irrevocabile di condanna.

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