La procura generale di Perugia ha chiesto l’assoluzione per l’ex pm di Roma Stefano Rocco Fava, condannato in primo grado a 5 mesi, pena sospesa, per accesso abusivo. A sollecitare la richiesta con la formula ‘‘perché il fatto non sussiste” è stato il sostituto procuratore generale Paolo Barlucchi. Fava, attualmente giudice civile a Latina, era stato assolto in primo grado dalle accuse di abuso d’ufficio ”perché il fatto non sussiste” e da quella di concorso in rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio insieme a Luca Palamara ”per non aver commesso il fatto’‘.

Assoluzioni che non erano state appellate e il processo di secondo grado riguarda solo il ricorso di Fava per l’accusa di accesso abusivo. Nel procedimento, che vede parte civile il magistrato Paolo Ielo, Fava, all’epoca dei fatti sostituto procuratore nella capitale, è accusato di essersi “abusivamente introdotto nel sistema informatico Sicp e nel Tiap acquisendo verbali d’udienza e della sentenza di un procedimento”.
Fatto che secondo i pm avveniva “per ragioni estranee rispetto a quelle per le quali la facoltà di accesso era attribuita”. Il suo obiettivo, secondo l’atto di accusa “era di avviare una campagna mediatica ai danni di Pignatone, da poco cessato dall’incarico di procuratore di Roma e dell’aggiunto Paolo Ielo”. Oggi dopo le richieste del pg, l’intervento delle parti civili che hanno insistito nella conferma della condanna e l’arringa della difesa che si è associata alla richiesta di assoluzione della procura generale, l’udienza davanti ai giudici della Corte di Appello di Perugia è stata rinviata a mercoledì prossimo per repliche e sentenza





