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6 Ottobre 2022 16:05
6 Ottobre 2022 16:05

Assolta l’ex-segretaria del presidente della Confcommercio: “le accuse di Sangalli inattendibili e fantasiose. Voleva coprire la realtà”

La sentenza censura l’impostazione della querela presentata il 5 novembre 2018 da Sangalli nei confronti della Venturini e di Rivolta, esattamente tre giorni dopo che il Corriere della Sera aveva pubblicato le accuse di abusi sessuali subiti dalla segretaria di Sangalli in alcuni episodi tra il 2010 e il 2012

Sono severe le considerazioni del Gup Alessandro Arturi del Tribunale di Roma nei confronti di Carlo Sangallli, 85enne storico presidente di Confcommercio nelle motivazioni contenute nella sentenza che lo scorso maggio ha visto assolta Giovanna Venturini, l’ex collaboratrice di Sangalli, e Francesco Rivolta l’ex direttore generale dell’ organizzazione dei commercianti, dall’accusa di estorsione nei confronti dello stesso Sangalli.

Giovanna Venturini, ex segretaria del presidente della Confcommercio Carlo Sangalli, e Francesco Rivolta, ex direttore generale di Confcommercio, che erano entrambi accusati di estorsione nei confronti dello stesso ‘numero uno’ della confederazione dell’imprese del commercio, sono stati assolti con la formula “perché il fatto non sussiste”, nel processo con rito abbreviato, dal Gup di Roma Alessandro Arturi, dopo che la Procura di piazzale Clodio aveva chiesto condanne per i due imputati rispettivamente a 4 anni e 6 mesi e 5 anni. La Procura romana aveva anche chiesto e ottenuto inizialmente dal gip un sequestro a carico dell’ex segretaria da 216 mila euro. Con la sentenza è stata cancellata l’accusa per i due imputati e il giudice ha anche disposto la revoca del sequestro con immediata restituzione dei soldi a Venturini.

La sentenza censura l’impostazione della querela presentata il 5 novembre 2018 da Sangalli nei confronti della Venturini e di Rivolta, esattamente tre giorni dopo che il Corriere della Sera aveva pubblicato le accuse di abusi sessuali della signora per episodi tra il 2010 e il 2012 (peraltro mai denunciati alla magistratura) e a dieci mesi dalla donazione di 216 mila euro (200 mila più l’8% di tasse che la donataria deve versare al Fisco) fatta da Sangalli davanti a un notaio alla donna, il cui ammontare è stato, fino alla fine del processo, sequestrato dalla Procura, per poi sostenere che i due volevano costringerlo a pagare onde evitare uno scandalo a luci rosse e le conseguenti dimissioni.

Sangalli, assistito dall’avvocato Domenico Aiello, con la sua querela diede il via a un’inchiesta della Procura che nel processo abbreviato ha chiesto la condanna a 4 anni e mezzo della Venturini, assistita dall’avvocato Paolo Gallinelli, ed a 5 anni di Rivolta, difeso dagli avvocati Claudia Ferri e Salvatore Scuto.

Allegate alla querela c’erano email e dati contenuti nei pc e nei cellulari degli imputati elementi che hanno scandalizzato il giudice perché prelevati con modalità “palesemente lesive dei diritti inviolabili della persona” che quindi li hanno resi inutilizzabili, ma anche per la “disinvoltura, per non dire improntitudine” con cui sono stati consegnati alla Procura (che incredibilmente li ha accettati). Si tratta secondo il Tribunale giudicante di “indebite intrusioni” che potrebbero “persino configurare ipotesi delittuose“, indice di una impostazione “rudimentale delle relazione interne a Confcommercio che confligge con le intangibili prerogative del dipendente“.

Nelle dichiarazioni rese da Carlo Sangalli al pm, il giudice Arturi ha evidenziato “patenti contraddizioni” emerse e confermate dalla testimonianza dell’ex presidente di Cariplo Giuseppe Guzzetti, suo amico, e di Rivolta, che ha smontato pezzo dopo pezzo le elucubrazioni più fantasiose alla base delle tesi dell’anziano presidente, le cui affermazioni “stravolgono radicalmente la traiettoria degli accadimenti” come descritti da Sangalli. Secondo il giudice, le affermazioni di Venturinisi presentano credibili”, sebbene vadano verificate in quanto non oggetto del processo, escludendo la lamentata presunta estorsione, che in realtà altro non sarebbe che un’ “iniziativa autonoma e spontanea di Sangalli per tacitare le ipotetiche richieste della vittima degli abusi“, per mettere fine alle notizie che giravano nel tentativo di “coprire una vicenda alquanto scabrosa” con un accordo stragiudiziale e persino davanti ad un notaio , nel quale i 200 mila euro erano nei “limiti di una ragionevole risposta riparatoria“.

Carlo Sangalli, presidente della Confcommercio

Alla luce di questa sentenza la Confcommercio si trova non soltanto ad avere un presidente evidentemente a fine corsa a prescindere ma pure al centro di fatti che gettano una luce sinistra sul governo dell’intera confederazione e su tutti gli altri luoghi dove il Presidente è stato insediato grazie alla sua carica principale. A cominciare dalla prossima nomina alla Camera di Commercio di Milano dove si dice che Sangalli sarebbe pronto a ricandidarsi per l‘ennesima volta. Con il direttore generale Rivolta messo alla porta e rimossi dalle loro cariche i tre vicepresidenti Maria Luisa Coppa, Renato Borghi e Paolo Uggé che chiesero giustamente spiegazioni Sangalli era così potuto arrivare alla sua rielezione per acclamazione ed all’importante modifica dello statuto, indispensabile al presidente per realizzare il suo obiettivo: restare a vita negli organismi confederali.

Resta da chiedersi adesso come farà la Confcommercio a non considerare questo giudicato nei confronti di Sangalli ed a dare corso ad una svolta che in molti attendono da tanto tempo.

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