Iva agevolata per ebook e giornali online. Via libera dell’Ue

di Marco Ginanneschi

ROMA – La Commissione Ue ha presentato stamattina il “pacchetto-Iva” che riguarda il commercio online, con regole più semplici per le imprese che fanno commercio elettronico in Europa, Iva agevolata anche per i prodotti dell’editoria digitale, semplificazioni per le microimprese e le start-up, ma anche l’eliminazione dell’esenzione Iva per i prodotti acquistati online (da aziende extra-Ue) che hanno un valore inferiore ai 22 euro.

CdG Federico Motta“Una grande vittoria per l’Italia e per i lettori di tutta Europa”. Questo è il primo commento di Federico Motta, presidente dell’AIE, l’ Associazione italiana editori,  dopo l’annuncio della proposta della Commissione europea di lasciar liberi i Paesi Ue di tagliare l’Iva per gli ebook e le pubblicazioni digitali. L’Europa segue infatti la direzione presa dall’Italia, che dal 1 gennaio 2015 ha scelto di applicare l’Iva al 4% – e non più al 22% – per i libri digitali come per i libri di carta, spiega una nota. “È una decisione che aspettiamo da tempo” – ha aggiunto Motta – “Siamo stati i primi a chiedere che l’Iva per libri cartacei e digitali fosse equiparata. Abbiamo lanciato #unlibroèunlibro, campagna di grande successo, che è stata condivisa dal Ministro Franceschini che l’ha portata avanti con coraggio e convinzione come posizione italiana quando in Europa era minoritaria. Adesso tutti i lettori europei potranno avere gli stessi diritti”.

 L’Italia aspettava da tempo questa proposta, che ora è formalizzata, scritta nero su bianco. Bruxelles ha infatti dato il via libera all’equiparazione dell’Iva agevolata per e-book e giornali online, esattamente come succede per gli equivalenti prodotti cartacei. Da noi la norma è in vigore dallo scorso anno, anche se teoricamente era in contrasto con le regole europee. Oggi Bruxelles annuncia che i prodotti editoriali online vanno messi sullo stesso piano di quelli digitali per quanto riguarda l’imposta sul valore aggiunto. Ma non si tratta di un vincolo: gli Stati potranno applicare il regime Iva agevolata sugli ebook, anche se non ne avranno l’obbligo.

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C’è però una novità che sicuramente peserà sui consumatori. I prodotti acquistati oggi online da aziende extra-Ue sono esenti da Iva se hanno un valore inferiore ai 22 euro. Si tratta di 150 milioni di prodotti venduti ogni anno nel territorio Ue. La Commissione vuole abolire questa esenzione per due motivi: discrimina le imprese Ue, i cui prodotti sono invece imponibili anche se costano meno di 22 euro. E poi perché l’esenzione avrebbe aumentato l’evasione: molti produttori falsificano la documentazione legata ai beni venduti per farli rientrare nella fascia “Iva-free”.

CdG maurizio costaLa scelta della Commissione europea di presentare una proposta di direttiva volta a consentire ai singoli Stati membri di applicare le aliquote Iva ridotte previste per la stampa cartacea anche a quella digitale va nella direzione di sostenere e incentivare lo sviluppo del settore nell’ambiente digitale”: così ha commentato il Presidente della Fieg, Maurizio Costa,  l’iniziativa assunta oggi dalla Commissione europea, accolta con apprezzamento da tutto il settore dell’editoria europea.

Le nuove norme prevedono anche agevolazioni per le micro-imprese e le start-up. Verrà fissata una soglia di 10 mila euro l’anno: chi ha un volume d’affari inferiore a questo tetto potrà continuare a usare le regole dell’Iva in vigore nel proprio Paese, anche per le vendite transfrontaliere. Altre semplificazioni riguarderanno le piccole e medie imprese che hanno un livello d’affari inferiore ai 100 mila euro l’anno.

Il pacchetto-Iva interviene anche sul commercio online transfrontaliero, con uno “sportello unico” europeo che – secondo la Commissione – “permetterà alle imprese dell’Ue di risparmiare 2,3 miliardi l’anno” e di “ridurre del 95% le pratiche amministrative”. Nello stesso tempo, consentirà agli Stati di recuperare l’Iva evasa sulle transazioni online, che vale circa 5 miliardi l’anno. “Le aziende online che esercitano nell’Ue – ha dichiarato il commissario europeo agli Affari Economici Pierre Moscovici – ci hanno chiesto di semplificare la loro vita. È esattamente quello che facciamo oggi”.  Per le aziende che fanno e-commerce, con il sistema attualmente in vigore, la gestione dell’Iva è una questione molto complicata, tra burocrazia e costi eccessivi. È infatti richiesta una registrazione dell’Iva in tutti gli Stati in cui vendono i loro prodotti. La proposta della Commissione prevede una semplice dichiarazione trimestrale unica fatta allo sportello unico europeo, secondo un sistema simile a quello che già esiste per la vendita delle App. Questo garantirà che l’Iva sia effettivamente pagata nello Stato del consumatore finale.

Carlo Perrone, Presidente di Enpa (European Newspaper Publishers’ Association) aggiunge: “questa proposta è essenziale per garantire agli editori di giornali un futuro sostenibile nell’ambiente digitale. Essa contribuisce ad affermare fondamentali valori democratici europei quali la promozione dell’accesso ai contenuti giornalistici professionali, l’istruzione e la media literacy, e molti cittadini europei fruiscono oggi di notizie e informazioni attraverso le piattaforme digitali.




Luciano Violante: “Separazione delle carriere ? Serve quella tra Pm e giornalisti”

Si è svolto tra il pomeriggio di venerdì 27 e la mattinata di sabato 28 maggio a Capo d’Orlando un convegno sulle tematiche connesse a “La separazione delle carriere” dei magistrati organizzato dall’Unione delle Camere Penali di Patti, dall’Unione delle Camere Penali Italiane e dall’Ordine degli Avvocati di Patti, a cui sono intervenuti l’ Avv. Beniamino Migliucci (Presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane), Carmelo Occhiuto (presidente della Camera Penale di Patti), Giovanni Flora (professore), Luciano Violante (professore), Armando Veneto (presidente della Camera Penale di Palmi), Francesco Marullo (rappresentante del Consiglio Nazionale Forense), Luigi Patronaggio (magistrato), Giuseppe Benedetto (presidente della Fondazione Luigi Einaudi), Dario Grosso (professore), Bartolomeo Romano (professore). Tra gli argomenti discussi: Avvocatura, Costituzione, Diritto, Giustizia, Magistratura, Penale, Politica, Riforme, Separazione Delle Carriere, Ucpi.

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In concomitanza con il convegno è stato presentato il libro “Il dovere di avere doveri” scritto dal magistrato e costituzionalista Luciano Violante, già presidente della Camera dei Deputati. Nel suo libro Violante sostiene che si deve tornare al concetto di “dovere” per far vivere pienamente la forza della democrazia. Senza doveri non esiste il concetto di nazione: i doveri specificano il senso complessivo della cittadinanza, come obbligo politico e come rete di rapporti civici. La continua rivendicazione di diritti senza alcun riferimento ai doveri, inoltre, aumenta l’egoismo sociale e allenta i legami di appartenenza alla comunità civile. I diritti senza doveri trasformano i desideri in pretese, sacrificano il merito e finiscono per legittimare gli egoismi individuali. Promettendo diritti senza richiedere l’adempimento di doveri si accresce il rancore sociale – perché si promette quello che non si può mantenere – e, in ambito pubblico, si conferiscono poteri di veto, lasciando campo libero alla demagogia e al populismo. Una tesi coraggiosa e attuale, per una nuova etica della cittadinanza.

Schermata 2016-06-03 alle 15.26.10Il convegno dell’ Unione delle Camere Penali è stato dedicato di fatto alla disputa infinita sulla separazione delle carriere in Magistratura. Intervistato dal Giornale di Sicilia,  l’ On. Violante ha ricordato che “Molte correzioni sono già state fatte. Ha poi ragione chi come il professor Giuseppe Di Federico (ex componente del Consiglio Superiore della Magistratura, e relatore nella due giorni di convegno dell’ Unione Camere Penali ndr) ritiene che serva innanzitutto una riforma complessiva del sistema giudiziario. Oggi, comunque vi sono livelli di separazione molto altra tra giudici e pubblici ministeri. Piuttosto credo che la vera separazione debba sopraggiungere tra le carriere dei pubblici ministeri e quelle dei giornalisti.

Ecco gli atti del convegno:

 

 




Quelle strane polemiche intorno alla fusione della RCS Libri nella Mondadori

Schermata 2015-11-26 alle 11.02.03Due giorni fa sul quotidiano La Repubblica il collega Francesco Merlo, ha pubblicato un articolo dal titolo “Umberto Eco & C. :”Siamo pazzi, diciamo addio a Mondazzoli” in cui si racconta la decisione dello scrittore italiano, il quale insieme a Sandro Veronesi, Hanif Kureishi, Tahar Ben Jelloun non hanno accettato di pubblicare per il nuovo colosso librario controllato da Segrate, pur essendo tra i migliori scrittori della scuderia Bompiani. E questi scrittori , insieme ad altri autori,hanno deciso di seguire Elisabetta Sgarbi in una nuova avventura editoriale, “La nave di Teseo“. Ma Marina Berlusconi non ha condiviso tutto ciò e le ha risposto dando al quotidiano IL FOGLIO la propria versione dei fatti. ve le offriamo entrambe, lasciando a voi la libertà di farvi la vostra opinione.


Ecco l’articolo integrale di Merlo:

“Il punto della massima chiarezza è stato anche quello della massima oscurità, quando, racconta Umberto Eco, “si sono incontrate per non capirsi Elisabetta Sgarbi e Marina Berlusconi”, non donne incompatibili e incomunicabili per ideologia, ma per antropologia. È da quell’incontro che è nata ” La Nave di Teseo”, due legni arcuati e all’insù come simbolo, la nuova case editrice finanziata dagli scrittori, a partire dai due milioni di Umberto Eco che a 83 anni fa progetti con l’entusiasmo e i rischi di un ragazzo: “Perché il progetto è l’unica alternativa alla Settimana Enigmistica, il vero rimedio contro l’Alzheimer”. Velleitari? “Peggio, siamo pazzi”.

Ci mettono soldi anche un finanziere-scrittore, il dottor Brera (“sì, sono un parente alla lontana”) e Jean-Claude Fasquelle, un altro giovanotto di 85 anni, l’enigmatico ” grande vecchio” dell’editoria francese, noto per i suoi interminabili silenzi e per l’abilità nello schivare le interviste: lo chiamano “l’homme de l’ombre“. E infatti anche adesso, qui in casa di Elisabetta Sgarbi non c’è né lui né sua moglie “perché stanno perfezionando l’uscita dal vecchio lavoro” dice Eco in tono protettivo. La casa di Elisabetta è ricca di cose belle ma non preziose, è il lusso che non luccica. E l’intervista è il contrario di una conferenza stampa: con un unico giornalista, povero e solo, e una bella folla di conferenzieri, colti e famosi.

Schermata 2015-11-26 alle 10.36.13Capitale totale della nuova casa editrice?Dai cinque ai sei milioni“. Dice Elisabetta: “Entro l’anno prevediamo 51 titoli“. Precisa la direttrice amministrativa: “Il peggio è previsto fra tre anni”. La sede sarà in via Jacini “generosamente messa a disposizione da Francesco Micheli”. La distribuzione e i servizi commerciali? “Gruppo Feltrinelli e Messaggerie, grazie a Carlo Feltrinelli e a Stefano Mauri”.

Di fronte a Eco ci sono Sandro Veronesi ed Edoardo Nesi. Accanto a Eco, come sempre, c’è Furio Colombo, un altro vecchio con i calzoni corti: “È una vita che io e Umberto ci dimettiamo, sin dagli anni Cinquanta. Io per esempio quando arrivò Berlusconi al governo lasciai l’Istituto di cultura italiana di New York“. E poi c’è Sergio Claudio Perroni, il Cellini degli editor, lo scrittore appartato che non è certo un magnate. Dice Veronesi: “Io lo faccio perché tengo famiglia. Ai miei cinque figli voglio lasciare un’eredità importante, una case editrice infatti è molto più dei miei libri e può davvero cambiare il paese. Rischio i soldi, certo, ma ne vale la pena”. Interviene ancora Eco: “Mio nipotino mi ha chiesto: Nonno, perché lo fai?. Gli ho risposto: Perché si deve” .

Ma non temete “l’effetto cooperativa”, quell’angustia di orizzonti culturali da mensa dei poveri, da “alternativi” all’ultima cena? “Non siamo improvvisatori”, dice Eugenio Lio, che è un altro azionista, il tecnico giovane, l’editore-talpa. Spiega: “Abbiamo una struttura professionale, mestieri, competenze, un presidente che è un commercialista, direttori e marketing. Siamo una società srl. Altro che cooperativa” .

Eco ammette che sanno di rischiare il magnifico fallimento. L’editoria infatti è il modo più elegante per dissipare i propri risparmi, magari in modo lento, ma sicuro. Inoltre in un’epoca non creativa, l’editore può essere destinato all’impotenza. Forse – osservo – un momento più brutto non potevate sceglierlo. Risponde Mario Andreose, che del catalogo della Bompiani è la storia, il Mendel di Zweig, l’artista che ha messo in opera le opere, da Brancati a Sciascia, da Campanile a Bufalino… Andreose crede nella catastrofe come risorsa e racconta che “Valentino Bompiani fondò la casa editrice nell’anno del crollo di Wall Street, nel terribile 1929”. E viene fuori che “Zio Vale” era il nome alternativo a “La nave di Teseo”. Racconta Eco, che con Valentino ha lavorato: “Ci davamo del lei. Tutti lo chiamavano ‘il dottore’. Ma dottore ero anche io. Per ovvie ragioni non potevo chiamarlo ‘conte’, come faceva la sua segretaria. Dunque gli dissi: “Io, in tutti questi anni, non l’ho chiamata mai e ora che vuoi il tu, ti chiamerò come i tuoi nipoti: zio Vale”. Tra i nomi bocciati ci sono anche Cyrano, Caratteri Mobili, Renzo e Lucia, Garamond… Vasa “che è il nome – spiega Eco – di un galeone svedese, ma non è stato accettato perché la casa editrice sarebbe diventata ”il Vasa da notte” .

nella foto Vittorio Sgarbi e la sorella Elisabetta

nella foto Vittorio Sgarbi e la sorella Elisabetta Sgarbi

Azionisti sono anche Elisabetta Sgarbi, Mario Andreose ed Eugenio Lio, tre campioni di “un mestiere che non si impara” come spiegava bene Kurt Wolff ( Memorie di un Editore, Giometti& Antonello) al quale Kafka diceva: “La ringrazierò sempre di più per i libri che mi boccia che per quelli che mi pubblica”. Dice Edoardo Nesi: “L’editore è una persona, non un’azienda. È un amico che ti segue e ti coccola, non un amministratore che firma contratti e stacca assegni. È il pastore delle tue opere: per 15 anni Elisabetta ha pubblicato libri miei che non avevano neppure l’ombra del successo, e senza mai rimproverarmelo. Non mi ha mai abbondonato. Come potrei non stare qui con lei, adesso? Come potrei non salire sulla Nave di Teseo?” .

Guardando Elisabetta, dico allora ad Eco: “Chi è Arianna?”. E qui il semiologo prevale sul maestro di ironia: “Teseo è solo un pretesto, un nome come un altro. L’importante è la nave, non Teseo”. Ed Elisabetta legge, come a teatro, il passo di Plutarco dove la nave di Teseo è quella che perde e sostituisce pezzi. Adesso nella bella stanza di casa Sgarbi è tutto un discutere di identità, che è il grande tema dell’architettura e delle città, è l’imbroglio delle religioni, e il rifugio delle migrazioni… A un tratto però Eugenio Lio dice pure che “Magris definisce Teseo colui che si alza e se ne va” . E a Eco piace: “C’è anche Magris tra gli autori Bompiani che sono pronti a seguire Elisabetta” . E Tahar Ben Jelloun racconta di un profumiere che aveva comprato la casa editrice che pubblicava i suoi libri: “Mi sono trovato senza un vero editore. Di che parlavo? Di fragranze, di nasi, di muschi? Elisabetta è un editore, la Mondadori–Rizzoli non è nemmeno un profumiere”. Ma ecco che, in collegamento Skype, interviene in casa Sgarbi, nientemeno che… Michael Cunningham. Anche lui seguirà il filo di Arianna. E così Nuccio Ordine, con tutte le sue traduzioni di Giordano Bruno, il don Quijote e il Montaigne che ha venduto 15000 copie: “Un’enormità per un classico”. E poi ci sono il triestino di Roma Mauro Covacich, la giovane e speciale neo-nevrotica Viola Di Grado, e Hanif Kureishi, che ha scoperto le periferie ben prima di Renzo Piano, e Lidia Ravera che sta volando ancora, e “l’abbandonologa” Carmen Pellegrino, la longseller Susanna Tamaro e, ça va sans dire, Vittorio Sgarbi, capra-capra-capra. Chiedo dei bestseller Paulo Coelho, Houellebecq e Piketty: “Mi sono dimessa stamattina, dammi il tempo di tessere il mio filo”.

Ecco dunque che Teseo è anche un filo da seguire. Ed è labirinto la libreria, come insegna Borges. E in Teseo c’è l’idea dell’amicizia che è la vecchia Einaudi, la Sellerio di Sciascia… lo statuto morale di ogni casa editrice. Infine c’è il mare che è l’avventura, il pericolo ma anche il porto che mescola le identità. Domando: siete tutti di sinistra? Eco si gira e prende la mano di Pietrangelo Buttafuoco: “In questo momento, tu sei di destra o di sinistra?”. E Buttafuoco: “Quando governa la destra sono di sinistra, quando governa la sinistra sono di destra”. E racconta: “Il mio primo lavoro è stato il libraio. So dunque quanto fanno male le super concentrazioni alla diffusione dei libri”.

Schermata 2015-11-26 alle 11.59.31Marina Berlusconi ha tentato di trattenervi? “Non ha capito – racconta Elisabetta – perché ce ne andiamo. E soprattutto non ha accettato la possibilità di una nostra autonomia editoriale e gestionale. Neppure comprende a cosa possa servirci. Eppure le abbiamo offerto in cambio l’opera omnia di Eco, di cui Mondadori vorrebbe fare il Meridiano“. Eco racconta che rimarranno in mani nemiche Il nome della Rosa sino al 2020, e il Pendolo sino al 2018. Dice Veronesi: “Invece il mio Caos calmo è libero”. E Buttafuoco: “Anche il mio Le uova del drago è libero”. Dicono in coro Umberto Eco ed Elisabetta Sgarbi: “Non è contro Berlusconi che ce ne andiamo. Ed Elisabetta l’ha detto chiaro a Marina. Se il mega proprietario fosse Nichi Vendola o Fausto Bertinotti per noi non cambierebbe nulla”. Elisabetta ha spiegato a Marina che cosa significa “l’appiattimento dell’identità per un editore” e perché “i libri dei grandi autori raramente sono usciti da imprese gigantesche e perché i movimenti letterari più importanti della storia sono stati sostenuti e sviluppati da piccole realtà editoriali…” . Dice Eco: “Qualsiasi cosa avesse detto, Marina non avrebbe capito”.

E torna la contrapposizione dei tipi, che sono opposti per stile e per educazione, due donne- capitano che non possono stare sulla stessa barca, anzi sulla stessa nave, Elisabetta su quella di Teseo, il fragile e felice legno degli scrittori, e Marina sulla barca dell’industria culturale più grande e più decaduta d’Italia. E infatti l’una parlava di umanesimo cosmopolita e l’altra di azienda, l’una di autori da allevare e l’altra di vendite che non aumentano. Ed Elisabetta fa imbizzarrire Umberto Eco mentre Marina si consulta con Alfonso Signorini.

La libertà di Elisabetta significava l’autonomia della Bompiani, dalla quale non voleva proprio staccarsi, “perchésono monogamica, non mi separo se non quando sono abbandonata”. Crede nell’editore come lingua di un’epoca: tradurre e ristampare ma soprattutto scovare e covare. Inizierete presto a litigare? “Abbiamo smesso solo per te. Speriamo di ricominciare presto”.

Ma a Segrate raccontano altro. Ecco cosa:

Mondadori Rcs, Marina Berlusconi su Elisabetta Sgarbi e la Nave di Teseo: “Contro di me arroganza e disprezzo”

Schermata 2015-11-26 alle 10.58.40di Marina Berlusconi

Al Direttore – Da un paio di giorni leggo su certa stampa molto attenta al varo della nuova casa editrice di Elisabetta Sgarbi, Umberto Eco e altri, cheMarina Berlusconi non capisce”. Non capirei, provo a riassumere per quanti se la siano persa, una materia complessa come la “libertà della cultura, ovvero la sua irrequietezza”, riducendo tutto ad una meschina questione di numeri e denaro. Devo riconoscere che c’è del vero: sì, non capisco. Non capisco che cosa non avrei capito. Con Elisabetta Sgarbi, che non si era ancora dimessa da direttore editoriale della Bompiani, ho avuto un incontro cordiale. Ho compreso le sue preoccupazioni, almeno quelle dichiarate, e l’ho rassicurata. Il nostro lavoro di 25 anni in Mondadori dimostra meglio di tante parole il modo in cui intendiamo, e svolgiamo, il mestiere dell’editore. Solo che Elisabetta Sgarbi non chiedeva rassicurazioni o garanzie. Chiedeva molto più concretamente di acquistare la Bompiani, unica mossa, a suo dire, che avrebbe potuto tutelare per davvero la casa editrice.

Richiesta legittima, come legittima è stata la mia risposta da imprenditore: no, per ragioni che mi parrebbe francamente superfluo illustrare, all’indomani di un investimento tanto importante come quello nella Rcs Libri. Una differenza di vedute tra noi che corrisponde anche a una profonda ed evidente differenza di ruoli. Rifiutare una proposta del genere significa non capire? Secondo me significa mantenersi coerenti con un progetto imprenditoriale ed editoriale nel quale credo fermamente e che mi pare qualche buon frutto lo abbia dato. E’ un progetto che ha sempre considerato valori intangibili l’autonomia e l’identità delle case editrici, valori che anche per Bompiani troveranno non solo una adeguata tutela ma una valorizzazione nella federazione di realtà e voci diverse che intendiamo far nascere con l’operazione Mondadori-Rcs libri.

Perché non vorrei sembrarle presuntuosa, caro direttore, ma capire la differenza tra un libro e un detersivo non è cosa poi così complicata, perfino io ci sono arrivata. Detto questo, però, un editore non può permettersi di trascurare gli equilibri economici, e certo non può farlo una grande casa editrice come la Mondadori, con centinaia di autori, dipendenti, collaboratori, librerie.

Cultura e profitto, valore economico e valore culturale. Un equilibrio molto delicato ma a cui, se escludiamo il mecenatismo, non è possibile rinunciare.  E, se mi è permesso, direi che finora ci siamo abbastanza riusciti. Di buoni, od ottimi, libri ne pubblichiamo parecchi, l’aria di libertà che respirano i nostri autori mi pare non venga contestata da nessuno, i conti della casa editrice sono tali che ci hanno consentito questo grande passo, l’acquisizione – in attesa del responso dell’Antitrust – della Rcs libri. Forse è proprio questa la cosa che non va giù: che noi, proprio noi, siamo quelli che nei libri, nel loro futuro, nella loro eterna giovinezza, più di tutti credono. Con i tempi che corrono, e detto sempre senza presunzione, quella che stiamo portando avanti mi pare un’operazione coraggiosa e positiva per tutti.

Veda lei, Direttore, se questo significa non capire nulla del mondo dei libri. E veda lei se questo denota una “incompatibilità antropologica” – già, anche questo è toccato di leggere – tra la sottoscritta e chi invece avrebbe capito tutto, dei libri ma naturalmente non solo. Su questo però una confessione gliela devo fare: essere considerata incompatibile con chi mostra una tale arroganza e un tale disprezzo verso le opinioni e le posizioni altrui non mi dispiace affatto.

Con i migliori saluti

Marina Berlusconi




Roberto Napoletano presenta «Viaggio in Italia»

Il direttore del Sole 24 Ore Roberto Napoletano sarà presente oggi  22 agosto a Cortina nell’ambito della kermesse letteraria  giunta alla sua decima edizione “Una montagna di libri”  per presentare il suo ultimo libro “Viaggio in Italia” edito da Rizzoli. A partire dalle ore 18 presso l’Alexander Girardi Hall di Cortina d’Ampezzo, Napoletano racconterà attraverso il suo libro , un Paese che non si arrende alla crisi, e che tra le macerie e la sofferenzariesce sempre a risollevarsi, grazie al coraggio dei suoi cittadini e a storie di speranza e di ricostruzione.

La kermesse letteraria “Una montagna di libri”, in corso dal 18 luglio fino al 2 settembre nella località turistica di Cortina d’Ampezzo, riunisce i più importanti narratori, giornalisti, poeti, musicisti e interpreti dell’attualità, in una delle iniziative culturali più importanti d’ Italia.