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1 Maggio 2024 06:28
1 Maggio 2024 06:28

Guardia di Finanza. Sequestrati 1milione e 250mila euro a Taranto su disposizione della Corte dei Conti di Bari

L’odierno sequestro di beni è finalizzato a garantire l’Erario dal possibile pericolo che, nelle more della definizione del giudizio, i responsabili del danno economico possano distrarre i loro patrimoni dalla procedure coercitive. I NOMI DELLE PERSONE COINVOLTE

TARANTO. La Sezione Giurisdizionale per la Puglia della Corte dei Conti di Bari, su richiesta della propria Procura Regionale, ha disposto il sequestro conservativo “ante causam” di immobili, terreni, quote di partecipazioni in società e disponibilità finanziarie, nei confronti di 7 persone responsabili, a vario titolo, di una truffa ai danni della Regione Puglia.

Il sequestro è stato eseguito dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria, in collaborazione con gli ufficiali giudiziari del Tribunale di Taranto, per un importo complessivo fino alla concorrenza di 1 milione e 250 mila euro. La misura cautelare disposta dalla competente Autorità Giudiziaria contabile, rappresenta l’epilogo anche sotto il profilo della responsabilità erariale di una complessa ed articolata attività condotta dalle Fiamme Gialle nell’anno 2012, allorquando Giuseppe Capuzzimati, 61 anni, di San Marzano di San Giuseppe, funzionario dell’Ufficio agricoltura della Provincia di Taranto dove aveva il compito di istruire le pratiche di stanziamento dei fondi regionali finalizzati ai ristori alle aziende danneggiate, venne tratto in arresto per i reati di truffa ai danni dello Stato e falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici.

Il sequestro effettuato dalla Corte dei Conti, è  il secondo in Puglia, dopo l’ingresso in vigore della nuova normativa in Puglia, dopo quello avvenuto recentemente a Bari di circa 300 mila euro, e quindi rappresenta però il più importante per importo sequestrato. Le operazioni di sequestro sono state effettuate nei confronti di Giuseppe Capuzzimati e sua moglie Anna Maria Ferrara, e degli imprenditori agricoli Nunzio Giannico, Michelangelo Loizzi, Rosa Tassarelli, Maria Tortorelli e Silvestro Minei che avevano usufruito illegittimamente di contributi non dovuti

“Veramente sorprendente – scrisse a suo tempi il gip Martino Rosatil’impudenza con la quale Capuzzimati per quasi sei anni ha tranquillamente se non grossolanamente falsificato e poi disperso e soppresso gli atti amministrativi da lui redatti o comunque formati, per altro disvelando perlomeno una falla nei modelli organizzativi della Provincia di Taranto a dir poco inquietante se è vero che è stato possibile distrarre, con tanta disinvoltura, quasi 700 mila euro senza che nessuno dei superiori gerarchici se ne accorgesse. Ognuno  vede in verità che l’unica ipotesi alternativa– conclude il gip – plausibile sarebbe ancor più lugubre”.

Le indagini condotte dalle fiamme gialle del secondo nucleo operativo del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Taranto, aveva accertato nel 2012 la sistematica sottrazione di denaro ad opera del dipendente arrestato che nel redigere le determine dei pagamenti inseriva nell’elenco dei beneficiari il nome della moglie che non ne aveva diritto né aveva presentato domanda. La ricerca degli investigatori ha ricostruito gli indebiti incassi iniziati nel 2006 con un primo addebito di novemila euro. Il trucco è andato avanti sino allo scorso mese di gennaio con un prelievo di 29 mila euro. L’anno più ricco per la famiglia Capuzzimati è stato il 2008 quando il sistema truffaldino ha fatto fruttare 185 mila euro di falsi risarcimenti.

 Nel particolare, dalle attività investigative era emerso che il Capuzzimati, nell’esercizio delle proprie mansioni presso il predetto Ente pubblico, aveva istruito false pratiche volte a far ottenere illecitamente contributi, a titolo di risarcimento di danni subiti in conseguenza di calamita’ atmosferiche di carattere eccezionale, sia in favore della moglie Anna Maria Ferrara che di taluni imprenditori agricoli, poi risultati non aventi diritto per mancanza dei requisiti minimi necessari per l’ammissione a tali benefici. L’odierno sequestro di beni è finalizzato a garantire l’Erario dal possibile pericolo che, nelle more della definizione del giudizio, i responsabili del danno economico possano distrarre i loro patrimoni dalla procedure coercitive.
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