Migliaia di euro nascosti nei panettoni, regali di pregio, soggiorni in alberghi esclusivi, tour nelle isole del golfo, sono alcuni degli episodi di corruzione emersi nell’inchiesta che ipotizza un giro di mazzette sui subappalti della Tav Napoli-Bari. Una inchiesta della procura di Napoli giunta in queste ore ad un punto cruciale: venti persone colpite da misure cautelari, ritenute a vario titolo indiziate di corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. E’ stato la Gip Federica Girardi del Tribunale di Napoli a disporre le misure cautelari.

L’indagine riguarda principalmente i lavori connessi alla realizzazione della linea ferroviaria ad Alta Velocità/Alta Capacità Napoli–Bari, una delle principali infrastrutture strategiche del Mezzogiorno. Parliamo di un’opera complessiva di circa 5,8 miliardi di euro, finanziata anche con risorse del PNRR. Gli accertamenti hanno interessato le tratte che attraversano le province di Napoli, Avellino e Benevento, esaminando le diverse fasi di gestione delle commesse: dall’affidamento dei lavori alla loro esecuzione e contabilizzazione, fino ai controlli e ai pagamenti alle imprese. Specifici approfondimenti hanno riguardato anche la gestione dei materiali di scavo e dei rifiuti di cantiere, la fornitura di calcestruzzo e il noleggio di mezzi e attrezzature. Poi c’è un capitolo a parte che riguarda la manodopera utilizzata: in alcuni lavori anche operai extracomunitari (di origine egiziana) che sarebbero stati costretti a lavorare in condizioni critiche per la sicurezza di tutti (appena tre o quattro ore di lavoro per loro). Ben 34 operai egiziani sono stati individuati nel cantiere di Grottaminarda.
La realizzazione dell’opera è articolata in diversi lotti e tratte, con Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. (RFI) quale stazione appaltante e Italferr S.p.A. impegnata nelle funzioni tecniche di progettazione, direzione, supervisione e controllo. Le condotte oggetto dell’indagine non sono attribuite alla stazione appaltante, ma riguardano soggetti operanti negli altri livelli della filiera.

Il comunicato della Procura di Napoli
“Nell’ambito di attività di indagine diretta da questa Procura della Repubblica, il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, in data odierna, ha eseguito una ordinanza cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Napoli nei confronti di 20 persone gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, emissioni di fatture per operazioni inesistenti, corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, favoreggiamento. In particolare, all’esito degli interrogatori preventivi degli indagati, 10 persone sono state sottoposte alla misura degli arresti domiciliari, 5 alla misura dell’obbligo di dimora nel comune di residenza congiuntamente all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria territorialmente competente, 2 alla misura dell’obbligo di dimora nel comune di residenza congiuntamente all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria territorialmente competente ed alla sospensione totale dall’esercizio di un pubblico servizio per anni uno, 3 alla misura interdittiva della sospensione totale dall’esercizio di un pubblico servizio per anni uno” riporta il comunicato.
“L’indagine ha riguardato le opere infrastrutturali connesse alla realizzazione della linea ferroviaria ad Alta Velocità/Alta Capacità Napoli-Bari e, specificamente, le tratte ultimate o in fase di realizzazione insistenti nelle province di Napoli, Avellino e Benevento. Le attività investigative hanno interessato le diverse fasi di gestione delle commesse, dall’ affidamento dei lavori alla loro esecuzione e contabilizzazione, fino ai controlli e ai pagamenti alle imprese, nonché la gestione dei materiali di scavo e dei rifiuti di cantiere nonché la fornitura di calcestruzzo. Secondo l’ordinanza cautelare sarebbe emerso un sistema di rapporti corruttivi tra imprenditori e pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che, in ragione delle responsabilità tecniche, amministrative e di cantiere esercitate, avrebbero agevolato determinate imprese nell’ottenimento delle commesse, nell’esecuzione e contabilizzazione dei lavori, nonché nei controlli e nei pagamenti. In cambio dei favori accordati sarebbero stati corrisposti denaro e altre utilità, tra cui somme in contanti – anche occultate in confezioni e box natalizi — orologi di pregio, telefoni cellulari, soggiorni, vacanze e altri beni e servizi”, continua.

“Un ulteriore filone investigativo ha riguardato l’impiego irregolare e lo sfruttamento di lavoratori extracomunitari. In particolare, sarebbe stata verificata la presenza nei cantieri di lavoratori di origine egiziana sottoposti a condizioni lavorative particolarmente gravose e degradanti, con turni protratti, in alcuni casi, sino a 20 ore, reiterate violazioni dei periodi di riposo, corresponsione di retribuzioni inferiori ai minimi contrattuali o, comunque, sproporzionate alla quantità e qualità di lavoro svolto, inosservanza delle disposizioni in materia di igiene e sicurezza, sottoposizione a metodi di sorveglianza e a situazioni alloggiative del tutto precarie, con irregolarità relative ai permessi di soggiorno e alla documentazione attestante l’assolvimento degli obblighi di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Si sarebbe, inoltre, ricostruito un meccanismo di emissione di fatture per operazioni inesistenti, che sarebbe stato finalizzato alla creazione di disponibilità di denaro contante, parte del quale sarebbe stata utilizzato anche per le dazioni corruttive. Il G.I.P. ha inoltre disposto il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, anche per equivalente. del profitto dei reati di corruzione contestati. Il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e, quindi, presunte innocenti fino a sentenza definitiva”, conclude la Procura.
L’ inchiesta condotta dal pm Henry John Woodcock, è stata seguita dalle Fiamme Gialle del Nucleo di polizia economica e finanziaria del Comando provinciale di Napoli , . In sintesi ci sono 10 soggetti che sono finiti agli arresti domiciliari, 7 obblighi di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria, in 2 casi accompagnati dalla sospensione dall’esercizio del pubblico servizio, e ulteriori 3 sospensioni dall’esercizio del pubblico servizio. La Gip Girardi ha anche disposto il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, anche per equivalente, del profitto dei reati di corruzione contestati. Venuta meno, ogni forma di aggravante legata a contatti con i clan camorristici.
Agli arresti domiciliari sono stati posti 10 indagati: Salah Ali Abdelati Aristodemo Busillo, Alessio De Luca, Domenico Di Lillo, Gianfranco Fontana, Angelo Salzillo, Dante Salzillo, Raffaele Salzillo, Alberto Sannino ed Alessandro Stabile. Obbligo di dimora nel comune di residenza, congiuntamente all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria tre volte alla settimana, è stato applicato nei confronti di altri 5 indagati : Salvatore Francesco Caruso, Giandomenico Colella, Maurizio Di Prima, Antonio Donadio, e Maurizio Ferroni. Le stesse misure cautelari, unitamente alla sospensione totale dall’esercizio del pubblico servizio per un anno, nei confronti di 2 indagati: Costantino Guidubaldi e Vincenzo Moriello. La sospensione totale dall’esercizio del pubblico servizio per un anno nei confronti di 3 indagati: Piero Centonze, Francesco Cosentino ed Alessandro Cupellini.





