Il giornalista ed ex parlamentare Mario Adinolfi. si trovava agli arresti domiciliari a seguito di un suo coinvolgimento in un’indagine nei mesi scorsi che lo ha visto protagonista in negativo, ed è stato colpito da un provvedimento di aggravamento della misura cautelare in quanto, secondo gli acertamenti svolti dalla Guardia di Finanza, comunicava sui social network da casa nonostante non potesse avere alcun contatto con l’esterno. A darne notizia è lo stesso Adinolfi che in un post su Facebook ha scritto: “Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook. Sono il primo italiano nella storia a subire questo tipo di arresto”. In realtà Adinolfi sapeva perfettamente di non poter fare quello che ha fatto.
In occasione del primo arresto gli erano stati sequestrati 400mila euro. Dalla Guardia di Finanza spiegano che “l’adozione della misura di custodia di maggiore rigore è scaturita dalla reiterata e sistematica violazione delle prescrizioni contenute nell’originaria ordinanza cautelare, con la quale era stato imposto all’indagato il divieto di utilizzare, in qualsiasi forma, dispositivi telefonici, informatici e telematici, fatta eccezione per i contatti con il proprio difensore”.

E’ stato invece “documentato un numero reiterato di violazioni, concretizzatesi nell’utilizzo di social networks, che hanno assunto rilievo determinante nella rivalutazione del quadro cautelare, con ulteriore rischio di reiterazione del reato e pericolo di inquinamento probatorio”. «È il primo caso in Italia di un arresto avvenuto perché una persona scrive sui social. Siamo piuttosto perplessi della decisione che contesteremo nelle sedi opportune» ha detto l’avvocato Pablo De Luca, legale dell’ex parlamentare, ribadendo la linea difensiva annunciata nel post di Adinolfi. evidentemente anche il legale non. aveva letto abbastanza bene le restrizioni imposte al suo assistitito.
Le Fiamme Gialle del comando provinciale di Roma hanno quindi eseguito, su delega della procura di piazale Clodio , una nuova ordinanza emessa dal Tribunale di Roma. Adinolfi era già accusato di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario ed omessa dichiarazione dei redditi.
Questa nuova misura restrittiva sostituisce l’ordinanza cautelare ai domiciliari emessa a luglio a seguito di “plurime denunce-querele presentate da soggetti che avevano affidato al giornalista ingenti somme di denaro nella convinzione di partecipare a un “Betting Group” denominato “Scommessa Collettiva”, ideato e promosso attraverso social network, senza ottenere (in tutto o in parte) la restituzione delle somme versate e/o della remunerazione prospettata”.






