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4 Ottobre 2026 10:22

L’autogoal di Buonfiglio-Abodi sulla elezione di Malagò alla FIGC

Una ricostruzione analitica e dettagliata sulla vicenda inverosimile che "puzza" di appetiti politici, e che poco ha che fare con il vero significato e valore dello sport !
di Antonello de Gennaro

Il tesseramento era un requisito essenziale per l’elezione a capo della Figc e Giovanni Malagò non ne era in possesso. È questo il senso dei quattro pareri degli avvocati Franco Gaetano Scoca, Luigi Medugno, Massimo Coccia e Alberto Angeletti, documenti di cui l’ Agenzia ANSA ha preso visione. Nelle pagine pervenute al Coni non si parla però di commissariamento come conseguenza diretta e inevitabile: nel testo di Medugno si scrive di “valutazioni doverose” rimesse agli organi di competenza del Coni ma “connotate da margini di discrezionalità delibativa quanto alla ponderazione della gravità delle infrazioni riscontrate“.

Affinché la Giunta deliberi in tal senso, come da articolo 7 dello Statuto del Coni, servono infatti “gravi violazioni nell’ordinamento sportivo”, ossia condotte che violino norme, principi o obblighi fondamentali di tale ordinamento e che siano tali da compromettere in maniera significativa l’autonomia, la regolarità o il corretto perseguimento delle finalità istituzionali dell’ente. Su tale gravità ruoterà la questione.

Si tratterà, secondo l’ìavvocato Medugno, di scelte di “natura strettamente tecnico-giuridica (e giammai politica)” il cui obiettivo sarà valutare se nella vicenda siano ravvisabili “omissioni, negligenze o imperizie” oppure “comportamenti tali da attingere la soglia di una grave violazione dello Statuto e dei Principi fondamentali a esso sovraordinati”.

la sede del CONI

Anche per l’avvocato Scoca “spetta ai competenti organi del Coni di valutare le conseguenze”, per quanto sul merito della questione non ci siano dubbi: “L’elezione del non tesserato è invalida”. Tutti e quattro i pareri sono concordi nello schierarsi con la Procura Generale dello sport: all’articolo 29 comma 1 dello Statuto della Federcalcio, la formula “se in regola con il tesseramento alla data di presentazione della candidatura” presuppone un tesseramento vigente come requisito fondamentale, laddove invece la Procura Figc leggeva l'”essere in regola con il tesseramento” come cosa differente dall'”essere tesserato”. Per Coccia, dunque, si tratta di un “requisito soggettivo di candidabilità e conseguente eleggibilità“, per Angeletti “non vi può essere dubbio”.

 Lo stesso Angeletti, però, fa riferimento alla mancata impugnazione della candidatura nei termini previsti dallo Statuto (Art. 21 comma 4, “la Commissione Federale di Garanzia accerta immediatamente, e comunque entro e non oltre 7 giorni dalla elezione, eventuali ipotesi di incompatibilità”): “Non ho notizie – scrive – circa l’avvenuta o meno impugnazione, nei suddetti termini”.

Medugno dedica alla vicenda un passaggio più incisivo, in merito ai ricorsi presentati dall’avvocato Renato Miele nei mesi scorsi, i quali “sia pur inammissibili contenevano puntuale segnalazione di un vizio radicale“. “La Procura Federale ha omesso di assumere qualsiasi iniziativa impugnatoria“ – prosegue -. “La Federazione ha lasciato inevase le reiterate richieste di accesso dell’interessato e non si è costituita nei giudizi esofederali”. Un “vizio genetico” di un’elezione per cui, però l'”unica iniziativa che può essere intrapresa dal Coni per ripristino legalità violata rientra nell’ambito delle attività provvedimentali”.

la giunta nazionale del CONI

La parola “commissariamento” fa capolino in forma ipotetica solo qui, poche righe più sotto, dove si legge che “toccherà alla Giunta Nazionale formulare l’eventuale proposta di commissariamento, a al Consiglio Nazionale decidere se deliberare in conformità ad essa”. La violazione è acclarata, insomma, ma la decisione dovrà valutarne l’effettivo peso.

Ad un occhio distratto la lettura dei “pareri granitici” (secondo il neo-giurista del nulla Buonfiglio) dei quattro “giuristi di chiara fama” (sempre secondo Buonfiglio) potrebbe sembrare un punto a favore del Coni. In realtà prestando un po’ di maggiore attenzione magari consultando qualche reale “giurista” per rendersi conto che più di quello che c’è, a fare ridere è quello che non c’è. Andiamo allora ad analizzare i documenti seguendo il ragionamento logico-giuridico evidenziato della Gazzetta dello Sport.

Giovanni Malagò, presidente FIGC

L’irregolarità contestata a Malagò

Quello che c’è è la conferma della tesi del Procuratore generale dello Sport Ugo Taucer, ovvero che il tesseramento era un requisito essenziale per la candidatura di Malagò a presidente Figc e lui, non è mai stato un mistero, non ne era in possesso. Un’irregolarità accertata dai quattro “esperti-giuristi” di Buonfiglio ma va evidenziato ricordato che martedì la Giunta non deve decidere se ci sia stata o meno una violazione, ma bensì l’eventuale entità della stessa. Lo Statuto Coni prevede che il commissariamento solo in caso di “gravi violazioni dell’ordinamento sportivo da parte degli organi direttivi”. Può essere considerata tale la mancanza di tesseramento ? Su questo nessuno dei quattro “giuristi” di Buonfiglio ha scritto una sola parola.

Anzi sembrerebbe esattamente il contrario, come sostenuto nei pareri dei veri “giuristi” i cui pareri sono stati richiesti dalla FIGC: il professore Sabino Cassese, il professore Bernardo Giorgio Mattarella, il professore Saverio Ruperto, il professore Antonio Nuzzo ed il professore Andrea Sereni , e basterebbe leggere sui motori di ricerca i loro curriculum professionali per rendersi conto dell’ autorevolezza e fondatezza della loro competenza, esperienza e professionalità che si evince dai loro pareri.

Nessun commissariamento

Abodi e Buonfiglio in cuor loro si aspettavano che questi pareri indicassero il commissariamento come un “atto dovuto” dopo la violazione commessa dalla Figc al momento dell’ammissione di Malagò. Invece non solo non si legge nulla di tutto questo, ma l’ex avvocato Figc Medugno (che con tutto il rispetto appare difficile definire un “giurista”) scrive di “valutazioni doverose” rimesse agli organi di competenza del Coni ma “connotate da margini di discrezionalità delibativa quanto alla ponderazione della gravità delle infrazioni riscontrate”. Quindi viene messo nero su bianco, dai legali nominati (e pagati ?) dal Coni, che la Giunta potrà decidere liberamente e a propria discrezionalità se ci siano gli estremi per il commissariamento.

Un punto sostanziale non indifferente, sapendo che il ritornello che risuona a Palazzo H sostiene che chi dovesse votare contro il commissariamento rischia conseguenze penali. Se sul tavolo ci fosse qualcosa di tanto grave, i quattro avvocati (i “giuristi” di Buonfiglio) lo avrebbero senza dubbio fatto presente, senza invece lasciare margini di discrezione o interpretabilità, come invece hanno fatto e sottoscritto.

Andrea Abodi. ministro dello Sport

Il passato di Abodi candidato presidente FIGC

Era il 2017 quando la Lega Pro cioè la serie B e C, candidò l’attuale ministro dello Sport Andrea Abodi (mai eletto in Parlamento dagli italiani ed indicato da Fratelli d’ Italia) alla Presidenza della FIGC . Le Assemblee di LND (che conta notoriamente su molti più voti) e AIAC si erano espresse a favore della candidatura del Presidente federale in carica Carlo Tavecchio, che venne rieletto. Presentandosi all’Assemblea della Lega Pro, Abodi dichiarò: “Oggi mi sento in dovere di essere portatore dell’esigenza di cambiare direzione. Il mio dialogo è aperto a tutti”. Una direzione che il mondo del calcio lasciò inascoltata.

Secondo voci ricorrenti in Transatlantico persino all’interno della stessa maggioranza che sostiene il Governo Meloni, si vocifera che un commissariamento della FIGC potrebbe offrire ad Abodi un paracadute post elezioni 2027, in casomdi mancarto rinnovo della sua carica nel Governo.

La decisione del Coni

La decisione quindi alla Giunta, che nelle prossime riceverà anche i pareri dei cinque giuristi (veri) interpellati dalla Figc. Dai documenti visionati dall’Ansa emerge che per l’avvocato Medugno dovrà compiere scelte di “natura strettamente tecnico-giuridica (e giammai politica)” il cui obiettivo sarà valutare se nella vicenda siano ravvisabili “omissioni, negligenze o imperizie” oppure “comportamenti tali da attingere la soglia di una grave violazione dello Statuto e dei Principi fondamentali a esso sovraordinati”. Anche secondo l’avvocato Scoca “spetta ai competenti organi del Coni di valutare le conseguenze”. L’ avvocato Angeletti peraltro fa espresso riferimento alla mancata impugnazione della candidatura nei termini previsti dallo Statuto (Art. 21 comma 4, “la Commissione Federale di Garanzia accerta immediatamente, e comunque entro e non oltre 7 giorni dalla elezione, eventuali ipotesi di incompatibilità”): “Non ho notizie – aggiunge il legale – circa l’avvenuta o meno impugnazione, nei suddetti termini”. L’ avvocato Medugno dedica alla vicenda un passaggio più incisivo, in merito ai ricorsi presentati dall’avvocato Renato Miele nei mesi scorsi, i quali “sia pur inammissibili contenevano puntuale segnalazione di un vizio radicale. La Procura Federale ha omesso di assumere qualsiasi iniziativa impugnatoria. La Federazione ha lasciato inevase le reiterate richieste di accesso dell’interessato e non si è costituita nei giudizi esofederali”.

Vero, ma per la Procura Federale, come ha dimostrato la richiesta di archiviazione proposta due volte da Giuseppe Chinè alla Procura Generale, non sussisteva violazione. Doveva essere la Procura Generale stessa semmai a impugnare nei termini previsti. E il commissariamento? Ne parla solo una volta, in forma ipotetica e “soft”, nella sua tesi l’avvocato Medugno: “Toccherà alla Giunta Nazionale formulare l’eventuale proposta di commissariamento e al Consiglio Nazionale decidere se deliberare in conformità ad essa”. Ma indicazioni su come procedere in realtà non ce ne sono.

la sede dell’ Autorità Nazionale Anticorruzione

La sconfitta del Coni all’ ANAC

Un parere dell’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione) comunicato allo stesso Buonfiglio e al presidente della Figc, Giovanni Malagò, assume un rilievo particolare considerando che martedì è in programma la Giunta Coni sul commissariamento della Federcalcio, e le posizioni sulla possibilità che Bianchedi voti sono contrapposte, Il ruolo di capodelegazione azzurra in Figc non rendeva Diana Bianchedi incompatibile con quello di vicepresidente Coni, un ruolo che tanto aveva indispettito il presidente Luciano Buonfiglio che dopo una vita pressochè anonima sta vivendo qualche momento di immeritato protagonismo . Scrive l’ Anac “All’esito dell’istruttoria svolta, nel caso di specie non sono risultate integrate le fattispecie di cui all’articolo 4 (“Inconferibilità di incarichi nelle amministrazioni statali, regionali e locali a soggetti provenienti da enti di diritto privato regolati o finanziati”) ed articolo 9 (“Incompatibilità tra incarichi e cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati nonché tra gli stessi incarichi e le attività professionali”) del decreto legislativo n. 39 del 2013, astrattamente ipotizzabili – si legge nella nota -. In ogni caso, le intervenute dimissioni dell’interessata dall’incarico di Capo delegazione presso la Figc conducono ad una archiviazione della questione”

Il parere all’Anac era stato chiesto dal Coni quando, lo scorso agosto, era stato annunciato l’incarico della Figc alla Bianchedi. Il Consiglio del Coni, si è riunito esercitando ruolo di vigilanza (non più consultivo, dato che nel frattempo Bianchedi ha firmato per la Federcalcio e si è successivamente dimessa), ha concluso che non c’è incompatibilità, e ha quindi archiviato la questione a seguito anche delle dimissioni.

L’Anac ha inoltre fatto sapere che spetterà al Coni valutare se Bianchedi possa votare o debba astenersi in occasione della Giunta in programma il 6 ottobre sul commissariamento della Federcalcio. Proprio il Coni che ieri aveva inoltrato all’Autorità anticorruzione la richiesta di un parere sulla vicenda. il presidente dell’Anac, Giuseppe Busia ha comunicato al presidente del Coni Buonfiglio e alla stessa Bianchedi , che in materia di conflitto di interessi l‘Autorità Nazionale Anticorruzione non dispone di specifici poteri di intervento o sanzionatori: da ciò deriva che le singole amministrazioni restano sempre competenti a prevenire, vigilare e risolvere gli eventuali conflitti di interessi. Spetterà quindi al Coni valutare se ci sia un conflitto di interessi, anche potenziale, in occasioni delle votazioni del 6 ottobre, tenendo conto della tipologia di incarico che è stato ricoperto da Diana Bianchedi presso la Figc e dei contenuti dello stesso, nonché della sua durata.

Chi del Coni? Al momento non è dato sapere, ma potrebbero avere un ruolo i tre revisori dei conti. Detto questo, in base a cosa Bianchedi non dovrebbe votare? L’art. 7 comma 4 dello Statuto parlando della Giunta si limita a dire: “Nel caso in cui il conflitto di interessi sia circoscritto a singole deliberazioni o atti, il soggetto interessato ha l’obbligo di astenersi”. Nessuno parla della necessità di un periodo di “raffreddamento” tra la perdita dell’incarico e il voto. Né possiamo pensare che l’astensione derivi dal legame con Malagò maturato tra Coni, Olimpiadi Milano Cortina e i 13 giorni in Figc.Sempre il Coni dovrà decidere se sarà ammessa a votare Elisabet Spina, Head of Women Football del Milan.

L’Anac ha quindi indicato il Coni come ente chiamato a decidere se qualcuno può votare o meno. Un concetto a dire il vero un po’ vago, in quanto il Coni ha tanti organi al suo interno, ma a richiesta specifica su chi sarà incaricato del compito, non è stata data risposta da Buonfiglio e dai suoi “giuristi” . Qualcuno si chiederà il perchè? Molto semplice: si vuole evitare di dare vantaggio alla controparte…

Luciano e Marco Buonfiglio

Il conflitto di interessi vale anche per Buonfiglio ?

Il conflitto d’interessi potrebbe essere contestato per ogni possibile intreccio con la Federcalcio, sia da un lato che da un altro. Anche il presidente del Coni Luciano Buonfiglio potrebbe non votare con la necessaria serenità e disinteresse, considerando che suo figlio Marco è direttore commerciale di Kings League Italia, il torneo ideato da Piqué – che è estraneo da ogni contesto federale – il quale in passato a più riprese si è scontrato con la Lega Dilettanti presieduta da Giancarlo Abete (cio il settore della Figc che più tutela il calcio di base, e che è anche la più numerosa in Consiglio federale) per il coinvolgimento di giocatori di Serie D e Eccellenza (molte società si sono opposte alla partecipazione dei propri tesserati temendo infortuni, stanchezza e distrazione), tanto che alcuni club come il Taranto ad esempio hanno scelto di interrompere i rapporti con chi prendeva parte al torneo parallelo.

Anche la Figc però potrebbe avanzare delle perplessità su possibili conflitti di interesse, in particolare riguardo alla figura del presidente Buonfiglio per la posizione a dir poco scomoda in famiglia. Chiaramente Marco Buonfiglio non ha alcun ruolo in questa squallida commedia-teatrino imbastita del Coni e dal ministro dello sport Andrea Abodi , ma se la caccia al cavillo (spesso trasformata in caccia al pretesto o all’interpretazione utile) è diventata quasi sport nazionale, è bene valutare anche la situazione del presidente, che come ripete sempre è anche “pubblico ufficiale”. Basterebbe solo coerenza e chiarezza. E magari un po’ di buon senso non facendosi manipolare da interessi politici.

Di certo, vista pure l’assenza di precedenti in questo senso, pioveranno i ricorsi. Questa vicenda nata per il cavillo burocratico del mancato tesseramento del presidente della Figc andrà per le lunghe, in quanto In caso di commissariamento, Malagò chiederà subito una sospensiva al Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni, probabilmente facendo anche presente la situazione conflitto d’interesse ambivalente e la legittimità dei votanti. L’iter bruocratico prevede poi che, in caso di mancato accoglimento del ricorso del Collegio, si passi alla giustizia ordinaria, chiedendo l’intervento del Tar prima e del Consiglio di Stato poi.

la sede in via Allegri della Federcalcio

Sul fronte del diritto puro, senza pressioni e politica di mezzo, la Figc è ancora più certa di far valere le sue ragioni contando sui pareri espressi come da veri giuristi Cassese, Mattarella, Ruperto, Nuzzo e Sereni. E se invece il commissariamento proposto da Buonfiglio fosse bocciato? Non sarà il presidente a fare ricorso, ma eventuali altri soggetti che riterranno ci sia stata una violazione. Di certo il presidente del Coni ha intenzione di mettere a verbale chi voterà contro il provvedimento, con annesse spiegazioni, sempre perché – come tiene a ricordare – lui è “un pubblico ufficiale”. Un’altro aspetto appare evidente: Buonfiglio non ha alcuna intenzione di farsi da parte. In questo senso non c’è nulla di scritto, ma la Giunta è l’organo di governo del Coni, se boccia una proposta del presidente – soprattutto di questa portata mediatica e politica – è evidente che non goda più della fiducia.

Chi conosce questo mondo da molto tempo, tra cui alcuni ex presidenti del Coni, si aspetta ancora un passo indietro di Buonfiglio, soprattutto perché dopo un voto di Giunta contrario di fatto il presidente perde il suo potere. Circostanza che anche non essendo una regola, è rimane qualcosa che si avvicina molto a una prassi di buon senso, per allontanare quelle vecchie dinamiche da Prima Repubblica con personalità decise a qualsiasi cosa pur di non perdere la propria poltrona. Mancano due giorni al voto, per il voto nella Sala Giunta di Palazzo H. 48 ore in cui la tensione continuerà a salire, in questo teatro dell’assurdo con al centro il calcio italiano e Giovanni Malagò. Finora il presidente Figc da poco più di cento giorni ha schivato i colpi. E non sono stati pochi. È pronto a combattere ancora contando su un passato sportivo riconosciuto a livello internazionale che Buonfiglio ed Abodi non hanno. E Malagò può contare sul sistema calcio che lo ha eletto democraticamente votando con una maggioranza quasi bulgara, e lo sta sostenendo ancor di più oggi in questa vicenda inverosimile che “puzza” di appetiti politici, e che poco ha che fare con il vero significato e valore dello sport !

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Grazie, Antonello de Gennaro

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